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università telematiche e sbocchi occupazionali

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Vecchio 01-10-2009, 01:46
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predefinito università telematiche e sbocchi occupazionali

Salve a tutti; sono nuovo.

Vorrei chiedere consigli e soprattutto testimonianze in merito alle reali prospettive nel mondo del lavoro (quello privato, in cui il valore legale del titolo di studio, che è l'unico parametro valido nei pubblici concorsi, è un concetto relativo) di una laurea rilasciata da un'università telematica.

Ho 25 anni, una situazione lavorativa disastrosa e un cursus studiorum brillante quanto lento: in procinto di iniziare il quinto anno fuori corso di università (mi sono immatricolato nell'anno accademico 2002-2003, avendo conseguito il diploma con un anno di anticipo rispetto al normale poiché a suo tempo avevo fatto la cosiddetta primina), ho sostenuto 22 esami per un totale di poco più di 140 crediti, sostenendo però ben 12 esami in un solo semestre (sì, la mia università lo consentiva) e tutti gli altri sparpagliati anno per anno (con due anni interi in cui non ho fatto niente). La media è prossima al 30/30.

Purtroppo la mia università quest'anno ha già avviato a regime il decreto ministeriale 270/2004, in séguito al quale il mio corso di laurea, organizzato secondo il D.M. 509/1999, non è stato semplicemente trasformato, ma è stato proprio soppresso. Il che signfica che noi vecchi iscritti rimaniamo ad esaurimento, ma di fatto molti di noi sono obbligati a cambiare corso in quanto una buona parte degli insegnamenti obbligatori e buona parte degli insegnamenti a scelta del mio corso erano tenuti da professori a contratto che non ci sono più, dunque non solo la didattica è stata disattivata, ma sono misteriosamente scomparsi anche gli appelli d'esame (il corso di laurea, per chi volesse approfondire la questione, è il famigerato Media e giornalismo "Adriano Olivetti" presso la facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'Università degli studi di Firenze).
Ho fatto valutare la mia carriera accademica da alcuni docenti, rilevando che in caso di opzione per il percorso più simile previsto nel nuovo ordinamento (cioè il corso di laurea in Scienze politiche, curriculum Comunicazione, media e giornalismo) mi verrebbero convalidati appena 90 crediti sugli oltre 140 maturati. Dovrei sostenere ancora 10 esami + 2 integrazioni (moduli aggiuntivi per portare due esami che ho sostenuto per 6 crediti a 9, come previsti nel corso di destinazione)!
Nel contempo, ho mandato il curriculum a molte università telematiche, in cui invece sempre per l'iscrizione a corsi come Sociologia, Scienze politiche e Servizio sociale (i più simili, anche se il mio corso d'origine fa parte della classe di scienze della comunicazione) mi convalidano molti più crediti, consentendomi di terminare gli studi anche entro l'anno.

A questo punto mi sto interrogando e vorrei trovare una risposta prima che mi scada la prima rata delle tasse e dei contributi per l'anno accademico 2009-2010 (che è di oltre 1600 euro! Alcune università telematiche costano meno!).

Ordunque, sembra che se voglio finire in fretta non ho scelta: però io non sono un militare o un dipendente di un'amministrazione pubblica civile che ha bisogno del pezzo di carta per lo scatto di carriera, e che lo può ottenere facilmente grazie alla convenzione di turno. Semmai mi dovessi trasferire a un ateneo telematico, resta il fatto che non mi sarà riconosciuto niente oltre agli esami effettivamente superati, e che li avrò superati presso un'università statale e, peraltro, una facoltà che gode di una certa fama.
Sta di fatto che in Italia la quasi totalità dei corsi di laurea, anche erogati da università tradizionali, non richiede obbligo di frequenza, specie in quegli àmbiti disciplinari cari alle università telematiche. E la frequenza non è quasi mai necessaria; prova ne sono io stesso, che ho quasi tutti 30 e 30 e lode senza aver mai messo piede all'università se non per gli esami e le pratiche burocratiche (quando non espletate per corrispondenza, cosa che si può fare anche con le università tradizionali, con la buona, vecchia, cara posta raccomandata). È opinione diffusa, dunque, che alla telematica ci si iscrive non perché impossibilitati a seguire gli insegnamenti (cosa che non costituisce causa ostativa nemmeno presso le università 'normali'), ma perché i programmi sono più brevi o comunque meno complessi, le prove d'esame sono più semplici e così via, insomma perché «è più facile». O perché si è favoriti da convenzioni (per la verità stipulate anche da prestigiose università tradizionali, statali e non statali) che riconoscono tutto il possibile (anche tutti i crediti quando si poteva fare).
Tanto premesso, a me la laurea serve anche per trovare un lavoro un po' più decente di quello che ho, allora vi chiedo: se mando un curriculum con su scritto «laureato presso l'Università telematica...» ho le stesse probabilità di essere preso in considerazione come se ci fosse scritto «laureato presso l'Università degli studi di Napoli Federico II»? O il datore di lavoro presumerà che avrò conquistato la qualifica accademica di dottore grazie a convenzioni e scorciatoie varie?

Grazie




...Ah, dimenticavo: non ho nessuna intenzione di proseguire gli studi nel secondo ciclo, almeno non con un corso di laurea magistrale (forse con un master universitario di primo livello, se ottengo un voucher formativo o una borsa di studio).
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Vecchio 01-10-2009, 14:46
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Beh, devo dire che hai una proprietà di termini ed una facilità di scrittura non indifferenti. Una volta messo alla prova nel campo giornalistico, penso che tu possa dimostrare senza problemi tutte le tue capacità. Non credere che nell'ambito lavorativo la laurea conti moltissimo: sono le capacità individuali di ognuno che emergono.
A parer mio prima ti laurei e meglio è, comunque il mio parere vale come quello di chiunque altro su questa cosa.
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Vecchio 01-10-2009, 21:39
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Beh, devo dire che hai una proprietà di termini ed una facilità di scrittura non indifferenti.
Grazie

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Una volta messo alla prova nel campo giornalistico, penso che tu possa dimostrare senza problemi tutte le tue capacità.
Guarda che faccio il giornalista da dieci anni (ho iniziato al liceo); non ci vuole la laurea per farlo (i giornalisti professionisti laureati sono circa il 25%, la maggior parte dei quali ha cominciato la laurea molto successivamente all'avviamento alla professione). Non sono un genio; i grandi direttori di oggi hanno cominciato tutti così. Con la differenza che ai loro tempi dopo due anni di corrispondenze si veniva assunti a tempo indeterminato (è il caso ad esempio di Bruno Vespa, entrato in Rai a diciott'anni, prima ancora di diplomarsi, dopo due anni di collaborazioni esterne con Il Tempo), mentre oggi il precariato può durare anche vent'anni durante i quali spesso ti vedi alternare, come capiservizio e caporedattori, persone anche più giovani di te che grazie al loro cognome non si sono fatti neanche un giorno di lavoro gratuito (io ho lavorato gratis per quattro anni e ho accumulato in totale 15 mesi di stage).
Sic stantibus rebus non mi interessa più fare il giornalista; la laurea mi serve per un altro lavoro.

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Non credere che nell'ambito lavorativo la laurea conti moltissimo:
Appunto.

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sono le capacità individuali di ognuno che emergono.
Ahahahah, Luca Giurato docet.
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Vecchio 01-10-2009, 23:37
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Ma se non ti interessa il giornalismo che lavoro vorresti fare allora?
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Vecchio 02-10-2009, 18:57
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Ma se non ti interessa il giornalismo che lavoro vorresti fare allora?
Non è che non mi interessa il giornalismo. Il problema è di natura meramente economica: ho bisogno di rendermi autonomo il più presto possibile e dunque sono costretto ad abbandonare questo settore, perché prima di vedere un contratto regolare potrebbero passare ancora dieci anni, tempo che non mi posso permettere. Già ora è difficilissimo trovare un'altra occupazione perché il mio curriculum è tutto direzionato in un unico àmbito, figuriamoci tra dieci anni. E io ho bisogno *adesso* di trovare un'occupazione che mi faccia entrare in tasca almeno 800 euro mensili (non credo di pretendere molto).

Attenzione: quando parlo di contratti regolari, non intendo contratti a tempo indeterminato. Fosse pure a tempo determinato, io un contratto regolare, cioè di lavoro subordinato, non l'ho mai visto. E ci sono miei amici che lavorano da anni per la stessa testata e vengono pagati mese per mese con una notula per prestazioni occasionali: a distanza di un quindicennio, una mia cara amica, che all'inizio veniva pagata diecimila lire a pezzo, percepisce 400 euro al mese e non ha alcuna prospettiva di essere assorbita nell'organico 'ufficiale'. Una situazione di poco migliore della mia. Però si è laureata in filosofia (con il vecchio ordinamento) e insegna (ha preso anche l'abilitazione grazie a dei corsi brevi per chi aveva un certo numero di giorni di supplenza che istituì la Moratti, dunque non ha dovuto frequentare una SSIS). Probabilmente, se ai suoi tempi fossero esistiti dei percorsi specifici per la formazione al giornalismo avrebbe commesso il mio stesso errore. Un errore peraltro in buona parte annunciato: quando mi sono iscritto a Media e giornalismo, avendo già ampiamente tastato il terreno, ero perfettamente consapevole che la laurea per fare questo mestiere non serve a niente. Però ero talmente convinto del fatto che avrei esercitato questa professione per sempre che mi son detto che tanto valeva studiare ciò che mi piaceva, ciò che mi appassionava, ciò per cui ero portato, arricchendo anche la mia professionalità di un background culturale che pochi colleghi hanno. Alla fine, se non ci fossi riuscito, un lavoro impiegatizio sarebbe valso l'altro (anche perché conoscevo anche le retribuzioni dei redattori ordinari, che sono più o meno quelle di un impiegato di concetto). Non potevo immaginare che nel frattempo il mercato del lavoro si sarebbe trasformato in questo modo.
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Vecchio 03-10-2009, 12:57
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Ti devi accasare e devi sistemare la tua posizione lavorativa, insomma.

Effettivamente la tua situazione è abbastanza comune;
anche se nell'attuale propaganda mediatica si strombazza che il tasso di disoccupazione è del "solo" 7,4%, in realtà non si sottolinea mai quale sia il TASSO DI OCCUPAZIONE, che è quello che conta davvero. Secondo i dati Eurostat del 2008, in Italia è del 58,7%, mentre in altre nazioni è molto superiore: 70,7% in Germania, 77,2% in Olanda, 71,5% in Gran Bretagna, addirittura 79,5% in Svizzera.
In Italia molti senza lavoro sono sfiduciati e quindi nemmeno più si dichiarano disoccupati! La situazione è tragica.
E comunque, anche fra gli occupati i lavori precari sono diventati la norma, ormai trovare un posto fisso è praticamente un colpo di fortuna (o di raccomandazione, a seconda dei casi).

A parte questo, ritornando alla tua situazione, probabilmente dovresti cambiare approccio: piuttosto che cercare il posto di lavoro presso una redazione o qualche altra impresa, dovresti proporti in modo più autonomo (e questo te lo dico io che sono proprio un lavoratore autonomo).
Dò per scontato che tu abbia mandato curriculum a destra e a manca, però stavolta potresti provare a suggerire dei rapporti di collaborazione occasionale presso più ditte. Viste le tue capacità e la tua facilità di scrittura, potresti proporre ai vari sitiweb che si occupano di informazione un tipo di rapporto che preveda un tot di articoli al mese in cambio di un importo modesto, ad esempio 100 euro. Come puoi capire, basterebbe già un accordo con sole 10 redazioniweb, per arrotondare lo stipendio attuale di 1.000 euro al mese.
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Vecchio 03-10-2009, 16:56
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In Italia molti senza lavoro sono sfiduciati e quindi nemmeno più si dichiarano disoccupati!
Attenzione: non è solo questo il punto.
Il termine «disoccupato» designa la persona che era già introdotta nel mercato del lavoro e che ne è fuoriuscita. In Italia, peraltro, si è considerati disoccupati solo quando a questa condizione se ne affianchino altre, quali l'indipendenza dell'interruzione del rapporto di lavoro dalla volontà del lavoratore, la continuità del rapporto per un determinato periodo e il versamento di un certo ammontare di contributi, requisiti che danno diritto all'inserimento nelle liste di mobilità e l'accesso all'indennità di disoccupazione.
Il tasso di disoccupazione, dunque, non comprende gli inoccupati, cioè coloro che, pur facendo parte della popolazione attiva (che in Italia è tra i 15, età minima per l'accesso al lavoro, e i 65 anni, che con la riforma sarà l'età massima di pensionamento per la maggior parte delle categorie), non hanno mai lavorato, oppure hanno lavorato in forme per cui, in caso di cessazione dei rapporti, non sono considerati disoccupati (è esattamente il mio caso: lavoro da anni ma è come se fossi inoccupato, perché non ho mai avuto un contratto di lavoro subordinato né redditi tali da essere obbligato alla presentazione della dichiarazione dei redditi).
Negli ultimi anni, a parte il fatto che i centri per l'impiego sono divenuti inattendibili perché l'iscrizione ad essi non è obbligatoria come lo era con i vecchi uffici di collocamento, in Italia è scoppiata la moda di epurare i dati sulla disoccupazione dei cosiddetti sfiduciati, ragion per cui sembra che i senza lavoro siano sempre meno, quando in realtà, come tu stesso hai osservato, sono praticamente alla pari dei lavoratori...

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E comunque, anche fra gli occupati i lavori precari sono diventati la norma, ormai trovare un posto fisso è praticamente un colpo di fortuna (o di raccomandazione, a seconda dei casi).
Io non vi aspiro neanche, tanto. Sarebbe illogico.

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A parte questo, ritornando alla tua situazione, probabilmente dovresti cambiare approccio: piuttosto che cercare il posto di lavoro presso una redazione o qualche altra impresa, dovresti proporti in modo più autonomo (e questo te lo dico io che sono proprio un lavoratore autonomo).
È esattamente ciò che faccio: il free lance.

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Dò per scontato che tu abbia mandato curriculum a destra e a manca, però stavolta potresti provare a suggerire dei rapporti di collaborazione occasionale presso più ditte.
Ripeto: è quello che faccio. Ma i committenti sono pochi.

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Viste le tue capacità e la tua facilità di scrittura, potresti proporre ai vari sitiweb che si occupano di informazione un tipo di rapporto che preveda un tot di articoli al mese in cambio di un importo modesto, ad esempio 100 euro.
Il 90% dei siti web che si occupa di informazione non sgancia nemmeno un euro. Addirittura ce ne sono alcuni che propongono dei fantomatici corsi di giornalismo, che consistono in buona sostanza nello scrivere articoli che poi pubblicheranno sul sito... e devi pagare tu loro. Credo che non ci sia neanche bisogno di commentare.
Le piccole testate locali indipendenti non pagano affatto, quelle che fanno da costola ai quotidiani nazionali o comunque sono legate ai grandi gruppi editoriali pagano i soliti 10 euro a pezzo che poi alla fine del mese diventano appunto 100-200 euro, ma pretendono l'esclusiva (e non li puoi nemmeno fare fessi con uno pseudonimo perché quei pochi che ti consentono di utilizzare uno pseudonimo sono gli stessi che non ti pagano il pezzo se non lo firmi con il tuo nome vero e per esteso, in maniera tale da poter essere riconosciuto da chi è deputato a erogare i compensi).

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Come puoi capire, basterebbe già un accordo con sole 10 redazioniweb, per arrotondare lo stipendio attuale di 1.000 euro al mese.
Se fosse così facile – credimi – non sarei qui.
Ammesso e non concesso che trovassi dieci redazioni web che pagano (cosa improbabile) e che non vogliono l'esclusiva (ancor più improbabile), dieci redazioni significa dieci articoli differenti ogni giorno, anche qualora fossero riferiti allo stesso argomento e quindi richiedessero un unico lavoro di reperimento di fonti (che implica telefonate, spostamenti fisici e quant'altro: l'articolo è l'ultima cosa).
Ciò che dici tu si può fare sotto forma d'impresa, mettendo su una squadra che lavora conto terzi: si chiama agenzia e, mentre un tempo si limitava a mandare dei lanci sui fatti di cui veniva a conoscenza ai propri abbonati, oggi si è sempre più specializzata, tanto che si è passati dal concetto di agenzia di stampa a quello di agenzia giornalistica, ovverosia una redazione in grado di operare a trecentossessanta gradi conto terzi, sia come agenzia di stampa sia come service editoriale in outsourcing. Il mercato in questo àmbito è però saturo, e comunque io non ho soldi per mettere su una cosa del genere e nessuno è disposto a erogarmi un prestito, nemmeno Invitalia (società a intera partecipazione pubblica che si occupa dello sviluppo dell'impenditorialità giovanile).
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Vecchio 04-10-2009, 17:04
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Hai provato a costruirti un tuo sitoweb personale dove dimostri la tua professionalità e riporti gli articoli che hai già scritto?
Quando ti presenti alle agenzieweb puoi mostrare il tuo sito e così non corri il rischio di essere preso sottogamba. Sai... di questi tempi molta gente millanta di essere giornalista e poi, una volta messa alla prova, ci si accorge che non sa nemmeno scrivere senza commettere decine d'errori d'ortografia. Logicamente non è il caso tuo, ma un sitoweb personale ti potrebbe aiutare a dimostrare le tue capacità e sarebbe molto d'aiuto sul piano lavorativo.
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Vecchio 05-10-2009, 10:07
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Hai provato a costruirti un tuo sitoweb personale dove dimostri la tua professionalità e riporti gli articoli che hai già scritto?
Quando ti presenti alle agenzieweb puoi mostrare il tuo sito e così non corri il rischio di essere preso sottogamba. Sai... di questi tempi molta gente millanta di essere giornalista e poi, una volta messa alla prova, ci si accorge che non sa nemmeno scrivere senza commettere decine d'errori d'ortografia. Logicamente non è il caso tuo, ma un sitoweb personale ti potrebbe aiutare a dimostrare le tue capacità e sarebbe molto d'aiuto sul piano lavorativo.
Non ho un sito personale ma la Rete è piena di miei lavori. Quando mando il curriculum a volte allego le copie in PDF di alcune pagine del quotidiano più importante per il quale ho scritto e invio il link al video della mia relazione in una conferenza.
Comunque pensavo di fare un sito personale, anche se non ci metterò molti articoli perché non posseggo un archivio informatico di tutto ciò che ho pubblicato (ho cominciato quando non era online neanche L'unione sarda, che è stato il primo, non era ancora commercializzata la tecnologia DSL e in redazione non avevamo nemmeno un accesso a Internet analogico) e anche il cartaceo ha molte carenze, anche perché i miei genitori approfittavano della mia assenza da casa per farmi sparire la roba...
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Vecchio 05-10-2009, 11:00
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Spero che i tuoi curriculum con allegati PDF siano arrivati a destinazione e siano stati letti. Di solito quando gli allegati sono pesanti non arrivano; tra l'altro molti cestinano le mail con allegati che arrivano da persone sconosciute, in quanto hanno paura che ci sia qualche virus informatico.
E' preferibile inserire dei link.

Comunque, quando avrai il tuo sito personale (che presumo farai con WordPress), metti pure il link anche qui. Ed eventualmente anche nella tua firma, come ho fatto io, così anche gli utenti di questo forum possono vederlo. Oltretutto anche i sitiweb possono diventare una fonte di reddito per arrotondare, non servono solo a farsi conoscere.
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