Da un po' di tempo al pomeriggio, quando torno dal lavoro, ho preso l'abitudine di accendere il televisore per tenermi compagnia e di solito lo metto su Rai uno, perché la programmazione tardo-pomeridiana e pre-serale di questo canale mi consente di tenere bassa l'attenzione facendo altre cose.
Ho avuto modo, dunque, di assistere a diverse presentazioni dei concorrenti dell'Eredità. E non passa sera in cui non senta svilito il nostro sistema universitario. Vi faccio degli esempi di dialoghi tra il conduttore e il concorrente di turno cui ho assistito (i nomi ovviamente sono di fantasia, perché non me li ricordo):
Caso #1
CONDUTTORE — Elena, studentessa, sta per laurearsi in Filologia moderna. Interessante: di che si tratta?
CONCORRENTE — Sarebbe quella che una volta si chiamava Lettere moderne.
Elena in realtà è laureata in Lettere e sta frequentando un corso di laurea magistrale.
Caso #2
CONDUTTORE — Roberta, laurea triennale in Mediazione linguistica, studia per la magistrale.
Magistrale in cosa?
Caso #3
CONDUTTORE — Francesca, laurea magistrale in Biologia molecolare e cellulare, dottorato di ricerca in Biochimica.
E la laurea dov'è?
Caso #4
CONDUTTORE — Luca, laurea magistrale in Scienze dello spettacolo.
Anche in questo caso, la laurea dov'è?
Caso #5
CONDUTTORE — Ferdinando, 45 anni, avvocato, laurea magistrale in Giurisprudenza.
Laureato col vecchio ordinamento che si spaccia per laureato magistrale.
Caso #6
CONDUTTORE — Martina, mi ha assicurato che è maggiorenne, ihihih, da poche ore. No, scherzo. Ha 22 anni, studentessa di laurea magistrale; pensate: ha già una laurea in…
CONCORRENTE, interrompendo il conduttore — Sì, però triennale.
CONDUTTORE — Beh, e hai detto niente? Sempre una laurea è; io non ho nemmeno quella.
Qui è evidente che il conduttore non sa che la laurea magistrale dev'essere necessariamente preceduta da una laurea, mentre sull'autocastrazione del concorrente sarebbe meglio stendere un velo pietoso.
Caso #7
CONDUTTORE — Lavora in una società di ingegneria, [con espressione di meraviglia] laurea in Economia del turismo! Di che cosa ti occupi con questa laurea, di cui già a dire il nome…
CONCORRENTE — In realtà quello che faccio non ha molto a che fare con la mia laurea; più che altro mi sono appoggiata sulla triennale in Economia.
Qui ogni commento è superfluo.
Quelli di cui sopra sono solo degli esempi tra tanti, ma sono molto indicativi perché indicano casistiche ricorrenti. L'ultimo è stato scritto poco dopo che l'ho ascoltato e dunque è molto fedele all'originale, mentre gli altri costituiscono delle ricostruzioni rappresentative sulla base del violento bombardamento cognitivo che ricevo ogni sera.
Per farvi capire che non stiamo parlando di quisquilie ma di un problema serio, che dovrebbe orientare le ipotesi riformatorie del sistema universitario, vi rimando a questo verbale relativo a una procedura concorsuale in corso, dal quale si evince che:
- il bando di concorso richiedeva una qualsiasi laurea di area sociale;
- un candidato aveva presentato istanza di partecipazione dichiarando una laurea magistrale di classe LM-84, dunque area umanistica, e pertanto era stato escluso;
- a integrazione della domanda, successivamente alla scadenza del termine di presentazione, in implicita opposizione al provvedimento di esclusione, il candidato de quo aveva presentato dichiarazione sostitutiva di certificazione relativa al conseguimento di una laurea «triennale» di classe L-36, area sociale;
- essendo stato il titolo di cui al punto precedente conseguito prima della scadenza (ma è ovvio, dovendosi necessariamente conseguire una laurea prima di una laurea magistrale), ed essendone stata fatta menzione nel CV allegato pur senza elementi utili al suo apprezzamento, sulla base di un certo orientamento della giurisprudenza amministrativa, il dirigente riammetteva il candidato.
Ora io mi domando come possa un personaggio del genere vincere un concorso di questo tipo se non è in grado di comprendere che la sua laurea magistrale non ha assorbito la laurea precedentemente conseguita e che quando si parla di laurea tout court ci si riferisce a quella che lui chiama «laurea triennale» e non alla laurea magistrale, e non oso immaginare quante persone nella sua stessa situazione neanche hanno presentato la domanda perché pensavano che servisse la laurea magistrale (anzi, lo immagino e lo cònstato tutti i giorni quando un mio collega mi chiede se sua moglie, «che ha solo una laurea triennale», può partecipare a questo o a quel concorso su cui è scritto solo «laurea»: N.B.: prima che glielo spiegassi io – e neanche sono sicuro che si sia convinto – la moglie guardava i concorsi per diplomati, pensando di non essere ancora laureata). E l'unica risposta che mi do è la seguente: visto che oramai viviamo in un grandissimo equivoco, secondo voi quale può essere una soluzione percorribile oltre che questa? Naturalmente, scartando l'ipotesi di resa all'idea che la laurea «vera» è la magistrale, assurdità che vanificherebbe completamente il senso stesso dell'ormai ultraventennale riforma.

), dire che non ho una laurea magistrale mi infastidisce non poco.
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