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Che problemi hanno i laureati cheap

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  • Che problemi hanno i laureati cheap

    Mi stavo domandando che problemi hanno quei laureati che stanno proseguendo gli studi nel corso di laurea magistrale e quando chiedi loro se sono laureati ti rispondono di no.
    Alla voce "professione" sui moduli scrivono «studente» e alla voce "titolo di studio" «diploma».
    Per mantenersi agli studi fanno gli addetti al teleselling, i tuttofare nella ristorazione fast food, i camerieri nei pubs, i venditori porta a porta e, se proprio va di lusso, i commessi nei negozi o i telefonisti inbound. Tutti mestieri emotivamente e fisicamente più stressanti rispetto a un lavoro intellettuale commisurato al titolo di studio conseguito, che risulterebbe altresì più appagante.
    Li incontri e ti dicono: «Io sono al quinto anno di Psicologia e il mio compagno al terzo di Infermieristica: ci laureiamo insieme!». E tu sei indeciso se fare un facepalm o una faccia così: .
    Poi conseguono la laurea magistrale e nel migliore dei casi vanno a svolgere mansioni per le quali sarebbe stata sufficiente la laurea, che avrebbero potuto trovare anche prima, magari continuando a studiare esattamente come hanno fatto facendo i camerieri, i friggitori, gli addetti alle vendite (con relativi salti mortali).

    Ho l'impressione che costoro si vogliano autoconvincere che quella che chiamano «triennale», il che è di per sé già odioso, non serva a niente. E che abbiano paura di impegnarsi in un lavoro 'vero' e potenzialmente definitivo per il timore di ammettere che la laurea magistrale non serve a niente, senza sapere che cominciando a lavorare nel settore la LM potrebbe costituire un mezzo per il miglioramento della propria posizione, esattamente come avviene nei paesi di lingua inglese(*).
    Il problema è così facendo costoro che drogano tutto il mercato del lavoro. Dal loro atteggiamento dipende una buona parte del fallimento della riforma degli ordinamenti didattici

    Nei paesi di lingua inglese, in cui la tradizione dei cicli è atavica (deriva dalle università medievali, infatti è sempre stata presente anche nelle pontificie) e consolidata, non trovereste mai uno studente di un master program(me) che si presenti come studente, ma dirà di essere un graduate student, cioè uno studente laureato, e di stare seguendo un corso (program[me]) post-grad. E lo scopo per cui lo fa è tipicamente l'avanzamento della propria carriera. Il master's degree oltremanica e oltreoceano è talmente importante che gli anglo-americani lo mettono nella firma. Arriverà il nostro sistema a un tale grado di maturità , o continueranno tutti a fare la corsa alla laurea magistrale, vanificando di fatto non solo le intenzioni del riformatore, ma proprio la ratio della novella?
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

  • #2
    Purtroppo è la stessa offerta lavorativa che è carente e non permette di esprimere le potenzialità  e le capacità  dei neolaureati. A forza di beccarsi porte in faccia l'autostima crolla e si finisce con l'adattarsi svolgendo la prima mansione che capita, nella speranza che prima o dopo capiterà  un'occasione migliore. Persino dalle mie parti (Veneto), dove le offerte di lavoro non mancano di sicuro, i laureati che vogliono trovare un lavoro correlato agli studi fatti sono costretti ad emigrare in massa. Non oso immaginare quello che succede al sud.
    Quando l'offerta è molto superiore alla domanda il deprezzamento della merce in vendita si manifesta rapidamente, se mi passi l'analogia.
    E per tornare ai nostri neolaureati, le scarse possibilità  di inserimento nel mondo lavorativo vanno anche a colpire pesantemente la sfera psicologica, creando un sottofondo di insicurezza e disistima. Alla fin fine per traslazione pure le lauree vengono sminuite.
    Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
    digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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    • #3
      Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
      Purtroppo è la stessa offerta lavorativa che è carente e non permette di esprimere le potenzialità  e le capacità  dei neolaureati. A forza di beccarsi porte in faccia l'autostima crolla e si finisce con l'adattarsi svolgendo la prima mansione che capita, nella speranza che prima o dopo capiterà  un'occasione migliore.
      Questo è chiaro, ma sto parlando di un altro fenomeno.
      Il laureato medio, a meno che non abbia conseguito una laurea abilitante a una professione sanitaria, dà  per scontato che debba proseguire gli studi per il conseguimento di una laurea magistrale, cosa che non percepisce come conseguimento di un titolo superiore ma più un completamento. Lo abbiamo visto anche su questo forum: come reagiscono quando Marika e io spieghiamo loro che dopo Scienze politiche o Scienze della comunicazione, o per fino Lingue, possono prendere una laurea magistrale perfino in Economia?
      Con la sola laurea o non si cerca proprio lavoro oppure si cerca un lavoro poco qualificato dando per scontato che, la cosiddetta triennale, è come non averla. Tant'è che molti quando si sentono chiedere se sono laureati rispondono di no («no, non ancora»: al massimo dicono «solo in triennale», se proprio va di lusso) e chi ha conseguito una laurea e una laurea magistrale molto raramente dice di possedere due titoli. Tipicamente chi si trova in questa situazione dice solo di essere laureato.

      Persino dalle mie parti (Veneto), dove le offerte di lavoro non mancano di sicuro, i laureati che vogliono trovare un lavoro correlato agli studi fatti sono costretti ad emigrare in massa. Non oso immaginare quello che succede al sud.
      Delle 200-300mila persone che ogni anno lasciano l'Italia, la stragrande maggioranza è del Nord.
      I meridionali sono ancora mentalmente colonizzati e dunque vanno al Nord pensando trovare l'Eldorado. A quel punto o proseguono oltre confine o tornano da mammà  con la coda tra le gambe, quando non fanno finta di svolgere chissà  quale lavoro mentre chiedono l'elemosina come in una pubblicità  del McDonald's. Sapessi mia madre e io quanti ne abbiamo intercettati a Milano, soprattutto pugliesi. Distribuiscono volantini e arance fuori alla Coop, ma a casa raccontano chissà  cosa. Vivono anche in sei in un appartamento di due camere. Prima o poi il gruzzolo che hanno da parte finisce e sono costretti a fare i conti con quello che percepiscono come un fallimento personale, e la batosta sarà  tanto più forte quanto più sarà  stato il tempo durante il quale avranno voluto ignorare il problema.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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