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Post Scienze Politiche (L-36): che fare?

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  • Post Scienze Politiche (L-36): che fare?

    Mi mancano pochi esami (si contano su una mano) al termine della laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali (L-36) ad indirizzo "studi internazionali". Mi rendo conto sempre più di quanto limitante possa rivelarsi da un punto di vista professionale l'idea di proseguire gli studi negli "sbocchi naturali" (mi riferisco alla magistrale in studi europei oppure relazioni internazionali, per intenderci), oltre ad averne abbastanza di numerosi temi trattati nel triennio. Ciò che invece nel percorso ha suscitato grande interesse in me sono stati gli esami in ambito economico. Mi riferisco quindi ad economia politica, politica economica, economia internazionale. Anche statistica, sebbene in misura minore, col senno di poi non mi è dispiaciuto.
    Quanto ai miei interessi, vi rientrano l'economia, i mercati finanziari e più in generale la finanza, il commercio internazionale, l'import-export,le dinamiche aziendali e i processi di internazionalizzazione ed espansione di impresa.
    In questi mesi mi è pertanto passato per la testa di ripartire con una triennale in economia (L-18 o L-33), ma probabilmente l'idea di dover ricominciare quasi da capo, assieme alla prospettiva della soddisfazione personale di laurearmi con un voto parecchio alto in quello che sto facendo attualmente mi ha fatto desistere e mi ha fatto mancare quel "coraggio", con l'idea però di dire addio a SP a laurea presa e virare verso nuovi ambiti per una questione di interessi, sbocchi, ed anche di nuove sfide più stimolanti. Così ho proseguito, adottando misure intermedie come ad esempio l'inserimento di matematica generale nel piano di studi in modo da accumulare cfu preziosi in vista di eventuali future ammissioni (dietro consiglio di diversi).

    Detto ciò, so cosa non voglio fare. Adesso, ragionando sui corsi di laurea magistrali:

    LM-16: per quanto mi intrighi la finanza, se non erro, è la più quantitativa dei cdl in economia (forse con scienze attuariali a farle compagnia). Facendo un'autoanalisi oggettiva non ritengo di possederne le basi se si considera il mio background. Farei grande fatica probabilmente...

    LM-56 "scienze dell'economia": per quanto interessante, mi pare di capire che risulti prevalentemente "teorica, ideale per chi intenda farsi strada nel settore accademico, della divulgazione ecc

    LM-77: scienze economico aziendali: potrebbe rappresentare il giusto compromesso, e rappresentare un upgrade in termini di appetibilità sul mercato del lavoro rispetto alla mia situazione attuale (avevo visto molto figo cdl tipo management o management internazionale, essendo che parlo inglese, francese e spagnolo)

    In ogni caso, essendo che voglio salutare la scuola (dipartimento?) di scienze politiche, rimarrebbe per la quasi totalità degli eventuali approdi in magistrale la questione dei CFU, con qualche esame integrativo da dare per poter accedervi... ma lo ritengo comunque un ottimo investimento in chiave di realizzazione professionale, tempo ben speso per arricchire il proprio profilo.

    cosa ne pensate? Grazie mille a chiunque aiuterà!

  • #2

    Ciao,

    Innanzitutto, non hai commesso alcun errore e stai ragionando nella giusta ottica, ovvero quella di scegliere una laurea magistrale che abbia un nome più spendibile nel settore privato (non pensare comunque di imparare qualcosa di particolarmente utile in qualsiasi corso di laurea).

    Le tue idee sono tutte valide, tuttavia tieni presente che i corsi LM-16 sono solitamente molto impegnativi, e avere una solida base di statistica è fondamentale. Se riesci, però, potresti diventare attuario e trovare subito lavoro con stipendi interessanti. Inoltre, se esci con un buon voto e sei giovane, hai comunque buone possibilità di entrare in una grande banca.

    Io consiglierei un corso di laurea magistrale LM-77 perché è utile nei concorsi pubblici, ti permette di accedere alla classe di concorso A-45 senza debiti formativi, e ti permette di intraprendere la professione di dottore commercialista. Con questa laurea, potresti comunque trovare lavoro in banca, ma ti suggerirei di puntare al 110 e lode.

    Ti consiglierei un corso come economia e diritto o economia e professione, che ti permette di familiarizzare con il diritto e la contabilità, entrambi richiesti nei concorsi pubblici. Inoltre, economia e diritto ti fornisce una base più solida per la professione di commercialista, non solo il titolo.

    Se invece desideri lavorare in azienda in ruoli non amministrativi, corsi come economia e diritto o economia e management sono ugualmente efficaci. Eviterei invece corsi in marketing e comunicazione: è facile ottenere il titolo, ma si impara poco.

    Ovviamente, consegui anche la L-36, non cambiare.

    Hai ragione, rispetto ad una magistrale tipo LM-62 o LM-52 sarebbe meglio giurisprudenza almeno potresti fare l'avvocato...

    Rispondi pure se ti va al mio consulto


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    • #3
      Originariamente inviato da zatzat Visualizza il messaggio
      Mi mancano pochi esami (si contano su una mano) al termine della laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali (L-36) ad indirizzo "studi internazionali". Mi rendo conto sempre più di quanto limitante possa rivelarsi da un punto di vista professionale l'idea di proseguire gli studi negli "sbocchi naturali" (mi riferisco alla magistrale in studi europei oppure relazioni internazionali, per intenderci)
      Quelli non sono sbocchi naturali, ma ripetizioni.

      In questi mesi mi è pertanto passato per la testa di ripartire con una triennale in economia (L-18 o L-33)
      Errore.
      Bisogna entrare nell'ordine di idee che i cicli dell'università sono tre e ciascuno è autonomo rispetto agli altri. Il ragionamento di cui sopra sottende due idee sbagliate:
      • conseguire la laurea magistrale è necessario, anzi è obbligatorio (questo ragionamento su larga scala ha determinato il depauperamento della laurea, che ancora a distana di 25 anni dalla riforma è percepita dai più come qualcosa di incompleto);
      • la laurea magistrale rappresenta una prosecuzione della laurea.
      In altre parole: la laurea (triennale) non serve a niente se non viene "completata" dalla magistrale, che rappresenta l'allungamento della laurea "breve". Logica conseguenza di ciò è che i due percorsi debbano situarsi nello stesso campo disciplinare.

      ma probabilmente l'idea di dover ricominciare quasi da capo
      Idea, ut supra, sbagliata.

      con l'idea però di dire addio a SP a laurea presa e virare verso nuovi ambiti per una questione di interessi, sbocchi, ed anche di nuove sfide più stimolanti.
      Scusami ma non ti seguo. Se pure conseguissi la laurea magistrale in Fisica delle particelle, ciò non implicherebbe l'addio alla laurea in Scienze politiche. Sono due variabili indipendenti. Mica i titoli successivi, ancorché superiori, cancellano i precedenti.

      Adesso, ragionando sui corsi di laurea magistrali:
      Corsi di laurea magistralE. Non sono i corsi a essere magistrali, ma le lauree. Anzi, per essere esatti laurea magistrale è un sintagma nominale.

      LM-16: per quanto mi intrighi la finanza, se non erro, è la più quantitativa dei cdl in economia (forse con scienze attuariali a farle compagnia). Facendo un'autoanalisi oggettiva non ritengo di possederne le basi se si considera il mio background. Farei grande fatica probabilmente...
      La più quantitativa delle classi economiche, semmai, ma comunque no, non è detto. Dipende sempre dal corso di studi che la singola sede ci imbastisce su.
      Si tratta di una classe che non ha corrispettivi diretti nel primo ciclo e che, pertanto, non richiede basi specifiche: che tu provenga da L-16, L-36, L-18, L-33 o L-41, grossomodo dovresti avere le basi necessarie.

      LM-56 "scienze dell'economia": per quanto interessante, mi pare di capire che risulti prevalentemente "teorica, ideale per chi intenda farsi strada nel settore accademico, della divulgazione ecc
      Anche qui, è tutto relativo. Le classi LM-56 e LM-77 hanno declaratorie assai simili e le uniche cose che cambiano tra le due rispettive tabelle sono le seguenti:
      • la LM-56 prevede tra le attività formative caratterizzanti 24 crediti in àmbito economico (SECS-P da 01 a 06 + 12, M-GGR/02) e 12 in àmbito aziendale (SECS-P/07, 08, 11), mentre la LM-77 prevede il contrario, vale a dire 24 crediti in àmbito aziendale (SECS-P da 07 a 11 + 13) e 12 in àmbito economico (SECS-P da 01 a 06 + 12);
      • i 6 crediti obbligatori in entrambe le tabelle come attività formative caratterizzanti in àmbito statistico-matematico possono essere per la LM-56 MAT/06 oppure SECS-S/01, 03, 04, 05, 06, mentre per la LM-77 al posto di MAT/06 c'è MAT/09 e su SECS-S la scelta è ridotta a 01, 03 e 06.
      Ancora una volta la differenza è data, dunque, dalle scelte autonomamente effettuate dalla singola università; ovviamente i crediti vincolati sono sempre i soliti 48 (il terzo àmbito vincolato è quello giuridico) e pertanto gli altri 72 sono completamente liberi, quindi capirai che se faccio un corso di laurea magistrale che preveda 24 crediti economici, 24 crediti aziendali e un unico esame di satistica collocato in SECS-S/01 (come quasi tutti) o 03 (settore molto poco diffuso ma cheh a avuto una spinta allorché è diventato obbligatorio per l'accesso all'insegnamento secondario) posso decidere indifferentemente se collocarlo in LM-56 o LM-77. Può essere anche interclasse, ma di solito queste due classi non vengono abbinate perché sono equivalenti de facto, quindi scegliere tra le due non ha senso; si trovano invece corsi interclasse LM-56+LM-62, LM-56+LM-SC/GIUR, LM-77+LM-63, LM-56+LM-63
      Per completezza ti riporto le due declaratorie dal decreto ministeriale 16 marzo 2007 (le sottolineature sono mie):
      LM-56 Classe delle lauree magistrali in SCIENZE DELL'ECONOMIA
      OBIETTIVI FORMATIVI QUALIFICANTI
      I laureati nei corsi di laurea magistrale della classe devono:
      - acquisire elevata padronanza degli strumenti matematico-statistici e dei principi e istituti dell'ordinamento giuridico nazionale, comunitario, internazionale e comparato;
      - possedere elevate conoscenze di analisi economica e aziendale e di politica economica e aziendale;
      - saper utilizzare le metodologie della scienza economica e di quella aziendale per analizzare le complessità della società contemporanea e risolvere i problemi economico-sociali, in Il Ministro dell’Università e della Ricerca prospettiva dinamica, tenendo conto, ove necessario, delle innovazioni legate all'introduzione di una prospettiva di genere;
      - essere in grado di utilizzare fluentemente, in forma scritta e orale, almeno una lingue dell'Unione Europea oltre l'italiano, con riferimento anche ai lessici disciplinari.
      Sbocchi occupazionali e attività professionali previsti dai corsi di laurea sono in settori economici pubblici e privati, con funzioni di elevata responsabilità; in uffici studi presso organismi territoriali, enti di ricerca nazionali ed internazionali, pubbliche amministrazioni,
      imprese e organismi sindacali e professionali; come liberi professionisti nell'area economica. Ai fini indicati i curricula dei corsi di laurea magistrale della classe possono prevedere:
      - modalità di accertamento delle abilità informatiche;
      - tirocini e stages formativi presso istituti di credito, aziende, amministrazioni pubbliche e organizzazioni private nazionali o sovranazionali.
      ***

      LM-77 Classe delle lauree magistrali in SCIENZE ECONOMICO-AZIENDALI
      I laureati nei corsi di laurea magistrale della classe devono:
      - possedere un'approfondita conoscenza in ambito economico-aziendale, matematico-statistico e giuridico, ottenuta attraverso la combinazione di discipline e di modalità di apprendimento e acquisizione di capacità che permettono loro di affrontare le problematiche aziendali nell'ottica integrata propria delle direzioni aziendali e della programmazione e gestione del cambiamento;
      - acquisire le approfondite conoscenze sopra richiamate anche tramite l'uso delle logiche e delle tecniche della formalizzazione quantitativa e della prospettiva internazionale e interculturale;
      - acquisire le metodologie, i saperi e le abilità necessarie a ricoprire posizioni di responsabilità nell'amministrazione e nel governo delle aziende, nonché a svolgere le libere professioni dell'area economica;
      - essere in grado di utilizzare efficacemente, in forma scritta e orale, almeno una lingue dell'Unione Europea oltre l'italiano, con riferimento anche ai lessici disciplinari.
      Sbocchi occupazionali previsti dai corsi di laurea sono:
      - come imprenditori e manager nelle aziende e istituzioni dei settori industriali e di servizi, di natura pubblica e privata;
      - come liberi professionisti (nelle professioni dell'area economica);
      - nelle attività professionali come esperti di responsabilità elevata e consulenti, in particolar modo nelle funzioni di amministrazione, gestione, organizzazione aziendale, del lavoro e della produzione, marketing, finanza, pianificazione e controllo di gestione, auditing e revisione, progettazione e gestione delle reti intra e inter-organizzative.
      Ai fini indicati i curricula dei corsi di laurea magistrale della classe possono prevedere tirocini formativi presso aziende ed organizzazioni economiche, istituzioni pubbliche e private, nazionali, internazionali e sovranazionali.
      Come vedi le conoscenze economico-aziendali sono esplicitate anche nella classe LM-56, oltre che espresse attraverso la distribuzione dei crediti. Inoltre, analizzati i piani di studio di decine e decine di corsi LM-56 e LM-77, posso confermare che praticamente tutti quelli che sono collocati in una classe si attagliano perfettamente anche all'altra. Evito di postare le declaratorie Bernini perché sono perlopiù uguali; cambia soltanto che «i laureati» è stato sostituito da «le laureate e i laureati» perché il personale del Ministero è stato ben istruito in materia dai governi precedenti e anche il governo Meloni è abbastanza prono al politicamente corretto, salvo che poi la Bernini si firma (correttamente) «il Ministro» e non «la Ministra» come aveva imposto quella semianalfabeta della Fedeli, il che mi induce ancor più a pensare che non ha letto il contenuto dei decreti emanati in suo nome.

      Il motivo per cui i corsi vengono ascritti più frequentemente alla LM-77 a mio avviso è da ricercarsi nella richiesta (anche con il vecchio ordinamento, Economia politica e Discipline economiche e sociali raccoglievano pochissime adesioni, mentre quando fu creato il corso di laurea in Economia aziendale oltre a essere quello che incontrava il maggior favore delle matricole raccolse una marea di gente fuggita da Economia e commercio, nonostante Economia e commercio fosse suddivisa in indirizzi e tra questi ne aveva anche uno aziendale che non era tanto dissimile da Economia aziendale; del resto, la stessa cosa accadde nelle poche sedi che attivarono il corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche: improvvisamente il corso di laurea in Scienze politiche si svuotò e tutti quelli che prima optavano per questo scegliendo l'indirizzo politico-internazionale si riversarono sul nuovo).
      Capisco la scelta di prevedere esami di economia in corsi a indirizzo aziendalistico (anche se è una roba tutta italiana, poiché fuori dall'Italia a meno che non si parli di business economics i corsi a impronta aziendale di economia non hanno neanche il nome: di solito si chiamano Business administration, Management, Marketing, Accounting etc.), ma la scelta inversa, cioè di contaminare i corsi a indirizzo economico con le scienze aziendali, è una cosa che probabilmente deriva proprio dallo scarso appeal che i corsi di laurea in Economia politica e Discipline economiche e sociali avevano con il previgente ordinamento. Oggi l'unica classe che consente di creare un corso di laurea simile a Economia politica, dunque prettamente economico, è proprio la L-36, ma di fatto corsi di laurea squisitamente economici non esistono poiché i corsi della classe L-36 in quasi tutti gli atenei, quando non sono minestroni, sono sbilanciati sull'area internazionalistica: salvo qualche lodevole eccezione, l'indirizzo amministrativo è sparito in quanto considerato assorbito dalla L-16, l'indirizzo sociologico scomparso in quanto considerato assorbito dalla L-40 (e così si è vista la moltiplicazione dei corsi di laurea in Sociologia, in precedenza offerti solo da Trento, Urbino, Sapienza, Napoli Federico II e Bicocca), l'indirizzo storico si è dissolto. D'altro canto, purtroppo Scienze politiche soffre ancora del problema di essere la seconda scelta di chi ha fallito negli studi giuridici o economici oppure la prima scelta di chi si sente vagamente portato per le scienze sociali (che, viepiù, alcuni confondono con gli studi umanistici) ma ritiene Giurisprudenza troppo impegnativa e per Economia si lascia spaventare da errate congetture, spesso stereotipate. Questo fondamentalmente perché nella scuola italiana le scienze sociali (per l'appunto scambiate per una branca delle discipline umanistiche e dunque prive di dignità propria: ne abbiamo tanti esempi anche qui sul forum, in cui periodicamente arriva qualche troll a dire che io et al. siamo laureati in scienze delle merendine) sono bistrattate e pertanto chi stesso si iscrive a Scienze politiche non sa esattamente a cosa va incontro, però il ragionamento che fa è rob atipo che non c'è la matematica e quindi non è difficile, non è impegnativo come Giurisprudenza e non costringe alla disoccupazione o a fare l'insegnante come Lettere. Pertanto chi è quel folle che si metterebbe a studiare Scienze politiche per studiare economia sapendo che in uscita a. non sarà riconosciuto come un economista; b. non può neanche più accedere alla professione di dottore commercialista (e neanche alla sua sorella minore, quella di esperto contabile), cosa possibile con la laurea in Scienze politiche vetero-ordinamentale? Molto più conveniente in termini di rapporto costi-benefici laurearsi in fuffa aziendale per poi rivendersi come economisti, tanto lì fuori i più non capiscono la differenza e dunque non comprendono che si stanno millantando competenze che non si hanno. Diciamo che uno dovrebbe essere così fortemente motivato da voler intraprendere la carriera accademica (o di ricercatore in enti pubblici di ricerca) e quindi fregarsi dei preconcetti radicati nell'opinione pubblica, ma chi è che a 19 anni sa di voler intraprendere carriere del genere, posto che la maggior parte degli studenti universitari neanche sa che il lavoro del docente universitario (quello strutturato, non il professionista temporaneamente prestato all'università con un contratto di diritto privato) è basato sulla ricerca e non sulla didattica? Piuttosto, dovremmo essere noi laureati in scienze sociali a evitare di alimentare le distorsioni cognitive fornendo ai nostri interlocutori soddisfazione ai relativi bias di conferma.

      A sua volta la ragione per cui gli studenti preferiscono la LM-77 è da ricondursi al pregiudizio per cui questa riscuote maggior favore sul mercato del lavoro privato. Questa idea è apparentemente corroborata dai dati occupazionali di AlmaLaurea, che indicano una migliore performance relativa della LM-77, ma l miglior successo di quest'ultima non è evidentemente legato al maggior consenso da parte dei datori di lavoro, ma è sicuramente dovuto, se non a fattori esogeni o casuali, a variabili indipendenti. Esaminiamo infatti i dati:
      • tasso di occupazione a 1 anno: LM-56 80.8%, LM-77 82.8%. Il differenziale statistico è irrilevante per poter pensare che dipenda dalla classe ex se.
      • tasso di occupazione a 5 anni: LM-56 89%, LM-77 91%. Anche qui il margine è veramente basso ed è identico a quello di 4 anni prima. Dunque si può ipotizzare che si tratti dello stesso 2% (ovviamente in astratto dato che l'universo statistico per ovvie ragioni non è lo stesso).
      • retribuzione media mensile netta a 1 anno: LM-56 1527, LM-77 1507. Quindi potremmo dire che con LM-56 si trova leggermente meno facilmente lavoro ma si guadagna leggermente di più. In realtà anche inferire ciò, sebbene apparentemente suffragato dal dato, non è corretto, in quanto a parità di importo lordo la retribuzione media può variare sulla base di variabili anche individuali. Ad esempio il regime previdenziale può variare sia sulla base di elementi oggettivi (impiego pubblico o privato etc.) sia soggettivamente (iscrizione obbligatoria a casse gestite da enti previdenziali di diritto privato legate a ordini professionali), così come possono variare le trattenute (ad esempio le addizionali comunale e regionale sull'Irpef dipendono dalla residenza del lavoratore) e le detrazioni e altri elementi in funzione, ad esempio, degli eventuali carichi familiari. In linea generale il confronto andrebbe fatto sul lordo poiché i confronti tra stipendi netti sono disomogenei. Oltretutto non è chiaro se il dato comprenda anche il reddito da lavoro autonomo e le rendite finanziarie da impresa, nel qual caso si dovrebbe parlare di reddito e non di retribuzione. Escludendo quest'ultima ipotesi, a parità di lordo due cedolini paga possono divergere anche di un centinaio di euro. Non parliamo poi delle ipotesi di lavoratori parasubordinati in cui sugli emolumenti viene applicata una ritenuta d'acconto che poi magari l'interessato recupera con la dichiarazione dei redditi in quanto rientrante nella fascia di esenzione. Insomma, la differenza è da considerarsi del tutto avulsa da motivazioni legate al "merito" del titolo di studio.
      • retribuzione media mensile netta a 5 anni: LM-56 1857, LM-77 1864. In questo caso la LM-77 recupera "ben" 27 euro, surclassando la LM-56 di 7 euro, e ovviamente vale lo stesso discorso di cui sopra.
      Inoltre il dato comprende sia chi ha trovato lavoro dopo la laurea magistrale sia chi ha proseguito il lavoro che aveva già dopo la precedente laurea e, a volte, anche prima.

      LM-77: scienze economico aziendali: potrebbe rappresentare il giusto compromesso, e rappresentare un upgrade in termini di appetibilità sul mercato del lavoro
      Quod erat demonstrandum.

      avevo visto molto figo cdl tipo management o management internazionale
      Se ci dài le denominazioni dei corsi di studio senza specificare l'ateneo, non ci stai dicendo sostanzialmente niente. Due corsi di studio con la stessa denominazione in due atenei diversi possono essere uno di laurea e uno di laurea magistrale oppure, qualora siano entrambi dello stesso ciclo e tipo, afferire a due classi differenti. E comunque, anche qualora coincidano tutti gli elementi formali, perfino a parità di ordinamento del corso, possono avere due piani di studio sensibilmente dissimili. Viceversa, due corsi diversamente denominati, della medesima classe o meno, possono essere estremamente simili o, virtualmente, anche identici.

      In ogni caso, essendo che voglio salutare la scuola (dipartimento?) di scienze politiche
      Scuola o dipartimento dipende sempre dall'ateneo.
      E fa' attenzione perché ci sono atenei in cui i corsi di studio di area economica e quelli di area politologica fanno riferimento al medesimo dipartimento, comunque denominato. Viepiù, nella stessa università ciu possono essere corsi della stessa classe attivati da strutture differenti. Alla Unimore c'è un corso interclasse LM-63+LM-77 che afferisce non al dipartimento di Economia "Marco Biagi", bensì al dipartimento di Comunicazione ed economia, mentre un corso di classe LM-77 improntato sulla comunicazione d'impresa afferisce non a quest'ultimo, bensì a quello intitolato al compianto Biagi. Il collegamento tra corso e struttura di raccordo non è definito centralmente, ma è una questione che attiene all'autonomia universitaria, in questo caso organizzativo-gestionale (regolata dalla legge 240/2010) e non didattica (regolata dai regolamenti amministrativi di attuazione dell'art. 17, c. 95, della legge 127/1997), visto che le strutture attengono alla governance universitaria e non agli ordinamenti didattici (anche se nel parlare quotidiano i più usano il termine "facoltà", a sproposito, come se indicasse un corso di studi; poi ci sono quelli che lo usano come se indicasse l'università, e sono proprio dei casi disperati, tipo come quello che mi dava dell'ignorante perché sostenevo che a Napoli ci fossero 5 università: nella sua testa in Italia c'è un'unica università statale con sedi in ogni città e queste sedi si chiamano facoltà; ovviamente 5 facoltà per lui sono pochissime visto che nella sua Modena ce ne sono almeno 200, contando ogni corso di studio come se fosse una facoltà a sé).

      rimarrebbe per la quasi totalità degli eventuali approdi in magistrale la questione dei CFU, con qualche esame integrativo da dare per poter accedervi...
      Questo differisce proprio da corso a corso. Alla UniMi ad esempio c'è un corso LM-56 a cui si può accedere senza obblighi formativi aggiuntivi con laurea L-36.

      Originariamente inviato da Anto'facaldo Visualizza il messaggio
      Innanzitutto, non hai commesso alcun errore e stai ragionando nella giusta ottica, ovvero quella di scegliere una laurea magistrale che abbia un nome più spendibile nel settore privato (non pensare comunque di imparare qualcosa di particolarmente utile in qualsiasi corso di laurea).
      Hai centrato il punto. Purtroppo si tratta di una questione di denominazione, molto più che di contenuti. Prendi due laureati ante reformam di cui uno in Scienze politiche con indirizzo politico-economico e uno in Economia e commercio con indirizzo aziendale. Chi dei due ha studiato più economia? Il primo, e di gran lunga. Ma chi è che lo direbbe senza saperlo? Il problema è anche la riconoscibilità e al profilo in uscita: Giurisprudenza viene (erroneamente, d'acordo) associata all'avvocato, Economia (in qualsiasi salsa e declinazione) al commercialista, Architettura all'architetto, Medicina al Medico e Ingegneria all'ingegnere (in maniera totalmente impropria visto che chi si abilita poi alla professione di ingengere non supera il 45% dei laureati). Stamani effettuando una ricerca (per trovare la pagina AlmaLaurea da cui ho tratto i dati che ho trascritto in questo post) Google mi ha restituito le solite domande (idiote, ma frequenti, il che la dice lunga sulla qualità della gente che ci circonda) e mi ha colpito una formulata più o meno così: «Come si chiama una persona laureata in Economia?». Inutile dire che la risposta al quesito fornita nello snippet, come accade sistematicamente, era contemporaneamente inconferente e sbagliata (inconferente perché era tratta dall'articolo "Economista" di Wikipedia, errata perché qualsiasi laureato si chiama dottore).

      Le tue idee sono tutte valide, tuttavia tieni presente che i corsi LM-16 sono solitamente molto impegnativi, e avere una solida base di statistica è fondamentale.
      Va tuttavia considerato che, da dati AlmaLaurea, il 53.5% dei laureati magistrali LM-16 si è iscritto a detto corso di laurea magistrale con una laurea L-18 e il 41.1% con una laurea L-33, e siamo in totale a quasi il 95%. Non credo francamente che questi fossero tutti assi della statistica.

      se esci con un buon voto e sei giovane, hai comunque buone possibilità di entrare in una grande banca.
      Il problema è entrare come. Ricordo quando io mi sono diplomato al liceo classico coloro che contemporaneamente si erano diplomati in ragioneria, con il massimo dei voti e non solo, nel giro di due-tre anni si rincontravano allo sportello della propria banca. Invece noi del liceo classico se eravamo fortunati potevamo essere assunti in banca dopo la laurea (che poi avremmo scoperto, nel tempo, divenire addirittura laurea specialistica o magistrale), ovviamente a indirizzo economico, e tipicamente venivamo assunti allo stesso livello iniziale dei diplomati in ragioneria; se proprio eravamo fortunati ci mettevano a fare i gestori clienti senza passare dalla cassa, ma nel frattempo i diplomati in ragioneria erano arrivati allo stesso punto e con 5 anni di esperienza e di versamenti contributivi in più.

      Io consiglierei un corso di laurea magistrale LM-77 perché è utile nei concorsi pubblici
      Già ha la L-36, con cui fa le stesse cose.

      Ti consiglierei un corso come economia e diritto o economia e professione,
      Devi specificare di quali atenei, altrimenti queste diciture non significano nienhte.

      che ti permette di familiarizzare con il diritto e la contabilità, entrambi richiesti nei concorsi pubblici.
      Con il diritto già avrebbe dovuto familiarizzare. Quanto alla contabilità, difficile che nei concorsi pubblici vengano richieste norme sulla contabilità delle imprese.

      Eviterei invece corsi in marketing e comunicazione: è facile ottenere il titolo, ma si impara poco.
      L'efficacia dipende più che altro dalla classe. La LM-59 è scarsamente efficace; la stessa sequenza di esami ricondotta a LM-77 diventa magicamente utile.
      Ultima modifica di dottore; 23-10-2024, 12:43.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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