Ho lavorato per circa un anno e mezzo in ufficio presso una ditta (a tempo pieno) per poi licenziarmi (nonostante il dispiacere del capo che mi voleva tenere a tutti i costi) perché non riuscivo a terminare il corso di studi.
Ripresa l'università ho sostenuto altri 2 esami e ho conciliato il tutto con un lavoro che mi impegna soltanto la mattina.
Il "problema" è che da quando ho incominciato a frequentare il mondo del lavoro mi sono accorto di quanto sia "relativamente utile" il lavoro svolto all'università , delle ingiustizie che si subiscono per essere valutati il più delle volte senza un minimo criterio logico, ma soprattutto mi sono reso conto che non è lo studio che distingue la persona ma la voglia di mettersi in gioco e di apprendere quello che il mondo ci offre.
In sostanza, mi sto accorgendo che il mondo universitario mi sta un pò stretto, soprattutto l'essere valutato da un qualcuno che fondamentalmente scrive un numero in base a un ripetere di cose a pappagallo che dopo un mese si perdono. Sono arrivato alla conclusione che all'università vogliono creare tante copie, tutti in giacca e cravatta, ma nella sostanza non si valorizza l'essere se stessi che il più delle volte fa venire fuori il meglio delle persone.
Vorrei sapere se a qualcuno è capitata la stessa situazione, per la semplice curiosità di conoscere anche altre storie che magari sono interessanti per me ma anche per altri studenti nella mia stessa situazione.
Ciao

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