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laurea magistrale Comunicazione pubblica e d'impresa Università Suor Orsola Benincasa

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  • laurea magistrale Comunicazione pubblica e d'impresa Università Suor Orsola Benincasa

    Buongiorno a tutti.

    Con questa mia vi vorrei parlare del corso di laurea magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, afferente alla classe LM-59, attivo presso il dipartimento di Scienze formative, psicologiche e della comunicazione, diretto erede della facoltà di Scienze della formazione e, dunque, del nucleo originario dell'ateneo, che originariamente era un libero istituto universitario di magistero.

    Il corso presenta alcuni aspetti peculiari di cui abbiamo già discusso qua che ne costituiscono a un tempo punti di forza e punti di debolezza.

    Il corso ha un orientamento marcatamente professionale. Non è finalizzato a formare uno scienziato della comunicazione, bensì a fornire gli strumenti per operare nel mondo della comunicazione di marketing (e nel marketing in genere). Allo scopo non si disperde in mille rivoli ma si concentra su insegnamenti mirati, che sono tutti TAF B, cioè caratterizzanti, a parte due TAF C (affini e integrativi), i 9 crediti TAF D (scelta libera) e le altre attività formative, tra cui uno stage da 11 crediti per il quale sono convenzionate imprese di elevatissimo livello. Ben tre insegnamenti molto professionalizzanti sono affidati per contratto a esperti esterni, tra cui un dirigente Mediaset di lungo corso (è top manager di una delle principali società del gruppo con una lunga esperienza alle spalle anche in altre realtà; credo che sieda pure in qualche consiglio di amministrazione). Un altro insegnamento fortemente connotativo dell'indirizzo di studi è invece tenuto da un docente strutturato (attualmente un professore ordinario). Tutti gli altri insegnamenti, anche qualora affidati per contratto, sono tenuti da accademici (ad esempio docenti di ruolo di altre università partenopee, soprattutto la Federico II).

    La denominazione riflette i contenuti del corso solo parzialmente: il fatto che non cominci con «Scienze della» rende subito l'idea che si tratta di un corso concentrato sulla comunicazione e non sulle scienze della comunicazione; male invece il fatto che si parli di comunicazione pubblica e d'impresa quando di pubblica, in realtà, non c'è assolutamente niente se non l'esame di Diritto delle amministrazioni pubbliche in opzione con quello di Diritto per le imprese (che secondo me è un refuso per Diritto delle imprese, come risulta sino all'anno accademico 2021-2022); peraltro dal corrente anno accademico 2024-2025, le due alternative sono cambiate rispettivamente in Diritto dell'amministrazione digitale e Diritto e tutela del consumatore, restando invariati gli altri esami rispetto ai piani di studio ufficiali / manifesti degli studi relativi perlomeno ai tre anni accademici precedenti.
    Non vi sono esami di comunicazione pubblica e la cosa più pubblica che ci sia tra gli argomenti trattati negli esami a orientamento tecnico-professionalizzante è il lobbying, che però è attività di stakeholding principalmente privato su istituzioni pubbliche, dunque in un certo qual modo fa sempre parte della comunicazione d'impresa (o meglio delle relazioni pubbliche, includendo in queste anche gli affari regolamentari e istituzionali).
    A mio avviso sarebbe stato meglio denominare il corso solo Comunicazione d'impresa (tanto nella PA l'efficacia dipende unicamente dalla classe) o, tutt'al più, com'era denominato quando era laurea specialistica, Comunicazione istituzionale e d'impresa, come calco su uno degli indirizzi del previgente ordinamento. Per comunicazione istituzionale si può infatti intendere anche la corporate communication e non solo quella riferita a enti pubblici.
    ***EDIT DEL 13/03/2025*** Esaminando i piani di studio degli anni accademici precedenti, benché appaia evidente l'intenzione di calcare la mano sulla comunicazione d'impresa, c'è un po' più di comunicazione pubblica. Probabilmente la sua sparizione è casuale, cioè dovuta non a scelte programmatiche ma alla disponibilità di docenza esterna.
    Anche a leggere gli obiettivi formativi dichiarati e in particolare gli àmbiti occupazionali previsti nel regolamento didattico appare, comunque, che il corso sia rivolto quasi esclusivamente al mondo delle imprese e l'attuale impianto formativo risulta coerente con questa impostazione, non con la denominazione del corso.

    Al corso è possibile accedere senza obblighi formativi aggiuntivi con lauree delle classi L-18, L-20, L-33, L-36 ed L-40 oppure con lauree del vecchio ordinamento in Scienze della comunicazione, Scienze politiche, Economia (qualsiasi), Sociologia. In caso di accesso con laurea del vecchio ordinamento non è possibile ottenere abbreviazione della carriera in quanto la vecchia laurea (compresa quella in Scienze della comunicazione, il cui corso aveva durata quinquennale e non quadriennale) non è considerata, ai fini accademici, assorbente il secondo ciclo. Con altre lauree, sono necessari 9 crediti sociologici, 6 economici o aziendali, 6 giuridici, 6 linguistici (sostituibili da certificazione), 4 informatici (sostituibili da laboratorio o certificazione), ragion per cui, con le opportune scelte, risulta di fatto possibile accedere senza l'assolvimento di ulteriori impegni didattici anche a laureati dello stesso ateneo (ma anche in altri) in Scienze dell'educazione, Lingue e culture moderne, Scienze dei beni culturali, Scienze del servizio sociale.
    Purtroppo nei dati statistici pubblicati non sono specificate le classi delle lauree utilizzate dagli iscritti per l'accesso. Sappiamo però che gli immatricolati (iscritti al primo anno) laureati in altro ateneo erano oltre il 25% nell'anno accademico 2019-2020 e negli anni sucecessivi sono stati sempre più del 30% tranne che nel 2022-2023, in cui erano poco meno del 29%; nel 2023-2024 tale percentuale ha raggiunto il picco fermandosi alla soglia del 46%.
    Chiaramente a seconda della laurea di provenienza il profilo complessivo in uscita sarà ben diverso. Ma questo non è un problema perché il corso insegna come progettare strategie di marketing e relazioni pubbliche (con tanto di attenzione, come detto, al lobbying e ai public & regulatory affairs) e come effettuare ricerche di mercato secondo un approccio tipicamente aziendalista. Non insegna né il perché né il percome; più che la metodologia o la teoria insegna i metodi, più che le tecniche le pratiche, con un taglio molto applicativo. Il marketing è eviscerato in tutti i suoi aspetti: analitico, strategico e operativo. Si insegnano anche i metodi statistici per svolgere ricerche di mercato (cosa francamente mai vista in un corso che risponde alle tabelle delle classi di comunicazione) e perfino ad analizzare bilanci. Niente di tutto ciò richiede di essere scienziati della comunicazione e, del resto, il marketing esiste dal 1959 e la pubblicità ancora da prima, mentre le scienze della comunicazione sono arrivate molto più tardi. Se uno vuole diventare uno scienziato della comunicazione, semplicemente, non si iscrive a questo corso: e, comunque, le scienze della comunicazione solitamente si esauriscono nel primo ciclo, ragion per cui nel secondo, se proprio si vuole fare ricerca in quest'àmbito (auguri), sarebbe più opportuno dirigersi verso un àmbito disciplinare più delimitato, che possa specializzare univocamente in un approccio specifico (ad esempio quello della classe LM-88, Sociologia e ricerca sociale).

    In tutta Italia credo che esista qualcosa di simile solo alla Iulm, con requisiti di accesso ancora più laschi. Tutti gli altri corsi di classe LM-59 sembrano replicare in proporzioni differenti, ma comunque sempre in un certo qual modo, gli stessi problemi che sovente vengono attribuiti alle lauree di classe L-20.

    La UniSob ha puntato su un'offerta formativa di primo ciclo con un solido impianto metodologico strutturando quella di secondo in maniera tale da renderla aderente alle esigenze del mercato del lavoro. Per la componente umanistica della comunicazione proponeva una laurea magistrale di classe LM-65, che è stata soppressa per far spazio a master quali Cinema e televisione, Radiofonia, Comunicazione multimediale dell'enogastronomia e l'ormai storico master in Giornalismo in convenzione con l'Ordine (sostitutivo del praticantato), che hanno un taglio fortemente operativo e un ottimo placement. Il master in Radiofonia è in collaborazione con Radio Capital e Radio Marte e i suoi docenti di materie pratiche sono quasi tutti dipendenti (giornalisti, programmisti-registi etc.) o collaboratori abituali (autori o conduttori di programmi televisivi) di Radio Capital e Rai.

    La percentuale di laureati in corso supera l'80%, arrivando a sfiorare il 90% in alcuni anni. Parliamo di una percentuale superiore alla già altissima media dell'ateneo, che supera di quasi 25 punti la media delle altre università campane e di oltre 15 punti la media nazionale. Anche i dati occupazionali sono buoni, ma non pienamente in linea con la media dell'ateneo, che è di assoluta eccellenza nel panorama italiano (siamo oltre 6 punti sopra la media nazionale e di circa 5 punti sopra la media della Campania, che è superiore a quella nazionale). Però bisogna fare attenzione: come sappiamo i dati occupazionali per il primo ciclo non tengono conto di chi prosegue immediatamente gli studi nel secondo, escludendo perfino chi già lavorava, sicché non hanno alcuna attendibilità, data l'elevatissima percentuale di chi continua (sarà che proprio quei pochi che non continuano, su cui è calcolato il tasso di occupati, magari già lavoravano a prescindere dalla laurea?). Quelli relativi al secondo ciclo sono altissimi perché la Unisob è un ateneo storicamente specializzato nella formazione di insegnanti, tanto che a Napoli c'è ancora chi la chiama «il Magistero». Ebbene, con Scienze della formazione primaria sicuramente non sei di ruolo dopo 1 anno e probabilmente neanche dopo 5, ma è praticamente impossibile non trovare lavoro se il tuo obiettivo è fare l'insegnante, e la stessa cosa vale per gli altri corsi squisitamente umanistici offerti dall'ateneo, il quale esaurisce la gran parte dei propri iscritti tra il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria, il corso di laurea in Scienze dell'educazione e il corso di laurea magistrale in Consulenza pedagogica. La Unisob sta perseguendo (oserei dire inseguendo) da anni un riposizionamento, proponendosi come ateneo umanistico-sociale specializzato sulla comunicazione, ma non può rinunciare improvvisamente alla sua vocazione originaria, altrimenti perderebbe in un colpo gran parte dell'utenza. Si consideri che il corso di laurea magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa ha un'utenza annua sostenibile da scheda SUA di 116 posti e accetta immatricolazioni sino al raggiungimento di tale limite (la verifica dei requisiti avviene in via amministrativa, peraltro in maniera automatica quando si sottomette a sistema la domanda di immatricolazione, salvo che il titolo di accesso sia stato conseguito con votazione inferiore a 95/110, nel qual caso è necessario sostenere un colloquio individuale che più che altro è motivazionale), ma in tutto ha circa 150 iscritti tra primo anno, secondo anno e fuori corso, cioè ogni anno non riesce a immatricolare più della metà dell'utenza sostenibile e a laureare che una cinquantina di persone. Probabilmente anche questo è il motivo dei dati occupazionali molto confortanti: i laureati sono pochi e dunque il mercato del lavoro riesce ad assorbirli. Comunque si tratta di un mercato del lavoro debole e altalenante, tanto che a 1 anno gli occupati sono sotto il 50% (al di sotto sia della media nazionale sia della media del Mezzogiorno), a 3 anni sono l'84% (al di sopra sia della media nazionale sia della media del Mezzogiorno), a 5 anni sono il 69.6% (sostanzialmente in linea con la media nazionale e la media del Mezzogiorno).

    Veniamo adesso agli esami del corso. Comincerei dagli esami più specifici dell'indirizzo di studi, che sono i seguenti:
    • Interaction design (6 CFU ICAR/13);
    • Social media analysis (9 CFU ING-INF/03);
    • Branding, corporate identity e lobbying (6 CFU SPS/08);
    • Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria (9 CFU SPS/08);
    • Teorie e tecniche delle analisi di mercato (9 CFU SECS-P/08);
    • Digital marketing e social media marketing (6 CFU SECS-P/08);
    • Strategia e comunicazione d'impresa (6 CFU SECS-P/08).
    L'ultimo esame dell'elenco, Strategia e comunicazione d'impresa, è tenuto da un docente strutturato e ha un solido contenuto scientifico. Gli altri sono tenuti tutti da docenti a contratto, però il contrattista di Interaction design ha comunque un background accademico (è addottorato in Telematica e società dell'informazione dopo una laurea in Scienze della comunicazione e che è stato professore straordinario a tempo determinato ex art. 1, c. 12, l. 230/2005), mentre gli altri sono professionisti. Alcuni di questi esami presentano qualche problema di sovrapposizione e di incasellamento epistemologico:
    • lo stesso Interaction design ha un programma che comprende un manuale di Ergonomia cognitiva scritto da un profressore ordinario di Psicologia generale (Antonio Rizzo dell'Università di Siena). Costui utilizzando come libro di testo la stessa opera tiene nella propria sede gli insegnamenti di Scienze e tecnologie cognitive e Design dell'interazione, che afferiscono allo stesso M-PSI/01. Il design di per sé rientra effettivamente in ICAR/13 (ho qualche dubbio tuttavia che in ICAR/13 rientri il design dei sistemi informativi, che forse più propriamente rientra in ING-INF/05, Sistemi di elaborazione delle informazioni), ma se l'approccio è psico-cognitivo il settore corretto sarebbe effettivamente M-PSI/01.
    • Branding, corporate identity e lobbying è suddiviso in due parti, una parte di branding design oriented (che comprende anche la corporate identity) e una parte di lobbying. Quest'ultima parte è indubbiamente riconducibile alle declaratorie ministeriali del settore SPS/04, Scienza politica. L'altra parte con il settore SPS/08 non c'entra un fico secco, visto che tutto il programma è incentrato sul modello Carmi-Ubertis, che è un modello design oriented e che come tale dovrebbe essere ascritto al settore ICAR/13. Vengono poi proposti all'interno del manuale temi riconducibili ai settori M-PSI/01, M-PSI/05, M-FIL/04, M-FIL/05 e SECS-P/08. Considerato che alle scienze cognitive, alla psicologia sociale, alla semiotica e all'estetica vengono fatti solo degli accenni, direi che il settore corretto possa essere SECS-P/08 (in quanto è il settore nel quale rientra lo studio del marketing come disciplina aziendalistica qualitativa) oppure ICAR/13 (dato che il manuale di Carmi è sostanzialmente un trattato di storia, teorie e tecniche del design). SPS/08 non c'entra niente poiché non vi è un approccio sociologico. Appare molto curioso il fatto che siano stati accostati due argomenti così diversi quali la corporate communication e il lobbying, che è argomento di studio tradizionale della scienza politica. La logica probabilmente risiede nel fatto che l'insegnamento è stato cucito addosso sul docente a contratto cui è stato conferito, Andrea Delogu, top manager di Reti televisive italiane, società del gruppo Media for Europe (Mediaset).
    • Teorie e tecniche delle analisi di mercato presenta una componente di statistica aziendale: teorema del limite centrale, tecniche di campionamento e tutto ciò che serve per svolgere ricerche di marketing, che poi viene traslato su un esame scritto in cui bisogna risolvere 4 esercizi in 40 minuti. Questa parte indubbiamente rientra nel settore SECS-S/03. Il settore SECS-P/08 non c'entra niente perché è un settore prettamente qualitativo. Tutto il resto del programma non riguarda il marketing analitico bensì quello strategico e operativo, sovrapponendosi ampiamente con quello di Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria e con quello di Digital marketing e social media marketing, nonché con la parte di branding e corporate identity dell'esame di Branding, corporate identity e lobbying. Il settore SECS-P/08 in questo caso è coerente visto che si parla di marketing. C'è una parte in cui si fa accenno a ricerche di carattere qualitativo vagamente riconducibile alla metodologia della ricerca sociale, che rientra nel settore SPS/07, ma, al netto della naturale osmosi tra aree disciplinari, direi che SECS-P/08 possa essere il settore più indicato.
    • Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria difetta della parte teorica, che è appena accennata; è un insegnamento di tecniche pubblicitarie, o meglio è un insegnamento di marketing focalizzato in particolare sulla componente comunicativa del marketing mix e in particolare quella veicolata attraverso i mezzi di comunicazione di massa. In tal senso è sicuramente un tradizionale àmbito di studi della sociologia e come tale rientra nel settore SPS/08; tuttavia, nella fattispecie viene esclusa la componente scientifica, infatti nelle slides del docente Igor Scognamiglio si legge (formattazione mia): «La pubblicità non è una scienza […]: il suo modo di essere è sempre più sperimentale […]. È una tecnica largamente empirica, che prende in prestito concetti e nozioni da discipline come l’economia, la psicologia, la sociologia, ma non si confonde con esse». Mentre il settore SPS/08 si occupa dello studio della pubblicità dal punto di vista sociologico e cioè dalla prospettiva scientifica del sociologo, qui si impara a fare pubblicità e a tal fine si applicano nozioni pescate da discipline scientifiche diverse nelle quali la sociologia è solo una tra le tante. Direi dunque che l'approccio è più aziendalista e dunque da ricondurre al settore SECS-P/08.
    • Per Digital marketing e social media marketingvale quanto detto per Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria. Il settore corretto è SECS-P/08.
    • Social media analysis è formalmente inquadrato nel settore ING-INF/03, Telecomunicazioni. Tuttavia da declaratoria ministeriale tale settore «studia la pianificazione, la progettazione, la realizzazione (hardware e software) e l’esercizio di apparati, sistemi e infrastrutture per applicazioni finalizzate al trasferimento di segnali via cavo (rame o fibra), via radio (terrestre o satellitare) o altri mezzi di propagazione, con l’impiego di tecnologie specifiche quali quelle ottiche e per comunicazioni mobili; al trattamento di segnali mono/multidimensionali a scopo di filtraggio, riduzione di ridondanza, sintesi, estrazione di elementi informativi; al riconoscimento di forme per l’interpretazione semantica del contenuto informativo di segnali ed immagini; all'interconnessione in rete per il trasporto dell’informazione e per l’utilizzazione di servizi interattivi/distributivi, nel quadro di applicazioni quali quelle telematiche; al telerilevamento per la localizzazione/identificazione di oggetti fissi/in movimento nel controllo del traffico aereo/marittimo/terrestre e nel monitoraggio ambientale. Sono inclusi aspetti di base (teoria dei fenomeni aleatori, dell’informazione, dei codici, dei segnali, del traffico, dei protocolli, etc.) ecompetenze sistemistico/tecnologiche indispensabili a una figura professionale che abbia le capacità tecniche ed organizzative per risolvere in modo economicamente conveniente i problemi di pertinenza e contribuire all’evoluzione scientifico-tecnologica del settore». Insomma, parliamo di un settore manifestamente ingegneristico, riferito all'architettura hardware e software dei sistemi per comunicare a distanza, mentre questo insegnamento si occupa di tutt'altro e lo fa con approccio dichiaratamente sociologico, quindi proprio in questo caso il settore di pertinenza dovrebbe essere SPS/08. Il docente cui è affidata questa materia, per contratto, è laureato in Scienze della comunicazione e in altri atenei tiene o ha tenuto contratti per insegnamenti riferiti proprio al settore SPS/08.
    Bisognerebbe lavorare sia per evitare ridondanze sia per revisionare i settori, che, come sappiamo, incidono in misura determinante e per il riconoscimento di crediti da un percorso a un altro nonché per l'accesso all'insegnamento secondario.
    Va anche detto che quasi tutti i programmi sono decisamente sovradimensionati rispetto al peso ufficiale. Ad esempio il programma di Branding, corporate identity e lobbying prevede una componente lobbying che da sola dovrebbe pesare 6 crediti, mentre il resto è ancora più corposo. Per quello che è la mia esperienza complessiva direi che il peso effettivo del relativo programma è di 12 crediti, quello di Interaction design è di 9 crediti, quello di Teorie e tecniche delle analisi di mercato è perlomeno di 12 crediti; invece risultano tutto sommato coerenti con il peso ufficiale gli insegnamenti di Digital marketing e social media marketing (6 crediti) e Teorie e tecniche della comunicazione pubblicitaria (9 crediti).

    Per quanto concerne gli altri esami:
    • Analisi di bilancio e controllo di gestione (9 CFU SECS-P/07) non ha niente da invidiare ad analoghi esami svolti in corsi di studio in discipline economico-aziendale di entrambi i cicli.
    • considerando che il corso è spiccatamente orientato alla comunicazione d'impresa, a mio avviso ha più senso scegliere l'insegnamento di Diritto e tutela del consumatore piuttosto che quello di Diritto dell'amministrazione digitale. Ritengo altresì più intelligente questo esame rispetto a quello, precedente, di Diritto per le [o delle] società, che era un esame di diritto commerciale generale, come tale non direttamente pertinente agli obiettivi del corso.
    • English for business and communication (6 CFU L-LIN/12) è un esame di inglese di livello avanzato, veramente specialistico e rigoroso come da tradizione Unisob nell'insegnamento delle lingue straniere.
    • La società dell'economia (6 CFU SPS/12) è un esame di sociologia economia.
    • Dei tre laboratorî, da 3 crediti cadauno, uno è finalizzato a fornire i rudimenti di base per approcciarsi a studi giuridici ed economici, uno fornisce competenze statistiche e quello rimanente è organizzato dalla Federazione relazioni pubbliche italiane, che anni fa aveva concesso il bollino di qualità al corso (ma sono anni che questo accreditamento non esiste più). Molto intelligente a mio avviso il fatto che siano associati i settori scientifico-disciplinari (che in questo caso sono corretti) anche a questo genere di attività.
    Un'altra cosa strana è che alcuni esami vengono offerti sia per corsi di primo ciclo sia per corsi di secondo ciclo. Intendo dire proprio lo stesso insegnamento con la stessa denominazione, lo stesso peso in crediti e lo stesso settore, il quale viene offerto con lo stesso codice per più corsi anche di cicli diversi. Ricordo che il codice è un identificatore interno all'anteneo che serve a individuare univocamente un'attività didattica. Quindi non stiamo parlando dell'attività didattica X che è rimasta scoperta (e non può tacere in quanto obbligatoria) e la sua offerta viene assolta per mutuazione dall'attività didatica Y, perché in questo caso avrebbe comunque un codice diverso in quanto attività formalmente autonoma. Parliamo proprio formalmente della stessa attività. Questo vuol dire che se io prendo una laurea in cui quell'attività è presente come obbligatoria o l'ho sostenuta come esame a scelta e poi mi vado a iscrivere a un corso di laurea magistrale in cui è presente la medesima attività, dovrò ripetere lo stesso e identico esame. Vi faccio un esempio: l'insegnamento di Branding, corporate identity e lobbying di Delogu è previsto con lo stesso codice (JBRCO500) per tre corsi, cioè il corso LM-59 oggetto della presente discussione, il corso di laurea in Economia aziendale e green economy (L-18) e il corso di laurea magistrale in Economia, management e sostenibilità (LM-77). Il docente a contratto cui l'insegnamento è assegnato non modifica il programma da anni, dunque tirate voi le somme. Continuo a sostenere che questa cosa andrebbe risolta a livello ministeriale perché, mentre ci sono atenei che non consentono di accedere a insegnamenti di secondo ciclo nemmeno come singoli a persone non munite di laurea, ce ne sono altri che consentono di scegliere insegnamenti di corsi di laurea magistrale su corsi di laurea (e perfino viceversa) e altri, come questo, che addirittura offrono lo stesso insegnamento per corsi di entrambi i cicli.

    Gli appelli sono moltissimi; non saprei dirvi esattamente quanti, comunque fate conto che tra gennaio e febbraio ci sono 3 appelli che contemporaneamente sono riferiti, con codifica diversa, alla sessione straordinaria dell'anno accademico precedente e alla sessione anticipata dell'anno accademico in corso. Non tutti gli insegnamenti prevedono un esame nella sessione anticipata e, a quanto ho capìto, ciò è a discrezione del docente responsabile dell'insegnamento (per titolarità, affidamento, supplenza o contratto), che coincide con il presidente della commissione.

    L'ultima bizzarria è che in caso di abbreviazione di carriera o equivalente non vengono condonate le frequenze; vale a dire che se si viene ammessi al secondo anno con in debito esami del primo non è possibile sostenerli subito, ma bisogna attendere che terminino i relativi insegnamenti, così da maturare le frequenze (nonostante non vi sia obbligo). Nell'ipotesi estrema in cui venissero convalidati (in caso di passaggio o trasferimento, con voto) o dispensati (in caso di secondo titolo ovvero recupero di carriere oggetto di decadenza o rinuncia, senza voto) solo esami del secondo anno, e dunque si venisse iscritti al secondo con soli esami del primo anno da sostenere, a meno da non sostenere tutti gli esami nella sessione straordinaria sarebbe matematico finire fuoricorso. Ma nessuno sembra preoccuparsene perché gli studenti che beneficiano di abbreviazione o che proseguono carriere in arrivo da altri atenei o da altri corsi sono nell'ordine di poche unità annue.

    Conclusioni
    1. Il corso è ben strutturato e fornisce competenze effettivamente spendibili e utili per il mercato del lavoro. Se a qualcuno interessa fare lo "scienziato" della comunicazione, non è questo il corso cui si deve rivolgere. Se a qualcuno interessa veramente studiare la comunicazione d'impresa, questa è una delle poche scelte disponibili in Italia e tra quelle poche scelte è probabilmente la migliore.
    2. Il corso è abbastanza impegnativo. Ciononostante, l'organizzazione, il buon numero di appelli e il ridotto numero di iscritti consentono di organizzarsi bene per conseguire il titolo in corso. Il conseguimento in corso dà diritto a un punto bonus sul voto finale che può essere aggiunto al massimo di 6 previsti per la tesi (ci sono altre attività che dànno diritto a un punto bonus, ma è previsto un tetto ai punti bonus accumulabili).
    3. Il corso non è meno impegnativo di un corso con obiettivi e/o contenuti formativi simili afferente alla classe LM-77, Scienze economico-aziendali. Corsi di marketing e comunicazione d'impresa afferenti alla classe LM-77 sono disponibili presso la Luiss, l'Università di Urbino, l'Università di Modena Reggio Emilia, l'Università di Parma e la Bocconi. Qualcuno di essi presenta perfino una componente quantitativa più contenuta (se non assente) e insegnamenti di settori umanistici (L-ART, M-PSI, M-STO, L-LIN, M-DEA, M-FIL etc.) non presenti nella LM-59 della Unisob. Questa è una cosa di cui bisogna tener conto prima di iscriversi, perché dopo, sul mercato del lavoro, potrebbe costituire una variabile decisiva. Infatti la classe LM-77 apre molte più porte, a cominciare dal fatto che consente l'accesso all'abilitazione alle professioni di dottore commercialista, revisore legale e consulente del lavoro e solo questo conferisce ad essa un'aura di serietà che la LM-59, che sconta un pregiudizio che la associa a valori negativi, non ha. Soppesando costi e benefici sulle due braccia della stadera, bisogna vedere essa dove pende. Questa è una cosa che non si può stabilire in senso generale e astratto, ma va valutata caso per caso. Ad esempio a chi ha una laurea di classe L-20 o di classe L-40, già di per sé debole, sconsiglierei di proseguire gli studi su una LM-59, ma se proprio non ha alternative poiché avrebbe troppi debiti da recuperarre per accedere a un corso LM-77 allora gli consiglierei più questa LM-59 che non altre LM-59, men che meno LM-92 o LM-19. Per chi ha una classe L-18 è diverso e ancora diverso per chi ha una L-11, una L-12, una L-16, una L-18, una L-36 o una L-37.
    Ultima modifica di dottore; 26-04-2026, 16:47.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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