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Dottorato estero e percorso per diventare docente universitario

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  • Dottorato estero e percorso per diventare docente universitario

    Salve, volevo avere qualche informazione più dettagliata sul riconoscimento di un dottorato conseguito all' estero in Italia. La procedura è la stessa di un qualsiasi altro titolo di studio quale laurea o laurea magistrale effettuando la richiesta presso una qualunque università italiana oppure è necessario avere il parere di equipollenza da parte del MUR ?

    Inoltre volevo sapere una volta richiesta l' equipollenza dalle università (o eventualmente dal MUR) del dottorato, per poter intraprendere il percorso che porta alla carriera di docente universitario sarebbe necessario passare per una fase intermedia cioè quella del ricercatore. Ma la figura del ricercatore viene adibita tramite graduatorie stilate in base ai titoli e per colloquio oppure tramite le solite prove scritte ed orali ? So bene che la figura del ricercatore in Italia ha una posizione abbastanza precaria, ma quale sarebbero le condizioni economico-contrattuali base a cui verrebbero assunti (tramite rimborso spese oppure per mezzo di borse di studio finanziate non solo dalle università ma anche da privati per particolari progetti di ricerca ?)

    Infine, passati un certo numero di anni (quanti di preciso?) si potranno avere i requisiti necessari per poter ambire alla carriera di docente universitario ma anche qui penso si debba effettuare un concorso o sbaglio ? So che comunque ci sono dei docenti che vengono assunti a contratto oppure anche a titolo gratuito, non so se quest' ultima eventualità sia effettivamente veritiera.
    Se possibile, per pura curiosità, volevo sapere se la procedura di assunzione di eventuali docenti universitari fosse distinta tra università statali e non.

    Grazie per una vostra delucidazione (o approfondimento) in merito

  • #2
    Hai messo sul piatto moltissimi argomenti.
    Cominciamo col dire che lo stato giuridico dei docenti universitari è identico indipendentemente dal fatto che insegnino presso università statali o non statali. Le modalità di reclutamento sono identiche, l'abilitazione scientifica è nazionale, le commissioni sono miste di docenti di varie università (a nulla rilevando che esse siano statali o meno) ed è possibile il trasferimento tra università indipendentemente dal fatto che siano statali o meno. Anche il trattamento economico è uguale; forse cambia qualcosa a livello di previdenza, ma non ricordo e dovrei verificare.
    Per il resto, per poterti dare una risposta esaustiva dovrei passarti in rassegna tutte le riforme su reclutamento e stato giuridico dei docenti universitari intercorse dal 1980 a oggi. Questo perché l'università è ancora piena di dinosauri dei previgenti ordinamenti. A tal riguardo preciso subito che i liberi docenti sono estinti e che sono ad esaurimento le seguenti figure:
    - professori incaricati stabilizzati (ne sono rimasti 2 in tutta Italia: Lea Cimino e Donatella Morroni);
    - assistenti (ne sono rimasti 2 in tutta Italia: Veronica Novelli e Francesco Rech);
    - ricercatori.
    I ricercatori finché sono esistiti non erano affatto precari; i ricercatori precari a cui alludono sovente i giornalisti (in particolare di quelli che se li chiami giornalaî si offendono) non sono ricercatori, ma dottorandi (che sono studenti) oppure assegnisti di ricerca, borsisti et similia.
    Il problema è che il ruolo di ricercatore era col tempo diventato una terza fascia della docenza; non a caso la Moratti aveva consentito ai ricercatori di fregiarsi del titolo di professore aggregato (mentre quelli di prima fascia sono ordinari e quelli di seconda sono associati).
    Sennonché i primi ricercatori a tempo determinato sono stati introdotti con la legge 230/2005. Con la legge 240/2010 i ricercatori a tempo determinato sono stati suddivisi in due tipologie (praticamente iunior e senior) ed è proprio cambiato il sistema di reclutamento dei docenti:
    1. è stato stabilito il principio di sequenzialità dei ruoli. In sostanza prima si poteva diventare direttamente professori ordinari (esempio famoso Philippe Daverio), mentre adesso la carriera procede step by step con passaggi obbligati: deve obbligatoriamente iniziare dalla figura di ricercatore a tempo determinato e può evolvere sino a professore prima fascia passando necessariamente per professore di seconda fascia.
    2. è stato introdotto l'obbligo del dottorato di ricerca (prima non era necessario alcun titolo di studio e infatti Philippe Daverio non è neanche laureato e la maggior parte dei professori ordinari oggi in servizio non ha un dottorato, anche perché prima del 1980 il dottorato neanche esisteva).
    Va da sé che non è pensabile iniziare una carriera del genere oltre il 24-25 anni di età.

    Il corrispondente del dottorato di ricerca conseguito all'estero o comunque secondo ordinamento straniero si può 'convalidare' in Italia seguendo questa procedura e avvalendosi di questo modulo. Deve essere stato conseguito all'esito di un corso di durata almeno triennale.

    I docenti a contratto non sono docenti universitari, ma esterni che svolgono didattica integrativa, teoricamente al fine di raccordare l'università con il mondo delle professioni e la società civile (perlomeno questo era il fine originario per il quale erano stati 'inventati'), sulla base di un contratto, dunque di un accordo negoziale (cioè regolato dal diritto privato), e non di un rapporto di servizio di tipo pubblicistico. La legge 240/2010 ha limitato fortemente la possibilità di utilizzare docenti a contratto, a cominciare dal fatto che essi debbono essere in possesso di titolo non inferiore alla laurea magistrale (Maurizio Costanzo ha insegnato per anni e anni alla Sapienza con un semplice diploma di ragioneria, e ci sono casi anche di persone decisamente meno conosciute di lui), con poche eccezioni (tra cui non la chiara fama). Spesso le docenze a contratto sono a titolo gratuito, o prevedono emolumenti simbolici. In ogni caso si tratta di compensi forfetari omnicomprensivi e non commisurati all'orario.
    Nemmeno i collaboratori ed esperti linguistici (i cosiddetti lettori madrelingua) fanno parte del personale docente, ma a differenza dei docenti a contratto sono lavoratori subordinati. Essi fanno parte del personale TAB (tecnico, amministrativo e bibliotecario) e a livello retributivo sono assimilati ai dipendenti della categoria D (ex VIII qualifica funzionale).

    Ovviamente stiamo parlando di università. Negli enti di ricerca (Cnr, Enea etc.) il personale è interamente in regime di diritto privato (d.lgs. 29/1993, c.d. riforma Bassanini) e quello di ricercatore è uno dei tre ruoli; gli altri due sono quello di tecnologo (che ha lo stesso trattamento stipendiale del ricercatore) e quello amministrativo. I primi due prevedono l'accesso con laurea magistrale ed eventuale dottorato, mentre il ruolo amministrativo è distinto nelle seguenti qualifiche:
    - funzionario V e IV livello, corrispondente alla categoria D dei comuni (si accede dal V livello e si può arrivare al IV; titolo di studio richiesto: laurea);
    - collaboratore VII, VI, V e IV livello (si accede dal VII livello; titolo di studio richiesto: diploma di scuola secondaria superiore);
    - operatore VIII e VII livello (si accede dall'VIII livello; titolo di studio richiesto: scuola dell'obbligo).
    In sintesi allo stesso livello può corrispondere sia una qualifica superiore sia l'evoluzione di carriera di una qualifica inferiore; a un titolo di studio superiore corrispondono una qualifica superiore e la possibilità di accedere al ruolo da un livello più elevato. Al V e al IV livello si può arrivare dunque sia col diploma sia con la laurea, mentre al VII livello con la scuola dell'obbligo e col diploma. I livelli III, II e I corrispondono alla dirigenza.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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