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MAGISTRALE O MEDICINA
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MAGISTRALE O MEDICINA
Buongiorno a tutti, sono un ragazzo di 22 anni che tra qualche mese spera di concludere la triennale in biotecnologie. Mi sono però sorti dei dubbi su cosa fare dopo e sono indeciso se proseguire con la magistrale (magari in biotecnologie mediche) oppure se tentare il test per medicina. Mi piacerebbe in futuro lavorare nell'industria farmaceutica o fare una specializzazione non medica in biochimica clinica o microbiologia e lavorare come biologo in ospedale.Onestamente non disdegno nemmeno l'idea di un dottorato all'estero per lavorare in Germania o Usa. Tuttavia le incertezze nel mio settore e anche il fatto che i posti per le specializzazioni in area non medica sono poche e non pagate; mi spingono a riflettere sul fatto di fare medicina e poi specializzarmi nella medicina di laboratorio. In questo ultimo caso le porte dell'industria farmaceutica non mi sarebbero precluse in quanto i medici si occupano di tutte le fasi degli studi clinici. Al contrario dei biologi che fanno quelle preanalitiche e di base. Vi ringrazio per l'attenzione e mi scuso per il disturbo.Tag: Nessuno
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Buongiorno.
Non stai «concludendo la triennale», ma ti stai laureando. Cosa molto diversa.
Il concorso a Medicina ci sta se vuoi fare il medico, ma visto che le tue ambizioni sono altre non vedo perché. Oltretutto, salvo che in alcune sedi, le università sono generalmente assai restie a convalidare esami nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria sulla base di crediti conseguiti in altri percorsi, quindi considera l'idea di dovere ripartire da zero.
Visto che ti interessa l'industria farmaceutica, potresti invece valutare un corso di laurea magistrale della classe di Farmacia e farmacia industriale, in particolare Chimica e tecnologia farmaceutiche, oppure una magistrale in Biochimica.
Il dottorato prepara più che altro alla carriera accademica.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Grazie per i Suoi consigli, ma le lauree da lei citate mi sembrano essere a ciclo unico. Intendeva quindi che dovrei provare a entrare in tali percorsi e farmi convalidare( sempre se è possibile) gli esami in comune come organica, inorganica, biochimica,farmaceutica ed analitica,etc .? Eventualmente mi consiglia una magistrale in biochimica per caso? Chiedo perché non conosco nessuna magistrale con curriculum biochimico. Grazie in anticipo.
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Buongiorno,
io vado controcorrente, ritengo cioè che la laurea in medicina sia incomparabile come prestigio e possibilità offerte, anche non per forza lineari con il percorso intrapreso.
Con biotech, biochimica et similia la fame è garantita, inoltre nulla ti vieta di tentare la sorte con un concorso di dottorato di stampo biotech o biochimico, post LM 41.
PS. Andare a fare la fame nel pubblico, leggasi quindi da non dirigente medico ma con altri titoli (ammesso e non concesso si vinca il concorso), non la vedo una strada a cui aspirare.
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Biochimica no. CTF sì, ma nondimeno lo è Medicina. E francamente penso che sia più facile ottenere un'abbreviazione di corso per CTF che per Medicina (e questa sarà anche più cospicua).Originariamente inviato da SALGER Visualizza il messaggioGrazie per i Suoi consigli, ma le lauree da lei citate mi sembrano essere a ciclo unico.
Gli esami in comune esistevano nel vecchio ordinamento, estinto prima che tu nascessi.Intendeva quindi che dovrei provare a entrare in tali percorsi e farmi convalidare( sempre se è possibile) gli esami in comune come organica, inorganica, biochimica,farmaceutica ed analitica,etc .?
Oggi non è una questione di esami in comune, ma di settori scientifico-disciplinari e crediti.
Per Medicina la situazione è complicata perché, anche laddove gli esami sono simili di fatto, la medicina ha settori scientifico-disciplinari a sé, del raggruppamento MED, come se fosse un compartimento stagno rispetto al resto del panorama universitario. Pensa che addirittura alla Università Vanvitelli non riconoscono esami di statistica SECS-S per convalidare Statistica medica, settore scientifico-disciplinare MED/01, eppure l'esame di Statistica medica fatto a Medicina è generalmente talmente ridicolo che perfino un esame di Statistica generale o Statistica sociale dato a Sociologia o a Servizio sociale risulta più complesso rigoroso. Alla stessa Vanvitelli qualche anno fa, quando ancora si chiamava Sun, si faceva un'unica prova di idoneità, non di profitto, comprendente gli insegnamenti di Statistica medica, Informatica, Psicologia e Inglese, un'autentica pagliacciata che una persona di media intelligenza sarebbe stata in grado di superarla in quinta elementare dopo quattro o cinque giorni di studio sulle dispense fornite: è evidente che qualsiasi esame SECS-S, INF/01, M-PSI o L-LIN fatto in un corso specializzato assorbe di gran lunga le poche nozioni richieste per superare questa idoneità, ma comunque l'idoneità non veniva convalidata, per una questione che non vedo come poter definire diversamente rispetto a quanto espresso dal seguente aggettivo: corporativa.
Il fenomeno del resto si spiega facilmente: i docenti universitari (professori entrambe le fasce e altri ruoli del personale docente, compresi quelli ad esaurimento, nonché assegnisti di ricerca) in Italia sono circa 57mila (oltre a quasi 29mila docenti a contratto, che hanno compensi, ove previsti, simbolici), di cui quasi 9mila afferiscono all'area 6, delle scienze mediche, i quasi sono praticamente tutti medici (o odontoiatri, che fanno parte dello stesso ordine), il che significa che circa il 15% di tutti i docenti universitari è costituito da medici. L'area 6 ha più del doppio della media delle 14 aree. Chiaramente questo favorisce logiche di potere e inoltre determina la cooptazione di medici anche per discipline oggettivamente non mediche, visto che i settori del raggruppamento MED duplicano, declinandoli in chiave medica, àmiti disciplinari propri di settori BIO, M-PSI, SECS-S, CHIM, FIS e perfino SPS e M-STO.
C'è Biochimica clinica e senitaria e della nutrizione alla Carlo Bo di Urbino. Altre non ne conosco neanch'io, ma sicuramente più che lauree magistrali autonome saranno dei curricula all'interno di corsi di laurea magistrale più ampî.Eventualmente mi consiglia una magistrale in biochimica per caso? Chiedo perché non conosco nessuna magistrale con curriculum biochimico.
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Grazie mille comprendo. Valuterò magari mandando delle email alle segreterie di varie università per avere ragguagli in merito a quali esami si possono convalidare ed eventualmente a che anno avrei accesso. Ho controllato il corso di Urbino e rientra infatti nella LM-6 cioè l'area di biologia.
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Se vuoi sapere come la penso io, il prestigio della laurea (magistrale a ciclo unico) in Medicina deriva dall'arretratezza culturale di questo paese.Originariamente inviato da BeardedSnow Visualizza il messaggioBuongiorno,
io vado controcorrente, ritengo cioè che la laurea in medicina sia incomparabile come prestigio e possibilità offerte, anche non per forza lineari con il percorso intrapreso.
Con biotech, biochimica et similia la fame è garantita, inoltre nulla ti vieta di tentare la sorte con un concorso di dottorato di stampo biotech o biochimico, post LM 41.
PS. Andare a fare la fame nel pubblico, leggasi quindi da non dirigente medico ma con altri titoli (ammesso e non concesso si vinca il concorso), non la vedo una strada a cui aspirare.
Ai tempi dei miei nonni (non serve andare molto lontano: parliamo di persone nate entro il primo ventennio del '900) il medico era fondamentalmente l'unico laureato con cui avevano a che fare le persone comuni, specie nei piccoli e medi centri. Credo che mia nonna paterna non abbia mai conosciuto un laureato che non fosse un medico prima che il suo terzogenito si laureasse in Giurisprudenza (ai suoi tempi i farmacisti si chiamavano speziali e non erano laureati). Questa è anche la ragione per cui le persone fanno fatica ad associare la parola "dottore" a laureati che non siano medici e per cui gli agronomi e i commercialisti hanno preteso che la parola "dottore" fosse usata quale parte integrante dei loro rispettivi titoli professionali.
Oggi le cose sono cambiate poco, a causa a mio avviso di un tessuto produttivo non in grado di assorbire i laureati in quanto tali (ricordiamoci che in Italia il primo datore di lavoro per laureati è la pubblica amministrazione!. Il medico ancora gode di una considerazione sovraordinata rispetto a chiunque altro e la categoria, grazie all'enorme numero di rappresentanti (sono oltre 400mila quelli in attività, contro i 240mila iscritti all'albo degli avvocati e i 400mila esercenti complessivamente tutte le professioni infermieristiche; tutti gli altri abilitati alle professioni regolamentate, che oramai richiedono tutte la laurea tranne quella di giornalista, non arriveranno al mezzo milione complessivamente), esercita una forte influenza a livello legislativo, ragion per cui i medici sono i più pagati di tutti i dipendenti pubblici e in generale di tutti gli individui a carico dell'Erario: i medici liberi professionisti titolari di rapporti convenzionali – medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali etc. – guadagnano più di diplomatici, prefetti, magistrati e professori universitari. Cioè da un lato abbiamo gente che è scarsamente selezionata (per usare un eufemismo) che percepisce stipendi superiori ai più selezionati dei selezionati (penso in particolare a quanto devono studiare i magistrati!).
Su una cosa non sono d'accordo, cioè sul fatto che la laurea in Medicina apra strade non in linea con il percorso.
Mi è capitato di incontrare dirigenti medici distaccati o comandati presso altri enti, soprattutto regioni, in cui svolgono attività amministrativa (nei primi 5 anni, però, non vengono adibiti a funzioni dirigenziali, bensì sono funzionalmente equiparati alla categoria D), però devono essere necessariamente passati per la medicina. Anche gli specialisti in Igiene e medicina preventiva, che tipicamente vanno a fare i direttori sanitari e i direttori generali, all'inizio (nei primi 5 anni di servizio) svolgono funzioni di medico competente.
SALGER, se vai a vedere gli elenchi di coloro che sostengono l'esame di Stato, scoprirai che c'è gente che diventa medico a 30, 35, 40, 45 e perfino 50 anni. Trattandosi di professione completamente sottratta dalla legge a qualsiasi regola di mercato, gli esiti occupazionali sono gli stessi a prescindere dall'età (e anche dai voti di laurea magistrale, abilitazione e specializzazione).Originariamente inviato da SALGER Visualizza il messaggioGrazie per la tua risposta BeardedSnow e nel caso entrassi a medicina )e supponendo di laurearmi in 6 anni), a 28 anni poi avrei possibilità di entrare in specializzazione rispetto magari a chi ha 25 anni?Ultima modifica di dottore; 30-03-2022, 18:34.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Qui casca l'asino. Innanzitutto quella di dottore in Italia è una qualifica accademica, non un titolo: in Italia le due cose non coincidono (diploma di primo ciclo, diploma conclusivo, laurea, laurea magistrale, master, diploma di specializzazione, dottorato di ricerca etc. sono titoli di studio; dottore, dottore magistrale e dottore di ricerca sono qualifiche accademiche spettanti a chi ha conseguito determinati titoli di studio universitari).Originariamente inviato da SALGER Visualizza il messaggioP.S.Comunque il discorso dell'attribuzione del titolo di dottore, indipendentemente dalla laurea conseguita, vale solo in Italia,invece all'estero vengono chiamati dottori solo i medici e chi ha il dottorato.
Fuori dall'Italia la parola "dottore" indica generalmente un grado accademico. A livello internazionale tale grado, nell'attuale sistema a tre cicli vigente in quasi tutto il mondo, è quello che si consegue all'esito del terzo ciclo. In alcuni paesi, però, oltre al dottorato di ricerca esistono i dottorati professionali: ad esempio in UK e USA esiste il titolo di medicinæ doctor (o medical doctor), che corrisponde al primo ciclo; negli USA esiste altresì il titolo di juris doctor (o doctor of law), che corrisponde al secondo ciclo. Negli ordinamenti di lingua inglese i dottorati sono spendibili in firma posposti al nome, ad esempio «Pinco Pallino, MD», «Caio Giulio Cesare, JD», «Gennaro Esposito, PhD». Nel linguaggio comune doctor è diventato sinonimo di medico semplicemente perché quello in medicina è il dottorato più diffuso, ma non è affatto quello più prestigioso, anzi probabilmente è quello che gode di minor considerazione nel mondo accademico e scientifico. In Svizzera dopo il bachelor in Medicina e il master in Medicina è possibile svolgere legalmente la professione di medico, ma non fregiarsi del titolo di dottore, per ottenere il quale è necessario conseguire uno specifico dottorato, che comunque consente di firmarsi «dr. med.» e non semplicemente «dr.». In Germania e Austria il medico non è dottore neanche per sogno.
In Italia la qualifica accademica di dottore è attribuita con la sola laurea per i seguenti motivi:
- motivo storico. In Italia la suddivisione medievale degli studi accademici in tre cicli, nata nella Schola medica salernitana e sopravvissuta sino ad oggi nelle università pontificie e anglosassoni, sino a che non venisse ripresa dal processo di Bologna, che prosegue la tradizione, era stata abbandonata. Sino ai primi anni '80 del XX secolo le università rilasciavano un unico titolo definito "laurea", che era il titolo di studio più elevato esistente nell'ordinamento.
- per il motivo di cui sopra, i corsi di laurea in Italia si concludevano con la dissertazione in seduta pubblica a scopo difensivo di una tesi di ricerca, cosa che nella tradizione medievale era prevista solo per il ciclo conclusivo.
- con l'introduzione del dottorato di ricerca prima e del ciclo intermedio tra la laurea e il dottorato poi, in Italia è stata mantenuta l'abitudine di conseguire la laurea con la difesa di una tesi, cioè si conclude con una tesi ogni singolo ciclo, da cui deriva giustappunto la qualifica accademica di dottore.
Infatti non prevedono la qualifica accademica di dottore le istituzioni del sistema AFAM(C), pur assimilate sotto molto aspetti alle università, così come prima non la prevedevano le scuole di applicazione per ingegneri di ponti e strade, le accademie di architettura etc. etc., infatti originariamente erano dottori solo i laureati in Lettere, Filosofia, Giurisprudenza e Medicina.Ultima modifica di dottore; 31-03-2022, 07:10.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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Aggiungo, perché mi ero dimenticato di specificarlo, che nei paesi di lingua inglese i chirurghi non sono considerati medici (del resto anche l'Unione europea disciplina la professione di medico, non quella di «medico-chirurgo» come la chiamiamo in Italia) e non possono pertanto fregiarsi del titolo di MD, anche se oramai i chirurghi non sono di certo più i barbieri del Medioevo e il livello di istruzione loro richiesto è lo stesso dei medici.
PS
Per la cronaca, nella versione in lingua inglese di Wikipedia alla pagina "doctor" nel paragrafo dedicato all'Italia sono scritte più sciocchezze rispetto alle righe. Ma non ho voglia di correggere il paragrafo, perché i rollbackers compulsivi sono sempre in agguato. Per uqnato mi riguarda il concetto di enciclopedia libera è aberrante.Ultima modifica di dottore; 31-03-2022, 11:52.BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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