Vi contatto nel merito di un mio dubbio da studente universitario. Mi sono laureato da qualche mese con lode nel corso di laurea triennale in Scienze Della Comunicazione (L-20); laurea bistrattata, non sempre capita, sicuramente imperfetta nella struttura dei piani di studi, ma che nonostante ciò ho amato molto. Sopratutto durante il periodo del mio tirocinio, svolto nell'osservatorio gestito dalla mia relatrice, e durante la stesura della tesi ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con la ricerca sociale, sia per quanto riguarda i metodi sia per quanto concerne l'analisi dei dati.
Ora per quanto riguarda la scelta della magistrale mi trovo davanti a un bivio: continuare la magistrale qui, nella mia piccola città di provincia e nella mia università (cui preferisco non fare il nome) oppure trasferirmi a Roma, dove c'è un corso che mi interessa e che si occupa proprio di ibridare la comunicazione e la ricerca sociale.
Da dove nascono i dubbi? Praticamente non vorrei rischiare di sfibrare i legami con la mia relatrice, donna che stimo sia umanamente sia per la sua produzione scientifica, in vista successivamente di un possibile dottorato di ricerca. Lei stessa ha ritenuto che avrei la capacità di farlo, così come un altro docente del mio corso senza nemmeno che io lo chiedessi. L'ipotesi del dottorato dopo la magistrale mi ha sempre convinto ma, trattandosi di un concorso pubblico, non ho mai capito in che misura sia determinante la cooptazione docente-studente. Mi farebbe piacere farlo qui nel mio ateneo dopo la magistrale, ma in realtà non escludo la possibilità (o la probabilità ) di farlo fuori. Il problema è che nella mia università le offerte magistrali sono molte meno e molto poco entusiasmanti, in quanto trattasi di esami fin troppo teoretici e speculativi e che soffrono molto della prima citata dispersività tipica di alcuni piani di studio in comunicazione (per intenderci: un po' di linguistica, un po' di marketing, un esame di semiotica, uno di estetica, uno di ricerca sociale). Insomma, mi sembra che l'offerta didattica del mio ateneo non possa darmi granché né in termini formativi né dal punto di vista professionale. Viceversa Roma, oltre ad essere più affine a ciò che mi piace, ha un approccio allo studio della Comunicazione molto più vicino alla mia idea di formazione magistrale, affiancando lo studio anche ad attività laboratoriali e ad esercitazioni con i software di analisi dati, oltre a sentire io personalmente l'esigenza di spostarmi in una città più grande per motivi extra-scolastici, più generali e “esistenziali”.
La mia prof, quando le ho parlato di ciò, mi ha detto per prima che non c'è alcun problema, di impegnarmi a mantenere i contatti con lei pur stando a Roma e che competenze di valutazione e ricerca sociale applicata potrebbero esserle utile, ad esempio, per il suo lavoro in osservatorio. In un certo senso quindi sono comunque propenso per trasferirmi ma ci tenevo in ogni caso a confrontarmi anche con altre persone le quali, magari, anche in ambiti di studio diversi, si sono trovati in un conflitto di priorità simile a quello qui spiegato.
Per fare il dottorato è "necessario" (o preferibile) formarsi nello stesso ateneo? Avete esperienze da condividere?
Consigliereste di restare o di spostarsi?
Rispondete ma se volete fate anche altre domande. :)

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