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Vorrei studiare medicina veterinaria, ma....

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  • Vorrei studiare medicina veterinaria, ma....

    Ciao a tutti.

    Oggi vorrei scrivere questo out-topic per condividere con voi questa mia cosa di voler studiare medicina veterinaria. Premesso che sono un laureando in tutt'altra cosa, infatti mi sto per laureare in mediazione linguistica. Tuttavia, dopo la laurea, piuttosto che fare una magistrale, pensavo di iscrivermi a veterinaria per due motivi principali: 1) ho sempre avuto una certa propensione e passione per la medicina in generale, anche quella umana, e questo da quando nel 2012 mi sono ammalato di morbo di Crohn. 2) tra umana e veterinaria, mi sento molto più affine alla veterinaria; non so spiegare il reale motivo di ciò. Sicuramente di base c'è l'amore per gli animali....ma non solo. Probabilmente, questo slancio verso la vet me l'ha dato anche il mio gatto che vive con me ormai da più di un anno.....

    In ogni caso, vorrei fare questo "passo" perché mi piacerebbe davvero realizzare questo sogno, nonostante i miei 32 anni suonati. Tuttavia, non nascondo che ho un bel po' di perplessità....ma non per il percorso di laurea in sé, che anzi....trovo interessantissimo. Ma per il post-laurea. Sembra che trovare lavoro come medico veterinario (e specifico, a me interesserebbe la clinica dei piccoli animali) sia tipo un terno al lotto. Difficoltà a trovare lavoro elevata. Lo stipendio non mi interessa... Ma, per chi è del mestiere, è davvero così difficile lavorare come clinico ??... Inoltre, altra cosa che mi domando è: ma per i veterinari, funziona come in umana....ovvero, devi avere per forza una specializzazione altrimenti non sei nessuno ??... O comunque dopo laurea e abilitazione puoi tranquillamente esercitare come veterinario senza problemi ??.... Ultimo ma non ultimo, onestamente: conviene di più studiare medicina e chirurgia o medicina veterinaria ?
    Grazie a tutti.

  • #2
    Benvenuto nel forum.

    Guarda che anche il medico «umano» può esercitare senza specializzazione, ad eccezione di alcune branche per le quali la legge prescrive il possesso di un apposito titolo abilitante, che sono la medicina legale e del lavoro, l'oftalmologia e l'anestesiologia.
    Un medico appena abilitato (tra l'altro con la scusa dell'emergenza covid il titolo accademico è divenuto abilitante) può anche aprirsi uno studio privato, affiggerci sopra una targa con su scritto «psichiatra - psicoterapeuta» e darsi alla psicanalisi.
    Certo che per lavorare nel pubblico (in cui tipicamente lavorano anche i medici privati, visto che loro, a differenza di noi comuni mortali, sono esenti da incompatibilità, obblighi di esclusività e di trasparenza, divieti di cumulo e norme su conflitto di interessi e prevenzione della corruzione) devi avere anche il diploma di specializzazione, ma perché questo è richiesto dai regolamenti delle aziende sanitarie e ospedaliere, non dalla legge (tra l'altro la contrattazione collettiva prevede delle deroghe per chi abbia esercitato per un certo periodo in una determinata branca pur non possedendone il titolo; considerato che con l'emergenza covid sono stati assunti grazie a un decreto-legge, senza concorso, medici specializzandi del penultimo e dell'ultimo anno, è tuttora possibile maturare questo genere di esperienze).

    Tanto premesso, il lavoro per i medici «umani» c'è e in abbondanza, mentre quello per i veterinari è poco e se eserciti la libera professione aprendoti uno studio tuo non puoi aspettarti chissà che, a meno che tu non sia l'unico in una città di sessantamila abitanti dove tutti i nuclei familiari hanno un animale domestico. I veterinari generalmente non hanno diplomi di specializzazione e comunque le scuole di specializzazione riguardano settori quasi di nicchia.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      La veterinaria che ha vaccinato i miei 2 gatti come primo lavoro fa... la barista in nero!
      Tanto per far capire quanto è difficile affermarsi in quella professione.
      Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
      digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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      • #4
        Allora,
        diciamo così. So bene che un medico può senza problemi esercitare la professione anche senza necessariamente una specializzazione. Però, secondo me, un medico senza specializzazione è un po' un "mezzo medico", nel senso che, sempre dal mio punto di vista, la specializzazione è fondamentale e un medico la deve fare.
        Per quanto riguarda la professione veterinaria, quello che non si capisce è perché esista un corso di studi in medicina veterinaria se poi lavoro non si trova....

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        • #5
          Originariamente inviato da Alfonso Manuel Visualizza il messaggio
          Per quanto riguarda la professione veterinaria, quello che non si capisce è perché esista un corso di studi in medicina veterinaria se poi lavoro non si trova....
          Di lavoro ce n'è quanto ne vuoi, ma spesso è precario o sottopagato per i neolaureati.
          Da notare che questa non è una caratteristica specifica della sola veterinaria, la trovi in moltissime lauree qui in Italia.
          Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
          digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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          • #6
            Vorrei sgomberare il campo da un equivoco: scopo dell'università non è quello di formare al lavoro; per quello esistono l'apprendistato, la scuola secondaria di secondo grado di tipo non liceale (per quanto rovinata dalle riforme susseguitesi dagli anni '90 del secolo scorso alla prima dècade degli anni 2000), la formazione professionale, gli istituti tecnici superiori, l'istruzione e formazione tecnica superiore.
            Sino alla riforma del 2010 l'università, per tradizione medievale, aveva lo scopo di formare alla ricerca e di formare nuove generazioni di ricercatori trasferendo loro i risultati della ricerca stessa. Solo con la riforma di cui al processo di Bologna, su impulso del Consiglio d'Europa (che non c'entra niente con l'Unione europea), nonché con alcune iniziative dell'Unione europea volte al mutuo riconoscimento delle qualifiche, si è cominciato a concepire a livello politico l'università come luogo di formazione al lavoro, il che è stato trasposto a livello legislativo nella legge 240/2010, che ha tripartito la mission dell'università in ricerca, didattica e cosiddetta terza missione, che è quella di raccordare la formazione alle esigenze economico-produttive del territorio e dunque al lavoro.
            Tutto quanto premesso e considerato, è perfettamente normale che vi siano corsi di studio incapaci di offrire concreti risvolti lavorativi, visto che non possiamo diventare tutti ricercatori di professione e il mercato del lavoro non è pronto ad assorbire l'enorme mole di laureati che proviene dalle università.

            Forse a molti non è chiaro, ma l'Italia ha ancora un sistema economico relativamente immaturo, ove «relativamente» significa rispetto agli odierni standard occidentali. La maggior parte dei laureati italiani sino a quando non è stato introdotto il blocco del turn over è stata regolarmente assorbita dalla pubblica amministrazione, questo perché noi non abbiamo sostanzialmente un settore terziario avanzato e il settore terziario semplice (incluso il turismo) è fatto in grandissima prevalenza da micro e nanoimprese senza dipendenti e piccole e medie imprese prive di management, che, come tali, di laureati non hanno bisogno. Nelle aree del Paese maggiormente produttive le imprese non cercano laureati, ma cercano operai specializzati che fanno fatica a trovare (spesso sono costretti ad assumerli dall'estero), perché noi cosiddetti italiani delle generazioni dei nati perlomeno dal 1980 in poi siamo stati cresciuti con l'idea – sbagliata – secondo cui per trovare un buon lavoro avremmo dovuto studiare all'infinito e imparare un numero imprecisato di lingue. La provincia di Brescia è una delle poche aree vaste ad avere ancora la piena occupazione (da quelle parti pare che non ci sia crisi che tenga) e, a parte il numero di consulenti e liberi professionisti minimo indispensabile, praticamente esistono solo due figure professionali, l'operaio e l'imprenditore (che spesso è un ex operaio), mentre gli insegnanti, i medici e gli altri dipendenti pubblici e assimilati sono prevalentemente d'importazione.
            La prima legge sul contingentamento delle assunzioni nella P.A. è stata la 554/1988, che limitava i nuovi ingressi al 25% delle cessazioni, e da allora, specie dopo il trattato di Maastricht e il patto di stabilità, molte cose sono cambiate nella definizione degli organici e nei parametri di computo, ma è rimasta come punto fermo l'esclusione dal blocco del personale sanitario degli organi ed enti del Servizio sanitario nazionale (che sono prevalentemente medici, visto che in Italia curiosamente i medici sono più di tutti gli altri professionisti sanitari sommati) e del personale della scuola (sia docente sia non docente). Ecco perché tra i laureati in Giurisprudenza la disoccupazione dilaga mentre tra i laureati in Medicina l'occupazione è piena, non perché i primi siano più dei secondi (cosa peraltro non vera: i laureati in Medicina ogni anno sono in media circa 12mila, mentre l'intero gruppo giuridico, comprendente le classi L-16, L-DS, L-14, LMG/01, LM/SC-GIUR e LM-DS, supera di poco i 4500 secondo AlmaLaurea. I laureati del gruppo ingegneristico e quelli del gruppo economico-aziendale e statistico sono di più), ma perché prima non più del 40% di essi diventava avvocato o notaio o magistrato e quasi tutti gli altri si riversavano nella pubblica amministrazione, cosa oramai non più possibile da anni.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Allora,
              io posso dire di voler inseguire il mio sogno di diventare veterinario o medico anche per una questione di insoddisfazione lavorativa.
              Contrattualmente parlando ho un buon lavoro, a tempo indeterminato e tutto quello che vogliamo... Ma non è assolutamente quello che voglio fare.
              L'insoddisfazione è tanta, aggiungiamoci anche il fatto che per la mia patologia sono stato anche demansionato.... Prospettive di crescita molto scarse e poche.
              Ovviamente, pensare di dover passare ancora 35/40 anni in questa situazione, mi vien da morire.
              Neanche la mia laurea in mediazione linguistica potrà aiutarmi.
              Allora mi son chiesto: davvero voglio passare il resto della mia vita lavorativa così ??.
              ​​​assolutamente no. Mi sono allora dato dei paletti: se le cose da qui al test di ammissione cambiano (ovvero, salta fuori un buon lavoro, ben retribuito, che mi dia soddisfazioni, magari anche con orari migliori ecc)....allora bene. Sarei il primo a rinunciare al mio sogno di fare il veterinario o il medico.
              ma se la situazione non dovesse cambiare, chi potrebbe mai impedirmi di inseguire quel sogno ?sogno ??... Cosa avrei da perdere ??...lavoro part time week end, dal sabato al lunedì....avrei poi tutta la settimana da poter dedicare a lezioni e studio. Potrei fare davvero quello che voglio....però poi una domanda uno se la fa: mettiamo che davvero un indomani divento veterinario: quali prospettive avrò di poter cambiare la mia condizione lavorativa ??...quante, invece, se diventassi medico ??

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              • #8
                Originariamente inviato da Alfonso Manuel Visualizza il messaggio
                Allora,
                io posso dire di voler inseguire il mio sogno di diventare veterinario o medico anche per una questione di insoddisfazione lavorativa.
                Contrattualmente parlando ho un buon lavoro, a tempo indeterminato e tutto quello che vogliamo... Ma non è assolutamente quello che voglio fare.
                L'insoddisfazione è tanta, aggiungiamoci anche il fatto che per la mia patologia sono stato anche demansionato.... Prospettive di crescita molto scarse e poche.
                Ovviamente, pensare di dover passare ancora 35/40 anni in questa situazione, mi vien da morire.
                Neanche la mia laurea in mediazione linguistica potrà aiutarmi.
                Allora mi son chiesto: davvero voglio passare il resto della mia vita lavorativa così ??.
                ​​​assolutamente no. Mi sono allora dato dei paletti: se le cose da qui al test di ammissione cambiano (ovvero, salta fuori un buon lavoro, ben retribuito, che mi dia soddisfazioni, magari anche con orari migliori ecc)....allora bene. Sarei il primo a rinunciare al mio sogno di fare il veterinario o il medico.
                ma se la situazione non dovesse cambiare, chi potrebbe mai impedirmi di inseguire quel sogno ?sogno ??... Cosa avrei da perdere ??...lavoro part time week end, dal sabato al lunedì....avrei poi tutta la settimana da poter dedicare a lezioni e studio. Potrei fare davvero quello che voglio....però poi una domanda uno se la fa: mettiamo che davvero un indomani divento veterinario: quali prospettive avrò di poter cambiare la mia condizione lavorativa ??...quante, invece, se diventassi medico ??
                Ciao, anch' io sarei più o meno nella tua stessa condizione di vita con un lavoro a tempo indeterminato ma che per il mio parere risulta essere poco stimolante e con una paga decisamente misera. E mi piacerebbe iscrivermi a medicina e chirurgia.
                Non ho capito bene, attualmente avresti un lavoro che ti permetterebbe di dedicare frequenza e studio dal martedì al venerdì oppure devi trovare un lavoro part-time che ti permetta proprio di fare questo ? Nel caso fosse la prima opzione, se non sono troppo indiscreto, in quale settore sarebbe ?

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                • #9
                  Originariamente inviato da ingkratos Visualizza il messaggio

                  Ciao, anch' io sarei più o meno nella tua stessa condizione di vita con un lavoro a tempo indeterminato ma che per il mio parere risulta essere poco stimolante e con una paga decisamente misera. E mi piacerebbe iscrivermi a medicina e chirurgia.
                  Non ho capito bene, attualmente avresti un lavoro che ti permetterebbe di dedicare frequenza e studio dal martedì al venerdì oppure devi trovare un lavoro part-time che ti permetta proprio di fare questo ? Nel caso fosse la prima opzione, se non sono troppo indiscreto, in quale settore sarebbe ?
                  ciao.
                  Devo ammettere che il mio lavoro insoddisfacente ha però la "roba positiva" che ammette il part-time verticale week end, ovvero lavori o venerdì, sabato e domenica oppure sabato, domenica e lunedì.
                  Ovviamente, comprese le festività, quindi tipo Pasqua e Pasquetta che sono domenica e lunedì, se lavori dal sabato al lunedì, lavorerai sia a Pasqua che a Pasquetta.
                  Il settore è trasporti, infatti lavoro per una nota azienda di trasporti milanese, più nello specifico, sui mezzi pubblici.

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