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Il momento della scelta - scienze politiche e relazioni internazionali L36

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  • #31
    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
    Se io devo preparare un esame di storia delle dottrine politiche (dico per dire, perché è un esame previsto nella laurea in Scienze politiche)
    Non in tutti. A volte c'è Storia delle istituzioni politiche al suo posto, a volte si può scegliere tra i due. A volte la sceltra è tra Storia delle dottrine, Storia delle istituzioni e Filosofia politica.

    Poi sono assolutamente d'accordo che pensare di fare un esame di statistica o di economia politica senza frequentare sia inconcepibile
    L'ho fatto io senza frequentare.

    la cosa cambia notevolmente se scegli una L-36 ad ampia trazione quantitativa
    Dove stanno?

    con esami come statistica economica
    Esame rarissimo, anche perché i docenti abilitati sul settore SECS-S/03 sono pochissimi. Ha cominciato a diffondersi quando c'è stata richiesta da parte degli studenti in quanto è necessario avere 12 crediti in questo settore per abilitarsi all'insegnamento di Diritto ed economia (mentre col vecchio ordinamento era sufficiente un esame annuale di statistica qualsiasi e, se non sbaglio, nel gruppo omogeneo c'era perfino Metodologia e tecnica della ricerca sociale). Inizialmente era possibile maturare tali crediti esclusivamente attraverso università telematiche.

    Per carità, magari quarant'anni fa era impensabile pensare di laurearsi senza frequentare, anche a sentire quello che mi dicono i miei (che hanno rispettivamente più di 60 e 70 anni)
    Conosco gente che si è laureata senza frequentare in quel periodo e anche prima.

    ma nel 2022 tra gruppi WhatsApp, gruppi Facebook e riassunti che girano in rete sulle varie piattaforme, laurearsi in Scienze politiche senza frequentare o frequentando poco è fattibilissimo, oserei dire che è la norma.
    Quando mi sono iscritto all'università per la prima volta WhatsApp e FaceBook neanche esistevano, anzi non c'erano neanche gli smartphones. A collegarci a Internet eravamo in quattro gatti e nella maggior parte dei casi in modalità dial-up con il vecchio modem 56k (forse non c'era neanche il protocollo V.92). Le lezioni si registravano ancora sulle cassette a nastro e per iscriversi agli esami bisognava recarsi fisicamente in portineria a scrivere il proprio nome nella migliore delle ipotesi su quaderni a righe (altrimenti su foglietti volanti di varia fattezza) accanto a quelli di Walt Disney e Jessica Rabbit. I siti web delle università, con qualche significativa eccezione (Bologna, Federico II, Sapienza), sembravano di quelli amatoriali fatti con Publisher. In quel periodo cominciava a diffondersi l'abitudine di scambiarsi messaggi di posta elettronica tra studenti e docenti, peraltro non negli atenei per così dire più conservatori, e spesso la risposta del docente era «Venga a ricevimento». Quindi se siamo riusciti all'epoca a laurearci senza frequentare, figuriamoci oggi.

    Con questo non è che io voglia svilire le università telematiche, il punto è che Scienze politiche alla fine serve per fare i concorsi pubblici essendo un corso di laurea che ha scarso appeal nel privato
    Questo però è vero sino a un certo punto. I laureati in Scienze politiche della Luiss Guido Carli tendono a ricoprire posizioni di rilievo e non nella pubblica amministrazione. La Bocconi non ha una lunga tradizione al riguardo, ma conoscendola penso che anch'essa abbia un ottimo placement nel privato. Per il resto confermo che un ateneo vale l'altro; tra l'altro alcune sedi storiche hanno perso nel tempo quel quid che caratterizzava ciascuna di esse, ad esempio L'Orientale ha smarrito completamente la sua spiccata vocazione internazionalistica e il suo orientamento alla cooperazione internazionale.

    il discorso è diverso per un privato, dal momento che un datore di lavoro avrebbe giustamente delle remore nei confronti di un potenziale candidato laureatosi presso una telematica.
    Su questo non sarei così tranchant.
    Nella mia esperienza i datori di lavoro molto grandi – società di capitali di dimensioni mastodontiche quotate in borsa e/o partecipate dallo Stato – se ne fregano abbastanza. Diversi dei miei giovani colleghi che hanno conseguito la LM-77 con me alla Mercatorum sono stati assunti, a tempo indeterminato oppure con contratto di apprendistato che sicuramente evolverà nella stabilizzazione, da Poste italiane Spa. Altri lavorano in o per società di consulenze di quelle delle big four. Certo, sono stati assunti a livelli che contrattualmente richiedono il diploma di scuola secondaria superiore nonostante abbiano la laurea magistrale, peraltro richiesta dal datore di lavoro, il quale vieppiù non 'riconosce' la validità della laurea cosiddetta triennale (in un caso una ragazza ha fatto il colloquio prima di discutere la tesi e hanno rinviato l'assunzione pretendendo che portasse un certificato per dimostrare l'effettivo conseguimento della magistrale). Ma sia il sotto-inquadramento sia il mancato riconoscimento da parte del mercato del lavoro della laurea c.d. triennale sono problemi genralizzati nel Paese.
    Altra cosa è la piccola impresa (direi pià brianzola che del Nord-Est, peraltro), tipicamente guidata da un padre-padrone non laureato (sovente nemmeno diplomato) che neanche ha una precisa (o comunque corretta) idea di cosa sia l'università e quali siano le sue funzioni. Va considerato peraltro che il 97% delle imprese italiane non è nemmeno piccolo, ma, secondo la classificazione europea, micro. Le microimprese, per come sono strutturate e organizzate, non hanno quasi mai bisogno di laureati e se li cercano è solo perché c'è un eccesso di laureati in circolazione rispetto ai posti di lavoro, ma saranno destinati con ogni probabilità a fare cose per le quali la laurea non serve (N.B.: la microimpresa secondo la classificazione europea ha un massimo di 10 addetti totali, compresa la proprietà. In Italia il modello classico è ditta individuale del padre-padrone nella quale lavorano come coadiutori moglie e figli).

    Considerando che il tuo interesse è orientato verso ONG e l'ambito del no-profit, secondo me la telematica come scelta è pessima.
    Anche su questo dissentirei. Sempre se parliamo di no profit E NON di organizzazioni internazionali o sovranazionali o interstatali o intergovernative, che sono tutt'altro, non mi risulta che i lavoratori delle organizzazioni di questo tipo abbiano chissà quali backgrounds accademici. Anzi, se parliamo delle loro punte di diamante – vedi Carola Rackete – direi tutt'altro. Penso più che altro che in queste organizzazioni si entri da volontari e dunque prima di essere assunti si debba fare una certa gavetta a titolo gratuito, salvo poter apportare ad esse un contributo significativo immediato, o comunque nel breve periodo, rispetto al raggiungimento degli scopi sociali.

    dottore, c'è da dire che ho dato un'occhiata al piano di studi della Cusano: è vero, non ci sarà scienza politica come esame obbligatorio, ma alla fine c'è sociologia politica che è esattamente la stessa cosa.[/quote]
    Proprio esattamente la stessa cosa non è, a giudicare dal confronto delle declaratorie tra i due settori (SPS/04 e SPS/11). Diciamo che vengono fatte coincidere soprattutto nella tradizione anglosassone.

    È anche apprezzabile il fatto che ci sia diritto privato (cosa non scontata), c'è pure un terzo esame economico-statistico ossia politica economica
    Di solito i corsi di laurea in Scienza politica hanno un esame SECS-P/01 denominato Economia politica oppure Microeconomia e uno SECS-P/02 denominato Politica economica oppure Macroeconomia. Laddove ci sia solo il primo, spesso è più corposo in termini di crediti e il programma prevede anche macro.

    c'è perfino geografia economico-politica, secondo me importantissima e purtroppo quasi sempre assente a Scienze politiche.
    In realtà è un esame più diffuso su corsi di classe L-36 che su altri, benché non onnipresente.

    Più che altro mi ha lasciato perplesso il fatto degli esami di lingua: oltre ad inglese, c'è solamente spagnolo e non c'è la possibilità di scegliere, che so, francese.
    Se lo devi sostenere sì, mentre se ti porti in dote un esame di altra lingua mi sa che te lo convalidano.

    Pure il programma non è che sia granché: a Roma Tre per Scienze politiche sono veri e propri esami di lingua e letteratura, a vedere il programma della Cusano invece sono praticamente impostati come delle idoneità e quindi c'è il solo studio della grammatica basilare.
    Sono due variabili indipendenti. La Mariani a Firenze chiedeva di portare una rassegna antologica per l'esame di idoneità linguistica da 3 crediti, che, tra l'altro, non prevedeva alcun insegnamento. In altri atenei ho visto spessissimo esami con tanto di SSD e votazione in trentesimi che erano solo di grammatica (lingua, conversazione, ascolto etc.), quasi sempre di base a dispetto del livello dichiarato, malgrado si chiamassero talvolta «Business English», «Inglese scientifico» etc.. Molto raramente ho visto insegnamenti linguistici calibrati sul corso specifico, i quali comunque generalmente si scontravano coi limiti del docente.


    Originariamente inviato da iacopo992 Visualizza il messaggio
    Oggi ho scritto una mail al coordinatore del corso di " scienze politiche e relazioni internazionali" dell'Università degli studi di Genova, per chiedere informazioni riguardo alla possibilità di iscrivermi da non frequentante.
    Hai fatto male. Tu ti devi immatricolare e basta, poi se frequenti o meno è affar tuo.

    attualmente lavoro già per un centro di ricerca ( equiparabile a un azienda privata )
    Un'azienda

    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
    Nonostante loro incentivino "donne e persone provenienti da contesti culturali svantaggiati" a fare domanda per i loro posti di lavoro
    Incentivano o piuttosto spingono, consigliano, suggeriscono?

    sempre per esperienza personale diretta (Pegaso L-26).
    L-26? Sicuro?

    Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
    iacopo992 gli esami in "ricerca sociale" non hanno nulla a che fare con gli esami di statistica
    Attenzione: l'esame da lui segnalato è un SECS-S/05, Statistica sociale. Tu stai facendo confusione con Metodologia (e tecnica) della ricerca sociale, che in Italia è considerata una branca della sociologia (infatti rientra nel settore SPS/07).

    in genere sono esami abbastanza facili che mettono in corsi di laurea come Sociologia o Scienze del servizio sociale proprio per rendere la vita più facile agli studenti, evitandogli l'esame di statistica.
    Non è così, perché i settori SPS/07 e SECS-S non sono intercambiabili nell'ordinamento.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #32
      dottore
      Touché, LM-26.

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      • #33
        Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
        ...mentre invece in un esamificio statale, come lo chiami tu, il tuo titolo ti aprirebbe le porte del mondo intero e ti consegnerebbe, su un vassoio d'argento, il lavoro dei tuoi sogni...
        Manco per sogno, so benissimo dello scarso valore di una L-36 nel privato: io stesso l'ho detto. Dico solo che, sulla base di quello che so, i datori di lavoro possono essere restii nei confronti di chi ha preso una laurea presso una telematica, tutto qui. Anzi, ho invece consigliato la telematica se una persona ha interesse a lavorare nel pubblico (dato che il valore legale è lo stesso) in modo tale da evitare tutti i problemi di organizzazione che possono avere le tradizionali, e presumibilmente per avere anche più appelli a disposizione (visto che so che alle telematiche gli appelli sono numerosi).
        Visto e considerato che al creatore del post interessa lavorare nell'ambito nel no-profit, gli ho detto che tanto vale iscriversi ad una tradizionale: a Scienze politiche è raro che serva frequentare, se non per quei pochi corsi quantitativi.

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        • #34
          dottore

          Non in tutti. A volte c'è Storia delle istituzioni politiche al suo posto, a volte si può scegliere tra i due. A volte la sceltra è tra Storia delle dottrine, Storia delle istituzioni e Filosofia politica.
          Sì, comunque nella maggior parte dei casi c'è Storia delle dottrine politiche (che presumo essere molto simile agli altri esami da te citati).
          L'ho fatto io senza frequentare.
          Se hai un esame buffone di statistica o economia politica, certo che è possibile farli senza frequentare.
          Anche a Medicina l'esame di statistica medica è molto all'acqua di rose e lo si fa senza frequentare. Da quel che so anche a Sapienza per Scienze politiche l'esame di statistica è facile. A Roma Tre per Scienze politiche, pensare di fare statistica da non frequentante è utopia pura, nel senso che non è che apri il libro (tra l'altro consigliato dal docente, ma totalmente inutile) e ti impari la statistica come se si trattasse di un esame di storia contemporanea. Io pure non ho frequentato, ma ho dovuto ripiegare sulle ripetizioni private (che è pressoché la stessa cosa) con una persona che conosceva molto bene il programma del docente.
          Parliamo di un esame che tutti si trascinano lasciandoselo per ultimo, un motivo ci sarà.

          Dove stanno?
          Questo, ad esempio: https://scienzepolitiche.uniroma3.it...cebe9c8ce3082/
          Tieni a mente che fino all'anno scorso era L-36 e adesso L-16, ma con gli stessi identici esami praticamente.

          Conosco gente che si è laureata senza frequentare in quel periodo e anche prima.
          Però era più difficile, perché se non frequentavi non riuscivi ad avere appunti, riassunti, domande frequenti degli assistenti e via dicendo, dato che non avevi modo ci conoscere i compagni di corso.

          Questo però è vero sino a un certo punto. I laureati in Scienze politiche della Luiss Guido Carli tendono a ricoprire posizioni di rilievo e non nella pubblica amministrazione. La Bocconi non ha una lunga tradizione al riguardo, ma conoscendola penso che anch'essa abbia un ottimo placement nel privato. Per il resto confermo che un ateneo vale l'altro; tra l'altro alcune sedi storiche hanno perso nel tempo quel quid che caratterizzava ciascuna di esse, ad esempio L'Orientale ha smarrito completamente la sua spiccata vocazione internazionalistica e il suo orientamento alla cooperazione internazionale.
          Anche se si proviene da una famiglia particolarmente facoltosa, penso sia follia spendere 10 mila euro l'anno per un corso di laurea in Scienze politiche L-36. Già per Economia è un discorso diverso, visto che la Luiss fa parte di Confindustria e la Bocconi è conosciuta a livello internazionale per Economia (poi può piacere o no, ma quello è un altro discorso).

          Su questo non sarei così tranchant.
          Nella mia esperienza i datori di lavoro molto grandi – società di capitali di dimensioni mastodontiche quotate in borsa e/o partecipate dallo Stato – se ne fregano abbastanza. Diversi dei miei giovani colleghi che hanno conseguito la LM-77 con me alla Mercatorum sono stati assunti, a tempo indeterminato oppure con contratto di apprendistato che sicuramente evolverà nella stabilizzazione, da Poste italiane Spa. Altri lavorano in o per società di consulenze di quelle delle big four. Certo, sono stati assunti a livelli che contrattualmente richiedono il diploma di scuola secondaria superiore nonostante abbiano la laurea magistrale, peraltro richiesta dal datore di lavoro, il quale vieppiù non 'riconosce' la validità della laurea cosiddetta triennale (in un caso una ragazza ha fatto il colloquio prima di discutere la tesi e hanno rinviato l'assunzione pretendendo che portasse un certificato per dimostrare l'effettivo conseguimento della magistrale). Ma sia il sotto-inquadramento sia il mancato riconoscimento da parte del mercato del lavoro della laurea c.d. triennale sono problemi genralizzati nel Paese.
          Quello che dici è vero, ma avendo un parente che lavora in una big four, non darei così per scontato che non guardino i nomi dell'ateneo di provenienza (figurati, già hanno la precedenza laureati Luiss e Bocconi). Dato che ormai il datore di lavoro italiano fa il ragionamento "triennale+magistrale" che è ormai una condicio sine qua non e che, volenti o nolenti, ci hanno ficcato a tutti nel cervello, come minimo si aspettano la laurea (cosiddetta triennale) presso una tradizionale, poi so che per la magistrale presso una telematica passano sopra.

          Proprio esattamente la stessa cosa non è, a giudicare dal confronto delle declaratorie tra i due settori (SPS/04 e SPS/11). Diciamo che vengono fatte coincidere soprattutto nella tradizione anglosassone.
          Ho recentemente dato un esame di scienza politica e, de facto, si tratta di sociologia politica. Si tratta di quegli esami in cui faccio fatica a trovare una differenza di contenuti visto che la differenza è pressoché inesistente, come quando si parla di istituzioni di diritto pubblico e diritto costituzionale.

          Di solito i corsi di laurea in Scienza politica hanno un esame SECS-P/01 denominato Economia politica oppure Microeconomia e uno SECS-P/02 denominato Politica economica oppure Macroeconomia. Laddove ci sia solo il primo, spesso è più corposo in termini di crediti e il programma prevede anche macro.
          Secondo me dovrebbero esserci almeno tre esami statistico-economici.

          Se lo devi sostenere sì, mentre se ti porti in dote un esame di altra lingua mi sa che te lo convalidano.
          Era solo per dire che è strano un corso L-36 che offra solo una lingua (in questo caso spagnolo).

          ​​​​​​Incentivano o piuttosto spingono, consigliano, suggeriscono?
          Incentivare nel senso di "invogliare a".

          Attenzione: l'esame da lui segnalato è un SECS-S/05, Statistica sociale. Tu stai facendo confusione con Metodologia (e tecnica) della ricerca sociale, che in Italia è considerata una branca della sociologia (infatti rientra nel settore SPS/07).
          Pardon, ciò non toglie che una L-36 senza statistica è inconcepibile.

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          • #35
            Originariamente inviato da JMaskelyne Visualizza il messaggio
            Condivido anche io l'intervento di Voltaire .
            Nel privato, la laurea serve per candidarsi a certe posizioni quando si e' neolaureati e non si ha nessuna esperienza. Gia' su profili leggermente piu' senior Il peso della laurea e' prossimo allo zero, nessuno ti chiedera' dove ti sei laureato e nei colloqui lo spazio dedicato ai tuoi studi sara' di pochi secondi. Se così non fosse, il recruiter sta facendo male il suo lavoro.
            Cerchiamo di dare la giusta collocazione alla formazione universitaria e di non sopravvalutarla. Come sostenuto in altri interventi, le aziende italiane ed estere sono piene di manager diplomati e laurearsi (anche in Atenei "prestigiosi") non e' garanzia di nulla.
            Sono un manager nel settore bancario, diplomato, e ti do ragione in parte. Sicuramente nel privato la laurea, triennale e sopratutto magistrale, serve per entrare nel mondo del lavoro, in determinate aziende e multinazionali.
            Che non serva nulla a persone con una maggiore seniority, non sono d'accordo; puoi ottenere una posizione rispettabilissima e buoni compensi anche senza laurea, vero, ma arriverai a un punto dove, seppur bravo e preparato, se vorrai avanzare, ti servirà, soprattutto se sei in grandi multinazionali. Es, puoi essere un grande Sales Manager con il diploma, guadagnare parecchio ed essere rispettato da tutti, ma se vuoi aspirare a diventare capo della divisione Marketing & Sales, di cui fai parte, il "pezzo di carta", unito a qualche corso Executive presso qualche Business School, sarebbe intrisecamente d'obbligo, perchè difficile che in multinazionale un capo di funzione, o di divisione, sia un diplomato, seppur bravo.
            Per questo, visto che si parla di L-36, potrebbe essere utile anche una laurea in Scienze Politiche.

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            • #36
              Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
              dottore
              Sì, comunque nella maggior parte dei casi c'è Storia delle dottrine politiche (che presumo essere molto simile agli altri esami da te citati).
              Non direi. In alcuni corsi per esempio è obbligatorio Filosofia politica e in più puoi scegliere tra Storia delle dottrine e Storia delle istituzioni. No, non direi che sono così simili.

              Se hai un esame buffone di statistica o economia politica, certo che è possibile farli senza frequentare.
              I miei non erano buffoni.

              Anche a Medicina l'esame di statistica medica è molto all'acqua di rose e lo si fa senza frequentare.
              A Medicina mio fratello aveva quattro idoneità: Inglese, Abilità informatiche, Statistica medica e Psicologia clinica. Tali idoneità erano raggruppate a due a due, nel senso che facevi due esami che integravano ciascuno due di esse. Non ricordo come fossero abbinate, ma ricordo benissimo che si preparavano su dispense di una decina di pagine. Delle farse.

              Da quel che so anche a Sapienza per Scienze politiche l'esame di statistica è facile. A Roma Tre per Scienze politiche, pensare di fare statistica da non frequentante è utopia pura, nel senso che non è che apri il libro (tra l'altro consigliato dal docente, ma totalmente inutile) e ti impari la statistica come se si trattasse di un esame di storia contemporanea. Io pure non ho frequentato, ma ho dovuto ripiegare sulle ripetizioni private (che è pressoché la stessa cosa) con una persona che conosceva molto bene il programma del docente.
              Parliamo di un esame che tutti si trascinano lasciandoselo per ultimo, un motivo ci sarà.
              Ma questo a prescindere se si frequenta o meno.
              Probabilmente tu se avessi frequentato non avresti ottenuto gli stessi risultati che prendendo lezioni private.

              Questo, ad esempio: https://scienzepolitiche.uniroma3.it...cebe9c8ce3082/
              Tieni a mente che fino all'anno scorso era L-36 e adesso L-16, ma con gli stessi identici esami praticamente.
              Molto simile a Scienze dell'amministrazione a Unitelma Sapienza, ma non è che se un corso ha qualche esame di economia in più è definibile quantitativo, eh. L'unica scienza sociale a maggioranza quantitativa è la statistica (più che altro perché finalizzata appositamente a tradurre quantitativamente ciò che è naturalmente qualitativo).

              Però era più difficile, perché se non frequentavi non riuscivi ad avere appunti, riassunti, domande frequenti degli assistenti e via dicendo, dato che non avevi modo ci conoscere i compagni di corso.
              Appunto. Eppure ci siamo riusciti lo stesso. Figuriamoci oggi.

              Anche se si proviene da una famiglia particolarmente facoltosa, penso sia follia spendere 10 mila euro l'anno per un corso di laurea in Scienze politiche L-36.
              Eppur ci sono.

              la Bocconi è conosciuta a livello internazionale per Economia (poi può piacere o no, ma quello è un altro discorso).
              La Bocconi fuori dall'Italia nel mondo accademico è sconosciuta. Casomai è famosa tra le (grandi) imprese per una questione di networking.

              Ho recentemente dato un esame di scienza politica e, de facto, si tratta di sociologia politica.
              Io tra vari corsi di studio ho maturato parecchi crediti SPS/04 e in nessun caso il programma era sovrapponibile a quello di Sociologia politica. Non confondere le scelte dei docenti con le allocazioni epistemologiche generalmente riconosciute. Per alcuni corsi di laurea a Firenze c'era un docente (se non sbaglio Giuseppe Coco) che sotto il nome di Economia politica faceva un programma di storia dell'economia, ma questo non significa che Economia politica e Storia economica siano la stessa cosa. Vieppiù, a causa del sistema delle mutuazioni lo stesso insegnamento tenuto da Luciano Matrone e Fabrizia Mealli assumeva a seconda del corso di laurea e dell'ordinamento le denominazioni di Statistica, Statistica generale, Statistica sociale, Statistica per le scienze sociali e Metodi statistici per le scienze sociali, oscillando anche tra i settori SECS-S/01 e SECS-S/05, eppure si trattava sempre del medesimo insegnamento con medesimo programma. L'unica cosa che cambiava era che i moduli erano 3, per un totale di 9 crediti, ma non in tutti i corsi aveva lo stesso peso, sicché a seconda di quanti crediti erano imputati all'insegnamento nel tuo piano di studi dovevi seguire il primo modulo, i primi due o tutti e tre. L'esame era scritto con un misto di risposte multiple (alcune con 3 opzioni, o forse 4, e altre binarie vero/falso) e aperte, ma quelle aperte avevano mezza riga di spazio per rispondere e quasi sempre era una risposta secca, cioè una singola parola o una brevissima locuzione. Se dovevi conseguire 3 crediti facevi solo la parte anteriore del foglio, 6 crediti anche la parte posteriore; per 9 crediti c'era un altro foglio. Niente orali; Matrone vi era allergico. E bocciava ogni volte due terzi dei candidati. Questo nonostante pubblicasse sul suo sito tutte le prove da anni e fossero sempre le stesse: non si prendeva neanche la briga di assortirle diversamente, cioè seguivano sempre lo stesso ordine, né si curava di accoppiare diversamente le tre pagine (cioè se il lato A usciva in un modo, il lato B accoppiato era sempre lo stesso; in anni di storico ricordo di avere individuato una sola piccolissima variazione che consisteva nell'aggiunta di una domanda a una batteria che non la prevedeva: quella batteria da quel momento circolava in entrambe le versioni). In compenso, se non ricordo male, per non far copiare dava 4 batterie diverse, però di questo non sono sicuro. Non ha mai esplicitato i criteri di valutazione, ma era chiaro che i quesiti non pesavano tutti nello stesso modo; inoltre non ricordo che abbia mai messo la lode a nessuno.

              Si tratta di quegli esami in cui faccio fatica a trovare una differenza di contenuti visto che la differenza è pressoché inesistente, come quando si parla di istituzioni di diritto pubblico e diritto costituzionale.
              Quella è un'altra cosa.

              Secondo me dovrebbero esserci almeno tre esami statistico-economici.
              Ma Economia e politica e Politica economica non sono esami statistico-economici. Sono esami economici. Economia aziendale invece è un esame aziendale.

              Era solo per dire che è strano un corso L-36 che offra solo una lingua (in questo caso spagnolo).
              Vedi bene: ci sono Lingua inglese da 12 crediti e Lingua spagnola da 8, entrambe con settore scientifico-disciplinare e voto. L'ordinamento consente una sola lingua per L-16, che può essere anche idoneità. Per L-36 ci devono essere due lingue di cui almeno una con voto. Con l'ordinamento ex DM 270/2004 solo le classi L-11 e L-12 prevedono la rappresentanza di almeno due settori linguistici; laddove siano previste due lingue straniere di cui almeno una dell'Unione europea diversa dall'italiano (L-15, L-20, L-36, L-37), solo per una delle due è prevista obbligatoriamente la rappresentanza del settore (tra gli obiettivi formativi caratterizzanti), mentre l'accertamento della conoscenza dell'altra può essere collocato tra attività formative per le quali non vi è obbligo di votazione in trentesimi (attività formative correlate alla prova finale o altre attività formative).

              Incentivare nel senso di "invogliare a".
              Allora direi che è un mero sprono, un incoraggiamento, non un incentivo.

              Pardon, ciò non toglie che una L-36 senza statistica è inconcepibile.
              Sono d'accordo, ma che sia statistica generale, statistica sociale o metodi matematici/statistici per le scienze sociali poco cambia. Meglio ancora sarebbe demografia.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #37
                Originariamente inviato da Mancio82 Visualizza il messaggio
                Sicuramente nel privato la laurea, triennale e sopratutto magistrale
                Errore da matita rossa: «soprattutto» si scrive con due t.
                Errore da matita blu: esistono la laurea e la laurea magistrale, non la laurea triennale e la laurea magistrale. «Triennale» e «magistrale» non sono due tipologie di laurea ma sono proprio due titoli distinti. La locuzione "laurea magistrale" è un'unica locuzione nominale avente valore di sostantivo, come se fosse un unico termine.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #38
                  Mancio82 Non mi permetto di dire più di tanto la mia dato che la mia esperienza nel mondo del lavoro rasenta lo zero, ma io sono convinto che la laurea non sia l'elemento imprescindibile che si tende a far pensare. E soprattutto, spesso basta la laurea, la magistrale non è affatto necessaria. Poi ovvio, se voglio andare a lavorare da Ernst&Young come consulente oppure andare a lavorare alla Banca mondiale (dico per dire eh, mi viene in mente adesso perché conosco una persona che sta lì) è palese che serva un ottimo CV in cui la semplice laurea non basti. Ma parliamo di tutti ambienti composti da professionisti. È lo stesso discorso della politica: serve una laurea per fare il politico? Proprio no. Poi possiamo stare a discutere che è pieno di incompetenti in parlamento e al governo, ma ciò non toglie che se una persona vuole stare in politica non gli è necessaria la laurea. So di persone che hanno ruoli importanti in aziende senza laurea, o che fanno lavori ben retribuiti senza laurea. Mio fratello mi conferma che senza laurea effettivamente, come dici te, "più di tanto in alto non si va", ma se a questo punto mi devo prendere una laurea presso una telematica (che, ripeto, è una laurea che ha tutta la dignità del mondo, sia chiaro) solo per poter dire che "ho una laurea" nella speranza di una possibile salita nella gerarchia, io la vedo davvero come una perdita di tempo. Poi se uno lo fa per arricchimento personale è un altro paio di maniche.

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                  • #39
                    gnugno, però quello del politico non è tecnicamente un lavoro. Anche se esistono politici di professione, cioè persone che campano una vita intera di politica, gli incarichi di natura elettiva per loro caratteristiche intrinseche non sono paragonabili al lavoro in senso stretto. E avremo ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca senza neanche il diploma nella misura in cui ai consociati starà bene così, visto che ogni popolo ha i rappresentanti che si merita, ahinoi (e lo dico con rammarico).
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #40
                      Ma questo a prescindere se si frequenta o meno.
                      Probabilmente tu se avessi frequentato non avresti ottenuto gli stessi risultati che prendendo lezioni private.
                      dottore Questo sicuramente, ma è il punto del mio discorso e mi spiego meglio. Proprio perché non voglio andare off topic, per rispetto nei confronti del creatore del post, mi riferivo al fatto che a Scienze politiche sono pochi i corsi in cui occorra frequentare, in genere uno o due. Certo, puoi dare statistica senza frequentare, ma allora devi ricorrere a ripetizioni private (tanto per la cronaca, per prepararmi bene ci sono voluti tre mesi con lezioni di circa un'ora e mezza per tre volte a settimana), quindi sempre che hai bisogno di "qualcuno che ti spiega", con conseguente perdita di tempo (non è come per un esame di storia o di diritto in cui quando vuoi tu apri il libro e te lo studi, per capirci) È inconcepibile pensare di prepararcisi autonomamente, per conto proprio, sempre dando come presupposto che l'esame sia serio. Il resto degli esami alla fine si studiano serenamente senza frequentare (o senza ripetizioni, come ti pare) e ti presenti all'esame e basta.
                      Molto simile a Scienze dell'amministrazione a Unitelma Sapienza, ma non è che se un corso ha qualche esame di economia in più è definibile quantitativo, eh. L'unica scienza sociale a maggioranza quantitativa è la statistica (più che altro perché finalizzata appositamente a tradurre quantitativamente ciò che è naturalmente qualitativo).
                      Era per dire che scienza delle finanze, statistica, economia aziendale, statistica economica, economia politica e politica economica, sono tutti esami che dare senza frequentare o senza qualcuno che sta lì a spiegarteli è davvero molto difficile, per questo dicevo a iacopo992 semplicemente di evitare magari una L-36 ad ampia trazione quantitativa, poi sicuramente sono pochi. Comunque a lui interesserebbe l'Università di Genova in cui la L-36 è a quanto pare è monocurricolare e di quantitativo non ha quasi nulla.

                      La Bocconi fuori dall'Italia nel mondo accademico è sconosciuta. Casomai è famosa tra le (grandi) imprese per una questione di networking.
                      Insomma, è tra le prime dieci per Economia secondo il QS Ranking. Poi si può essere d'accordo o meno, però è considerata prestigiosa e aiuta a trovare lavoro in ambito nel privato (che è quello che interessa).

                      ​​​​​​
                      Vedi bene: ci sono Lingua inglese da 12 crediti e Lingua spagnola da 8, entrambe con settore scientifico-disciplinare e voto.
                      Mi sono espresso male io: intendo dire che è la prima volta che vedo un L-36 che oltre a lingua inglese offra solamente lingua spagnola (in genere la scelta ricade tra francese, spagnolo e tedesco, con l'ultimo che spesso è assente per chiari motivi).

                      ​​​​​​Sono d'accordo, ma che sia statistica generale, statistica sociale o metodi matematici/statistici per le scienze sociali poco cambia. Meglio ancora sarebbe demografia.
                      Demografia io la renderei obbligatoria nelle L-36 infatti, ma ritengo che sia meglio affrontarla anche con una base di statistica generale.

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                      • #41
                        Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                        dottore Questo sicuramente, ma è il punto del mio discorso e mi spiego meglio. Proprio perché non voglio andare off topic, per rispetto nei confronti del creatore del post, mi riferivo al fatto che a Scienze politiche sono pochi i corsi in cui occorra frequentare, in genere uno o due. Certo, puoi dare statistica senza frequentare, ma allora devi ricorrere a ripetizioni private (tanto per la cronaca, per prepararmi bene ci sono voluti tre mesi con lezioni di circa un'ora e mezza per tre volte a settimana), quindi sempre che hai bisogno di "qualcuno che ti spiega", con conseguente perdita di tempo (non è come per un esame di storia o di diritto in cui quando vuoi tu apri il libro e te lo studi, per capirci) È inconcepibile pensare di prepararcisi autonomamente, per conto proprio, sempre dando come presupposto che l'esame sia serio. Il resto degli esami alla fine si studiano serenamente senza frequentare (o senza ripetizioni, come ti pare) e ti presenti all'esame e basta.
                        Io penso invece che dipenda molto dalla persona, dal suo temperamento, dalle sue inclinazioni, da ciò per cui è naturalmente predisposta (non è vero che non esiste essere portati, anzi la ricerca ha dimostrato che esistono diversi tipi di intelligenza) e dalla sua storia formativa. Conosco persone che non sarebbero in grado di sostenere esami di diritto o di storia neanche leggendo il manuale 10 volte e riguardandosi 5 volte le stesse lezioni registrate, mentre sono perfettamente in grado di preparare esami di analisi matematica completamente da soli raggiungendo risultati eccellenti.

                        Era per dire che scienza delle finanze, statistica, economia aziendale, statistica economica, economia politica e politica economica, sono tutti esami che dare senza frequentare o senza qualcuno che sta lì a spiegarteli è davvero molto difficile, per questo dicevo a iacopo992 semplicemente di evitare magari una L-36 ad ampia trazione quantitativa, poi sicuramente sono pochi.
                        E io ti ripeto che Economia politica e Politica economica non sono di base esami quantitativi. Aggiungo che Economia aziendale con le scienze politiche non c'entra proprio niente perché la ragioneria non è una scienza politica. A Scienze dell'amministrazione ha il suo perché: Scienze dell'amministrazione è maggiormente concepita per la formazione di consulenti del lavoro, che devono masticare un pochino di ragioneria.

                        Insomma, è tra le prime dieci per Economia secondo il QS Ranking.
                        Ah sì? Dove la vedi?

                        Poi si può essere d'accordo o meno, però è considerata prestigiosa
                        Non è considerata prestigiosa: è prestigiosa. Il prestigio è già una forma di considerazione, avulsa dalla realtà, essendo una variabile indipendente dalla qualità che ha a che fare, piuttosto, con quella che in marketing si chiama value proposition. Ma questo prestigio è limitato all'àmbito italiano.
                        ​​​​​​
                        Demografia io la renderei obbligatoria nelle L-36 infatti, ma ritengo che sia meglio affrontarla anche con una base di statistica generale.
                        Certamente.

                        Ho notato che nei tuoi post viene soveneo espresso un convincimento secondo cui le telematiche offrirebbero più appelli delle tradizionali. Questo non è sempre vero. Faccio qualche esempio. Con differenze tra un dipartimento e un altro, alla Federico II di Napoli per ogni anno accademico ci sono ben 5 sessioni di esame ordinarie: novembre, gennaio, febraio, aprile/maggio, giugno, luglio e settembre. Oltre queste sessioni, che comprendono almeno 1 appello cadauna, c'è sempre almeno una sessione straordinaria, di solito tra il febbraio e il marzo dell'anno solare successivo a quello del termine dell'anno accademico, che con l'emergenza CoViD-19 è stata prorogata a maggio con aggiunta di una sessione straordinaria a giugno. Ciò significa che gli appelli d'esame relativi a un anno accademico si protraggono perlomeno sino a invadere il primo semestre dell'anno accademico successivo. La Vanvitelli prevede in un regolamento centralizzato che ciascun dipartimento possa organizzare le sessioni d'esame come meglio crede purché garantisca un numero di appelli non inferiore a 8. Sempre rimanendo da quelle parti, alla Parthenope dall'anno accademico 2018-2019 il regolamento prevede che debbano essere garantiti 8 appelli ordinari, distribuiti su 2 sessioni, + 2 straordinari, con possibilità, in caso di riprovazione o ritiro (alla Parthenope non è ufficialmente previsto il rifiuto dell'esito positivo) o anche mancata presentazione, di risostenere lo stesso esame non più di 3 volte a sessione e non più di 2 volte consecutive (limiti puramente teorici in quanto la loro verifica è rimessa ai docenti; anzi, siccome gli esiti diversi dall'approvazione come da prassi su Esse3 non vengono verbalizzati, il regolamento prevede espressamente che il sistema consenta o meno la prenotazione sulla base delle prenotazioni precedenti e che il docente a sua discrezione può derogarvi aggiungendo manualmente lo studente). Spostandoci su Roma, a Roma Tre se ho capìto bene (le informazioni raccolte sono un po' confusionarie, ma tu lo sai sicuramente meglio di me) ci sono due sessioni, una invernale e una estiva, con 3 appelli cadauna, mentre a alla Sapienza ci sono 2 appelli tra gennaio e febbraio, 2 tra giugno e luglio e 1 a settembre. L'ateneo fiorentino lascia la libertà alle singole scuole; ad esempio la scuola di Giuirpsurdenza prevede 1 appello a dicembre, ben 4 appelli tra gennaio e febbraio distanziati tra loro almeno 14 giorni, 1 appello a marzo o aprile riservato agli studenti dei corsi italo-francese e italo-tedesco (alla scuola di Scienze politiche invece è riservato ai laureandi, intendendosi con ciò coloro che hanno già prenotato la seduta di conseguimento del titolo a non più tardi dei 20 giorni successivi), 4 appelli tra giugno e luglio sempre con il solito distanziamento e 1 appello a settembre. A Milano alla Iulm ci sono la sessione invernale con 3 appelli di cui 2 utilizzabili e poi la sessione estiva e la sessione di settembre con 2 appelli ciascuna, mentre alla Bocconi 2 appelli ordinari al termine di ciascun semestre di didattica (solo in relazione agli esami la cui didattica si è dispiegata nello stesso semestre) e 2 appelli di recupero, alla Bicocca 2 appelli tra gennaio e febbraio, 2 appelli tra giugno e luglio e 1 appello a settembre; alla Statale non so (pare che ogni dipartimento faccia a modo suo e non riesco a individuare linee operative comuni), mentre alla Cattolica da regolamento didattico di ateneo decidono le strutture didattiche ma garantendo almeno 8 appelli all'anno a distanza di almeno 14 giorni l'uno dall'altro. Alla Università di Torino il numero di appelli era talmente ampio che io in 1 anno ho terminato gli esami di 2 (l'anticipo è consentito, nel rispetto delle propedeuticità e facendosi spostare dalla segreteria gli esami di anno); sono tantissimi anche gli appelli di conseguimento dei titoli (praticamente uno al mese, tranne agosto, circa il doppio della maggior parte degli atenei direi).
                        Onestamente a parte Unitelma Sapienza (8 appelli) e la Fortunato (4 sessioni ordinarie da 2 appelli ciascuna + 1 sessione straordinaria con un unico appello) mi pare che nessuna telematica offra così tanti appelli: la Marconi si limita a 5, Pegaso e Mercatorum come sappiamo ne offrono 5 solo presso le rispettive sedi centrali, mentre presso le altre solo 2, la San Raffaele sino all'anno scorso offriva 5 appelli (gennaio-febbraio, aprile-maggio, giugno-luglio, settembre-ottobre, novembre-dicembre) ma quest'anno si sarà adeguata all'andazzo Multiversity, la Iul prevede 4 sessioni rispettivamente con 2, 1, 2 e 2 appelli. Etc. etc..
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                        • #42
                          Conosco persone che non sarebbero in grado di sostenere esami di diritto o di storia neanche leggendo il manuale 10 volte e riguardandosi 5 volte le stesse lezioni registrate, mentre sono perfettamente in grado di preparare esami di analisi matematica completamente da soli raggiungendo risultati eccellenti.
                          Insomma...non ho dubbi che ci siano diversi tipi di intelligenza e nessuna (permetti il gioco di parole) è più intelligente dell'altra, però per come (ahimé) vengono ridotte certe discipline in Italia, un esame di diritto, storia, sociologia, letteratura, filosofia o quel che vuoi si fanno serenamente senza frequentare, anche un impedito alla fine riesce se si forza a imparare il libro (tra l'altro le lezioni per discipline del genere sono totalmente inutili, in genere i docenti o ripetono i contenuti del libro, che fai prima a studiarti e ripeterti per conto tuo, o parlano di tutt'altro rispetto all'esame). Quindi pure l'impedito l'esame lo passa, poi sono sicuro che non sarebbe in grado manco di fare un tema o un ragionamento scritto per testarne il pensiero critico al riguardo, ma non gli è richiesto. Per un esame di analisi matematica o statistica proprio no, nel senso che non è che apri il manuale (quasi sempre inutile per discipline del genere) e ti impari il programma di sana pianta senza spiegazioni. Mai vista gente che ha preparato perfettamente da sola un esame di analisi matematica o che avesse fatto addirittura tutti gli esami di una laurea in Matematica senza frequentare, che invece magari fosse molto portata sì. Non a caso conosco persone laureate in Scienze politiche, Lettere, Giurisprudenza, laureatesi senza frequentare. Persone laureatesi in Ingegneria o Chimica che non hanno frequentato manco una.
                          Per questo dicevo a iacopo992 di evitare magari una L-36 con ampia trazione quantitativa, ma alla fine sono poche e l'Università di Genova non rientra tra queste.
                          ​​​​​​E io ti ripeto che Economia politica e Politica economica non sono di base esami quantitativi. Aggiungo che Economia aziendale con le scienze politiche non c'entra proprio niente perché la ragioneria non è una scienza politica. A Scienze dell'amministrazione ha il suo perché: Scienze dell'amministrazione è maggiormente concepita per la formazione di consulenti del lavoro, che devono masticare un pochino di ragioneria.
                          Avremo idee diverse, comunque auguri a fare quegli esami senza spiegazioni. Sempre che non siano esami buffoni, ma seri.
                          Ah sì? Dove la vedi?
                          Come ti dicevo, parlavo di Economia. Tu hai preso la classifica generale (in cui tra l'altro ci sono le solite Oxford e via dicendo). La vedo qui, al 6° posto al mondo, e qui al 16° posto al mondo. Mi sembra un'ottima posizione.
                          ​​​​​​Ma questo prestigio è limitato all'àmbito italiano.
                          La Bocconi è rinomata anche all'estero, a differenza della Luiss che è conosciuta solo all'interno dei nostri confini.
                          Ho notato che nei tuoi post viene soveneo espresso un convincimento secondo cui le telematiche offrirebbero più appelli delle tradizionali.
                          Infatti l'ho detto io stesso che era un mio convincimento di cui non ho certezza e ho invitato eventualmente a informarsi, dato che avere numerosi appelli potrebbe essere il vantaggio di una telematica, altrimenti l'OP potrebbe tranquillamente immatricolarsi all'Università di Genova e dare gli esami senza frequentare (con relativa soddisfazione personale di laurearsi presso una tradizionale, dato che mi pare di capire che gli farebbe piacere e direi che sarebbe pure più utile per quello che lui intende fare).
                          A Roma Tre per Scienze politiche comunque ci sono tre sessioni da tre appelli, tranne in quella autunnale in cui ce ne sono due. Ci sono due sessioni per soli fuori corso (nemmeno prevista per studenti lavoratori) che però sono delle buffonate, nel senso che la partecipazione è relegata a semplice decisione del docente, e infatti regolarmente quattro gatti danno la disponibilità, quindi de facto è come se non esistessero.

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                          • #43
                            Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                            non ho dubbi che ci siano diversi tipi di intelligenza e nessuna (permetti il gioco di parole) è più intelligente dell'altra
                            Mi dispiace deluderti, ma la questione qualitativa non esclude quella quantitativa.

                            , però per come (ahimé) vengono ridotte certe discipline in Italia, un esame di diritto, storia, sociologia, letteratura, filosofia o quel che vuoi si fanno serenamente senza frequentare
                            Io francamente non ti capisco. Pare che tu voglia far passare il concetto che la possibilità di sostenere un esame «serenamente» senza frequentare NON implica che quell'esame sia facile o che le cose siano ridotte male. Mio padre sarebbe completamente incapace di sostenere un esame di diritto anche frequentando, e come lui conosco svariate altre persone. Mentre la mia amica di cui ti dicevo ieri senza frequentare è capace di superare anche gli esami di statistica e matematica più avanzati.

                            Quindi pure l'impedito l'esame lo passa, poi sono sicuro che non sarebbe in grado manco di fare un tema o un ragionamento scritto per testarne il pensiero critico al riguardo, ma non gli è richiesto.
                            Ma questo è un problema di docenti che non sanno esaminare; abbi pazienza. Io ho incontrato docenti di questo tipo ma anche docenti con i quali sostenere esami era un meraviglioso esercizio di ragionamento astratto (non necessariamente critico-speculativo, ma anche scientifico-sperimentale). Peraltro posso dirti che in entrambi i casi i voti andavano dal 20-22 al 30 e lode e c'erano parecchi respinti.

                            Non a caso conosco persone laureate in Scienze politiche, Lettere, Giurisprudenza, laureatesi senza frequentare. Persone laureatesi in Ingegneria o Chimica che non hanno frequentato manco una.
                            Pensa che io conosco gente laureata in Economia, Statistica e Informatica senza frequentare, mentre i laureati in Sociologia e Scienze della comunicazione che conosco hanno frequentato tutto praticamente tutti. Conosco un laureato in Ingegneria elettronica che non frequentava, perché lavorava a tempo pieno e aveva compagna e figlio. Ha impiegato 5-6 anni, vero, ma è il tempo che ci mettono anche molti frequentanti. Poi ha preso una magistrale presso una telematica e mi pare ci abbia messo 3 anni.

                            Per questo dicevo a iacopo992 di evitare magari una L-36 con ampia trazione quantitativa
                            Ma non esistono. Nemmeno quella che hai postato lo è. Ci puoi mettere pure Metodologia della scienza politica fatto con le formule matematiche, ma non sarà mai un corso a trazione quantitativa. Ci saranno sempre quei 2, 3, 4, 5 esami (su 20) che hanno un minimo di matematica in più di supporto e basta.

                            comunque auguri a fare quegli esami senza spiegazioni. Sempre che non siano esami buffoni, ma seri.
                            Ripeto che dipende anche da uno come studia e che conoscenze pregresse ha. E dalle modalità di esame: conosco docenti che all'esito di insegnamenti di Economia politica che non fanno fare esami di Economia politica, ma esercizi di algebra. Alla fine sai risolvere delle equazioni, ma ignori la legge della domanda e dell'offerta. Se per te quelli sono esami seri, abbiamo un concetto diverso di serietà.

                            Come ti dicevo, parlavo di Economia. Tu hai preso la classifica generale (in cui tra l'altro ci sono le solite Oxford e via dicendo).
                            Se è per questo la Bocconi è anche decima per le scienze sociali, ma la graduatoria generale annovera 41 università italiane tra cui la Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, la Federico II, la Parthenope, Perugia, Catania, Messina, entrambe le baresi, Bologna, Pisa, Pavia, Padova, Trento, Firenze e Siena. E ci sono quasi tutte le milanesi, ma non la Bocconi, che non è nemmen citata. Siccome si tratta delle mille università migliori al mondo, il fatto stesso di figurare nella classifica significa che il livello è molto buono. Se la Bocconi, come dici dopo, è presente solo nelle classifiche relative agli studi aziendali e a economia ed econometria, onestamente io non so cosa pensare: altri atenei più settoriali della Bocconi sono presenti anche nella graduatoria generale. Peraltro il ranking in determinati àmbiti disciplinari viene misurato a prescindere dal fatto che l'ateneo in quelle materie offra corsi di studio (vedi Politecnico di Milano).

                            La Bocconi è rinomata anche all'estero, a differenza della Luiss che è conosciuta solo all'interno dei nostri confini.
                            Io invece penso proprio che fuori dall'Italia qualsiasi titolo accademico italiano valga lo stesso, cioè poco più che carta straccia; facciamo carta da parati.
                            I bocconiani riescono a collocarsi nelle multinazionali perché il loro ateneo ha un servizio di placement con i controfiocchi pagato dalle loro famiglie.

                            A Roma Tre per Scienze politiche comunque ci sono tre sessioni da tre appelli, tranne in quella autunnale in cui ce ne sono due. Ci sono due sessioni per soli fuori corso (nemmeno prevista per studenti lavoratori) che però sono delle buffonate, nel senso che la partecipazione è relegata a semplice decisione del docente, e infatti regolarmente quattro gatti danno la disponibilità, quindi de facto è come se non esistessero.
                            Beh, mi sembra che 8 appelli ordinari siano sufficienti; il resto è grasso che cola.

                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #44
                              Mi dispiace deluderti, ma la questione qualitativa non esclude quella quantitativa.
                              Non ho capito che intendi. Io ho detto che, per l'appunto, nessuno dei vari tipi di intelligenza può essere considerata più "intelligente dell'altra". Stiamo dicendo la stessa cosa.
                              ​​​​​​Io francamente non ti capisco. Pare che tu voglia far passare il concetto che la possibilità di sostenere un esame «serenamente» senza frequentare NON implica che quell'esame sia facile o che le cose siano ridotte male. Mio padre sarebbe completamente incapace di sostenere un esame di diritto anche frequentando, e come lui conosco svariate altre persone. Mentre la mia amica di cui ti dicevo ieri senza frequentare è capace di superare anche gli esami di statistica e matematica più avanzati.
                              Spero di essere chiaro: se io ho un testo di storia contemporanea, di diritto, di anatomia da studiare, posso andare a lezione quanto mi pare, ma penso sia chiaro che sia per chi è portato, sia per chi non è portato, andare a lezione è totalmente inutile (nel senso che le lezioni per questo tipo di insegnamenti sono totalmente inutili, i docenti tutt'al più si limitano a ripetere il contenuto del manuale che puoi studiarti tranquillamente a casa, spesso preferibilmente da un riassunto). Quindi sempre che mi tocca studiare il testo per conto mio e pure una persona impedita con tanta, enorme forza di volontà, ce la fa, perché si tratta di studiare e ripetere il testo finché non l'hai acquisito e non sei capace di "vomitarlo" all'esame. Per un esame quantitativo che sia serio manco per scherzo, perché o ho qualcuno che mi spiega i vari concetti, oppure che io riesca a capire per conto mio è estremamente difficile. Tra l'altro spesso le discipline quantitative hanno il problema che sì, magari viene dato un manuale da studiare, ma viene consigliato dal docente per pura formalità, quindi o frequenti le lezioni o tanti auguri perché non conosci il programma. Se la tua amica è capace di dare esami di statistica e matematica avanzati senza frequentare buon per lei, io tutte queste persone non le ho mai incontrate. Conosco laureati in Lettere, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze politiche, Filosofia che non hanno frequentato (guarda caso). Laureati in Matematica, Ingegneria o Chimica che non hanno frequentato mai. Un motivo ci sarà. Ma sia chiaro che è un problema del sistema universitario italiano, incapace di dare dignità alle discipline più qualitative (all'estero non esiste il concetto di "mi laureo senza frequentare" e che una persona si laurei con soli orali, senza fare saggi o elaborati scritti, non esiste). E questo non è che sono solo io a dirlo, lo stesso mi è stato confermato anche da ragazzi stranieri in Erasmus e da persone straniere che hanno fatto di sana pianta l'università in Italia, lamentandosi dell'approccio fortemente mnemonico e avulso, dato che in sostanza all'esame "ti viene chiesto il libro e basta". Pure parlandone in famiglia, alla fine un esame di anatomia pure un cretino può farlo, un esame di analisi matematica non ne sarei così sicuro.
                              Ma questo è un problema di docenti che non sanno esaminare; abbi pazienza. Io ho incontrato docenti di questo tipo ma anche docenti con i quali sostenere esami era un meraviglioso esercizio di ragionamento astratto (non necessariamente critico-speculativo, ma anche scientifico-sperimentale). Peraltro posso dirti che in entrambi i casi i voti andavano dal 20-22 al 30 e lode e c'erano parecchi respinti.
                              "Questo è un problema di docenti che non sanno esaminare", forse qui hai colto il problema sfiorandolo, perché io direi che il problema piuttosto sia il sistema universitario italiano che presuppone che "dei docenti debbano esaminare" (il che rende chiaro che l'esame sia un orale, che rende tutto estremamente soggettivo). Non è possibile che io abbia visto laureati in Lettere o Giurisprudenza di un'ignoranza abissale (considerando che parliamo di persone laureate). Ad un laureato in Lettere non è mai richiesto di scrivere un tema, elaborare un'argomentazione scritta, nulla. Solo di sciropparsi un manuale di letteratura italiana, con relative lezioni totalmente inutili, e ripeterlo all'esame: allora io direi che il problema sta alla base.
                              Pensa che io conosco gente laureata in Economia, Statistica e Informatica senza frequentare, mentre i laureati in Sociologia e Scienze della comunicazione che conosco hanno frequentato tutto praticamente tutti. Conosco un laureato in Ingegneria elettronica che non frequentava, perché lavorava a tempo pieno e aveva compagna e figlio. Ha impiegato 5-6 anni, vero, ma è il tempo che ci mettono anche molti frequentanti. Poi ha preso una magistrale presso una telematica e mi pare ci abbia messo 3 anni.
                              Sociologia è un corso di laurea che si fa tranquillamente senza frequentare, io stesso ho dato un esame di sociologia generale addirittura anticipandomelo, quindi non seguendo le lezioni (voto 27) e uno di scienza politica (per come la vedo io è una branca della sociologia, voto 26) praticamente non frequentando manco per questo. Per il resto, non conosco direttamente laureati in Sociologia, ma di Scienze della comunicazione che non hanno frequentato ne ho conosciuti. Io, per quel che mi riguarda, non ho conosciuto laureati in Economia, Statistica e Informatica che non hanno frequentato (al massimo di Economia con esami molto qualitativi che in pratica erano esami riguardanti la comunicazione e il marketing).
                              Tanto per la cronaca, ho conosciuto un ragazzo, studente di Scienze politiche, che mi aveva fatto "Io non frequento niente, faccio una facoltà umanistica, mica scientifica, non è che mi servono le spiegazioni. Posso studiare per conto mio, mica mi serve il professore che mi dice in che anno è stata fatta l'unità d'Italia". Per assurdo, manco sa che cosa studia (perché Scienze politiche appartiene alle scienze sociali, non è una disciplina umanistica), eppure ti garantisco che gli esami li dà. E parliamo di una persona di un'ignoranza imbarazzante: però tutti i torti non è che li abbia, anzi, perché altro non ha fatto che dire come funzioni il sistema.
                              Ma non esistono. Nemmeno quella che hai postato lo è. Ci puoi mettere pure Metodologia della scienza politica fatto con le formule matematiche, ma non sarà mai un corso a trazione quantitativa. Ci saranno sempre quei 2, 3, 4, 5 esami (su 20) che hanno un minimo di matematica in più di supporto e basta.
                              Onestamente mi sembrava e mi sembra tutt'ora mancanza di onestà intellettuale dire a Jacopo di iscriversi ad una L-36 presso un'università tradizionale con molti esami SECS se lui stesso ha detto che non può frequentare e sostanzialmente gli interessa il pezzo di carta. Tutto qui.
                              Ripeto che dipende anche da uno come studia e che conoscenze pregresse ha. E dalle modalità di esame: conosco docenti che all'esito di insegnamenti di Economia politica che non fanno fare esami di Economia politica, ma esercizi di algebra. Alla fine sai risolvere delle equazioni, ma ignori la legge della domanda e dell'offerta. Se per te quelli sono esami seri, abbiamo un concetto diverso di serietà.
                              Guarda che su questo siamo perfettamente d'accordo, ma dato che è molto facile e diffuso che in un esame di economia aziendale o scienza delle finanze invece di esserti richiesto lo studio delle discipline, ti viene richiesto di fare esercizi di algebra, allora dicevo a Jacopo, per l'appunto, di evitare questo tipo di L-36. Che per l'appunto sono poche, ma era preferibile sottolinearlo data la grande varietà di L-36 sul "mercato" (tipo la Unicusano senza scienza politica, che è un ossimoro in termini).
                              Se la Bocconi, come dici dopo, è presente solo nelle classifiche relative agli studi aziendali e a economia ed econometria, onestamente io non so cosa pensare: altri atenei più settoriali della Bocconi sono presenti anche nella graduatoria generale. Peraltro il ranking in determinati àmbiti disciplinari viene misurato a prescindere dal fatto che l'ateneo in quelle materie offra corsi di studio (vedi Politecnico di Milano).
                              Per quel che mi riguarda non considero affidabile QS Ranking in quanto sbilanciato verso le anglosassoni, però è pur vero che il mondo intero prende quello come riferimento. La Bocconi alla fine offre solo corsi di laurea in Economia, se si piazza 6° e 16° al mondo a me sembra un ranking a dir poco ottimo. È vero che offre corsi di laurea anche in altre scienze sociali, come Giurisprudenza e Scienze politiche, ma la Bocconi non ha una grande tradizione al riguardo (la L-36 penso sia pure attivata da pochi anni), anzi, Giurisprudenza alla Bocconi io so proprio che non è che sia un granché eh.
                              Io invece penso proprio che fuori dall'Italia qualsiasi titolo accademico italiano valga lo stesso, cioè poco più che carta straccia; facciamo carta da parati.
                              Sono d'accordo, tranne che per la Bocconi e per il Politecnico di Milano e quello di Torino però.
                              I bocconiani riescono a collocarsi nelle multinazionali perché il loro ateneo ha un servizio di placement con i controfiocchi pagato dalle loro famiglie.
                              Possiamo stare qui a disquisire quanto vogliamo, ma intanto il lavoro nel privato lo trovano perché l'università è alta nei ranking.

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                              • #45
                                Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                                Non ho capito che intendi. Io ho detto che, per l'appunto, nessuno dei vari tipi di intelligenza può essere considerata più "intelligente dell'altra". Stiamo dicendo la stessa cosa.
                                Veramente ho detto esattamente il contrario: esistono intelligenze qualitativamente diverse, ma anche quantitativamente diverse. Cioè esistono persone più e meno intelligenti.

                                Spero di essere chiaro: se io ho un testo di storia contemporanea, di diritto, di anatomia da studiare, posso andare a lezione quanto mi pare, ma penso sia chiaro che sia per chi è portato, sia per chi non è portato, andare a lezione è totalmente inutile (nel senso che le lezioni per questo tipo di insegnamenti sono totalmente inutili, i docenti tutt'al più si limitano a ripetere il contenuto del manuale che puoi studiarti tranquillamente a casa, spesso preferibilmente da un riassunto).
                                Per il diritto dipende da come sono impostate le lezioni.

                                Quindi sempre che mi tocca studiare il testo per conto mio e pure una persona impedita con tanta, enorme forza di volontà, ce la fa, perché si tratta di studiare e ripetere il testo finché non l'hai acquisito e non sei capace di "vomitarlo" all'esame.
                                Molte persone se non capiscono il concetto non sono in grado di ripeterlo neanche mandandolo a memoria. Ne conosco quante ne vuoi.

                                Per un esame quantitativo che sia serio manco per scherzo, perché o ho qualcuno che mi spiega i vari concetti, oppure che io riesca a capire per conto mio è estremamente difficile.
                                Infatti non lo fai per conto tuo, ma usando fonti che te lo spiegano; tali fonti non devono consistere necessariamente in un altro essere umano in modalità sincrona.

                                Tra l'altro spesso le discipline quantitative hanno il problema che sì, magari viene dato un manuale da studiare, ma viene consigliato dal docente per pura formalità, quindi o frequenti le lezioni o tanti auguri perché non conosci il programma.
                                Questo accade pure con il diritto, visto che in Italia i testi possono essere solo consigliati. Infatti i docenti più seri ti chiedono su che manuale hai studiato prima di interrogarti. I docenti bastardi che non hanno il coraggio di dirti che volevano che acquistassi il loro manuale (questi ultimi sono scorretti ma almeno onesti), invece, ti fanno la domanda sulla nota numero settordici sperduta in fondo alla pagina quintocettordici dell'ultima edizione del manuale scritto da loro stessi per trovare il pretesto per bocciarti.

                                Se la tua amica è capace di dare esami di statistica e matematica avanzati senza frequentare buon per lei, io tutte queste persone non le ho mai incontrate.
                                Non ho detto che è una dote comune. Ci sono talenti più e meno rari.

                                Conosco laureati in Lettere, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze politiche, Filosofia che non hanno frequentato (guarda caso). Laureati in Matematica, Ingegneria o Chimica che non hanno frequentato mai.
                                Io conosco un laureato in Medicina che non ha mai frequentato; se vuoi te lo presento.

                                avulso
                                Avulso da cosa?

                                Non è possibile che io abbia visto laureati in Lettere o Giurisprudenza di un'ignoranza abissale (considerando che parliamo di persone laureate).
                                Tesoro, vuoi che ti faccia un elenco di medici che non sanno parlare in italiano? Io non dico che ciò che affermi non sia vero; dico solo di fare attenzione a generalizzazioni e a scadere in luoghi comuni.
                                In UK, per la cronaca, il mio insegnante di inglese aveva un BA in Italian language and literature e non sapeva parlare in italiano né conosceva autori italiani che io avevo studiato alle medie.

                                un ossimoro in termini
                                .
                                Forse volevi dire una contraddizione in termini. Un ossimoro è altra cosa e deve essere per forza tra due termini ;)

                                La Bocconi alla fine offre solo corsi di laurea in Economia
                                Offre un paio di corsi di studio in Economia su una dozzina non considerando i mastrer. Il resto è tutto studi aziendali, finanza, marketing e un po' di scienze politiche e internazionali, nonché Giurisprudenza.

                                se si piazza 6° e 16° al mondo a me sembra un ranking a dir poco ottimo.
                                Se nella graduatoria generale non esiste proprio, io ci andrei cauto. La graduatoria generale comprende atenei che hanno offerte formative anche molto più ristrette rispetto alla Bocconi, però ci sono. Che la Bocconi non figuri nella classifica generale significa che non è nemmeno tra le migliori mille università al mondo. Tra queste però ci sono molte italiane al Nord, al Centro e al Sud, quindi io mi farei qualche domanda.

                                Giurisprudenza alla Bocconi io so proprio che non è che sia un granché eh.
                                Alla Bocconi IMHO non c'è niente che sia granché.

                                [quote]Sono d'accordo, tranne che per la Bocconi e per il Politecnico di Milano e quello di Torino però.[/quot€]
                                Anche quelli.

                                Possiamo stare qui a disquisire quanto vogliamo, ma intanto il lavoro nel privato lo trovano perché l'università è alta nei ranking.
                                No. Casomai perché ha un ufficio placement ottimo e promuove il networking tra alumni.
                                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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