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  • INFORMAZIONI SULL'UNIVERSITA'

    ciao, vorrei sapere se all‘università si praticano anche delle emulazioni di cause ecc..????
    grazie in anticipo

  • #2
    In Italia è rarissimo, ma qualcuno lo fa.
    In Spagna è la norma. Anzi, in Spagna tipico esame dei corsi di Derecho è la redazione di un parere giuridico nella materia oggetto dell'esame.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      conosci quale università  fa cose de genere?

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      • #4
        Premesso che in merito non me ne intendo molto, credo che sia un'attività  più da corsi organizzati da avvocati per la preparazione all'esame di abilitazione che vanno dai 200 ai 2.500 euro circa.
        Nel campo del diritto le università  sono molto indietro e le poche esercitazioni svolte negli anni passati come questa fanno più ridere i polli che altro perchè i processi non si svolgono assolutamente in quel modo (tra l'altro la LIUC poco tempo fa ha rinunciato al dipartimento di giurisprudenza quindi doppia inutilità ).
        Interessante l'osservazione di Dottore soprattutto sulla redazione degli atti più che sui processi simulati, mi auguro che chi ci legge prenda nota.
        C'è anche la versione "povery", cioè auto-esercitazioni di studenti in gruppi Facebook.

        P.S. Consiglio di pubblicare titoli più precisi per rendere la ricerca di chi è interessato allo stesso argomento più facile.

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        • #5
          La Liuc non ha mai avuto un dipartimento di Giurisprudenza; attualmente ha un unico dipartimento, denominato Gestione integrata d'impresa, cui afferisce l'intera offerta formativa dell'ateneo, ivi compreso il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza (che mi pare sia stato finalmente posto ad esaurimento a partire dall'anno accademico appena iniziato, 2018-2019, malgrado gli annunci dei giorni scorsi). Prima invece aveva tre facoltà  (ma non aveva dipartimenti e se non sbaglio neanche istituti).
          Preciso altresì che ciascuna università  decide come organizzarsi a livello di strutture amministrative e didattiche. L'attivazione e la disattivazione dei corsi di studio a partire dall'anno accademico 2001-2002 è quasi totalmente autonoma (quella dei corsi di master universitario avviene invece in totale autonomia in quanto non esiste naenche una banca dati centralizzata dell'offerta formativa; quella dei corsi di dottorato di ricerca è invece tuttora regolata da norme speciali ante-riforma che prevedono maggiori vincoli; quella delle scuole di specializzazione, infine, è l'unica completamente in mano al Ministero), sicché «rinunciare» non mi sembra il termine corretto.

          Tanto premesso, il punto è che in tutto il resto del mondo occidentale (tranne che nei paesi di lingua inglese, che notoriamente hanno una tradizione giuridica differente*) ci si iscrive ai corsi di legge per fare l'avvocato (il notaio non esiste dappertutto e l'accesso alla magistratura è assai diversificato, quindi non entro nel merito); in Italia invece ci si iscrive a Giurisprudenza (che non per niente si chiama così e non «Legge» o «Diritto») perché apre molti sbocchi, tanto che anni fa a Napoli (ove alla Federico II la facoltà  di Giurisprudenza, tradizionalmente monocorso, raccoglie da anni quasi la metà  degli iscritti di tutto l'ateneo) veniva considerato una sorta di refugium peccatorum: chi non sa cosa fare, ma magari deve iscriversi all'università  perché deve mantenere alto il nome della famiglia, si iscrive a Giurisprudenza, che garantisce (o meglio garantiva, ma ci arrivo) un certo tenore di vita e dunque protegge dalla mobilità  sociale discendente. Purtroppo c'è anche l'idea ”“ assolutamente sbagliata, oserei dire malsana ”“ che trattandosi di studi ”˜umanistici‘ (le virgolette sono d'obbligo in quanto a Giurisprudenza si studia la scienza giuridica, non poesie o romanzi, naturalmente senza nulla togliere alla letteratura e alle arti) sono magari non facili ma sicuramente affrontabili da chiunque, quindi ci va pure il figlio del medico e dell'insegnante (coppia tipica della media borghesia delle città  medie e piccole, e non solo di quelle, di alcune zone della cosiddetta Italia) che non ha molta voglia di studiare, non è «portato» per seguire le orme del padre e viene dissuaso dalla madre a percorrere le sue (tipico complesso di inferiorità  nel quale non mi addentro). Il risultato è che spesso questi studi si trascinano per anni, tant'è a Giurisprudenza con il vecchio ordinamento, quando il corso durava 4 anni, non solo essere fuoricorso era considerata la norma, ma i tempi medi di laurea erano pazzeschi (molto più alti che a Ingegneria, che aveva la nomea di essere impossibile).
          D'altro canto, sino a pochi anni fa solamente il 40% dei laureati in Giurisprudenzaa iniziava la pratica forense. La maggior parte degli studenti di Giurisprudenza già  si iscriveva con l'idea che non avrebbe mai fatto l'avvocato. Anche a causa delle limitazioni esistenti in Italia all'esercizio della professione**, i laureati in Giurisprudenza sono relativamente poco richiesti nel settore privato e quindi la maggior parte del rimanente 60% veniva assorbito dalla pubblica amministrazione. Ciononostante, siam oarrivati in Italia ad avere il più alto numero di avvocati in Europa, con i fori di Napoli*** e Roma ciascuno con più avvocati che interi grandi stati quali Francia, Germania e perfino Spagna (dico «perfino» perché è il paese che somiglia di più al nostro quanto a certe dinamiche). In Francia ad esempio una cosa del genere sarebbe inconcepibile, anche perché studiare scienze politiche e dell'amministrazione è considerata una cosa prestigiosissima (si viene percepiti come dei servitori civili) e pertanto chi è interessato a quel settore non si iscrive di certo a Droit. Poi sono arrivati il trattato di Maastricht, il patto di stabilità  e il conseguente blocco delle assunzioni nella P.A., che, specie dopo la riduzione del praticantato a 18 mesi (e la possibilità  di ridurlo ulteriormente conseguendo la specializzazione in Professioni legali), hanno fatto sì che tutti quanti, in assenza di alternativa, si buttassero sulla professione forense, tanto che CNF e Cassa forense, non essendo riusciti a ottenere il numero programmato, hanno introdotto dei dissuasori come la previdenza minima obbligatoria per tutti gli iscritti all'albo, anche se non esercitano o guadagnano pochissimo (parliamo di gente che in un anno non arriva a 10mila euro lordi).




          ______
          * In particolare in Gran Bretagna solo recentemente la formazione dell'avvocato sta cominciando a passare per le università . La maggior parte degli avvocati non ha un titolo accademico in materie giuridiche. Tipicamente hanno compiuto studi universitari (anche molto distanti; ad esempio la mitica lady di ferro aveva un B.Sc. in Chemistry) e poi sono stati cooptati per la pratica forense e l'accesso al bar exam (questo serve per diventare barrister; francamente non so come funzioni per il solicitor).
          Negli Stati uniti d'America non è formalmente richiesto alcun titolo per l'accesso al bar exam. Di fatto decide il mercato (per il prinpio dell'assenza del valore legale del titolo di studio) e la consuetudine invalsa è che bisogna aver conseguito la qualifica di juris doctor, che è un dottorato professionale (tipologia distinta dal philosophy doctorate, con il quale si consegue la qualifica di di doctor philosophià¦, paragonabile al nostro dottorato di ricerca e corrispondente a un livello più alto, in quanto i dottorati professionali sono slla stessa scala dei master's degree) conseguibile tramite un graduate program di secondo ciclo, cioè posteriore a un bachelor's degree; quest'ultimo può essere in qualsiasi à mbito e in una qualsiasi disciplina (ovvero in due discipline, major e minor, o anche senza specificazione della disciplina laddove consentito). La commissione del bar exam può tenere conto anche dell'ateneo che ha rilasciato il titolo (anzi, tipicamente lo fa).
          ** La professione di avvocato può essere esercitata solo in forma libero-professionale (eventualmente in associazione tra professionisti) oppure alle dipendenze di una pubblica amministrazione ma, in questo caso, con rapporto esclusivo per l'ente di appartenenza, a meno che non si tratti dell'avvocatura dello Stato (in questo caso si possono difendere comunque i soli soggetti che se ne avvalgono, che possono essere solo enti pubblici e in particolare ministreri e altri apparati dell'amministrazione centrale e soggetti del cosiddetto parastato). Sono state recepite direttive europee che prevedono l'esercizio in forma societaria, ma mancano tutte le norme di attuazione, anche a causa del Consiglio nazionale forense (che è l'organizzazione centrale degli ordini degli avvocati), che, come tutti gli organi rappresentativi delle professioni regolamentate, si oppone strenuamente alla riforma.
          *** Prima dello scorporo, il mandamento del Tribunale di Napoli comprendeva i circondarà® degli attuali tribunali di Nola e Torre Annunziata e una parte di quello di Napoli nord.
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #6
            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
            La Liuc non ha mai avuto un dipartimento di Giurisprudenza; attualmente ha un unico dipartimento, denominato Gestione integrata d'impresa, cui afferisce l'intera offerta formativa dell'ateneo, ivi compreso il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza (che mi pare sia stato finalmente posto ad esaurimento a partire dall'anno accademico appena iniziato, 2018-2019, malgrado gli annunci dei giorni scorsi). Prima invece aveva tre facoltà  (ma non aveva dipartimenti e se non sbaglio neanche istituti).
            Preciso altresì che ciascuna università  decide come organizzarsi a livello di strutture amministrative e didattiche. L'attivazione e la disattivazione dei corsi di studio a partire dall'anno accademico 2001-2002 è quasi totalmente autonoma (quella dei corsi di master universitario avviene invece in totale autonomia in quanto non esiste naenche una banca dati centralizzata dell'offerta formativa; quella dei corsi di dottorato di ricerca è invece tuttora regolata da norme speciali ante-riforma che prevedono maggiori vincoli; quella delle scuole di specializzazione, infine, è l'unica completamente in mano al Ministero), sicché «rinunciare» non mi sembra il termine corretto.

            Tanto premesso, il punto è che in tutto il resto del mondo occidentale (tranne che nei paesi di lingua inglese, che notoriamente hanno una tradizione giuridica differente*) ci si iscrive ai corsi di legge per fare l'avvocato (il notaio non esiste dappertutto e l'accesso alla magistratura è assai diversificato, quindi non entro nel merito); in Italia invece ci si iscrive a Giurisprudenza (che non per niente si chiama così e non «Legge» o «Diritto») perché apre molti sbocchi, tanto che anni fa a Napoli (ove alla Federico II la facoltà  di Giurisprudenza, tradizionalmente monocorso, raccoglie da anni quasi la metà  degli iscritti di tutto l'ateneo) veniva considerato una sorta di refugium peccatorum: chi non sa cosa fare, ma magari deve iscriversi all'università  perché deve mantenere alto il nome della famiglia, si iscrive a Giurisprudenza, che garantisce (o meglio garantiva, ma ci arrivo) un certo tenore di vita e dunque protegge dalla mobilità  sociale discendente. Purtroppo c'è anche l'idea ”“ assolutamente sbagliata, oserei dire malsana ”“ che trattandosi di studi ”˜umanistici‘ (le virgolette sono d'obbligo in quanto a Giurisprudenza si studia la scienza giuridica, non poesie o romanzi, naturalmente senza nulla togliere alla letteratura e alle arti) sono magari non facili ma sicuramente affrontabili da chiunque, quindi ci va pure il figlio del medico e dell'insegnante (coppia tipica della media borghesia delle città  medie e piccole, e non solo di quelle, di alcune zone della cosiddetta Italia) che non ha molta voglia di studiare, non è «portato» per seguire le orme del padre e viene dissuaso dalla madre a percorrere le sue (tipico complesso di inferiorità  nel quale non mi addentro). Il risultato è che spesso questi studi si trascinano per anni, tant'è a Giurisprudenza con il vecchio ordinamento, quando il corso durava 4 anni, non solo essere fuoricorso era considerata la norma, ma i tempi medi di laurea erano pazzeschi (molto più alti che a Ingegneria, che aveva la nomea di essere impossibile).
            D'altro canto, sino a pochi anni fa solamente il 40% dei laureati in Giurisprudenzaa iniziava la pratica forense. La maggior parte degli studenti di Giurisprudenza già  si iscriveva con l'idea che non avrebbe mai fatto l'avvocato. Anche a causa delle limitazioni esistenti in Italia all'esercizio della professione**, i laureati in Giurisprudenza sono relativamente poco richiesti nel settore privato e quindi la maggior parte del rimanente 60% veniva assorbito dalla pubblica amministrazione. Ciononostante, siam oarrivati in Italia ad avere il più alto numero di avvocati in Europa, con i fori di Napoli*** e Roma ciascuno con più avvocati che interi grandi stati quali Francia, Germania e perfino Spagna (dico «perfino» perché è il paese che somiglia di più al nostro quanto a certe dinamiche). In Francia ad esempio una cosa del genere sarebbe inconcepibile, anche perché studiare scienze politiche e dell'amministrazione è considerata una cosa prestigiosissima (si viene percepiti come dei servitori civili) e pertanto chi è interessato a quel settore non si iscrive di certo a Droit. Poi sono arrivati il trattato di Maastricht, il patto di stabilità  e il conseguente blocco delle assunzioni nella P.A., che, specie dopo la riduzione del praticantato a 18 mesi (e la possibilità  di ridurlo ulteriormente conseguendo la specializzazione in Professioni legali), hanno fatto sì che tutti quanti, in assenza di alternativa, si buttassero sulla professione forense, tanto che CNF e Cassa forense, non essendo riusciti a ottenere il numero programmato, hanno introdotto dei dissuasori come la previdenza minima obbligatoria per tutti gli iscritti all'albo, anche se non esercitano o guadagnano pochissimo (parliamo di gente che in un anno non arriva a 10mila euro lordi).




            ______
            * In particolare in Gran Bretagna solo recentemente la formazione dell'avvocato sta cominciando a passare per le università . La maggior parte degli avvocati non ha un titolo accademico in materie giuridiche. Tipicamente hanno compiuto studi universitari (anche molto distanti; ad esempio la mitica lady di ferro aveva un B.Sc. in Chemistry) e poi sono stati cooptati per la pratica forense e l'accesso al bar exam (questo serve per diventare barrister; francamente non so come funzioni per il solicitor).
            Negli Stati uniti d'America non è formalmente richiesto alcun titolo per l'accesso al bar exam. Di fatto decide il mercato (per il prinpio dell'assenza del valore legale del titolo di studio) e la consuetudine invalsa è che bisogna aver conseguito la qualifica di juris doctor, che è un dottorato professionale (tipologia distinta dal philosophy doctorate, con il quale si consegue la qualifica di di doctor philosophià¦, paragonabile al nostro dottorato di ricerca e corrispondente a un livello più alto, in quanto i dottorati professionali sono slla stessa scala dei master's degree) conseguibile tramite un graduate program di secondo ciclo, cioè posteriore a un bachelor's degree; quest'ultimo può essere in qualsiasi à mbito e in una qualsiasi disciplina (ovvero in due discipline, major e minor, o anche senza specificazione della disciplina laddove consentito). La commissione del bar exam può tenere conto anche dell'ateneo che ha rilasciato il titolo (anzi, tipicamente lo fa).
            ** La professione di avvocato può essere esercitata solo in forma libero-professionale (eventualmente in associazione tra professionisti) oppure alle dipendenze di una pubblica amministrazione ma, in questo caso, con rapporto esclusivo per l'ente di appartenenza, a meno che non si tratti dell'avvocatura dello Stato (in questo caso si possono difendere comunque i soli soggetti che se ne avvalgono, che possono essere solo enti pubblici e in particolare ministreri e altri apparati dell'amministrazione centrale e soggetti del cosiddetto parastato). Sono state recepite direttive europee che prevedono l'esercizio in forma societaria, ma mancano tutte le norme di attuazione, anche a causa del Consiglio nazionale forense (che è l'organizzazione centrale degli ordini degli avvocati), che, come tutti gli organi rappresentativi delle professioni regolamentate, si oppone strenuamente alla riforma.
            *** Prima dello scorporo, il mandamento del Tribunale di Napoli comprendeva i circondarà® degli attuali tribunali di Nola e Torre Annunziata e una parte di quello di Napoli nord.
            Analisi lucida ed interessante. Cosa ne pensi del vistoso calo di immatricolazioni? Credi che questo trend sia destinato a continuare? Secondo te, il crollo di immatricolazioni, e di conseguenza di laureati, quali effetti avrà  sul mercato del lavoro? Il settore legale sarà  meno saturo?

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            • #7
              Il calo delle immatricolazioni, rispetto al quale peraltro per il 2019-2020 si preannuncia in controtendenza, è un effetto consequenziale del calo delle nascite. Il trend è certamente destinato a continuare, visto che la mia generazione è praticamente sprovvista di istinto riproduttivo. Nel settore legale, diminuiranno i laureati ma anche l'utenza, sicché...
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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              • #8
                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                Il calo delle immatricolazioni, rispetto al quale peraltro per il 2019-2020 si preannuncia in controtendenza, è un effetto consequenziale del calo delle nascite. Il trend è certamente destinato a continuare, visto che la mia generazione è praticamente sprovvista di istinto riproduttivo. Nel settore legale, diminuiranno i laureati ma anche l'utenza, sicché...
                Non credo sia spiegabile interamente con il calo delle nascite. Prima rappresentavano l'11% degli immatricolati totali, adesso rappresentano il 7%.
                Una dinamica simile non è osservabile in nessun corso di laurea, nonostante il calo delle nascite sia un fenomeno che riguarda (ovviamente) tutti i corsi.
                Nello stesso periodo c'è stato un boom di iscrizioni ad ingegneria.
                Io credo che le iscrizioni siano calate per le scarse prospettive lavorative che offre questo corso di laurea. Infatti, guarda caso, i corsi di laurea in economia, ingegneria e medicina comprendono il maggiore numero di iscritti.
                A prescindere dalle dinamiche demografiche, è la distribuzione degli immatricolati nei vari corsi di laurea che ha subito vistosi sconvolgimenti nell'arco di un decennio.
                Comunque, considerate le tue esperienze lavorative, sicuramente c'è qualche elemento che ignoro.
                Per curiosità , in base a cosa affermi che il trend è destinato ad invertirsi nel bienno in corso? Hai accesso a dati preclusi a noi mortali?

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                • #9
                  Originariamente inviato da Nearby Visualizza il messaggio
                  Non credo sia spiegabile interamente con il calo delle nascite. Prima rappresentavano l'11% degli immatricolati totali, adesso rappresentano il 7%.
                  Una dinamica simile non è osservabile in nessun corso di laurea, nonostante il calo delle nascite sia un fenomeno che riguarda (ovviamente) tutti i corsi.
                  Infatti mi riferivo alle immatricolazioni in generale, non quelle a Giurisprudenza.
                  Tieni presente che a Giurisprudenza il tasso di fuoricorso, quello di abbandoni e quello di improduttività  sono altissimi, infatti la forbice tra gli immatricolati e quella dei laureati è estremamente ampia.

                  Infatti, guarda caso, i corsi di laurea in economia, ingegneria e medicina comprendono il maggiore numero di iscritti.
                  Questo è vero, ma è un dato abbastanza consolidato. Ultimamente si sta ulteriormente caratterizzando, ma non è una novità .

                  A prescindere dalle dinamiche demografiche, è la distribuzione degli immatricolati nei vari corsi di laurea che ha subito vistosi sconvolgimenti nell'arco di un decennio.
                  Io non la vedo così, forse perché ragiono anche in termini di laureati oltre che di iscritti.
                  I laureati in Economia e in Ingegneria sono da anni molti più dei laureati in Giurisprudenza. I laureati in Medicina erano moooooooolti più dei laureati in Giurisprudenza già  ai tempi di mio padre (quando a Medicina non c'era il numero chiuso e si laureavano veramente cani e porci. Pensa che nella mia città , di settantamila abitanti, avevano fatto un progetto di medicina di gruppo tra CENTOSESSANTA medici di medicina generale!).

                  Per curiosità , in base a cosa affermi che il trend è destinato ad invertirsi nel bienno in corso? Hai accesso a dati preclusi a noi mortali?
                  Ho detto che è destinato a continuare, non a invertirsi.
                  Ritengo semplicemente che, siccome noi che siamo nati dal 1980 in avanti abbiamo figliato pochissimo e quelli della dècade successiva (che sono figli di genitori vecchi, che li hanno avuti, sovente come figli unici, oltre i 35 anni di età  e spesso e volentieri anche 40-50) neanche ne vogliono sapere, le immatricolazioni non potranno che calare. Inesorabilmente.
                  A meno che improvvisamente i cosiddetti italiani abbiano un'illuminazione e capiscano che debbono praticare di più quello che una volta era il divertimento dei poveri
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Infatti mi riferivo alle immatricolazioni in generale, non quelle a Giurisprudenza.
                    Tieni presente che a Giurisprudenza il tasso di fuoricorso, quello di abbandoni e quello di improduttività  sono altissimi, infatti la forbice tra gli immatricolati e quella dei laureati è estremamente ampia.


                    Questo è vero, ma è un dato abbastanza consolidato. Ultimamente si sta ulteriormente caratterizzando, ma non è una novità .


                    Io non la vedo così, forse perché ragiono anche in termini di laureati oltre che di iscritti.
                    I laureati in Economia e in Ingegneria sono da anni molti più dei laureati in Giurisprudenza. I laureati in Medicina erano moooooooolti più dei laureati in Giurisprudenza già  ai tempi di mio padre (quando a Medicina non c'era il numero chiuso e si laureavano veramente cani e porci. Pensa che nella mia città , di settantamila abitanti, avevano fatto un progetto di medicina di gruppo tra CENTOSESSANTA medici di medicina generale!).


                    Ho detto che è destinato a continuare, non a invertirsi.
                    Ritengo semplicemente che, siccome noi che siamo nati dal 1980 in avanti abbiamo figliato pochissimo e quelli della dècade successiva (che sono figli di genitori vecchi, che li hanno avuti, sovente come figli unici, oltre i 35 anni di età  e spesso e volentieri anche 40-50) neanche ne vogliono sapere, le immatricolazioni non potranno che calare. Inesorabilmente.
                    A meno che improvvisamente i cosiddetti italiani abbiano un'illuminazione e capiscano che debbono praticare di più quello che una volta era il divertimento dei poveri
                    Si, a parte il calo di immatricolazioni generale, io mi riferivo esclusivamente alla situazione di giurisprudenza.
                    Dal 2014/2015 il numero di immatricolazioni è in ripresa. Peccato che questa ripresa riguardi solo alcuni corsi di laurea: ingegneria, economia e il gruppo scientifico.
                    C'è stato, in pratica, un vero e proprio crollo degli immatricolati nel gruppo giuridico. A parte la situazione che riporti e la forbice tra immatricolati e laureati.
                    Per dare un'idea, secondo i dati Anvur, nel 2018 gli immatricolati del gruppo giuridico sono poco più di quelli di lettere.
                    Forse quelle che descrivevi sono dinamiche che stanno, da circa un decennio, scomparendo. Le famiglie della media borghesia italiana si sono rese conto che una laurea in giurisprudenza non garantisce più l'accesso al ceto medio.

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                    • #11
                      Nearby, qua si tratta di conservazione della classe media (più che del ceto medio), più che di accesso ad essa. Oramai è da molti anni che in Italia l'ascensore sociale è fermo per i poveri e procede al contrario per la media e per la piccola borghesia, tutta a rischio mobilità  sociale discendente. Io non so quanti anni tu abbia, ma se ne hai tra i 30 e i 40 e sei figlio di medici, avvocati o insegnanti lo vivrai sulla tua pelle. Una volta ho avuto una discussione con Bmastro in cui al riguardo non sono stato capìto, poiché gli argomenti sul piatto erano tanti e non mi sono saprò saputo spiegare in maniera esauriente (proprio oggi per l'ennesima volta mi sono ripromesso di andarla a cercare per cercare di chiarire alcuni aspetti e di portarla sul binario giusto). Noi che abbiamo queste caratteristiche siamo a nostra volta figli di baby boomers, gente nata tra gli anni '40 e i '60, quando le famiglie più fesse earno composte da erano composte da cinque persone. Loro erano figli di gente che veniva dalla guerra e che nella maggior parte dei casi non se la passava bene. Ma a loro bastava studiare la metà  di noi e un lavoro di prestigio (rispetto alle origini) era praticamente assicurato. La disoccupazione non era proprio contemplata. Poi come saprai hanno vissuto nel modo in cui hanno vissuto e hanno avuto figli con l'idea che questi ritmi sarebbero stati eterni. Invece i loro figli, che saremmo noi, sono costretti inesorabilmente alla mobilità  sociale discendente.
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #12
                        Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                        Nearby, qua si tratta di conservazione della classe media (più che del ceto medio), più che di accesso ad essa. Oramai è da molti anni che in Italia l'ascensore sociale è fermo per i poveri e procede al contrario per la media e per la piccola borghesia, tutta a rischio mobilità  sociale discendente. Io non so quanti anni tu abbia, ma se ne hai tra i 30 e i 40 e sei figlio di medici, avvocati o insegnanti lo vivrai sulla tua pelle. Una volta ho avuto una discussione con Bmastro in cui al riguardo non sono stato capìto, poiché gli argomenti sul piatto erano tanti e non mi sono saprò saputo spiegare in maniera esauriente (proprio oggi per l'ennesima volta mi sono ripromesso di andarla a cercare per cercare di chiarire alcuni aspetti e di portarla sul binario giusto). Noi che abbiamo queste caratteristiche siamo a nostra volta figli di baby boomers, gente nata tra gli anni '40 e i '60, quando le famiglie più fesse earno composte da erano composte da cinque persone. Loro erano figli di gente che veniva dalla guerra e che nella maggior parte dei casi non se la passava bene. Ma a loro bastava studiare la metà  di noi e un lavoro di prestigio (rispetto alle origini) era praticamente assicurato. La disoccupazione non era proprio contemplata. Poi come saprai hanno vissuto nel modo in cui hanno vissuto e hanno avuto figli con l'idea che questi ritmi sarebbero stati eterni. Invece i loro figli, che saremmo noi, sono costretti inesorabilmente alla mobilità  sociale discendente.
                        Ho 19 anni. Hai anche risposto al topic di presentazione qualche giorno fa.
                        Purtroppo non ho potuto vivere gli anni 80', ma so bene com'è andata.
                        Immagino che chi sia entrato sul mercato del lavoro nei primi anni 2000 sia stato molto più fortunato rispetto a chi è entrato negli anni 10' o entrerà  negli anni 20'.
                        Per noi saranno ca'zi ancora più amari.
                        A proposito di come hanno vissuto e dei ritmi; pochi giorni fa ho avuto una discussione con mio padre che verteva sulla pratica, a quanto diceva piuttosto diffusa, di usare la pubblica amministrazione come ammortizzatore sociale.
                        Pensa che ha avuto il coraggio di difendere questo tipo di politica. Per lui è assolutamente normale assumere incapaci e raccomandati, se c'è l'esigenza di dare lavoro e diminuire la disoccupazione; fra l'altro lui neanche lavora nel pubblico, quindi un ragionamento cosi bacato, che non è neanche frutto di egoistici interessi personali, non riesco proprio a spiegarmelo.
                        Peccato che, con le folli politiche di spesa, abbiano fottuto le generazioni successive.
                        Va be', tanto è tutto un mega-complotto internazionale o al limite colpa degli immigrati; i politici e la corruzione non c'entrano assolutamente nulla.

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                        • #13
                          Ciao, Nearby.

                          Scusami, ma la maggior parte degli utenti di questo forum è una meteora e io rispondo senza curarmi molto di ricordare i nicknames.
                          L'apostrofo comunque si mette laddove avviene la caduta, dunque si scrive «'10», «'20», «'80».

                          Io non so quanti anni abbia tuo padre, ma se tu hai 19 anni temo che non sia molto più grande di me, dunque effettivamente un simile ragionamento mi preoccupa.

                          L'ultimo periodo ti fa onore perché dimostra che non sei un pentecatto ;)
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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