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Valenza sul mercato del lavoro LM Vs master - Necessità di un parere

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  • Valenza sul mercato del lavoro LM Vs master - Necessità di un parere

    Ciao ragazzi,
    in queste ultime settimane ho iniziato a guardarmi attorno per decidere il da farsi post conseguimento laurea triennale in economia L-18 ma più mi informo, come spesso accade, e più divento spaesato.
    Dapprima ero convinto la soluzione migliore fosse un master ad una telematica, poi ho iniziato ad avere qualche dubbio e ho preso in considerazione anche i master professionali che poi ho scartato ed ora l'ipotesi che mi stuzzica di più è la laurea magistrale. Sono davvero molto indeciso e non so cosa fare per questo chiederei a quelli di voi che hanno esperienze in tal senso se hanno voglia di darmi un parere / suggerimento.

    Ho 32 anni lavoro da 15 in mansioni impiegatizie a bassa professionalità, l'ambito tecnologico / informatico / economico sono gli ambiti di mio maggiore interesse.

    Considerando che ho capacità mediocri, non sono mai stato uno studente particolarmente brillante e che ho un impiego a tempo pieno la laurea magistrale mettendoci tutto l'impegno che posso credo potrei prenderla in 3 anni e laurearmi quindi all'età di 35anni.

    Con 3 anni di grossi sacrifici.

    La strada del master invece è sicuramente più agevole e potrebbe essere contornata da qualche certificazione come la PMP o altre.

    Quello che mi spinge verso la LM è il prestigio del titolo, visto che quella di mio interesse è questa

    https://www.agda.unito.it/do/home.pl

    che è una laurea in modalità telematica ma dell'università di Torino che farebbe perfettamente al mio caso.

    La soddisfazione personale di avere una LM che mi rimane a vita.

    Mentre il master avrebbe una maggiore compatibilità con gli altri impegni della vita e un percorso di durata minore.

    Detto questo, secondo voi qual è la scelta migliore che mi permetta di riqualificarmi ed accedere a posizioni meglio retribuite che sia nel pubblico o nel privato (la mia attuale ral è di 25k€)? E che mi permetta di lavorare in un ambito di mio interesse?

    La magistrale a 35 anni è davvero troppo tardi e non ha senso se non appunto come soddisfazione personale? Anche con una LM avendo 35 anni e poca o nessuna esperienza lavorativa negli ambiti di mio interesse sarei tagliato fuori perlomeno in ambito privato?

    Grazie a tutti coloro che vorranno darmi un contributo




  • #2
    Buongiorno,

    nel pubblico puoi iniziare al massimo dalla carriera direttiva (categoria D regioni ed enti locali, università, sanità; area III o area C ministeri e agenzie fiscali) e per quella è sufficiente la laurea.
    La retribuzione annua lorda per un dipendente della carriera direttiva in posizione economica iniziale (non è possibile essere assunti da posizioni economiche superiori, fatti salvi casi specifici come il profilo di direttore giudiziario al Ministero della giustizia) è di poco più di 20mila euro annui lordi + tredicesima. Ore supplementari e straordinarie quasi mai pagate, posizione organizzativa che è un miraggio specie negli enti medi e grandi (provvisti di dirigenza). Competenze accessorie, ove presenti, ridicole.
    Dopo 5 anni di carriera direttiva è possibile, per chi è in possesso di laurea magistrale (anche conseguita successivamente), fare i concorsi per l'attribuzione della qualifica dirigenziale e in tal caso la retribuzione annua lorda tabellare è di 43mila euro e anche il salario accessorio comincia a farsi interessate (negli enti più strutturati e dotati di maggiori risorse finanziarie con le due voci accessorie è possibile arrivare a triplicare lo stipendio base). Anche il dirigente in effetti rispetto al privato prende poco, ma bisogna considerare due aspetti: il primo è che diventare dirigente nel pubblico è relativamente più facile che nel privato (è solo che è la carriera a essere molto più lunga), il secondo è che il dirigente pubblico non è un vero e proprio dirigente in quanto le sue decisioni sono fortemente vincolate a leggi e regolamenti, risultando per questo ingessate. Il risvolto della medaglia è che per ogni firma che si mette si rischia un procedimento penale per abuso d'ufficio e per ogni firma che *non* si mette se ne rischia uno per omissione dei doveri d'ufficio.
    Credo sia opportuno chiarire questo prima di fare ogni valutazione.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      Buongiorno,

      nel pubblico puoi iniziare al massimo dalla carriera direttiva (categoria D regioni ed enti locali, università, sanità; area III o area C ministeri e agenzie fiscali) e per quella è sufficiente la laurea.
      La retribuzione annua lorda per un dipendente della carriera direttiva in posizione economica iniziale (non è possibile essere assunti da posizioni economiche superiori, fatti salvi casi specifici come il profilo di direttore giudiziario al Ministero della giustizia) è di poco più di 20mila euro annui lordi + tredicesima. Ore supplementari e straordinarie quasi mai pagate, posizione organizzativa che è un miraggio specie negli enti medi e grandi (provvisti di dirigenza). Competenze accessorie, ove presenti, ridicole.
      Dopo 5 anni di carriera direttiva è possibile, per chi è in possesso di laurea magistrale (anche conseguita successivamente), fare i concorsi per l'attribuzione della qualifica dirigenziale e in tal caso la retribuzione annua lorda tabellare è di 43mila euro e anche il salario accessorio comincia a farsi interessate (negli enti più strutturati e dotati di maggiori risorse finanziarie con le due voci accessorie è possibile arrivare a triplicare lo stipendio base). Anche il dirigente in effetti rispetto al privato prende poco, ma bisogna considerare due aspetti: il primo è che diventare dirigente nel pubblico è relativamente più facile che nel privato (è solo che è la carriera a essere molto più lunga), il secondo è che il dirigente pubblico non è un vero e proprio dirigente in quanto le sue decisioni sono fortemente vincolate a leggi e regolamenti, risultando per questo ingessate. Il risvolto della medaglia è che per ogni firma che si mette si rischia un procedimento penale per abuso d'ufficio e per ogni firma che *non* si mette se ne rischia uno per omissione dei doveri d'ufficio.
      Credo sia opportuno chiarire questo prima di fare ogni valutazione.
      Capisco, ti ringrazio per le info, onestamente non avevo mai preso in considerazione un percorso nella PA, quello che mi piacerebbe davvero è lavorare per un'azienda di consulenza IT o fare l'IT manager. Onestamente non ho idea di come funzionino gli avanzamenti di carriera nella PA però immagino ci siano graduatorie e punteggi e sicuramente sarebbe un sistema molto più confacente al mio carattere e alla mia persona rispetto a quello che avviene invece nel privato dove le "pubbliche relazioni" hanno un peso davvero importante.

      Se non dovessi fare considerazioni pratiche a livello economico lavorativo sicuramente prediligerei la LM perchè ritengo sarebbe per me una enorme soddisfazione però appunto considerato tutto quanto non so davvero cosa sia meglio.

      Il master presso una telematica per quanto possa essere uno sforzo inferiore temo che risulti poi totalmente ininfluente e un titolo privo di prestigio o particolare valore.

      La LM in modalità telematica asincrona dell'università di Torino con un indirizzo estremamente di mio gradimento a livello di tematiche mi tenta davvero molto.

      In questi giorni ho anche consultato i vari report occupazionali / reddituali che confrontano i master con la LM e il master sembrerebbe vincere a mani basse. Ad es. l'ultimo report di almalaurea conferma fortemente in tal senso. Immagino anche che però siano indagini viziate dal fatto che il master può essere uno strumento per comprarsi il lavoro, che facilita l'inserimento attraverso lo stage (situazioni quindi che non mi riguarderebbero) e che si rivolge a persone che sono già occupate mentre quello di cui necessito io è una riqualificazione per entrare in un settore / azienda a me confacente e poi eventualmente giocarmela lì sul posto di lavoro

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      • #4
        Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio

        In questi giorni ho anche consultato i vari report occupazionali / reddituali che confrontano i master con la LM e il master sembrerebbe vincere a mani basse. Ad es. l'ultimo report di almalaurea conferma fortemente in tal senso. Immagino anche che però siano indagini viziate dal fatto che il master può essere uno strumento per comprarsi il lavoro, che facilita l'inserimento attraverso lo stage (situazioni quindi che non mi riguarderebbero) e che si rivolge a persone che sono già occupate mentre quello di cui necessito io è una riqualificazione per entrare in un settore / azienda a me confacente e poi eventualmente giocarmela lì sul posto di lavoro
        Nell'azienda dove sei attualmente ci sono buone prospettive lavorative con una laurea magistrale? In pratica ti cambierebbero le mansioni ma resteresti nella stessa azienda, cosa molto più pratica per tutti.
        Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
        digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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        • #5
          Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio

          Nell'azienda dove sei attualmente ci sono buone prospettive lavorative con una laurea magistrale? In pratica ti cambierebbero le mansioni ma resteresti nella stessa azienda, cosa molto più pratica per tutti.
          No sarebbe totalmente ininfluente o quasi, sicuramente non avrebbe valenza presso la sede in cui lavoro.

          Nell'azienda presso cui lavoro per quello che ho potuto vedere ciò che conta maggiormente per avere avanzamenti di carriera sono in ordine di importanza: Contatti sociali - gestione relazioni sociali / soft skills / dedizione (in termini di quanto sgobbi, straordinario non retribuito ecc).

          Diverse persone in posizioni manageriali hanno la terza media mentre molti laureati sono operatori call center...

          Nell'azienda in cui lavoro attualmente non ho molte possibilità di far carriera ed inoltre è in un settore per cui non ho il minimo interesse e vorrei cambiare totalmente.

          Nell'azienda dove sono non influirebbe minimamente nemmeno il master per inciso. Il titolo di studio è ininfluente insomma, anche le competenze per quello che posso aver visto io sono valutate molto poco; ad essere valutate molto sono le soft skills.

          Aggiungo anche che a volte la politica aziendale è stata quella di assumere piccoli responsabili esterni che fossero estranei all'azienda per venirli a far fare i "mastini" perchè c'è quella tendenza per cui se ti conosci da 10anni è difficile che il responsabile ti faccia il spudoratamente non so se hai capito ciò che intendo.

          Mentre alcune alte posizioni manageriali sono state assunte dall'esterno e si trattava di laureati con alle spalle già esperienze manageriali di rilievo.

          Ancora una cosa tutti gli sforzi che vorrei compiere in ambito formativo sono volti proprio a cambiare azienda / settore.

          Concludo il quadro dicendo che non ho ambizioni così alte da aspirare a posizioni middle / high manager, credo di essere troppo carente a livello di soft skills, forse l'unica possibilità in tal senso sarebbe appunto la PA. Mi piacerebbe qualificarmi come un esperto nell'ambito dell'IT management, della consulenza, del business analyst, insomma un professionista da 2000€ al mese netti.
          Ultima modifica di Gabrysa; 15-06-2021, 10:55.

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          • #6
            Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio
            Diverse persone in posizioni manageriali hanno la terza media mentre molti laureati sono operatori call center...
            Pazzesco.
            Purtroppo in Italia questa sembra la prassi.
            Dalle mie parti molti imprenditori sono veramente in gamba, ma assolutamente ignorantoni in quanto hanno quasi tutti la terza media, in alcuni casi la quinta elementare. Spesso sono ex operai che si sono reinventati imprenditori. Per fortuna quasi tutti hanno fatto laureare i figli per garantire all'azienda un futuro che sia al passo con i tempi. Si sta manifestando proprio un cambio generazionale che a livello culturale è notevole. Le nuove leve poi tendono a circondarsi di gente preparata, quindi per i posti che contano tendono ad assumere più guardando il curriculum che non le conoscenze o le parentele. Purtroppo i posti di lavoro qualificati restano pochi, mentre al contempo alcune lauree sono talmente avulse dal mercato del lavoro che nemmeno vengono considerate.
            Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
            digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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            • #7
              Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio

              Pazzesco.
              Purtroppo in Italia questa sembra la prassi.
              Dalle mie parti molti imprenditori sono veramente in gamba, ma assolutamente ignorantoni in quanto hanno quasi tutti la terza media, in alcuni casi la quinta elementare. Spesso sono ex operai che si sono reinventati imprenditori. Per fortuna quasi tutti hanno fatto laureare i figli per garantire all'azienda un futuro che sia al passo con i tempi. Si sta manifestando proprio un cambio generazionale che a livello culturale è notevole. Le nuove leve poi tendono a circondarsi di gente preparata, quindi per i posti che contano tendono ad assumere più guardando il curriculum che non le conoscenze o le parentele. Purtroppo i posti di lavoro qualificati restano pochi, mentre al contempo alcune lauree sono talmente avulse dal mercato del lavoro che nemmeno vengono considerate.
              guarda il discorso della laurea sarebbe enorme quindi non ci impelaghiamo quello che però posso dirti, che mi ha basito tanti anni fa, è la fondamentale importanza delle soft skills e del MANAGEMENT delle relazioni, senza cadere nel clientelismo (che comunque è presente in maniera considerevole), quello che intendo è che puoi anche essere tecnicamente molto meno competente e formato ma se sai stare simpatico se sai come giocartela se sai dare l'impressione che sei bravo che stai facendo bene sai come coprire e far passare inosservati gli errori sai come muoverti e come venderti insomma non so come spiegartelo al meglio, se hai questo pacchetto di qualità è decisamente più importante che non il titolo di studio e le competenze che con esso hai acquisito. Magari non in tutte le realtà è così, in quella dove sono io è fortemente così.
              E ovviamente per un introverso come me la cosa è penalizzante. Poi lungi da me dallo screditare o svalorizzare queste caratteristiche che certamente sono importanti solo non pensavo battessero 3 a 0 tutte le altre.

              Per quanto riguarda l'imprenditoria invece avevo visto diverse indagini dove la laurea sembra essere addirittura un ostacolo, la maggior parte degli imprenditori non è laureata. Anche li si può discutere all'infinito sulle motivazioni.

              Ripeto io so di essere una persona dalle capacità mediocri e che per diversi motivi si è anche svegliata tardi quindi non ho la pretesa di diventare chissà chi, cerco solo uno stipendio che possa garantirmi una vita modesta, quello che ho ora è davvero troppo basso. Il mio target sono le 40k lorde annue, penso che un professionista come un analista SAP, un business analyst con qualche anno di esperienza sono cifre che può vedere tranquillamente senza la necessità di essere il numero uno nelle relazioni sociali.



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              • #8
                Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio
                non avevo mai preso in considerazione un percorso nella PA
                Avevi scritto «pubblico o privato»

                Onestamente non ho idea di come funzionino gli avanzamenti di carriera nella PA
                Forse non mi sono spiegato bene prima. Spazziamo vi l'equivoco di fondo: non esistono gli avanzamenti di carriera nella pubblica amministrazione. Ovviamente mi riferisco alla pubblica amministrazione regolata dal d.lgs. 165/2001, cioè quella che era stata riformata con d.lgs. 29/1993, vale a dire il 95-99% dell'amministrazione civile in termini di numero di enti e il 90-95% in termini di personale. Poi c'è la scuola, che ha un proprio ordinamento, e ci sono le carriere speciali (Banca d'Italia, autorità amministrative indipendenti etc.), ma quelle costituiscono le eccezioni, non la regola.
                Da quando è in vigore la legge 150/2009, che ha recepito le indicazioni della Corte costituzionale, le progressioni di carriera sono state abolite, quindi se si entra come ausiliario si rimane ausiliario, se si entra come esecutivo si rimane esecutivo, se si entra come impiegato/istruttore/ufficiale si rimane nella carriera di concetto e se si entra come istruttore direttivo o funzionario si rimane come istruttore direttivo o funzionario. Ovviamente, possedendo i titoli (che debbono essere gli stessi previsti per l'accesso dall'esterno: le deroghe eventualmente previste dai contratti vengono disapplicate in quanto la Consulta ha stabilito che qualsiasi tipologia di sconto sui titoli di ammissione è incompatibile con l'art. 97 Cost.), è possibile partecipare ad altri concorsi. Le amministrazioni possono prevedere una quota di riserva di posti entro il massimo del 50% al personale interno, che comunque concorre alla pari con gli esterni (stessi titoli e stesse prove); inoltre il 50% è un dato riferito a tutte le riserve sommate (dunque anche quelle per militari in congedo, invalidi/disabili etc.). Qualcuno le chiama ancora progressioni verticali, ma in effetti non lo sono, in quanto il nuovo concorso implica la novazione del rapporto (tre miei colleghi lo hanno fatto passando da C a D e un'altra da B a C e in tutti i casi hanno contestualmente rassegnato le dimissioni e stipulato il nuovo contratto, con reimmatricolazione), anche se c'è una certa giurisprudenza secondo cui, per non violare il principio eurounitario di divieto di modifica in peius delle condizioni, eventuali progressioni economiche maturate prima della novazione vanno mantenute attraverso assegni ad personam riassorbibili con i futuri aumenti e/o eventuali progressioni orizzontali nella nuova categoria.
                Le progressioni economiche orizzontali, che sostituiscono gli scatti di anzianità (aboliti nel 1993), hanno valore meramente retributivo, cioè non incidono sullo status giuridico e dunque sulla posizione gerarchico-funzionale. Tant'è che è possibile che un dipendente della carriera di concetto per effetto della progressione possa avere uno stipendio complessivo più elevato rispetto a quello del suo diretto superiore (per non parlare di differenze tra comparti, tra enti o che possono essere determinate da indennità che, all'interno della stessa categoria, spettano in base al profilo e/o alle mansioni assegnate).

                però immagino ci siano graduatorie e punteggi e sicuramente sarebbe un sistema molto più confacente al mio carattere e alla mia persona rispetto a quello che avviene invece nel privato dove le "pubbliche relazioni" hanno un peso davvero importante.
                Sta' tranquillo che anche nel pubblico le pubbliche relazioni hanno peso. Vuoi sapere una cosa?
                Io sono dipendente di un ente (non lavoro più lì perché sono comandato a prestare servizio in favore di altre amministrazioni e da circa un anno faccio il valzer) in cui prima della legge 150/2009 si è fatto un grande abuso dell'istituto della progressione verticale, ragion per cui un sacco di gente senza diploma è passata dalla categoria B alla categoria C senza concorso e analogamente tantissima gente senza laurea è passata dalla C alla D. I D non laureati nel tempo sono diventati talmente tanti che ci sono più laureati tra i C che tra i D. Questo perché gli ultimi tre concorsi per C sono stati vinti tutti da laureati, mentre a causa del blocco delle assunzioni sono stati indetti negli ultimi quindici-vent'anni solo due o tre concorsi per D a tempo indeterminato e in tutto tra vincitori e idonei saranno state assunte 20 persone (tra cui me), quindi la stragrande maggioranza dei D è costituita da persone con anzianità di servizio superiori a 25 anni. Attualmente non possono essere più assunti D poiché a causa delle progressioni verticali son diventati più dei C.
                Ordunque, per molti anni i dirigenti hanno conferito le posizioni organizzative (che comunque nel mio ente sono titoli meramente onorifici: non implicano mai deleghe di funzioni dirigenziali – non perché non sia consentito in assoluto, ma perché abbiamo mediamente un dirigente ogni 12 persone – e raramente deleghe di firma; inoltre i responsabili delle strutture per ordinamento interno possono essere solo dirigenti e le posizioni organizzative non hanno mai personale assegnato) senza indire avvisi interni ma proprio per nomina fiduciaria, attribuendole secondo due unici criteri: il lecchinaggio e l'anzianità. Ne conseguiva che nella quasi totalità dei casi andavano a non laureati. Un bel giorno qualcuno ha fatto una denuncia e un dirigente è stato condannato dalla Corte dei conti per danno erariale poiché la Corte ha rilevato che la posizione organizzativa non può essere conferita a personale non laureato, ancorché di categoria D, a meno che non vi sia indisponibilità di personale laureato nell'Ente, non nella singola struttura. Sai da allora come hanno fatto? Si sono messi a fare avvisi interni in cui scrivono che serve la laurea, ma sanno benissimo che a presentare la domanda sarà una sola persona e non laureata. Quindi conferiscono la P.O. a tale persona con la scusa che nessun altro ha proposto istanza.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  Ragazzi, la classe imprenditoriale italiana è quello che è e lo sappiamo benissimo, ahinoi.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Avevi scritto «pubblico o privato»


                    Forse non mi sono spiegato bene prima. Spazziamo vi l'equivoco di fondo: non esistono gli avanzamenti di carriera nella pubblica amministrazione. Ovviamente mi riferisco alla pubblica amministrazione regolata dal d.lgs. 165/2001, cioè quella che era stata riformata con d.lgs. 29/1993, vale a dire il 95-99% dell'amministrazione civile in termini di numero di enti e il 90-95% in termini di personale. Poi c'è la scuola, che ha un proprio ordinamento, e ci sono le carriere speciali (Banca d'Italia, autorità amministrative indipendenti etc.), ma quelle costituiscono le eccezioni, non la regola.
                    Da quando è in vigore la legge 150/2009, che ha recepito le indicazioni della Corte costituzionale, le progressioni di carriera sono state abolite, quindi se si entra come ausiliario si rimane ausiliario, se si entra come esecutivo si rimane esecutivo, se si entra come impiegato/istruttore/ufficiale si rimane nella carriera di concetto e se si entra come istruttore direttivo o funzionario si rimane come istruttore direttivo o funzionario.
                    oh capisco. Ero convinto ci fossero concorsi esclusivamente interni e graduatorie. Forse sono rimasto fuorviato da qualcosa che avevo letto in merito ad una carriera nella guardia di finanza? Forse li funziona diversamente?

                    Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                    Sta' tranquillo che anche nel pubblico le pubbliche relazioni hanno peso. Vuoi sapere una cosa?
                    Mai una gioia

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                    • #11
                      Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio

                      oh capisco. Ero convinto ci fossero concorsi esclusivamente interni e graduatorie. Forse sono rimasto fuorviato da qualcosa che avevo letto in merito ad una carriera nella guardia di finanza? Forse li funziona diversamente?
                      Nozione di pubblica amministrazione:
                      insieme di enti e organismi pubblici che concorrono all'esercizio delle funzioni amministrative, cioè esecutive, di uno stato.


                      Fanno parte della pubblica amministrazione italiana:
                      - la Presidenza della Repubblica e i ministeri (ivi compresa la Presidenza del Consiglio dei ministri), che insieme formano la pubblica amministrazione centrale o statale.
                      - gli enti del Servizio sanitario nazionale (legge 833/1978), oggi regionalizzato.
                      - gli enti pubblici non economici, che sono soggetti, dotati di personalità giuridica di diritto pubblico e autonomia patrimoniale perfetta, che perseguono interessi pubblici svolgendo funzioni proprie dello Stato ma che non fanno parte dell'articolazione dello Stato stesso, cioè dei ministeri. Tali soggetti annoverano le agenzie fiscali, le università e istituti assimilati, gli enti pubblici di ricerca, enti di rilievo costituzionale come il Cnel, l'Agenas, il Cai e le federazioni sportive con personalità giuridica d idiritto pubblico (Coni, Aeci, Aci etc.), l'Enit, l'Ice-agenzia, l'Inps, l'Inail, l'Istat, l'Aran. «Non economici» significa che svolgono attività priva di rilevanza economica (cioè attività d'impresa, caratterizzata dall'intento lucrativo) ed è questa l'unica caratteristica che hanno in comune. Per il resto stiamo parliamo di una galassia di soggetti con competenze diverse, con diversi gradi di autonomia rispetto alla politica (sono comunque tutti vigilati da ministeri e generalmente i loro vertici di indirizzo sono nominati da ministri, ma con durata del mandato non sempre direttamente legata a quella del governo o della legislatura) e con diversi sistemi organizzativo-gestionali. La prima legge organica sugli enti pubblici non economici, tuttora vigente, è la 70/1975. Tale legge non istituì nuovi enti, ma effettuò una ricognizione di quelli creati negli anni, attribuendo personalità giuridica di diritto pubblico a quelli la cui natura giuridica era dubbia, compresi alcuni che erano stati fondati per iniziativa privata, come l'Aci, e ai quali erano state attribuite funzioni pubblicistiche. Tali enti sono chiamati in gergo «parastatali» e infatti il testo è noto come «legge sul parastato».
                      - le autorità amministrative indipendenti, che sono come gli enti pubblici non economici ma in più esercitano, oltre a funzioni amministrative (dunque proprie del potere esecutivo), anche poteri paralegislativi e paragiurisdizionali, e non sono soggette a controllo politico nemmeno indiretto: si definiscono «indipendenti» poiché non sono sottoposte a vigilanza ministeriale. I loro vertici sono nominati in maniera tale da non rappresentare le parti politiche e per evitare che tale principio sia aggirato durano in carica per almeno un settennio e non possono essere rimossi dal governo di turno né dal Parlamento.
                      - gli enti territoriali, sia quelli che svolgono funzioni di governo del territorio (cioè le regioni e gli enti locali) sia quelli che svolgono funzioni diverse limitatamente a un àmbito territoriale (ad esempio le camere di commercio e le aziende sanitarie locali, le quali sono anche organi del Servizio sanitario nazionale nonché dei servizi sanitari regionali). Tutti questi soggetti (alcuni dei quali tra l'altro sono enti pubblici non economici) costituiscono l'amministrazione periferica.
                      Da notare che la scuola e il comparto AFAM(C) sono costituiti da amministrazioni parzialmente autonome che agisocno quali articolazioni territoriali del Ministero dell'istruzione. Situazione simile i beni culturali: soprintendenze, parchi archeologici etc. godono di una certa autonomia e di una certa soggettività giuridica, ma non di personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta. I dipendenti di tutti questi soggetti sono dipendenti dei rispettivi dicasteri (ad esempio gli insegnanti non sono dipendenti della scuola in cui hanno la cattedra, ma del Ministero dell'istruzione, e gli addetti alle biblioteche nazionali di quello che attualmente si chiama Ministero della cultura). Tutti i dipendenti ministeriali sono pagati dal Ministero dell'economia e delle finanze e sono gli unici dipendenti pubblici che possono essere definiti statali (e sono riconoscibili dall'apposita tessera verde).

                      Non fanno parte della pubblica amministrazione, pur essendo soggetti di diritto pubblico:
                      - gli organi del potere giudiziario.
                      - gli organi esercenti il potere legislativo (in Italia Camera, Senato, assemblee legislative delle regioni e delle province autonome).
                      - in Italia gli enti pubblici economici, che sono particolarissime tipologie di enti pubblci che esercitano attività d'impresa, generalmente di carattere commerciale, e sono soggetti a imposizione dei redditi prodotti. Dopo la c.d. riforma Amato, che ha privatizzato la maggior parte delle banche pubbliche, e dopo la trasformazione delle casse di risparmio in banche, gli enti pubblici economici sono rimasti pochissimi. Tra questi ricordo la Siae (che svolge attività di carattere lucrativo in favore dei titolari di diritti d'autore), l'Agenzia del demanio e alcune aziende speciali a livello locale o regionale (pensiamo ad esempio all'azienda Abc del Comune di Napoli, nata, del resto, da una trasformazione di una preesistente società per azioni, chiamata Arin, nata a sua volta dalla privatizzazione di un'azienda speciale, l'Aman). Per il resto, tale natura giuridica si usa solamente in via transitoria nelle more della trasformazione di un'amministrazione pubblica autonoma in società per azioni finalizzata all'apertura del mercato (vedi casi Ferrovie dello Stato, Poste italiane). Gli enti pubblici economici non sono tenuti ad assumere per concorso (anzi, neanche possono assumere per concorso perché non sono dotati di potestà pubblicistica).

                      Ai soli fini statistico-contabili si usa la locuzione "amministrazioni pubbliche" per indicare tutti gli organismi che producono servizi per la collettività non destinabili alla vendita eoperano una redistribuzione del reddito e della ricchezza. Questo perché l'Istat ha recepito lo standard internazionale di contabilità nazionale adottato dall'Onu, fortemente influenzato dal common law, il quale non parla di pubblica amministrazione ma di general government o governmental bodies (amministrazioni «governative», secondo il concetto anglo-americano di Government). Talvolta, come ad esempio nell'àmbito delle rilevazioni censuarie, l'Istat ha più correttamente parlato di «istituzioni pubbliche». Va detto peraltro che a livello statistico internazionale spesso la sanità e un po' meno spesso l'istruzione non vengono considerate parte della pubblica amministrazione e la sanità pubblica viene censita in un unico comparto insieme con quella privata. Va anche detto che nel sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec95) non sono presenti gli enti che non gravano sulla finanza pubblica (vedi l'Aci), quindi non ha senso riferirsi alle rilevazioni statistiche per capire cosa è pubblica ammministrazione e cosa non lo è. Quanto alla contrattazione collettiva, bisogna vedere il singolo ente quale CCNL applica perché ad esempio l'Agenas, che è un ente pubblico non economico, applica il CCNL Sanità (CCNL per il personale dipendente dagli enti del Servizio sanitario nazionale), mentre le agenzie fiscali prima della riforma del 2018 avevano un proprio comparto di contrattazione, oggi confluito nel comparto unificato "Funzioni centrali", che però è suddiviso in sezioni o settori corrispondenti ai vecchi comparti in esso confluiti.

                      Inoltre, le forze di polizia a ordinamento civile e militare, le forze armate e gli altri corpi militari, ad eccezione delle polizie locali (che fanno capo ai comuni e loro consorzi e unioni nonché agli enti di area vasta), non fanno parte della pubblica amministrazione civile e quando si parla di pubblica amministrazione senza ulteriori specificazioni ci si riferisce alla pubblica amministrazione civile. Peraltro io avevo assai ristretto il campo specificando «la pubblica amministrazione civile a cui si applica il d.lgs. 165/2001» (dunque nemmeno l'intera PA civile), «esclusa la scuola in quanto regolata da norme speciali».

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                      Ora spero che sia più chiaro il tutto. Quindi la Guardia di finanza, che è un'istituzione militare, non può essere presa ad esempio (e comunque anche nella Guardia di finanza se sei un militare di truppa non puoi diventare per carriera maresciallo e se sei maresciallo non puoi diventare per carriera ufficiale).

                      Nella pubblica amministrazione civile disciplinata dal d.lgs. 165/2001, e cioè riformata dal d.lgs. 29/1993 (Bassanini), i concorsi interni per definizione non possono esistere più in quanto il rapporto di servizio è stato sostituito da un rapporto contrattuale, infatti la riforma è nota come privatizzazione (o privatizzazione sostanziale) del pubblico impiego. Il lavoratore non è più un dipendente pubblico, ma un dipendente della pubblica amministrazione (infatti non giura neanche più fedeltà alla Repubblica). Il concorso ha natura pubblicistica ed è sindacabile dal giudice amministrativo, ma per essere immessi in servizio non si viene più chiamati in ruolo come avveniva prima (anche se l'espressione è rimasta), bensì si firma un contratto (sebbene a condizioni vincolate e non negoziabili). Quindi il rapporto ha natura privatistica e in quanto tale è soggetto a cognizione e sindacato del giudice ordinario (giudice civile in funzione del giudice del lavoro). Ne consegue che un concorso, cioè un procedimento di natura pubblicistica, su un rapporto già in essere non è possibile (infatti tutta la giurisprudenza definisce illegittime le procedure concorsuali attivate da alcuni enti per disporre mobilità, in quanto la mobilità avviene mediante cessione ex art. 1406 cod. civ. del contratto già in essere).
                      Tutt'al più hai visto delle graduatorie interne e come ti ho spiegato tali graduatorie sono relative alle progressioni orizzontali, che sono meramente economiche e non giuridiche e hanno sostituito gli scatti di anzianità (aboliti proprio dalla riforma Bassanini, sopravvissuti solo nel comparto Scuola). Se tu sei C/5 e io sono D/1 tu guadagni più di me, ma io sarò sempre il tuo superiore diretto. Se io sono funzionario all'Inps e tu sei funzionario in una regione o in un ente locale, io probabilmente guadagno il doppio di te, ma siamo equiordinati. Se io sono assistente all'Inps e tu sei funzionario in un ministero, io guadagno quanto te se non di più, ma non possiamo scambiarci il posto perché io sono subordinato rispetto a te. Chiaro?

                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                      • #12
                        Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                        [B]Nozione di pubblica amministrazione
                        Ma tutto questo intervento è stata farina del tuo sacco inteso come conoscenze proprie già in tuo possesso o hai effettuato ricerche su internet?


                        Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                        Chiaro?
                        scherzi a parte tutto chiarissimo ti ringrazio per la spiegazione davvero esaustiva e ti faccio anche i complimenti per la mole di conoscenza (sbalorditiva).


                        Considerato ciò (e per riportare il thread alle origini), escluderei la PA in toto e pertanto rimane il quesito di quale possa essere il miglior percorso per una riqualificazione personale.

                        Domani parteciperò all'open day sul corso di LM ma i dubbi generali permangono

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                        • #13
                          Originariamente inviato da Gabrysa Visualizza il messaggio
                          Ma tutto questo intervento è stata farina del tuo sacco inteso come conoscenze proprie già in tuo possesso o hai effettuato ricerche su Internet?
                          Se non sai queste cose, difficilmente potrai vincere un concorso pubblico. La nozione di pubblica amministrazione è alla base del diritto amministrativo, materia presente nella totalità, o quasi, dei concorsi. L'ordinamento del pubblico impiego spesso è menzionato nel bando come materia a parte, ma quantunque non lo fosse fa parte del diritto amministrativo (il diritto del lavoro tradizionalmente si occupava solo del lavoro alle dipendenze di privati; dopo la riforma che ha privatizzato il rapporto di pubblico impiego quest'ultimo, per le sue peculiarità, continua a essere oggetto di interesse più di amministrativisti che di laburisti).
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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