Malgrado la normativa, tanto giuridica quanto contrattuale, sia chiarissima e ci siano svariate circolari DFP e pareri UPPA a richiamarla, per l'accesso ai ruoli apicali non dirigenziali nella pubblica amministrazione, per i quali il requisito è la laurea, molte amministrazioni chiedono imperterrite la laurea magistrale, anche in virtù di un'errata interpretazione dei decreti interministeriali sulle equiparazioni dei titoli di diversi ordinamenti ai fini della partecipazione a pubblici concorsi.
Per esperienza (ho vinto tre concorsi da laureato semplice e ho presentato, per me e per altre persone, decine di richieste del genere che allo stato risultano tutte accolte) vi posso dire che generalmente una domanda di partecipazione in deroga ben motivata oppure (specie laddove non sia materialmente permesso di presentare l'istanza a causa di procedure informatiche standardizzata), una contestazione del bando con richiesta di rettifica/riforma (ovvero annullamento e riemanazione) dello stesso in autotutela amministrativa è sufficiente a fare rinsavire l'amministrazione.
Il ricorso in autotutela è una procedura rapida e gratuita che coinvolge solamente l'aspirante candidato e l'amministrazione banditrice; la persona interessata (tipicamente qualcuno la sfera dei cui interessi legittimi risulti lesa o potenzialmente lesa dall'atto impugnato) può presentarlo da solo, ma è tanto più efficace quanto contenga considerazioni di diritto (naturalmente fondate) oltre che di fatto e magari sia trasmessa per conoscenza all'ente gerarchicamente sovraordinato, in maniera tale che l'amministrazione che lo riceve sia consapevole che, qualora non accolga l'istanza, noi siamo pronti a presentare un ricorso gerarchico (che è sempre gratuito).
Ai sensi della legge 241/1990, questo genere di ricorsi non sospende né interrompe gli effetti giuridici degli atti impugnati; il loro rigetto va adeguatamente motivato per iscritto. Il tempo per evaderli è di 60 giorni (che possono essere dilatati con provvedimento motivato) e dunque le amministrazioni se hanno intenzione di esaminare l'istanza nel merito per non accoglierla tendono a sospendere le procedure in via cautelativa, in quanto nel caso in cui il concorso nel frattempo vada avanti e il ricorrente facesse valere le sue ragioni in sede giurisdizionale (il ricorso in autotutela non interrompe neanche i termini per proporre ricorso al giudice amministrativo; tuttavia è possibile impugnare dinnanzi a quest'ultimo gli atti conseguenti al ricorso in autotutela) poi potrebbero essere cavoli amari anche per i funzionarà® e i dirigenti direttamente responsabili degli atti illegittimi in quanto l'attuale legislazione consente alle amministrazioni di addebitare direttamente a loro il danno erariale.
Sono disponibile a trasmettere in privato, a chi ne faccia richiesta motivata, fornendomi un indirizzo e-mail e possibilmente qualificandosi con nome e cognome (io non ho nessun problema a fornire i miei riferimenti e anche il mio numero di cellulare), un modello di ricorso per la riforma in autotutela amministrativa dei bandi di concorso con le istruzioni per presentarlo, basato sulla missiva che ho spedito proprio ieri a un'amministrazione (sono 11 pagine, allegati esclusi).
Non pubblico il modello qui per due ragioni.
La prima è che non ho intenzione di erogare un servizio gratuito, che sottende anni di studi, ad avvocati poco o punto capaci. In passato ho svolto consulenze, quasi sempre a titolo gratuito in amicizia, ad avvocati, ma me li sono scelti io, conoscendone il merito, e comunque si è trattato di un do ut des in quanto alla prima occasione mi hanno ricambiato il favore, ad esempio patrocinandomi cause civili gratuitamente. Se qualche avvocato fosse interessato alla mia consulenza, e anche a fare amicizia con me tenendo presente che sono buono ma non fesso, mi può contattare.
La seconda è che non è bene che vengano pubblicati atti così dettagliati in Rete, poiché facendoli circolare si rischia che alle medesime amministrazioni finiscano ricorsi tutti identici, finendo magari materialmente sulle stesse scrivanie e dunque in mano alle stesse persone. Nel mio lavoro è una cosa che mi cà pita quotidianamente. Il risultato qual è? Che sono tentato a non leggerli nemmeno (mi accorgo dall'impatto grafico che sono uguali). In ogni caso quando mi sono accorto che sono seriali (addirittura alcuni li stampano coi puntini per i dati personali e li compilano a mano) ho cominciato a dare risposte standard anch'io, senza più prenderli sul serio, così aumenta pure la mia produttività visto che non ci sto sopra un mese. Magari se in quelle venti pagine, che citano una marea di normativa a sproposito (nonché una sentenza di Cassazione che si basa su una legge che è stata abrogata da trent'anni e che era già stata abrogata quando la sentenza era stata emanata, cioè circa dieci anni fa, in quanto tale sentenza si riferiva a fatti avvenuti vent'anni prima), una volta tanto contengono un singolo passaggio diverso neanche me ne accorgo. Non possiamo correre il rischio di non essere presi sul serio.


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