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Magistrale economia dopo scienze politiche

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  • #16
    Quindi, se ho ben capito, per i profili di funz. amministrativo la LM-56 potrebbe essere “inutile” ai fini dei requisiti (magari utile per punti-titoli)?

    Per quanto riguarda il corso della Sapienza, ovviamente non parlo di valore legale, ci mancherebbe, ma parlavo di qualità didattica. Non conosco il dipartimento di economia della Sapienza, come viene visto dal mondo del lavoro ecc., mentre so che il dipartimento di scienze sociali (sociologia e affini) a cui afferisce quella LM-56 dovrebbe essere uno dei migliori. Tuttavia i docenti del corso sono tutti di questo dipartimento, non del dipartimento di economia. Per questo chiedevo pareri su questo corso anche.

    Ne approfitto per chiedere un giudizio anche sul dipartimento di economia e finanza a UniBa, vista la presenza di due LM-56 interessanti a cui posso accedere facilmente: Economia e strategie per i mercati internazionali e Economia e management delle pubbliche amministrazioni.

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    • #17
      Originariamente inviato da Roger Visualizza il messaggio
      Quindi, se ho ben capito, per i profili di funz. amministrativo la LM-56 potrebbe essere “inutile” ai fini dei requisiti (magari utile per punti-titoli)?
      Per esperienza ti dico di non fare affidamento ai punteggi aggiuntivi per i titoli perché anche nei concorsi per titoli ed esami l'incidenza dei titoli di studio è spesso minima e spesso completamente vanificata dai titoli di servizio. In vent'anni che leggo bandi di concorso ho visto il potere dei titoli quasi azzerarsi. In genere funziona così:
      • i titoli di studio e di servizio incidono complessivamente per massimo il 20% (ma più del 10% è grasso che cola) sul punteggio complessivo;
      • non valgono i titoli aggiuntivi ma solo quelli superiori (dunque se il concorso è accessibile con semplice laurea, qualora vi si partecipi con la laurea magistrale questa non è un titolo valutabile);
      • il voto non vale quasi mai in relazione al titolo di accesso, mai per i titoli aggiuntivi (ma a volte i titoli privi di voto finale non sono presi in considerazione);
      • la lode una volta valeva un sacco, ora quasi sempre è equiparata al 110 senza lode (a volte addirittura a un range che va tipo dal 108 al 110);
      • è possibile far valere un unico titolo per ogni tipologia;
      • anche se questo è manifestamente illegittimo, le abilitazioni professionali sono considerate alla stregua di titoli di studio e in questo caso hanno spesso un'incidenza tale da assorbire l'intero punteggio attribuibile ai titoli;
      • per master e dottorati la situazione è altalenante (a volte master di primo e secondo livello valgono lo stesso, altre volte c'è una forbice larghissima tra i due; non raramente il dottorato nemmeno figura tra i titoli valutabili mentre altre volte vale quanto o perfino meno di un master e spesso meno di un'abilitazione professionale o di un diploma di specializzazione*);
      • a volte i secondi titoli valgono solo se pertinenti e i criteri di pertinenza non sempre sono predefiniti, il che espone a un certo arbitrio da parte della commissione, che, senza voler pensare a male, potrebbe esercitare la propria discrezionalità tecnica senza avere conoscenze adeguate.
      * Il che favorisce enormemente i laureati ante reformam.

      Per quanto riguarda il corso della Sapienza, ovviamente non parlo di valore legale, ci mancherebbe, ma parlavo di qualità didattica. Non conosco il dipartimento di economia della Sapienza, come viene visto dal mondo del lavoro ecc., mentre so che il dipartimento di scienze sociali (sociologia e affini) a cui afferisce quella LM-56 dovrebbe essere uno dei migliori.
      Nel mondo del lavoro non sanno neanche cosa sono, i dipartimenti, e i più pensano che la parola "facoltà" indichi il corso di studi.
      Ho letto «studente della facoltà di Informatica» su contratti di tirocinio, di apprendistato e di locazione e perfino su atti di polizia giudiziaria e su atti giudiziari: peccato che una facoltà di Informatica in Italia non sia mai esistita. Proprio ieri ho letto su un curriculum descrittivo di un professore universitario di ruolo — uno che dovrebbe saperne, di certe cose — «Dopo il liceo classico […] si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Torino, dove si è laureato nel…». In breve, non ha detto in cosa si è laureato, ma solo dove.
      Una volta una ragazza che conobbi fu esclusa da una procedura selettiva di un grande gruppo bancario e sai perché? L'avviso (che non aveva valore concorsuale, ma secondo me poteva essere impugnato dinanzi al giudice civile quale offerta al pubblico) diceva che bisognava essere laureati in Economia, Scienze politiche, Scienze della comunicazione o Giurisprudenza. Lei era laureata in Scienze della comunicazione in un ateneo (mi pare l'Università di Siena) in cui il corso di laurea in Scienze della comunicazione era incardinato nella facoltà di Lettere e filosofia. Superò tutte le selezioni e alla fine le chiesero un certificato di laurea per procedere all'assunzione. Ora io non so all'epoca come fossero fatti i certificati del suo ateneo perché non credo di averne mai visti di quel periodo, però probabilmente c'era scritto che la laurea era stata rilasciata dalla facoltà di Lettere e filosofia oppure la facoltà era riportata nell'intestazione: ebbene, con il certificato appena consegnato fu letteralmente cacciata fuori e alla richiesta di spiegazione le dissero che doveva ringraziarli perché non l'avrebbero denunciata (rectius querelata) per truffa. Lei non ebbe il tempo di spiegare che la laurea da lei conseguita non era né Lettere né Filosofia (che sono due lauree diverse) ma Scienze della comunicazione.
      Sta' tranquillo che, a meno da non beccare un caso patologico come quello di cui sopra, nessuno ti chiederà mai qual era la struttura di raccordo amministrativo del tuo corso di studi, ammesso che non cambi tra la data di immatricolazione e quella di conseguimento del titolo.
      D'altro canto, gli aneddoti che racconto rendono chiara l'idea del motivo per cui insisto sempre sul fatto che non bisogna usare il termine "facoltà" a sproposito. Tra l'altro più di una volta ho beccato anche chi usa il termine "dipartimento" ugualmente a sproposito (sostituendolo al termine "facoltà" ma in base al proprio convincimento errato di cosa fosse la facoltà, non in base a ciò che la facoltà effettivamente era), ma per fortuna quello sproposito lì non ha preso piede.

      Sulla qualità didattica, purtroppo, non ti posso rispondere né per i due dipartimenti citati della Sapienza né per quello dell'Aldo Moro.

      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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