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Quanto incide la media triennale?

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  • Quanto incide la media triennale?

    Salve a tutti, scrivo questo topic per chiedere un parere in riferimento a quello che è un argomento che ormai da troppo tempo mi affligge: la media di una laurea triennale (più precisamente in economia).
    Manca poco alla laurea ma a conti fatti mi son accorto di avere una media davvero bassa (si aggira intorno al 23).
    Realmente quanto inciderà  questo fattore ai fini dell‘idea prossima di iscriversi ad una buona magistrale in materia?
    Purtroppo, nel corso della mia carriera universitaria mi sono ritrovato “costretto” (cause di tempistica) ad accettare determinati voti e forse me ne sto accorgendo troppo tardi.
    Cosa consigliate? Quali sono i vostri pareri in merito?

  • #2
    Dipende da luogo e condizioni. Se vuoi, dimmi in che università  e a quale classe di laurea sei iscritto, nonché quali intenzioni avresti per magistrali e futuro generale. Forse si può indagare qualcosa.

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    • #3
      Ciao. Allora le condizioni sono queste:
      L‘università  presa in questione è l‘Università  della Calabria e la classe di laurea è la L-33 (corso di laurea in economia NON economia aziendale).
      Le mie intenzione sarebbero quelle di proseguire con una specialistica in ambito Management, Management Internazionale, Finanza (anche se per molte facoltà  è richiesto un 110 minimo), Corsi di Banking and Finance.
      Per linee generale vorrei tenermi su questi standard, niente di troppo generico anche se la lista potrebbe essere allungata ancora di parecchio.
      A me interessava sapere effettivamente, indipendentemente da ingresso libero o test di ingresso, quante possibilità  ci fossero. Non vorrei condizionare le mie scelte per una media del genere, soprattutto conoscendo il mio modo di fare.
      L‘ambito di analisi è comunque mirato anche all‘estero. Mi servirebbe una panoramica generale per capire qualcosa in più, grazie.

      Ps. Prendo in considerazione anche la possibilità  di acquisire ulteriori competenze curriculari prima di un eventuale iscrizione ad una specialista (master di 1 livello - certificazioni di lingua inglese ecc..)

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      • #4
        Hai puntato qualche università  diversa o hai intenzione di restare in UniCal in magistrale? Nel frattempo ho controllato i bandi di qualche laurea dell'area economica lì, ed in nessuna di queste la media o il voto finale sembrano essere fattori discriminanti nella determinazione della graduatoria. Alcune università  sia statali che private richiedono un voto minimo per l'ammissione a determinati corsi magistrali (che in generale va da 95 a 105, il 110 come voto minimo non l'ho mai visto), ma nella maggior parte dei casi si tratta solo di un voto "consigliato", visto che l'area economico-statistica è considerata generalmente area da "verifica requisiti e personale preparazione", ossia è sufficiente avere una laurea in cui si è ottenuto un numero minimo nei settori SECS-P per essere ammessi.

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        • #5
          1. Le specialistiche non esistono più.
          2. La laurea magistrale è un percorso completamente autonomo rispetto alla laurea, che è solo il titolo che serve per accedervi. Ne deriva che non possono essere presi in considerazione né il voto finale né i voti intermedi della laurea ai fini dell'attribuzione del voto per il conseguimento della laurea magistrale.
          3. I regolamenti didattici di alcuni corsi di laurea magistrale prevedono dei requisiti di merito per l'accesso, tra cui possono essere presenti il voto di laurea o la media dei voti riportati nel corso di laurea. Al di sotto di certe soglie l'iscrizione potrebbe non essere consentita, oppure potrebbero essere previsti degli ulteriori sbarramenti all'accesso (ad esempio l'accesso potrebbe essere condizionato al superamento di una prova di ammissione atta a verificare l'idoneità  e/o l'attitudine del candidato, potrebbe essere richiesta una lettera di intenti, potrebbe essere richiesto di sostenere un colloquio motivazionale). Bisogna consultare i regolamenti.
          4. Le facoltà  non esistono più nella maggior parte degli atenei e, comunque, anche quando esistevano o laddove esistano ancora non è per l'accesso alle facoltà  che è richiesto un determinato voto, ma semmai ai singoli corsi (altrimenti la questione sarebbe facilmente aggirabile rimanendo nella stesssa facoltà  in cui ci si è laureati).
          5. Il mercato del lavoro in Italia non ha capìto praticamente niente della riforma universitaria. Anche a causa della scellerata equiparazione del vecchio diploma di laurea alla laurea magistrale ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi (l'equiparazione non opera in à mbito accademico, ma ciò risulta molto complicato da far capire), la maggior parte della gente è convinta che esista una laurea breve e una laurea normale, che varrebbe come quella vecchia, e chi è consapevole del fatto che il percorso debba essere per forza spezzato è convinto che esista una continuità  tra il primo e il secondo ciclo (infatti si continua a parlare a sproposito di un fantomatico 3+2 nella realtà  inesistente), cioè, dunque, che la laurea magistrale assorba in qualche modo la laurea e che pertanto il suo voto sia riferito a un percorso quinquennale, anziché biennale. Questo consente a un sacco di gente di barare alla grande: si prende una laurea con voti ridicoli (stanno cominciando a diffondersi perfino voti sotto l'80, che nel previgente ordinamento erano praticamente estinti dai tempi dei 18 politici di pannelliana memoria) e poi si rifà  una verginità  con la laurea magistrale, impegnandosi per una piccola parte della carriera complessiva (due quinti intermini di crediti e quasi sempre ancor meno in termini di esami), peraltro la meno importante (perché gli esami fondamentali sono quelli dei corsi di primo ciclo, non di secondo), per poi far credere al potenziale datore di lavoro di turno di avere avuto un buon profitto.
          Poi, anche se tecnicamente, a differenza di come avveniva con le vecchie specialistiche, non esistono lauree magistrali in "continuità " ovvero ad "accesso diretto" da specifici corsi, in moltissimi atenei ancora oggi l'offerta di secondo ciclo è nei fatti modellata su quella di primo, con scelte di prosecuzione degli studi praticamente obbligate per chi intende rimanere nella stessa sede in cui si è laureato, tant'è che la percezione comune suggerisce che scegliere una differente laurea magistrale implichi effettuare un "passaggio" (in realtà  non esiste alcun passaggio dato che l'iscrizione a un corso di laurea magistrale presuppone uno specifico procedimento amministrativo che implica una nuova immatricolazione). Ecco perché molte persone che hanno conseguito una laurea magistrale non percepita come "continua" alla propria laurea semplicemente omettono di specificare quest'ultima sul CV, tanto per chi lo leggerà  quel «magistrale» sarà  interpretato come «quinquennale» e così si aggira l'ostacolo.
          Quando io mi occupavo di risorse umane, proprio perché conoscevo il giochetto, tendevo a scartare i curricula nei quali figurasse solo una laurea magistrale, oppure nei quali fossero indicati laurea e laurea magistrale ma con un unico voto. La collega che mi era di fianco, però, non capiva perché: glielo spiegai ma rimase comunque perplessa. Del resto, se nel 2018, a distanza di 14 anni dall'invenzione delle lauree magistrali, io continuo a leggere in giro domande così stupide del tipo «se mi iscrivo alla magistrale in Economia dopo Scienze politiche mi convalidano gli esami?» (ma che ti devono convalidare, se è un corso che comincia da capo?), cosa ci si può aspettare da datori di lavoro di una certa età  che, se hanno mai visto una università , conoscono solo i vecchi corsi quadriennali che poi ”“ chissà  perché ”“ grazie alla memoria ricostruttiva sono diventati quinquennali?

          Veniamo adesso al capitolo estero.
          In tutto il resto d'Europa master e laurea magistrale (master's degree in inglese) è la stessa cosa. Del resto, entrambi i titoli italiani rientrano nel secondo ciclo del processo di Bologna e nello stesso livello dell'European qualification framework.
          I titoli esteri non hanno valore legale in Italia. In molti ordinamenti peraltro i corsi di secondo ciclo durano un solo anno e al rientro in Italia è facile ottenerne il riconoscimento ai fini della prosecuzione degli studi verso il terzo ciclo, ma è praticamente impossibile ottenerne l'equipollenza a una laurea magistrale italiana in quanto 60 crediti non diventano 120, pertanto se si segue la strada della richiesta di equipollenza tramite università  sarà  convalidato al massimo un anno di esami di un corso simile: gli altri andranno sostenuti.
          Se miri dunque all'abilitazione alla professione di dottore commercialista, scòrdatelo con il titolo estero. Al massimo, se vuoi in uno stato in cui esiste questa professione ed è regolamentata, puoi abilitarti lì e poi chiedere di stabilirti in Italia (è l'abilitazione che viene riconosciuta, non il titolo di studio).
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #6
            Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
            Hai puntato qualche università  diversa o hai intenzione di restare in UniCal in magistrale? Nel frattempo ho controllato i bandi di qualche laurea dell'area economica lì, ed in nessuna di queste la media o il voto finale sembrano essere fattori discriminanti nella determinazione della graduatoria. Alcune università  sia statali che private richiedono un voto minimo per l'ammissione a determinati corsi magistrali (che in generale va da 95 a 105, il 110 come voto minimo non l'ho mai visto), ma nella maggior parte dei casi si tratta solo di un voto "consigliato", visto che l'area economico-statistica è considerata generalmente area da "verifica requisiti e personale preparazione", ossia è sufficiente avere una laurea in cui si è ottenuto un numero minimo nei settori SECS-P per essere ammessi.
            SECS-P e SECS-S.
            In Italia le università  private non esistono.
            Non ricordo se alla Parthenope o all'Orientale di Napoli chi ha avuto 110 o 110 e lode può accedere ad alcuni corsi di laurea magistrale senza colloquio.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
              Il mercato del lavoro in Italia non ha capìto praticamente niente della riforma universitaria. Anche a causa della scellerata equiparazione del vecchio diploma di laurea alla laurea magistrale ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi (l'equiparazione non opera in à mbito accademico, ma ciò risulta molto complicato da far capire), la maggior parte della gente è convinta che esista una laurea breve e una laurea normale, che varrebbe come quella vecchia, e chi è consapevole del fatto che il percorso debba essere per forza spezzato è convinto che esista una continuità  tra il primo e il secondo ciclo (infatti si continua a parlare a sproposito di un fantomatico 3+2 nella realtà  inesistente), cioè, dunque, che la laurea magistrale assorba in qualche modo la laurea e che pertanto il suo voto sia riferito a un percorso quinquennale, anziché biennale. Questo consente a un sacco di gente di barare alla grande: si prende una laurea con voti ridicoli (stanno cominciando a diffondersi perfino voti sotto l'80, che nel previgente ordinamento erano praticamente estinti dai tempi dei 18 politici di pannelliana memoria) e poi si rifà  una verginità  con la laurea magistrale, impegnandosi per una piccola parte della carriera complessiva (due quinti in termini di crediti e quasi sempre ancor meno in termini di esami), peraltro la meno importante (perché gli esami fondamentali sono quelli dei corsi di primo ciclo, non di secondo), per poi far credere al potenziale datore di lavoro di turno di avere avuto un buon profitto.
              Poi, anche se tecnicamente, a differenza di come avveniva con le vecchie specialistiche, non esistono lauree magistrali in "continuità " ovvero ad "accesso diretto" da specifici corsi, in moltissimi atenei ancora oggi l'offerta di secondo ciclo è nei fatti modellata su quella di primo, con scelte di prosecuzione degli studi praticamente obbligate per chi intende rimanere nella stessa sede in cui si è laureato, tant'è che la percezione comune suggerisce che scegliere una differente laurea magistrale implichi effettuare un "passaggio" (in realtà  non esiste alcun passaggio dato che l'iscrizione a un corso di laurea magistrale presuppone uno specifico procedimento amministrativo che implica una nuova immatricolazione). Ecco perché molte persone che hanno conseguito una laurea magistrale non percepita come "continua" alla propria laurea semplicemente omettono di specificare quest'ultima sul CV, tanto per chi lo leggerà  quel «magistrale» sarà  interpretato come «quinquennale» e così si aggira l'ostacolo.
              Quando io mi occupavo di risorse umane, proprio perché conoscevo il giochetto, tendevo a scartare i curricula nei quali figurasse solo una laurea magistrale, oppure nei quali fossero indicati laurea e laurea magistrale ma con un unico voto. La collega che mi era di fianco, però, non capiva perché: glielo spiegai ma rimase comunque perplessa.
              E pensa a quanto so' cojone io, che nei CV scrivo sempre "Laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali (classe L-36)" in nome della correttezza amministrativa...

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              • #8
                Originariamente inviato da Rael25 Visualizza il messaggio
                E pensa a quanto so' cojone io, che nei CV scrivo sempre "Laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali (classe L-36)" in nome della correttezza amministrativa...
                Vogliamo parlare di chi ti chiede «triennale o specialistica»? Io rispondo, piccato, che la laurea, tout-court, è una sola e che le lauree specialistiche non esistono più.
                Ma poi che diavolo vorrà  mai dire «laurea triennale»? Se mediamente per conseguirla si impiegano 7.3 anni?
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  1. Le specialistiche non esistono più.
                  2. La laurea magistrale è un percorso completamente autonomo rispetto alla laurea, che è solo il titolo che serve per accedervi. Ne deriva che non possono essere presi in considerazione né il voto finale né i voti intermedi della laurea ai fini dell'attribuzione del voto per il conseguimento della laurea magistrale.
                  3. I regolamenti didattici di alcuni corsi di laurea magistrale prevedono dei requisiti di merito per l'accesso, tra cui possono essere presenti il voto di laurea o la media dei voti riportati nel corso di laurea. Al di sotto di certe soglie l'iscrizione potrebbe non essere consentita, oppure potrebbero essere previsti degli ulteriori sbarramenti all'accesso (ad esempio l'accesso potrebbe essere condizionato al superamento di una prova di ammissione atta a verificare l'idoneità  e/o l'attitudine del candidato, potrebbe essere richiesta una lettera di intenti, potrebbe essere richiesto di sostenere un colloquio motivazionale). Bisogna consultare i regolamenti.
                  4. Le facoltà  non esistono più nella maggior parte degli atenei e, comunque, anche quando esistevano o laddove esistano ancora non è per l'accesso alle facoltà  che è richiesto un determinato voto, ma semmai ai singoli corsi (altrimenti la questione sarebbe facilmente aggirabile rimanendo nella stesssa facoltà  in cui ci si è laureati).
                  5. Il mercato del lavoro in Italia non ha capìto praticamente niente della riforma universitaria. Anche a causa della scellerata equiparazione del vecchio diploma di laurea alla laurea magistrale ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi (l'equiparazione non opera in à mbito accademico, ma ciò risulta molto complicato da far capire), la maggior parte della gente è convinta che esista una laurea breve e una laurea normale, che varrebbe come quella vecchia, e chi è consapevole del fatto che il percorso debba essere per forza spezzato è convinto che esista una continuità  tra il primo e il secondo ciclo (infatti si continua a parlare a sproposito di un fantomatico 3+2 nella realtà  inesistente), cioè, dunque, che la laurea magistrale assorba in qualche modo la laurea e che pertanto il suo voto sia riferito a un percorso quinquennale, anziché biennale. Questo consente a un sacco di gente di barare alla grande: si prende una laurea con voti ridicoli (stanno cominciando a diffondersi perfino voti sotto l'80, che nel previgente ordinamento erano praticamente estinti dai tempi dei 18 politici di pannelliana memoria) e poi si rifà  una verginità  con la laurea magistrale, impegnandosi per una piccola parte della carriera complessiva (due quinti intermini di crediti e quasi sempre ancor meno in termini di esami), peraltro la meno importante (perché gli esami fondamentali sono quelli dei corsi di primo ciclo, non di secondo), per poi far credere al potenziale datore di lavoro di turno di avere avuto un buon profitto.
                  Poi, anche se tecnicamente, a differenza di come avveniva con le vecchie specialistiche, non esistono lauree magistrali in "continuità " ovvero ad "accesso diretto" da specifici corsi, in moltissimi atenei ancora oggi l'offerta di secondo ciclo è nei fatti modellata su quella di primo, con scelte di prosecuzione degli studi praticamente obbligate per chi intende rimanere nella stessa sede in cui si è laureato, tant'è che la percezione comune suggerisce che scegliere una differente laurea magistrale implichi effettuare un "passaggio" (in realtà  non esiste alcun passaggio dato che l'iscrizione a un corso di laurea magistrale presuppone uno specifico procedimento amministrativo che implica una nuova immatricolazione). Ecco perché molte persone che hanno conseguito una laurea magistrale non percepita come "continua" alla propria laurea semplicemente omettono di specificare quest'ultima sul CV, tanto per chi lo leggerà  quel «magistrale» sarà  interpretato come «quinquennale» e così si aggira l'ostacolo.
                  Quando io mi occupavo di risorse umane, proprio perché conoscevo il giochetto, tendevo a scartare i curricula nei quali figurasse solo una laurea magistrale, oppure nei quali fossero indicati laurea e laurea magistrale ma con un unico voto. La collega che mi era di fianco, però, non capiva perché: glielo spiegai ma rimase comunque perplessa. Del resto, se nel 2018, a distanza di 14 anni dall'invenzione delle lauree magistrali, io continuo a leggere in giro domande così stupide del tipo «se mi iscrivo alla magistrale in Economia dopo Scienze politiche mi convalidano gli esami?» (ma che ti devono convalidare, se è un corso che comincia da capo?), cosa ci si può aspettare da datori di lavoro di una certa età  che, se hanno mai visto una università , conoscono solo i vecchi corsi quadriennali che poi ”“ chissà  perché ”“ grazie alla memoria ricostruttiva sono diventati quinquennali?

                  Veniamo adesso al capitolo estero.
                  In tutto il resto d'Europa master e laurea magistrale (master's degree in inglese) è la stessa cosa. Del resto, entrambi i titoli italiani rientrano nel secondo ciclo del processo di Bologna e nello stesso livello dell'European qualification framework.
                  I titoli esteri non hanno valore legale in Italia. In molti ordinamenti peraltro i corsi di secondo ciclo durano un solo anno e al rientro in Italia è facile ottenerne il riconoscimento ai fini della prosecuzione degli studi verso il terzo ciclo, ma è praticamente impossibile ottenerne l'equipollenza a una laurea magistrale italiana in quanto 60 crediti non diventano 120, pertanto se si segue la strada della richiesta di equipollenza tramite università  sarà  convalidato al massimo un anno di esami di un corso simile: gli altri andranno sostenuti.
                  Se miri dunque all'abilitazione alla professione di dottore commercialista, scòrdatelo con il titolo estero. Al massimo, se vuoi in uno stato in cui esiste questa professione ed è regolamentata, puoi abilitarti lì e poi chiedere di stabilirti in Italia (è l'abilitazione che viene riconosciuta, non il titolo di studio).
                  quindi un master degree estero della durata di 1 anno consente l'accesso al PhD in Italia? Non sono richiesti 120CFU?
                  Io ho sempre pensato che i master degree estero venissero convalidati come master di I o II livello in Italia.

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                  • #10
                    Originariamente inviato da student Visualizza il messaggio
                    quindi un master degree estero della durata di 1 anno consente l'accesso al PhD in Italia? Non sono richiesti 120CFU?
                    Io ho sempre pensato che i master degree estero venissero convalidati come master di I o II livello in Italia.
                    Se dimostri che laddove siano stati conseguiti consentono l'accesso al ciclo di dottorato, te lo devono consentire anche in Italia, il che non implica dichiarazione di equipollenza ad altri fini con un titolo italiano. Se non ti consentono di farlo, rivolgiti al CIMEA.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #11
                      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                      1. Le specialistiche non esistono più.
                      2. La laurea magistrale è un percorso completamente autonomo rispetto alla laurea, che è solo il titolo che serve per accedervi. Ne deriva che non possono essere presi in considerazione né il voto finale né i voti intermedi della laurea ai fini dell'attribuzione del voto per il conseguimento della laurea magistrale.
                      3. I regolamenti didattici di alcuni corsi di laurea magistrale prevedono dei requisiti di merito per l'accesso, tra cui possono essere presenti il voto di laurea o la media dei voti riportati nel corso di laurea. Al di sotto di certe soglie l'iscrizione potrebbe non essere consentita, oppure potrebbero essere previsti degli ulteriori sbarramenti all'accesso (ad esempio l'accesso potrebbe essere condizionato al superamento di una prova di ammissione atta a verificare l'idoneità  e/o l'attitudine del candidato, potrebbe essere richiesta una lettera di intenti, potrebbe essere richiesto di sostenere un colloquio motivazionale). Bisogna consultare i regolamenti.
                      4. Le facoltà  non esistono più nella maggior parte degli atenei e, comunque, anche quando esistevano o laddove esistano ancora non è per l'accesso alle facoltà  che è richiesto un determinato voto, ma semmai ai singoli corsi (altrimenti la questione sarebbe facilmente aggirabile rimanendo nella stesssa facoltà  in cui ci si è laureati).
                      5. Il mercato del lavoro in Italia non ha capìto praticamente niente della riforma universitaria. Anche a causa della scellerata equiparazione del vecchio diploma di laurea alla laurea magistrale ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi (l'equiparazione non opera in à mbito accademico, ma ciò risulta molto complicato da far capire), la maggior parte della gente è convinta che esista una laurea breve e una laurea normale, che varrebbe come quella vecchia, e chi è consapevole del fatto che il percorso debba essere per forza spezzato è convinto che esista una continuità  tra il primo e il secondo ciclo (infatti si continua a parlare a sproposito di un fantomatico 3+2 nella realtà  inesistente), cioè, dunque, che la laurea magistrale assorba in qualche modo la laurea e che pertanto il suo voto sia riferito a un percorso quinquennale, anziché biennale. Questo consente a un sacco di gente di barare alla grande: si prende una laurea con voti ridicoli (stanno cominciando a diffondersi perfino voti sotto l'80, che nel previgente ordinamento erano praticamente estinti dai tempi dei 18 politici di pannelliana memoria) e poi si rifà  una verginità  con la laurea magistrale, impegnandosi per una piccola parte della carriera complessiva (due quinti intermini di crediti e quasi sempre ancor meno in termini di esami), peraltro la meno importante (perché gli esami fondamentali sono quelli dei corsi di primo ciclo, non di secondo), per poi far credere al potenziale datore di lavoro di turno di avere avuto un buon profitto.
                      Poi, anche se tecnicamente, a differenza di come avveniva con le vecchie specialistiche, non esistono lauree magistrali in "continuità " ovvero ad "accesso diretto" da specifici corsi, in moltissimi atenei ancora oggi l'offerta di secondo ciclo è nei fatti modellata su quella di primo, con scelte di prosecuzione degli studi praticamente obbligate per chi intende rimanere nella stessa sede in cui si è laureato, tant'è che la percezione comune suggerisce che scegliere una differente laurea magistrale implichi effettuare un "passaggio" (in realtà  non esiste alcun passaggio dato che l'iscrizione a un corso di laurea magistrale presuppone uno specifico procedimento amministrativo che implica una nuova immatricolazione). Ecco perché molte persone che hanno conseguito una laurea magistrale non percepita come "continua" alla propria laurea semplicemente omettono di specificare quest'ultima sul CV, tanto per chi lo leggerà  quel «magistrale» sarà  interpretato come «quinquennale» e così si aggira l'ostacolo.
                      Quando io mi occupavo di risorse umane, proprio perché conoscevo il giochetto, tendevo a scartare i curricula nei quali figurasse solo una laurea magistrale, oppure nei quali fossero indicati laurea e laurea magistrale ma con un unico voto. La collega che mi era di fianco, però, non capiva perché: glielo spiegai ma rimase comunque perplessa. Del resto, se nel 2018, a distanza di 14 anni dall'invenzione delle lauree magistrali, io continuo a leggere in giro domande così stupide del tipo «se mi iscrivo alla magistrale in Economia dopo Scienze politiche mi convalidano gli esami?» (ma che ti devono convalidare, se è un corso che comincia da capo?), cosa ci si può aspettare da datori di lavoro di una certa età  che, se hanno mai visto una università , conoscono solo i vecchi corsi quadriennali che poi ”“ chissà  perché ”“ grazie alla memoria ricostruttiva sono diventati quinquennali?

                      Veniamo adesso al capitolo estero.
                      In tutto il resto d'Europa master e laurea magistrale (master's degree in inglese) è la stessa cosa. Del resto, entrambi i titoli italiani rientrano nel secondo ciclo del processo di Bologna e nello stesso livello dell'European qualification framework.
                      I titoli esteri non hanno valore legale in Italia. In molti ordinamenti peraltro i corsi di secondo ciclo durano un solo anno e al rientro in Italia è facile ottenerne il riconoscimento ai fini della prosecuzione degli studi verso il terzo ciclo, ma è praticamente impossibile ottenerne l'equipollenza a una laurea magistrale italiana in quanto 60 crediti non diventano 120, pertanto se si segue la strada della richiesta di equipollenza tramite università  sarà  convalidato al massimo un anno di esami di un corso simile: gli altri andranno sostenuti.
                      Se miri dunque all'abilitazione alla professione di dottore commercialista, scòrdatelo con il titolo estero. Al massimo, se vuoi in uno stato in cui esiste questa professione ed è regolamentata, puoi abilitarti lì e poi chiedere di stabilirti in Italia (è l'abilitazione che viene riconosciuta, non il titolo di studio).
                      Ti ringrazio per essere stato cosi esaustivo!
                      Sostanzialmente mi sto creando delle paranoie per nulla?
                      Potrei, comunque, passare l'anno prima dell'eventuale iscrizione ad una magistrale iscrivendomi ad un master di I livello o eventualmente integrando esami che nel mio curriculum non sono presenti perché non considerati dal mio corso di studi?

                      Se possibile vorrei approfondire la discussione, in privato, perché avrei molti dubbi da colmare e credo sarebbe impossibile qui.

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                      • #12
                        Puoi iscriverti subito a un corso di master universitario di primo livello e poi, una volta conseguito il master, farti riconoscere i relativi crediti in un corso di laurea magistrale. Oppure utilizzarli per assolvere ai requisiti di accesso al posto dei corsi singoli.
                        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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