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Convivere con il "basso blasone"
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Il tuo problema non è il basso blasone, ma il fatto che ti autosminuisci. Già fatto che ti presenti come uno studente e non come un laureato indica che non ti percepisci come un laureato, ma vedi il titolo che hai già conseguito come mero step per conseguirne un altro. Se io ti dicessi che con la laurea che già possiedi avresti potuto partecipare al 90% dei concorsi per laureati indetti da quando l'hai conseguita ad adesso, probabilmente non mi crederesti: invece è così e aggiungo che sono occasioni che hai perso e non torneranno più (se non, a occhio e croce, tra una trentina d'anni), visto che con la laurea magistrale potrai partecipare esattamente agli stessi concorsi e generalmente neanche con un punteggio superiore. La laurea magistrale serve per l'accesso alla dirigenza, alla quale però non si può accedere direttamente.
Poi «inglese» si scrive con l'iniziale minuscola, «un'esperienza» si scrive con l'apostrofo e quello che stai frequentando è un CdLM, non un CdL.
Detto questo, tu hai scelto un corso di laurea magistrale in fotocopia, cosa assolutamente sbagliata e che in questo forum sconsigliamo da anni.
Il master di secondo livello? Ne esistono pochissimi e servono a poco o niente.
Corsi di specializzazione della durata di un anno all'estero sono master's degree, cioè lauree magistrali.
Direi che sarebbe molto meglio che tu vada a cercare lavoro.
BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Marika, Throaway, che dopo aver letto la mia risposta ha cancellato tutto (me ne sono accorto adesso e invito Bmastro a ripristinare il tempo massimo di modifica dei messaggi, per gli utenti privi di funzioni di amministrazione e/o moderazione, a 10 minuti), è laureato in Relazioni internazionali all'Orientale e frequenta il corso di laurea magistrale in fotocopia della Università Vanvitelli, già Seconda università di Napoli. Dice che voleva iscriversi alla Federico II, ma gliel'avrebbero sconsigliata perché troppo dispersiva in quanto presenterebbe i problemi tipici delle grandi università. Dall'Orientale pare sia scappato perché offre un'ottima formazione linguistica (che a dire la verità non traspariva dal suo modo di scrivere) ma sarebbe un ateneo molto dispersivo. Vuole sapere se il fatto di conseguire il titolo in un ateneo poco prestigioso lo potrà penalizzare, dice che cerca di nascondere la cosa infarcendo il proprio curriculum di esperienze anche brevi presso atenei esteri e chiede se per compensare il problema potrà conseguire un master di secondo livello al Nord.
Il racconto era manifestamente condizionato da una serie interminabile di bias.
Cominciamo col dire che il nostro collega non si presentava come un post-graduate student, cioè un laureato che sta proseguendo gli studi, bensì come uno studente che ancora doveva completare un percorso (i famosi studenti del quarto anno che non esiste). Questo è il primo errore perché quella che ha conseguito all'Orientale è una laurea a tutti gli effetti, nessuno gliela potrà togliere a meno che non sia stata conseguita fraudolentemente e gli consente già da adesso di cercare (e anche trovare) lavoro. Io non so quali siano le sue ambizioni, ma se aspira ad arruolarsi nella pubblica amministrazione è meglio che si dia da fare subito, senza aspettare di conseguire la magistrale, quando il boom attuale di concorsi, in parte dovuto in parte al PNRR e in parte alla legge 56/2019, sarà oramai deflagrato e il blocco del turn over sarà ripristinato (a parte il fatto che ci sarà ben poco turn over visto che il periodo delle cessazioni è questo). Entrando adesso da funzionario, nel frattempo può conseguire la magistrale con calma e dopo 5 anni di servizio potrà partecipare ai concorsi per la dirigenza.
In secondo luogo, è vero che la Vanvitelli soffre il problema di essere una seconda università. Peraltro, delle seconde (e terze) università istituite tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 del secolo scorso, è stata l'unica che ha mantenuto la denominazione di «seconda» attribuitale per legge: Bicocca e Tor Vergata la cambiarono subito, scegliendo come propria denominazione quella della zona in cui erano dislocate, e la terza di Roma ha cambiato l'ordinale in cardinale per creare un brand. Questo problema però è stato superato ora che l'ateneo si chiama Vanvitelli, pertanto il complesso di inferiorità (quello di coloro che su LinkedIn, per dissimulare, scrivono «Seconda università di Napoli Federico II») si può anche superare. Quanto al resto, senza voler entrare nel merito dell'ateneo (anche perché farei considerazioni inevitabilmente soggettive e non verificabili), io mi preoccuperei più dell'indirizzo di studi: che senso ha prendere una laurea magistrale che è una fotocopia della laurea già conseguita? Siamo veramente sicuri che se si conseguono dei titoli così inutili l'ateneo faccia la differenza?
In ultimo, i master di secondo livello sono veramente pochissimi e conseguire un master di primo livello dopo una laurea magistrale, scelta che fanno molte persone che si informano troppo tardi, è una pessima idea, perché facendo il contrario si sarebbero conseguiti gli stessi titoli senza sprecare un anno. A tal riguardo vi racconto un aneddoto: ho conosciuto un tipo che ha conseguito una laurea di classe L-18 una laurea magistrale di classe LM-77, entrambe di àmbito economico e con identica denominazione (primo errore), nella stessa università del Sud. Non trovava lavoro e quindi, essedo interessato al marketing, è andato in una media università del Nord a prendere un master in materia, con stage garantito. Attraverso lo stage, fatto in un'azienda vicino casa sua al Sud, ha trovato lavoro a tempo indeterminato. Ora, tralasciando il fatto che mi pare veramente assurdo che se io abito a Nola e trovo lavoro ad Avellino debba passare per una università che si trova nei pressi della via Emilia (e qui secondo me era il mio conoscente ad avere il bias, non l'imprenditore che lo ha assunto), dopo aver guardato gli esami del master gli ho chiesto come mai non avesse fatto il contrario, visto che nella magistrale gli avrebbero convalidato degli esami e l'avrebbe conseguita in un anno solo, conseguendo gli stessi e identici tre titoli in 5 anni anziché 6. Tra l'altro, il regolamento del suo master prevedeva l'automatico riconoscimento di 60 crediti in un corso di laurea magistrale di classe LM-77 dello stesso ateneo. Mi ha risposto in una maniera incredibile: «Con questo master hanno trovato lavoro tutti in breve tempo, quindi coloro che avevano solo la triennale dopo visto che guadagnavano non avevano più lo stimolo per completare gli studi; io non volevo correre questo rischio». E qua siamo al solito bias: la laurea magistrale non completa alcunché, ma è un titolo superiore! Possibile che siamo gli unici in Europa a non capirlo? Se uno che ha conseguito laurea e master ritiene di avere lasciato l'università anzitempo, il suo ragionamento è viziato da un palese errore di percezione della realtà. Poi, per carità, uno può pure avere l'ambizione di conseguire una laurea magistrale per suo interesse personale (e non è questo il caso, altrimenti uno sceglierebbe un corso in cui poter imparare qualcosa di nuovo e non una fotocopia rimpicciolita del precedente), ma non venga a dire che serve per completare il ciclo perché i cicli sono tre e la laurea magistrale (come il master di primo livello) è un titolo che si consegue al termine del secondo. Aggiungo che il conseguimento di un ulteriore titolo mentre si lavora potrebbe fare da spinta per un ventuale avanzamento di carriera.
Se il nostro collega è interessato alla carriera diplomatica, sappia che ad essa si può accedere pressoché con tutte le lauree magistrali di area sociale, comprese (incredibile ma vero) LM-19, LM-59 e LM-87. Quindi, anziché incaponirsi a voler completare un percorso che esiste solo nella sua testa, potrebbe approfittarne per estendere i suoi orizzonti culturali e professionali. Una L-36 di indirizzo internazionalistico già fornisce di per sé (più di una LM-52, che di solito è la sua fotocopia rimpicciolita) un'ampia gamma di conoscenze e competenze utili per affrontare il concorso diplomatico: di certo le conoscenze vanno approfondite, ma si parte avvantaggiati rispetto a chi ha affrontato studi solo giuridici o solo economico-aziendali, ad esempio, perché questo tipo di studi abitua all'interdisciplinarità richiesta per il concorso diplomatico. Per fare il concorso diplomatico serve la magistrale e quindi quale migliore occasione per combinare la L-36 con la LM-56, ad esempio?Ultima modifica di dottore; 13-07-2021, 14:14.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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ma le persone che problemi hanno nella vita?Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioMarika, Throaway, che dopo aver letto la mia risposta ha cancellato tutto
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Ho controllato; come base di partenza il nuovo sistema permette agli utenti di modificare il proprio messaggio per 1 ora, ma il parametro può essere modificato inserendo multipli oppure frazioni dell'ora. Quindi ho proceduto ad impostare 0.2 che mi pare un buon compromesso. Adesso spero solo che la frazione dell'ora venga riconosciuta dal sistema col punto e non con la virgola.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioinvito Bmastro a ripristinare il tempo massimo di modifica dei messaggi, per gli utenti privi di funzioni di amministrazione e/o moderazione, a 10 minuti
Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali
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Mah, che dire, discorso ineccepibile.Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggioMarika, Throaway, che dopo aver letto la mia risposta ha cancellato tutto (me ne sono accorto adesso e invito Bmastro a ripristinare il tempo massimo di modifica dei messaggi, per gli utenti privi di funzioni di amministrazione e/o moderazione, a 10 minuti), è laureato in Relazioni internazionali all'Orientale e frequenta il corso di laurea magistrale in fotocopia della Università Vanvitelli, già Seconda università di Napoli. Dice che voleva iscriversi alla Federico II, ma gliel'avrebbero sconsigliata perché troppo dispersiva in quanto presenterebbe i problemi tipici delle grandi università. Dall'Orientale pare sia scappato perché offre un'ottima formazione linguistica (che a dire la verità non traspariva dal suo modo di scrivere) ma sarebbe un ateneo molto dispersivo. Vuole sapere se il fatto di conseguire il titolo in un ateneo poco prestigioso lo potrà penalizzare, dice che cerca di nascondere la cosa infarcendo il proprio curriculum di esperienze anche brevi presso atenei esteri e chiede se per compensare il problema potrà conseguire un master di secondo livello al Nord.
Il racconto era manifestamente condizionato da una serie interminabile di bias.
Cominciamo col dire che il nostro collega non si presentava come un post-graduate student, cioè un laureato che sta proseguendo gli studi, bensì come uno studente che ancora doveva completare un percorso (i famosi studenti del quarto anno che non esiste). Questo è il primo errore perché quella che ha conseguito all'Orientale è una laurea a tutti gli effetti, nessuno gliela potrà togliere a meno che non sia stata conseguita fraudolentemente e gli consente già da adesso di cercare (e anche trovare) lavoro. Io non so quali siano le sue ambizioni, ma se aspira ad arruolarsi nella pubblica amministrazione è meglio che si dia da fare subito, senza aspettare di conseguire la magistrale, quando il boom attuale di concorsi, in parte dovuto in parte al PNRR e in parte alla legge 56/2019, sarà oramai deflagrato e il blocco del turn over sarà ripristinato (a parte il fatto che ci sarà ben poco turn over visto che il periodo delle cessazioni è questo). Entrando adesso da funzionario, nel frattempo può conseguire la magistrale con calma e dopo 5 anni di servizio potrà partecipare ai concorsi per la dirigenza.
In secondo luogo, è vero che la Vanvitelli soffre il problema di essere una seconda università. Peraltro, delle seconde (e terze) università istituite tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 del secolo scorso, è stata l'unica che ha mantenuto la denominazione di «seconda» attribuitale per legge: Bicocca e Tor Vergata la cambiarono subito, scegliendo come propria denominazione quella della zona in cui erano dislocate, e la terza di Roma ha cambiato l'ordinale in cardinale per creare un brand. Questo problema però è stato superato ora che l'ateneo si chiama Vanvitelli, pertanto il complesso di inferiorità (quello di coloro che su LinkedIn, per dissimulare, scrivono «Seconda università di Napoli Federico II») si può anche superare. Quanto al resto, senza voler entrare nel merito dell'ateneo (anche perché farei considerazioni inevitabilmente soggettive e non verificabili), io mi preoccuperei più dell'indirizzo di studi: che senso ha prendere una laurea magistrale che è una fotocopia della laurea già conseguita? Siamo veramente sicuri che se si conseguono dei titoli così inutili l'ateneo faccia la differenza?
In ultimo, i master di secondo livello sono veramente pochissimi e conseguire un master di primo livello dopo una laurea magistrale, scelta che fanno molte persone che si informano troppo tardi, è una pessima idea, perché facendo il contrario si sarebbero conseguiti gli stessi titoli senza sprecare un anno. A tal riguardo vi racconto un aneddoto: ho conosciuto un tipo che ha conseguito una laurea di classe L-18 una laurea magistrale di classe LM-77, entrambe di àmbito economico e con identica denominazione (primo errore), nella stessa università del Sud. Non trovava lavoro e quindi, essedo interessato al marketing, è andato in una media università del Nord a prendere un master in materia, con stage garantito. Attraverso lo stage, fatto in un'azienda vicino casa sua al Sud, ha trovato lavoro a tempo indeterminato. Ora, tralasciando il fatto che mi pare veramente assurdo che se io abito a Nola e trovo lavoro ad Avellino debba passare per una università che si trova nei pressi della via Emilia (e qui secondo me era il mio conoscente ad avere il bias, non l'imprenditore che lo ha assunto), dopo aver guardato gli esami del master gli ho chiesto come mai non avesse fatto il contrario, visto che nella magistrale gli avrebbero convalidato degli esami e l'avrebbe conseguita in un anno solo, conseguendo gli stessi e identici tre titoli in 5 anni anziché 6. Tra l'altro, il regolamento del suo master prevedeva l'automatico riconoscimento di 60 crediti in un corso di laurea magistrale di classe LM-77 dello stesso ateneo. Mi ha risposto in una maniera incredibile: «Con questo master hanno trovato lavoro tutti in breve tempo, quindi coloro che avevano solo la triennale dopo visto che guadagnavano non avevano più lo stimolo per completare gli studi; io non volevo correre questo rischio». E qua siamo al solito bias: la laurea magistrale non completa alcunché, ma è un titolo superiore! Possibile che siamo gli unici in Europa a non capirlo? Se uno che ha conseguito laurea e master ritiene di avere lasciato l'università anzitempo, il suo ragionamento è viziato da un palese errore di percezione della realtà. Poi, per carità, uno può pure avere l'ambizione di conseguire una laurea magistrale per suo interesse personale (e non è questo il caso, altrimenti uno sceglierebbe un corso in cui poter imparare qualcosa di nuovo e non una fotocopia rimpicciolita del precedente), ma non venga a dire che serve per completare il ciclo perché i cicli sono tre e la laurea magistrale (come il master di primo livello) è un titolo che si consegue al termine del secondo. Aggiungo che il conseguimento di un ulteriore titolo mentre si lavora potrebbe fare da spinta per un ventuale avanzamento di carriera.
Se il nostro collega è interessato alla carriera diplomatica, sappia che ad essa si può accedere pressoché con tutte le lauree magistrali di area sociale, comprese (incredibile ma vero) LM-19, LM-59 e LM-87. Quindi, anziché incaponirsi a voler completare un percorso che esiste solo nella sua testa, potrebbe approfittarne per estendere i suoi orizzonti culturali e professionali. Una L-36 di indirizzo internazionalistico già fornisce di per sé (più di una LM-52, che di solito è la sua fotocopia rimpicciolita) un'ampia gamma di conoscenze e competenze utili per affrontare il concorso diplomatico: di certo le conoscenze vanno approfondite, ma si parte avvantaggiati rispetto a chi ha affrontato studi solo giuridici o solo economico-aziendali, ad esempio, perché questo tipo di studi abitua all'interdisciplinarità richiesta per il concorso diplomatico. Per fare il concorso diplomatico serve la magistrale e quindi quale migliore occasione per combinare la L-36 con la LM-56, ad esempio?
Ciao DottóUltima modifica di dottore; 13-07-2021, 14:14.
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