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Ma serve davvero a qualcosa?

L' Università prepara al futuro


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  #11 (permalink)  
Vecchio 11-07-2016, 17:16
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Di solo 3 cose.

1. Secondo me i tuoi amici sono mosche bianche. In Italia si viene assunti per rari concorsi o conoscenze, non lo dico solo io qui ma anche Bmastro. Mai scritto che economia porta per forza a fare il commercialista.

2. La Bocconi non è più prestigiosa di altre università e se lo credi vuol dire che hanno fatto un ottimo lavoro di marketing in cui hai creduto, ha "solo" più contatti con aziende e garantisce più impieghi (quasi tutti temporanei). Fin qui tutto bello, il problema è che con 10.000 euro di retta trovarti un lavoro stabile con una buona paga è il minimo che dovrebbero fare.
Prima che cancellassero una parte del forum di studenti.it c'erano molti masterizzandi Bocconi che si lamentavano di essere stati lasciati soli dopo aver speso euro a palate.

3. Ritroviamoci qui fra 2 anni alla fine del tuo percorso e vedrai se non ho ragione. Non per portarti sfiga, ci mancherebbe.

Ultima modifica di Marika; 11-07-2016 a 17:20
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  #12 (permalink)  
Vecchio 11-07-2016, 18:22
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Ok direi che ciò che dici mi sembra altamente attendibile ahah
Sulla parte Bocconi approfondirò un po' su internet dato che, almeno ad una prima web-lettura, mi sembra ci siano tante testimonianze in merito (anche perché in realtà ci avevo fatto un pensierino ma con qualche riserva)
Ma capiscimi sono ancora un ingenuo laureando che crede al lieto fine: sicuramente è come dici te.. Al momento però preferisco la mia versione, perlomeno fin quando sarò laureato, perlomeno rimango motivato ahah
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  #13 (permalink)  
Vecchio 11-07-2016, 20:22
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Non mi fraintendere: io ti auguro veramente il meglio, solo che siamo in un paese con poche prospettive.
Metti questa discussione fra i preferiti e torna fra 2 anni, se non formatti prima e se ti andrà tutto bene sarò felicissima di ammettere che avevo torto.
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  #14 (permalink)  
Vecchio 02-12-2016, 10:01
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Originariamente inviata da Marika Visualizza il messaggio
Non ho mai detto di fermarti, dico solo che le lauree in economia se togliamo qualche esame che le diversifica leggermente sono tutte uguali.
Voi o fate i commercialisti (spesso con pratiche fittizie) o venite assunti tramite concorsi pubblici o privati.
Cosa succede in quei concorsi? Prendono il numero della classe dei vostri corsi di laurea (L18 ed L33 per le triennali, LM56 ed LM77 per le specialistiche) e fanno il bando, punto.
Non c'è una laurea "giusta", ci sono solo classi di corsi di laurea che più si adattano ai concorsi. Non esistono più datori di lavoro che assumono guardando il curriculum studiorum.
Non esistono i concorsi nel settore privato.
Alcuni grossi privati, solitamente banche, a volte bandiscono concorsi, ma non hanno alcun valore legale. Vale a dire che se il bando viene violato non si gode di quella protezione giuridica speciale che investe il concorso pubblico (obbligatorio ex art. 97 Cost.), per la quale è competente il giudice amministrativo.
Nel bando di un grosso istituto bancario anni fa era specificato chiaramente che la società, indipendentemente dall'esito del concorso, si riservava se assumere o non assumere e soprattutto assumere chi vuole, anche che non avesse partecipato al concorso, così come si riservava di ammettere chi non aveva i requisiti formali per parteciparvi. E, last but not least, non pubblicava le graduatorie (cosa che è obbligatoria nella procedura pubblica).
Nemmeno gli enti pubblici economici sono obbligati a bandire concorsi, in quanto sono particolari enti pubblici la cui organizzazione è regolata dal diritto privato, anche se, solitamente, la situazione di ente pubblico economico è transitoria verso quella di Srl o SpA. Va detto, comunque, che su questi la giurisprudenza è un po' altalenante: il problema è, in ogni caso, che la competenza non è del giudice amministrativo, ma del giudice ordinario, e il concorso, se ritenuto valido dal giudice, ha natura di contratto tra le parti, non di procedimento amministrativo autoritativo.

Quote:
Originariamente inviata da Bmastro Visualizza il messaggio
Di solito prestano molta più attenzione alla città dove si è conseguita la laurea.
Se sono ignoranti sì. Se sono meno ignoranti guardano l'università, non la cità.
A Milano non è la stessa cosa laurearsi in Statale, Bicocca, Iulm o Bocconi, come a Napoli non è la stessa cosa laurearsi in Federico II, Vanvitelli (ex Sun), Parthenope, Orientale, Suor Orsola Benincasa o… Pegaso.
Poi una volta a un colloquio di lavoro l'analfabeta funzionale che era dall'altro lato diede dell'ignorante lui a me perché avevo detto che a Napoli c'erano cinque università: secondo lui intendevo cinque facoltà (le facoltà già non esistevano più) e gli sembravano pure poche, perché a Bologna, dove aveva studiato lui, ce n'erano molte di più. Inutile dire che alzai i tacchi e me ne andai dicendo che con un asino del genere non volevo avere a che fare (per inciso, non mi sono laureato né a Milano né a Bologna né a Napoli).
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  #15 (permalink)  
Vecchio 02-12-2016, 10:14
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Originariamente inviata da alex94 Visualizza il messaggio
Esatto..Io son di Firenze, quindi non proprio una città insignificante, ma quanto a realtà universitaria non è comunque la più eccelsa: sto quindi pensando di migrare per una eventuale magistrale verso qualcosa di più 'prestigioso'.
Abbiate pazienza, ma cosa c'entra l'università con la città? Le università non sono mica comunali
Prima peraltro hai parlato di grande città: subito ho pensato a Milano, Roma o Napoli o tutt'al più a Torino e Palermo; qualificare Firenze come grande città mi sembra eccessivo. E infatti non avevo capìto: siccome sia a Milano sia a Roma sia a Napoli c'è più di un ateneo (sebbene solo Napoli possa vantare di avere più di una università storica: su sei atenei, tre sono plurisecolari e uno ha quasi un secolo), volevo farti osservare che anche nelle grandi città ci sono atenei rinomati e atenei meno (senza entrare nel merito del fondamento della fama, perché altrimenti non ne usciremmo più).
Adesso che ho capìto cosa volevi dire, aggiungo che anche nelle città ove esiste una sola università la realtà urbana incide relativamente. Anzi, direi niente. L'Aquila è una città piccola ma ha una università che, prima del terremoto, poteva competere per numero di iscritti con l'ateneo fiorentino. L'Università di Macerata si trova in una città piccola ma ha un'offerta formativa da fare invidia ad atenei come la Sapienza di Roma ed è sicuramente maggiore di quella della Bicocca e della Parthenope, nonché, ovviamente, di atenei fortemente specializzati come l'Orientale o settoriali come il San Raffaele.
Comunque l'Università di Firenze è un'ottima università, altamente sottovalutata nel panorama italiano. Secondo me per certe cose è migliore dei ben più blasonati atenei pisano e senese (ecco, giusto per rimanere in tema di grandi università situate in piccole città).

Quote:
Anche perché leggendo qualche programma di magistrali in giro per l'Italia in effetti alcune mi sembrano molto ben fatte e molto applicative.
Anche perché diciamocelo: la triennale in economia (soprattutto aziendale) ce l'hanno cani e porci ormai, ma se non ti specializzi in qualcosa rimani uno dei tanti e butti al cesso tre anni.
A dire il vero sono molto diffuse anche le magistrali in questo àmbito.
Decisamente più rari sono i titoli in economia politica, cioè in scienza economica anziché in scienze aziendali e arti della fuffa. Ma per affrontarli bisogna avere una reale passione e soprattutto una solida competenza quantitativa.
Personalmente rimpiango di non avere affrontato la matematica con uno spirito diverso negli anni più importanti della formazione. A Scienze politiche ho scoperto un interesse per l'analisi quantitativa nelle scienze sociali che non avrei mai immaginato, durante l'adolescenza. Avrei voluto indirizzarla verso l'economia, ma la mia competenza in matematica è troppo frammentaria e superficiale per poterlo fare. Quindi conseguirò, lavoro permettendo (ho vinto tre concorsi pubblici grazie a quella laurea; per le posizioni funzionali direttive la magistrale non serve*. E, per la cronaca, in tutti e tre i concorsi, che erano per soli esami e dunque il mio 110 e lode non valeva più di qualsiasi voto altrui, mi sono piazzato davanti a fior di laureati, anche magistrali, in discipline economiche, Giurisprudenza e affini), una laurea magistrale in Giurisprudenza.


______
* Sebbene le categorie giuridiche cambino a seconda dei comparti, in linea generale per operai, esecutori, assistenti e collaboratori occorre scuola dell'obbligo; per gli impiegati di concetto e gli istruttori non direttivi occorre titolo finale di scuola secondaria di secondo grado; per gli istruttori direttivi e i funzionari occorre laurea; per i dirigenti occorrono invece laurea + 5 anni di servizio in posizione funzionale per la quale era richiesta la laurea, ridotti a 3 se il candidato possiede anche la laurea magistrale o altro titolo post lauream (master universitario di primo livello etc.). L'accesso diretto alla carriera dirigenziale è possibile solo mediante superamento di corso-concorso alla Scuola nazionale dell'amministrazione (che accorpa SSPA e SSPAL), per il quale è richiesta laurea magistrale unita a titolo superiore tra dottorato di ricerca, diploma di specializzazione e master universitario di secondo livello.

Ultima modifica di dottore; 02-12-2016 a 10:18
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  #16 (permalink)  
Vecchio 08-12-2016, 02:32
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Non esistono i concorsi nel settore privato.
Grazie della doppia lezione dottore, ne abbiamo già parlato qui.

http://www.università.com/discussion...conomia-2.html

Atteniamoci alla netiquette e cerchiamo di non andare off topic, grazie.
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  #17 (permalink)  
Vecchio 13-12-2016, 21:54
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Invia un messaggio tremite Skype a agente dale cooper
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Ciao io sono un cuoco professionista ed ho esperienza nel mondo del lavoro decennale, sono laureando in scienze del turismo (oppure scienze dei beni culturali per il turismo dal momento che in Italia le classi di laurea cambiano nome ogni settimana).Ti dico la mia: studiare è un bagaglio ed un'investimento che non può essere, come la maggior parte dei ragazzi credono, solo finalizzata al mondo del lavoro.Il set di conoscenze alle quali accedi attraverso lo studio dovrebbe aiutarti ad affinare i gusti, risolvere problemi più coscienziosamente, avere una reputazione ed un rispetto per te stesso e nei confronti degli altri maggiore; quindi indipendentemente da quello che sarà il tuo futuro devi esserne fiero. Per il lavoro io credo che in tutti i settori senza "learning by doing " o meglio "learning by wroing"non si vada lontano se non c'è la volontà effettiva di investire su una figura lavorativa le classi di laurea ed i percorsi contano veramente poco. Per quanto riguarda i concorsi vorrei far notare che il nostro paese si basa su una "economia complessa" che si mantiene al livello occupazionale per il 66% sulle PMI. Considerando come si sviluppano i concorsi pubblici e la sproporzione tra offerta e domanda la vedo molto molto dura per tutti.
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  #18 (permalink)  
Vecchio 09-01-2017, 09:35
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E' un discorso intelligente che però vorrei ampliare.
Confermo che ormai non si guarda più il curriculum studiorum bensì le esperienze lavorative pregresse (consigliatissimo l'Erasmus + il tirocinio all'estero durante gli studi), però senza una buona infarinatura in certe materie non si può esercitare.
Uno specializzando di medicina si forma in facoltà, un tirocinante avvocato senza i 5 anni di giurisprudenza non riuscirebbe nemmeno a capire cosa dice il dominus, stessa situazione dicasi per il tirocinante commercialista ed economia e così via.
I concorsi pubblici? Una leggenda metropolitana.
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  #19 (permalink)  
Vecchio 15-06-2017, 18:59
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Secondo me ha senso se l'università è una porta d'ingresso al mondo del lavoro. Serve una maggiore collaborazione tra imprese e atenei. Questo tra Polimi e Salini Impregili per me è un buon esempio Pietro Salini: “Assunzione di talenti una priortità” - Affaritaliani.it
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  #20 (permalink)  
Vecchio 15-06-2017, 23:22
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Scusami Paolo ma a me sembra che l'articolo (scritto male, con un refuso incredibile nel titolo: "priortità") pubblicizzi un master che si paga ben 10.500 scandalosi euro, nella mia università un master in processo edilizio viene a costare 2.900 euro e con borsa di studio 2.000.
Sulla destra vedo in un box il sedere della Yespica, se fai parte della redazione vi invito a fare qualche ritocchino al vostro progetto editoriale in modo da sembrare più rispettosi dei lettori.
__________________

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