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  • Consigli carriera

    Salve, non ho trovato una sezione attinente e ho deciso di pubblicare qui il mio quesito...
    Sono uno studente di Economia e commercio (laurea triennale ) di Bari e sono prossimo alla laurea...vorrei dei consigli sul prosieguo della mia carriera universitaria e considerando che sto iniziando solo ora ( non linciatemi per questo ) a pensare in maniera più concreta al mio futuro lavoro, trovando interesse per il mondo della finanza ... vi presento le soluzioni da me trovate :

    - Continuare gli studi con la laurea magistrale in Economia degli Intermediari e dei Mercati Finanziari ( Bari ) e contemporaneamente studiare per ottenere l'attestazione cambridge di livello B2 ( considerando che ho una conoscenza della lingua inglese solo a livello scolastico ed è un requisito richiesto oramai in ogni ambito lavorativo ). E solo dopo la magistrale cercare un master che mi fornisca maggiore specializzazione e accesso al mondo del lavoro quantomeno attraverso stage in società  di rilievo che possano arricchire il CV.

    - Oppure seguire presso la Lum di Trani il Master in Analisi finanziaria e di borsa del costo di 10 mila euro che ha una durata di 12 mesi e garantisce poco più di 3 mesi di stage, all'interno dell'anno di master, presso le aziende partner che inoltre interverranno attraverso propri rappresentanti con lezioni da loro effettuate : Orbex, ActivTrade, Unicredit, Borsa Italiana Spa, Bcc, WeBank e un altra società . E in più frequentare il corso di inglese per migliorare e risultare più appetibile sotto questo aspetto dalle aziende partner anche per un eventuale assunzione.
    Inoltre tale master fornisce 60 cfu, ciò significa che mi sarà  sufficiente fare solo un anno per conseguire la relativa laurea magistrale.

    La seconda soluzione appare come la migliore ma ho diversi dubbi:

    - La laurea magistrale conseguita in un istituto privato come la Lum viene vista allo stesso livello di quella ottenuta alla pubblica oppure vi è "discriminazione" verso questa tipologia di istituti nel mondo del lavoro?

    - Vale la pena spendere ben 10 mila euro per un master ? o sono solo tempo e denaro persi inutilmente? cosa ne pensate voi consultando il link da me riportato?

    - che tipo di percorso mi consigliereste al di là  delle alternative da me prospettate in questo post?

    Vi ringrazio in anticipo per le eventuali risposte.

  • #2
    Allora... ho avuto modo di interloquire con una persona che si occupa di recruiting per grandi aziende, anche tramite giornate di presentazione all'interno delle università . Mi ha detto che loro sostanzialmente raccolgono tutti i curriculum, ma poi tengono solamente quelli delle persone che hanno una laurea magistrale, conseguita con voto alto e in giovane età . Tutti gli altri li cestinano.
    Al che gli ho fatto notare che c'è la possibilità  di cestinare anche dei laureati in gamba, che magari non si sono laureati in tempo perchè nel frattempo hanno lavorato per pagarsi gli studi.
    Lui mi ha dato ragione, però fa quello che gli chiedono le aziende: cerca gente giovane con laurea magistrale conseguita brillantemente. Le lauree triennali non sono considerate, e i master men che meno. Inoltre tutte le esperienze lavorative dei neolaureati contano zero, d'altro canto per la maggior parte o per la totalità  possono essere completamente inventate.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      pertanto mi consigli di lasciar perdere il master e di buttarmi a capofitto sulla magistrale cercando di conseguirla con il massimo dei voti entro i 25 max 26 anni?
      E in questo caso a me interesserebbe una laurea in economia degli intermediari e dei mercati finanziari...credi sia spendibile sul mercato del lavoro? o è meglio proiettarsi su altro?
      Quali sono le figure più ricercate nell'ambito dell'economia e della finanza?

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      • #4
        Originariamente inviato da luigim6604 Visualizza il messaggio
        pertanto mi consigli di lasciar perdere il master e di buttarmi a capofitto sulla magistrale cercando di conseguirla con il massimo dei voti entro i 25 max 26 anni?
        Questo è quello che mi è stato riferito da un esperto del settore, uno che fa la prima scrematura per selezionare chi andrà  a fare i colloqui di assunzione in azienda. Comunque anche se non prendi il massimo non è un dramma, l'importante è che tu sia giovane al momento della laurea.
        Inoltre mi ha pure detto che non sono ben visti in Italia i periodi di formazione culturale personale dopo il diploma. Nei paesi anglosassoni capita spesso che dopo il diploma ci si prende un anno sabbatico per girare il mondo oppure la nazione, o magari per lavorare. Beh... da queste parti meglio lasciar perdere.

        Originariamente inviato da luigim6604 Visualizza il messaggio
        E in questo caso a me interesserebbe una laurea in economia degli intermediari e dei mercati finanziari...credi sia spendibile sul mercato del lavoro? o è meglio proiettarsi su altro?
        Quali sono le figure più ricercate nell'ambito dell'economia e della finanza?
        Di preciso non lo so, comunque puoi farti un'idea guardando i dati occupazionali tramite il completissimo database di Almalaurea. Ti basta selezionare economia, anche per tutti gli atenei, e dopo suddividere per classi di laurea.
        Condizione occupazionale dei laureati
        Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
        digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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        • #5
          Originariamente inviato da luigim6604 Visualizza il messaggio
          - Continuare gli studi con la laurea magistrale in Economia degli Intermediari e dei Mercati Finanziari ( Bari ) e contemporaneamente studiare per ottenere l'attestazione cambridge di livello B2 ( considerando che ho una conoscenza della lingua inglese solo a livello scolastico ed è un requisito richiesto oramai in ogni ambito lavorativo ).
          Il livello B2 è proprio il minimo sindacabile e, in ogni caso, la certificazione Cambridge non serve a un benemerito piffero: a chi ti assume importa che tu sappia parlare inglese, non che tu abbia un pezzo di carta.
          Le certificazioni vanno prodotte solo ove espressamente richieste (peraltro il Cambridge è scarsamente riconosciuto e, in linea di massima, tutti i certificati non vengono riconosciuti se conseguiti da oltre un certo periodo di tempo). Molti di coloro che si occupano di reclutamento neanche conoscono i livelli QCER.

          E solo dopo la magistrale cercare un master che mi fornisca maggiore specializzazione e accesso al mondo del lavoro quantomeno attraverso stage in società  di rilievo che possano arricchire il CV.
          Gli stages non servono a niente, a meno che non rimani a lavorare laddove hai fato lo stage. Ma si deve tratare di imprese che non hanno il viziaccio di usare lo stage come strumento di evasione retributiva e contributiva. Se ti chiamano dicendo che cercano uno stagista con scopo assunzione e poi quando vai là  a sostenere il colloquio scopri che c'è un altro stagista che andrà  via dopo una settimana, allora ci sono molte probabilità  che l'impresa appartenga a questa categoria: e si tratta di un atteggiamento invero assai diffuso anche, se non soprattutto, nelle grandi imprese (grandi in senso lato, visto che in Italia ci sono prevalentemente microimprese, che con le piccole e medie imprese esauriscono la quasi totalità  del tessuto imprenditoriale, quindi le grandi imprese propriamente dette sono davvero poche).
          Inoltre va detto che i master universitari di secondo livello sono davvero pochi. Conosco molti laureati che si sono iscritti alla magistrale con l'idea di fare un master dopo: nella quasi totalità  dei casi si sono iscritti a un master di primo livello. Oppure si sono iscritti a una scuola associata a un politecnico che per lo stesso corso rilascia il titolo di master universitario di primo livello ai discenti laureati semplici e quello di master universitario di secondo livello ai discenti laureati magistrali.
          I sedicenti master organizzati da privati, poi, sono accessibili nella pressoché totalità  dei casi a laureati semplici.
          Se già  sei sicuro di voler prendere un master universitario, ti conviene farlo subito, anche perché moltissimi atenei ti convalidano i relativi crediti per conseguire una magistrale. Conosco diverse persone che in 5 anni hanno conseguito laurea + master universitario + laurea magistrale. La sequenza laurea + laurea magistrale + master universitario avrebbe implicato un anno in più e la ripetizione di cose già  studiate (che magari era una seconda reiterazione).

          Oppure seguire presso la Lum di Trani il Master in Analisi finanziaria e di borsa del costo di 10 mila euro che ha una durata di 12 mesi e garantisce poco più di 3 mesi di stage, all'interno dell'anno di master, presso le aziende partner che inoltre interverranno attraverso propri rappresentanti con lezioni da loro effettuate : Orbex, ActivTrade, Unicredit, Borsa Italiana Spa, Bcc, WeBank e un altra società .
          Innanzitutto «un'altra» si scrive con l'apostrofo. Sapere questo mi sembra il minimo per chi aspira a crte carriere.
          La Lum "Jean Monnet"? Quella di Casamassima? Considera che ci sono master in università  statali che costano di più. Vedi se puoi ottenere qualche borsa di studio attraverso enti pubblici estranei all'Ateneo; ad esempio se un tuo genitore è dipendente o pensionato della pubblica amministrazione ci sono i bandi Inps - gestione ex Inpdap. Inoltre mi pare che la Lum abbia delle convenzioni con degli istituti di credito per finanziamenti a tasso agevolato (non a fondo perduto però).
          WeBank non è (più) una società  ma un marchio di Bpm. Bcc invece è un consorzio di minuscole banche cooperative (quelle che una volta casse le rurali e artigiane).
          I contatti del master sono interessati; il problema è capire se queste imprese partecipano come si suol dire «tanto per» oppure sono interessate ad attingere risorse da quei corsi.

          E in più frequentare il corso di inglese per migliorare e risultare più appetibile sotto questo aspetto dalle aziende partner anche per un eventuale assunzione.
          Un'eventuale assunzione. E son due.

          Inoltre tale master fornisce 60 cfu, ciò significa che mi sarà  sufficiente fare solo un anno per conseguire la relativa laurea magistrale.
          Il master universitario è un titolo accademico (di livello EQF-7, pari a quello della laurea magistrale). In quanto tale il corso per conseguirlo non può durare meno di un anno accademico, che corrisponde a 60 crediti. Non si tratta dunque di una caratteristica specifica di questo master, che, inoltre, non fornisce questi crediti, ma semmai consta di essi (come la laurea consta di 180 crediti).
          Un solo anno per conseguire una LM sempre che te li convalidino tutti. Questo è difficile. A meno che non vi sia già  una LM nello stesso ateneo il cui regolamento didattico preveda a monte questa cosa.

          - La laurea magistrale conseguita in un istituto privato come la Lum viene vista allo stesso livello di quella ottenuta alla pubblica oppure vi è "discriminazione" verso questa tipologia di istituti nel mondo del lavoro?
          La Lum non è un istituto privato ma una università  pubblica non statale, in quanto tale del tutto equiparata alle università  pubbliche statali. In Italia per legge le università  possono essere solo pubbliche (il soggetto promotore di quelle non statali può essere non pubblico, ma devono comunque essere istituite per legge o DM) e rilasciano titoli aventi valore legale, in nome della legge (o del popolo italiano; il TUIS dice «in nome del Re» perché risale al 1933). Ovviamente non mi riferisco alle università  estere in Italia, che seguono le legislazioni dei rispettivi stati (ad esempio le università  pontificie, che sono per ovvie ragioni le università  straniere più diffuse in Italia, applicano la legislazione dello Stato della Città  del Vaticano; peraltro anche in Vaticano le università  possono essere solo pubbliche, promosse direttamente dallo Stato oppure da ordini secolari o da istituti di vita consacrata, altre organizzazioni religiose di diritto pontificio, ma anche da privati. La Congregazione per l'educazione cattolica, che è il dicastero competente della Santa sede, svolge per il Vaticano sostanzialmente le stesse funzioni che il Miur, che è il dicastero competente del governo italiano, svolge per l'Italia. La Congregazione può anche riconoscere università  cattoliche istituite nell'à mbito di ordinamenti di altri stati).
          Ovviamente quanto detto sopra significa che il titolo di studio ha valore legale indipendentemente dall'ateneo che lo ha rilasciato. Il valore legale ha rilevanza ai fini dell'accesso a professioni regolamentate (ad esempio quella di consulente del lavoro, quella di esperto contabile e quella di dottore commercialista) e ai concorsi pubblici.
          Per quanto concerne le valutazioni dei privati, posso dirti che in linea di massima le università  non statali in Italia godono di buona reputazione, perlomeno quelle non telematiche. Spesso tale reputazione è immeritata o legata a motivazioni extra-accademiche, come accade con la Bocconi, che non è nota certamente per l'eccellenza della sua ricerca né per chissà  quale didattica particolare o per il rigore metodologico, ma per le buone performance che i suoi laureati registrano sul mercato del lavoro. In altri casi, come quello della Cattolica (che non è una università  pontificia ma una università  di diirto italiano, sebbene riconosciuta dalla Chiesa), la fama è invece effettivamente legata alla qualità . Godono decisamente di cattiva reputazione, invece, almeno a giudicare da ciò che si sente in giro, Iulm e Liuc (Castellanza), la prima perché è vista come la Bocconi dei poveri (non ha legami formali con la Bocconi, ma fu fondata per volere di alcuni docenti che avevano insegnato nella soppressa facoltà  di Lingue di questa), la seconda perché è stata promossa dall'Unione degli industriali della provincia di Varese ("unione industriale" come saprai è la denominazione che assumono alcune sezioni locali di Confindustria, che poi costituiscono associazioni a sé), composta da piccoli imprenditori prevalentemente legati alla Lega Nord. La Lum è stata promossa da un parlamentare, Giuseppe Degennaro (che a quanto mi risulta non era neanche laureato ma ne è stato professore e rettore), mentre la UniLink, a Roma, è stata promossa dalla filiazione in Italia della University of Malta (ateneo statale della Repubblica di Malta, l'unico presente), dietro cui c'era sempre un parlamentare, Vincenzo Scotti. Quindi ti lascio immaginare quante se ne sono dette su di esse (in Rete si trova di tutto e di più). Poi sicuramente ho sentito parlar male della Lumsa, intorno alla quale però non mi risultano scandali (che invece hanno colpito la Sapienza di Roma e l'Università  di Camerino, tanto per fare degli esempi tra i tanti nell'à mbito di università  statali).
          Sicuramente invece sussiste un atteggiamento neutro sulla Suor Orsola Benincasa di Napoli e sull'Università  degli studi di Urbino "Carlo Bo" (recentemente statalizzata), ma probabilmente solo perché si tratta di università  storiche (la prima ha circa tre secoli, la seconda è addirittura una delle più antiche d'Europa). Infatti molti neanche sanno che non sono statali (nel caso dell'ateneo urbinate che non lo era). Del resto le universià , tranne la Federico II di Napoli e le tre statali siciliane, nascono tutte per iniziativa privata o religiosa, e poi sono state statalizzate nel tempo: la Sob e quella urbinate, per un motivo o per un altro, erano semplicemente sfuggite alle statalizzazioni.
          Comunque questi pregiudizi lasciano il tempo che trovano. Alla fine se la Lum ti garantisce l'accesso a una posizione lavorativa interessante la carriera conterà  più del titolo di studio. Magari, se proprio sei interessato a conseguire anche la laurea magistrale, potrai farlo altrove (accertandoti in anticipo se ti convalidano i crediti del master). Tieni presente che già  hai una laurea all'Università  degli studi di Bari "Aldo Moro". Dunque se le tue perplessità  sono in ordine al fatto che qualcuno potrebbe pensare che l'università  non statale è più facile hai dalla tua che la parte preponderante del percorso è stata svolta presso un ateneo statale. Per il resto, francamente a me non sembra che il differenziale tra la Università  di Bari e la Lum sia chissà  che. La Lum è una università  pressoché sconosciuta a Roma e al Nord, ove ci sono i centri decisionali. L'Università  di Bari invece non gode di particolare fama né in senso positivo né in senso negativo. Avendo vissuto dalla Toscana in su la maggior parte della mia vita, ti posso dire che da queste parti sussiste un forte, fortissimo pregiudizio sulle università  meridionali, in particolare quelle calabresi (nonostante l'Università  della Calabria sia un'ottima università , migliore di moltissimi atenei settentrionali sulla base di parametri oggettivi di valutazione). Da questo pregiudizio si salva solo Napoli, ma al di fuori di Milano (in cui sono abituati all'idea che in una città  ci possano essere più università ) non cambia niente se dici Univesrsità  degli studi di Napoli Federico II o Università  degli studi di Napoli "Parthenope", anzi mi è capitato di avere a che fare con gente così ignorante che chiedeva se la Federico II (che, per inciso, è la università  statale e laica più antica di tutto il pianeta tra quelle tuttora esistenti: l'istituzione universitaria più antica in assoluto era invece la Schola medica salernitana, poi Studium Salerni) fosse privata! Avresti dovuto vedere la mia faccia: . Ovviamente alcuni avevano capìto il giochino e ci guazzavano, infatti una volta in un colloquio presso un'agenzia per il lavoro che credo non esista più (Creyf's), che si occupava prevalentemente di quadri e impiegati di alto livello, incontrai un ragazzo che si era laureato in Economia presso la Seconda università  degli studi di Napoli (attuale Università  degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli"). Io ero seduto e lui stava sostenendo il colloquio. A un certo punto sento che il selezionatore gli dice che lui si è laureato a Napoli, che è un'ottima università  (bada bene «che è un'ottima» e non «dove c'è un'ottima»). Dopo ci conoscemmo e gli chiesi se si fosse laureato alla Federico II o alla Parthenope (all'epoca alla Sob Economia non c'era e all'Orientale un corso, oggi soppresso, era stato appena istituito); lui mi rispose: «Veramente a Capua». La facoltà  di Economia della Seconda università  di Napoli era appunto a Capua. Ora, non so se lui avesse fatto il furbo scrivendo solo «Università  degli studi di Napoli» oppure il recruiter non sapeva interpretare l'aggettivo "seconda"

          Vale la pena spendere ben 10 mila euro per un master ? o sono solo tempo e denaro persi inutilmente?
          Ce ne sono anche che costano il doppio, anche presso atenei statali.
          Io posso solo dire che una volta avevano una grossa efficacia, e nei primi anni della crisi potevano veramente fare la differenza; oggi purtroppo le incognite sono troppe. Quindi non mi sento di dare consigli netti ma solo di fornire strumenti per allargare gli orizzonti sulla base dei quali effettuare le valutazioni.
          Ultima modifica di dottore; 18-11-2020, 10:05.
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          • #6
            Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
            Allora... ho avuto modo di interloquire con una persona che si occupa di recruiting per grandi aziende, anche tramite giornate di presentazione all'interno delle università . Mi ha detto che loro sostanzialmente raccolgono tutti i curriculum, ma poi tengono solamente quelli delle persone che hanno una laurea magistrale, conseguita con voto alto e in giovane età . Tutti gli altri li cestinano.
            Guarda, io non so tu con chi hai parlato, ma io in università  lavoro e mi sono occupato anche di organizzarli, i career days.
            Quello che mi sento di dire è che in questo mondo ognuno dice la sua e soprattutto ognuno è convinto che quello che dice lui valga per tutti gli altri, come se fosse legge.
            L'unica verità  è che non ci sono regole ma che ognuno tende a universalizzare il proprio microcosmo.
            Di contro rispetto a quello che asserisci tu, posso dire che i dati che abbiamo raccolto quest'anno evidenziano che nel mio ateneo a un anno dalla laurea lavorano più persone che a un anno dalla laurea magistrale e che, inoltre, gli stipendi dei laureati sono maggiori che gli stipendi dei laureati magistrali. Inoltre non abbiamo rilevato differenze di genere tra i laureati, mentre le abbiamo rivelate a discapito delle donne, anche piutosto marcate, tra i laureati magistrali.
            Ma i dati vanno presi con le pinze. Vi basti pensare che quando si calcola il numero di laureati si somma il numero di tutte le lauree rilasciate, sicché se la stessa persona in un decennio ha conseguito una laurea e due lauree magitrali si computano tre laureati! Ovviamente questo vale anche per gli immatricolati e gli iscritti: quando ne si calcola il numero si considera il numero delle matricole studenti emesse, e non mi risulta che vi siano università  in cui anche proseguendo gli studi dalla laurea al corso di laurea magistrale senza interruzioni non si venga immatricolati due volte.
            Non siamo in grado di dire quanti di quei laureati magistrali lavoravano già  da quando erano laureati semplici, né (dato che le rilevazioni sono anonime) quanti sono stati censiti due volte: a uno studente che ha conseguito la laurea e la laurea magistrale entrambe da noi a distanza di un anno da quest'ultima, potrebbe essere somministrato sia il questionario a tre anni dalla laurea sia il questionario a un anno dalla laurea magistrale, con il risultato che la sua stessa condizione occupazionale viene rilevata due volte in rapporto a due titoli di studio differenti.
            Ovviamente gli strumenti per migliorare queste rilevazioni statistiche ci sono, e a livello interno potremmo implementare procedure più attendibili nel giro di una settimana (a livello interuniversitario è più complesso perché non decidiamo da soli). Si tratta tuttavia di decisioni che hanno un forte impatto sull'immagine del singolo ateneo e di tutto il sistema universitario; in quanto tali sono rimesse agli organi politici e di controllo (rettore, senato accademico, consiglio di amministrazione), mentre noi personale tecnico-amministrativo, anche di livello apicale, ivi compresi i dirigenti (che comunque sono legati a una sorta di vincolo di mandato politico), siamo dei meri esecutori delle loro decisioni, che vi lascio immaginare quanto possano essere ispirate dal rigore scientifico e quanto, invece, verosimilmente influenzate dalla necessità  di fare bella figura (anche perché da quei numeri dipendono, almeno in parte, i finanziamenti, su quei numeri si fondano le rivendicazioni etc. etc.).
            Secondo voi perché i risvolti occupazionali dei master non vengono calcolati? Semplice: perché i master non rientrano nel fondo di finanziamento ordinario e non sono soggetti in generale a finanziamento da parte del Ministero
            Per i dottorati neanche esistono strumenti di misurazione ordinari. In un ateneo so che è stato fatto uno studio da parte di docenti di statistica; questi che cosa hanno fatto? Prima hanno raccolto i dati e poi li hanno aggregati in maniera tale da farli sembrare positivi, per poi comunicarli alla stampa aspettandosi un coro di «bravi!», «bravi!» Invece non solo gli applausi non sono arrivati, ma l'unico giornale che si è filato il comunicato si è presa la briga di disaggregare i valori, perlomeno sino al livello di dettaglio cui poteva arrivare sulla base di quanto comunicatole, dimostrando che le cose stavano in maniera diametralmente opposta rispeto a come si era tentato di far passare La figuraccia fu inevitabile, ma per fortuna dei furbacchioni l'articolo 'critico' era apparso su una rivista di settore che non ha molti lettori.

            Lui mi ha dato ragione, però fa quello che gli chiedono le aziende: cerca gente giovane con laurea magistrale conseguita brillantemente. Le lauree triennali non sono considerate, e i master men che meno.
            Quanti anni fa hai parlato con costui?
            Le aziende, o meglio le imprese, sono ancora abbastanza convinte che la laurea «triennale» sia una laurea breve e pensano che la magistrale la laurea normale che esisteva con il vecchio ordinamento (stendiamo un velo pietoso su chi pensa che la specialistica sia il biennio che consente di allungare la laurea breve e la magistrale un titolo che si consegue a séguito di un ciclo unico quinquennale). Questa è la ragione per cui molti, magari per non fare apparire la discontinuità  (spesso solo apparente) tra gli studi accademici del primo e del secondo ciclo (oppure per aver cazzeggiato per tre anni laureandosi con un voto ridicolo e poi per essersi successivamente impegnati per conseguire la LM con un voto decente ), fanno i furbi indicando sul CV solo la magistrale, sicuri che al lettore non passerà  neanche per l'anticamera del cervello di chiedere conto degli studi pregressi (semplicemente perché la controparte potrebbe non sapere che esistono studi pregressi ).
            Ultimamente però le cose stanno cambiando, anche perché oramai sono 15 anni che è vigente la riforma e anche tra gli addetti al reclutamento ci sono moltissimi laureati con il nuovo ordinamento.
            Sempre a proposito del pregiudizio di cui sopra nei confronti degli atenei meridionali, a me una volta è capitato uno che mi dicesse che a lui interessavano le lingue, le soft skills e la città  in cui il candidato aveva frequentato «i primi tre anni» di università , perché se gl indicava gli ultimi due come frequentati a Milano senza specificare dei primi tre significava sicuramente che si era laureato in un ateneo del Sud e poi aveva chiesto il trasferimento.
            Per carità , questo individuo ha sicuramente molti problemi: da una parte voleva vedere due titoli di studio sul CV ma poi vedeva laurea e laurea magistrale come due componenti di un percorso unitario quinquennale, tant'è che parlava di primi tre anni e ultimi due anni ed era convinto che per frequentare la magistrale altrove bisognasse chiedere il trasferimento; inoltre considerava più importanti le soft skills (che poi sovente si traducono in chinare il capo e dire «sì, padrone», sapendolo dire in termini eufemistici) che l'à mbito disciplinare, tant'è che diceva che lui prende in consdierazione solo i laureati in «ingegneria, economia e hard science» (e non vi dico la sequela di pregiudizi che ebbe il coraggio di sciorinare al riguardo), e tutto ciò per assumere per posizioni che contrattualmente richiedono il diploma di scuola secondaria superiore e con sotto-inquadramento a livelli che richiedono la sola scuola dell'obbligo (prova ne sia che per lui una laurea valeva l'altra all'interno della rosa molto diversa degli à mbiti disciplinari che considerava seri); infine, considerava la città  e non l'ateneo, a ulteriore riprova, casomai ce ne fosse bisogno, che le sue decisioni erano guidate da preconcetti totalmente avulsi dai percorsi accademici delle persone che era chiamato a valutare. Però rende chiara l'idea che volevo fornire.
            Il voto, francamente, non è una cosa che mi sembra interessare a molti. Nei vari job days cui ho partecipato come studente, come laureato e come funzionario universitario, se non sbaglio chiedeva il voto solamente una tipa di Menarini (ma i colloqui che faceva questa erano molto particolari, per certi aspetti esilaranti, tanto che sono rimasti impressi i suoi lineamenti e il suo modo di fare a me che sono ben poco fisionomista). Ricordo che quelli di un'agenzia Generali invece credevano, quasi maniacalmente, l'indirizzo della laurea, anche per corsi di laurea che non erano suddivisi in curricula.
            Nella pubblica amministrazione il voto conta se il concorso è per titoli ed esami. Dopo gli annunci degli ultimi governi di voler abolire il valore legale del titolo di studio e il consegunete dietrofront quando si sono accorti che sarebbe incostituzionale, però, i concorsi in cui sono valutati i titoli si sono, come per magia, quasi estinti. Viene richiesto il titolo necessario in base alla normativa per la qualifica per la quale la procedura è bandita, però il voto con cui esso è stato rilasciato non ha alcun valore.
            Il valore legale fa sì che nella pubblica amministrazione non possa essere considerato il tempo impiegato per conseguire il titol, al quale invece i privati spesso prestano particolare attenzione (sicuramente più del voto).
            Ribadisco, comunque, che si tratta di indicazioni di massima e che i pregiudizi variano molto da una zona geografica all'altra e anche da una persona all'altra. Dovrebbe stare all'intelligenza delle persone considerare gli stessi come mere mappe mentali, senza confondere la mappa con il territorio. Purtroppo questo non accade quasi mai. Ma questo non vuol dire che abbiamo fatto gli scelte sbagliate, bensì evidenzia solo l'ottusaggine di chi sta dall'altro lato.

            Inoltre tutte le esperienze lavorative dei neolaureati contano zero, d'altro canto per la maggior parte o per la totalità  possono essere completamente inventate.
            Anche questo è molto relativo; personalmente non ho quasi mai avuto a che fare con chi cercasse neolaureati, dato che di solito cercano persone con esperienza anche per stages. Diciamo che se vogliono essere sicuri delle dichiarazioni chiedono le referenze.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
              Inoltre mi ha pure detto che non sono ben visti in Italia i periodi di formazione culturale personale dopo il diploma. Nei paesi anglosassoni capita spesso che dopo il diploma ci si prende un anno sabbatico per girare il mondo oppure la nazione, o magari per lavorare. Beh... da queste parti meglio lasciar perdere.
              Anche questo varia molto a seconda delle persone e delle zone. L'Italia non è culturalmente omogenea (a proposito, si gira il Paese, non la nazione. La nazione è il popolo, o al massimo un popolo che si riconosce in un territorio).
              In linea di massima non sono ben visti gli anni sabbatici, i viaggi all'estero (ivi compresi i cosiddetti viaggi di istruzione, vacanze studio et similia: e a dire il vero mi pare che non siano molto considerati neanche i programmi di mobilità  come Socrates-Erasmus, mentre invece sono ben visti i periodi di lavoro all'estero), i lavori come lavapiatti fatti per imparare una lingua etc. etc.. Però anche questo è relativo.
              A me un formatore Forma.Temp (che poi era un responsabile selezione di un'agenzia per il lavoro temporaneo) disse che se lui vede il curriculum di un 22enne (attenzione: parliamo di un 22enne, non di un 32enne. Vabbe' che stiamo pure parlando di quasi 15 anni fa...) che dopo il diploma non ha mai lavorato, anche se è iscritto all'università  e perfino se si è laureato, lo chiama per chiedergli cosa ha fatto in tutti questi anni, perché non è possibile che sia stato con le mani in mano. Dal suo punto di vista, sicuramente aveva fatto qualcosa e non lo aveva scritto perché lo riteneva non consono alla posizione per il quale si candidava o al lavoro desiderato. Il suo consiglio era quello di adattare il curriculum alla ricerca specifica solo qualora si fosse in là  con gli anni e con l'esperienza, altrimenti riportare tutto quello che si è fatto, anche se lo si ritiene superfluo o insignificante, perché altrimenti dall'altro lato diamo l'impressione di essere degli scansafatiche o degli incapaci. Però eravamo a Bologna e il personaggio era di quelle parti: questo potrebbe avere inciso moltissimo sul suo modo di concepire il lavoro, che da quelle parti, stante una forte cultura operaia, probabilmente è percepito diversamente che altrove.
              Anche l'indicazione di interessi e gli hobbies, sport praticati, associazioni cui si è iscritti e roba del genere, oltre a implicare un trattamento particolare dei dati personali (in quanto si tratta di dati idonei a rivelare il nostro stato di salute, l'orientamento politico, la fede religiosa e le abitudini sessuali, qualificati come tali come dati sensibili dal codice in materia, emanato con d.lgs. 196/2003 e ss.mm.ii.), è a mio avviso ultronea, ma talvolta viene incoraggiata. E di certo non perché a qualcuno interessi sapere se siamo appassionati di uncinetto o tiro con l'arco, ma poiché, evidentemente, si cerca di tirar fuori da queste dichiarazioni tratti della nostra personalità  leggendole in maniera metaforica o allegorica (e spesso lo si fa senza alcuna competenza e professionalità ).
              Sulla base della mia esperienza sconsiglio di riportare esperienze finalizzate al mero mantenimento o a fornire aiuto alla famiglia, come cameriere non qualificato, lavapiatti, aiuto cuoco e operaio generico, che secondo me forniscono un'immagine negativa del candidato (il selezionatore potrebbe pensare che non eravamo concentrati sull'obiettivo della laurea o che lavoravamo perché ne avevamo bisogno: mentre nel Regno unito quando ci si siede per una interview sovente la prima cosa di cui si parla è la retribuzione, che viene trattata, l'Italia è un paese strano, nel quale non bisogna mai dare l'idea che si lavora perché se ne ha necessità  e mostrarsi interessati ai soldi è disdicevole). Però se durante il liceo collaboravi con un quotidiano o conducevi un programma radiofonico, questo può avere una certa rilevanza, anche più della laurea, specie se il CV è inviato a un'impresa editoriale o a un'agenzia di relazioni pubbliche.
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Quanti anni fa hai parlato con costui?
                Guarda... saranno passati 6 o 7 giorni. Sono informazioni molto recenti. Effettivamente è una singola campana, non ho il quadro completo della situazione. Comunque è pur sempre un selezionatore di una grossa azienda che lavora per aziende enormi, quindi lo ritengo un parere molto indicativo.
                Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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                • #9
                  Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                  Guarda... saranno passati 6 o 7 giorni. Sono informazioni molto recenti. Effettivamente è una singola campana, non ho il quadro completo della situazione. Comunque è pur sempre un selezionatore di una grossa azienda che lavora per aziende enormi, quindi lo ritengo un parere molto indicativo.
                  Non metto in dubbio l'attendibilità  della fonte; il problema è che io ho a che fare tutti gli anni (in alcuni periodi dell'anno quotidianamente) con fonti almeno altrettanto attendibili (comunque non so cosa tu intenda per imprese ”“ non aziende, che sono il complesso dei beni strumentali all'esercizio dell'attività  d'impresa ”“ enormi, dato che in Italia sono veramente pochissime le imprese che rientrano nella nozione di grande impresa prevista dal diritto comunitario) e sento dire decine di cose diverse, sicché ritengo che il problema non risieda nell'attendibilità  della fonte, cioè nel valore da attribuire a ciascuna fonte, ma nella possibilità  di estendere quanto la fonte ci comunica per sé a tutte le altre.
                  In altre parole: se Pinco dice di fare in un certo modo, ciò non vuol dire che Pallino farà  nello stesso modo, anche se ciascuno dei due giurerà  che il modo in cui fa lui è il modo in cui fanno tutti.
                  Poi, pur con tutti i limiti sopra evidenziati, se le statistiche sull'occupazione ci dicono qualora, i dati della nostra università  evidenziano che i laureati semplici lavorano più dei magistrali e guadagnano anche un po' di più. Certo, sono dati sicuramente influenzati dalle lauree abilitanti alle professioni sanitarie e dalla laurea che dà  accesso all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di assistente sociale, ma non chissà  quanto, perché ho a disposizione i dati scorporati e da essi rilevo che grossomodo l'ingresso sul mercato del lavoro è più agevole e più soddisfacente quando la ricerca avviene subito doppo la laurea (poi, ripeto, ci sono una marea di variabili non monitorate che invece andrebbero tenute in considerazione. Mi viene in mente anche che un nostro laureato che intervistiamo a tre anni dal conseguimento del titolo potrebbe aver conseguito una laurea magistrale altrove e noi non lo sappiamo: nel questionario interno che abbiamo predisposto non ci sono domande al riguardo perché purtroppo dobbiamo eseguire un mandato 'politico' che non è interessato a saperlo. E non sappiamo neanche se hanno conseguito master, nemmeno internamente, perché la situazione al riguardo non è monitorata a livello generale; qualche rilevazione avviene a livello di singolo master direttamente dalle strutture interessate, se non direttamente dai docenti coordinatori). Fortunatamente io essendo un funzionario direttivo non faccio servizio al pubblico e quindi non mi ritrovo a dovere rispondere a domande del genere; mi dispiace per quei poveri colleghi il cui mestiere dovrebbe essere quello di fornire risposte rassicuranti a persone dubbiose e che invece sono attanagliati per primi da dubbi. Però, pur non avendo certezze né ritenendomi detentore della Verità , un'idea me la sono fatta: secondo me scrivere uno dei motivi della scarsa efficacia della laurea del nuovo ordinamento è che sul CV i laureati tendono a scrivere «laurea triennale» (in qualche caso ho visto addirittura «laurea breve» o «laurea di primo livello») e a non presentarsi come dottori, poiché soffrono una sorta di sudditanza psicogica, e questo, che sembra una sciocchezza, agli occhi di chi non conosce il sistema universitario fa perdere loro appeal. Qualora invece sia pianificata una strategia che preveda per esempio l'uso dell'unico termine legalmente corretto, che è "laurea", i risvolti sul mercato del lavoro sono migliori e le probabilità  di trovare impiego sono maggiori per una questione di età . La differenza retributiva tra laureati semplici e laureati magistrali non esiste (perché non sono stati adeguati i contratti) e la piccola differenza che noi stiamo rilevando da qualche anno a vantaggio dei laureati semplici è puramente casuale. Si badi che stiamo parlando sempre di performance sul mercato del lavoro che sono ridicole; poi purtroppo si cerca sempre di fare i clusters a posteriori aggregando i dati per far credere chissà  che, ma la verità  è che la piena occupazione è raggiunta da meno del 30% di coloro che licenziamo (considera che le indagini non vengono svolte a campione ma sottoponiamo il questionario a tutti e abbiamo un tasso di risposte vicino alla totalità ), intendendo con piena occupazione un lavoro subordinato a tempo pieno ovvero un'attività  libero-professionale o imprenditoriale che garantisca un reddito al di sopra della soglia di povertà  individuale. Il resto, togliendo chi ancora studia, sono tutti quanti startuppers, stagisti, tirocinanti, praticanti, borsisti, assegnisti, apprendisti e dipendenti con contratti a termine; è solo con questi che noi riusciamo ad arrivare a livelli occupazionali che non sono comunque entusiasmanti (per certi corsi ”“ e, contrariamente al pregiudizio diffuso, non mi riferisco alle discipline umanistiche ”“ a stento superano il 50%). Una volta nella batteria di domande che somministravamo erano compresi anche alcuni quesiti volti a comprendere i contenuti sostanziali dell'attività  svolta, per cercare di comprendere se il titolo di studio è servito a qualcosa (al di là  della domanda secca con la quale si chiede all'ex studente se lui ritiene che il titolo gli sia servito per trovare quella occupazione), mentre oggi non chiediamo nemmeno se lo studente lavofrava già  prima di laurearsi e sta proseguendo la stessa attività  lavorativa, perché sono le famose cose che si preferisce non sapere. Per non parlare del fatto che il nostro ateneo, per il particolare contesto in cui opera, è frequentato da molti figli di minuscoli imprenditori che sono destinati in ogni caso a rilevare l'attività  di famiglia, ma questa è un'altra cosa che facciamo finta di non sapere.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Curiosità  mia: fate rientrare anche voi nell'ambito degli occupati chi lavora un'ora alla settimana? magari con un voucher ridicolo oppure anche non retributo se lavora nella ditta di famiglia?
                    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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                    • #11
                      Innanzitutto vorrei ringraziarti per l'enorme mole di tempo dedicatomi.

                      - Hai evidenziato come il "Cambridge" sia scarsamente conosciuto... è ovvio che la conoscenza dell'inglese non si esaurisce nel semplice conseguimento dell'attestato, ma il semplice indicare il possesso di un titoli che provi una determinata conoscenza "credo" sia importante... proverò a informarmi sui livelli QCER da te indicati ma le scuole a cui mi sono rivolto non mi hanno parlato di tale livello indicando il "Cambridge" come quello più riconosciuto e valido "a vita" a differenza di anni che sono a scadenza biennale.
                      Credi che debba cercare una scuola che permetta di conseguire il livello QCER?

                      - Per quale motivo ritieni che gli stage non servono a nulla? Non sono comunque un'esperienza da inserire nel curriculum e per fare pratica se questi avvengono all'interno del settore del quale è stato conseguito il titolo di studio?

                      - Per quanto riguarda i master ho notato anch'io come quelli di secondo livello siano pochi e siano quasi tutti di primo livello.
                      Comunque sì mi riferisco alla Lum "Jean Monnet" precisamente alla "nuova" sede di Trani dove si svolgerà  il MAFIB ( Master in analisi finanziaria e di borsa ), è l'unico master che mi attira nonostante ne propongano molti sempre riguardanti l'ambito economico.
                      Riporto il link al programma del master : http://management.lum.it/media/broch...ello/MAFiB.pdf ( è scritto che le iscrizioni sono fino al 20 novembre ma in realtà  è fino al 20 gennaio )

                      Mi sono informato parlando di persona con il coordinatore scientifico del corso il quale mi ha riportato le suddette società  partner che francamente mi hanno fatto ben sperare, in quanto è proprio dalle società  dove si terrà  lo stage e che interverranno attraverso lezioni "pratiche" che valuto un master.
                      In ogni caso è alla prima edizione quindi non posso chiedere opinione altrui su tale master.
                      Tuttavia un mio conoscente ha seguito recentemente un master di altro tipo ( risorse umane ) alla Lum ( a costo inferiore ) e tutto sommato mi è sembrato abbastanza soddisfatto.
                      Ha detto che in totale erano in 23 e di questi 2 non hanno effettuato lo stage in quanto uno ha rifiutato perchè aveva trovato lavoro durante il master e un altro proveniva da un corso di laurea in lettere ( o simile, comunque qualcosa di poco attinente all'ambito economico ).
                      Dei restanti 21 "solo" 7 sono stati confermati ( tra i quali lui ) con contratti ovviamente non a tempo indeterminato ma è comunque un inizio visto che comunque non si tratta di aziende locali ma comunque più grandi.
                      Il punto è... per i restanti 14 è stato solo uno spreco di tempo e soldi? O comunque un'esperienza di circa 3 mesi presso una società  "importante" ( intendo non una semplice realtà  locale o provinciale ) arricchisce il curriculum? Così come le conosce acquisite in un master credi vengano considerate nel caso di candidatura ad altre offerte di lavoro o comunque non vengono prese in considerazione?

                      Al termine di tutto ciò, tu quale percorso consiglieresti?
                      Di fare il master e successivamente la magistrale sempre alla Lum o a Bari ( per regolamento della Lum c'è un corso specifico che mi consentirebbe di fare solo un anno in quanto riconoscerebbe tutti i 60 crediti del master)?
                      Di fare la magistrale al nord o all'estero ( per quanto all'estero mi potrebbe risultare complicato ) ?

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                      • #12
                        Interessante la tua analisi delle università  del nostro Paese.
                        In verità  ritengo molti pregiudizi inutili, ti assicuro che l'università  di Bari non è per nulla semplice anzi... ho conoscenti che hanno frequentato prima al nord ( Bologna, Rimini, Milano ) e poi sono tornati a Bari per diversi motivi e per loro era molto più pesante la nostra università .
                        Andrebbero provate le abilità  del singolo candidato al posto di lavoro e non selezionati in base all'ateneo di provenienza.
                        Purtroppo questo succede poche volte.
                        In ogni caso ritieni decisamente più utile un Master conseguito al nord Italia o all'estero visto che in media come prezzo ci aggiriamo intorno alle medesime cifre alla luce del fatto che ritieni la Lum un istituto sconosciuto ai più e pertanto potrebbero non considerare affatto il master conseguito?
                        Nel caso ne fossi a conoscenza, mi potresti consigliare altri master più validi nel medesimo ambito ( finanza, risk management ) ?

                        In definitiva per la tua esperienza... che profilo viene ricercato oggi ( laureato triennale con master, magistrale, magistrale con master ) ed entro quale fascia d'età  massima?

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                        • #13
                          come vedete questo master? Master in Finanza Internazionale Audit & Control

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                          • #14
                            Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
                            Curiosità  mia: fate rientrare anche voi nell'ambito degli occupati chi lavora un'ora alla settimana? magari con un voucher ridicolo oppure anche non retributo se lavora nella ditta di famiglia?
                            In realtà  l'occupazione viene calcolata per sottrazione, cioè sono considerati occupati tutti coloro che non stanno proseguendo la loro istruzione/formazione e non rientrano nella categoria dei né-né (cioè non studiano più ma non cercano lavoro); occupati sono sostanzialmente tutti gli altri. Che poi siano stagisti o coadiuvanti a titolo gratuito dell'impresa familiare, o lavorino in nero, o lavorino con contratti a intermittenza o a chiamata, non ha importanza.
                            La cosa più simpatica è che invece vengono considerati studenti gli specializzandi di area medica, che di fatto lavorano, con tanto di turni, e percepiscono una borsa di studio superiore agli stipendi dello stesso personale amministrativo, di ruolo, che fisicamente fa i bonifici, peraltro con tanto di versamento di contributi (però poi ai fini IRPEF è considerata borsa di studio e dunque non soggetta ad alcun prelievo).
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              Originariamente inviato da luigim6604 Visualizza il messaggio
                              - Hai evidenziato come il "Cambridge" sia scarsamente conosciuto...
                              Scarsamente riconosciuto, non scarsamente conosciuto.
                              Se possiamo fare una classifica:
                              - il TOEFL è riconosciuto praticamente ovunque;
                              - lo IELTS è riconosciuto quasi ovunque (alcune sedi prediligono il TOEFL, specie in America, ma in linea di massima i due sono intercambiabili, un po' come Visa e MasterCard se posso fare un parallelo in un campo che non c'entra niente);
                              - le certificazioni Cambridge sono poco riconosciute;
                              - le certificazioni Tritiny non sono per nulla riconosciute.

                              proverò a informarmi sui livelli QCER da te indicati ma le scuole a cui mi sono rivolto non mi hanno parlato di tale livello indicando il "Cambridge" come quello più riconosciuto e valido "a vita" a differenza di anni che sono a scadenza biennale.
                              Facepalm
                              Il QCER è il quadro di riferimento del Consiglio d'Europa, che prevede i livelli A1, A2, B1, B2, C1 e C2.
                              Tutti gli istituti che rilasciano attestati, compreso il Cambridge, prevedono una tabella di corrispondenza tra i loro punteggi/livelli e il livello QCER.

                              Per quale motivo ritieni che gli stage non servono a nulla? Non sono comunque un'esperienza da inserire nel curriculum e per fare pratica se questi avvengono all'interno del settore del quale è stato conseguito il titolo di studio?
                              Nel curriculum puoi scrivere quello che vuoi; poi bisogna vedere cos'è che interessa alla persona che lo legge.
                              Ai miei tempi, prima applicazione della riforma, erano obbligatorie attività  formative professionalizzanti in tutti i corsi di studio, che nella maggior parte dei casi si estrinsecavano in stages. Ovviamente trovare uno stage, essendo gratis, era molto più semplice che trovare lavoro. Ma, specularmente, c'erano decine e decine di giovani qualificati disposti a lavorare gratis, in quanto, senza maturare i crediti relativi allo stage, non potevano laurearsi. Le imprese capirono presto questo giochino e quindi praticamente misero in pianta organica una risorsa vacante da occupare tramite stagisti avvicendati.
                              Poi, una volta laureati, si sentivano dire che lo stage fatto durante il corso di studi non valeva niente, perché essendo obbligatorio le imprese non gli danno tanto peso. Altra scusa per prenderti a lavorare gratis. Il secondo stage sarà  formativo quanto il primo (cioè nulla) e quando andrai a fare colloqui di lavoro non sarà  preso in considerazione, perché il lavoro gratuito non è apprezzato. A quel punto se sei debole continui a cascare nel gioco e proporti per stages, entrando in un vortice da cui è difficile uscire.

                              Sulle altre domande non ti posso rispondere. Le variabili in gioco sono tantissime e dunque l'esito di un discorso potrebbe dipendere dalla concatenazione di vari fenomeni, molti dei quali imprevedibili. Quasi una congiuntura astrale.

                              Di fare la magistrale al nord o all'estero ( per quanto all'estero mi potrebbe risultare complicato ) ?
                              All'estero se hai intenzione di tornare lascia perdere: rischieresti che gli studi non vengano riconosciuti e non te ne faresti niente.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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