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Riniziare a studiare a 25 anni

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  • Riniziare a studiare a 25 anni

    Salve a tutti,
    Ho 24 anni e vorrei tornare all'università .

    Sono Italiano ma ho sempre vissuto all'estero.

    Due anni fa ho dovuto lasciare l'università  per una malattia che non mi permetteva di studiare, ho passato anni a letto perchè non riuscivo a fare nulla.

    Adesso mi piacerebbe riscrivermi all'università . Mi piacerebbe fare qualcosa della mia vita. Il mio sogno è sempre stato il concorso agli esteri.

    La domanda è: vale la pena iniziare l'università  a 25 anni (per Relazioni Internazionali ) o farei semplicemente facendo un buco nell'acqua?
    à‰ un titolo spendibile anche nel privato?

    Ho tanta paura che la malattia si ripresenti e che non riuscirò a combinare nulla nella vita. Non vorrei ritrovarmi ha 30 anni senza nulla in mano.

    Grazie per le vostre risposte.

  • #2
    Buongiorno Sconfortato.

    Forse non sono la persona più adatta a rispondere visto che ho 43 anni, e questo (al netto del messaggio nella sezione "presentazioni") è la mia prima risposta.

    Ad ogni buon conto se c'è una cosa che ho imparato in questi anni è che quando si vuole fare una cosa, la cosa più semplice da fare è banalmente provare a farla.

    Sì, lo so, è una risposta tautologica (ovvia) ma di fatto spesso si perde più tempo a riflettere che ad agire.

    Non so se la patologia che hai/hai avuto si ripresenterà . Ma siccome prevedere il futuro è quasi impossibile, va da sé che è sempre meglio fare che aspettare.

    Almeno io la penso così ;-)
    Ultima modifica di dottore; 18-05-2020, 18:06.
    Bachelor Business Administration @John Cabot University
    CV Dettagliato: https://www.gallinaro.org

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    • #3
      Originariamente inviato da Sconfortato Visualizza il messaggio
      Salve a tutti,
      Ho 24 anni e vorrei tornare all'università .

      Sono Italiano ma ho sempre vissuto all'estero.

      Due anni fa ho dovuto lasciare l'università  per una malattia che non mi permetteva di studiare, ho passato anni a letto perchè non riuscivo a fare nulla.

      Adesso mi piacerebbe riscrivermi all'università . Mi piacerebbe fare qualcosa della mia vita. Il mio sogno è sempre stato il concorso agli esteri.

      La domanda è: vale la pena iniziare l'università  a 25 anni (per Relazioni Internazionali ) o farei semplicemente facendo un buco nell'acqua?
      à‰ un titolo spendibile anche nel privato?

      Ho tanta paura che la malattia si ripresenti e che non riuscirò a combinare nulla nella vita. Non vorrei ritrovarmi ha 30 anni senza nulla in mano.

      Grazie per le vostre risposte.
      Premesso che a 24 anni sei giovanissimo e hai tutto il tempo per pianificare al meglio la tua vita, a prescindere da una malattia che non ti può condizionare in eterno, se vuoi le migliori indicazioni per ottenere una laurea che faccia da trampolino per entrare nel Ministero degli Esteri devi chiedere a dottore visto che lui è cintura nera di concorsi, terzo dan visto che ne ha vinti 3.
      Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
      digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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      • #4
        Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
        ...dottore visto che lui è cintura nera di concorsi, terzo dan visto che ne ha vinti 3.
        3?!?!?! complimenti!

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        • #5
          Benvenuto nel forum.

          24 anni non sono tanti (dipende anche da ciò che hai fatto prima) e, comunque, quando sarai arrivato a trent'anni sarà  meglio avere almeno una laurea che non averla proprio (specie se hai un diploma estero, con il quale in Italia non fai niente).

          Gli aggettivi in lingua italiana si scrivono con l'iniziale minuscola, dunque tu sei italiano e non «Italiano».

          Una laurea in Relazioni internazionali non è titolo sufficiente per l'accesso alla carriera diplomatica. Le lauree in Relazioni internazionali afferiscono alla classe L-36 (Scienze politiche e delle relazioni internazionali). Con queste lauree puoi fare essenzialmente cinque cose:
          • partecipare a concorsi pubblici per posizioni della carriera direttiva (categoria D nei comparti Università , Regioni ed enti locali, Sanità ; categoria C o area III del CCNL Funzioni centrali; categoria B alla Presidenza del Consiglio);
          • accesso al praticantato e quindi all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di consulente del lavoro;
          • accedere al praticantato e all'esame di Stato per l'abilitazione alla professione di revisore dei conti;
          • esercitare come lavoratore autonomo come tributarista, cioè consulente tributario, ma è una professione non regolamentata (esercitabile in forme organizzate ai sensi della legge 4/2013) che spesso svolgono anche persone non laureate;
          • cercare lavoro nel privato nei campi delle risorse umane (subendo la concorrenza di laureati e laureati magistrali in discipline economiche ed economico-aziendali, psicologia e tutto lo spettro umanistico), del settore creditizio, bancario e assicurativo (pure qui con una certa concorrenza) e del giornalismo (qui entra in campo una folta schiera di persone laureate e non laureate; considera che in Italia quella giornalistica è una professione regolamentata, seppur blandamente, e che ancora oggi, malgrado si spinga molto sulle scuole di giornalismo, la maggior parte dei nuovi ingressi nell'albo avviene da parte di persone non laureate);
          • iscriverti a una scuola di giornalismo (sono a numero chiuso, ma oramai la domanda è calata tantissimo).
          N.B.: le professioni di consulente del lavoro, revisore dei conti e tributarista non sono incompatibili tra loro e sono pertanto esercitabili contemporaneamente, anche nello stesso studio.
          Le scuole di giornalismo, ad eccezione della Scuola di giornalismo radiotelevisivo (situata a Ponte Felcino, una frazione del comune di Perugia) e dell'Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino, rilasciano tutte master universitario di primo livello, titolo accademico di secondo ciclo, che in quanto tale consente successivamente di ottenere un'abbreviazione di corso per conseguire lauree magistrali affini (ad esempio quella in Mass media e politica dell'Alma mater studiorum Università  di Bologna, di classe LM-62 Scienza della politica, e tutte quelle afferenti alla classe LM-19, Informazione e sistemi editoriali). Il loro percorso formativo, indipendentemente dal rilascio del titolo accademico, è riconosciuto dall'Ordine dei giornalisti quale sostitutivo del praticantato professionale e dunque dà  accesso alla prova di idoneità  professionale per l'iscrizione all'elenco "professionisti" dell'albo dei giornalisti. Ciò non garantisce un lavoro e, per quel che ne so, solamente la SGRTV (che è promossa dal Centro italiano di studi superiori per la formazione e l'aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo, un'associazione cui partecipa anche Rai SpA, impresa concessionaria pro tempore del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia) e il Campus multimedia in-formazione della Iulm (in qualche modo collegato a Mediaset) hanno buoni riscontri occupazionali. L'istituto per la formazione al giornalismo "Carlo de Martino" di Milano, promossa dall'associazione Walter Tobagi, non esiste più, e la scuola intitolata al medesimo Tobagi promossa dalla Statale di Milano con sede presso il polo della mediazione interculturale (sito in piazza Indro Montanelli a Sesto San Giovanni), che ne raccoglie l'eredità , non sembra avere lo stesso successo. Stessa cosa mi sento di dire della scuola di giornalismo "Massimo Baldini" della Luiss Guido Carli (ora anch'essa rilascia un master universitario di primo livello, denominato «Giornalismo e comunicazione multimediale», mentre in passato ha rilasciato un diploma di specializzazione e poi un titolo non universitario), per non parlare dell'Alta scuola in media, comunicazione e spettacolo dell'Università  cattolica del Sacro Cuore (il cui master riconosciuto è denominato «Giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale»), della Scuola superiore di giornalismo dell'Alma mater studiorum Università  di Bologna, del corso di master in Giornalismo della Suor Orsola Benincasa di Napoli, della scuola di giornalismo Università  degli studi di Salerno (campus di Fisciano) e del corso di master in giornalismo "Giorgio Bocca" dell'Università  degli studi di Torino in partnership con il Corep, un consorzio per la formazione permanente promosso nel 1987 dall'Ateneo insieme con la locale camera di commercio (in passato il corso mi pare sia stato erogato dalla SAA, Scuola di amministrazione aziendale). Alla Lumsa il praticantato era riservato a una piccola quota di studenti iscritti a un corso di laurea magistrale, ma il Consiglio nazionale dell'Ordine nel 2008 adottò un quadro di indirizzi che non consentiva questa modalità  organizzativa e pertanto successivamente da quella esperienza è nato un corso di master presso la Lumsa master school. Per la stessa ragione la facoltà  di Scienze della formazione dell'Università  degli studi di Palermo dovette disattivare il corso di laurea in Giornalismo per uffici stampa, l'unica laurea in Italia comprensiva del praticantato giornalistico (a numero ristrettissimo; mi pare che fossero 30 posti). Tuttavia in séguito a tre ispezioni (a dire la verità  pretestuose, perché l'intenzione dichiarata era quella di ridurre drasticament el'offerta) il master che conseguentemente fu attivato fu sospeso e non è mai stato riattivato; stessa sorte è toccata a quello dell'Università  della Basilicata, a Potenza, quello interuniversitario tra gli atenei di Firenze, Pisa e Siena (disattivato ufficialmente dall'ateneo per manifesta inutilità ), quello dell'Università  di Cassino (con sede a Sora) e quello in Giornalismo e comunicazione pubblica dell'Università  di Roma Tor Vergata (in realtà  è stato disattivato tutto il corso, non solo l'indirizzo in giornalismo). Infine ci sono anche altri corsi di master in giornalismo, come quello della Pegaso, ma non sono riconosciuti quali sostitutivi del praticantato.

          Per l'accesso alla carriera diplomatica occorre superare il concorso di segretario di legazione, estremamente selettivo (per ogni singolo posto ci sono centinaia di candidati), al quale sono ammessi i titolari di laurea magistrale in una delle seguenti classi:
          • LMG/01 Giurisprudenza (a ciclo unico)
          • LM-16 Finanza
          • LM-52 Relazioni internazionali
          • LM-56 Scienze dell'economia
          • LM-62 Scienze della politica
          • LM-63 Scienze delle pubbliche amministrazioni
          • LM-76 Scienze economiche per l'ambiente e la cultura
          • LM-77 Scienze economico-aziendali
          • LM-81 Scienze per la cooperazione allo sviluppo
          • LM-87 Servizio sociale e politiche sociali
          • LM-88 Sociologia e ricerca sociale
          • LM-90 Studi europei

          Probabilmente sarà  introdotta per il prossimo concorso anche la classe LM/SC-GIUR (Scienze giuridiche biennale).
          Qui trovi l'allegato ufficiale al bando del 2018 (32 posti) con i titoli di studio ammessi; non devi considerate titoli di studio diversi dalla laurea magistrale poiché si riferiscono a ordinamenti oramai estinti.
          Una volta conseguita la laurea, in astratto in qualsiasi classe, potrai conseguire una laurea magistrale afferente a una delle classi di cui sopra. La locuzione in grassetto significa che ciascun ateneo può prevedere nel proprio ordinamento didattico dei requisiti specifici per l'accesso ai corsi di laurea magistrale. Spesso i regolamenti didattici dei corsi di laurea magistrale prevedono che per l'accesso sia necessario possedere una laurea afferente a una classe tra quelle elencate e/o che sia necessario aver maturato crediti in determinati settori scientifico-disciplinari. Si tratta però della modalità  più frequente, perché ce ne sono molte altre (di merito in senso di profitto, di merito in senso qualitativo e di merito in senso quantitativo) e il numero di combinazioni può essere indefinito. In linea di massima, comunque, quando non si posseggono i requisiti prescritti (anche quelli di profitto, come la media degli esami e/o il voto finale della laurea), l'accesso non è precluso, ma è consentito assolvendo a un obbligo formativo aggiuntivo, che, essendo venuto meno il sistema di compensazione di crediti e debiti previsto per le vecchie lauree specialistiche, va assolto prima dell'inizio del corso di laurea magistrale, il che si sostanzia nell'impossibilità  di iscriversi ad esso prima di averlo assolto (è così in quasi tutte le sedi) oppure nell'impossibilità  di sostenere esami. Tipicamente viene richiesto di integrare i requisiti di accesso maturando i crediti mancanti prima dell'iscrizione al corso di laurea magistrale (ad esempio attraverso esami singoli; l'iscrizione a insegnamenti singoli può costare cara, ragion per cui personalmente consiglio, agli studenti in procinto di laurearsi che avessero già  individuato il corso di laurea magistrale di proprio interesse, di verificare se risulti più conveniente conseguire i crediti mancanti in soprannumero, cioè mediante esami fuori piano oppure moduli aggiuntivi su esami utili per conseguire la laurea, che siano già  stati sostenuti o meno, in funzione di ciò che la propria università  e la propria struttura didattica consentano. Generalmente l'acquisizione di crediti soprannumerarà® è gratuita ”“ fa eccezione la Pegaso ”“, ma bisogna fare attenzione perché in alcuni atenei è necessario dichiarare in anticipo di volerli sostenere e a quel punto potrebbe non essere possibile cessare la carriera senza aver concluso tutte le attività  formative dichiarate, comprese quelle extra, senza effettuare variazioni che di solito, salvo che nelle università  telematiche, hanno scadenze precise e inderogabili, il che significa che se si cambia idea potrebbe essere necessario perdere un anno). Anche qui però ci sono delle eccezioni, come ad esempio test di ingresso vincolante o non vincolante ai fini dell'ammissione (se non vincolante potrebbe avere mera finalità  di orientamento per mezzo dell'autovalutazione o dar luogo a sua volta a un obbligo formativo aggiuntivo), prova scritta di verifica dei saperi essenziali, colloqui di varia natura (anche semplicemente attitudinali o motivazionali), nulla osta monocratico (alla Bocconi, ad esempio, è necessario il parere positivo, vincolante, del direttore del corso), vincolo dei crediti a scelta, tolleranza qualora i crediti in debito siano al di sotto di una certa soglia, unica prova di idoneità  interdisciplinare con cui si recuperano tutti i crediti in debito (che però non vale come esame e dunque non è riciclabile in carriere successive) etc.. Fa' conto che nella mia carriera ho conosciuto gente laureata in Fisica, Informatica e perfino professioni sanitarie (non ricordo se Infermieristica o Ostetricia) che si è iscritta a corsi di laurea magistrale della classe di Scienze della pubblica amministrazione e gente laureata in Lettere, Lingue, Filosofia e Ingegneria (non gestionale!) che si è iscritta a corsi di laurea magistrale della classe di Scienze economico-aziendale o della classe di Scienze dell'economia, quindi nulla è impossibile. Le attuali linee-guida vietano agli atenei di correlare un corso di laurea magistrale a una laurea specifica; una continuità  tra corsi appartenenti ai due cicli è espressamente esclusa. Se uno parte già  con l'idea di conseguire una laurea magistrale (cosa a mio avviso sbagliata, ma in Italia sono troppi a fare questo ragionamento e noi con questa realtà  ci dobbiamo confrontare), a mio avviso la scelta migliore è sfruttare questa caratteristica intrinseca del nuovissimo ordinamento universitario al fine di combinare in maniera intelligente, anche originale, il proprio personale curriculum studiorum, cercare di coniugare le proprie inclinazioni e attitudini scientifiche e professionali con le esigenze del mercato del lavoro al fine di ottimizzare gli sbocchi. In fondo si tratta, semplicemente, di tentare di trovare il punto di equilibrio che consente di massimizzare il profitto minimizzando lo sforzo, che è ciò che fanno le imprese economiche
          Ultima modifica di dottore; 18-05-2020, 18:08.
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #6
            Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio
            se vuoi le migliori indicazioni per ottenere una laurea che faccia da trampolino per entrare nel Ministero degli Esteri devi chiedere a dottore visto che lui è cintura nera di concorsi, terzo dan visto che ne ha vinti 3.
            Sì, ma non ho vinto concorsi così selettivi, ai quali neanche mi azzardo a partecipare. Quello di segretario di legazione è al livello del concorso in magistratura: non so se mi spiego.
            Se avessi l'età  di Sconfortato, comunque, non rinuncerei ad ambizioni così alte.

            Originariamente inviato da Marius Visualizza il messaggio
            3?!?!?! complimenti!
            Grazie.
            Ultima modifica di dottore; 18-05-2020, 18:06.
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Salve Dottore,
              Grazie della risposta molto esaustiva e complimenti per i concorsi.

              Come laurea intendevo la magistrale (LM-52), infatti calcolavo 5 anni. (25+5=30). Mi scuso, ma non ho alcuna dimestichezza con il sistema scolastico italiano, altro deterrente.

              Avevo già  controllato i bandi e relazioni internazionali e la più affine al mio vecchio percorso di studi, e non me la sento di prendere un indirizzo nuovo facendo un salto nel buio, non posso permettermi di perdere altro tempo.

              Nessuna delle carriere che hai elencato potrebbe interessarmi, tranne il giornalista. Infatti, oltre alla carriera diplomatica, il mio altro sogno sin da bambino era fare l'inviato di guerra dopo aver visto The Killing Fields. Comunque non credo di essere portato per il giornalismo.

              Non mi è molto chiaro questo passaggio:
              Le attuali linee-guida vietano agli atenei di correlare un corso di laurea magistrale a una laurea specifica; una continuità  tra corsi appartenenti ai due cicli è espressamente esclusa.
              Perchè dici che è sbagliato partire con l'idea di conseguire la magistrale?

              Grazie mille per la disponibilità  e per la pazienza.

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              • #8
                Originariamente inviato da Sconfortato Visualizza il messaggio
                Come laurea intendevo la magistrale (LM-52), infatti calcolavo 5 anni. (25+5=30). Mi scuso, ma non ho alcuna dimestichezza con il sistema scolastico italiano, altro deterrente.
                Colgo l'occasione per mettere in chiaro una cosa, spero una volta per tutte.
                La «laurea», senza ulteriori attributi o specificazioni, è solo ed esclusivamente quella che si consegue all'esito di un corso universitario di durata triennale. Non si chiama laurea triennale, non si chiama laurea di primo livello, non si chiama laurea breve (anatema!), non si chiama minilaurea (seh, vabbe'). Si chiama laurea. Ed è l'unico titolo di studio così denominato nell'ordinamento universitario vigente sin dal novembre 1999 nello stato italiano.
                Se hai conseguito una laurea magistrale, a meno che non si tratti di un ciclo unico (caso previsto come eccezionale dall'ordinamento), vuol dire che hai conseguito un ulteriore titolo dopo la laurea, di ciclo successivo e di grado o livello superiore. La laurea magistrale non costituisce il completamento di un percorso parziale o l'allungamento di un percorso breve, ma un titolo (peraltro non l'unico) conseguibile dopo la laurea. Sogno il giorno in cui le amministrazioni pubbliche nell'indire un concorso non si ritroveranno più nell'imbarazzo di scegliere tra lo scrivere nel bando «laurea triennale» o «laurea di primo livello» oppure scrivere sic et simpliciter «laurea» ritrovandosi poi subissati da richieste da parte di deficienti laureati (ma pur sempre deficienti) che chiederanno cosa si intende per laurea o, peggio ancora, «Io ho solo la laurea triennale: va bene?».

                Avevo già  controllato i bandi e relazioni internazionali e la più affine al mio vecchio percorso di studi
                Cioè?

                Nessuna delle carriere che hai elencato potrebbe interessarmi, tranne il giornalista.
                Cioè sogni contemporaneamente di svolgere una professione che richiede un livello culturale e di competenze altissimo e una che richiede di essere dei somari

                il mio altro sogno sin da bambino era fare l'inviato di guerra dopo aver visto The Killing Fields.
                Mettiamo da parte le visioni romantiche però

                Perché dici che è sbagliato partire con l'idea di conseguire la magistrale?
                Perché la carriera universitaria, fatta salva l'eccezione dei cicli unici, comincia inevitabilmente, sempre e comunque da un corso di laurea. Al momento in cui ti sarai laureato potranno essere cambiate molte cose: nell'offerta formativa, nelle esigenze del mercato del lavoro e”¦ in te stesso.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  Cioè?
                  Avevo già  iniziato l'università  all'estero, ma stavo molto male di salute e ho dovuto lasciare. Intendevo che se dovessi studiare RI, non partirei proprio da zero. Non credo di potermi permettere altri errori. In altre parole, ho paura a buttarmi su qualcosa che non conosco. Non me la sento di iniziare qualcosa per poi scoprire di non essere in grado di portarla a termine.

                  Cioè sogni contemporaneamente di svolgere una professione che richiede un livello culturale e di competenze altissimo e una che richiede di essere dei somari
                  Bisogna essere somari per essere giornalisti?

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                  • #10
                    Originariamente inviato da Sconfortato Visualizza il messaggio
                    Avevo già  iniziato l'università  all'estero, ma stavo molto male di salute e ho dovuto lasciare. Intendevo che se dovessi studiare RI, non partirei proprio da zero. Non credo di potermi permettere altri errori. In altre parole, ho paura a buttarmi su qualcosa che non conosco. Non me la sento di iniziare qualcosa per poi scoprire di non essere in grado di portarla a termine.
                    Guarda che in un corso di laurea della classe di Scienze politiche e delle relazioni internazionali studierai diritto, economia, scienza politica, sociologia, storia e lingue, le stesse materie che trovi, in proporzioni differenti, in corsi di laurea delle classi Scienze economiche, Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione, Scienze dei servizi giuridici, Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace, Sociologia e perfino Servizio sociale.
                    Secondo me una combinazione intelligente potrebbe essere prendere una laurea in Relazioni internazionali adesso e successivamente proseguire gli studi con una laurea magistrale della classe di Scienze dell'economia o di quella di Scienze economico-aziendali. Il mio consiglio è semplicemente quello di evitare di iscriversi a un corso di laurea magistrale riferito allo stesso ristretto à mbito della laurea, poiché così facendo nella migliore delle ipotesi si ricalcano gli stessi argomenti della laurea in forma concentrata o ridotta (visto che gli esami della magistrale sono di meno). Le ripetizioni sono inutili e non ti forniscono nessuna maggiore preparazione anche in vista del concorso che ti interessa. Inoltre con una LM-56 o una LM-77 puoi comunque aspirare alla carriera diplomatica (e a molte altre carriere) ma in più puoi fare il dottore commercialista (come con la LMG/01 l'avvocato), cosa che con una LM-52 o una LM-62 non potresti fare. Con il più il vantaggio, rispetto a chi proviene da percorsi esclusivamente economici o aziendali (o giuridici), di avere una formazione su più materie oggetto del concorso diplomatici.

                    Bisogna essere somari per essere giornalisti?
                    Ero tra il serio e il faceto, comunque in Italia il giornalista medio non è che brilli di conoscenza.
                    Qualche giorno fa in prima serata al Tg1 il conduttore (che non è esattamente un giornalista medio) ha chiesto all'inviato (anche lui discretamente famoso) di spiegare, per fare chiarezza rispetto alle bufale che circolerebbero sul web, la gerarchia delle fonti del diritto italiano. Questi ha risposto «Vengono prima i decreti-legge, che sarebbero i decreti quadro, poi viene il DPCM, che attua e migliora questo decreto quadro, e poi le ordinanze regionali, in quanto è attraverso l'autonomia regionale che si applicano le norme del Governo». Il conduttore in studio lo ha bloccato perché stava per cominciare la conferenza stampa di Conte e 'sto tizio gli ha fatto «L'argomento è complesso». Il conduttore ha commentato, senza minimamente scomporsi: «Sì, l'argomento è molto complesso, ma noi lo abbiamo spiegato bene». Da brivido
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                    • #11
                      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                      Qualche giorno fa in prima serata al Tg1 il conduttore (che non è esattamente un giornalista medio) ha chiesto all'inviato (anche lui discretamente famoso) di spiegare, per fare chiarezza rispetto alle bufale che circolerebbero sul web, la gerarchia delle fonti del diritto italiano. Questi ha risposto «Vengono prima i decreti-legge, che sarebbero i decreti quadro, poi viene il DPCM, che attua e migliora questo decreto quadro, e poi le ordinanze regionali, in quanto è attraverso l'autonomia regionale che si applicano le norme del Governo». Il conduttore in studio lo ha bloccato perché stava per cominciare la conferenza stampa di Conte e 'sto tizio gli ha fatto «L'argomento è complesso». Il conduttore ha commentato, senza minimamente scomporsi: «Sì, l'argomento è molto complesso, ma noi lo abbiamo spiegato bene». Da brivido
                      Se la nostra fosse una società  civile, queste persone sarebbero licenziate in tronco e subirebbero un procedimento per verificare la necessità  di radiarle dell'ordine

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                      • #12
                        [Non posso modificare il messaggio precedente perchè è passato troppo tempo. Avevo pubblicato per errore. Ho provato a fare subito l'aggiunta ma ho impiegato troppo tempo.
                        Il messaggio che segue è continuazione del precedente]


                        Carissimo Sconfortato, capisco bene il tuo stato d'animo. Fidati di chi ci è passato prima di te: c'è sempre tempo per tutto. L'unica cosa di cui hai bisogno è... una STRATEGIA.

                        Conoscendo te stesso, innanzitutto potrai trovare degli espedienti per far crescere in te la motivazione, tenerla viva anche nei momenti più difficili.
                        Non possiamo scendere nei particolari in questo forum perchè è pubblico, naturalmente, ma possiamo parlare in termini generali così chiunque leggerà  potrà  - speriamo - trovare un'idea.

                        Innanzitutto complimenti per la tua decisione. Ancora una volta per esperienza, devo dirti che la laurea è a dir poco indispensabile per chi ambisce a poter scegliere un lavoro piuttosto che un altro. Col solo diploma, almeno in Italia, è difficile poter scegliere il proprio lavoro e rimanerne soddisfatti, a meno che non si tratti di quei diplomi che offrono le competenze necessarie per il lavoro dei sogni o il fortunatissimo evento di trovare un lavoro 'nonostante' il proprio diploma.

                        Ciò detto, nel tuo caso il peso del tempo è percepito in maniera importante. Sicuramente sei giovanissimo e non devi preoccuparti dell'età  e del tempo che passa ma voglio dirti che fai bene a prendere in considerazione questa variabile della tua persona.
                        Ti suggerirei, a riguardo, di scegliere un percorso di studi triennale + un'eventuale magistrale. "Spezzare" il percorso ti aiuterebbe a vedere, dopo circa tre anni, un primo risultato. A 27/28 anni saresti già  laureato e, come dice Dottore (l'ho imparato da lui su questo forum, sigh!) non è detto che la laurea magistrale per debba essere "un completamento" della laurea triennale.
                        Dice bene lui: la laurea ti darà  delle basi, poi valuterai se fare un master, la magistrale, continuare con altre formule di studio (ad esempio scegliere le certificazioni per essere più appetibile nel mondo del lavoro).

                        In Italia il giornalismo è molto sofferente, ci sono esperienze al limite del legale, tutte quasi paradossali. Per essere giornalista in Italia non è necessaria la laurea. Esiste il giornalista pubblicista (Così chiamato perchè non è il giornalismo la sua professione principale) e il giornalista professionista.
                        Hai un punto di forza: essendo vissuto all'estero conosci più lingue e puoi proporti come freelance a parecchie testate, anche nel Paese in cui vivi.
                        Per diventare pubblicista il percorso è abbastanza facile, devi solo fare attenzione a non capitare in mano ai truffatori che promettono e non mantengono. Il gioco, sostanzialmente, verte sul farsi pagare ed è molto difficile in Italia, anche se non impossibile.
                        Mettere un piede dentro il mondo dell'editoria già  ora sarebbe l'ideale.

                        Per giocare sulla motivazione dovresti scegliere un percorso di studi... "facile".
                        Per assurdo, più ci appassiona una materia e più la troveremo facile. Scegli innanzitutto un corso di studi con il maggior numero di esami inerenti le materie che ami (ti aiuta entrare nell'ottica del settore scientifico disciplinare, i compartimenti stagni in cui sono catalogati gli esami).

                        Le esperienze di tutti confermano che ci sono Università  che offrono percorsi di studi più facili di altre... Ciò è dovuto a tante variabili che qui sintetizzo con un solo esempio (non esaustivo): il professore psicolabile.
                        É innegabile che ci sono alcuni contesti in cui i professori sono meno propensi al rapporto umano, in cui magari le segreterie funzionano meno bene che altrove (eufenismo per non dire che non lavorano o lavorano male), etc.

                        A questo riguardo valuterei, facendoti consigliare dagli utenti del forum, anche le università  telematiche che possono garantirti un percorso sicuramente agevolato sul piano dell'umanità . (Mi raccomando: se qualcuno quota questa parte del mio messaggio e dice che non è vero perchè nella data università  telematica i professori sono comunque "impossibili", scarta quell'università ).
                        Un percorso di questo tipo metterà  te in grado di studiare con serenità , di impiegare meno tempo per concludere il percorso e di poter superare le eventuali paturnie che vengono agli studenti (particolarmente i più sensibili e i più diligenti).

                        Ovviamente scoprirai che starà  a te impegnarti perchè lo studio dia, oltre che un voto, una base di competenze e nozioni che potrai usare in futuro.

                        Hai espresso il desiderio di fare il giornalista, dobbiamo tenerlo in considerazione.

                        PURTROPPO per alcune professioni così sature (in Italia) è indispensabile agire con furbizia, scegliendo ad esempio università  che garantiscono stage e tirocini negli ambienti in cui vorrai inserirti. Essendo (come minimo) bilingue potrai essere abbastanza fortunato da scegliere tu la redazione presso cui cominciare la pratica o il tirocinio, presentandoti come stagista per un tirocinio "curriculare". Questa redazione - non sceglierei le redazioni locali italiane - ti accoglierebbe con piacere perchè non avrebbe l'obbligo di pagarti. A te conviene perchè i CFU del tirocinio devi accumularli; lavorare in un contesto che ami ti motiverebbe; entreresti in contatto col mondo del lavoro che ami e potrai raccimolare contatti da utilizzare al momento giusto.

                        Personalmente scarterei qualsiasi redazione italiana, fosse anche Repubblica (è la testata nazionale che per prima mi è venuta in mente ma potrebbe essere stata qualsiasi altra) e valuterei quelle straniere. Per rimanere in Italia, comunque, sempre meglio Repubblica (come sopra) o qualsiasi testata nazionale e conosciuta che qualsiasi altra locale.

                        Una volta concluso il percorso di laurea (triennale) avrai "il tuo pezzo di carta", ti sarai messo in gioco con vari contatti, ti sarai sperimentato nel lavoro e potrai scegliere se fare un master che ti specializzi (il valore del master è relativo alle possibilità  lavorative che può garantire attraverso tirocini e stage).

                        Mi sembra di aver detto tutto, spero di essere stato d'aiuto. Ti auguro buon tutto.

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                        • #13
                          Originariamente inviato da Sconfortato Visualizza il messaggio
                          Bisogna essere somari per essere giornalisti?
                          Certo che no, ma è una professione tutta particolare. Barzini diceva: "Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare".
                          Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
                          digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

                          Commenta


                          • #14
                            Originariamente inviato da Threepwood Visualizza il messaggio
                            Se la nostra fosse una società  civile, queste persone sarebbero licenziate in tronco e subirebbero un procedimento per verificare la necessità  di radiarle dell'ordine
                            Se fossimo in un paese civile, l'Ordine non esisterebbe.

                            la laurea è a dir poco indispensabile per chi ambisce a poter scegliere un lavoro piuttosto che un altro.
                            Cosa significa «piuttosto che»

                            Col solo diploma, almeno in Italia, è difficile poter scegliere il proprio lavoro e rimanerne soddisfatti
                            Anche con la laurea non è che normalmente si scelga il lavoro.

                            Dice bene lui: la laurea ti darà  delle basi, poi valuterai se fare un master, la magistrale, continuare con altre formule di studio (ad esempio scegliere le certificazioni per essere più appetibile nel mondo del lavoro).
                            Io dico che innanzitutto si dovrebbe cercare il lavoro, considerato che la quasi totalità  dei laureati magistrali svolge un lavoro per il quale la laurea sarebbe sufficiente (spesso non serve nemmeno quella) e che il possesso della laurea magistrale non garantisce di per sé l'accesso a livelli più elevati. Faccio un esempio di immediata comprensione perché il lavoro nella P.A. è regolato per legge: per l'accesso alle posizioni apicali dell'impiego pubblico contrattualizzato vanno bene sia la laurea sia la laurea magistrata, mentre per l'accesso alla dirigenza dopo la riforma Madìa è necessaria la laurea magistrale unita a 5 anni di servizio in una posizione che richiedesse la laurea (triennale) al momento dell'accesso. Il possesso della laurea magistrale sin da subito non consente di entrare automaticamente da dirigenti (e il possesso di un titolo di studio di terzo ciclo, come il dottorato di ricerca, cambia poco le cose), pertanto non vedo che senso ha rinviare di due anni il potenziale accesso al mercato del lavoro e di sette anni il potenziale accesso alla dirigenza. E questo è il ragionamento che facevano molti miei colleghi che non partecipavano a concorsi usciti appena si erano laureati in quanto si volevano dedicare a conseguire la laurea magistrale: a distanza di 5 anni loro hanno la laurea magistrale e sono a spasso, mentre chi si era buttato sui concorsi oggi ha comunque la laurea magistrale (e magari un master prima) ma in più ha 5 anni di lavoro e contribuzione alle spalle e può partecipare al corso-concorso per la dirigenza della Scuola nazionale dell'amministrazione di imminente indizione.

                            (eufenismo
                            Eufemismo.

                            Hai espresso il desiderio di fare il giornalista, dobbiamo tenerlo in considerazione.
                            Se è così, la laurea non serve a niente.

                            PURTROPPO per alcune professioni così sature (in Italia) è indispensabile agire con furbizia, scegliendo ad esempio università  che garantiscono stage e tirocini negli ambienti in cui vorrai inserirti.
                            Non commento perché non mi va di dare informazioni che possano rendermi identificabile, ma ti assicuro che uno stage in una grande testata nel 90% dei casi, se non un unito a una spinta proveniente da altra direzione. non serve perfettamente a niente.

                            potrai essere abbastanza fortunato da scegliere tu la redazione presso cui cominciare la pratica
                            Il praticantato giornalistico avviene con contratto di lavoro. Si tratta di farsi assumere.
                            Il tirocinio non vale come praticantato, a meno che l'Ordine non lo riconosca come praticantato d'ufficio (cosa che non avviene mai se non è retribuito, a meno che non sia quello delle scuole di giornalismo, allora sì: siccome lì lo studente paga profumatamente, tutto viene riconosciuto Salvo poi rimanere inesorabilmente disoccupati una volta superata la prova di idoneità  professionale ).

                            raccimolare
                            Racimolare.

                            Personalmente scarterei qualsiasi redazione italiana, fosse anche Repubblica (è la testata nazionale che per prima mi è venuta in mente ma potrebbe essere stata qualsiasi altra) e valuterei quelle straniere.
                            Così è sicuro al 100% che in Italia il praticantato non gli vale
                            Ultima modifica di dottore; 19-05-2020, 22:26.
                            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                            • #15
                              Grazie per le correzioni! Peccato non poter correggere la mia risposta.

                              Sul piuttosto che, il link a cui volevi rimandarmi è questo.


                              Anche con la laurea non è che normalmente si scelga il lavoro.
                              É una questione di logica e buon senso: una maggiore istruzione dà  maggiori possibilità  di spendersi.

                              Io dico che innanzitutto si dovrebbe cercare il lavoro, considerato che la quasi totalità  dei laureati magistrali svolge un lavoro per il quale la laurea sarebbe sufficiente (spesso non serve nemmeno quella) e che il possesso della laurea magistrale non garantisce di per sé l'accesso a livelli più elevati.
                              Sicuramente si dovrebbe avere un chiaro obiettivo lavorativo per poter scegliere un percorso di studi adeguato.

                              pertanto non vedo che senso ha rinviare di due anni il potenziale accesso al mercato del lavoro e di sette anni il potenziale accesso alla dirigenza.
                              La tappa "intermedia" della Laurea prima di una eventuale LM gli consente di vedere, in tre anni, il primo obiettivo. É uno stimolo per una persona che soffre il timore di arrivare a 30 anni senza aver concluso un corso di studi.

                              Sui tuoi colleghi c'è da dire che sapevano cosa volevano, quest'utente non ancora.

                              Se è così, la laurea non serve a niente.
                              É probabilmente più utile che non averla.

                              Non commento perché non mi va di dare informazioni che possano rendermi identificabile, ma ti assicuro che uno stage in una grande testata nel 90% dei casi, se non un unito a una spinta proveniente da altra direzione. non serve perfettamente a niente.
                              Per quel che mi riguarda, parlare di una percentuale simile, è comunque un atto di immenso ottimismo.
                              Se è per questo, però, ho provato ad esprimermi in termini generici.
                              Non conoscendo l'utente non posso neanche immaginare se, magari, ha le competenze minime per ambire a questa professione.

                              Il praticantato giornalistico avviene con contratto di lavoro. Si tratta di farsi assumere.
                              Il tirocinio non vale come praticantato, a meno che l'Ordine non lo riconosca come praticantato d'ufficio (cosa che non avviene mai se non è retribuito, a meno che non sia quello delle scuole di giornalismo, allora sì: siccome lì lo studente paga profumatamente, tutto viene riconosciuto Salvo poi rimanere inesorabilmente disoccupati una volta superata la prova di idoneità  professionale ).
                              Appunto. Per essere giornalista pubblicista c'è comunque la necessità  di essere iscritti ad un apposito registro ma le regole sono meno stringenti. Fermo restando l'obbligo di retribuzione.

                              Così è sicuro al 100% che in Italia il praticantato non gli vale
                              Consiglio spassionatamente di non guardare all'editoria italiana. Consiglio di guardare al mercato del lavoro in un'ottica globale. Può lavorare come giornalista anche altrove, non solo in Italia; forse è addirittura più probabile.

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