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POST L-36------ LM 77 o LM 63?

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  • POST L-36------ LM 77 o LM 63?

    Buongiorno a tutti, sono una neolaureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Perugia. Fino a qualche settimana fa non avevo mai messo in discussione la Magistrale in scienze e tecniche della PA (LM63). Tutto è cambiato quando ho ricevuto un depliant d UNIVAQ del profilo (LM77) amministrazione economia e finanza (ex economia e diritto delle imprese) del corso di scienze manageriali. Adesso non so più cosa fare. Da un lato le materie della LM 63 mi sono sempre piaciute ma temo che sia spendibile solo nel pubblico (quindi concorsi) e poco nel privato (se avete esperienze nel privato sono tutt'orecchi), dall'altro la LM 77 è molto più spendibile nel privato ma allo stesso tempo è richiesta anche dal settore pubblico o sbaglio?

    La mia scelta si divide tra Perugia e L'Aquila-

    -Corso di laurea in Politica, amministrazione, territorio (LM-63) UNIPG
    -Corso di laurea in Economia e management internazionale (LM-77) UNIPG

    -Amministrazione Economia e Finanza (Amministrazione e Controllo) (LM-77) UNIVAQ
    -Amministrazione Economia e Finanza (ECONOMIA E GESTIONE PP.AA) (LM-77)
    (Possibile sia LM-77 nonostante parli di gestione della Pubblica Amministrazione? Cosi leggo nel sito). UNIVAQ

    A differenza dei corsi di Laurea Magistrale UNIPG, quelli UNIVAQ sono molto più incentrati nell'economia matematica applicata. Seppur le classi sono uguali, le materie sono molto differenti.

    Grazie mille e scusatemi per poema.

  • #2
    Carissima Lunad090, benvenuta nel forum.

    Finalmente qualcuna che dice di essere laureata, quale è, e non «ho preso la triennale» o – peggio – «ho finito il triennio».

    Il curriculum o percorso sulla PA della laurea magistrale dell'Università dell'Aquila di cui sopra (che non ho capìto se si chiami "Scienze manageriali" o "Amministrazione, economia e finanza) somiglia un po', negli obiettivi formativi più che nel piano degli studi, a Economia e diritto per le imprese e le pubbliche amministrazioni alla Università di Modena e Reggio Emilia, che però è interclasse LM-63 e LM-77, e che io ho spesso consigliato a laureati in Scienze politiche, Scienze dell'amministrazione, Scienze della comunicazione e discipline umanistiche del Nord e del Centro.
    Sino a qualche settimana fa ti avrei risposto senza esitazione di scegliere la classe LM-77, anche perché la LM-63 ti vincola di fatto al settore pubblico (al quale di norma puoi accedere SENZA laurea magistrale, anche se in pochi lo sanno e corrono tutti a conseguire la magistrale perdendosi un sacco di opportunità nel frattempo) mentre la LM-77 ti consente, nel pubblico, di fare le stesse cose della LM-63 aprendoti anche le porte del privato, che peraltro tipicamente ha una conoscenza assai superficiale, per usare un eufemismo, del mondo universitario.
    Sennonché ultimamente stanno spuntando fuori concorsi come questo della Banda d'Italia, ai quali paradossalmente sono ammessi un laureato in Lettere o Filosofia o Storia con laurea magistrale in Scienze della politica (LM-62), un laureato in Informatica con laurea magistrale in Scienze delle pubbliche amministrazioni (LM-63) e un laureato in Lingue con laurea magistrale in Relazioni internazionali (LM-52), tutti considerati esperti giuristi anche se magari hanno sostenuto zero esami di diritto nel corso di laurea e un paio nel corso di laurea magistrale, mentre io, con il curriculum studiorum che mi ritrovo e più esami di diritto di quanti ne abbia sostenuti un laureato in Giurisprudenza con il previgente ordinamento, sono escluso.

    Come su questo forum è stato ripetuto sino allo sfinimento, per l'accesso alla carriera direttiva nella pubblica amministrazione cui si applica il d.lgs. 165/2001 è sufficiente la laurea, e ogni richiesta in senso diverso (oramai sempre più rara, comunque) è illegittima, compresa quella della laurea magistrale per la figura del DSGA (apicale del personale ATA della scuola) è invariabilmente illegittima e come tale censurabile dal giudice amministrativo, a meno che non sia giustificata dall'ordinamento professionale (e.g. se l'Ente cerca una persona alla quale far svolgere una professione regolamentata, deve richiedere i titoli previsti dalla legislazione che disciplina tale professione e sulla base degli stessi definire il livello di inquadramento; va da sé che se il titolo richiesto dalla normativa è la laurea magistrale, il dipendente non potrà che essere inquadrato in area III o categoria D, anche se queste posizioni gerarchico-funzionali di per sé richiedono la sola laurea).
    Anche per l'accesso alla dirigenza sarebbe sufficiente la laurea, oltre a 5 anni di servizio svolti in una posizione per l'accesso alla quale è richiesta la laurea (ridotti a 4 se reclutati attraverso corso-concorso e a 3 se si possiede dottorato di ricerca o titolo specializzante conseguito all'esito di corso biennale oppure due titoli specializzanti conseguiti all'esito di corso annuale, purché nell'àmbito di una lista approvata con DPCM), a meno che non vi si acceda attraverso corso-concorso SNA, nel qual caso sono necessari alternativamente laurea magistrale + 5 anni di servizio svolti in una posizione per l'accesso alla quale è richiesta la laurea oppure laurea magistrale + titolo di terzo ciclo (anche senza servizio). Tuttavia il susseguirsi delle modifiche al d.lgs. 165/2001 e la falsa applicazione del DPR 70/2013 fanno sì che la stragrande maggioranza delle amministrazioni (specie quelle locali, che spesso non annoverano personale particolarmente esperto e aggiornato) richieda inopinatamente la laurea magistrale. Ovviamente questo andazzo terminerà quando si consoliderà la giurisprudenza (già abbastanza nutrita, comunque) che confermerà che la laurea magistrale non necessa est, così come è accaduto con i posti di funzionario, ma nel frattempo che vogliamo fare? Proponiamo ogni volta ricorso, spendendo un paio di migliaia di euro per una mera questione di principio visto che non è certo che vinceremo il concorso e comunque l'amministrazione per autotutelarsi potrebbe annullare tutta la procedura, oppure spendendo molto meno, anche in termini di stress, ci prendiamo la laurea magistrale, magari cercando di maturare nel frattempo una parte del necessario servizio come funzionari?
    La Banca d'Italia, comunque, non è soggetta ad applicazione del d.lgs. 165/2001, bensì ancora al vecchio ordinamento pubblicistico del pubblico impiego (DPR 3/1957 e ss.mm.ii. sino alla riforma di cui al d.lgs. 29/1993) nonché a una serie di norme proprie che le lasciano un ampio spazio di autonomia in materia di ordinamento delle carriere. Attualmente, e direi da sempre, distingue solo tra due carriere, una "alta", detta «carriera manageriale e delle elevate professionalità», e l'altra "bassa", detta «operativa». La prima è l'erede della carriera direttiva tradizionalmente prevista nel pubblico impiego, la quale, prima che il d.lgs. 29/1993 (riforma Bassanini) introducesse (o meglio consolidasse, dato che un primo tentativo di introdurla, a livello ministeriale, risale ai precedenti anni '70) la dirigenza di ruolo, poteva evolvere per progressioni di carriera interne (oggi si direbbe assessments) nella dirigenza, mentre la seconda è l'erede delle carriere di concetto ed esecutiva, infatti prevede la possibilità di ingresso da gradi differenti oltre che la carriera step by step. Le due carriere sono impermeabili l'una all'altra e quella alta prevede la laurea magistrale e l'ingresso necessariamente dal grado di expert (precedentemente definito funzionario), con scatti di carriera in parte automatici e in parte per promozione, che possono fare arrivare il dipendente sinanache a ricoprire le funzioni apicali dell'Istituto. La carriera bassa invece prevedeva prima l'ingresso con la scuola dell'obbligo a un grado e con il diploma all'altro, ma recentemente è stata riformata e prevede l'ingresso con scuola dell'obbligo a tutti i gradi tranne uno che richiede la laurea, e se non sbaglio consente di valutare la laurea anche per l'accesso ai gradi che richiedono il diploma (adesso francamente non ricordo bene come sta la questione; so soltanto che, prima che abolissero i voti minimi in conseguenza di pronunzie giurisprudenziali, dopo che già avevano abrogato i limiti di età, se un laureato con 110 e lode che aveva il diploma con 70/100 avesse voluto concorrere a un posto per diplomato, non avrebbe potuto farlo perché il voto minimo di diploma era 85 e quello di laurea 105 e ai posti per diplomati non era possibile candidarsi con laurea).

    Ora, il problema è un altro.
    Sino a qualche anno fa tipicamente laddove andava bene un titolo giuridico, quale che fosse (diploma, laurea o laurea magistrale), andava bene anche un titolo economico e viceversa. La tradizionale triade politico-giuridico-economica appariva sempre in tre, per cui a qualsiasi posizione per profili giuridici ci si poteva candidare con un titolo economico (o economico-aziendale) e viceversa.
    Peraltro per i concorsi per l'area della dirigenza, essendo quello della dirigenza delle pubbliche amministrazioni di cui al d.lgs. 165/2001 un ruolo unico seppur con qualche eccezione, andava bene una laurea qualsiasi.
    Adesso le cose stanno cambiando: per quanto concerne le posizioni direttive, sussiste una tendenza a marcare i profili in maniera molto più netta rispetto a prima, con distinzioni talmente sottili da risultare a volte al limite del ridicolo (sfido chiunque a definirmi chiaramente in cosa si distingue il funzionario con profilo amministrativo dal funzionario con competenze in analisi di organizzazione e di processi amministrativi, specie se titoli di studio e materie concorsuali coincidono) e pertanto chiara separazione tra l'area economico-finanziario-contabile e quella giuridico-amministrativa. Spesso e volentieri si tratta solo di profili concorsuali, perché poi il profilo di inquadramento è unico: vedi Aci, in cui esiste solo il funzionario tout court, senza ulteriori specificazioni, corrispondente al vecchio funzionario di amministrazione (una volta c'erano anche i funzionari cartografi, ma furono messi ad esaurimento e oramai saranno tutti in pensione se non passati a miglior vita, e i funzionari di informatica, che però sono passati a una società in house chiamata Aci informatica), ma che nel 2019 ha indetto contemporaneamente 8 concorsi di categoria C (di cui 5 revocati 3 tuttora in corso di svolgimento) per 8 profili differenti, di cui la metà molto simili. Questo atteggiamento è stato inaugurato credo dall'Aci, ma si sta espandnendo a macchia d'olio: vedi gli ultimi concorsi delle agenzie fiscali, in particolare l'Agenzia delle accise, delle dogane e dei monopolî e l'Agenzia delle entrate; quest'ultima rimette la definizione dei profili alla contrattazione, e nel contratto collettivo integrativo 2002-2005 aveva già riunito sotto l'unico profilo di «funzionario», senza ulteriori specificazioni, ben 7 profili previgenti (direttore tibutario, direttore amministrativo, funzionario tributario, funzionario amministrativo, funzionario amministrativo contabile, funzionario statistico, analista di organizzazione), eppure nell'ultimo concorso ha previsto una marea di profili distinti, che non trovano riscontro né nei contratti né nella vigente organizzazione del personale e quindi, con tutta evidenza, valgono ai soli fini della selezione.
    Una volta l'arma per difendersi contro quest'assurdità era diversificare i due cicli, conseguendo una laurea di area giuridica e una laurea magistrale in àmbito economico o viceversa: siccome per partecipare a suddetti concorsi la laurea è sufficiente, ma generalmente la laurea magistrale in quanto titolo superiore è considerata assorbente quella inferiore, facendo in questo modo ci si apriva la possibilità di partecipare sia ai concorsi in cui fossero richieste lauree giuridiche sia a quelli in cui fossero richieste lauree economiche (solitamente le lauree in Scienze politiche e in Scienze dell'amministrazione vanno bene in entrambi i casi, anche se a volte mi è capitato che paradossalmente siano previste fossero menzionate solo le prime e non le seconde, perché le amministrazioni, specie le più piccole, non conoscono l'esistenza di queste ultime).
    Il problema è che la strategia di cui sopra non funziona dove serve necessariamente la laurea magistrale, cioè nel concorso per la carriera alta della Banca d'Italia e nei concorsi per dirigenti (in cui de iure non sarebbe necessaria ma de facto è quasi sempre richiesta). In particolare per questi ultimi, come detto, tradizionalmente è sempre stata richiesta una laurea o una laurea magistrale qualsiasi. Tanto più dovrebbe essere così oggi che Brunetta ha annunciato che sarà imposta l'applicazione delle già vigenti (dal 2009, quando lui era a capo del Dipartimento della funzione pubblica in un precedente governo) norme sulla rotazione del personale dirigente, che dovrebbe ruotare su più amministrazioni ovvero su più strutture all'interno della medesima amministrazione affinché sia prevenuta la corruzione. E invece la Regione Campania si inventa i profili (sempre a soli fini concorsuali), oramai dilaga la distinzione tra dirigente amministrativo e dirigente tecnico e la Città di Aversa trova la scusa dell'area di destinazione (che poi è la struttura di prima assegnazione e non vincola di certo per l'intera carriera: anzi, non vincola neanche l'amministrazione stessa in sede di assunzione) per emanare contemporaneamente 2 differenti bandi per altrettanti posti.
    Paradossalmente, si trovano oramai più concorsi per funzionario amministrativo in cui va bene qualsiasi laurea che concorsi per dirigente in cui vada bene qualsiasi laurea o laurea magistrale!

    Se a tutto quanto sopra aggiungiamo un'interpretazione totalmente avulsa dalla norma, ma largamente prevalente, secondo cui le equipollenze valgono solo per le lauree conseguite secondo il previgente ordinamento, capiamo che, di fatto, a molti laureati neo-ordinamentali è preclusa la partecipazione a concorsi ai quali avrebbero potuto partecipare tranquillamente se solo fossero nati qualche anno prima e avessero conseguito la laurea vetero-ordinamentale corrispondente, che si poteva portare a casa con una ventina di esami (dai 19 ai 24 esami a seconda di laurea e indirizzo) spalmati su 4 anni e oggi vale di fatto, nonostante giurisprudenza contraria, come una laurea e una laurea magistrale messe insieme.

    Per i motivi di cui sopra, oggi non mi sento di suggerire a un laureato in Scienze politiche di proseguire gli studi certamente e senza esitazioni con la LM-77. Bisogna valutare bene, ponderando le sue ambizioni e mettendole sull'altro piatto della stadera le opportunità che ciascuna laurea magistrale offre, soppesando accuratamente rischi e beneficî. Se mi dicessi che sei interessata a lavorare nel management della comunicazione e del marketing, allora ti direi di optare per una LM-77 a indirizzo comunicazione e non per una LM-59 (le materie di una LM-77 indirizzata alla comunicazione e quelle di una LM-59 sono più o meno le stesse, ma ovviamente la prima ha un appeal maggiore essendo considerati gli studi economici, a torto o a ragione, di peso specifico maggiore rispetto a quelli comunicazionali), e in generale ti dico di indirizzarti a occhi chiusi su una LM-77 se ambisci a qualsiasi tipologia di carriera nel settore privato. Hai visto tu stessa che hai l'imbarazzo della scelta: i piani di studio sono tutti dissimili perché ogni università fa i suoi e sì, è possibile ascrivere un corso a una classe diversa da quella prevista per quell'àmbito disciplinare o professionale al quale quel corso si dice indirizzato, fermo restando che il valore legale del titolo è determinato dalla classe stessa e non dalla sua denominazione specifica né dagli esami sostenuti.
    Se invece sei interessata alla pubblica amministrazione, è tassativo che tu ti cerchi un lavoro IMMEDIATAMENTE partecipando ai millemila concorsi che stanno uscendo e che tra un anno non ci saranno più. Tanto devi studiare una volta, poi più o meno le materie sono sempre quelle (e i concorsi in questo periodo sono semplificati rispetto alla tradizione, anche se non estremamente semplici come quelli che si sono svolti in vigenza delle norme per il contrasto alla pandemia da CoViD-19). Parallelamente ti consiglio di iscriverti al corso LM-63 e di conseguire la laurea magistrale in corso e riporla in un cassetto. Dopo 5 anni di servizio potrai partecipare ai concorsi per la dirigenza, ai quali è oramai più facile accedere con la LM-63 che con la LM-77.

    Auguri per il tuo futuro.


    PS
    Conseguire una LM-63 sin d'ora, rinviando l'ingresso nella PA a dopo, si può rivelare come un pericoloso boomerang. La LM-63 ha senso per un funzionario della PA che voglia accedere alla dirigenza. Se non hai intenzione di cominciare a lavorare da subito (cogliendo le opportunità che ora esistono e tra due-tre anni chissà) tanto vale che ti butti sulla magistrale a ciclo unico LMG/01 cercando l'ateneo che ti consenta l'iscrizione diretta al quarto anno.
    Ultima modifica di dottore; 23-04-2022, 15:22.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Dottore, come vedresti la LM-56?
      Permette di partecipare a concorsi in cui la LM-77 è esclusa. Vedi ad esempio il concorso per 18 dirigenti UEPE.

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      • #4
        Attenzione perché la carriera dirigenziale penitenziaria è una carriera speciale, in regime pubblicistico, simile, per intenderci, a quella prefettizia.

        Quanto alle classi:
        • LM-56 è equiparata a 64/s e lauree v.o. in Discipline economiche e sociali, Economia ambientale, Economia del commercio internazionale e dei mercati valutarî (ovvero Commercio internazionale e mercati valutarî), Economia del turismo, Economia delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali, Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari, Economia e commercio, Economia industriale, Economia politica, Scienze economiche, statistiche e sociali e Scienze politiche;
        • LM-77 è equiparata a 84/s e lauree v.o. in Economia assicurativa e previdenziale, Economia aziendale, Economia bancaria, Economia bancaria, finanziaria e assicurativa, Economia del turismo, Economia delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali, Economia e commercio, Economia e finanza, Economia e gestione dei servizi, Economia e legislazione per l'impresa, Economia industriale, Economia marittima e dei trasporti, Economia per le arti, la cultura e la comunicazione, Marketing, Scienze della programmazione sanitaria.
        Ho segnalato in grassetto le equiparazioni più significative.

        Per quanto riguarda i concorsi per i quali occorrono lauree economiche, se si escludono i rarissimi bandi (vedi quelli per il concorso diplomatico) in cui mettono un allegato dei titoli validi che include tutte le lauree economiche e non solo quelle, nel 95% abbondante dei casi i bandi che prevedono titoli del vecchio ordinamento riportano «Economia e commercio» e nei rimanenti casi solo «Economia». Forse in un caso isolato ho letto anche «Economia aziendale». Per tutti questi casi sono idonee entrambe le classi. In più di un caso ho letto «laurea rilasciata da una facoltà di Economia» e qui diventa un problema perché gli atenei organizzati in facoltà sono oramai pochissimi. Sono avvantaggiati coloro che in passato hanno conseguito, presso facoltà di Economia, lauree in Scienze della comunicazione (Unimore) o in Giurisprudenza (Bocconi, Unisannio).
        Il vantaggio nel possedere una LM-56 sta più che altro nel fatto che laddove è presente la laurea in v.o. in Scienze politiche, e non ci sono lauree economiche, con la LM-56 si può partecipare, con la LM-77 no. Stessa cosa potrebbe laddove sono richieste lauree a indirizzo statistico(*). La laurea v.o. in Marketing, rilasciata solo dall'Università di Parma, non era molto conosciuta, altrimenti la si troverebbe insieme con Scienze della comunicazione e Relazioni pubbliche e di conseguenza i laureati in classe LM-56 potrebbero partecipare anche ai concorsi per le funzioni di cui alla legge 150/2000 per i livelli che richiedono formazione universitaria.
        Per quanto concerne, invece, i bandi che fanno riferimento al nuovo ordinamento, francamente ho visto di rado citata solo la LM-56; di solito ci sono entrambe e, comunque, se la LM-77 non è citata non escludo che l'amministrazione accetti comunque la domanda di chi ce l'ha. Una cosa del genere è accaduta con il concorsone Ripam Campania: per i profili giuridici di categoria D erano affiancate la L-36 (Scienze politiche e delle relazioni internazionali) e la L-16 (Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione), tranne su un profilo strettamente amministrativo, in cui la L-36 figurava e la L-16 no, palesemente per una svista in sede di redazione del bando. Bastò un po' di maretta su Facebook affinché gli informatici inserissero la L-16 nel menù a tendina per fare la domanda, senza che vi fosse stata alcuna modifica al bando. I candidati che avevano dichiarato la L-16 furono successivamente ammessi senza neanche clamore. Se tutte le controversie si risolvessero così, senza colpo ferire, saremmo a cavallo, invece, ahinoi, a volte càpitano cose assai bizzarre.

        Tanto premesso, il problema è che le LM-56 sono molte meno rispetto alle LM-77; scartando quelle per le quali non si hanno i requisiti di accesso (che peraltro alcuni atenei modificano annualmente pur senza apportare variazioni ai piani di studio) ne rimangono davvero pochissime e magari non ci piacciono.

        Il paradosso è che le tabelle delle due classi in parola sono perfettamente sovrapponibili e pertanto qualsiasi corso afferente alla classe LM-56 potrebbe essere ascritto alla LM-77 e viceversa, quindi non capisco cosa aspetti il Ministero a emanare un decreto di equipollenza, possibilmente reciproca. D'altro canto, con il vecchio ordinamento tutte le lauree che iniziavano con la parola "Economia" erano equipollenti a quella in Economia e commercio. Hanno emanato decreti che stabiliscono equipollenze, ai fini dei concorsi pubblici e dell'accesso a professioni regolamentate, tra lauree magistrali piuttosto diverse nei contenuti previsti dalle tabelle di classe e negli obiettivi formativi. Nel caso di LM-56 e LM-77 anche le declaratorie delle classi sono molto simili, quindi io non capisco dove sia il problema. Anzi, secondo me farebbero bene a fonderle e pure a sopprimere la LM-76, che è un pacco, a meno che non la rendano equipollente alla LM-77 (mentre per la LM-16 penserei a una equipollenza sia alla LM-56 sia alla LM-77).


        _____________
        * Scienze economiche, statistiche e sociali; Scienze statistiche, demografiche e sociali; Scienze statistiche e attuariali; Scienze statistiche ed economiche; Statistica; Statistica e informatica per l'azienda. La LM-56 è equiparata solo alla prima.
        Ultima modifica di dottore; 04-05-2022, 08:03.
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        • #5
          Dottore, grazie mille per i consigli.

          La magistrale che le citavo sopra (Univaq- Amministrazione, Economia e Finanza curriculum- Economia e Gestione della Pubblica Amministrazione- https://univaq.coursecatalogue.cinec...gnamenti/10236 ) è riconosciuta come LM77. In questo caso (credo) mi darebbe una buona preparazione per quanto riguarda i principi economico-giuridici della pubblica amministrazione e, allo stesso tempo, rientrerei comunque nella classe di concorso (sia a livello pubblico che a livello privato) LM77.

          Il corso di Laurea Magistrale a Perugia invece, Economia e Management Internazionale, sono sicura mi fornirebbe una preparazione migliore per lavorare nel settore privato, includendo anche il miglioramento delle competenze linguistiche (in questo caso l'Inglese) cui figurano molti esami. (https://econ.unipg.it/didattica/sede...o=2021&tab=INS)

          Nel futuro tendenzialmente mi piacerebbe lavorare nel settore della pubblica amministrazione, anche se la maggior parte delle persone che sento non è cosi felice o soddisfatta della posizione assunta.
          D'altra parte vorrei non precludermi la possibilità di lavorare nel settore privato.

          So che la domanda è molto generale, ma mi fido dei suoi consigli- Lei al posto mio quale sceglierebbe?

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          • #6
            Originariamente inviato da Lunad090 Visualizza il messaggio
            La magistrale che le citavo sopra (Univaq- Amministrazione, Economia e Finanza curriculum- Economia e Gestione della Pubblica Amministrazione- https://univaq.coursecatalogue.cinec...gnamenti/10236 ) è riconosciuta come LM77.
            Non è riconosciuta come LM-77: è LM-77.

            In questo caso (credo) mi darebbe una buona preparazione per quanto riguarda i principi economico-giuridici della pubblica amministrazione
            Non sperarci molto. All'università solitamente si affronta l'argomento della scienza delle finanze e della contabilità pubblica (quasi esclusivamente di Stato, peraltro) solo in insegnamenti afferenti al settore SECS-S/03 che di solito sono impartiti nell'àmbito di corsi di laurea in Scienze politiche e Scienze dell'amministrazione (talvolta Scienze dei servizi giuridici e magistrali in Giurisprudenza, ma è più raro: più che altro in questi corsi si studia la parte prettamente giuridica della contabilità pubblica, cioè il diritto finanziario, infatti gli insegnamenti al riguardo afferiscono al settore IUS/10) e non in corsi di laurea e di laurea magistrale di indirizzo economico e/o aziendale.

            e, allo stesso tempo, rientrerei comunque nella classe di concorso (sia a livello pubblico che a livello privato) LM77.
            I concorsi nel privato non esistono e LM-77 non è una classe di concorso.

            Nel futuro tendenzialmente mi piacerebbe lavorare nel settore della pubblica amministrazione, anche se la maggior parte delle persone che sento non è cosi felice o soddisfatta della posizione assunta.
            D'altra parte vorrei non precludermi la possibilità di lavorare nel settore privato.
            Non capisco di quale futuro parli. Se il tuo obiettivo è entrare nella PA, ci devi pensare adesso, non dopo la laurea magistrale. Con laurea e laurea magistrale puoi ambire esattamente alle stesse posizioni, o meglio alla stessa posizione; se rinvii a dopo la laurea magistrale, oltre che di perdere almeno due anni di lavoro, rischi di ritrovarti senza concorsi cui poter partecipare: oggi ce ne sono una marea perché si sta recuperando il turn over bloccato dal 1992 (in realtà un primo blocco era stato previsto giù nel 1988), ma presto la festa finirà: già nel 2023 il blocco sarà automaticamente ripristinato (era stato sospeso solo dal 2019 sino a fine 2021 e poi con il decreto milleproroghe dell'anno scorso la sospensione è stata prorogata sino a sine 2022).

            So che la domanda è molto generale, ma mi fido dei suoi consigli- Lei al posto mio quale sceglierebbe?
            Quella con il piano di studi a me più confacente, a parità di raggiungibilità delle sedi.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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