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    Buonasera, attualmente devo iniziare il quinto superiore e frequento un istituto tecnico industriale, indirizzo informatica. La medicina e sempre stata una mia passione fin dall‘infanzia, ma con il crescere l‘ho accantonata. Ultimamente mi sono riavvicinato alla medicina per motivi di salute e sto riscoprendo la mia passione. Mi piacerebbe molto entrare a medicina il prossimo anno, ma io ho fatto 5 anni di istituto tecnico di IFORMATICA, che è totalmente diverso. Secondo voi studiando la prossima estate riuscirò ad entrare?

  • #2
    Dipende sostanzialmente da te. Preparati bene e dopo non avrai rimorsi.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Motivati leggendo un pò qua.

      http://www.università .com/i-servizi...po-5-anni.html

      Ci sono studenti entrati che vogliono mollare perchè "ho paura di annullare completamente tutti i miei interessi".

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      • #4
        Hanno paura di annullare completamente tutti i loro interessi e probabilmente hanno pure ragione: dei numerosi medici e odontoiatri che sono nella mia famiglia più o meno allargata (i miei genitori avevano entrambi molti fratelli e quindi ho tantissimi cugini, figli di cugini etc.), solamente tre coltivano interessi in altri campi, mentre tutti gli altri parlano solamente di medicina in qualunque contesto si trovino e con chiunque abbiano a che fare, senza rendersi conto di annoiare il proprio prossimo.
        La cosa che mi dà  più fastidio è che poi, quando si ritrovano ad avere a che fare con piccoli e grandi problemi della vita, non hanno la più pallida idea di come affrontarli ma sono troppo orgogliosi per prendere in considerazione l'idea di rivolgersi a un esperto, convinti di sapere tutto: sistematicamente commettono dei guai e poi vengono dallo scrivente a farseli risolvere (nei limiti del possibile, perché una delle ultime volte il guaio era troppo grosso e lo scrivente ha dovuto ingaggiare un avvocato penalista, che sta difendendo l'ingenuo medico in questione da un reato commesso per mera ignoranza, o meglio per ignoranza mista allo snobismo del signor So Tutto Io che quando era stato avvisato aveva reagito opponendo la sua solita aria di sufficienza, e ancora oggi non si rende conto della gravità  di quello che ha fatto).

        Tanto premesso, il corso di studi non è così difficile come si vuole far credere. Se si vanno a guardarei dati AlmaLaurea, si scoprirà  che Medicina detiene lo strano doppio record della percentuale di laureati in corso (che sono in netta maggioranza, a differenza che nella stragrande maggioranza dei corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico) e del più alto voto finale, che in alcuni atenei addirittura risulta in media superiore al 110 (AlmaLaurea considera il 110 e lode come 113). I dati finali sono più o meno omogenei in tutti gli atenei. Varia invece la media dei voti d'esame: in alcune università  sono più basse, però poi ti sparano anche 15 punti alla prova finale; in altre sedi sono invece più generose, però sono meno larghi di maniche alla prova finale.
        Sinceramente non credo che gli studenti di Medicina siano tutti particolarmente brillanti, anche se certamente incide sulla media più elevata la forte percentuale di donne (le donne dimostrano in molti studi di essere più metodiche e orientate all'obiettivo: il che non vuol dire che siano più intelligenti, ma che disperdono meno le loro risorse ed energie). Il numero programmato a mio avviso incide meno: avrebbe senso dire che grazie ad esso sono selezionati gli studenti più motivati se non fosse che ogni anno grazie alle sospensive concesse dai tribunali amministrativi regionali sono iscritti con riserva a Medicina studenti in sovrannumero pari almeno a quelli relativi ai posti messi a concorso. Negli anni scorsi le sentenze definitive hanno spesso rigettato i ricorsi, ma nel frattempo gli studenti avevano terminato gli studi e spesso superato, ancorché sempre con riserva, pure gli esami di Stato, ragion per cui sono stati sanati ope legis. Negli ultimi giorni corre voce che in Italia ci sia penuria di medici, ma è falso: l'Italia è lo stato dell'Unione europea, e probabilmente di tutto il mondo occidentale, in cui ce ne sono di più, e oltretutto sono più degli infermieri. Il problema, semmai, è che sono mal distribuiti tra le varie branche. Ad esempio si calcola che tra dieci anni ci sarà  un eccesso di pediatri (sulla base del trend delle nascite attuale), mentre quasi nessuno più vuole fare il medico di medicina generale(*), l'anestesista(**), il ginecologo(**) e il medico di pronto soccorso(***).




        ________
        * Il motivo è che una volta si poteva fare il medico di medicina generale (oggi chiamato in alcune regioni "medico di assistenza primaria", erroneamente detto anche medico generico o medico di famiglia o medico curante, i cui antesignani sono il medico di base e il medico condotto) semplicemente con laurea e abilitazione, dunque spesso il neo-medico si specializzava in un campo e poi non appena venivano bandite le convenzioni andava a fare il medico di base, tenendosi aperte più strade. Oggi bisogna seguire un corso di formazione preliminare organizzato da una regione (o dalla Provincia autonoma di Trento o dalla Provincia autonoma di Bolzano), che è di fatto incompatibile con i corsi delle scuole di specializzazione per due ragioni: entrambi sono a frequenza obbligatoria; entrambi sono retribuiti e non cumulabili (anche se ai fini fiscali la retribuzione della scuola universitaria è trattata come borsa di studio, dunque esente da imposte, sebbene preveda versamenti contributivi).
        ** Gli anestesisti e i ginecologi sono quelli che hanno il più alto rischio professionale in termini di responsabilità  civile, con tutti i contenziosi che ne derivano, e sono oggetto anche di procedimenti penali più frequentemente rispetto ad altri medici.
        *** Una volta in pronto soccorso finivano i neolaureati senza esperienza; adesso che è stato istituito il diploma di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza, è diventato un mestiere 'stabile' e sono in pochi a essere disposti a farlo.
        Ultima modifica di dottore; 03-09-2018, 11:35.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
          Hanno paura di annullare completamente tutti i loro interessi e probabilmente hanno pure ragione: dei numerosi medici e odontoiatri che sono nella mia famiglia più o meno allargata (i miei genitori avevano entrambi molti fratelli e quindi ho tantissimi cugini, figli di cugini etc.), solamente tre coltivano interessi in altri campi, mentre tutti gli altri parlano solamente di medicina in qualunque contesto si trovino e con chiunque abbiano a che fare, senza rendersi conto di annoiare il proprio prossimo.
          La cosa che mi dà  più fastidio è che poi, quando si ritrovano ad avere a che fare con piccoli e grandi problemi della vita, non hanno la più pallida idea di come affrontarli ma sono troppo orgogliosi per prendere in considerazione l'idea di rivolgersi a un esperto, convinti di sapere tutto: sistematicamente commettono dei guai e poi vengono dallo scrivente a farseli risolvere (nei limiti del possibile, perché una delle ultime volte il guaio era troppo grosso e lo scrivente ha dovuto ingaggiare un avvocato penalista, che sta difendendo l'ingenuo medico in questione da un reato commesso per mera ignoranza, o meglio per ignoranza mista allo snobismo del signor So Tutto Io che quando era stato avvisato aveva reagito opponendo la sua solita aria di sufficienza, e ancora oggi non si rende conto della gravità  di quello che ha fatto).

          Tanto premesso, il corso di studi non è così difficile come si vuole far credere. Se si vanno a guardarei dati AlmaLaurea, si scoprirà  che Medicina detiene lo strano doppio record della percentuale di laureati in corso (che sono in netta maggioranza, a differenza che nella stragrande maggioranza dei corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico) e del più alto voto finale, che in alcuni atenei addirittura risulta in media superiore al 110 (AlmaLaurea considera il 110 e lode come 113). I dati finali sono più o meno omogenei in tutti gli atenei. Varia invece la media dei voti d'esame: in alcune università  sono più basse, però poi ti sparano anche 15 punti alla prova finale; in altre sedi sono invece più generose, però sono meno larghi di maniche alla prova finale.
          Sinceramente non credo che gli studenti di Medicina siano tutti particolarmente brillanti, anche se certamente incide sulla media più elevata la forte percentuale di donne (le donne dimostrano in molti studi di essere più metodiche e orientate all'obiettivo: il che non vuol dire che siano più intelligenti, ma che disperdono meno le loro risorse ed energie). Il numero programmato a mio avviso incide meno: avrebbe senso dire che grazie ad esso sono selezionati gli studenti più motivati se non fosse che ogni anno grazie alle sospensive concesse dai tribunali amministrativi regionali sono iscritti con riserva a Medicina studenti in sovrannumero pari almeno a quelli relativi ai posti messi a concorso. Negli anni scorsi le sentenze definitive hanno spesso rigettato i ricorsi, ma nel frattempo gli studenti avevano terminato gli studi e spesso superato, ancorché sempre con riserva, pure gli esami di Stato, ragion per cui sono stati sanati ope legis. Negli ultimi giorni corre voce che in Italia ci sia penuria di medici, ma è falso: l'Italia è lo stato dell'Unione europea, e probabilmente di tutto il mondo occidentale, in cui ce ne sono di più, e oltretutto sono più degli infermieri. Il problema, semmai, è che sono mal distribuiti tra le varie branche. Ad esempio si calcola che tra dieci anni ci sarà  un eccesso di pediatri (sulla base del trend delle nascite attuale), mentre quasi nessuno più vuole fare il medico di medicina generale(*), l'anestesista(**), il ginecologo(**) e il medico di pronto soccorso(***).




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          * Il motivo è che una volta si poteva fare il medico di medicina generale (oggi chiamato in alcune regioni "medico di assistenza primaria", erroneamente detto anche medico generico o medico di famiglia o medico curante, i cui antesignani sono il medico di base e il medico condotto) semplicemente con laurea e abilitazione, dunque spesso il neo-medico si specializzava in un campo e poi non appena venivano bandite le convenzioni andava a fare il medico di base, tenendosi aperte più strade. Oggi bisogna seguire un corso di formazione preliminare organizzato da una regione (o dalla Provincia autonoma di Trento o dalla Provincia autonoma di Bolzano), che è di fatto incompatibile con i corsi delle scuole di specializzazione per due ragioni: entrambi sono a frequenza obbligatoria; entrambi sono retribuiti e non cumulabili (anche se ai fini fiscali la retribuzione della scuola universitaria è trattata come borsa di studio, dunque esente da imposte, sebbene preveda versamenti contributivi).
          ** Gli anestesisti e i ginecologi sono quelli che hanno il più alto rischio professionale in termini di responsabilità  civile, con tutti i contenziosi che ne derivano, e sono oggetto anche di procedimenti penali più frequentemente rispetto ad altri medici.
          *** Una volta in pronto soccorso finivano i neolaureati senza esperienza; adesso che è stato istituito il diploma di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza, è diventato un mestiere 'stabile' e sono in pochi a essere disposti a farlo.
          Credo anche io che la difficoltà  del corso sia decisamente sopravvalutata, così come la difficoltà  di altri corsi di laurea è sottovalutata.
          Prendo come esempio il mio campo di studi: giurisprudenza.
          Mi capita di sentire ogni tipo di pregiudizio.
          Ad esempio sento spesso affermare che studiare diritto è un semplice esercizio di memoria che non richiede nessuna capacità  logica.
          Innanzitutto è assurdo credere che per comprendere velocemente e efficacemente un testo, soprattutto un testo giuridico scritto in un linguaggio tecnico e sofisticato, non serva nessuna capacità  logica.
          Negli stessi test che mirano a misurare il quoziente intellettivo è presente una sezione verbale e domande di comprensione del testo si trovano in molti concorsi pubblici.
          In secondo luogo, si crede che gli studenti di legge siano tutti sbandati che non avrebbero saputo cos'altro fare nella vita.
          Mentre quest'ultimo stereotipo, come del resto molti stereotipi, contiene un fondo di verità , ciò che non si considera è il tasso di abbandoni al primo anno: uno dei più alti in assoluto.
          La selezione è rapida e dolorosa e miete moltissime vittime; soprattutto nei grandi atenei statali.
          Inoltre è vero che, tendenzialmente, a chi si iscrive non piace la matematica e preferisce le materie umanistiche ma è anche vero che la formazione umanistica di molti fisici e degli ingegneri è scabrosa.
          Mi è capitato di leggere email di PROFESSORI UNIVERSITARI di fisica in grandi atenei statali: erano qualcosa di indecente.
          Capita anche a me di commettere errori, un po' per fretta e un po' per ignoranza, ma non sono un professore universitario e, in genere, non mi capita più di sbagliare gli accenti o le doppie (non sto scherzando) dalle elementari.
          Eppure non ho mai sentito nessuno affermare che chi studia fisica o ingegneria lo fa perché non portato per le materie umanistiche.
          Come non ho mai sentito nessuno affermare che a medicina o ad ingegneria si studia fuffa che non richiede capacità  logiche e giustamente, considerata la difficoltà  di queste discipline.
          Spesso sono gli stessi studenti a sentirsi inferiori. In presenza di uno bravo ci si chiede "perché non abbia fatto medicina", come se noi studiassimo argomenti a prova di ritardato.

          Non concordo invece sul sottovalutare in questo modo la difficoltà  di medicina.
          Non so i ricorsi quanto incidano sulla % di iscritti ma non credo che sia un numero statisticamente significativo e il test è comunque molto difficile e sellettivo: 9 su 10 sono fuori.
          Seleziona studenti motivati e studiosi, ciò spiega l'irrisorio tasso di abbandoni e i tempi di laurea.
          Penso comunque che la difficoltà  sia sopravvalutata ma non possiamo non tenere in considerazione il test di ingresso.
          La quota femminile non so quanto c'entri. Ad esempio, anche a giurisprudenza si iscrivono molte ragazze ma la situazione è quella che è.

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          • #6
            Originariamente inviato da Nearby Visualizza il messaggio
            Ad esempio sento spesso affermare che studiare diritto è un semplice esercizio di memoria che non richiede nessuna capacità  logica.
            Chi pensa questo è una ghiandola sferica racchiusa in una sacca ricoperta di peli. Devi solo decidere se quella destra o quella sinistra.

            In secondo luogo, si crede che gli studenti di legge siano tutti sbandati che non avrebbero saputo cos'altro fare nella vita.
            Mentre quest'ultimo stereotipo, come del resto molti stereotipi, contiene un fondo di verità , ciò che non si considera è il tasso di abbandoni al primo anno: uno dei più alti in assoluto.
            Si tratta di persone che andavano bene nelle materie umanistiche e non in matematica e non sapendo cosa fare nella vita si buttano su studi giuridici, pensano che sia come studiare letteratura. Vittime loro stesso del pregiudizio, poi si scontrano con la realtà .

            La selezione è rapida e dolorosa e miete moltissime vittime; soprattutto nei grandi atenei statali.
            Infatti Giurisprudenza in molti atenei è il corso con più iscritti, ma in nessuno è quello con più laureati.

            Inoltre è vero che, tendenzialmente, a chi si iscrive non piace la matematica e preferisce le materie umanistiche ma è anche vero che la formazione umanistica di molti fisici e degli ingegneri è scabrosa.
            Mi è capitato di leggere email di PROFESSORI UNIVERSITARI di fisica in grandi atenei statali: erano qualcosa di indecente.
            Se ti può consolare, a me una volta una sociologa scrisse in una mail «non mi sembra centrarci molto».

            Spesso sono gli stessi studenti a sentirsi inferiori. In presenza di uno bravo ci si chiede "perché non abbia fatto medicina", come se noi studiassimo argomenti a prova di ritardato.
            Sappi che questa è una cosa tutta italiana però, eh.
            Ho avuto modo di relazionarmi con persone di tutta Europa (Turchia inclusa), America del nord e America latina, e anche con qualche cinese, e posso dire senza timore di essere smentito che solo in Italia la professione medica viene considerata chissà  che.

            Non concordo invece sul sottovalutare in questo modo la difficoltà  di medicina.
            Non so i ricorsi quanto incidano sulla % di iscritti ma non credo che sia un numero statisticamente significativo e il test è comunque molto difficile e sellettivo: 9 su 10 sono fuori.
            Questa è un'altra leggenda.
            Nell'università  dove si è laureato mio fratello, una delle più grandi d'Italia, mio fratello stesso è entrato con il terzo scorrimento di graduatoria, poiché quelli prima di lui avevano rinunciato, e hanno fatto altri due scorrimenti dopo di lui e non arrivarono a coprire tutti i posti (che se non sbaglio quell'anno erano 390 nel suo corso, ma lo stesso ateneo aveva un altro corso in altra sede). Sennonché dopo un altro paio di mesi mio fratello si ritrovò arrivare un centinaio di persone che non erano entrate e che avevano presentato ricorso e ottenuto la sospensiva dal Tar. Nell'arco della sua carriera universitaria si è ritrovato ogni anno arrivare almeno una cinquantina di ricorsisti, sino all'ultimo anno, in cui i ricorsisti immatricolati con riserva erano addirittura il doppio rispetto agli iscritti regolari.
            Nell'ateneo dove io ho lavorato, che si trovava dall'altra parte dell'Italia, succedeva esattamente la stessa cosa.
            É da quando esiste il nuero chiuso a Medicina che centinaia di persone si sono laureate con riserva grazie alle sospensive dei giudici amministrativi ed è vero che moltissimi di loro hanno poi perso il ricorso quando il Tar si è pronunciato nel merito, ma, quando non hanno vinto l'appello al consiglio di Stato «perché oramai non sussistono le ragioni di interesse pubblico per non sciogliere la riserva su un titolo già  conseguito», sono stati sanati ope legis.
            L'Italia è lo stato nel mondo occidentale con il più alto numero di medici e la Federazione nazionale degli ordini dei medici-chirurghi e degli odontoiatri è l'unica corporazione professionale che, anziché tentare di ridurre gli accessi, fa lobbying sulla politica per l'abolizione del numero chiuso, per non considerare del fatto che ha reso l'esame di Stato per l'abilitazione professionale una farsa (più del 99% di promossi), mentre quelli di quasi tutte le altre professioni sono estremamente selettivi. Il motivo è molto semplice: finché la sanità  sarà  esclusivamente pubblica (in Italia la sanità  privata lavora in regime di convenzione o accreditamento con il servizio sanitario pubblico, sicché sempre coi soldi pubblici) i medici avranno potere, e questo potere sarà  tanto maggiore quanti più saranno i medici. I medici non conoscono crisi in quanto la loro ricerca di lavoro è completamente sottratta alle logiche di mercato.

            Seleziona studenti motivati e studiosi, ciò spiega l'irrisorio tasso di abbandoni e i tempi di laurea.
            Sarebbe come dici tu se si iscrivessero solo quelli che hanno vinto il concorso. Ma non è così.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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