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Dopo la laurea in Biotecnologie: dubbi

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  • Dopo la laurea in Biotecnologie: dubbi

    Ciao a tutti,
    sto per laurearmi nel cdL triennale in Biotecnologie (mi mancano pochi esami) e scrivo qui perché in questo momento sono molto in difficoltà nella scelta del percorso futuro che a breve dovrò fare. Purtroppo non ho persone con cui confrontarmi su questi temi, quindi spero di ricevere qualche consiglio da chi ha più esperienza.
    Premetto che nessuna delle opzioni che sto valutando è un ripiego: in questi anni mi sono appassionata davvero a quello che ho studiato, soprattutto a materie come genetica, fisiologia, anatomia e farmacologia.
    Il dubbio nasce perché, durante la triennale, è cresciuto in me anche un forte interesse per Medicina. Non ho mai provato il test e Biotecnologie non è mai stata una seconda scelta rispetto a Medicina, ma questa curiosità è nata proprio grazie agli esami fatti in questi anni. Per questo sto valutando se provare a entrare a Medicina, anche se so che sarebbe il percorso più lungo.
    Allo stesso tempo, però, non sento affatto che Biotecnologie non faccia per me, quindi sto considerando anche di proseguire con una magistrale e poi eventualmente una specializzazione, perché mi piacerebbe lavorare in laboratorio pubblico o nelle ASL. Quello che mi frena è che questo percorso mi sembra lungo e, da quello che sento, la figura del biotecnologo/biologo non sempre è valorizzata come dovrebbe, soprattutto nel pubblico, dove i concorsi sembrano piuttosto rari.
    Un’altra opzione che mi è stata consigliata è Tecniche di Laboratorio Biomedico. Mi attira l’aspetto pratico e il fatto di entrare più concretamente nel settore sanitario, ma ho il dubbio che possa offrire meno possibilità di crescita nel lungo periodo (anche se ammetto di conoscere poco questa professione e non vorrei giudicarla male).
    Quindi al momento sono divisa tra tre strade…
    se qualcuno lavora in questi settori o ha esperienza diretta, quale percorso mi consiglierebbe?

  • #2
    Ciao,

    ti ho spostato la discussione nella sezione appropriata e ne ho cambiato il titolo perché «post triennale» non si può lèggere.
    Altra cosa: si dice «sto per laurearmi in Biotecnologie», non «sto per laurearmi nel corso di laurea triennale in biotecnologie».

    Medicina è solo un percorso apparentemente lungo: il medico appena laureato (peraltro adesso la laurea magistrale a ciclo unico di classe LM-41 è diventata abilitante) può iscriversi all'albo anche il giorno stesso, aprire una partita IVA e la sera già esercitare in qualsiasi branca ad eccezione di oftalmologia, anestesiologia (non può somministrare anestesie senza apposito diploma di specializzazione) e odontoiatria (poiché la professione odontoiatrica è stata legalmente staccata da quella medica oramai da più di trent'anni); inoltre non può esercitare la funzioni di medico competente senza il titolo abilitante. Questo significa che teoricamente può fare tutto il resto, operazioni chirurgiche a cuore aperto comprese (ahinoi).
    Inoltre durante la formazione specialistica percepisce dall'università presso cui è incardinata la scuola di specializzazione al cui corso è iscritto, indipendentemente da parametri di reddito e di merito, una borsa di studio paragonabile allo stipendio di un funzionario o di un professionista della salute 'minore' (infermiere, ostetrico etc.), che in quanto borsa di studio è esente da imposte (se lavori anche privatamente e produci reddito, quello della borsa resta non imponibile, cioè non fa cumulo con gli altri redditi percepiti) ma prevede un versamento contributivo. Mio fratello durante la specializzazione tra borsa, sostituzioni in guardia medica, guardie mediche turistiche, 'volontariato' per le associazioni di donatori di sangue (che in realtà è generosamente retribuito) e successivamente contratto di specialista ambulatoriale ottenuto senza concorso grazie all'emergenza CoViD non è mai sceso sotto i tremila euro netti al mese.
    Dopo il diploma di specializzazione, il medico può lavorare come libero professionista oppure come dipendente. Se lavora in organismi costituenti il Servizio sanitario nazionale (SSN), l'inquadramento è quello di dirigente equiparato alla seconda fascia, con stipendio base più elevato rispetto a quello degli altri dirigenti (i contratti attualmente sono due: ai dirigenti medici, ivi compresi gli odontoiatri, e ai dirigenti veterinari e, ove presenti, dirigenti delle professioni sanitarie si applica quello della dirigenza sanitaria; ai dirigenti dei ruoli amministrativo, tecnico e sociosanitario si applica il contratto della dirigenza delle regioni e delle autonomie locali). L'accesso avviene per concorso ma per ovvie ragioni i concorsi sono poco selettivi. A differenza di tutti gli altri dipendenti pubblici, il dirigente medico non è soggetto all'ordinario regime di incompatibilità e può esercitare anche la libera professione pressoché senza limiti (ovviamente non mi riferisco a quelli deontologici, ma a quelli orari e reddituali); può anche fare il c.d. gettonista, nei confronti di privati o di enti SSN diversi da quello con cui intrattiene il rapporto di subordinazione, al di fuori delle 38 ore settimanali di lavoro dipendente. Se opta per il regime di esclusiva (obbligatorio se si ambisce a incarichi di preposizione funzionale a unità operative, ora chiamate strutture in molte aziende sanitarie e ospedaliere, cosa che comunque non può accedere prima di 5 anni di anzianità di servizio; in ogni caso, è sufficiente optare per l'esclusiva nel momento in cui viene conferito l'incarico) percependo a tal fine un'indennità aggiuntiva, può comunque esercitare attività libero-professionale intramuraria o intramuraria allargata. Inoltre il dirigente medico non è soggetto agli obblighi di trasparenza e prevenzione della corruzione cui sono soggetti tutti gli altri dirigenti pubblici.
    Esiste poi lo specialista ambulatoriale, che è un lavoratore autonomo che ha un rapporto strutturato con l'azienda sanitaria o ospedaliera come se fosse un dipendente, con tanto di ferie retribuite e altre tutele e che ovviamente può esercitare la libera professione ad libitum. Praticamente è un regime di subordinazione mascherato (c.d. parasubordinazione o partita IVA in monocommittenza), cosa vietatissima nel privato ma normalizzata nel pubblico, della serie "Predicare bene e razzolare male".

    Se poi vuoi fare il medico di assistenza primaria o medico di medicina generale (MMG), anziché il corso di specializzazione all'università ti fai un corso regionale di formazione specifica e a quel punto:
    • ti metti in graduatoria per avere la convenzione (oggi scorrono rapidissimamente perché c'è penuria);
    • una volta avuta la convenzione, sei tenuto ad aprire partita IVA come libero professionista (se non l'avevi già aperta prima per fare attività privata) e devi fare studio al pubblico (al pubblico significa che sei tenuto a essere aperto al pubblico, non che ricevi solo su appuntamento come pare sia costume in una famosa città del Nord) per 5 ore a settimana ogni 500 assistiti con un minimo di 5 e un massimo di 15;
    • teoricamente fuori dall'orario di studio di assistenza primaria (medicina generale), puoi svolgere attività privata anche nello stesso ambulatorio (sempre teoricamente non nei confronti dei tuoi assistiti);
    • non devi emettere fattura nei confronti dell'azienda sanitaria locale (variamente denominata a seconda della regione o provincia autonoma) con la quale sei convenzionato, poiché questa liquiderà gli emolumenti che ti spettano mediante un cedolino stipendiale come se fossi un lavoratore dipendente, e verserà i contributi per tuo conto alla Fondazione Enpam.
      Le voci stipendiali previste dall'accordo collettivo quadro nazionale sono le seguenti (ACN o ACQN): quota fissa capitaria ovvero compenso forfetario anuo cioè per ciascun assistito; quota oraria; compenso aggiuntivo annuo per ciascun assistito che abbia compiuto 75 anni di età; compenso aggiuntivo annuo per ciascun assistito di età inferiore a 14 anni (ovviamente nella fascia in cui non sia obbligatorio il pediatra di libera scelta); quota capitaria aggiuntiva di ingresso per i primi 500 assistiti che effettuano la scelta; per onorario professionale variabile in funzione dell'anzianità di laurea; compensi per attività in forma associativa (c.d. medicina di gruppo); indennità per la funzione informativo-informatica; indennità per impiego di collaboratori di studio (personale con funzioni di segreteria, personale infermieristico o altro professionista sanitario); quote derivanti dai fondi per l'effettuazione di specifici programmi di attività finalizzati al governo clinico; quote per prestazioni aggiuntive e per ulteriori attività e prestazioni; alcuni assegni individuali (emolumenti ad personam) riservati a medici già in servizio ad alcune date del 2005; quote derivanti da risorse messe a disposizione della regione di convenzione; incentivi vari (ad esempio in caso di campagne vaccinali); incrementi di anzianità; maggiorazioni per festivi e notturni (su cui si può imbrogliare facilmente visto che il MMG è un lavoratore autonomo e dunque rendiconta tutto in autonomia senza che nessuno lo controlli); quota mensile di carovita; indennità chilometrica in caso di automezzo non fornito dall'azienda sanitaria locale nonché relativa assicurazione (anche per spostamenti all'interno dello stesso comune purché al di fuori dei presidî aziendali); indennità per le ore aggiuntive; premio di operosità. Spetta inoltre la «indennità di piena disponibilità» a coloro che scelgono volontariamente di svolgere attività esclusivamente nell'àmbito della convenzione e cioè rinunciano a esercitare attività privata; tuttavia anche percependo questa indennità è possibile svolgere in regime libero-professionale le attività previste dall'art. 28 dell'ACN. Ai sensi dell'art. 28, c. 3, il medico che non intenda esercitare attività aggiuntive non obbligatorie previste da accordi regionali o aziendali non può esercitare le medesime attività in libera professione. I massimalisti (cioè quelli che hanno 1500 assistiti) con tutte le indennità previste (tra cui quella per medicina di gruppo, per la quale ti basta aderire a una cooperativa di medici o a un'associazione professionale) arrivano a percepire intorno ai seimila euro al mese, stipendio superiore a quello del dirigente medico. Se poi sfori il massimale, ci sono altre voci Non è prevista tredicesima e generalmente studio e relative utenze sono a tuo carico. In alcuni territori però ci sono agevolazioni in tal senso, ad esempio comuni che mettono a disposizione, mediante bandi pubblici, studi a proprio carico o con canoni molto agevolati (direi simbolici), e talvolta pagano anche le utenze; a volte la gestione di tali studi, alla faccia dei conflitti di interessi, è affidata alle società concessionarie delle farmacie comunali (emblematico il caso di Firenze). Inoltre ovviamente non ci sono ferie, ma il MMG ha il diritto ad assentarsi pagando un sostituto e dandone comunicazione all'azienda sanitaria locale con cui è convenzionato; questo problema si supera facendo medicina di gruppo, possibilmente in uno studio associato, poiché i medici che fanno parte della rete sono tenuti ad erogare attività anche nei confronti dei pazienti altrui (che poi lo facciano effettivamente è tutto da vedere). C'è invece la maternità, a carico dell'ente previdenziale (la Fondazione Enpam).
    * Nella mia esperienza la medicina di gruppo serve solo a beccarsi l'indennità e viene effettivamente praticata solo per sostituirsi durante le ferie mettendosi d'accordo. Mi è capitato in qualsiasi città d'Italia in cui abbia vissuto, al Nord, al Centro e al Sud, di dovermi rivolgere a un medico associato al mio per avere una prestazione (normalmente certificativa) urgente e non differibile e non l'ho ottenuta (una volta mi sono giocato per questo un lavoro e almeno un'altra volta mi son dovuto prendere ferie da lavoro al posto della malattia).

    Ora, fa' il paragone tra tutto quanto ho spiegato sopra e fare l'avvocato: ammesso che tu riesca a conseguire la laurea magistrale di classe LMG/01 in 5 anni (attualmente i laureati in corso sono ampiamente sotto il 50% nelle università tradizionali e circa l'85% in quelle telematiche, con voti sensibilmente più bassi rispetto alla media generale; dati opposti a quelli di Medicina, in cui la gran parte si laurea in corso e con voto massimo o prossimo al massimo), devi farti almeno 18 mesi di praticantato a titolo gratuito (anzi, rimettendoci un sacco di soldi). Dopodiché sostieni un esame di Stato i cui lavori durano un anno se dice bene e dopo altri 6 mesi hai i risultati. Le probabilità di successo dell'esame sono piuttosto basse (contro il 99.9% di promossi all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di medico-chirurgo, che infatti è stato abolito) e molti laureati tutt'altro che scarsi, anzi pure brillanti, riescono a superarlo al terzo tentativo (e solo perché la ruota è girata). Durante l'emergenza CoViD è stata l'unica professione regolamentata l'accesso alla quale è stato reso ancora più difficile anziché semplificato (i numeri sono lì a dimostrarlo). A quel punto le ipotesi, tassativamente alternative, sono due:
    • fare il libero professionista, il che significa fare la fame.
      Il reddito medio degli avvocati è intorno ai 45mila euro annui (che sarebbe pure dignitoso ma non regge il confronto con medici e laureati in Ingegneria ancorché non ingegneri) ma falsato da due elementi: il primo è che è trainato dagli avvocati di età superiore ai sessant'anni, il cui reddito medio è intorno ai 110mila euro; il secondo sono le oramai massive cancellazioni dall'albo. Queste ultime dipendono in parte dal fatto che da alcuni anni vi è l'obbligo di iscrizione alla Cassa forense e di contribuzione minima obbligatoria alla Cassa forense, il che ha spinto alle defezioni coloro che guadagnavano talmente poco da non potersi permettere di versare i contributi minimi. Il secondo è che ci sono migliaia di avvocati, generalmente sopra i quarant'anni di età che probabilmente hanno esercitato la professione per anni arrancando, che hanno vinto concorsi pubblici (anche per posizioni funzionali richiedenti il solo titolo finale di scuola secondaria superiore a e a volte neanche quello) e hanno optato per il pubblico impiego, cancellandosi quindi dall'albo. Ricordo che l'iscrizione all'albo degli avvocati è infatti tassativamente incompatibile, salvo che per gli insegnanti di materie giuridiche in scuole secondarie di secondo grado e per i professori universitari (ma in quest'ultimo caso in un elenco speciale), con il pubblico impiego, fatto salvo quanto spiegato al punto successivo. Questo implica l'impossibilità di esercitare la professione anche se dal lato della PA non ci sarebbero problemi optando per un part time del 50% o meno.
    • provi a entrare nell'avvocatura dello Stato (che è più o meno come diventare magistrato, dunque non esattamente semplicissimo) o nell'avvocatura di una regione, di un ente locale o di uno dei pochi altri enti provvisti di avvocatura propria. I posti sono pochissimi e gli stipendi sono alti solo all'avvocatura dello Stato, poiché si tratta di una carriera in regime pubblicistico, mentre negli altri enti sei inquadrato come funzionario e se hai l'ambizione di diventare di dirigente si applicano le modalità previste per tutti gli altri funzionarî pubblici. In questo caso dovrai iscriverti all'elenco speciale dell'albo riservato agli avvocati delle pubbliche amministrazioni e potrai esercitare solo in favore dell'amministrazione di cui sei dipendente e degli enti che si avvalgono del relativo patrocinio (non nel libero foro).
    La professione di biotecnologo non esiste, ma le lauree e lauree magistrali delle classi biotecnologiche consentono l'accesso alla professione di biologo iunior e alla professione di biologo oppure alla professione di dottore agronomo e forestale. Il biologo in sanità, se titolare di diploma di specializzazione,z è inquadrato come dirigente (attenzione: ciò non vale per le agenzie regionali di protezione ambientali, che applicano il CCNL Sanità ma non sono enti SSN), come il medico, ma i posti sono pochissimi e solitamente chiedono LM-6, dunque pure se sei abilitato alla professione di biologo non puoi parteciparvi con laurea magistrale diversa (fatte salve equiparazioni ed equipollenze che devo verificare).

    Il tecnico sanitario di laboratorio biomedico (TSLB) è un professionista sanitario che negli enti e aziende SSN è inquadrato nell'area dei funzionarî e dei professionisti della salute. Non c'è molto da dire se non che svolge analisi cliniche la cui validazione (e responsabilità) spetta al biologo (sez. A, no biologo iunior) oppure al medico. Il biologo iunior è più richiesto in laboratorî di analisi ambientali, alimentari e cosmetiche, o nel controllo di qualità industriale. Il TSLB è legalmente abilitato invece a eseguire le analisi cliniche su fluidi umani (sangue, urine, sperma etc.). Il prelievo ematico può essere effettuato dal medico, dall'infermiere (senza limitazioni), dall'ostetrico (con limitazioni) e dal TSLB (con limitazioni e con la presenza di un medico nella struttura). Le analisi possono essere svolte nel settore pubblico solo dal TSLB non per una questione di ordinamento professionale ma contrattuale; i biologi e i chimici, anche iuniores, possono eseguire le analisi (ma gli iuniores solo sulla base di protocolli standardizzati) senza poterle validare clinicamente (possono firmare solo i rapporti di prova, mentre il referto va firmato da un medico o da un biologo). In sostanza il TSLB, che ha studiato per 3 anni, ha maggiori attribuzioni e garanzie (e anche responsabilità tecnica) rispetto al biologo e al chimico anche se questi hanno studiato per 5 anni. Nel privato tra l'altro il biologo sez. A non è inquadrato come dirigente e dunque rischia di essere equiparato al TSLB anche a livello stipendiale e gerarchico.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Tornassi indietro di 20 anni mi iscriverei a medicina.

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      • #4
        Originariamente inviato da DwightFarfield Visualizza il messaggio
        Tornassi indietro di 20 anni mi iscriverei a medicina.
        Attento a non idealizzare troppo la professione del medico sulla base dei compensi economici, la realtà è molto dura: stress continuo perchè si è esposti a dolore e morte, pressioni da parte dei parenti, carichi di lavoro elevati, orari festivi e notturni, rischio di processi, rischio di contagio, perdita enorme di tempo in aspetti burocratici, carenza di strutture o materiali, rischio di svalvolare... se uno si basa su quello che vede nei telefilm allora casca proprio male.
        Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
        digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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        • #5
          Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio

          Attento a non idealizzare troppo la professione del medico sulla base dei compensi economici, la realtà è molto dura: stress continuo perchè si è esposti a dolore e morte, pressioni da parte dei parenti, carichi di lavoro elevati, orari festivi e notturni, rischio di processi, rischio di contagio, perdita enorme di tempo in aspetti burocratici, carenza di strutture o materiali, rischio di svalvolare... se uno si basa su quello che vede nei telefilm allora casca proprio male.
          È vero ma avrei scelto la professione del MMG. :D

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          • #6
            Guarda cocomerus, al di là di risposte inutilmente prolisse, non so quanti anni hai, ma se sei ancora giovane ti consiglio di iscriverti tutta la vita a Medicina. Il corso di laurea è difficile e devi passare intere giornate a studiare, ma poi hai davvero tutto di guadagnato. Attenzione a non cadere nella fallacia ecologica secondo cui "Medicina sarebbe facile perché secondo le statistiche i voti sono alti e ci si laurea in corso": questo è dovuto semplicemente al fatto che con il numero chiuso e il conseguente prestigio sociale di cui adesso gode la professione, l'utenza di Medicina sia cento volte meglio rispetto a Giurisprudenza (in cui c'è gente che rimane iscritta anni e anni "tanto per"), tutto qui. Più che altro, l'unica cosa difficile di Medicina è che ti serve una memoria da elefante, quasi come per Giurisprudenza, ma se hai portato a termine Biotecnologie non dovresti avere problemi.

            Un amico di mio fratello aveva lasciato proprio Biotecnologie dopo anni per fare Medicina, ci si è laureato e adesso è uno specializzando, lavora poco e prende una barca di soldi con la specializzazione. Non dimenticarti che la specializzazione è pagata e non poco (perché stai lavorando a tutti gli effetti, sei un medico), e comunque si lavora tranquillamente anche senza specializzazione con la sola laurea in Medicina. Poi, sempre nel caso della specializzazione, dipende cosa scegli: chiaro che se entri a dermatologia hai vinto la lotteria, se invece decidi di fare anestesia e rianimazione allora te la sei cercata perché devi farti un mazzo tanto rispetto allo stipendio (per lo meno in Italia).

            Per quanto riguarda Biotecnologie ed eventuali magistrali, davvero non so cosa dirti perché non conosco il settore, ma insomma passare da Biotecnologie a Medicina è davvero come passare dalle stalle alle stelle.

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            • #7
              gnugno, ti faccio osservare che i laureati in Giurisprudenza erano meno dei laureati in Medicina anche prima del dimezzamento delle iscrizioni a Giurisprudenza e del quasi raddoppio dei posti a Medicina. Sulla memoria neanche ti rispondo perché tanto oramai è fiato sprecato.
              Non esagerare con la barca dei soldi della specializzazione; è uno stipendio normale, paragonabile a quello di un funzionario (ivi compresi gli infermieri), cioè più basso di quello che nel privato prende un impiegato di medio livello, se non lievemente più basso perché non prevede la tredicesima. La barca di soldi deriva da altro. Viepiù, non stai lavorando a tutti gli effetti: agli effetti legali non è considerato lavoro ma tirocinio; ai fini fiscali gli emolumenti percepiti sono considerati borsa di studio (non stipendio) e dunque non sono imponibili IRPEF; ai fini previdenziali, invece, il trattamento economico è invece considerato reddito da lavoro dipendente ai fini previdenziali, con versamento dei contributi della quota A alla Fondazione Enpam (istituto previdenziale di diritto privato che gestisce la previdenza obbligatoria dei medici-chirurghi e degli odontoiatri) e della quota B alla gestione separata Inps.
              Attenzione:
              Quanto ad Anestesiologia e rianimazione, mio fratello e molti suoi amici dicono che è la specializzazione più facile, perché devi conoscere praticamente un solo farmaco e svolgere un'unica attività. Si tratta comunque di un lavoro ingrato e purtroppo non solo in Italia. Gli stipendi non cambiano in base alla specializzazione: se sei un dirigente medico sei un dirigente medico, se sei uno specialista ambulatoriale sei uno specialista ambulatoriale. Con alcune specializzazioni, come Dermatologia e venereologia appunto, ovviamente puoi fare molta più libera professione (o anche solo libera professione) e dunque guadagni molto di più, ma è un discorso di reddito complessivo tra stipendio e compensi per prestazioni professionali, non solo di stipendio.

              A quanto scritto daBmastro replicherò un'altra volta.

              Colgo l'occasione, visto che nel forum stanno cominciando a intravedersi medici, per precisare una cosa: la specializzazione (più precisamente diploma di specializzazione) è il titolo rilasciato dall'università all'esito del corso della scuola di specializzazione; la specialità è invece la branca della medicina o della chirurgia alla quale non necessariamente corrisponde una specializzazione (ad esempio la specializzazione in andrologia non esiste, così come quella in linfologia e quella in chirurgia dei vasi linfatici. Non voglio sentire in questo forum aberrazioni, pur diffuse sul web e ahinoi non solo, del tipo «scuola di specialità» e «borsa di specialità» perché vado su tutte le furie e prendo la clava
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                gnugno, ti faccio osservare che i laureati in Giurisprudenza erano meno dei laureati in Medicina anche prima del dimezzamento delle iscrizioni a Giurisprudenza e del quasi raddoppio dei posti a Medicina.
                A parte che vorrei le fonti, ad ogni modo non capisco cosa c'entri il numero degli iscritti, è totalmente irrilevante (anche questa è una fallacia).
                Sulla memoria neanche ti rispondo perché tanto oramai è fiato sprecato.
                Anche perché è un dato di fatto; oltretutto io mi limitavo a dire che di memoria ne serve tanta sia a Medicina, sia (soprattutto) a Giurisprudenza, in entrambi i casi. L'approccio è simile, e mi limitavo che la difficoltà sostanzialmente è quella in entrambe, ossia lo sforzo mnemonico notevolissimo. Di difficile in sé per sé non c'è niente.
                Quanto ad Anestesiologia e rianimazione, mio fratello e molti suoi amici dicono che è la specializzazione più facile, perché devi conoscere praticamente un solo farmaco e svolgere un'unica attività.
                Solo un ignorante può dire cose del genere, anche perché Anestesia è tra le specializzazioni con il più alto tasso d'abbandono, oltre ad essere quella per cui è più facile rientrare proprio perché non la vuole fare nessuno dato lo stress elevatissimo, altro che "la più facile". Non direi proprio che debba conoscere "un solo farmaco", di base un anestesista deve avere ottime conoscenze di farmacologia; non a caso l'anestesista negli Stati Uniti non solo è il medico più pagato, ma anche la professione più pagata in generale in assoluto. In Italia invece funziona al contrario per l'anestesista, quello sicuramente. Per il resto, capisco parlare sulla base di retribuzioni e altri vantaggi, ma manco ad aprire bocca e dargli fiato.

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                • #9
                  Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                  A parte che vorrei le fonti
                  La statistica descrittiva è universale e come tale non richiede fonti. Le fonti servono per la statistica inferenziale, non quando l'universo statistico è preso in considerazione per intero: in quel caso basta consultare le banche dati.

                  , ad ogni modo non capisco cosa c'entri il numero degli iscritti, è totalmente irrilevante (anche questa è una fallacia).

                  Anche perché è un dato di fatto; oltretutto io mi limitavo a dire che di memoria ne serve tanta sia a Medicina, sia (soprattutto) a Giurisprudenza, in entrambi i casi. L'approccio è simile, e mi limitavo che la difficoltà sostanzialmente è quella in entrambe, ossia lo sforzo mnemonico notevolissimo. Di difficile in sé per sé non c'è niente.

                  Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                  Solo un ignorante può dire cose del genere, anche perché Anestesia è tra le specializzazioni con il più alto tasso d'abbandono, oltre ad essere quella per cui è più facile rientrare proprio perché non la vuole fare nessuno dato lo stress elevatissimo, altro che "la più facile". Non direi proprio che debba conoscere "un solo farmaco", di base un anestesista deve avere ottime conoscenze di farmacologia; non a caso l'anestesista negli Stati Uniti non solo è il medico più pagato, ma anche la professione più pagata in generale in assoluto. In Italia invece funziona al contrario per l'anestesista, quello sicuramente. Per il resto, capisco parlare sulla base di retribuzioni e altri vantaggi, ma manco ad aprire bocca e dargli fiato.
                  Comunque, siccome andare a sfogliare i dati U-Stat è dispendioso in termini di tempo, ho preso quelli AlmaLaurea, che sono quasi corrispondenti all'universo statistico (AlmaLaurea associa 82 atenei su 98, pari all'84% delle università italiane, le quali a loro volta raccolgono oltre 90% della popolazione studentesca universitaria del Paese). All'ultimo anno per il quale si hanno i dati completi, 2024, i laureati in Medicina e chirurgia sono 12650, quelli in Giurisprudenza 11750, questi ultimi all'incirca la metà rispetto a ciascun anno dei primi anni 2000. I laureati in Giurisprudenza in corso sono circa il 50% e sono molti di più rispetto al passato (tuttora in crescita). I laureati in Medicina in corso sono invece quasi tutti. Dunque, se la matematica non è un'opinione, gli iscritti a Giurisprudenza sono molti di meno perché in quella quota di 12650 laureati nel 2024 o di 20000 laureati (approssimativamente) di un anno qualsiasi nella dècade 2000–2010 non ci sono solo coloro che si erano iscritti per la prima volta al sistema universitario 4 o 5 anni prima (4 anni quando il corso durava 4 anni, 5 anni nel caso di L+LS oppure di LM a ciclo unico), ma anche molti anni prima, ed erano la maggioranza; al contrario, i laureati in Medicina avevano iniziato quasi tutti 6 anni prima.
                  Ricordo che con l'ordinamento quadriennale i laureati in corso in Giurisprudenza costituivano meno del 10% degli iscritti. La massa di iscritti a Giurisprudenza era dunque completamente illusoria in quanto si trattava in maggioranza, proprio per le ragioni che dici tu (trascinamento per anni), di fuoricorso storici: le nuove immatricolazioni a Medicina sono sempre state maggiori che a Giurisprudenza e prova ne sia agli albi dei medici e degli odontoiatri sono iscritte complessivamente circa 415mila persone (dati FNOMCeO 2023–2024–2025, e anche quella è statistica descrittiva e non inferenziale) di cui si stima che circa 315mila siano in esercizio (gli altri sono perlopiù pensionati), mentre gli avvocati in attività sono 233260 al 31/12/2024 (dati di Cassa forense, soggetto di diritto privato che gestisce la previdenza degli avvocati; nel 2020 erano 245030 e oggi ne sono meno del 2014: questi invece sono dati di Cassa forense elaborati da Censis. I medici nello stesso periodo sono aumentati). I magistrati sono complessivamente circa 10mila (ho fatto una media dei dati CSM e ANM), di cui il 69% donne, compresi quelli che fanno i dirigenti nelle pubbliche amministrazioni attraverso il collocamento fuori ruolo; i notaî poco più di 5000 (fonte CNF).
                  Poi, probabilmente gli avvocati (non i magistrati e i notaî) sono troppi in rapporto alle necessità e i medici sono sicuramente pochi rispetto agli standard di servizio che ci siamo prefissati a livello politico (completamente sottratti alle regole di mercato), ma questo è un altro e diverso discorso.

                  Anche perché è un dato di fatto; oltretutto io mi limitavo a dire che di memoria ne serve tanta sia a Medicina, sia (soprattutto) a Giurisprudenza, in entrambi i casi. L'approccio è simile, e mi limitavo che la difficoltà sostanzialmente è quella in entrambe, ossia lo sforzo mnemonico notevolissimo.
                  Ho una memoria schifosa e ho conseguito brillantemente studi giuridici sino al dottorato di ricerca, sono cultore universitario di varie materie giuridiche, sono sto dall'altra parte della cattedra e mi sono veramente stancato di dirti che la memoria con gli studi giuridici non c'entra una sega. Lo studio giuridico è fatto da tre cose: speculazione, ragionamento logico (è chiaro che la logica è quella giuridica, non quella comune), argomentazione. Che poi ci siano dei docenti che vogliono il manuale mandato a memoria e vomitato addosso parola per parola, questo (forse) è vero ma non è indicativo di nulla, se non della cattiva qualità dei docenti stessi. E comunque ti posso assicurare che molti di quei docenti se si ritrovano di fronte uno che padroneggia la materia cambiano completamente atteggiamento. Spesso chiedono il resoconto a memoria perché si ritrovano innanzi del materiale umano che oltre alla memoria non è in grado di offrire altro. E infatti chi si laurea imparando tutto a memoria non è in grado di fare l'avvocato, non è in grado di vincere un concorso decente e si ritrova a ogni periodico sblocco delle assunzioni a ingrossare le file delle pubbliche amministrazioni o in posti che non richiedono la laurea ma solo il diploma (e a volte neanche quello) oppure in posti di funzionario ma solo se il concorso è semplificato (e può essere superato imparando a memoria).

                  Solo un ignorante può dire cose del genere, anche perché Anestesia è tra le specializzazioni con il più alto tasso d'abbandono, oltre ad essere quella per cui è più facile rientrare proprio perché non la vuole fare nessuno dato lo stress elevatissimo, altro che "la più facile". Non direi proprio che debba conoscere "un solo farmaco", di base un anestesista deve avere ottime conoscenze di farmacologia; non a caso l'anestesista negli Stati Uniti non solo è il medico più pagato, ma anche la professione più pagata in generale in assoluto. In Italia invece funziona al contrario per l'anestesista, quello sicuramente. Per il resto, capisco parlare sulla base di retribuzioni e altri vantaggi, ma manco ad aprire bocca e dargli fiato.
                  Sorvolando sul comma splice, ti segnalo che hai completamente frainteso il mio intervento, che non intendeva in alcun modo sminuire la delicatissima funzione dell'anestesista.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Originariamente inviato da DwightFarfield Visualizza il messaggio

                    È vero ma avrei scelto la professione del MMG. :D
                    In effetti...
                    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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