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Scrivere una buona tesi magistrale

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  • Scrivere una buona tesi magistrale

    So che può sembrare strano ma avendo fatto la triennale in un piccolo ateneo (e onestamente devo ammettere anche non troppo "impegnativo") la mia prima esperienza di tesi è un po' alterata, nel senso che era un lavoro abbastanza scarno in termini bibliografici e per lo più imperniato sul tirocinio che svolgevo all'epoca.
    Ora mi appresto a dover chiudere il mio percorso magistrale in un ateneo importante e vorrei fare un bel lavoro per la tesi.

    Per cominciare, secondo voi, per lavorare al meglio una volta trovato il professore mi conviene tuffarmi in biblioteca per tot. tempo e stilare una bibliografia e infine iniziare a scrivere oppure al contrario procedere passo passo scrivendola in itinere?

  • #2
    Originariamente inviato da maverick94 Visualizza il messaggio
    So che può sembrare strano ma avendo fatto la triennale in un piccolo ateneo (e onestamente devo ammettere anche non troppo "impegnativo") la mia prima esperienza di tesi è un po' alterata, nel senso che era un lavoro abbastanza scarno in termini bibliografici e per lo più imperniato sul tirocinio che svolgevo all'epoca.
    Partendo dall'assunto che in molti CdL non è prevista neanche la tesi di laurea obbligatoria nel primo ciclo, di certo non devi sentirti in imbarazzo per aver realizzato qualcosa di ridotto.

    Originariamente inviato da maverick94 Visualizza il messaggio
    Ora mi appresto a dover chiudere il mio percorso magistrale in un ateneo importante e vorrei fare un bel lavoro per la tesi.
    La cosa ti fa onore; purtroppo mi sembra il caso di avvisarti che l‘investimento di tempo ed energie in una tesi (soprattutto se di ricerca) al momento non è adeguatamente ricompensato, in quanto non interessa quasi a nessuno. Unico ambito nel quale assume un po‘ di rilievo è la carriera accademica, in quanto titolo valutabile in molti concorsi per dottorato nonché, talvolta, considerata pari a una pubblicazione in alcuni concorsi.
    Forse il ramo tecnico-scientifico è diverso, specialmente se realizzi una tesi innovativa in collaborazione con un‘azienda. Ma il mondo del lavoro umanistico e giuridico se ne fregano, purtroppo.

    Originariamente inviato da maverick94 Visualizza il messaggio
    Per cominciare, secondo voi, per lavorare al meglio una volta trovato il professore mi conviene tuffarmi in biblioteca per tot. tempo e stilare una bibliografia e infine iniziare a scrivere oppure al contrario procedere passo passo scrivendola in itinere?
    Il problema, in realtà  è più a monte.
    Ci sono professori che apprezzano uno studente che si presenta con un‘idea o addirittura con un progetto già  delineato nei suoi elementi essenziali.
    Ci sono professori che invece sfrutteranno la tua tesi per le loro pubblicazioni e i loro progetti di ricerca (questo avviene soprattutto nelle scienze sociali, dove la ricerca sul campo permette di accumulare dati) e altri ancora che, vedendo la tesi come un mero obbligo riconnesso alla loro professione, se ne fregano.

    Quindi la ricerca potrebbe dover essere svolta anche prima di andare dal professore.

    Mi permetto in proposito alcuni consigli:

    1. Se devi proporre tu l‘argomento, attento all‘estensione. Evita di proporre temi troppo vasti e usa questo metro con larghezza (nel senso che, se ti chiedi se il tema è troppo vasto, allora è quasi certo che lo sia; se invece ti preoccupi che possa essere troppo ridotto allora sei probabilmente sulla strada giusta). Non si propone un commento a Dante e neanche a una cantica e neanche a un singolo canto. O almeno puoi farlo e alcuni professori lo accetteranno anche ma 90 a 1 che ne verrà  fuori, nel migliore dei casi, un coacervo di banalità . Una terzina, se esplorata bene con attenzione a fonti, letture, trasposizioni e altro può portarti anche a 200 pagine di tesi;
    2. L‘argomento non è avulso dal suo contesto. Se prepari una tesi sugli angeli nella “Maestà  del Louvre”, allora NON solo devi conoscere bene Cimabue, ma anche del mondo artistico toscano di fine XIII secolo nonché dell‘angelologia. Ovviamente più ti allontani dal tema meno competenze specifiche ti servono.
    3. Fonti: sono uno degli aspetti più problematici per uno studente in procinto di affrontare la tesi. Si parte da capitoli di libri e dai database accademici offerti dalla tua università  e da lì si procede per gradi. Voglio studiare la rilettura di Elettra nell‘opera della Yourcenar? Benissimo. Prendi Wikipedia: cerchi tutti i rifacimenti di Elettra fino al 1954 e te li segni. Poi li vai a cercare e non cerchi solo l‘Elettra di Euripide (quella da cui ha avuto origine quella della Yourcenar) ma anche Sofocle e tutti gli autori che da questi arrivano alla Yourcenar. Una volta che hai l‘elenco decidi quali tralasciare (idealmente solo quelli che molto probabilmente la Yourcenar non conosceva), quali consultare e quali analizzare. Di tutti quelli che devi analizzare trovi le opere migliori come commento (limitatamente all‘Elettra euripidea io consiglierei il quarto volume di Euripide della collana francese Les Belles Lettres e “Electra” della OUP a cura di J. D. Denniston del 1978, nonché un paio di volumi sull‘autore e sul genere tragico), le studi e ne prendi la bibliografia che utilizzerai per ulteriori ricerche. Questo è il meccanismo ideale, ovviamente. Complesso, lungo, dispendioso sia economicamente sia come energie. Ma se vuoi realizzare qualcosa di davvero valido, si fa così.
    A questo si aggiunge (mica abbiamo finito) l‘utilizzo dei database accademici. Se vuoi fare qualcosa di ridotto puoi limitarti a JSTOR (abbastanza diffuso e completo): anche qua le ricerche le gestisci in base a quanto vuoi davvero approfondire. Solo sulla combinazione “Electra AND Yourcenar” trovi 74 pubblicazioni, quindi fai tu”¦ però in teoria sì, sarebbe il caso di passare in rassegna tutto, almeno come abstract, e scegliere il meglio.


    Quel che ti ho scritto vale in generale. Mi permetto di sottolineare ancora quanto fare una tesi davvero valida e brillante, che innovi, sia un‘assoluta rarità  e opera pesantissima.
    Detto questo, una discreta tesi (che può portare tranquillamente al 110 e lode) si può fare senza problemi: sta poi a te decidere quanto tu voglia una tesi per arrivare al titolo e quanto invece tu voglia andare oltre, per soddisfazione e orgoglio personale.

    Io, per dire, ho realizzato la mia prima tesi (giurisprudenza) traducendo, commentando e analizzando una delle decretali pseudo-isidoriana mai tradotta prima in italiano. Salvo la traduzione (che, fra l‘altro, a rivedere ora rifarei completamente), il resto sono 280 pagine soporifere, noiose e ricche solo di luoghi comuni. Colpa mia? Probabile. Ma ammetto candidamente che all‘epoca non avevo le capacità  per realizzare una vera tesi.
    Quattro anni dopo ho conseguito una seconda laurea magistrale (scienze dell‘amministrazione): una tesi di 42 pagine sull‘applicazione della SNA al fenomeno della genesi normativa nelle strutture sociali auto-organizzate (in pratica ho studiato dei sistemi sociali privi di autorità  tipo le code per prendere i biglietti per un evento, il mercato delle escort a Milano, il sistema di spartizione dei posti per dormire fra i senzatetto alla Stazione Centrale,”¦ cercando di rappresentare i rapporti e la genesi di regole coercitive attraverso la teoria dei gravi e l‘analisi delle reti sociali): non è che un minuscolo passo in più rispetto al tema e di certo non ha innovato un campo dello scibile umano ma in quelle poche pagine e formule c‘era molto di più come novità  che nelle quasi 300 pagine di pochi anni prima). Mai confondere quindi lunghezza con innovazione o, comunque, valore di una tesi.

    Purtroppo senza conoscere il tuo ambito di studi e cosa ti possa interessare non posso dire molto di più; se mi puoi e vuoi fornire altre informazioni, cercherò di essere più specifico e, magari, di darti davvero dei consigli anche bibliografici (purché si rimanga nell‘ambito giuridico, amministrativistico o umanistico; sul resto non ho abbastanza competenze, purtroppo).

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    • #3
      Gli step sono semplici: trovi un professore, se già  hai un argomento lo proponi, se lo accetta ti farà  riportare la bibliografia (quindi per stilare la bibliografia devi avere un quadro dei tuoi riferimenti chiave) e l'indice.

      Come ti ha detto l'utente prima di me, scoprirai il carattere del tuo relatore strada facendo ma già  dal primo incontro capirai che tipo di lavoro ti porterà  a fare, se in 'solitaria' o con la sua "rilevante" (e pesante) presenza.

      Da lì poi evisceri tutto, con le ricerche e via dicendo.

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