Un breve preambolo sulla mia situazione:
sono un ragazzo (c'è chi direbbe direttamente uomo, ma vabè) di 21 anni, e sono arrivato a un momento di crisi profonda.
Finisco il liceo classico 3 anni fa (2015) e comincio a studiare Ingegneria Informatica all'Università di Pisa. Tuttavia, dopo tre anni (il 3° anno sarebbe questo qui, iniziato a Settembre), capisco che non è la strada che intendo intraprendere, sia segnalato da una perdita assoluta di voglia di studiare, sia con l'aiuto di una psicologa. Ebbene quest'ultima mi ha aiutato a capire che la "scelta" che ho fatto circa 3 anni fa, non era proprio una scelta.
Infatti, la stragrande maggioranza dei ragazzi, una volta terminata la scuola superiore (ma anche da prima), sanno già che percorso intraprendere. Così non è stato per me. L'arrivare a scegliere Ing. Inf è stato dettato da un processo di esclusione (questo no, quello no, etc...), ma anche dal fatto che bene o male, di informatica mi interesso. Quindi, già da qui si era presentata una spia di allarme.
Ma arriviamo al titolo del topic. Capito che non voglio fare ingegneria, nella mia testa faceva capolino l'idea di aver sempre considerato affascinante il sapere svariate lingue, in modo di comunicare con persone di altre nazioni che non necessariamente padroneggiano l'inglese.
Ed ora eccomi qua, a chiedermi se effettivamente è una scelta sensata. Il perché chiedete? Beh, se ci pensate, di sti giorni tecnologie come l'intelligenza artificiale, il machine learning, e così via diventano sempre abili in svariati ambiti, tra cui la traduzione. Basti vedere le cuffie della Google che permettono di tradurre (quasi) in tempo reale. Quindi chiedo io, ha senso per me, che ho già buttato 3 anni e soldi, partendo quindi già svantaggiato, incominciare questo percorso?

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