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    ciao a tutti!
    sono nuovo qui, e faccio ancora il terzo anno di superiori, quindi ho ancora un po' di tempo per decidere... ma vorrei iniziare a capire se fare l'università e soprattutto quale fare.
    vorrei chiedere la differenza tra laurea in educazione e quella in formazione e poi vorrei capire qual è la differenza tra "CORSO DI LAUREA IN EDUCATORE PROFESSIONALE NEL CAMPO DEL DISAGIO MINORILE, DELLA DEVIANZA E DELLA MARGINALITà€" e "CORSO DI LAUREA IN EDUCATORE E DIVULGATORE AMBIENTALE", cioè cambiano le materie da seguire?
    grazie mille della risposta

  • #2
    Buongiorno.

    L'università  post-riforma (che presumo sia l'unica che tu abbia conosciuto, visto che probabilmente sei nato dopo di essa) lascia un ampio margine di autonomia ai singoli atenei in merito ai corsi di studio da potere attivare. Siccome in Italia per principio costituzionale esiste il valore legale, che è la capacità  di un titolo di studio di produrre effetti giuridici in capo al suo titolare, hanno inventato il sistema delle classi: più lauree, anche di diversa denominazione e diverso contenuto, rientranti nella medesima classe, definita per decreto ministeriale, hanno identico valore legale.
    I corsi di laurea da te citati probabilmente fanno entrambi capo alla classe delle lauree in Scienze dell'educazione e della formazione e pertanto hanno lo stesso valore legale. Ciò significa che, qualora tu intenda partecipare a concorsi pubblici in cui sia richiesto il possesso di una laurea di quella classe, puoi parteciparvi indifferentemente con l'una o con l'altra laurea.

    Il valore legale non ha molta importanza, invece, al di fuori del pubblico impiego (e dell'esercizio di professioni regolamentate). Per un privato che si occupa di energie rinnovabili può essere più interessante assumere una persona laureata in Green economy alla Università  Suor Orsola Benincasa di Napoli piuttosto che una persona laureata in Economia aziendale alla Federico II o alla Parthenope, poiché il nome della laurea gli suggerisce una maggiore attinenza rispetto ai suoi desiderata in relazione al campo specifico.
    Attenzione, però, perché non è tutto oro quel che luccica: spesso la denominazione del corso di laurea è adottata per fini di marketing e non risulta perfettamente aderente al contenuto effettivo del corso. Guarda sempre la classe perché possono esistere corsi di laurea dalla denominazione simile (se non identica) afferenti a classi diverse, oltre che, logicamente, corsi di laurea dalla denominazione differente nell'à mbito della classe medesima. Per capire se il corso risponde ai tuoi interessi, guarda pure i piani di studio (tenendo presente che possono mutare anche da un anno all'altro, ma fatte salve rare eccezioni vanno per coorti di immatricolazione e dunque una volta che tu ti sei immatricolato per te il piano non cambierà  più sino a che non conseguirai il titolo, perlomeno se lo conseguirai entro la durata normale).

    Tieni presente che le lauree della classe de qua (L-19) sono abilitanti alle professioni di educatore professionale socio-pedagogico (da non confondersi con l'educatore professionale tout court, che è una professione sanitaria e richiede una laurea specifica afferente alla classe L-SNT/2, la cui prova finale ha valore di esame di Stato) e di educatore per i servizi per l'infanzia (cioè negli asili nido) ai sensi del combinato disposto tra i commi 594 e seguenti dell'articolo unico del decreto legislativo 205/2017, la legge 4/2019 e il decreto legislativo 65/2017, purché, per i servizi all'infanzia, si segua un percorso specifico definito per regolamento ministeriale (DM 387/2018), comunque integrabile successivamente.

    Per ottenere la qualifica di pedagogista è invece necessario possedere una laurea magistrale abilitante (ma non è chiaro se tute le lauree magistrali della classe lo siano o è necessario un percorso specifico) in una classe tra la LM-50, la LM-57, la LM-85 e la LM-93 (e le vecchie equiparate), che sono quelle che coprono il mondo dell'educazione e della formazione. Tali classi rappresentano quelle in cui più frequentemente avviene la prosecuzione degli studi dei laureati di classe L-19 interessati a proseguire il loro percorso formativo nel seconco ciclo; tuttavia non esiste un legame vincolante tra laurea e laurea magistrale, sicché se vorrai proseguire gli studi potrai orientarti anche su altre classi (ad esempio negli à mbiti storico, filosofico, dei beni culturali o del servizio sociale, oppure in teorie della comunicazione), così come ci sono persone che si laureano in altro e poi proseguono gli studi con una magistrale di à mbito pedagogico (con la quale è più facile accedere all'insegnamento secondario sulla classe di concorso A-18 "Filosofia e scienze umane", già  Filosofia, pedagogia e scienze dell'educazione).

    Veniamo ora alla differenza tra scienze dell'educazione e scienze della formazione.
    Cominciamo col dire che l'educazione è il processo di insegnamento, cioè di facilitazione all'apprendimento, atto a favorire l'acquisizione di conoscenze, competenze, valori, credenze e abitudini. La metodologia di insegnamento una volta veniva chiamata prevalentemente "pedagogia", dal greco ἄγω (guido) e παῖς, παιδός, che significa bambino, dunque la pedagogia è l'arte di guidare un bambino. A partire dagli anni '70 del secolo scorso in Italia si è cominciato a parlare di scienze dell'educazione anziché pedagogia per due ragioni: la prima è che, dapprima nel mondo cattolico, si è cominciato a integrare la pedagogia, derivata dalla filosofia, con altre scienze (o da altri saperi, per dirla con Franco Cambi, che contesta l'uso della locuzione proponendo «saperi dell'educazione») ”“ antropologia, sociologia (dei processi culturali, della comunicazione e della conoscenza), metodologia della ricerca sociale, psicologia cognitiva (o psicologia dei processi cognitivi, anche se non è esattamente la stessa cosa in quanto il cognitivismo è un approccio sistemico), psicologia dello sviluppo, statistica, economia e scienza politica) al fine di realizzare un'interdisciplinarietà  nella ricerca sperimentale in materia pedagogica; negli anni '90, quindi, si è cominciato a parlare di educazione degli adulti (oggi si parla di apprendimento permanente e formazione continua), dunque parlare di pegagogia sembrava non avesse più senso data l'etimologia, tanto che addirittura fu disposto per disposizioni legislative e regolamentari (allora gli ordinamenti e i regolamenti didattici non erano fissati dalla singola sede, ma erano centralizzati) il cambio della denominazione delle facoltà  di Magistero (le facoltà  erano strutture di raccordo tra più corsi di studio che all'epoca esistevano in tutte le università  degli studi nonché in tre istituti universitari a ordinamento speciale: l'Orientale e il Navale, entrambi a Napoli) in Scienze della formazione e il cambio della denominazione dei corsi di laurea in Pedagogia in Scienze dell'educazione, con un'offerta formativa totalmente rinnovata. Correva l'anno 1995, se non ricordo male, mentre nelle università  pontificie, all'avanguardia in questo campo di studi, i corsi di baccellierato, licenza e dottorato in Scienze dell'educazione esistevano già  dal 1973 (quando in Italia all'università  esistevano solo la laurea, i cui corsi duravano dai 4 ai 6 anni, e il diploma di Vigilanza nella scuola elementare: non esistevano né laurea magistrale né dottorato).
    Si è tornato a parlare di pedagogia solo con la riforma degli ordinamenti didattici emanata in applicazione dell'art. 17, comma 95, della legge 127/1997: nel secondo ciclo c'è una classe delle lauree magistrali (in precedenza chiamate "lauree specialistiche") denominata "Scienze pedagogiche". In linea di massima, comunque, per gli insegnamenti dei settori scientifico-disciplinari pedagogici vengono usate denominazioni quali "pedagogia" e "filosofia dell'educazione" quando concernono aspetti storico-filosofici della disciplina, mentre invece si tende a preferire l'uso del termine "didattica" (o di locuzioni quali "tecnologie dell'apprendimento", specie laddove vi sia un'integrazione con i cosiddetti nuovi media) laddove gli insegnamenti abbiano ad oggetto metodi, tecniche e studi sperimentali. Ovviamente anche da un corso di laurea magistrale denominato "Pedagogia" ci si aspetterà  un'impostazione più tradizionale e umanistica, mentre c'è da attendersi che un corso di laurea magistrale denominato "Metodologie dell'e-learning e della media education", oltre a dare maggior spazio a contenuti applicativi o pratici, privilegi un approccio scientifico, orientato alla ricerca di metodi piuttosto che alla mera riflessione speculativa sulle dottrine pedagogiche degli autori del passato.
    In Italia viene fatto un ulteriore distinguo tra educazione e formazione in quanto generalmente per educazione si intendono i processi di apprendimento formali, cioè che avvengono in contesti istituzionali, quale sinonimo di istruzione. Scientificamente il termine "educazione" è più corretto (proviene dal latino educere, che significa edurre, ovvero condurre fuori, portare al di furoi), ma in Italia il termine era caduto in desuetudine dopo la seconda guerra mondiale poiché esso aveva una connotazione politica che rimandava al Fascismo. Infatti il governo Mussolini aveva cambiato il nome del Ministero della pubblica istruzione in «Ministero dell'educazione nazionale»; nel 1944 fu ripristinata la denominazione precedente (poi come sappiamo ha avuto varie sorti, compresi sdoppiamenti, sino all'attuale forma riunificata come Ministero dell'istruzione, dell'università  e della ricerca) e il termine "educazione" da allora è stato quasi bandito dall'uso corrente nell'accezione scientifica, mentre ne è invalso l'uso quale sinonimo di gentilezza, cortesia o buone maniere, tanto che alle persone colte ma un po' altezzose viene spesso rimproverato di non avere imparato l'educazione. Ancora oggi nel parlare comune si tende a parlare di insegnamento per intendere i processi educativi e di formazione per riferirsi a coloro che si occupano di training e coaching in contesti di lavoro, ad esempio.

    Infine, è bene precisare che oggi per l'accesso all'insegnamento nella scuola primaria (elementare) e nella scuola dell'infanzia (materna) l'unico percorso disponibile è il ciclo unico quinquennale per il conseguimento della laurea magistrale in Scienze della formazione primaria, afferente alla classe LM-85bis.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Grazie mille della risposta, spero tu non abbia perso troppo tempo per scriverla

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      • #4
        Lui dice che non ci mette più di 10 minuti.
        Credici agli UFO.

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