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Presunta differenza di difficoltà università del centro-nord vs università del sud

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  • Presunta differenza di difficoltà università del centro-nord vs università del sud

    Buonasera a tutti, sono nuovo del forum e mi scuso in anticipo se questo post dovesse essere off topic, ma nonostante siano passati ormai 10 anni dalla laurea ho ancora un dubbio che mi frulla in testa. Mi riferisco cioè alla qualità didattica dei vari atenei distribuiti lungo tutto lo stivale e in particolare alla presunta differenza di difficoltà nel conseguire la laurea tra le università del centro-nord e quelle del sud.
    Io ho fatto l'intero mio percorso universitario in una università del sud e raggiungere il traguardo ha richiesto abnegazione, impegno e sacrificio; nella mia personale esperienza ho trovato il percorso di laurea magistrale più impegnativo di quello triennale sia per quanto riguarda la difficoltà degli esami sia per il tirocinio. Senza contare il fatto che alla fine ho preso pure un voto finale più basso (108) rispetto al triennale (110).
    Ora, fatta questa premessa, ancora faccio fatica a digerire il luogo comune (foraggiato anche dalle classifiche stilate ogni anno che vedono gli atenei meridionali sempre in coda) secondo cui al sud ci si laurei più facilmente che al nord.
    Per questo chiedo a chi di voi ha avuto la possibilità di frequentare due atenei diversi (magari la triennale in uno e la magistrale in un altro o viceversa), esiste davvero questa differenza di difficoltà tra le varie università?

  • #2
    Ciao.

    Scusami ma esattamente quale graduatoria direbbe che al Sud è più facile laurearsi che al Nord?

    Non esistono classifiche sulle università che tengono conto della "facilità" o "difficoltà" del percorso accademico, anche perché sarebbero misurazioni impossibili.

    Esistono due tipi di rankings: quelli per gli addetti ai lavori, che di solito tengono conto solamente della quantità e della qualità della ricerca (secondo parametri generlamente riconosciuti nella comunità scientifica e, comunque, esplicitando le metodologie), e quelli più commerciali, che spesso tengono conto di questioni la cui rilevanza ai fini dichiarati perlomeno discutibile, come la qualità della comunicazione esterna, e perfino di elementi che esulano dal controllo degli atenei, come copertura delle borse di studio, facilità di reperimento degli alloggi per i fuorisede, qualità e costo della vita nelle città. Addirittura qualcuno tiene conto dell'andamento delle immatricolazioni (aumentano le immatricolazioni = l'università è migliore).
    ​​​​​​​Ci sono graduatorie che tengono conto del tasso di successo negli studi e del tasso di abbandono, ma considerano migliori gli atenei in cui si abbandona meno e ci si laurea prima, che è esattamente il contrario di quello che tu pensi: e anche la legislazione sul trasferimento dei fondi è espressamente finalizzata a incentivare la "produttività", tanto la ripartizione della componente premiale viene effettuata tenendo conto dei crediti medi conseguiti per studente in un anno solare.

    Va detto, peraltro, che la tua è di per sé una percezione distorta perché non è vero che gli atenei del Centro-Nord occupano stabilmente posizioni più elevate rispetto a quelli del Sud. Nei rankings internazionali è già tanto se le università italiane sono presenti: in quelli più generosi ce ne sono una decina su 96, e tra queste figurano università di tutte e 5 le aree statistico-geografiche in cui si riparte il nostro territorio (Italia nord-occidentale, Italia nord-orientale, Italia centrale, Italia meridionale e Italia insulare). Risultano quasi sempre favoriti gli atenei più grandi e penalizzati quelli medi e piccoli, con qualche significativa eccezione (vedi, tra le statali, la Parthenope). Nella classifica Censis (che in Italia è la più famosa perché è stata pubblicata per anni all'interno di una guida molto pubblicizzata che usciva con Repubblica, ma non è propriamente prestigiosa e non è che goda di chissà quale attendibilità) l'Università della Calabria è risultata più volte al primo posto nella sua categoria: la particolarità di questa classifica è che in realtà è composta da graduatorie differenziate in base alla governance (statale o non statale) e alle dimenioni degli atenei, così da non scontentare nessuno visto che in questo modo le graduatorie sono tutte molto corte e la forbice dei punteggi tra di esse non è chissà cosa (comuque nessuna raggiunge il massimo e tutte superano ampiamente la sufficienza). Inoltre i politecnici, che sono solo 4 (ma il Censis considera un politecnico l'Università Iuav di Venezia e non considera un politecnico l'Università politecnica delle Marche), sono classificati ancora a parte, cosa che avrebbe senso se si facesse lo stesso con altre università fortemente specializzate e non generaliste, ma purtropppo non è così. Guadando le serie storiche del Censis direi che innanzitutto le fluttuazioni sono molte, e poi che gli atenei che più frequentemente si collocano ai primi posti sono alcuni dell'Italia centrale, ma per esempio la Sapienza, che invece molti rankings internazionali risulta la prima in Italia e non solo, per il Censis non mi pare sia mai stata prima, mentre Pavia, Genova, Perugia, Palermo, Catania, Modena e Reggio Emilia, Pisa e la Sant'Anna di Pisa, che per il QS sono le peggiori università italiane perlomeno per alcuni gruppi disciplinari, per il Censis sono tutti buoni o ottimi atenei (Pavia per il 2023-2024 è addirittura al primo posto della sua categoria). Ricompilando la classifica per punteggio e senza tenere conto delle suddivisioni, la situazione italiana per il 2023-2024 risulta la seguente:
    1. Camerino (101.7 punti)
    2. Trento e Politecnico di Milano ex æquo (96.2 punti)
    3. Udine (93.7 punti)
    4. Siena (93 punti)
    5. Sassari (92.3 punti)
    6. Università politecnica delle Marche (91.8 punti)
    7. Politecnico di Torino (91.5 punti)
    8. Roma Luiss "Guido Carli" (91.4 punti)
    9. Trieste (91.3 punti)
    10. Pavia (91.2 punti)
    11. Perugia (90.5 punti)
    12. Milano Bocconi (90.4 punti)
    13. Calabria (90.2 punti)
    14. Alma mater studiorum Università di Bologna (89.7 punti)
    15. Ca' Foscari (89 punti)
    16. Libera università di Bolzano (88.6 punti)
    17. Padova e Brescia ex æquo (87.5 punti)
    18. Salento e Parma ex æquo (87.2 punti)
    19. Salerno (87 punti)
    20. Cagliari (86.8 punti)
    21. Politecnico di Bari e Venezia Iuav ex æquo (86.5 punti)
    22. Tuscia (86 punti)
    23. Milano-Bicocca (85.7 punti), Roma Sapienza e Macerata ex æquo (85.7 punti)
    24. Modena e Reggio Emilia (85.2 punti)
    25. Roma Tor Vergata (85 punti)
    26. Genova (84.5 punti)
    27. Bergamo e Cassino ex æquo (84.3 punti)
    28. Piemonte orientale "Amedeo Avogadro" (84.2 punti)
    29. Sannio, Verona e Pisa ex æquo (84 punti)
    30. Milano Statale (83.7 punti)
    31. Reggio di Calabria "Mediterranea" (83.5 punti)
    32. Firenze (83.3 punti)
    33. Napoli Parthenope e Insubria ex æquo (83.2 punti)
    34. Paelermo (83 punti)
    35. Napoli "Luigi Vanvitelli" e Urbino "Carlo Bo" ex æquo (82.3 punti)
    36. Foggia (81.8)
    37. Ferrara e Milano Iulm ex æquo (81.2 punti)
    38. Torino (80.7 punti)
    39. Teramo (80 punti)

    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Grazie dottore, ora mi sono più chiari i parametri che vengono presi in considerazione per stilare queste graduatorie.
      Se mi posso permettere però vorrei approfittarne della tua esperienza in ambito accademico per chiedere una tua opinione personale: credi che la qualità didattica e (semplicisticamente) la "difficoltà" di un determinato corso di laurea siano pressoché simili da nord a sud nei vari atenei (a dispetto dei luoghi comuni che vedono quelli del sud più facili e di manica larga nell'elargire voti alti al conseguimento del titolo)?

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      • #4
        Originariamente inviato da Scienzemfn Visualizza il messaggio
        Grazie dottore, ora mi sono più chiari i parametri che vengono presi in considerazione per stilare queste graduatorie.
        Se mi posso permettere però vorrei approfittarne della tua esperienza in ambito accademico per chiedere una tua opinione personale: credi che la qualità didattica e (semplicisticamente) la "difficoltà" di un determinato corso di laurea siano pressoché simili da nord a sud nei vari atenei (a dispetto dei luoghi comuni che vedono quelli del sud più facili e di manica larga nell'elargire voti alti al conseguimento del titolo)?
        Inannzitutto io vorrei capiere di quali luoghi comuni stai parlando. A Napoli ad esempio luogo comune è che al Sud le università sono più «difficili» e ho sentito spesso dire la stessa cosa a Catania e Palermo, e anche da parte di siciliani andati a studiare Bologna perché asserivano candidamente che fosse più facile. La differenza è che in Sicilia cindono il concetto di difficoltà da quello del prestigio, infatti spesso mi son sentito dire che a Bologna «la laurea è più facile ma vale di più», e la stessa cosa mi è stata detta da studenti di ingegneria fuggiti da quella che all'epoca si chiamava Università degli studi di Ancona per trasferirsi a Bologna, invece a Napoli se la tirano e se la menano anche sul prestigio della Federico II, infatti il fridericano medio pensa che la sua università sia la migliore d'Italia (il che dato il provincialismo che ci contraddistingue vale a dire del mondo) e nemmeno considera l'esistenza delle altre università partenopee (infatti spesso i fridericani dicono «mi sono laureato all'Università di Napoli» come se la loro fosse l'unica. Dopodiché ci sono i vanvitelliani e i partenopeini che quando vanno fuori ci marciano dicendo genericamente «a Napoli» nell'errata convinzione, per non dire illusione, che il brand dello Stupor mundi, con cui cercano artatamente di confondersi, sia universalmente riconosciuto).

        Già abbiamo parlato spesso nella discussione del fatto che i pregiudizi variano nel tempo e nello spazio e come tali andrebbero presi con le molle.

        Io sono una persona molto razionale e dunque tendo sempre a confrontare la mia personale percezione con i dati e non faccio cherry picking. Anzi, spesso neanche ho una percezione ma mi costruisco un'opinione solo dopo avere avuto modo di analizzare elementi razionali, che tutt'al più confronto con i preconcetti che sento veicolare in giro, che non sono di certo i miei. Ebbene, a me a giudicare dai dati sembra che l'unico ateneo che si merita la fama di essere "tosto" è l'Università degli studi di Padova, che effettivamente è assai più stretto di voti rispetto alla media. Attenzione, però, a tirare facili conclusioni, perché i voti mediamente molto più bassi della media si prestano a una duplice lettura: maggiore severità e dunque selezione, oppure, al contrario, coloro che altrove vengono bocciati qui vengono fatti passare con voti bassi. E quindi dovremmo consultare anche i tassi di produttività, che però seppur vengono raccolti non sono facili da reperire in quanto non vengono pubblicati. Poi c'è da considerare l'utenza: siamo sicuri che alcuni corsi di laurea siano «facili», oppure attraggono studenti non particolarmente dotati, e/o comunque con basse aspettative su sé stessi (per scarsa fiducia, scarsa autostima, scarsa propensione all'eccellenza, scarso impegno, scarsa volontà, basse ambizioni dovute a estrazione economico-sociale o qualsiasi altra ragione), proprio perché hanno la nomea di essere facili?

        Anche i piccoli atenei, se statali, solitamente godono di minor fama rispetto a quelli grandi, e allora? Il percorso universitario è fatto di tantissime variabili.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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