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UNIVERSITA'  TELEMATICA, UNITELMA O UNICUSANO?

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  • UNIVERSITA'  TELEMATICA, UNITELMA O UNICUSANO?

    Ciao a tutti, vorrei iscrivermi ad un università telematica e dopo numerose ricerche sono andata per esclusione ed adesso mi ritrovo in bilico tra la UNITELMA e la UNICUSANO.
    Unitelma offre un prezzo molto vantaggioso per gli under 26 ma di contro non offre spiegazioni dettagliate sulle modalità d'esame, o di studio.
    Mentre Unicusano è molto dettagliata e sembra molto organizzata per quanto riguarda sia gli esami che i metodi di studio ma di contro ha prezzi molto più alti.
    recensioni su queste due università ? consigli da chi ha già intrapreso questo percorso di studi?

    inoltre, tutti i materiali che forniscono, quali videolezioni, esercitazioni etc.. , sono sufficienti per poter sostenere gli esami o mi ritroverò a dover acquistare libri dai prezzi esorbitanti?

  • #2
    Ciao, benvenuta!
    Fossi in te userei la funzione "Cerca" del forum in alto a destra: Dottore ha fatto una panoramica sull'Unitelma da leccarsi i baffi.
    L'Unicusano ha qualche problema: oltre al voto condizionato dell'ANVUR che la mette a rischio accreditamento sta alzando esponenzialmente la retta senza spiegarne il motivo.
    Parliamo di telematiche ininterrottamente da più di 5 anni quindi il minimo che puoi fare è rimboccarti le maniche e leggere i vecchi messaggi.
    Ciao!

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    • #3
      Chiaraalessia, in Unitelma funziona tutto come in una università  tradizionale, né più né meno; è soltanto più efficiente nella gestione dei processi, con una burocrazia ridotta al minimo indispensabile e con espletamento delle pratiche a distanza. Agli esami, esattamente come nella classica università  statale, trovi docenti con pretese più o meno ampie, più o meno larghi di voti, più o meno propensi all'aiuto o alla bocciatura (per ragioni anche pretestuose). Nella maggior parte dei casi sono fornite solo videolezioni, a volte anche molto datate (ad esempio per Economia aziendale ci sono video risalenti a dieci anni fa e nel frattempo il docente è pure cambiato, ma questo cà pita quando non ci sia bisogno di attualizzare il programma), accompagnate da slides. Però esistono dei gruppi su Facebook, ad accesso riservatissimo (i moderatori ti ammettono solo se mandi copia del certificato di iscrizione), in cui ci si scambiano dispense, appunti e altro materiale, nello spirito dell'auto-mutuo aiuto tra studenti, sempre come avviene nelle altre università  tradizionali.
      L'interazione con i docenti è limitata; alcuni non rispondono alle mail e nella mia esperienza c'è anche una scarsa generale propensione al ricevimento. Quando vai a fare gli esami molti vogliono vedere i libri, specie se scritti da loro (questo è un classico della Sapienza e della Federico II).
      Insomma, i difetti dell'università  tradizionale ci sono quasi tutti, ma in compenso la qualità  è garantita e per superare gli esami bisogna studiare, senza scorciatorie (con programmi oltretutto mediamente più lunghi rispetto a quelli dell'università  che ho frequentato prima, statale, a parità  di crediti).
      Gli esami sono prevalentemente orali, altrimenti scritti e orali nello stesso giorno. Gli esami fuori sede si tengono con le stesse modalità  di quelli in sede e se sono scritti si spostano membri della commissione (mentre altri atenei affidano il controllo ai gestori del polo, che poi in teoria trasmettono i compiti per la correzione ai docenti); se sono orali o si spostano oppure fanno l'esame in audiovideoconferenza remota, ma lo studente deve essere collegato dal polo.
      Non è possibile rifiutare l'esame una volta che il docente lo ha verbalizzato, quindi attenzione se è solo scritto (però a me esami solo scritti, come detto, non sono mai capitati).
      Esami a crocette non esistono e le modalità  di esaminazione scritta mi sono risultate mediamente più difficili rispetto a quelle cui ero abituato nel precedente ateneo, se non altro per i tempi dati. Sinceramente ho trovato l'esame di Economia aziendale più difficile di alcune prove concorsuali.
      Ah, un'altra cosa: se ti convalidano degli esami solo parzialmente, scòrdati che l'esame integrativo costituisca una reale integrazione. I docenti non sono propensi ad accordare programmi integrativi: si limitano a scorporare argomenti dal programma intero e spesso questo scorporo non è affatto proporzionato ai crediti che ti dovrebbero eliminare, sicché di fatto è come sostenere l'intero esame. Questo accade sia se la fonte della convalida è lo stesso esame sia se la fonte della convalida è un esame diverso oppure i massimo 12 crediti riconoscibili per competenze: nel primo caso se obietti qualcosa ti rispondono che se già  conosci la materia non hai bisogno di ristudiare da capo, nel secondo che se un'altra materia ti è stata riconosciuta per quella vuol dire che tu devi avere cognizione almeno dei concetti base di quello e loro devono verificarlo.

      Unicusano credo sia sicurmente più facile, anche se non è la passeggiata che alcuni vogliono far credere, in particolar modo gli orientatori-venditori che a uno che proviene da un ateneo in cui gli mancano 2 esami gli dicono che trasferendosi a Unicusano ne dovrebbero sostenere 9 ma possono stare tranquilli perché ci metterebbero lo stesso tempo.
      So che anche alla UniCusano è spesso richiesto o comunque necessario acquistare libri.

      Inoltre permettimi di dire che sul piano del prestigio non c'è paragone tra i due atenei, perché una cosa è dire che ci si è laureati alla costola telematica della Sapienza, ateneo cui è generalmente riconosciuto un certo prestigio, e altra cosa è dire di essersi laureati in una università  telematica, sebbene la Cusano abbia aperto un campus in cui offre anche didattica in presenza.

      A Unitelma Sapienza inoltre hai a che fare con docenti di ottimo livello provenienti prevalentemente da Sapienza, Luiss e altri atenei romani, Fisciano e Napoli Federico II. A me non è capitato, ma credo ci siano anche docenti dell'Università  di Palermo poiché questa partecipa, a sua volta attraverso un consorzio, al consorzio che ha promosso l'Ateneo e ne supporta la gestione.

      A onor del vero devo dire che a questo giro Unitelma Sapienza ha avuto una valutazione condizionata, ma per ragioni che esulano dalla qualità  della didattica.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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      • #4
        Inoltre permettimi di dire che sul piano del prestigio non c'è paragone tra i due atenei, perché una cosa è dire che ci si è laureati alla costola telematica della Sapienza, ateneo cui è generalmente riconosciuto un certo prestigio, e altra cosa è dire di essersi laureati in una università  telematica, sebbene la Cusano abbia aperto un campus in cui offre anche didattica in presenza.
        "Ni": pregiudizi ce ne sono eccome e l'ho spiegato più di una volta, però ci sono telematiche che vengono considerate più serie come la Nettuno e la Marconi.
        Tu sminuisci sempre le valutazioni ANVUR (che comunque citi), però questa reputazione secondo me deriva dall'essere state fra le prime ad arrivare sul mercato.
        Sono convintissima che TUTTE le telematiche raggiungeranno standard qualitativi eccellenti in 5-7 anni.
        Più difficile dire cosa ne sarà  delle telematiche coi campus, perchè come ho già  detto devono pagare costi di manutenzione e tasse esorbitanti e quel modello sta fallendo clamorosamente.

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        • #5
          So che anche alla UniCusano è spesso richiesto o comunque necessario acquistare libri.
          Dipende molto dalla didattica della telematica, in generale nelle telematiche che offrono dispense e non slide il 99% degli studenti fa a meno di prendere i libri.
          Perchè devi prendere il libro se il professore ha scritto e messo in un PDF il riassunto di un riassunto?
          Soprattutto se sei uno studente lavoratore.

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          • #6
            Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggio
            "Ni": pregiudizi ce ne sono eccome e l'ho spiegato più di una volta, però ci sono telematiche che vengono considerate più serie come la Nettuno e la Marconi.
            Tu sminuisci sempre le valutazioni ANVUR (che comunque citi), però questa reputazione secondo me deriva dall'essere state fra le prime ad arrivare sul mercato.
            Sono convintissima che TUTTE le telematiche raggiungeranno standard qualitativi eccellenti in 5-7 anni.
            Più difficile dire cosa ne sarà  delle telematiche coi campus, perchè come ho già  detto devono pagare costi di manutenzione e tasse esorbitanti e quel modello sta fallendo clamorosamente.
            Io non sminuisco le valutazioni Anvur; cerco solo di prenderle per quello che sono, ridimensionando affermazioni tranchant al riguardo e cercando di ricondurle alla loro portata ideale.
            Procediamo con ordine:
            1. le valutazioni Anvur già  giuridicamente hanno un valore relativo: anche se l'accreditamento di un singolo corso di studio venisse negato (e non è mai successo), l'Anvur non avrebbe il potere di disporne la disattivazione direttamente, e anche se l'intera sede ricevesse E come valutazione questo non implicherebbe l'automatica soppressione della sede, ma costituirebbe solo un parere (peraltro non vincolante) nei confronti del Ministero. Il quale sinora non ha mai soppresso una sede e non ha neanche mai soppresso direttamente un corso di studi, il che sarebbe considerata un'indebita ingerenza nell'università  dell'autonomia: ha semmai creato le condizioni affinché le università  fossero costrette a deliberare la soppressione e l'accorpamento di corsi, introducendo dei requisiti inderogabili per potere attivare e tenere in vita dei corsi di studio e in particolare più corsi in un'unica classe, nonché prevedendo la possibilità  di attivare corsi interclasse, di fatto obbligatoria per potere contemporaneamente rispettare i parametri di docenza (50% minimo di docenti di ruolo interni) e di differenziazione (tutti i corsi dello stesso ciclo, anche di classi diverse, si debbono differenziare per almeno 60 crediti, ma quelli di primo ciclo afferenti alla stessa classe debbono averne anche 60 in comune, idealmente collocati al primo anno).
            L'unico effetto concreto che gli accreditamenti direttamente sortiscono è quello che ho fatto presente qualche giorno fa, relativo alla convalida dei crediti per studenti che cambiano corso di studio optando per un nuovo corso della stessa classe: in questo caso l'obbligo di convalidare almeno il 50% dei crediti effettivamente maturati non opera per i corsi a distanza non accreditati (artt. 3, cc. 8-9, decreto MIUR 16/03/2007*), fermo restando l'obbligo di garantire il più ampio riconoscimento possibile dei crediti motivando adeguatamente eventuali dinieghi.
            In altre parole, il valore legale dei titoli di studio conseguiti nell'à mbito di corsi/atenei non accreditati, fermo restando che questi sono (teoricamente) a rischio soppressione, è salvo. E rimane salvo anche se la soppressione dovesse intervenire dopo il conseguimento del titolo. Del resto, se l'ateneo non viene soppresso il corso viene posto ad esaurimento e gli iscritti devono avere la possibilità  di completarlo; se l'ateneo venisse soppresso, le sue strutture confluirebbero in un altro ateneo portandosi dietro l'offerta formativa (è successo così con il Cesare Alfieri di Firenze, con l'Isef di Napoli, con l'Isef di Urbino e con l'Istituto di magistero Cuomo di Salerno e non c'è ragione per cui in nuove ipotesi simili si assumano scelte differenti).
            Ricordiamoci che il valore legale del titolo di studio è l'unica cosa che conta ai fini della partecipazione agli esami di Stato e ai concorsi pubblici e che alle prove orali dei concorsi medesimi i commissari non sono a conoscenza dei titoli presentati da ciascun candidato.
            2. Venendo al mondo del lavoro privato, laddove qualcuno debba decidere se assumere o meno sulla base del curriculum e in assenza di prescrizioni normative, quante probabilità  ci sono che questo qualcuno conosca l'Anvur e sappia cos'è, conosca la sua natura istituzionale e le sue attribuzioni, abbia una vaga idea della finalità  delle funzioni istituzionali che svolge? Oppure, piuttosto, è facile che scarti a priori il CV di uno che in esso dichiara di essersi laureato in una università  che, secondo il suo pregiudizio e nient'altro, non è qualificata? Io propendo più per questa seconda ipotesi, né suggerirei a nessuno di specificare sul CV «ateneo valutato positivamente dall'Anvur» (né di accennare a qualsiasi altra valutazione qualitativa, che sia essa compiuta da altri soggetti pubblici, come il Cun, o privati, o magari i rankings stilati da università  estere) perché mi sa che si metterebbe solo in ridicolo.
            Personalmente ho conosciuto gente che si è trasferita dall'Università  politecnica delle Marche all'Università  di Bologna per Ingegneria, da Padova a Firenze per Psicologia e dall'Orientale di Napoli a Bologna per Lingue ammettendo candidamente che la ragione è che nell'università  di destinazione gli studi erano più facili. Eppure l'Orientale di Napoli al Nord, se non tra gli addetti ai lavori, è pressoché sconosciuto (non per niente ha più studenti stranieri che padani) e molti di quelli che lo conoscono pensano che sia la facoltà  di lingue orientali di un'unica fantomatica università  partenopea e l'Alma mater studiorum Università  di Bologna gode complessivamente di maggior fama rispetto all'Università  politecnica delle Marche, quindi probabilmente costoro non solo si sono semplificati il percorso ma avranno anche maggiori/migliori chances lavorative.
            Non so se te l'ho già  raccontato, ma anni fa recandomi a un colloquio presso la filiale felsinea dell'agenzia di lavoro temporaneo Creyf's, che oggi non esiste più, spazzata via dalla crisi, ma all'epoca si occupava solo di lavoro intellettuale qualificato e selezionava solo clienti che avessero intenzione di stabilizzare le risorse inizialmente assunte in somministrazione interinale, incontrai un tipo che si era laureato in Economia alla Seconda università  di Napoli, a Capua. Pur essendo al Nord, ebbe la fortuna di trovare dall'altra parte una selezionatrice che aveva un'ottima opinione della «Università  di Napoli», senza sapere che di università , a Napoli, ce n'erano cinque (all'epoca). Il candidato, che già  ci marciava (anche a me aveva detto, in sala d'attesa, genericamente di essersi laureato «a Napoli», ma io lo sgamai chiedendogli «in quale università  di Napoli?», domanda che lui non si aspettava assolutamente), quando si accorse nell'equivoco rincarò la dose, approfittando dell'ignoranza della selezionatrice e facendole sostanzialmente credere di essersi laureato alla Federico II.
            Un'altra volta, a Milano, conobbi un tipo che studiava Matematica e quando gli chiesi dove mi disse «in Statale». Dopo un po' di tempo in un incontro in cui partecipava anche una nostra comune amica che studiava Scienze biologiche alla Statale si lamentò di un intoppo burocratico e chiese consiglio su come poterlo risolvere. La comune amica gli suggerì di chiamare il numero verde e glielo indicò. Al che lui esclamò: «Ma questo non va bene; io sono in Bicocca!». E lei: «Penso che sia la stessa cosa: sempre statale è». Non ebbi bisogno di interrogare ulteriormente lui per capire perché mi aveva detto che studiava in statale. E anni dopo, quando mi sono ritrovato a lavorare in una università  meneghina, ho avuto la conferma del fatto che moltissimi milanesi pensano che la Bicocca sia una sede distaccata della Statale (il che peraltro è ridicolo, dato che il grosso della Statale è a Ca' Granda, praticamente dall'altro lato del viale Fulvio Testi) e non riescono a capacitarsi del fatto che nella stessa città  ci possano essere due università  statali (figurati se dici che a Napoli ce ne sono quattro: vanno in tilt), a meno che non siano specializzate come il Politecnico (e neanche perché alcuni pensano che il Politecnico sia la facoltà  di Ingegneria della Statale; del resto anche a Napoli per indicare la facoltà  di Ingegneria* molti dicono «il politecnico» e per indicare la facoltà  di Medicina «il policlinico»).
            Dulcis in fundo, una volta mi ritrovai in una discussione bizzarra. «Io e Carlo abbiamo frequentato la stessa città  universitaria!» mi disse una, al che io «Vuoi dire che avete frequentato la stessa università ?». Lei sai cosa mi rispose? «No, io Sociologia e lui Giurisprudenza!» Stavo per risponderle «Si vede», ma sono troppo educato. Alla fine venne fuori che costei, che aveva studiato alla Università  di Urbino prima della statalizzazione e non sapeva neanche che la sua fosse una università  «libera», era convinta che l'università  statale fosse una sola con sede in varie città .

            Infine, quanto all'eccellenza, nessuna università  ha mai raggiunto una E, ma neanche una A. Quindi io ci andrei un po' più cauto. Ma io di natura non sono ottimista.



            _________
            * Si veda in particolare il secondo periodo del comma 9: «Nel caso in cui il corso di provenienza sia svolto in modalità  a distanza, la quota minima del 50% è riconosciuta solo se il corso di provenienza risulta accreditato ai sensi del regolamento ministeriale di cui all‘articolo 2, comma 148, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito dalla legge 24 novembre 2006, n. 286».
            ** Del resto nata come Scuola di applicazione per ingegneri di ponti e strade e successivamente annessa all'Università  degli studi.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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