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Beni culturali
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Ciao e benvenuto. Sbocchi specifici solo nel pubblico. Generici anche altrove.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Gli sbocchi ufficiali sono quelli contenuti nella SUA. Ma qualcuno ci crede?Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioGli sbocchi ufficiali sono quelli che sicuramente il tuo ateneo ha pubblicato sul sito del corso di laurea.
BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Generici cosa si intende?Concorsi nel pubblico non ce ne sono.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioCiao e benvenuto. Sbocchi specifici solo nel pubblico. Generici anche altrove.
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I concorsi nel pubblico sono rari rispetto al passato, ma ci sono. Io ne ho vinti tre.
Generici significa in concorrenza con titolari di tantissime altre lauree. Ad esempio nel settore della formazione spesso si cercano persone laureate o comunque con cultura di livello universitario, ma una laurea vale l'altra.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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E comunque chi vince concorsi nell'ambito dei beni culturali inizia a lavorare dopo quasi 20 anni.
https://gds.it/articoli/economia/201...-a11e11a9b778/
Per tre delle 45 persone che hanno ottenuto la sentenza di assunzione, la beffa: hanno ormai raggiunto un'età pensionabile.
Buona fortuna!
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Si ma sicuramente ci saranno laureati di altri discipline più preparati, e poi finiresti col fare un lavoro che non c'entra nulla. Comunque aldilà l'unico motivo per scegliere questo corso di laurea è saper comunque a che lavoro si vuol ambire arrivandoci col massimo dei voti giusto?Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioI concorsi nel pubblico sono rari rispetto al passato, ma ci sono. Io ne ho vinti tre.
Generici significa in concorrenza con titolari di tantissime altre lauree. Ad esempio nel settore della formazione spesso si cercano persone laureate o comunque con cultura di livello universitario, ma una laurea vale l'altra.
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Onde evitare di fare del terrorismo psicologico, preciso che normalmente dopo che è stato espletato un concorso pubblico i vincitori vengono assunti nell'arco di pochi mesi, poi le graduatorie rimangono valide per tre anni (salvo proroghe disposte dalla legge oppure dai singoli enti sulla base di una previsione legislativa) e durante quei tre anni se l'ente che ha bandito il concorso ha ulteriore fabbisogno di personale, compatibile con la sua capacità di assunzione come da normativa vigente, può scorrere tali graduatorie. Normalmente non tutti i collocati in graduatoria sono considerati idonei e per questo bisogna vedere le norme speciali che disciplinano il singolo concorso, contenute nel bando. La legge altresì consente agli enti che avessero bisogno di personale di scorrere le graduatorie degli idonei di altri enti, anziché procedere a bandire autonomamente un concorso. A dire la verità prima che un ente possa bandire un concorso deve essere espletata una marea di verifiche, dunque dietro quello che sembra l'atto iniziale di un procedimento si nasconde in realtà una procedura molto lunga e complessa. In particolare le ultime riforme tese alla spending review, all'efficientamento e all'ottimizzazione (da Brunetta sino alla Madìa), oltre a confermare le limitazioni delle assunzioni vigenti oramai sin dai tempi del PSC (1997), hanno previsto in carico alle amministrazioni l'obbligo di verificare se è possibile far fronte a eventuali carenze di organico attraverso mobilità esterna (anche intercompartimentale) e, se si tratta di esigenze temporanee, distacchi e comandi. Quindi se il concorso viene bandito vuol dire che i posti in organico effettivamente mancano e non è possibile coprirli in altro modo. Fermo restando che l'amministrazione può sempre annullare il bando in autotutela in qualsiasi fase del procedimento, ma si parla appunto di autotutela amministrativa, da attivarsi allorquando siano sopraggiunte cause ostative oppure si siano palesate cause ostative non note al momento di emanare il bando.Originariamente inviato da Marika Visualizza il messaggioE comunque chi vince concorsi nell'ambito dei beni culturali inizia a lavorare dopo quasi 20 anni.
https://gds.it/articoli/economia/201...-a11e11a9b778/

Buona fortuna!
Poi è logico che se si fa una ricerca negli archivi dei giornali si trovano solo casi che fanno notizia come quello dell'articolo di cui sopra e anche peggiori, ma è logico che per fare notizia si deve trattare di eventi eccezionali. I concorsi che ho vinto io si sono tutti espletati normalmente e dunque dove sarebbe stata la notizia? Mentre, d'altro canto, ho fatto io stesso domanda di partecipazione a un paio di concorsi finiti sui giornali tra mille polemiche e dei quali allo stato attuale, a distanza di anni, non conosco gli esiti.
Il caso descritto nel pezzo della Giornale di Sicilia concerne un concorso che era stato di fatto congelato a causa di ricorsi giurisdizionali, dunque parliamo di una situazione patologica. Nel momento in cui viene proposto anche un solo ricorso al competente tribunale amministrativo regionale, infatti, è interesse dell'Amministrazione, per tutta una serie di ragioni, sospendere l'applicazione degli atti impugnati in attesa del pronunciamento giudiziale. Se il pronunciamento del giudice amministrativo di prime cure arriva dopo dieci anni, l'Ente oppure i ricorrenti oppure i controinteressati propongono appello al Consiglio di Stato (che nei pronunciamenti concernenti la Regione siciliana e le altre pubbliche amministrazioni del relativo territorio assume la denominazione di Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana) e quest'ultimo si pronuncia dopo ulteriori dieci anni (senza considerare quelle ipotesi in cui è ora possibile addirittura ricorrere per cassazione avverso le sentenze del CdS), allora accade quanto riportato nella cronaca della fattispecie e ci cà pita di ascoltare in altri resoconti giornalistici. Non sono situazioni da collocarsi nella normale fisiologia concorsuale, comunque.
Colgo l'occasione per fare presente una cosa.
La Regione siciliana è una regione a statuto speciale, dotata di un particolare statuto di autonomia vigente sin dal 1946 e assurto al rango di legge costituzionale nel 1948, in base alla quale l'isola è dotata di una forma di autogoverno e di una potestà legislativa estremamente ampia; trattasi della più ampia forma di autonomia attualmente riconosciuta a una ripartizione territoriale dello stato italiano, paragonabile solo a quella della Provincia autonoma di Bolzano.
In questo caso stiamo parlando di un concorso relativo a quello che oggi è il Dipartimento (c.d. Assessorato) dei beni culturali e dell'identità siciliana della Regione, il quale, in Sicilia, svolge le medesime funzioni che nel resto del Paese svolge l'odierno Ministero per i beni e le attività culturali (già Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; con l'attuale governo è stata ripristinata la penultima denominazione), che per brevità chiamerò «MiBAC». In Sicilia infatti il codice dei beni culturali e del paesaggio, emanato con d.lgs. 42/2004, non si applica, in quanto la Regione è titolare di potestà legislativa esclusiva in materia. Le locali soprintendenze relative a beni archivistici, librari, artistici, archeologici, architettonici, paesaggistici e ambientali non costituiscono dunque articolazioni territoriali del MiBAC, ma dipendono dalla Regione. I relativi dipendenti non sono dunque statali, ma regionali. Questo riguarda anche il polo museale della Regione; mentre i musei nel resto d'Italia, a parte quelli privati (sovente di proprietà di fondazioni), sono generalmente civici (cioè comunali) e statali (in rarissimi casi provinciali), e comunque su di essi si applicano le disposizioni legislative dello Stato e quelle regolamentari del MiBAC, in Sicilia sono o civici o regionali, e su di essi si applica la legislazione della Regione siciliana.
La Regione siciliana ha anche un proprio ordinamento in materia di enti locali, peculiarità che tuttavia condivide con tutte le altre regioni a statuto speciale. Al riguardo vi rimando alle leggi costituzionali nn. 1, 2, 3, 4 e 5 del 1948, che, in quanto leggi costituzionali, prevalgono sulla Costituzione in base al criterio di specialità .BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Innanzitutto «al di là », ché (aferesi di perché) l'Aldilà è un'altra cosa.Originariamente inviato da Michele36 Visualizza il messaggioSi ma sicuramente ci saranno laureati di altri discipline più preparati, e poi finiresti col fare un lavoro che non c'entra nulla. Comunque aldilà l'unico motivo per scegliere questo corso di laurea è saper comunque a che lavoro si vuol ambire arrivandoci col massimo dei voti giusto?
Il massimo dei voti oramai non serve più, dal momento che la maggior parte delle amministrazioni oramai bandisce concorsi per soli esami, in cui il titolo costituisce titolo d'accesso ma ha lo stesso valore indipendentemente dal voto con cui è stato conseguito. Ciò non significa che non bisogna impegnarsi.
Ho parlato di sbocchi generici proprio a volere intendere che si tratta di settori in cui non è generalmente richiesto un titolo di studio specifico. Non perché non esistano laureati preparati per svolgere quei lavori, ma perché non sono riconosciuti in quanto tali sul mercato del lavoro. Faccio un parallelo per farmi capire: anche se è esistita una laurea in Media e giornalismo, ciò non vuol dire che gli editori di giornali abbiano privilegiato i laureati in Media e giornalismo rispetto a laureati in altre discipline (o non laureati affatto) per adibirli a mansioni giornalistiche; anche se è esistita una laurea magistrale in Radiofonia (mi auguro che l'abbiano finalmente soppressa), ciò non implica che chi ha conseguito questa laurea sia effettivamente andato a lavorare in radio e svolgendo mansioni più elevate dei disk-jockeys con la licenza media. Nel frattempo i giornali e le radio, laddove abbiano assunto, hanno continuato ad assumere secondo le logiche precedenti all'esistenza di questi titoli (ecco perché io suggerisco spesso di mantenersi su studi di tipo tradizionale evitando di iperspecializzarsi, spesso solo formalmente, per settori ove la formazione universitaria non è consolidata; altri continuano a propagandare l'innovazione e l'originalità nei percorsi formativi, che in Italia purtroppo non paga).
Ai tempi d'oro delle agenzie di lavoro interinale, quando spuntavano come funghi, queste hanno assunto come personale interno soprattutto laureati (in verità c'erano anche diplomati), ma parliamo delle discipline più disparate: da Storia a Economia passando per Giurisprudenza, Scienze politiche, Sociologia e Scienze della comunicazione. Una volta conobbi una laureata in Scienze dell'educazione che si occupava di formazione all'interno di un'associazione di professionisti molto nutrita nella quale l'unica ad avere una laurea specifica (si fa per dire) era lei.
Potrei descriverti altre organizzazioni lavorative anche piuttosto complesse, ma non è il caso di fare dell'aneddotica (infatti adesso con un colpo di mouse cancellerò una quindicina di righe). Sappi comunque che sia nella selezione sia nella formazione sia nell'amministrazione delle risorse umane si trova un po' di tutto.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Ok grazie, ma non penso che uno prenda la laurea in beni culturali per andare a fare quel tipo di lavoro, mi è stato detto che lo sbocco principale è nel pubblico , ma non di certo per quanto riguarda i beni culturali visto che i concorsi sono irrisori. L'alternativa sarebbe nel privato, ma vi è ancora speranza nel privato?Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioInnanzitutto «al di là », ché (aferesi di perché) l'Aldilà è un'altra cosa.
Il massimo dei voti oramai non serve più, dal momento che la maggior parte delle amministrazioni oramai bandisce concorsi per soli esami, in cui il titolo costituisce titolo d'accesso ma ha lo stesso valore indipendentemente dal voto con cui è stato conseguito. Ciò non significa che non bisogna impegnarsi.
Ho parlato di sbocchi generici proprio a volere intendere che si tratta di settori in cui non è generalmente richiesto un titolo di studio specifico. Non perché non esistano laureati preparati per svolgere quei lavori, ma perché non sono riconosciuti in quanto tali sul mercato del lavoro. Faccio un parallelo per farmi capire: anche se è esistita una laurea in Media e giornalismo, ciò non vuol dire che gli editori di giornali abbiano privilegiato i laureati in Media e giornalismo rispetto a laureati in altre discipline (o non laureati affatto) per adibirli a mansioni giornalistiche; anche se è esistita una laurea magistrale in Radiofonia (mi auguro che l'abbiano finalmente soppressa), ciò non implica che chi ha conseguito questa laurea sia effettivamente andato a lavorare in radio e svolgendo mansioni più elevate dei disk-jockeys con la licenza media. Nel frattempo i giornali e le radio, laddove abbiano assunto, hanno continuato ad assumere secondo le logiche precedenti all'esistenza di questi titoli (ecco perché io suggerisco spesso di mantenersi su studi di tipo tradizionale evitando di iperspecializzarsi, spesso solo formalmente, per settori ove la formazione universitaria non è consolidata; altri continuano a propagandare l'innovazione e l'originalità nei percorsi formativi, che in Italia purtroppo non paga).
Ai tempi d'oro delle agenzie di lavoro interinale, quando spuntavano come funghi, queste hanno assunto come personale interno soprattutto laureati (in verità c'erano anche diplomati), ma parliamo delle discipline più disparate: da Storia a Economia passando per Giurisprudenza, Scienze politiche, Sociologia e Scienze della comunicazione. Una volta conobbi una laureata in Scienze dell'educazione che si occupava di formazione all'interno di un'associazione di professionisti molto nutrita nella quale l'unica ad avere una laurea specifica (si fa per dire) era lei.
Potrei descriverti altre organizzazioni lavorative anche piuttosto complesse, ma non è il caso di fare dell'aneddotica (infatti adesso con un colpo di mouse cancellerò una quindicina di righe). Sappi comunque che sia nella selezione sia nella formazione sia nell'amministrazione delle risorse umane si trova un po' di tutto.
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Credo che nessuno che si iscriva a Scienze dei beni culturali ma anche a Filosofia, Storia, Lettere ha in mente di occuparsi di HR, Michele36, eppure cà pita.
Mi domando quali possano essere gli sbocchi nel pubblico ma al di fuori dei beni culturali, visto che per le posizioni funzionali richiedenti laurea le lauree richieste sono generalmente altre (ad esempio per il profilo amministrativo, il più comune, la tipica triade ScPol/Giurisprudenza/Economia). É vero, d'altro canto, che ci sono parecchi istruttori direttivi e funzionarà® con lauree umanistiche, ma parliamo di persone che sono passate alla VII/VIII qualifica tramite progressioni verticali, cioè concorsi interni riservati, che non esistono più e che derogavano al requisito della laurea (il collega nella stanza accanto alla mia è stato l'ultimo a farla prima della sentenza della Corte costituzionale ed è un funzionario come me, ma ha solo un diploma tecnico).
Nel privato gli sbocchi per laureati umanistici sono quelli che ti ho detto, oltre alle case editrici, ad esempio, o anche la gestione di musei privati, ma parliamo di campi ancor più ristretti.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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