annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Economia alla pegaso

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • Economia alla pegaso

    Buongiorno a tutti!

    Vorrei iscrivermi alla facoltà  di economia alla Pegaso, perchè dato il mio lavoro, sono impossibilitato a seguire i corsi in presenza, ed inoltre ho sentito che gli esami sono molto meno duri, confermate?

    Mi piacerebbe avere più informazioni, ovvero come mai si parla di 3 esami fatti in due mesi? Cosa c'è di vero?
    Un percorso alla statale di 5 anni, alla pegaso verrebbe finito prima, a parità  di impegno e dedizione?

    Vi chiedo la gentilezza di aiutarmi, sicuramente se ne sarà  parlato, ho fatto una ricerca, ma ho tanti dubbi, per questo ho deciso di aprire una discussione mia.
    Per ora mi fermo a queste domande, poi se ci sarà  qualcuno che mi aiuterà  e sarà  felice di aiutarmi, chiederò altro nel caso.

    Grazie ancora.

  • #2
    Benvenuto nel forum.

    La facoltà  di Economia alla Pegaso non esiste. Esistono un corso di laurea di classe L-18 (Scienze dell'economia e della gestione aziendale) e un corso di laurea magistrale di classe LM-56 (Scienze dell'economia), attivi entrambi presso la facoltà  di Giurisprudenza.

    Gli esami orali sono come in qualsiasi altra università , quindi molto variabili a seconda del docente.
    Gli esami scritti sono 30 domande a risposta multipla con 4 opzioni, con banche dati continuamente aggiornate dagli studenti. Con uno studio nozionistico è abbastanza semplice superare gli esami. Avendo frequentato le 4 università  che leggi in firma + altre, direi che mediamente è più facile superare gli esami rispetto alle università  tradizionali, ma specularmente risulta più difficile superarli con voti superiori al 27.
    Alla Pegaso, tra l'altro, sembra che a differenza che alla Mercatorum non sia prevista la trentunesima domanda, quindi se si vuole la lode bisogna chiedere l'orale.

    Mi piacerebbe avere più informazioni, ovvero come mai si parla di 3 esami fatti in due mesi? Cosa c'è di vero?
    Ne ho sostenuti sino a 4 in un giorno all'Università  degli studi di Firenze. Quindi cosa ci dovrebbe essere di non vero?

    Un percorso alla statale di 5 anni, alla pegaso verrebbe finito prima, a parità  di impegno e dedizione?
    In à mbito economico non esistono e non sono mai esistiti corsi di durata quinquennale, ad eccezione del corso di laurea in Discipline economiche e sociali, attivo solo alla Bocconi e alla UniCal.
    Prima del 1990 c'erano solo i corsi di laurea in Economia e commercio ed Economia del commercio internazionale e dei mercati valutarà® (corso esclusivo del Navale di Napoli, istituto universitario a ordinamento speciale), nonché Scienze politiche con indirizzo politico-economico, di durata quadriennale. Tra il 1990 e il 1999 a questi corsi di laurea si sono aggiunti Economia politica, Economia aziendale, Economia del turismo, Economia ambientale, Economia assicurativa e previdenziale, Economia bancaria (anche denominata Economia bancaria, finanziaria e assicurativa), Economia delle amministrazioni
    pubbliche e delle istituzioni internazionali, Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari, Economia e finanza, Economia e gestione dei servizi, Economia e legislazione per l'impresa, Economia industriale, Economia marittima e dei trasporti ed Economia per le arti, la cultura e la comunicazione, tutti di durata quadriennale, nonché i corsi di diploma universitario (legge 341/1990) in Marketing e comunicazione d'azienda, Banca e finanza, Economia applicata, Economia del sistema agroalimentare e dell'ambiente, Economia dell'ambiente, Economia delle imprese cooperative e non profit, Economia e gestione dei servizi turistici, Economia e amministrazione delle imprese, Gestione delle amministrazioni pubbliche, Gestione delle imprese alimentari, Gestione delle imprese cooperative e delle organizzazioni no profit e Moneta e finanza, di durata triennale.
    Attualmente (decreto MURST 509/1999 e decreto MIUR 270/2004, in attuazione dell'art. 17, c. 95, della legge 127/1997) i corsi di laurea possono avere durata solo triennale.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

    Commenta


    • #3
      Grazie infinite per la risposta.

      Mi riferivo a questa triennale in economia aziendale:
      https://www.unipegaso.it/website/cor...omia-aziendale

      L-18 sta per il numero di esami nel corso di studi?



      Con durata di 5 anni mi riferivo alla triennale + la specialistica.
      Secondo il tuo parere ed esperienza, quanto conta la specialistica al fine di trovare lavoro post studio, ed a cosa si può ambire con la triennale e cosa con la specialistica in scienze economiche? Ti chiedo se cortesemente puoi farmi degli esempi, giusto per avere un'idea.

      Ti ringrazio.

      Commenta


      • #4
        Originariamente inviato da hope Visualizza il messaggio
        Grazie infinite per la risposta.

        Mi riferivo a questa triennale in economia aziendale:
        https://www.unipegaso.it/website/cor...omia-aziendale
        Questo corso di laurea (laurea, non «triennale») è attivo presso la facoltà  di Giurisprudenza.
        Tieni presente che dopo la legge 240/2010 la stragrande maggioranza delle università  non è più suddivisa in facoltà . La legge riforma la governance degli atenei statali (gli atenei non statali hanno maggiore autonomia in tal senso, infatti già  ce n'erano alcuni non suddivisi in facoltà , come la Université de la Vallée) attribuendo ai dipartimenti, già  esistenti, anche funzioni didattiche, sicché oggi i corsi di studio afferiscono ai dipartimenti e non più alle facoltà . In alcuni atenei che superano determinati limiti dimensionali è possibile istituire delle strutture di raccordo tra i dipartimenti. Tali strutture vengono chiamate «scuole» o «scuole interdipartimentali» in quasi tutti gli atenei che le hanno istituite, ad eccezione di qualche ateneo che le chiama «facoltà ». In questo caso, comunque, non hanno niente a che fare con le facoltà  di prima, tant'è che alcuni atenei (vedi UniSa e UniSal) che inizialmente avevano fatto la scelta di istituirle con questo nome le hanno poi abolite. Attualmente il termine, tra le università  statali, mi risulta in uso solo alla UniMi e alla Sapienza.
        Le vecchie facoltà  erano invece delle strutture di raccordo della didattica. Ciascuna di esse poteva offrire uno o più corsi di studio. All'interno delle facoltà  c'erano gli istituti, che coordinavano la ricerca. Con una precedente riforma, con la quale le attività  didattiche e quelle di ricerca furono separate, fu istituito il dipartimento, che si occupava di ricerca. Con la legge 240/2010 in sostanza si rimettono insieme didattica e ricerca (e la nuova terza missione), solo che il soggetto che se ne occupa non è la facoltà  come prima, bensì il dipartimento.
        Quanto sopra in estrema sintesi.

        L-18 sta per il numero di esami nel corso di studi?
        L-18 è la classe del corso di studi.
        La classe è un contenitore ministeriale che determina il valore legale del titolo rilasciato.
        Col nuovo ordinamento, infatti, gli atenei sono liberi nel definire i piani di studio e perfino le denominazioni delle lauree che rilasciano, ma denominazione e contenuti sostanziali hanno rilevanza unicamente accademica, cioè hanno un valore che si esaurisce all'interno dell'istituzione. Agli effetti esterni rilevano due cose:
        - per il titolo, la classe;
        - per gli esami, i settori scientifico-disciplinari.
        Se io mi sono laureato in Gestione d'impresa alla Mercatorum e tu in Economia aziendale alla Pegaso e il mio compagno in Marketing e comunicazione d'azienda alla Carlo Bo, legalmente siamo tutti in possesso dello stesso titolo di studio, poiché tutte queste lauree afferiscono alla classe L-18 e dunque hanno identico valore legale.
        Viceversa, se io mi sono laureato in Scienze e tecnologie della comunicazione musicale alla Statale di Milano nell'anno accademico 2003-2004, avrò una laurea con valore legale diverso rispetto a chi ha conseguito la medesima laurea nel 2005-2006, poiché successivamente il corso ha cambiato classe (da Scienze della comunicazione, che all'epoca era la classe 14, a Scienze e tecnologie informatiche, che all'epoca era la classe 26; tali classi sono equiparate rispettivamente all'attuale L-20 e all'attuale L-31). Agli effetti puramente e squisitamente accademici sono la stessa laurea, infatti la stessa Statale di Milano le considera allo stesso modo ai fini della prosecuzione degli studi nel secondo ciclo nell'à mbito della stessa università  (così come ha consentito per un periodo transitorio a chi era iscritto e non aveva conseguito ancora il titolo quando è avvenuta la trasformazione di optare per la nuova classe, nelle more del conseguimento del titolo stesso, senza perdere neanche un credito), ma ai fini legali sono due lauree differenti.
        Non è infrequente trovare, nello stesso ateneo, più lauree (o lauree magistrali) afferenti a un'unica classe, con piani di studio sensibilmente diversi (e anche requisiti di accesso differenti).
        A volte lo stesso corso afferisce a due classi. In tal caso, il candidato deve scegliere la classe entro cui conseguire il titolo. Il titolo sarà  giuridicamente riferito unicamente alla classe elettiva, mentre agli effetti accademici non cambierà  nulla (fatta salva eventuale suddivisione in curricula).

        Con durata di 5 anni mi riferivo alla triennale + la specialistica.
        Le lauree specialistiche non esistono più da oltre dieci anni (decreto MIUR 270/2004).
        Ti confondi con le lauree magistrali.
        La laurea magistrale è un titolo che si consegue all'esito di un corso di durata biennale al quale è possibile accedere con una laurea.
        Non esistono corsi universitari di durata quinquennale salvo ove espressamente previsto per alcuni specifici corsi finalizzati alla preparazione all'esercizio di professioni regolamentate da direttive comunitarie o dalla legge dello Stato (non da semplice regolamento ministeriale).

        Secondo il tuo parere ed esperienza, quanto conta la specialistica al fine di trovare lavoro post studio
        Non esistono più le lauree specialistiche.
        La laurea magistrale conta in base a diverse variabili. Conta sicuramente poco a quarant'anni e con dieci di esperienza lavorativa. Ma è determinante per l'accesso a professioni regolamentate per la quale il suo possesso è prescritto dalla legge, anche se l'esperienza è ventennale.

        ed a cosa si può ambire con la triennale e cosa con la specialistica in scienze economiche? Ti chiedo se cortesemente puoi farmi degli esempi, giusto per avere un'idea.
        La tua associazione tra la laurea in Economia aziendale e la laurea magistrale (non specialistica) in Scienze economiche è del tutto arbitraria.
        In realtà  io posso laurearmi in Fisica, Chimica, Scienze e tecnologie agro-alimentari, Scienze ambientali, Biologia, Ingegneria, Informatica, Scienze della comunicazione, Mediazione linguistica, Lingue, Lettere (tutti casi reali da me conosciuti personalmente) e successivamente conseguire una laurea magistrale di classe LM-56 (Scienze dell'economia) o di classe LM-77 (Scienze economico-aziendali), così come posso laurearmi in Economia aziendale e successivamente conseguire una laurea magistrale di classe LM-59 (Scienze della comunicazione pubblica e d'impresa e pubblicità ). Ho anche conosciuto una titolare di una laurea abilitante a una professione sanitaria (purtroppo non ricordo quale) che ha successivamente conseguito, presso Unitelma Sapienza, la laurea magistrale in Management delle organizzazioni pubbliche e sanitarie, afferente alla classe LM-63 (Scienze delle pubbliche amministrazioni).
        Sicuramente gli iscritti a corsi LM-56 e LM-77 provenienti da studi di primo ciclo già  di à mbito economico e/o aziendale, e in seconda battuta in Scienze politiche, sono più di tutti gli altri, ma si tratta di un fatto puramente statistico, come è un fatto statistico che gli iscritti ai corsi di laurea in Lettere classiche provengono quasi tutti dal liceo classico; non esiste consequenzialità  formale tra le due cose.
        Io stesso ho una laurea magistrale in Management, classe LM-77 (Scienze economico-aziendali), ma non ho, di base, una laurea di classe L-18 (Scienze dell'economia e della gestione aziendale) o L-33 (Scienze economiche), come la maggioranza relativa (circa la metà  del totale) di coloro con cui ho studiato. Presso la mia università , il corso di laurea magistrale in questione consentiva l'accesso senza obblighi formativi aggiuntivi con lauree delle classi L-15 (Scienze del turismo), L-16 (Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione), L-18 e L-33; per tutti gli altri, prevede un massimo di 30 crediti formativi in debito che si possono colmare attraverso esami singoli gratuiti (mentre tutte le università  statali se li fanno pagare profumatamente) e con frequentissimi appelli, il che attrae molte persone laureate in svariate discipline. Viceversa in altre università , come la Federico II e la Parthenope, i criteri di accesso sono molto più restrittivi: sono richiesti crediti minimi in determinati settori scientifico-disciplinari qualunque sia la laurea posseduta, anche se di à mbito disciplinare strettamente pertinente o attiguo. Alla Sapienza di Roma e alla UniMoRe l'offerta di corsi di laurea magistrale delle classi LM-56 e LM-77 è ampia e variegata e sono viceversa presenti corsi di queste classi con requisiti di accesso ancora più larghi dei summenzionati atenei partenopei.
        Per tutte queste ragioni, se non sei mai stato iscritto all'università  non ha nessun senso che tu scelga di iscriverti a un corso di laurea sulla base di un ipotetico corso di laurea magistrale che vorrai frequentare successivamente. Anche perché di qui al conseguimento della laurea il corso di laurea magistrale di tuo interesse potrebbe non esistere più o essere radicalmente mutato.
        Ultima modifica di dottore; 11-12-2020, 23:09.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

        Commenta


        • #5
          D'accordo, però non dovrei approcciarmi alla triennale con un piano su cosa fare dopo? Magari, come dici, la magistrale che potrei programmare ora di fare, potrebbe non esistere più, e siamo d'accordo, però ad oggi avere un piano non credo sia un errore.
          Ok anche all'accostamento arbitrario, ma la mia scelta tende a scegliere una magistrale che vada ad integrare e potenziare la triennale. Vorrei ambire a lavorare in banca, o nel settore della finanza, ecco perchè ho pensato ad economia aziendale, che stando ad oggi, potrei integrare con cosa, se non scienze economiche?

          Commenta


          • #6
            Originariamente inviato da hope Visualizza il messaggio
            D'accordo, però non dovrei approcciarmi alla triennale con un piano su cosa fare dopo?
            Nelle intenzioni del legislatore dopo dovresti cercare lavoro, essendo il secondo ciclo finalizzato alla formazione a ruoli di elevata responsabilità  in contesti specifici (laurea magistrale) oppure al perfezionamento scientifico e professionale permanente e ricorrente (master). Infatti negli altri stati aderenti al processo di Bologna nessuno ragiona come te, mentre il tuo ragionamento è molto diffuso in Italia.

            Ok anche all'accostamento arbitrario, ma la mia scelta tende a scegliere una magistrale che vada ad integrare e potenziare la triennale.
            Le lauree magistrali normalmente proposte dagli atenei, ancorché ufficiosamente, come «in continuità » con le lauree non integrano e non potenziano niente; sono mere ripetizioni di roba già  studiata ad uso dei gonzi che credono che la laurea, che non a caso chiamano «triennale», sia un titolo non finito e vada completato. Quando poi ti presenti sul mercato del lavoro, pare che tu abbia una sola laurea; se poi sei così stupido da scrivere sul curriculum «laurea triennale in ”¦» anziché «laurea in ”¦», o ”” peggio ”” riportare solo la laurea magistrale (come se essa assorbisse la laurea precedentemente conseguita), ti rovini con le tue stesse mani. Altra cosa è leggere sul curriculum «laurea in Scienze giuridiche conseguita presso l'università  X, master in Diritto del lavoro conseguito presso l'università  Y, laurea magistrale in Scienze economico-aziendali conseguita presso l'università  Z», perché in questo caso si ha effettivamente la percezione di tre titoli diversi, in à mbiti affini e dunque complementari (un CV del genere sarebbe molto appetibile, a mio avviso, per chi cerca un giurista d'impresa).

            Vorrei ambire a lavorare in banca
            Lavorare in banca che significa?
            Non credo che per lavorare a sportello sia necessario avere una laurea; sicuramente la magistrale non è necessaria, ma credo che non sia richiesta nemmeno la laurea semplice. Perlomeno i ragazzi della mia generazione che in banca fanno i cassieri o i gestori clienti hanno generalmente un diploma di ragioneria, però ammetto che oggi le cose potrebbero essere cambiate, data l'offerta di laureati che c'è. Il gestore con cui ho stipulato il contratto di mutuo, oltre a essere un pezzo di marcantonio incredibile (sarà  1.90 m per 80-85 kg, fisico tonico e asciutto), è più giovane di me di qualche anno (mi pare sia del 1986) e ha un diploma di istituto tecnico commerciale, mai stato iscritto all'università . Penso che tendano a essere laureati più i promotori finanziari, che sono lavoratori autonomi, che i dipendenti, ma anche lì sicuramente la laurea magistrale non è necessaria; perlomeno se ce l'hai non parti da un livello superiore rispetto a chi si è fermato alla laurea né hai più chances di crescita di lui, quindi se prosegui gli studi subito dopo la laurea senza affacciarti sul mercato del lavoro (oppure svolgendo solo lavoretti, il che può risultar perfino peggio) perdi solo tempo.

            nel settore della finanza
            Per la finanza c'è la classe LM-16, che non è offerta attualmente in modalità  telematica (ma le università  tradizionali stanno facendo quasi tutte didattica a distanza).

            potrei integrare con cosa, se non scienze economiche?
            Scienze economiche in realtà  è una classe delle lauree, la L-33.
            LM-56 si chiama Scienze dell'economia, ma, tanto per complicare le cose, la Pegaso ha deciso di attribuire al proprio corso LM-56 il nome di una classe di primo ciclo, benché, come abbiamo detto più volte nel forum, sia sconsigliato dalle linee-guida ministeriali.
            Comunque economia ed economia aziendale sono due cose diverse. In teoria le classi L-18 e LM-77 dovrebbero essere focalizzate sugli studi aziendali (settori scientifico-disciplinari SECS-P/07, 08, 09, 10), le classi L-33 e LM-56 sugli studi economici (SECS-P/01, 02, 03, 04, 05, 06). In pratica i piani di studio sono misti e generalmente compatibili nel primo ciclo sia con la L-18 sia con la L-33 e nel secondo sia con la LM-56 sia con la LM-77.
            Un po' diverso è il discorso per la LM-16 (Finanza) e per la LM-76 (Scienze economiche per l'ambiente e la cultura).
            La LM-56 e la LM-77 dà nno accesso alla professione di dottore commercialista, la LM-16 a quella di attuario, la LM-76 a nessuna.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

            Commenta


            • #7
              La pegaso per avere accesso alla L-56 chiede anche L-18.

              "Gli studenti che intendono iscriversi al corso di laurea in Scienze Economiche devono essere in possesso della laurea triennale appartenente ad una delle seguenti classi:

              (DM 270/2004): Classe L-33 Scienze Economiche oppure Classe L-18 Scienze dell‘Economia e della Gestione Aziendale;
              (DM 509/99) Classe 28 Scienze Economiche oppure Classe 17 Scienze dell‘Economia e della Gestione Aziendale

              o in altre classi, ovvero di altro titolo conseguito all‘estero e riconosciuto in Italia ovvero di laurea quadriennale relativa all‘ordinamento vigente prima del DM 270/2004 (purché in possesso dei seguenti requisiti curriculari avendo totalizzato almeno 60 CFU, sommando quelli già  acquisiti, in ognuna delle seguenti aree: area economica, aziendale e giuridica)."


              Mentre non ho trovato la L-33, su Pegaso intendo. Grazie ancora.

              Commenta


              • #8
                Originariamente inviato da hope Visualizza il messaggio
                La pegaso per avere accesso alla L-56 chiede anche L-18.
                LM-56, non L-56. Se fosse L-56 sarebbe una laurea, non una laurea magistrale.

                [I]"Gli studenti che intendono iscriversi al corso di laurea in Scienze Economiche devono essere in possesso della laurea triennale appartenente ad una delle seguenti classi:
                Questi sono così cialtroni che chiamano «laurea» la laurea magistrale e «laurea triennale» la laurea. Incredibile.

                Mentre non ho trovato la L-33, su Pegaso intendo.
                Pegaso non offre corsi di laurea di classe L-33 infatti.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                Commenta


                • #9
                  Ultima cosa se non ti chiedo troppo: con la L-18 di Pegaso, a quale lavoro posso ambire?

                  Ad esempio, come si diventa direttore di banca? Quali qualifiche servono, ecc? Do per scontato la gavetta, ma da dove si inizia e con quale percorso di studi?

                  Commenta


                  • #10
                    Con la L-18 e la L-33 puoi accedere ai praticantati per le professioni di:
                    - revisore legale (regolamentata a livello europeo), chiamato anche revisore contabile o revisore dei conti;
                    - esperto contabile;
                    - consulente del lavoro.
                    Con la LM-56 e la LM-77 puoi fare le stesse cose di cui sopra e in più il dottore commercialista (anche se hai a monte una laurea diversa da L-18 o dalla L-33).

                    Il direttore di dipendenza (agenzia/filiale) bancaria, se è questo che intendi, da contratto dovrebbe essere un quadro direttivo.
                    Quella di quadro, previsto dalla legge 190/1985, è una speciale figura di lavoratore subordinato, diverso dal dirigente, che svolge continuativamente mansioni che rivestono una particolare rilevanza ai fini del perseguimento degli obiettivi dell'impresa, solitamente di tipo direttivo senza per questo essere titolare di qualifica dirigenziale (il dirigente è l'alter ego dell'imprenditore, mentre il quadro è un dipendente cui sono demandate, ovvero delegate in via continuativa, funzioni direttive).
                    Pur con le dovute differenze tra pubblico e privato (anche perché nel pubblico il dirigente non è l'alter ego di un inesistente imprenditore, bensì un dipendente, ed esiste una scissione tra qualifica dirigenziale e incarico dirigenziale che è sconosciuta al settore privato), il quadro del privato, anche noto come quadro direttivo o quadro aziendale a seconda della contrattazione, corrisponde agli impiegati della carriera direttiva di cui alla legge 3/1957, che nell'attuale sistema contrattuale è stato trasposto nei livelli gerarchico-funzionali apicali (ad esempio categoria D comparto Regioni ed enti locali, area terza Funzioni centrali, categorie D e Ds Sanità , categorie D ed EP Università ), cioè quelli che comprendono gli istruttori direttivi e i funzionarà®.
                    Una volta il termine "funzionario" esisteva pure in banca; si trattava di un residuo degli istituti bancari di diritto pubblico (che erano enti pubblici economici), il cui utilizzo non ha più senso dopo la riforma Amato, e infatti è stato superato dai contratti.
                    Verosimilmente, per ottenere una promozione a quadro ”” visto che le banche non assumono direttamente quadri ”” possedere una laurea è probabilmente determinante; va detto, tuttavia, che la questione del titolo di studio è stata liberalizzata dalla contrattazione collettiva (vedi qui il commento all'art. 68).

                    Le banche tendono comunque a fare un ampio ricorso al lavoro flessibile e so che utilizzano molto l'apprendistato, che prevede dei precisi limiti di età ; anzi, per quanto mi consta il limite di età  per stipular quel genere di contratto è ben più elevato rispetto a quello desiderato dalle banche.
                    In altre parole, se hai superato una certa età  e pensi che una laurea ti spalanchi le porte delle stanze dei bottoni delle banche stai volando troppo alto, quindi ti invito a tornare con i piedi per terra adesso per evitarti la brutta delusione che potrebbe derivarti dall'addormentarti con la testa tra le nuvole, fare sogni dorati e poi risvegliarti bruscamente quando, precipitando, ti sarai schiantato al suolo.

                    Tieni altresì presente che non esiste università  in Italia in cui i corsi di studio di tuo interesse abbiano obbligo di frequenza. Ti dico questa cosa perché purtroppo è ancora piuttosto diffuso un certo pregiudizio nei confronti delle università  cosiddette in telematiche e in particolare l'ateneo che è maggior bersaglio di questo pregiudizio è proprio la Pegaso. Il pregiudizio per definizione è infondato, ma ha risvolti concreti in quanto contribuisce in misura determinante a orientare le azioni delle persone. Le banche sono soggetti privati che possono assumere chi vogliono e se il responsabile del reclutamento delle risorse umane di una banca decide di non chiamare i laureati alla Pegaso perché li ritiene poco validi tu, obiettivamente, non ci puoi fare niente.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                    Commenta


                    • #11
                      Si di questo mi avevano già  informato! Ovvero che nel pubblico una laurea telematica è alla pari di una statale, mentre nel privato, in base a pregiudizi soggettivi, puoi anche perdere di credibilità . Amen, credo sia il contro della medaglia.
                      Secondo il tuo parere, un laureato con 90 alla Sapienza avrebbe più chance di un laureato con 110 alle Pegaso in termini di lavoro nel privato?

                      Commenta


                      • #12
                        Con 90 proprio non lo so perché effettivamente è un voto molto basso, ma un altro pregiudizio molto diffuso nel settore privato è che il voto non conta.
                        Secondo me il voto conta eccome e ti posso dire che prendere 110 e lode (il 110 senza lode è raro) alla Sapienza è molto più facile che prenderlo alla Pegaso. Perlomeno è così statisticamente (ho pubblicato i dati più di una volta; comunque li puoi ricavare tu stesso, più aggiornati, da qui), ma conoscendo le modalità  di esaminazione della Pegaso la cosa è a mio avviso facilmente comprensibile, per quanto ci possano essere altre spiegazioni (ad esempio che la Pegaso attrae studenti poco dotati, non necessariamente di capacità  cognitive ma anche semplicemente di tempo).
                        Comunque il pregiudizio discrimina tra università  telematiche da un lato e università  tradizionali dall'altro. Non tutte le università  non statali sono telematiche e peraltro la didattica telematica è largamente diffusa anche tra le università  statali.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                        Commenta


                        • #13
                          Sicuramente se alla Pegaso capita molto meno di vedere 110 e lode, è principalmente per il target di studenti che ne viene attratto.
                          Un pò come alle superiori, dove magari ad un classico vedi diplomi con 100 anche del 30/40% degli alunni, mentre ad un tecnico ne vedi 1 su 20 alunni!
                          Poi non so eh, parliamo di chiacchiere da bar, bisognerebbe verificare di persona, magari saprò dire quando inizierò.
                          Grazie ancora.

                          Commenta


                          • #14
                            Non sono chiacchiere da bar; il sistema di esaminazione scritta della Pegaso favorisce molto il superamento dell'esame, ma penalizza molto chi si presenta solo per «passare», come si suol dire.
                            Mi spiego: se a un esame orale, oppure scritto a risposta aperta, mi presento per «provare» (altra espressione gergale che indica il goffo tentativo di superare gli esami senza studiare, accompagnato da finta contrizione in caso di esito negativo ma che sottende in realtà  una grandissima faccia tosta e nervi di ferro) ma non sono ben preparato, potrei beccare, per il classico colpo di fortuna, l'unico argomento che mi ricordo bene e portarmi a casa un 30 (questo più all'orale che allo scritto, perché se all'orale alla prima domanda fai una buona impressione a quel punto si instaura un dialogo tra te e il docente e questi spesso non ti pone ulteriori domande). Viceversa posso essere preparato benissimo ma per enne motivi (anche e-motivi) non rispondere bene, o beccare l'unico argomento che in quel preciso momento non mi ricordo (per non parlare di quei docenti che da anni chiedono sempre un argomento a piacere e che proprio con me hanno deciso di cambiare modo di esaminare), e in questo caso vengo invariabilmente respinto.
                            Per azzeccare 18 domande esatte su 30 è invece sufficiente una preparazione molto superficiale; basta avere un'infarinatura dell'argomento e quasi quasi pure rispondendo a caso, considerando che le risposte sbagliate non sono penalizzanti, potrei superare l'esame. Tuttavia per superarlo brillantemente non è sufficiente, come in un orale, avere una discreta loquela ed essere in grado di tenere le redini del discorso (abilità  particolarmente utile agli orali poiché, mettendo sul piatto più elementi, distoglie il docente dal porti domande a caso e al contempo viene molto apprezzata dai docenti stessi, che in questo modo possono essere fatti fessi e contenti; c'era un docente che mi disse che lui lo sapeva benissimo ma è una qualità  molto importante perché le tecniche retoriche fanno parte della formazione del buon giurista, che deve saper convincere l'interlocutore facendo leva sugli argomenti su cui è più ferrato), né padroneggiare gli aspetti generali la materia (abilità  che favorisce di più in alcune tipologie di esami scritti a risposta aperta, in cui bisogna fornire un quadro di insieme), bensì bisogna solo ricordarsi a memoria una sequela di nozioni.

                            Comunque, memore di quel che mi diceva un amico che lavora da molti anni in un grosso gruppo bancario, mi sono sfogliato un po' il CCNL di riferimento e ho scoperto che il cosiddetto direttore non è necessariamente un quadro. Infatti il contratto prevede tre aree funzionali; in buona sostanza la prima comprende gli operaà® (addetti alle pulizie, addetti alla guardiania e roba del genere), la seconda gli impiegati di tipo esecutivo e la terza gli impiegati di concetto, ivi compresi i cassieri e i gestori clienti (che sono posti sullo stesso piano). Tuttavia esiste un quarto livello meramente retributivo che scatta quando un impiegato di terza area viene preposto a una «struttura operativa autonoma cui siano stabilmente addetti almeno otto elementi oltre il titolare» (titolare significa avente titolo, dunque il preposto stesso). Sicuramente, dunque, il "capo" delle piccole agenzie o filiali non è un quadro, bensì un impiegato di quarto livello.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                            Commenta


                            • #15
                              Io non ho una buona loquela, alle superiori ho sempre avuto un approccio mnemonico, però mi son diplomato con 95 e media dell'8 all'ultimo anno (istituto tecnico, ma livello di difficoltà  quasi pari ad uno scientifico, quindi di gran lunga lontano da una ragioneria).
                              Iniziai economia e commercio alla federico secondo, ma mi scoraggiai e lasciai perdere, dedicandomi anima e cuore al mio lavoro online. Una mia sfortuna fu anche non avere amicizie in quell'ambiente, per studiare insieme, dividere appunti, ecc...ero abbastanza solo!
                              Niente, quindi ad oggi vorrei riprendere con un'università  telematica, però comunque cercando di prendere il massimo. Perlomeno ci proverò, poi venga quel che venga.

                              Commenta

                              Sto operando...
                              X