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Informatica o Sicurezza dei Sistemi e delle Reti?

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  • Informatica o Sicurezza dei Sistemi e delle Reti?

    Ciao forum, mi sono appena iscritto per fare una domanda di orientamento. Sono un liceale (attualmente frequento la quarta liceo scientifico scienze applicate) e sono convinto di scegliere una laurea magistrale in Sicurezza Informatica. Ciò di cui non sono sicuro è la triennale: Informatica oppure Sicurezza dei Sistemi e delle Reti?
    La cybersicurezza è la mia passione e il mondo che da tempo spero di trasformare un giorno in un lavoro. Ma ho vari dubbi, perché se da una parte Informatica offre una preparazione più generale e molto ampia su vari ambiti, Sicurezza invece è una sorta di Informatica snellita con qualche esame che parla di sicurezza, vulnerabilità , eccetera. Ho dei dubbi in merito a queste due facoltà  in quanto credo che Informatica riuscirà  ad offrirmi più possibilità  di lavoro ma allo stesso tempo ha molti più esami (circa una decina in più) di Sicurezza, e quindi diventa anche più difficile. Dall'altra parte Sicurezza Informatica è una facoltà  che mi inspira: pochi esami, mi piacciono tutti e tutti trattano la mia passione. Nonostante miro ad avere la magistrale in Sicurezza Informatica, non so da quale delle due triennali partire.

  • #2
    Benvenuto

    Secondo me avrebbe senso fare prima Informatica (laurea) e poi Sicurezza Informatica (Laurea Magistrale).

    Gli esami in più a Informatica servono a darti una visione più ampia di calcolo (dati, basi di dati, analisi dei dati), programmazione (algoritmi e linguaggi), e sistemi (infrastrutture e reti) che saranno essenziali quando dovrai affrontare la questione sicurezza.

    Inoltre è probabile che le due lauree (L+M) in Sicurezza abbiano parecchi esami "ridondati". Che se fossi un server andrebbe anche bene... ma tu sei uno studente e miri a imparare più cose piuttosto che ad avere una copia della tua conoscenza.

    Sicurezza che abreve andrà  riconsiderata... visto che si sta affacciando il discorso "quantum computing" (per esempio ma non solo).
    Bachelor Business Administration @John Cabot University
    CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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    • #3
      Benvenuto nel forum.

      Innanzitutto il termine "facoltà " non c'entra niente con ciò di cui stai parlando; la tua indecisione è tra due corsi di laurea, non tra due facoltà .

      Prima di darti un consiglio vorrei sapere a quale classe afferisce il corso di laurea in Sicurezza dei sistema delle reti; se è quello della Statale di Milano, è di classe L-31 e dunque cominciamo col dire che legalmente è sempre una laurea in Scienze e tecnologie informatiche (il valore legale del titolo è determinato dalla classe e non dalla sua denominazione, stabilita dalla singola sede e che rappresenta grossomodo un indirizzo).
      Il numero di esami dovrebbe essere al massimo 20 in entrambi i corsi.

      La differenza fondamentale è che la aurea in Sicurezza dei sistemi e delle reti è concepita come più professionalizzante, visto che indirizza a un campo ben preciso, dunque è più adatta a chi si voglia immettere immediatamente sul mercato del lavoro dopo la laurea, senza proseguire gli studi oppure proseguendoli lavorando.
      La laurea in Scienze e tecnologie informatiche invece offre una preparazione generale non particolarmente specializzata.

      Diciamo che scegliere il corso di laurea più specifico e poi proseguire con la magistrale in Sicurezza informatica significa, come già  giustamente segnalatoti da Federico, rischiare che la magistrale di riveli un ripasso generale, un riassunto, di quanto già  studiato in precedenza.
      Non hai valutato, comunque, una terza ipotesi, cioè quella di conseguire la laurea in Sicurezza e poi, lavorando, conseguire la magistrale in Informatica, che consente peraltro l'accesso all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di ingegnere.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #4
        Originariamente inviato da F3d3r1c0 Visualizza il messaggio
        Sicurezza che a breve andrà  riconsiderata... visto che si sta affacciando il discorso "quantum computing" (per esempio ma non solo).
        Quando hai tempo spiegami questa cosa perchè mi interessano le ipotesi futuristiche.
        Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
        digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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        • #5
          Originariamente inviato da F3d3r1c0 Visualizza il messaggio
          Inoltre è probabile che le due lauree (L+M) in Sicurezza abbiano parecchi esami "ridondati". Che se fossi un server andrebbe anche bene... ma tu sei uno studente e miri a imparare più cose piuttosto che ad avere una copia della tua conoscenza.
          Grazie per la tua risposta. Sul sito dell'Università  Statale di Milano avevo letto che chi proviene da Sicurezza ha dei complementi (una volta che si affronta la magistrale alla quale miro) in quelle materie che tu hai detto essere ridondanti... e avevo paura di perdermi questi complementi ai quali in teoria sarei interessato nel caso in cui avessi fatto Sicurezza alla triennale. Inoltre ho varie lacune nel mio sapere sul mondo delle Università , infatti credevo che alcuni esami perfettamente uguali non dovessi ripeterli di nuovo, un po' come quando si passa da una facoltà  all'altra e si cercano i corrispettivi degli esami per integrare parzialmente o completamente i CFU, invece passando da triennale a magistrale a quanto pare questo non succede. Ti ringrazio, ora sono più deciso sul fare Informatica anche se studiare sin da subito il mondo della cybersicurezza mi inspirava e continua ad inspirarmi molto come idea ;)

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          • #6
            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
            Diciamo che scegliere il corso di laurea più specifico e poi proseguire con la magistrale in Sicurezza informatica significa, come già  giustamente segnalatoti da Federico, rischiare che la magistrale di riveli un ripasso generale, un riassunto, di quanto già  studiato in precedenza.
            Non hai valutato, comunque, una terza ipotesi, cioè quella di conseguire la laurea in Sicurezza e poi, lavorando, conseguire la magistrale in Informatica, che consente peraltro l'accesso all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di ingegnere.
            Ti ringrazio per la risposta. Ripeto, come avevo detto a Federico, che credevo che in realtà  nella magistrale ci fossero dei complementi rispetto alla corrispettiva triennale. Hai detto bene, non voglio assolutamente spendere soldi inutilmente per fare un ripasso generale, e inoltre scegliere Informatica pura alla ttriennale mi permetterebbe di avere un background più ampio e soprattutto una offerta lavorativa migliore. Ti ringrazio anche del consiglio suggerito, ovvero di fare una triennale in Sicurezza e una magistrale in Informatica, ma non voglio diventare un ingegnere e troppa informatica generale non fa per me, vorrei essere specializzato nell'ambito della cybersecurity e ho le capacità  per farlo, spero che sia così :) Grazie ancora, ora sono più deciso sulla mia scelta, probabilmente prenderò informatica e di conseguenza una magistrale in sicurezza informatica.

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            • #7
              Originariamente inviato da Gianla Visualizza il messaggio
              Sul sito dell'Università  Statale di Milano avevo letto che chi proviene da Sicurezza ha dei complementi (una volta che si affronta la magistrale alla quale miro) in quelle materie che tu hai detto essere ridondanti...
              Mah. A meno che tu non ti riferisca a debiti in ingresso, che si traducono in obblighi formativi aggiuntivi (non ho guardato il regolamento didattico del corso di laurea magistrale di tuo interesse e dunque non so quali siano i requisiti di accesso ad esso), probabilmente, essendo la platea di riferimento quella dei laureati interni, probabilmente sono disponibili due piani di studio differenti o i docenti semplicemente prevedono programmi differenziati, ma sta' pur sicuro che alla lunga 'sta cosa finirà , ché (aferesi di perché) ogni volta che gli atenei si sono messi a fare cose del genere hanno cambiato strategia nel giro di un ciclo, in quanto certe differenziazioni sono difficilmente sostenibili.

              Inoltre ho varie lacune nel mio sapere sul mondo delle Università , infatti credevo che alcuni esami perfettamente uguali non dovessi ripeterli di nuovo
              Ogni ciclo fa storia a sé, sicché se tu hai sostenuto un esame nel primo ciclo e te ne ritrovi uno con identica o analoga denominazione nel secondo, anche se hanno uguali pure il settore scientifico-disciplinare e perfino l'esatto peso in crediti, l'esame del secondo non ti può essere convalidato. Anche perché per conseguire una laurea devi maturare almeno 180 crediti e per conseguire una laurea magistrale almeno 120 crediti propri del corso di laurea magistrale (solo i crediti dei master universitari di primo livello possono essere riciclati nei corsi di laurea magistrale in quanto fanno parte entrambi del secondo ciclo). Poi vi sono varie interpretazioni sui crediti eventualmente sovrannumerarà® (derivanti da esami sostenuti al di fuori del piano carriera o anche collegati ad esso ma eccedenti rispetto ai crediti previsti dall'ordinamento), che si traducono in orientamenti diversi nei vari atenei, ma la regola generale è questa.
              In rari casi è consentito, se l'esame si è già  sostenuto, di sostituirlo; in casi ancora più rari ciò è obbligatorio, ma è evidente che questa disposizione si può applicare solo ai laureati interni e solo laddove non vi sia distinzione nell'offerta didattica dei due cicli, cosicché anche come insegnamenti a scelta è possibile attingere sia dai corsi di laurea sia dai corsi di laurea magistrale e pertanto si tratta proprio dello stesso insegnamento (stesso codice).
              In ogni caso, al di là  degli aspetti formali, quando Federico parlava di ridondanza si riferiva anche ad aspetti più sostanziali. A me è capitato di sostenere esami con programmi simili anche nell'à mbito del medesimo corso!

              un po' come quando si passa da una facoltà  all'altra
              Da un corso di studi a un altro, non da una facoltà  a un'altra.
              Le facoltà , che nemmeno esistono più nella maggior parte delle università , sono strutture di raccordo.

              passando da triennale a magistrale
              Non si può passare da un corso di laurea (quella che tu chiami triennale) a un corso di laurea magistrale, a meno che non sia una laurea magistrale a ciclo unico.

              studiare sin da subito il mondo della cybersicurezza mi inspirava e continua ad inspirarmi molto come idea ;)
              Se la cosa ti ispira iscriviti a quel corso, poi al dopo la laurea penserai dopo la laurea.

              una offerta lavorativa migliore.
              Gli sbocchi lavorativi non dipendono dalla denominazione del corso.

              Ti ringrazio anche del consiglio suggerito, ovvero di fare una triennale in Sicurezza e una magistrale in Informatica, ma non voglio diventare un ingegnere e troppa informatica generale non fa per me, vorrei essere specializzato nell'ambito della cybersecurity e ho le capacità  per farlo, spero che sia così :)
              Ricorda che a parità  di tutte le altre variabili gli ingegneri sono sempre preferiti.
              Ultima modifica di dottore; 23-12-2020, 11:00.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                Quando hai tempo spiegami questa cosa perchè mi interessano le ipotesi futuristiche.
                Banalmente il problema è che la sicurezza informatica si basa sul presupposto che alcune pratiche siano "economicamente" svantaggiose.

                Mi spego meglio. Una password con cifraura a 8bit, con il software di "brute force" corretto ed un processore di ultima generazione la si forza in pochi secondi. Quindi io con pochi spiccioli e pochi secondi trovo la tua password.

                Per una password a 16 bit passiamo a qualche minuto/ora.... per una a 64bit ci vuole qualche mese/anno... sui 128bit si parla di qualche centinaio di anni... 1024bit incomincia a essere qualcosa di inimagginabile... ma possiamo andare oltre.

                Adesso, se noti io ho cambiato solo una porzione dell'equazione... ovvero la lunghezza/complessità /robustezza della password. Ho lasciato inalterato il sistema di riferimento (il processore di ultima generazione).

                Il problema è che avendo soldi e mezzi (e qui mi ricollego al discorso riguardo al "vantaggio/svantaggio economico"), il procesore diventa I PROCESSORI, o volendo un CLUSTER DI PROCESSORI. E dove a casa giochiamo con computer con all'interno processori con 2/4/8 core fisici... nei server ci sono tranquillamente processori a 16/24/32 core ed oltre (prova a immaginare la differenza tra un 4 ed un 64 core). E nei datacenter ci sono tranqullamente migliaia di server (quindi anche 64.000 core). Ed i datacenter possono essere interconnessi tra loro... quindi potresti avere più datacenter che si stanno occupando del problema della tua password.

                Questo per inziare...

                Non a caso infatti oggi le password arrivano ad avere un complessità  anche a 4096bit... ma per roba strategica militare mi aspetto complessità  anche maggiori.

                Poi però ti arriva il quantum computing... un giochino che permette di avere POTENZIALMENTE capacità  di calcolo mostruosamente maggiori.
                E tutte le tecniche usate fino ad ora per proteggere i nostri dati risulteranno essere davvero obsolete (quindi inutili).

                ---

                giusto per intendersi... tutto questo discorso non tiene conto di due fattori che potrebbero essere determinanti (ed a volte lo sono):
                • del problema UMANO (e quindi tramite tecniche di fishing è l'utente a dare la porpria password)
                • del fatto che se il software ha una backdoor per entrare ci vogliono secondi anche con una password a un milione di bit
                Bachelor Business Administration @John Cabot University
                CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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                • #9
                  Piccolo appunto a tutto quello che ho scritto e letto...

                  Quando si parla di Informatica, l'argomento è davvero immenso. In qualche modo puoi paragonarla senza troppi problemi a Medicina con tutte le sue declinazioni.
                  Esempio?
                  • Infrastrutture (ced, server farm ...)
                  • Hardware (pc, server, cluster di server, rack, ced, server farm)
                  • Sistemi
                  • Sistemi Operativi (windows, linux, unix, macosx, AIX...)
                  • Software (produzione, gestionale, ...)
                  • Programmazione (java, pyton, c++, assembly ... ... ...)
                  • Database (db2, oracle, MySQL, SQL, ... ...)
                  • Reti (wired, wireless, ottiche ...)
                  • Sicurezza (fisica, ... ... ...)
                  • Interfacce


                  per ogniuna di queste voci (che evidentemete NON sono tutte, nè sono messe in ordine di importanza) ci sono una miriade di sottovoci che andrebbero analizzate.

                  Con questo cosa voglio dire? Che la LAUREA è essenziale, e almeno in questo ambito di studi, più è "omnicomprensiva" (quindi meno specializzata), meglio è. Ci penserai con la magistrale ad incanalarti in una strada precisa, e poi con le certifiche tecniche aumenterai la complessità  della tua formazione.

                  Specializzarti da subito potrebbe essere un booster per la tua carriera nel senso che raggiungeresti in meno tempo un X risultato... ma avresti sempre delle lacune spaventose in tutto quello che ti gira attorno.

                  Se vuoi posso farti qualche esempio... ma dopo che ora ho il capo che mi sta squadrando male...
                  Bachelor Business Administration @John Cabot University
                  CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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                  • #10
                    Originariamente inviato da F3d3r1c0 Visualizza il messaggio
                    Banalmente il problema è che la sicurezza informatica si basa sul presupposto che alcune pratiche siano "economicamente" svantaggiose.

                    Mi spego meglio. Una password con cifraura a 8bit, con il software di "brute force" corretto ed un processore di ultima generazione la si forza in pochi secondi. Quindi io con pochi spiccioli e pochi secondi trovo la tua password.

                    Per una password a 16 bit passiamo a qualche minuto/ora.... per una a 64bit ci vuole qualche mese/anno... sui 128bit si parla di qualche centinaio di anni... 1024bit incomincia a essere qualcosa di inimagginabile... ma possiamo andare oltre.

                    Adesso, se noti io ho cambiato solo una porzione dell'equazione... ovvero la lunghezza/complessità /robustezza della password. Ho lasciato inalterato il sistema di riferimento (il processore di ultima generazione).

                    Il problema è che avendo soldi e mezzi (e qui mi ricollego al discorso riguardo al "vantaggio/svantaggio economico"), il procesore diventa I PROCESSORI, o volendo un CLUSTER DI PROCESSORI. E dove a casa giochiamo con computer con all'interno processori con 2/4/8 core fisici... nei server ci sono tranquillamente processori a 16/24/32 core ed oltre (prova a immaginare la differenza tra un 4 ed un 64 core). E nei datacenter ci sono tranqullamente migliaia di server (quindi anche 64.000 core). Ed i datacenter possono essere interconnessi tra loro... quindi potresti avere più datacenter che si stanno occupando del problema della tua password.

                    Questo per inziare...

                    Non a caso infatti oggi le password arrivano ad avere un complessità  anche a 4096bit... ma per roba strategica militare mi aspetto complessità  anche maggiori.

                    Poi però ti arriva il quantum computing... un giochino che permette di avere POTENZIALMENTE capacità  di calcolo mostruosamente maggiori.
                    E tutte le tecniche usate fino ad ora per proteggere i nostri dati risulteranno essere davvero obsolete (quindi inutili).

                    ---

                    giusto per intendersi... tutto questo discorso non tiene conto di due fattori che potrebbero essere determinanti (ed a volte lo sono):
                    • del problema UMANO (e quindi tramite tecniche di fishing è l'utente a dare la porpria password)
                    • del fatto che se il software ha una backdoor per entrare ci vogliono secondi anche con una password a un milione di bit
                    Grazie per l'approfondimento, molto interessante.
                    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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                    • #11
                      Originariamente inviato da F3d3r1c0 Visualizza il messaggio
                      del problema UMANO (e quindi tramite tecniche di fishing è l'utente a dare la porpria password)
                      Il "virus" peggiore da quando hanno inventato i PC: l'utente

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                      • #12
                        Originariamente inviato da Marius Visualizza il messaggio
                        Il "virus" peggiore da quando hanno inventato i PC: l'utente


                        Vero.. però diciamo che la colpa è anche e soprattutto di chi non fornisce le adeguate conoscenze agli studenti...

                        Che una persona di 60/70/80 anni abbia problemi con il computer oppure sia più incline a farsi truffare online diciamo che è un qualcosa che posso aspettarmi.

                        Che succeda a utenti di 20/30 invece è ben più grave. I 20enni di oggi, sono nati nel 2000... Il computer non costava una barca, e il sistema operativo dell'epoca era principalmente Win2000. Sistema operativo relativamente semplice, abbastanza robusto e graficamente appagante. I ventenni (oggi) sono praticamente nativi digitali... E credo che abbiano fatto anche un certo numero di ore di informatica nei licei o negli istituti professionali. Il fatto che si facciano fregare online o che becchino virus è indice di scarsissima alfabetizzazione digitale.

                        Umh... meglio se lascio perdere questo argomento che finisce male
                        Bachelor Business Administration @John Cabot University
                        CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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                        • #13
                          Originariamente inviato da F3d3r1c0 Visualizza il messaggio
                          Piccolo appunto a tutto quello che ho scritto e letto...

                          Quando si parla di Informatica, l'argomento è davvero immenso. In qualche modo puoi paragonarla senza troppi problemi a Medicina con tutte le sue declinazioni.
                          Dunque sempre meno che le scienze giuridiche ed economiche

                          per ogniuna
                          Ognuna

                          Con questo cosa voglio dire? Che la LAUREA è essenziale
                          Sicuramente tu sei più esperto di me al riguardo, ma non sono sicurissimo di questa cosa.
                          Forse le cose sono cambiate, ma ti racconto una cosa e tu dimmi se corrisponde alla tua esperienza. Tra 2002 e il 2004-2005 la città  dove vivevo pullulava di agenzie per il lavoro (all'epoca chiamate agenzie di lavoro interinale), oggi quasi tutte fallite, le quali cercavano prevalentemente (se non quasi esclusivamente) informatici. Mi soffermavo spesso a leggere gli annunci cercando qualcosa per me, e sistematicamente in quelli per informatici alla voce "requisiti richiesti" leggevo «diploma di perito informatico oppure laurea in informatica o ingegneria informatica» oppure «diploma e/o laurea in discipline informatiche». Qualche volta chiedendo il motivo per cui venivano messi sullo stesso piano i diplomati e i laureati mi veniva risposto che non era importante avere la laurea per lavorare nel settore e che addirittura a parità  di altri requisiti si preferisce il diplomato perché lo si può pagare meno. In realtà  le mansioni erano le stesse e dunque presumo anche il livello contrattuale, ma un selezionatore una volta mi disse che un laureato pensa di avere prospettive di crescita e conseguentemente avrà  delle pretese che non ci si aspetta da un diplomato.

                          e almeno in questo ambito di studi, più è "omnicomprensiva" (quindi meno specializzata), meglio è. Ci penserai con la magistrale ad incanalarti in una strada precisa
                          Anche qui ritengo di dissentire.
                          Il tuo consiglio è utilissimo per qualcuno che pianifica già  di studiare 5 anni di fila senza lavorare, cosa che io sconsiglio categoricamente per qualsiasi à mbito di studio per le motivazioni che già  conosci. Conseguire una laurea magistrale in immediata successione alla laurea, nella stessa università  e in un à mbito percepito come in stretta continuità  a mio avviso svaluta moltissimo il titolo. Dobbiamo entrare nell'ottica di idee che la laurea è una laurea, non una laurea breve, non una mezza laurea, non una laurea triennale, un titolo finito e non uno step per arrivare alla laurea magistrale, che è un titolo in più e non un completamento della laurea corta per farla diventare lunga. Quando sento le oche dire «sono una studentessa: mi mancano 5 esami per la laurea» e poi scopro che sono laureate e stanno studiando per la magistrale vado in escandescenze, per non parlare di quelli che «prima della laurea avevo conseguito una triennale in”¦». In Inghilterra, ove il sistema a tre cicli esiste sin dal Medioevo, nessuno si sognerebbe di parlare in questo modo! Ti dicono «I'm a grad(uate) stud(ent)» e dopo che conseguono il master's degree dicono «I've two degrees», perché così è.
                          A mio avviso l'obiettivo che tu ti poni si può raggiungere tranquillamente al contrario, prendendo la laurea in Sicurezza, immettendosi immediatamente nel mercato del lavoro (sfruttando anche la giovane età ) e quindi proseguendo gli studi con calma con la laurea magistrale in Informatica, al fine di ampliare le proprie conoscenze.
                          Poi bisogna vedere quanto è veramente specializzante 'sto corso di laurea. Un tipo che frequentavo anni fa era iscritto al corso di laurea in Scienze di Internet alla facoltà  di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Alma mater studiorum Università  di Bologna, afferente all'allora classe 26, Scienze e tecnologie informatiche (era l'ordinamento di cui al decreto MURST 509/1999), e non credere che tale corso si caratterizzasse chissà  quanto rispetto all'altro corso di laurea offerto dalla stessa facoltà  nell'à mbito della medesima classe, chiamato genericamente «Informatica». Una volta un professore oggi ordinario (all'epoca ancora associato, credo) che aveva partecipato alla progettazione di un corso di laurea mi confidò che il nome del corso era stato scelto per pure ragioni di marketing e cioè che i docenti del consiglio avevano la piena coscienza del fatto che esso non fosse aderente alla realtà , ma era stato concepito per attrarre iscritti, nella consapevolezza del fatto che il neodiplomato medio non si mette ad analizzare minuziosamente i piani di studio, ma si lascia trascinare dai nomi dei corsi di laurea, spesso senza avere neanche un'idea, ancorché vaga, di ciò che vi si studia. In termini di riscontri occupazionali funziona pressoché allo stesso modo: abbiamo detto spesso nel forum che, anche se le materie studiate sono le stesse, non sortisce lo stesso effetto nel potenziale datore di lavoro dire di essere laureati in Economia oppure in Scienze politiche, in Economia aziendale oppure in Scienze della comunicazione. Eppure sappiamo che già  nel vecchio ordinamento tra la laurea in Scienze politiche con indirizzo politico-economico e la laurea in Economia politica cambiava veramente poco: gli esami economici, economico-finanziari, statistici, storico-economici e matematici erano esattamente gli stessi e caratterizzavano circa la metà  dei rispettivi percorsi; in più Scienze politiche aveva due esami biennali di due diverse lingue straniere, per un totale di 25 annualità  (più una idoneità  di informatica in alcuni ordinamenti), e poi Storia moderna (in alcuni ordinamenti era obbligatorio anche l'esame di Storia contemporanea), Sociologia, Scienza politica oppure Scienza dell'amministrazione (in alcuni ordinamenti erano entrambi obbligatorà®), Storia delle dottrine politiche oppure Storia delle istituzioni politiche, Istituzioni di diritto pubblico, Diritto costituzionale italiano e comparato (in alcuni ordinamenti era obbligatorio anche Istituzioni di diritto privato), mentre a Economia politica, che prevedeva 24 annualità  (cui si affiancavano, in alcuni ordinamenti, una idoneità  di lingua straniera e/o una di informatica) c'erano Istituzioni di diritto privato, Istituzioni di diritto pubblico, Ragioneria generale e applicata. Con gli esami a scelta (non in opzione ma proprio a scelta libera) era possibile conseguire l'una o l'altra laurea esattamente con gli stessi esami.
                          Dunque direi pure che Scienze politiche era lievemente più impegnativo come percorso. E non vale la leggenda metropolitana secondo cui gli esami erano più facili, dato che in quasi tutti gli atenei lo stesso insegnamento era attivo presso una sola delle due facoltà , tra Economia e Scienze politiche, e l'altra lo mutuava.

                          Specializzarti da subito potrebbe essere un booster per la tua carriera nel senso che raggiungeresti in m
                          eno tempo un X risultato... ma avresti sempre delle lacune spaventose in tutto quello che ti gira attorno.
                          Lacune recuperabili con la laurea magistrale in Informatica.

                          E credo che abbiano fatto anche un certo numero di ore di informatica nei licei o negli istituti professionali.
                          Mi sa che credi male.
                          La scuola italiana con l'informatica ha sempre avuto un cattivo rapporto.
                          Il famoso trinomio «inglese, Internet e impresa» (le berlusconiane tre i) rimase uno slogan elettorale.
                          L'informatica, fatte salve sperimentazioni (compreso l'onnipresente PNI, che in gran parte dei casi si è rivelato un fallimento: prevedeva non ricordo se una o due ore di informatica affidate agli insegnanti di matematica, i quali non ne capivano niente. Il risultato era un potenziamento di fatto delle ore di matematica) e fatti salvi pochi anni (non finirono neanche un ciclo quinquennale) nella scuola primaria nella prima dècade degli anni 2000, non è mai stata insegnata come materia curriculare al di fuori degli specifici indirizzi dell'istituto tecnico industriale (perito industriale capotecnico con specializzazione in informatica, c.d. perito informatico) e dell'istituto tecnico commerciale (ragioniere e perito commerciale e programmatore) e di ciò che ne deriva adesso (istituto tecnico, settore tecnologico, indirizzo informatica e telecomunicazioni); non mi pare vi fosse pure un professionale che la prevedesse.
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                          • #14
                            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                            Dunque sempre meno che le scienze giuridiche ed economiche


                            Ognuna


                            Sicuramente tu sei più esperto di me al riguardo, ma non sono sicurissimo di questa cosa.
                            Forse le cose sono cambiate, ma ti racconto una cosa e tu dimmi se corrisponde alla tua esperienza. Tra 2002 e il 2004-2005 la città  dove vivevo pullulava di agenzie per il lavoro (all'epoca chiamate agenzie di lavoro interinale), oggi quasi tutte fallite, le quali cercavano prevalentemente (se non quasi esclusivamente) informatici. Mi soffermavo spesso a leggere gli annunci cercando qualcosa per me, e sistematicamente in quelli per informatici alla voce "requisiti richiesti" leggevo «diploma di perito informatico oppure laurea in informatica o ingegneria informatica» oppure «diploma e/o laurea in discipline informatiche». Qualche volta chiedendo il motivo per cui venivano messi sullo stesso piano i diplomati e i laureati mi veniva risposto che non era importante avere la laurea per lavorare nel settore e che addirittura a parità  di altri requisiti si preferisce il diplomato perché lo si può pagare meno. In realtà  le mansioni erano le stesse e dunque presumo anche il livello contrattuale, ma un selezionatore una volta mi disse che un laureato pensa di avere prospettive di crescita e conseguentemente avrà  delle pretese che non ci si aspetta da un diplomato.


                            Anche qui ritengo di dissentire.
                            Il tuo consiglio è utilissimo per qualcuno che pianifica già  di studiare 5 anni di fila senza lavorare, cosa che io sconsiglio categoricamente per qualsiasi à mbito di studio per le motivazioni che già  conosci. Conseguire una laurea magistrale in immediata successione alla laurea, nella stessa università  e in un à mbito percepito come in stretta continuità  a mio avviso svaluta moltissimo il titolo. Dobbiamo entrare nell'ottica di idee che la laurea è una laurea, non una laurea breve, non una mezza laurea, non una laurea triennale, un titolo finito e non uno step per arrivare alla laurea magistrale, che è un titolo in più e non un completamento della laurea corta per farla diventare lunga. Quando sento le oche dire «sono una studentessa: mi mancano 5 esami per la laurea» e poi scopro che sono laureate e stanno studiando per la magistrale vado in escandescenze, per non parlare di quelli che «prima della laurea avevo conseguito una triennale in”¦». In Inghilterra, ove il sistema a tre cicli esiste sin dal Medioevo, nessuno si sognerebbe di parlare in questo modo! Ti dicono «I'm a grad(uate) stud(ent)» e dopo che conseguono il master's degree dicono «I've two degrees», perché così è.
                            A mio avviso l'obiettivo che tu ti poni si può raggiungere tranquillamente al contrario, prendendo la laurea in Sicurezza, immettendosi immediatamente nel mercato del lavoro (sfruttando anche la giovane età ) e quindi proseguendo gli studi con calma con la laurea magistrale in Informatica, al fine di ampliare le proprie conoscenze.
                            Poi bisogna vedere quanto è veramente specializzante 'sto corso di laurea. Un tipo che frequentavo anni fa era iscritto al corso di laurea in Scienze di Internet alla facoltà  di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Alma mater studiorum Università  di Bologna, afferente all'allora classe 26, Scienze e tecnologie informatiche (era l'ordinamento di cui al decreto MURST 509/1999), e non credere che tale corso si caratterizzasse chissà  quanto rispetto all'altro corso di laurea offerto dalla stessa facoltà  nell'à mbito della medesima classe, chiamato genericamente «Informatica». Una volta un professore oggi ordinario (all'epoca ancora associato, credo) che aveva partecipato alla progettazione di un corso di laurea mi confidò che il nome del corso era stato scelto per pure ragioni di marketing e cioè che i docenti del consiglio avevano la piena coscienza del fatto che esso non fosse aderente alla realtà , ma era stato concepito per attrarre iscritti, nella consapevolezza del fatto che il neodiplomato medio non si mette ad analizzare minuziosamente i piani di studio, ma si lascia trascinare dai nomi dei corsi di laurea, spesso senza avere neanche un'idea, ancorché vaga, di ciò che vi si studia. In termini di riscontri occupazionali funziona pressoché allo stesso modo: abbiamo detto spesso nel forum che, anche se le materie studiate sono le stesse, non sortisce lo stesso effetto nel potenziale datore di lavoro dire di essere laureati in Economia oppure in Scienze politiche, in Economia aziendale oppure in Scienze della comunicazione. Eppure sappiamo che già  nel vecchio ordinamento tra la laurea in Scienze politiche con indirizzo politico-economico e la laurea in Economia politica cambiava veramente poco: gli esami economici, economico-finanziari, statistici, storico-economici e matematici erano esattamente gli stessi e caratterizzavano circa la metà  dei rispettivi percorsi; in più Scienze politiche aveva due esami biennali di due diverse lingue straniere, per un totale di 25 annualità  (più una idoneità  di informatica in alcuni ordinamenti), e poi Storia moderna (in alcuni ordinamenti era obbligatorio anche l'esame di Storia contemporanea), Sociologia, Scienza politica oppure Scienza dell'amministrazione (in alcuni ordinamenti erano entrambi obbligatorà®), Storia delle dottrine politiche oppure Storia delle istituzioni politiche, Istituzioni di diritto pubblico, Diritto costituzionale italiano e comparato (in alcuni ordinamenti era obbligatorio anche Istituzioni di diritto privato), mentre a Economia politica, che prevedeva 24 annualità  (cui si affiancavano, in alcuni ordinamenti, una idoneità  di lingua straniera e/o una di informatica) c'erano Istituzioni di diritto privato, Istituzioni di diritto pubblico, Ragioneria generale e applicata. Con gli esami a scelta (non in opzione ma proprio a scelta libera) era possibile conseguire l'una o l'altra laurea esattamente con gli stessi esami.
                            Dunque direi pure che Scienze politiche era lievemente più impegnativo come percorso. E non vale la leggenda metropolitana secondo cui gli esami erano più facili, dato che in quasi tutti gli atenei lo stesso insegnamento era attivo presso una sola delle due facoltà , tra Economia e Scienze politiche, e l'altra lo mutuava.


                            Lacune recuperabili con la laurea magistrale in Informatica.


                            Mi sa che credi male.
                            La scuola italiana con l'informatica ha sempre avuto un cattivo rapporto.
                            Il famoso trinomio «inglese, Internet e impresa» (le berlusconiane tre i) rimase uno slogan elettorale.
                            L'informatica, fatte salve sperimentazioni (compreso l'onnipresente PNI, che in gran parte dei casi si è rivelato un fallimento: prevedeva non ricordo se una o due ore di informatica affidate agli insegnanti di matematica, i quali non ne capivano niente. Il risultato era un potenziamento di fatto delle ore di matematica) e fatti salvi pochi anni (non finirono neanche un ciclo quinquennale) nella scuola primaria nella prima dècade degli anni 2000, non è mai stata insegnata come materia curriculare al di fuori degli specifici indirizzi dell'istituto tecnico industriale (perito industriale capotecnico con specializzazione in informatica, c.d. perito informatico) e dell'istituto tecnico commerciale (ragioniere e perito commerciale e programmatore) e di ciò che ne deriva adesso (istituto tecnico, settore tecnologico, indirizzo informatica e telecomunicazioni); non mi pare vi fosse pure un professionale che la prevedesse.
                            intanto BUON NATALE ;-)

                            ciò premesso, il problema delle lauree in materie scientifiche è che se non segue un percorso preciso, il risultato è a volte "interessante".

                            Ti faccio un esempio... la programmazione.
                            Chiunque può programmare. davvero... chiunque.
                            Ovviamente chi non ha particolari conoscenze (matematiche), non potrà  usare linguaggi troppo vicini all'hardware.

                            Piccola parentesi... ci sono vari linguaggi. Che vanno dall'hardware all'utilizzatore. Quelli più vicini all'hardware sono più potenti (si può fare praticamente tutto con l'hardware) ma molto più difficili. Quelli più vicini all'utente (programmazione a oggetti o ancora meglio visuale) è molto più facile ed intuitiva ma meno performante (in mezzo c'è una sorta di traduttore che traduce roba che capiamo noi, con roba che capisce l'hardware), e soprattutto non così versatile (non ci si può fare proprio tutto tutto).


                            Fatta questa premessa, i programmatori che hanno fatto informatica, li vedi lontano un chilometro. Magari non conoscono il linguaggio che usi tu (ma lo imparano in poco), ma le soluzioni che adottano sono sempre più lineari, più leggere, e più eleganti. E questo lo si ottiene solo in un modo. Facendogli fare una tonnellata di matematica ed esami che portano lo studente a saper astrarre (ed in informatica saper astrarre è tutto). Ah si... parecchi programmatori vengono proprio da matematica, statistica e fisica

                            I programmatori che hanno fatto ingegneria informatica invece di norma sono più pragmatici. Quello che funziona non si tocca. Generalmente a si occupano di sistemi, reti ed infrastrutture.

                            Poi ci sono i programmatori che hanno fatto corsi di specializzazione/alta formazione/certificazioni varie. E qui viene il bello.
                            Magari è gente che conosce a menadito il codice (quindi ti tirano su software che funzionano in poco tempo)... ma le soluzioni che adottano sono quasi sempre standard. E quando non conoscono la soluzione, partono di "workaround". E la particolarità  dei workaround è che funzionano fino a che non si verifica XYZ. E xyz di norma è un qualcosa di maledettamente nascosto (ma presente) che manda in vacca tutto.
                            E perchè succede? perchè non sapendo astrarre, non capendo la differenza tra un numero reale ed uno immaginario, usano il primo che gli capita perchè tanto è sempre andata bene così. Fino a quando non ci si accorge che ops... non funziona più nulla.

                            Adesso cosa voglio dire con tutto questo discorso?
                            Che come per medicina, se sei intenzionato a specializzarti in uno specifico settore (in questo caso sicurezza), se non parti da una base molto solida e genralista è molto probabile che difficilmente eccellerai.

                            Altro piccolo esempio? Facile.. le reti.
                            Adesso... le reti sono un argomento dove sono abbastanza forte. E stavo studiando per una certifica di un certo spessore. Nello specifico stavo studiando il subnetting.
                            Passa un mio amico matematico (che non sa NULLA di computer), mi chiede dove stessi trovando difficoltà  e ops... lui in poco tempo ha capito tutto, mentre io faticavo ad andare avanti.
                            Perchè? Perchè nelle reti si ragiona con gli indirizzi IP... che sono indirizzi numerici da 32bit (4byte). E la segmentazione si fa con giochetti matematici.
                            Banalmente se avessi fatto analisi 1 e 2 avrei avuto molti meno problemi.

                            Potrei andare avanti... ma fidati... uno che deve avere a che fare con la sicurezza informatica, avrà  a che fare con le reti e con la programmazione.
                            Meglio che sia davvero forte in matematica. Dalle basi
                            Bachelor Business Administration @John Cabot University
                            CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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                            • #15
                              poi appena posso ti rispondo anche sul resto
                              Bachelor Business Administration @John Cabot University
                              CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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