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SCELTA MAGISTRALE DOPO SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

I Servizi di Orientamento Universitario


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  #11 (permalink)  
Vecchio 04-12-2016, 18:05
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Ecco i programmi per il recupero dei debiti formativi: Economia e Diritto per le Imprese e le Pubbliche Amministrazioni
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  #12 (permalink)  
Vecchio 08-12-2016, 02:47
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Ieri mi sono dimenticato di specificare che l'associazione tra Scienze della comunicazione e il giornalismo è arbitraria non solo perché il giornalista si può fare senza laurea (il che non vuol dire niente. Nel Regno unito quasi nessuna professione è formalmente regolamentata, ma il mercato richiede dei presupposti per l'esercizio di talune professioni; in Spagna pure si può fare il giornalista senza laurea, ma normalmente gli editori assumono titolari di licencia o grado in Ciencias de la información o in Periodismo). In realtà il nesso a mio avviso è arbitrario anche perché quasi nessun corso di laurea della classe di scienze della comunicazione fornisce competenze effettivamente spendibili nell'esercizio della professione giornalistica. Pensiamo ad esempio alle materie che vengono richieste all'orale della prova di idoneità professionale: se uno si è laureato in Giurisprudenza, Scienze giuridiche, Scienze dei servizi giuridici o Scienze politiche non ha bisogno di studiare; se uno ha conseguito una laruea economica o economico-aziendale dovrà integrare qualcosa... Se uno ha conseguito una laurea della calsse di scienze della comunicazione, non è minimamente in grado di affrontare quell'esame se non ha integrato con molto studio personale, fatti salvi pochi e isolati esempi.
Tuttavia la laurea in Scienze della comunicazione può essere interessante per affacciarsi alla comunicazione d'impresa e alla comunicazione pubblica, posto tra l'altro che a isensi della legge 150/2000 e del DPR 422/2001 per l'accesso a posizioni negli uffici stampa e negli uffici per le relazioni con il pubblico delle pubbliche amministrazioni, per le posizioni funzionali per le quali sia richiesto il possesso di laurea è necessario possedere la laurea in Scienze della comunicazione, in Relazioni pubbliche «o in materie assimilate», oppure un'altra laurea seguìta da un master specifico (i dipendenti già in servizio in possesso di lauree diverse teoricamente avrebbero dovuto essere regolarizzati mediante una formazione interna). Sulla reale utilità della laurea è un po' complicato rispondere. La classe di scienze della comunicazione è quella all'interno della quale si trovano le lauree più diverse. Adesso fortunatamente c'è stata una fortissima contrazione nell'offerta formativa (e anche nel numero di iscritti, tanto che il numero chiuso è stato eliminato quasi dappertutto), ma al momento del picco i corsi di laurea della classe sono arrivati a oltre un centinaio, in media quasi uno e mezzo per ogni università, con l'Università di Palermo che, da sola, addirittura ne aveva 5 (Discipline della comunicazione, Giornalismo per uffici stampa, Comunicazione internazionale, Tecnica pubblicitaria, Comunicazione pubblica). All'epoca se confrontavi tra loro dieci corsi di laurea della classe (come tali aventi identico valore legale) ti mettevi le mani nei capelli per quanto erano diversi.
Scusami ma questo messaggio è fuorviante, non te lo dico per antipatia ma nel senso letterale del termine. L'esame per diventare giornalisti professionisti è diviso in scritto (sintesi di un articolo, questionario e redazione di un articolo) e orale (su elementi di sociologia, etica e giornalismo).
Un articolo papabile recente è stato "Halloween, un sabba tutto italiano. La festa Usa invade questa notte case e discoteche", infatti il pezzo che si deve fare può essere a scelta fra interni, esteri, economia-sindacato, cronaca, sport, cultura-spettacolo.
Da come scrivi (continui a citare leggine, decretini e dipierrini) ho l'impressione che per te il diritto e l'economia siano il Santo Graal di tutto, mentre come vedi nel contesto non contano una pippa o quasi.
Il problema è che non vuoi ammettere che SdC nasce quasi interamente per arrivare allo sbocco giornalistico a cui purtroppo non siamo arrivati legislativamente parlando (sarebbe bastato creare un percorso preferenziale per diventare giornalista da quei corsi visto che chi li studia sa che sarebbero nati per quello).
Un altro messaggio sbagliato che dai e che è quasi ai limiti della disinformazione è quello degli sbocchi, dei master e delle lauree obbligatorie in comunicazione per esercitare un determinato lavoro.
Assolutamente falso (ripeto: non per antipatia ma per dire le cose come stanno) e comunque non si trova più niente come impiego, mettiti il cuore in pace.
L'accesso a posizioni negli uffici stampa e negli uffici per le relazioni con il pubblico delle pubbliche amministrazioni? Ci vanno impiegati della p.a. assunti 50 anni fa tramite mobilità e concorsi interni, non creare illusioni e aspettative, suvvia.
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  #13 (permalink)  
Vecchio 08-12-2016, 19:46
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Originariamente inviata da Marika Visualizza il messaggio
Scusami ma questo messaggio è fuorviante, non te lo dico per antipatia ma nel senso letterale del termine. L'esame per diventare giornalisti professionisti è diviso in scritto (sintesi di un articolo, questionario e redazione di un articolo) e orale (su elementi di sociologia, etica e giornalismo).
Mica vero. Ti copio l'articolo 44 del regolamento di attuazione (emanato con DPR 115/1965 e ss.mm.ii.):
«La prova scritta prevista dall'articolo 32, primo comma, della legge consiste:
a) nello svolgimento di una prova di sintesi di un articolo o di un altro testo scelto dal candidato tra quelli forniti dalla commissione in un massimo di 30 righe di 60 caratteri ciascuna, per un totale di 1.800 caratteri compresi gli spazi;
b) nello svolgimento di una prova di attualità e di cultura politico-economico-sociale riguardanti l'esercizio della professione mediante questionari articolati in domande cui il candidato è tenuto a rispondere per iscritto;
c) nella redazione di un articolo su argomenti di attualità scelti dal candidato tra quelli, in numero non inferiore a sei (interni, esterni, economia-sindacato, cronaca, sport, cultura-spettacolo) proposti dalla commissione, anche sulla base dell'eventuale documentazione dalla stessa fornita. Tale articolo non deve superare le 45 righe da 60 caratteri ciascuna per un totale di 2.700 caratteri compresi gli spazi.
La prova orale consiste in un colloquio diretto ad accertare la conoscenza dei principi dell'etica professionale, delle norme giuridiche attinenti al giornalismo e specificatamente delle tecniche e pratiche inerenti all'esercizio della professione. In particolare è richiesta la conoscenza delle seguenti materie:
a) elementi di storia del giornalismo;
b) elementi di sociologia e di psicologia dell'opinione pubblica;
c) tecnica e pratica del giornalismo: elementi teorici e tecnici fondamentali; esercitazione di pratica giornalistica;
d) norme giuridiche attinenti al giornalismo: elementi di diritto pubblico; ordinamento giuridico della professione di giornalista e norme contrattuali e previdenziali; norme amministrative e penali concernenti la stampa; elementi di legislazione sul diritto d'autore;
e) etica professionale;
f) i media nel sistema economico italiano.
Lo svolgimento della prova orale comprende anche la discussione di un argomento di attualità, liberamente scelto dal candidato, nel settore della politica interna, della politica estera, dell'economia, del costume, dell'arte, dello spettacolo, dello sport, della moda o in qualsiasi altro campo specifico nel quale egli abbia acquisito una particolare conoscenza professionale durante il praticantato. Analoga scelta può essere compiuta dal candidato nella materia delle norme giuridiche attinenti al giornalismo. L'argomento o gli argomenti prescelti, compendiati in un breve sommario, debbono essere comunicati alla commissione almeno tre giorni prima della prova, e da essi può prendere l'avvio il colloquio allo scopo sia di mettere il candidato a suo completo agio sia di valutarne le capacità di ricerca e di indagine, di attitudine alla inchiesta e di acume critico, di discernimento e di sintesi.
A conclusione della prova orale il Presidente comunica al candidato il giudizio della commissione sulla prova scritta e, a richiesta del candidato, gli mostra l'elaborato sottolineandone in breve i limiti e/o i pregi e/o fornendo eventuali chiarimenti».
La parte nettamente preponderante è quella giuridica, che come vedi comprende etica e deontologia professionale ma non solo. La commissione per legge è composta da due magistrati e cinque giornalisti professionisti ed è presieduta da un magistrato d'appello. Dunque le uniche materie su cui il candidato può cadere sono proprio quelle giuridiche, perché è piuttosto improbabile che gli altri membri abbiano una preparazione tale da poter valutare con un certo grado di profondità i candidati. Prima della riforma che ha introdotto l'elaborato (cosiddetta tesina) la prova orale era praticamente solo giuridica, con qualche domanda di storia del giornalismo.

Quote:
Da come scrivi (continui a citare leggine, decretini e dipierrini) ho l'impressione che per te il diritto e l'economia siano il Santo Graal di tutto
Il diritto regola tutto. Non per colpa mia ma per definizione.
In precedenza non avevo fatto riferimento alla parte scritta e pratica dell'esame.

Quote:
mentre come vedi nel contesto non contano una pippa o quasi.
Infatti la mediocrità dell'informazione italiana è sotto gli occhi di tutti: i giornalisti parlano di reato penale (roba che farebbe accapponare la pelle a qualsiasi studente di Giurisprudenza al secondo semestre del primo anno), delitto come se fosse sinonimo di omicidio, multa come se significasse sanzione amministrativa pecuniaria, tassa come se significasse imposta e così via, raggiungendo l'en plein (per non dire l'apoteosi) quando parlano di femminicidio in contrapposizione all'omicidio, come se il termine "omicidio" significasse maschicidio, cioè viricidio, e non, invece, antropocidio (qui il problema non è solo giuridico, ma riguarda anche la conoscenza delle lingue classiche alla base del toscano o italiano, cioè il latino, che essendo un idioma romanzo è la sua matrice, e il greco).

Quote:
Il problema è che non vuoi ammettere che SdC nasce quasi interamente per arrivare allo sbocco giornalistico
Non è che non lo voglio ammettere; è che non è vero.
La tabella XL inizialmente non prevedeva proprio l'indirizzo giornalistico.
Gli indirizzi dell'allora quinquennio erano due: Comunicazioni di massa e Comunicazione istituzionale e d'impresa.
Furono poi introdotte le tabelle XL-bis, cioè i diplomi universitari, conseguibili in séguito a corsi di durata triennale, in Giornalismo e Tecnica pubblicitaria.
Il corso di diploma universitario in Giornalismo fu attivato solamente in tre sedi:
- facoltà di Scienze della formazione, con sede in Savona, dell'Università degli studi di Genova;
- facoltà di Scienze politiche dell'Università degli studi di Genova;
- facoltà di Scienze della formazione dell'Università degli studi di Palermo.
Gli esami sostenuti per conseguire il diploma universitario potevano essere convalidati per conseguire la laurea in Scienze della comunicazione (5 anni) oppure la laurea in Scienze politiche con indirizzo politico-sociale (4 anni).
Il corso prevedeva una parte di praticantato obbligatorio (adesso non ricordo se 5 o 6 mesi), che poi, per potere accedere alla prova di idoneità professionale, doveva essere completato entro tre anni dal conseguimento del titolo.
Successivamente fu istituito, solo presso la facoltà di Lettere e filosofia della Lumsa (Libera università Maria Ss. Assunta), a Roma, e presso la facoltà di Scienze dela formazione del medesimo ateneo palermitano, l'indirizzo Giornalismo, a numero programmato (con restrizione ulteriore al terzo anno rispetto a quella già prevista in accesso), nel corso di laurea in Scienze della comunicazione, che altro non era che l'indirizzo Comunicazioni di massa inclusivo del praticantato, il quale veniva svolto in una testata-laboratorio. Praticamente furono le antesignane delle scuole di giornalismo universitarie (all'epoca c'erano la SGRTV e gli istituti per la formazione al giornalismo di Urbino e “Carlo de Martino” di Milano, ai quali si poteva accedere col diploma. Poco dopo nacque, sempre a Roma, la scuola superiore di giornalismo della Luiss “Guido Carli”, però non so se per accedere ad essa sia sempre stata richiesta la laurea).
Eravamo intorno ai 60 posti per sede e dunque in totale parliamo, tra i tre diplomi universitari e i tre corsi di laurea con indirizzo dedicato, di non più 360 nuovi giornalisti professionisti ogni anno, a fronte di molti di più che venivano immessi tramite i canali tradizionali e a fronte di migliaia di laureati totali in Scienze della comunicazione.

Quote:
a cui purtroppo non siamo arrivati legislativamente parlando (sarebbe bastato creare un percorso preferenziale per diventare giornalista da quei corsi visto che chi li studia sa che sarebbero nati per quello).
Non sono nati per quello e in ogni caso quello che dici sarebbe incostituzionale ex art. 21.

Quote:
Un altro messaggio sbagliato che dai e che è quasi ai limiti della disinformazione è quello degli sbocchi, dei master e delle lauree obbligatorie in comunicazione per esercitare un determinato lavoro.
Assolutamente falso (ripeto: non per antipatia ma per dire le cose come stanno) e comunque non si trova più niente come impiego, mettiti il cuore in pace.
Non ho mai e poi mai asserito che le lauree in Scienze della comunicazione dànno molti sbocchi lavorativi, anzi ritengo che abbiano una scarsa efficacia sul mercato del lavoro (al di là dei dati, pur confortanti, raccolti da alcuni studi, il problema fondamentale è la qualità, in termini di responsabilità e remunerazione, dei lavori svolti dai laureati in Scienze della comunicazione e, in generale, nella classe). Inoltre ho una cattiva opinione generale dei laureati in Scienze della comunicazione perché la maggior parte di quelli che ho conosciuto non sa neanche che cosa ha studiato.
Il mio discorso era completamente diverso ed è lì, sotto gli occhi di tutti, per poterlo valutare.
Quanto all'obbligatorietà del titolo a determinati fini, non è affatto falso ed è anch'esso verificabile: la legge 150/2000 e il DPR 422/2001 obbligano le amministrazioni pubbliche che assumano personale da destinare ad attività di comunicazione istituzionale, ivi compresi gli uffici per le relazioni col pubblico (che si occupano pure di accesso civico) e ad eccezione delle attività in ufficio stampa (per le quali è invece richiesta l'iscrizione all'albo dei giornalisti) e di portavoce dell'organo di vertice politico (che è un rapporto a termine intuitu personae), ad assumere, ovviamente previe le procedure previste dalla legge (dunque il concorso), laureati in «Scienze della comunicazione, Relazioni pubbliche o materie assimilate». Si tratta comunque di concorsi abbastanza rari e inoltre l'interpretazione di quel «materie assimilate» è abbastanza larga e pertanto ci sono amministrazioni che indicano anche altre lauree (ma non, generalmente, le classiche che vengono richieste nei concorsi pubblici per lo svolgimento di attività amministrative, cioè le solite giuridico-politico-economiche). Preciso, semmai ce ne fosse bisogno, che la laurea è richiesta solo per le posizioni funzionali del pubblico impiego per le quali in generale è richiesta la laurea, cioè quelle di categoria giuridica D o equivalente e quelle delle corrispondenti aree, qualifiche (o livelli del ruolo unico, ove ancora previsto) per le amministrazioni che non hanno ancora i rapporti di lavoro contrattualizzati. Quindi è richiesta per chi è destinato all'inquadramento come funzionario direttivo, istruttore direttivo, funzionario amministrativo et similia (indipendentemente dalla posizsion economica, che dipende dalla progressione orizzontale, che è legata all'anzianità e agli scatti interni), mentre non è richiesta per le qualifiche rientranti nella categoria C (per la quale ci vuole il titolo finale di scuola secondaria superiore e a volte viene richiesto un diploma specifico), quindi impiegati di concetto (evito di riportare i nomi specifici delle qualifiche perché a identica nomenclatura possono corrispondere mansioni e perfino status giuridico diverso all'interno delle stesse amministrazioni; questo in particolare càpita con i profili che iniziano con le parole "assistente", "collaboratore" e "istruttore", ovviamente non direttivo nel caso di istruttore) e nelle categorie inferiori (i B sono esecutori, cioè impiegati d'ordine, e devono avere solo la scuola dell'obbligo; gli A sono gli operai e alcune amministrazioni neanche li hanno).

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L'accesso a posizioni negli uffici stampa e negli uffici per le relazioni con il pubblico delle pubbliche amministrazioni? Ci vanno impiegati della p.a. assunti 50 anni fa tramite mobilità e concorsi interni, non creare illusioni e aspettative, suvvia.
Guarda che io ho vinto tre concorsi pubblici negli ultimi tre anni.
I concorsi interni neanche esistono più. Sono stati dichiarati incostituzionali (altra cosa sono le riserve di posti, che invece sono ammesse).
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  #14 (permalink)  
Vecchio 10-12-2016, 20:42
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Qui le cose sono due: o pubblichi norme "a cavolo" e speri che la gente ci creda o le citi con cognizione di causa ma per quello che non riesci a spiegare vai ad analogia o le interpreti per dimostrare quello che vuoi.
Sull'esame per i giornalisti professionisti io mi sono limitata a citare il sito dell'Ordine dei Giornalisti, vai a protestare da loro se per te non è così!

Quote:
Guarda che io ho vinto tre concorsi pubblici negli ultimi tre anni.
Wow! Ora sì che la gente ti leggerà!
Prendo atto che critichi la categoria dei giornalisti sulla base della loro conoscenza giuridica ma non sei nuovo a questi attacchi che ti fanno poco onore e ledono anche l'intero forum.

http://www.università.com/4074-post9.html

La storia del femminicidio che tiri fuori è ridicola perchè non c'è nessuna "presunzione giuridica" negli articoli o nei servizi dei giornalisti, è solo una parola inventata in ambienti giornalistici per attirare l'attenzione nei confronti di un problema sociale (e contemporaneamente fare visualizzazioni perchè di aria non si campa) e di alcuni politici che però non hanno legiferato su niente.
Ma ti rendi conto di quanto vai off topic almeno? Bah.
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Tag
comunicazione, magistrale, unimore

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