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Da Scienze politiche a Giurisprudenza??

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  • Da Scienze politiche a Giurisprudenza??

    Ciao a tutti, vi racconto un po‘ il mio dubbio persistente..ho 19 anni e sono iscritta al primo anno di Sciebze internazionali e diplomatiche che è un ramo di Scienze politiche. Mi sono iscritta a questa facoltà  presa per lo da una grande indecisione, sono uscita da un tecnico commerciale, quindi materie giuridiche-economiche sono state il mio pane quotidiano, solo che non ho mai avuto intenzione di buttarmi su economia o giurisprudenza, quindi ho optato per una via di mezzo,nonostante in molti ne la sconsigliassero, in primis i miei genitori. Bene, mi iscrivo apparentemente contenta e convinta della mia scelta, inizia il primo semestre, materie: diritto pubblico, storia delle dottrine politiche e economia politica. Col passare dei mesi di lezioni mi sentivo poco e niente stimolata, se non da un po‘ più di interesse per diritto. Ho iniziato ad avere un sacco di dubbi sul perché ho scelto questa facoltà , dove mi avrebbe portato nel futuro.. Poi ho fatto finta di niente e sono andata avanti, ho preparato l esame di diritto pubblico e mi sono ritrovata una carica che non credevo assolutamente di avere, ho preparato l‘esame con un estrema facilità , prendendo 24, che non è il massimo ma come primo esame mi ha fatto avere più fiducia in me stessa e nelle mie scelte. Entusiasmo durato ben poco, perché al momento di preparare dottrine politiche c‘è stato panico totale su ogni fronte, niente che mi riuscisse a entrare in testa, tanto che a pochi giorni dal esame ho rinunciato a darlo.. Allora mi sono messa su Economia Politica che come chi l‘ha fatta saprà  non è materia facile, nonostante il mio impegno non sono riuscita a passarlo. Ora mi ritrovo piena di dubbi, non capisco se è solamente una cosa passeggera, se questa facoltà  non fa assolutamente per me o forse non sono portata a studiare ancora. L‘unica cosa che so è che quando ho studiato diritto tutto questi dubbi non c‘erano, segno che forse avrei dovuto scegliere qualche ramo di giurisprudenza?
    Non ho mai preso in considerazione giurisprudenza perché non voglio diventare avvocato, però mi ha colpito la laurea in giurista di impresa, figura professionale che mi piacerebbe molto..
    Non lo so proprio, ormai siamo alle porte del secondo semestre quindi ho pensato di proseguire fino al termine del anno nella speranza di capire cosa voglio fare..
    A voi è successo qualcosa di simile? Cosa mi consigliate?

  • #2
    Ciao, benvenuta!
    Secondo me è troppo presto per dire che sei tagliata per giurisprudenza: un esame di diritto pubblico è troppo generico, di solito lo "spartiacque" è diritto privato.
    Non puoi capire di essere un giurista che si occupa di contratti, donazioni e diritto del lavoro da un esame in cui si parla di organi dello stato e di elezioni (spiegato sbrigativamente).
    In ogni caso nel dubbio io sconsiglio sempre scienze politiche che è una laurea non abilitante, dove c'è un pò di tutto ma niente in particolare.
    Scienze politiche è finalizzata ai concorsi e alla carriera diplomatica anche perchè per entrare in politica ci sono scuole di partito dove i partiti allevano i rampolli di "buona famiglia".
    Giurisprudenza offre più sbocchi (come giustamente dici si può diventare un "solicitor" cioè un consulente legale che non va in giudizio).
    Più complicato è il discorso sul "giurista d'impresa": se farai giurisprudenza tu uscirai con una LMG01, cioè la classe di giurisprudenza. Ai datori di lavoro non interessa conoscere il nome che l'università  dà  alla tua laurea, solo le tue competenze.
    Per concludere ti consiglio di comprare un compendio di diritto privato e vedere se capisci la materia, continua con scienze politiche e fai economia politica perchè comunque è compresa nel piano di studi di giurisprudenza e puoi fartela riconoscere.
    Una volta che hai capito cosa fare buttatici.

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    • #3
      Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
      Scienze politiche è finalizzata ai concorsi e alla carriera diplomatica anche perchè per entrare in politica ci sono scuole di partito dove i partiti allevano i rampolli di "buona famiglia".

      Le scuole di partito come si intendevano un tempo, ahimè non esistono più (direbbero alcuni che oggi c'è la Rete ), ma davvero c'è qualcuno che ha pensato che la laurea in Scienze politiche serve per fare il politico?
      Ma non scherziamo proprio. Il laureato in Scienze politiche si occupa di politica per motivi di studio e di ricerca, di interesse scientifico, non per farla.
      La laurea in Scienze politiche nasce in epoca napoleonica per formare gli alti burocrati dello Stato per i rapporti interni e internazionali.

      Giurisprudenza offre più sbocchi (come giustamente dici si può diventare un "solicitor" cioè un consulente legale che non va in giudizio).
      Il solicitor in Italia non esiste.
      A dire il vero in Italia non esistono neanche professioni giuridiche minori o paragiuridiche; anche la conciliazione e la mediazione, nonostante siano formalmente consentite a qualsiasi laureato (all'inizio anche a non laureati), sono sostanzialmente appannaggio di avvocati (non semplici laureati magistrali in Giurisprudenza, ma proprio avvocati).
      Solamente la mediazione nella pubblica amministrazione (Co.re.com./Co.pro.com.) è attualmente svolta da giuristi non avvocati, molti dei quali laureati proprio in Scienze politiche o Scienze dell'amministrazione, ma solo perché si tratta di funzionari pubblici.

      Più complicato è il discorso sul "giurista d'impresa": se farai giurisprudenza tu uscirai con una LMG01, cioè la classe di giurisprudenza. Ai datori di lavoro non interessa conoscere il nome che l'università  dà  alla tua laurea, solo le tue competenze.
      L'ordinamento della classe LMG/01 consente di attribuire esclusivamente il nome Giurisprudenza alla laurea magistrale a ciclo unico, e vieta suddivisioni curriculari (alcuni atenei hanno aggirato il divieto istituendo "percorsi", "orientamenti" o "scelte guidate", che altro non sono che piani di studio con gli esami a scelta pre-impostati e corrispondono a un unico ordinamento depositato nella banca dati RAD/SUA OFF.F).
      I percorsi per giurista d'impresa sono solitamente lauree afferenti alla classe L-2 (Scienze dei servizi giuridici), più raramente L-33 (Scienze dell'economia e della gestione aziendale).

      continua con scienze politiche e fai economia politica perchè comunque è compresa nel piano di studi di giurisprudenza e puoi fartela riconoscere.
      A Scienze politiche però di solito si fa in maniera molto più approfondita!
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #4
        Il solicitor in Italia non esiste.
        A dire il vero in Italia non esistono neanche professioni giuridiche minori o paragiuridiche; anche la conciliazione e la mediazione, nonostante siano formalmente consentite a qualsiasi laureato (all'inizio anche a non laureati), sono sostanzialmente appannaggio di avvocati (non semplici laureati magistrali in Giurisprudenza, ma proprio avvocati).
        Solamente la mediazione nella pubblica amministrazione (Co.re.com./Co.pro.com.) è attualmente svolta da giuristi non avvocati, molti dei quali laureati proprio in Scienze politiche o Scienze dell'amministrazione, ma solo perché si tratta di funzionari pubblici.
        Il solicitor non è previsto dalla legge e dall'ordine degli avvocati italiano però è una realtà  anche da noi.
        Molti avvocati che lavorano in banca si disiscrivono dall'ordine per non pagare più la cassa forense e l'assicurazione (o forse per incompatibilità ) rimanendo nell'ambito delle consulenze e diventando a tutti gli effetti dei solicitor.
        Alcuni tirocinanti avvocati che non riescono a passare l'esame di abilitazione si danno all'attività  stragiudiziale.
        Sulla mediazione mi trovi completamente d'accordo e puoi vedere da te che qui

        http://www.università .com/giurispru...familiare.html

        sono andata molto pesante sulla questione.
        Ultima modifica di Marika; 28-04-2018, 17:19.

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        • #5
          Le scuole di partito come si intendevano un tempo, ahimè non esistono più (direbbero alcuni che oggi c'è la Rete)
          Accademia forza italia

          https://www.partitodemocratico.it/ca...ione-pasolini/

          https://www.scuoladiformazionepolitica.it/

          Diciamo che per come sono concepite ora sono più escamotage per far confluire i ragazzi di famiglie ricche e potenti nei partiti.
          Del resto sfiderei chiunque a fare il contrario al posto loro: vale più una Boschi o una Miss Nessuno?

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          • #6
            Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
            Accademia forza italia

            https://www.partitodemocratico.it/ca...ione-pasolini/

            https://www.scuoladiformazionepolitica.it/

            Diciamo che per come sono concepite ora sono più escamotage per far confluire i ragazzi di famiglie ricche e potenti nei partiti.
            Del resto sfiderei chiunque a fare il contrario al posto loro: vale più una Boschi o una Miss Nessuno?
            Le conoscevo tutte e tre, ma ripeto che siamo ben lungi dalle scuole di partito di una volta. Il Pci insegnava alla gente pure a leggere e scrivere e fungeva da parrocchia laica. Oggi le logiche sono altre. Quanti politici che conosciamo hanno frequentato quelle scuole? La signora Boschi, da te citata (e poi se vuoi ne possiamo parlare in privato), probabilmente l'ha frequentata solo come docente e non come allieva. Tutti i deputati e i senatori che la mia città  ha avuto da quando ero bambino, al netto dei pentecatti (che sappiamo come vengono selezionati), sono stati scelti secondo logiche tutt'altro che 'scolastiche' --super risate
            In ogni caso storicamente il titolo di studio più rappresentativo in parlamento (entrambi i rami, ma un po' più alla Camera) è il diploma di scuola secondaria superiore; segue la laurea, con una netta prevalenza di lauree diverse da Scienze politiche, sicché ribadisco che mi sembra folle pensare che uno studi Scienze politiche per fare il politico, oltre che, francamente, anche un tantinello offensivo.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
              Molti avvocati che lavorano in banca si disiscrivono dall'ordine per non pagare più la cassa forense e l'assicurazione (o forse per incompatibilità ) rimanendo nell'ambito delle consulenze e diventando a tutti gli effetti dei solicitor.
              Ma quello è esercizio abusivo! C'è la doppia incompatibilità !
              L'esercizio della professione di avvocato è incompatibile con qualsiasi cosa che non sia l'insegnamento di materie giuridiche.
              Prima era possibile fare l'avvocato per i dipendenti pubblici a tempo parziale pari o inferiore al 50%, ma adesso non si può più fare neanche quello.
              Chiudere la partita IVA e cancellarsi dall'albo non consente di aggirare il divieto, ma aggiunge la violazione del 348 c.p., poiché, se si esercitano attività  riservate per legge agli avvocati, l'esercizio senza essere iscritti all'albo è abusivo. Se poi ci si fa chiamare avvocato, si viola pure il 498 (è consentito solo finché si rimane iscritti all'albo; l'unica deroga è concessa ai funzionari e dirigenti pubblici nell'esercizio delle loro funzioni).
              Se svolgi attività  non riservata, allora lo puoi fare come consulente, giusto: il problema è che per i dipendenti BN pubblici è severamente proibito, per quelli privati di solito lo vietano i contratti. Poi, per stare a posto dal punto di vista fiscale devi aprirti la partita IVA e fatturare: l'apertura della partita IVA ai dipendenti pubblici non è consentita; per i dipendenti privati lo è in teoria, ma di solito è vietata dai contratti.
              Poi, che nei fatti si faccia lo stesso non vuol dire che sia lecito, ancorché ampiamente tollerato. Io stesso ho dei colleghi che finito l'orario d'ufficio vanno a 'frequentare' studi legali, e cosa fanno là  dentro è il segreto di Pulcinella. Ma non potrebbero farlo... e se lo fanno sotto nome altrui aggiungiamo illegalità  a illegalità  (sostituzione di persona).

              Alcuni tirocinanti avvocati che non riescono a passare l'esame di abilitazione si danno all'attività  stragiudiziale.
              Ma sono due cose differenti. L'attività  stragiudiziale job è di competenza del solicitor, ma di mediatori, confioierori e arbitri, insomma gente che si occupa di ADR (alternative dispute resolution).
              Il solicitor in UK è una sorta di intermediario tra l'assistito e il barrister, che cura il primo contatto del cliente e si occupa di istruire la causa in contesto giurisdizionale, ma non di difenderla in giudizio. Parliamo peraltro di un contesto, quello del commonw law, in cui la formazione universitaria in à mbito giuridico si sta affermando solo di recente. Prima, infatti, era la norma ammettere al bar exam persone indipendentemente dagli studi accademici (o anche non accademici) svolti; basti pensare che la Thatcher possedeva un B.Sc. in Chemistry. In America invece sono richiesti studi accademici di tipo postgraduate: nella maggior parte degli atenei sono offerti programmi LL.M. (master of laws) e J.D. (juris doctorate), mentre non esiste generalmente un bachelor in legge.
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              • #8
                Nessuna Procura potrà  mai dimostrare che questi consulenti legali nella banche violano l'art. 348 c.p. e l'art. 498 c.p.
                Come suggerisci indirettamente sono magheggi che avvengono dentro le banche all'oscuro di tutto e tutti e poi non potrai mai denunciare una persona perchè ha fatto un contratto.
                Innanzitutto come dimostri che è stata questa persona?
                E in un secondo momento, anche se avessi la testimonianza di due presenti mentre lo redigeva, come associ questo comportamento agli articoli del codice penale?
                Tutti possono fare contratti, piaccia o no.
                C'è anche il Wiki How.

                https://www.wikihow.it/Fare-un-Contratto

                Un altro discorso è farlo valere in giudizio e tutto ciò che ha a che fare coi processi.
                Lo stesso si può dire per le consulenze che non sono ad appannaggio dei soli avvocati.

                https://www.laleggepertutti.it/17993...non-e-avvocato

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                • #9
                  Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
                  Nessuna Procura potrà  mai dimostrare che questi consulenti legali nella banche violano l'art. 348 c.p. e l'art. 498 c.p.
                  Come suggerisci indirettamente sono magheggi che avvengono dentro le banche all'oscuro di tutto e tutti e poi non potrai mai denunciare una persona perchè ha fatto un contratto.
                  Scusami, non avevo capìto.
                  Io avevo inteso che un impiegato di banca finito il suo turno anziché andarsene a casa se ne va a studio, oppure in giro, a fare consulenze. Che queste consulenze siano riconducibili a materie che la legge riserva agli avvocati o meno, non può farlo per le ragioni addotte.

                  non potrai mai denunciare una persona perchè ha fatto un contratto.
                  Come ho già  detto in altre circostanze, io posso denunciare chi voglio, perché voglio e come voglio, e l'addetto non potrà  mai rifiutarsi di ricevere la mia denuncia perché altrimenti commette a sua volta reato di omissione dei doveri d'ufficio.
                  La denuncia è infatti semplicemente l'atto con cui io informo l'autorità  di qualcosa. Non è detto che questo qualcosa costituisca notizia di reato. Posso anche denunciare che Marika è bella ma non mi vuole perché io sono brutto, così chi se la legge dice «tiritittittì» e l'archivia direttamente, senza neanche inoltrarla al procuratore, perché non vi sono notizie di reato.
                  Detto questo, la mera redazione di contratti non è mai stata, non è e a mio avviso non sarà  mai una pratica riservata agli avvocati; non potrebbe mai esserlo. Infatti il contratto è lo strumento attraverso cui noi comuni mortali regoliamo i nostri rapporti patrimoniali: e, se è vero che la maggior parte dei contratti avviene in formale orale (pensiamo a quando andiamo a fare la spesa), è anche vero che ce ne sono molti che stipuliamo in forma scritta. Se dovessero redigerli dei professionisti abilitati, vi sarebbe la paralisi dell'economia.
                  Ovviamente non parlavo di contratti, ma parlavo di attività  riconducibile alla professione di avvocato: se tu mi parli di solicitor, il solicitor in Inghilterra fa cose che in Italia fa l'avvocato, il quale fa pure cose che in Inghilterra fa il barrister. Non stiamo parlando di un mero lawyer, giurista, che può pure essere un non avvocato (anzi, io conosco un professore di Diritto penale che ai suoi tesisti raccomanda sempre di ignorare ciò che dicono gli avvocati perché «noi siamo giuristi, loro no. Fanno un altro mestiere»).
                  E allora io ti dico che ci sono miei colleghi che quando staccano dall'ufficio vanno a zonzo a fare cose da avvocato, facendosi chiamare avvocati (in qualche caso hanno anche il nome sulla targhetta dello studio cui si appoggiano, che magari risale a prima che vincessero il concorso), i quali in giudizio non vanno, ma fanno tutto il resto. E non potrebbero farlo sotto molteplici profili.

                  Innanzitutto come dimostri che è stata questa persona?
                  Testimoni.
                  A dire la verità  è capitato nell'amministrazione ove lavora una mia conoscente, una decina d'anni fa. In séguito a una storia di corna e gelosie, un collega per dispetto ha denunciato una persona che faceva anche l'avvocato, il quale fortunatamente non ha perso il posto ma ha subìto solo un procedimento disciplinare conclusosi con la sospensione per un certo periodo. Dal punto di vista penale non rischia niente perché era regolarmente abilitato e si era 'dimenticato' di cancellarsi dall'albo. Prima ancora che l'Ordine avviasse il procedimento disciplinare ha presentato istanza di cancellazione, poi non so come è andata a finire. Certamente potrebbe rischiare qualcosa dal punto di vista fiscale-tributario, poiché non aveva partita IVA aperta e quindi svolgeva le sue prestazioni in nero.
                  Tieni presente che solamente il procedimento penale richiede le prove; come saprai la sentenza di colpevolezza può essere emanata solo al di là  di ogni ragionevole dubbio. Per tutto il resto, la situazione è ben diversa: l'accertamento tributario, che è un procedimento amministrativo, in particolare è il più bastardo di tutti, perché si basa su una mera presunzione; ti viene notificato il verbale di sanzione a casa, che è immediatamente esecutivo, e sta a te presentare ricorso cercando di difenderti in qualche modo, con un'inversione dell'onere della prova in favore dell'Erario che è roba che neanche la Santa inquisizione con la proverbiale probatio diabolica.
                  Apro e chiudo parentesi: so benissimo che leggenda vuole che noi dipendenti pubblici siamo intoccabili, ma solo tra il 2016 e il 2017 nella mia amministrazione sono state licenziate per motivi disciplinari 5 (cinque) persone. In tutti i casi il procedimento era scaturito da denunce (spesso anonime) di colleghi. In uno solo dei cinque casi si riteneva che i fatti contestati avessero rilevanza penale; il collega (che era stato denunciato per ripicca da una a cui non si era concesso in quanto sposato) è già  stato assolto in primo grado, ma era già  stato licenziato (direttamente, senza previa sospensione) perché i due procedimenti seguono piste separate. Comunque, sul licenziamento pende il giudizio del giudice del lavoro; non è detto, a causa della legge Fornero (la cui applicazione è dubbia per il pubblico impiego, ma purtroppo la giurisprudenza al riguardo è altalenante), che sarà  reintegrato, però vincere la causa gli sarà  utile, oltre che per ottenere l'indennizzo nel caso in cui il licenziamento venga ritenuto illegittimo, per richiedere l'abolizione degli effetti amministrativi del procedimento disciplinare, sostanzialmente l'impossibilità  di partecipare ad altri concorsi pubblici.

                  Tutti possono fare contratti, piaccia o no.
                  Questo è ovvio e non credo vi sia qualcuno a cui dispiaccia.
                  Proprio per questo, non è una cosa da solicitor.

                  Un altro discorso è farlo valere in giudizio e tutto ciò che ha a che fare coi processi.
                  Tutti i contratti, salvo quelli nulli (ma la declaratoria di nullità  in caso di disaccordo compete al giudice), hanno forza di legge tra le parti, dunque devono per forza valere in giudizio.

                  Lo stesso si può dire per le consulenze che non sono ad appannaggio dei soli avvocati.
                  Le consulenze che non sono appannaggio degli avvocati non sono riconducibili al concetto di "solicitor", poiché il solicitor non è un consulente, bensì una persona che esercita una parte della professione di avvocato. In altre parole, quello che fa il solicitor fa parte, in Italia, delle materie riservate all'avvocato, e, insieme con quello che fa il barrister, integra le competenze di un avvocato. Poi magari farà  anche altro (come in Italia gli avvocati fanno anche altro, anche se la consulenza giuridica d'impresa, anche in materia contrattuale, è più cosa che fanno i dottori commercialisti e, per quanto concerne i contratti di lavoro, i consulenti del lavoro).
                  Ribadisco che non è possibile essere contemporaneamente lavoratori dipendenti e consulenti: per i dipendenti pubblici è proprio vietato (non c'è niente di penale, ma si rischia il posto; se lo si fa in nero e di nascosto, è più difficile essere scoperti ma in quel caso si violano le norme di carattere fiscale, in quanto non si fattura il proprio operato; se lo si fa sotto il nome di un altro consenziente, allora, siccome il vantaggio che ne si trae è finalizzato ad aggirare un divieto, allora si commette il reato di cui al 494, sostituzione di persona) e per i dipendenti di imprese private (ivi comprese le banche) è generalmente vietato dai contratti collettivi. Questo indipendentemente dal fatto che l'attività  di consulenza (dunque di lavoro autonomo) che si svolge sia riconducibile o meno alla professione di avvocato. In quest'ultimo e solo in quest'ultimo caso ci sarebbero anche il 348 (in caso di esercizio abusivo) e il 498 (se ci si fa chiamare "avvocato"); quest'ultima fattispecie è stata depenalizzata e declassata a illecito amministrativo.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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