Nella mia esperienza i datori di lavoro molto grandi – società di capitali di dimensioni mastodontiche quotate in borsa e/o partecipate dallo Stato – se ne fregano abbastanza. Diversi dei miei giovani colleghi che hanno conseguito la LM-77 con me alla Mercatorum sono stati assunti, a tempo indeterminato oppure con contratto di apprendistato che sicuramente evolverà nella stabilizzazione, da Poste italiane Spa. Altri lavorano in o per società di consulenze di quelle delle big four. Certo, sono stati assunti a livelli che contrattualmente richiedono il diploma di scuola secondaria superiore nonostante abbiano la laurea magistrale, peraltro richiesta dal datore di lavoro, il quale vieppiù non 'riconosce' la validità della laurea cosiddetta triennale (in un caso una ragazza ha fatto il colloquio prima di discutere la tesi e hanno rinviato l'assunzione pretendendo che portasse un certificato per dimostrare l'effettivo conseguimento della magistrale). Ma sia il sotto-inquadramento sia il mancato riconoscimento da parte del mercato del lavoro della laurea c.d. triennale sono problemi genralizzati nel Paese.
Altra cosa è la piccola impresa (direi pià brianzola che del Nord-Est, peraltro), tipicamente guidata da un padre-padrone non laureato (sovente nemmeno diplomato) che neanche ha una precisa (o comunque corretta) idea di cosa sia l'università e quali siano le sue funzioni. Va considerato peraltro che il 97% delle imprese italiane non è nemmeno piccolo, ma, secondo la classificazione europea, micro. Le microimprese, per come sono strutturate e organizzate, non hanno quasi mai bisogno di laureati e se li cercano è solo perché c'è un eccesso di laureati in circolazione rispetto ai posti di lavoro, ma saranno destinati con ogni probabilità a fare cose per le quali la laurea non serve (N.B.: la microimpresa secondo la classificazione europea ha un massimo di 10 addetti totali, compresa la proprietà. In Italia il modello classico è ditta individuale del padre-padrone nella quale lavorano come coadiutori moglie e figli).
dottore, c'è da dire che ho dato un'occhiata al piano di studi della Cusano: è vero, non ci sarà scienza politica come esame obbligatorio, ma alla fine c'è sociologia politica che è esattamente la stessa cosa.[/quote]
Proprio esattamente la stessa cosa non è, a giudicare dal confronto delle declaratorie tra i due settori (SPS/04 e SPS/11). Diciamo che vengono fatte coincidere soprattutto nella tradizione anglosassone.

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