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Cosa ne pensate dei corsi di laurea in economia? Soprattutto in tema occupazionale?

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  • Cosa ne pensate dei corsi di laurea in economia? Soprattutto in tema occupazionale?

    Buonasera, rieccomi con un altra domanda.
    Cosa ne pensate dei corsi di laurea in economia ? Soprattutto per quanto riguarda l'ambito occupazionale. (Concretamente, se ci sono ancora possibilità  di accedere a lavori ben pagati o no). Al momento sto studiando economia, non per passione visto che i miei veri interessi sono altri, ma perchè per medicina e ingegneria non mi sento per niente portato. Vi ringrazio per le risposte.

  • #2
    Buonasera,

    innanzitutto va detto che in Italia si confonde l‘economia con le scienze aziendali, che, in altri paesi in cui le classificazioni epistemologiche sono più rigorose, sono tenute ben distinte.
    L‘economia è la scienza economica, anche detta economia politica: microeconomia, macroeconomia, scienza delle finanze.
    Le scienze aziendali sono la ragioneria, che in Italia viene chiamata anche economia aziendale (questo concetto comprende anche la finanza aziendale, l‘analisi di bilancio, l‘amministrazione e il controllo di gestione), il management, l‘organizzazione aziendale, il marketing.

    In Italia lo studio dell‘economia politica è iniziato prima della cosiddetta unità  presso l‘attuale Università  Federico II di Napoli, presso la cui facoltà  di Giurisprudenza il religioso Antonio Genovesi nel ‘700 tenne la prima cattedra della materia. In epoca più recente si è sviluppato soprattutto presso i corsi di laurea in Scienze politiche, che poi furono suddivisi in 5 indirizzi tra cui quello politico-economico.
    Lo studio dell‘economia aziendale è invece più recente: i primi corsi di laurea in Scienze economiche e commerciali, poi Economia e commercio, furono attivati sotto il Fascismo. In realtà  la prima scuola al riguardo fu la Bocconi, che da scuola di specializzazione per diplomati in ragioneria aspiranti all‘abilitazione alla professione di ragioniere commercialista fu elevata al rango di istituto universitario. Con la riforma Gentile, ai diplomati in ragioneria fu consentito l‘accesso all‘università , per l‘appunto limitatamente a questo ramo. Più o meno contemporaneamente a Napoli nasceva il Navale (oggi Università  Parthenope), un istituto universitario a ordinamento speciale istituito per volere del senatore liberaldemocratico Pasquale Leonardi Cattolica, ufficiale di Marina, presso cui furono attivate le due facoltà  di Economia marittima e Scienze nautiche, con i corsi di laurea in Economia marittima e dei trasporti e in Scienze della navigazione. Negli anni il corso di laurea in Economia marittima diviene il famoso Economia del commercio internazionale e dei mercati valutarà®.
    Negli anni successivi il corso di laurea in Economia e commercio si diffuse un po‘ in tutte le università  statali.
    Nel 1976 nasce il corso di laurea in Discipline economiche e sociali, attivato dalla Bocconi e da una giovanissima Università  della Calabria, con il suo famoso campus sito nei pressi dell‘abitato di Arcavà cata, il primo e tuttora uno degli unici cue del suo genere in Italia. Tale corso, noto come DES, è stato il primo prevalentemente dedicato allo studio dell‘economia come scienza, peraltro con quasi puro metodo quantitativo, secondo un approccio rigoroso che caratterizzava il corso nel suo complesso.
    Il corso di laurea in Economia e commercio, previsto dalla tabella VIII dell‘ordinamento di cui al R.D. 1652/1938 come modificata dal decreto MPI 27/10/1992, nell‘anno conobbe alcune revisioni. In ultimo fu modificato dal decreto MURST 26/02/1996, entrato in vigore nell‘anno accademico 1996-1997, il quale lasciando la durata legale del corso in 4 anni (con 23 annualità  di cui 10 fondamentali, 8 caratterizzanti e 5 complementari, oltre a 1 prova di idoneità  in lingua straniera da sostenere solo se tra i complementari non fossero state scelte due annualità  della stessa lingua e una prova di idoneità  in conoscenze informatiche di base se non era stato scelto l‘insegnamento annuale di Fondamenti di informatica), lo articolò in 6 indirizzi (costitutivi o meno del titolo rilasciato a discrezione dell‘ateneo):
    - generale (corrispondente grossomodo al vecchio corso di laurea in Scienze economiche e commerciali);
    - economia aziendale;
    - economia politica;
    - economia e legislazione per l‘impresa;
    - economia delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali;
    - economia ambientale.
    Contemporaneamente nascevano corsi di laurea autonomi per ognuno degli indirizzi di cui sopra: Economia aziendale, Economia politica, Economia ambientale, Economia e legislazione per l‘impresa, Economia delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali, Economia ambientale. A questi si affiancarono, Economia assicurativa e previdenziale, Economia bancaria, Economia bancaria, finanziaria e assicurativa (stesso piano degli studi di Economia bancaria), Economia del turismo, Economia delle istituzioni e dei mercati finanziarà®, Economia industriale. Tra il 1998 e il 2000, infine, nacquero Economia e finanza (Parma), Marketing (Parma), Economia e gestione dei servizi (Modena e Reggio Emilia) ed Economia per le arti, la cultura e la comunicazione (Bocconi), tra i primi corsi dell‘università  dell‘autonomia.
    Va detto,d‘altro canto, che si studiano sia economia sia scienze aziendali anche nei corsi di laurea di à mbito statistico: ce ne sono alcuni orientati all‘econometria (e dunque alla politica economica), altri al marketing analitico (altri ancora alle applicazioni informatiche della statistica). Certamente il corso di laurea in DES ha uno spiccato orientamento statistico-economico.

    Con la riforma universitaria, nel primo ciclo sono state previste due classi separate per l‘economia (28, ora L-33, Scienze economiche) e le scienze aziendali (17, ora L-18, Scienze dell‘economia e della gestione aziendale). L‘Università  della Calabria ha trasformato il corso di laurea in DES collocandolo, nell‘à mbito del nuovo ordinamento, nella classe 35 (Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace). Oggi il corso è nella corrispondente classe L-37, ma ha cambiato nome in «Discipline economiche e sociali per lo sviluppo».
    In ogni caso personalmente rilevo una generale tendenza alla disattivazione dei corsi di laurea di classe 28/L-33, che, del resto (fonte CINECA), hanno un numero di iscritti assai esiguo rispetto a quelli di classe 17/L-18.

    Negli anni le lauree in Economia nelle loro varie declinazioni sono state probabilmente le più rilasciate, con una netta prevalenza di Economia aziendale a partire dagli anni 2000. Ancora oggi (fonti CINECA e AlmaLaurea) una laurea su tre di quelle rilasciate è di classe L-18; se però aggreghiamo le varie classi ingegneristiche, allora è un testa a testa tra queste e il gruppo economico e aziendale (in cui la classe L-33 incide molto poco per le motivazioni di cui sopra). E, contrariamente a quanto comunemente si crede, superano entrambi i laureati magistrali a ciclo unico in Medicina: d‘altronde in Italia quelli in Medicina sono storicamente i titoli accademici più rilasciati e il medico è di gran lunga la professione regolamentata più esercitata, tanto che abbiamo anche il più alto rapporto di medici per abitante d‘Europa (e probabilmente del mondo). Questo benché gli avvocati pure siano tantissimi (più che in Francia*, Germania e Spagna, dove pur son tanti, e, à§a va sans dire, Regno unito), anche perché non tutti i laureati in Giurisprudenza diventano avvocati (al picco siamo arrivati intorno al 50%), mentre quasi tutti i laureati in Medicina si abilitano alla professione di medico-chirurgo. Per la cronaca, i laureati del gruppo economico sono molti di più dei laureati in Giurisprudenza, ma i dottori commercialisti e gli esperti contabili sommati non saranno neanche un terzo degli avvocati (del resto, l‘istituto tecnico commerciale era la scuola secondaria superiore più frequentata, eppure i ragionieri commercialisti erano pochissimi, meno dei geometri e forse anche meno dei periti industriali).

    Malgrado le lauree in parola siano molto diffuse e debbano subire la concorrenza di tantissime lauree (dell‘area politico-economico-sociale ma, per quanto concerne i settori del turismo e delle risorse umane, anche umanistiche), sono ancora piuttosto apprezzate sul mercato del lavoro. Va tenuto conto del fatto, però, che negli ultimi anni anche i laureati in Ingegneria sono in sofferenza.



    ____________
    Prima che dal tribunale di Napoli fossero scorporati i tribunali di Nola e Torre Annunziata (e, successivamente, il tribunale di Napoli nord, che ha acquisito anche territori precedentemente ricadenti nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere), solo gli avvocati del foro di Napoli erano più che tutti gli avvocati francesi. Adesso il record è detenuto dagli avvocati del foro di Roma. Non parliamo poi degli abilitati al patrocinio dinnanzi alle giurisdizioni superiori (i cosiddetti cassazionisti).
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Scusa l'off topic ma secondo me i topic con titoli così vaghi danneggiano il forum: innanzitutto una discussione così con un titolo simile non verrà  mai letta, in secondo luogo verrà  indicizzata male dai motori di ricerca, in terzo luogo non servirà  a nessuno delle persone con i tuoi stessi dubbi perchè faranno fatica a trovare il topic con la funzione "Cerca" interna del forum.

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      • #4
        Ho modificato il titolo della discussione.
        Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
        digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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        • #5
          Mi ero dimenticato del fatto che nell'à mbito del management la concorrenza è anche con laureati in Ingegneria, non necessariamente gestionale. I managers degli ex carrozzoni pubblici sono praticamente monopolio di laureati in Ingegneria, ad esempio il top e il middle management di Telecom Italia sino a poco tempo fa era costituito quasi esclusivamente da laureati in Ingegneria e così quelli di tutte le società  un tempo controllate dall'Iri, nonché di Eni, Enel, Edison. Questo in realtà  risponde a vecchie logiche di Stato secondo cui il dirigente dovesse essere competente nelle materie di cui si occupa l'impresa o ente che va a dirigere (infatti alla dirigenza e alla presidenza della Rai vanno quasi sempre giornalisti) e non in direzione, organizzazione e amministrazione d'impresa. É la stessa logica per la quale i direttori generali e i direttori amministrativi delle aziende sanitarie locali (ASST in Lombardia, aziende ULSS in Veneto, aziende USL in Emilia-Romagna e Toscana, ASUR nelle Marche, ASL in Campania e Puglia, ASP in Basilicata e Calabria etc.) sono medici, mentre nelle omologhe strutture dei paesi di lingua tedesca e inglese sono esperti di direzione aziendale.
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