annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

Riniziare a studiare a 25 anni

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • #16
    Threepwood, grazie mille per la risposta! Mi ha tirato un po' su di morale.

    La laurea nel mio caso é vitale, in quanto il mio titolo di studio non è riconosciuto in Italia.

    Purtroppo per i concorsi che desidero fare c'è un limite di età , quindi non so se posso permettermi di "perdere" altro tempo.

    Onestamente, non vedo di buon occhio le università  telematiche. Non so perchè...

    Per ora ho mandato una candidatura a sia a Torino che a Trento, sto valutando anche Trieste. Devo sperare che i miei titoli vengano riconosciuti.

    La speranza/illusione è riuscire a lavorare mentre studio in modo da mettere qualcosa sul curriculum... sto sognando?

    Grazie ancora :D

    Commenta


    • #17
      Originariamente inviato da Threepwood Visualizza il messaggio
      Sul piuttosto che, il link a cui volevi rimandarmi è questo.
      Sì. Non so cosa ho combinato con il copia e incolla.

      É una questione di logica e buon senso: una maggiore istruzione dà  maggiori possibilità  di spendersi.
      Non è così perché per svariati motivi: non è una leggenda metropolitana che ci sono laureati che per cercare lavoro nascondono la laurea.
      Il tessuto produttivo italiano è fatto prevalentemente da microimprese senza dipendenti e piccole e medie imprese non managerializzate. Ricordiamoci sempre questa cosa, prima di volare alto con la fantasia.

      Sicuramente si dovrebbe avere un chiaro obiettivo lavorativo per poter scegliere un percorso di studi adeguato.
      Dipende dall'obiettivo.

      La tappa "intermedia" della Laurea prima di una eventuale LM gli consente di vedere, in tre anni, il primo obiettivo. É uno stimolo per una persona che soffre il timore di arrivare a 30 anni senza aver concluso un corso di studi.

      Sui tuoi colleghi c'è da dire che sapevano cosa volevano, quest'utente non ancora.
      Ho l'impressione che tu rispondi senza leggere oppure dopo aver dato una lettura superficiale.
      In questo caso mi sembra che tu abbia compreso il contrario di quanto da me asserito.
      Non sto dicendo che hai torto (come potrei, se hai detto che hai imparato proprio da me che i percorsi spezzati sono più utili?); ti sto dando ragione. D'altro canto, il ciclo unico esiste solo per pochissime materie e dunque necessariamente bisogna cominciare con una laurea.
      Però dei miei colleghi non hai capìto niente; evidentemente mi sono espresso in maniera infelice. Ricorrerò a uno schema per farti capire:
      - Nicoletta nel 2010 consegue la laurea in Scienze dei servizi giuridici. Nel frattempo è uscito un concorso per 4 posti di categoria D in un comune vicino al suo che scade il giorno dopo la sua proclamazione Nicoletta partecipa al concorso, lo vince, comincia a lavorare quasi subito e contemporaneamente si iscrive al corso di laurea magistrale in Giurisprudenza (è a ciclo unico, ma lei essendo laureata in Scienze dei servizi giuridici inizia direttamente dal quarto anno). Nel 2012 anni Nicoletta consegue la laurea magistrale. Nel 2015 ha maturato i 5 anni di carriera di categoria D necessarà® per l'accesso al corso-concorso per la carriera dirigenziale e proprio quell'anno esce il concorso atteso da dieci anni. Vi partecipa. Lo vince. Nel 2016 Nicoletta diventa dirigente.
      - Riccardo nel 2010 consegue la laurea in Scienze dei servizi giuridici insieme con Nicoletta. Sa di quel concorso, ma non vuole parteciparvi in quanto vuole conseguire la laurea magistrale, con la quale pensa di avere maggiori chances lavorative in futuro. Nel 2012 consegue la laurea magistrale in Giurisprudenza a ciclo unico. Non vuole fare l'avvocato e non riesce a trovare nulla nel privato, dunque cerca concorsi. Scopre con grande sorpresa che per fare il funzionario la laurea magistrale non serve, ma era sufficiente il titolo che aveva conseguito due anni prima. I concorsi in svolgimento sono tutti per diplomati e lui ne vorrebbe fare uno per laureati; finalmente ne esce uno in un comune a 500 chilometri da casa, ma era il 2015. Un po' per bravura e un po' per fortuna, come Nicoletta lo vince subito, quindi comincia a svolgere lo stesso lavoro di Nicoletta ma con 5 anni di ritardo. Dopo 5 anni potrebbe aspirare alla dirigenza, ma non ci sono concorsi e forse il primo concorso utile uscirà  nel 2020.
      Allora, secondo te chi ha fatto la scelta vincente, Nicoletta o Lorenzo?
      Ribadisco il concetto per l'ennesima volta: la laurea è una laurea, non un titolo a metà . Con quella si cerca e si trova lavoro. Se si vuole conseguire anche la laurea magistrale va bene, ma questa non aumenta le possibilità  di lavoro, perlomeno non sempre e spesso non da sola ma in accompagnamento all'esperienza. Quindi, a meno che non si abbia un obiettivo professionale preciso al quale corrisponde un iter stabilito per legge (medico, avvocato etc.), non ha senso conseguire la laurea magistrale per automatismo e poi rinviare il problema della ricerca del lavoro a dopo, quando magari non si ha neanche il requisito anagrafico per poter firmare un contratto di apprendistato.

      É probabilmente più utile che non averla.
      Ut supra.

      Appunto. Per essere giornalista pubblicista c'è comunque la necessità  di essere iscritti ad un apposito registro
      Non è un registro; è un elenco dell'albo. Il registro è solo quello dei praticanti.
      Detto questo, non c'è nessuna necessità ; mi sa che non sei molto preparato in diritto dell'informazione.
      L'esercizio abusivo della professione giornalistica secondo la dottrina e la giurisprudenza consiste solo nel fare il direttore responsabile de facto di una testata senza essere iscritti all'albo, perché l'iscrizione all'albo è prerequisito prescritto dalla legge come obbligatorio solo in questo caso (oltretutto se non si è iscritti all'albo ci si può iscrivere temporaneamente, qualora ne sussistano le condizioni, in un elenco speciale dell'albo per la durata del mandato di direttore).
      D'altro canto, per l'iscrizione all'albo come pubblicista è necessario dimostrare di svolgere attività  giornalistica non occasionale, e retribuita, da almeno due anni, senza essere previamente iscritti a nessun registro dei praticanti; sic stantibus rebus, come si farebbe a parlare di esercizio abusivo, oltretutto in aperto contrasto dell'art. 21 Cost.?
      La televisione, del resto, è piena di personaggi che svolgono attività  giornalistica senza essere iscritti all'albo. Alcuni di essi sono perfino ex giornalisti professionisti che si sono dimessi dall'albo di proposito per evitare procedimenti disciplinari poiché giravano spot pubblicitarà®, ma continuano ad esercitare attività  giornalistica completamente indisturbati, a parte qualche caso in cui qualche vertice dell'Ordine ha provato a fare casino ma senza ottenere nulla (ogni riferimento a Maria Carmela d'Urso detta Barbara è puramente casuale).

      Consiglio spassionatamente di non guardare all'editoria italiana. Consiglio di guardare al mercato del lavoro in un'ottica globale. Può lavorare come giornalista anche altrove, non solo in Italia; forse è addirittura più probabile.
      Ma allora perché fai continui riferimenti alle legge 69/1963? Fuori dall'Italia non vale niente, per fortuna
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

      Commenta


      • #18
        Originariamente inviato da Sconfortato Visualizza il messaggio
        La laurea nel mio caso è vitale, in quanto il mio titolo di studio non è riconosciuto in Italia.
        Potresti fartelo riconoscere però.

        Purtroppo per i concorsi che desidero fare c'è un limite di età , quindi non so se posso permettermi di "perdere" altro tempo.
        Che concorsi ti interessano? I limiti di età  sono vietati dal diritto europeo se non giustificati da esigenze ben precise, ragion per cui nell'amministrazione civile sono stati aboliti pressoché dappertutto.

        Onestamente, non vedo di buon occhio le università  telematiche. Non so perché...
        Perché?

        Per ora ho mandato una candidatura a sia a Torino che a Trento, sto valutando anche Trieste. Devo sperare che i miei titoli vengano riconosciuti.
        Candidature nelle università  italiane?
        Guarda che in Italia non funziona come alla JCU. Tranne che alla Bocconi e alla Luiss (che comunque sono ben lontane dal modello americano), non esistono processi di ammissione all'università .
        Le università  telematiche hanno dei servizi per la prevalutazione perché vogliono attirare studenti con carriere parziali, interrotte etc., ma è un'altra cosa. Al massimo tu hai chiesto qualche informazione”¦ e non prendere per oro colato le risposte, perché non vincolano in alcun modo le amministrazioni.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

        Commenta


        • #19
          Potresti fartelo riconoscere però.
          Non dipende da me...

          Che concorsi ti interessano?
          Per il concorso al MAECI, il limite di età  è 35 anni.

          Perché?
          Non lo so. Stigma sociale?

          Candidature nelle università  italiane?
          Visto che sto facendo domanda come "studente internazionale" il processo è diverso. Loro la hanno chiamata candidatura quando mi sono registrato. Comunque sono ignorante in materia, non ho alcuna dimestichezza con il sistema scolastico italiano.

          Guarda che in Italia non funziona come alla JCU.
          Come è vista la JCU in Italia?

          Commenta


          • #20
            Sul registro degli aspiranti pubblicisti, questo link ma anche altri. In più non ricordavo di aver parlato dell'esercizio abusivo della professione; ho dato una rapida scorsa ai post precedenti ma mi sfugge.

            Sul ciclo dei corsi di studio: non conosco Lorenzo e Nicoletta e non avevo colto la sfumatura della fortuna e della fortuità . Per il resto è retorica.
            Ben venga la triennale.

            Sul caso di Sconsolato il punto è che di quel poco che ci ha raccontato sono chiare due cose: soffre "il passare del tempo" (e quindi vive il peso della sua età  come se fosse più grande di quanto è) e sente di non aver nulla di concreto in mano.

            Una simile caratteristica può essere mediata solo con un percorso di studi "breve" che gli faccia vivere l'esperienza di aver concluso un primo, importante capitolo della sua formazione.
            Il mio discorso era motivato dalla sua descrizione di sé.
            D'altronde, delle sue prospettive lavorative ne sappiamo ben poco e quel che conosciamo è piuttosto confuso.

            Non è così perché per svariati motivi: non è una leggenda metropolitana che ci sono laureati che per cercare lavoro nascondono la laurea.
            Il tessuto produttivo italiano è fatto prevalentemente da microimprese senza dipendenti e piccole e medie imprese non managerializzate. Ricordiamoci sempre questa cosa, prima di volare alto con la fantasia.
            Grazie! Probabilmente per lavorare come operai*, commess*, banconista è pure il caso di non mostrare al titolare che hai l'istruzione adatta per fare, probabilmente, meglio di lui o per riconoscere ed esigere i tuoi diritti in caso di "compromessi".

            Ciò detto, che specifico è sul filo dell'ironia, probabilmente questi laureati non hanno considerato quello che su questo forum ripetete spesso ai nuovi utenti: guardare le statistiche occupazionali, valutare quale sarà  il titolo più spendibile.

            Per questo tu, caro dottore, hai la stima di chiunque abbia ricevuto una tua risposta: sei chiaro nell'esposizione e sei completo nelle informazioni che condividi.
            Le statistiche sono una fotografia delle concrete possibilità  per laurea. Foto sbavata, non nitida e tuttavia affidabile impressione.

            Quindi, ovvio: se scegli un corso di studi piuttosto che un altro ci saranno delle conseguenze. Cioè, un percorso invece che un altro.
            Il mercato del lavoro è, sì, bloccato, rallentato ma è oramai globale e bisogna accettare l'idea di doversi spostare e che si combatte con una realtà  che, spesso, non premia il merito.

            Così come, ripeto senza vergogna, molte sfumature che non conocevo le sto imparando da te, molti aspetti li apprendo da te.
            Che sia l'unico in Italia a non aver colto prima molte delle cose che tu dici con naturalezza, pazienza!

            Ad esempio, ora che si sta parlando anche di concorsi pubblici, ho notato che nel forum manca una sezione dedicata e ne ho sentito la mancanza: quante altre cose mi sto perdendo? Leggendo quello che scrivi tu, mi sento come Lorenzo. Ti dirò di più: generalmente non ho neanche la fortuna di Nicoletta per cadere in piedi così, a caso

            non ha senso conseguire la laurea magistrale per automatismo e poi rinviare il problema della ricerca del lavoro a dopo, quando magari non si ha neanche il requisito anagrafico per poter firmare un contratto di apprendistato.

            Sicuramente ad una certa età  è proibitivo anche laurearsi ad una "triennale" senza però lavorare in contemporanea. Queste sono considerazioni personali e probabilmente per Sconsolato ci saranno variabili che lo porteranno a scegliere la sua strada.

            Sconfortato, sulle telematiche: fai una ricerca veloce nel forum e scoprirai che nel privato - stando ai commenti di alcuni utenti, ne troverai alcuni anche di dottore - la telematica non è così disprezzata come sembra. Non tutte le telematiche, almeno.

            Per quella che è la mia esperienza, poi, non è tanto l'Università  quanto il tuo impegno personale a darti le competenze adeguate. Pondera tutte le necessità  e scegli liberamente.

            Commenta


            • #21
              Originariamente inviato da Threepwood Visualizza il messaggio
              [URL="https://www.odg.it/cnog-dal-primo-aprile-sara-istituito-il-registro-per-gli-aspiranti-pubblicisti/36676"]
              Questa roba è illegale. La legge 69/1963 esclude completamente una cosa del genere. L'Ordine come al solito abusa del suo potere, eccedendo, e di gran lunga, rispetto alle funzioni attribuitegli dalla legge. Mi aspetto che nei prossimi anni ci sarà  giurisprudenza che metterà  fine a questo scempio.
              Tra l'altro anche le scuole di giornalismo sono illegali, ancorché ampiamente tollerate.

              In più non ricordavo di aver parlato dell'esercizio abusivo della professione
              Infatti ne ho parlato io.

              Ben venga la triennale.
              Si chiama laurea. La triennale è solo quella di Milano.

              Una simile caratteristica può essere mediata solo con un percorso di studi "breve"
              Un corso di laurea non è un percorso breve. Si tratta del percorso universitario ORDINARIO. I cicli unici di durata quinquennale ed esennale rappresentano l'eccezione, non la norma.

              che gli faccia vivere l'esperienza di aver concluso un primo, importante capitolo della sua formazione.
              E continui. La laurea non è uno step per arrivare alla laurea magistrale. La laurea può essere il primo titolo accademico (non il primo capitolo della formazione perché per arrivare a iscriversi a un corso di laurea evidentemente bisogna avere alle spalle altri studi) ma anche l'ultimo, cioè l'unico, come può essere seguìta da cose diverse rispetto alla laurea magistrale.
              Dobbiamo toglierci dalla testa l'idea ”“ balorda, malsana e incoerente con lo spirito del processo di Bologna ”“ secondo cui la laurea magistrale porta a compimento un percorso parziale. Non è così.

              delle sue prospettive lavorative ne sappiamo ben poco
              O dici «delle sue prospettive lavorative» oppure usi il pronome. Le due cose insieme non stanno bene.

              Grazie! Probabilmente per lavorare come operai*, commess*
              Puoi tranquillamente utilizzare il plurale generico, cioè maschile con valore semantico di neutro, secondo le regole tradizionali della lingua italiana. Qui la neogrammatica robustellian-boldriniana non è adottata, e quella da centro sociale è particolarmente sgradita, perlomeno da parte mia.
              Detto questo, ci sono centinaia di laureati che svolgono mansioni di quel genere (ma anche mansioni da impiegato d'ordine) ed è per questo che l'asserzione secondo cui la laurea allarga le opportunità  lavorative non corrisponde necessariamente al vero. Ci sono molti studi che dimostrano che mediamente un laureato ha più facilità  di trovare lavoro, ma quasi niente, perlomeno di serio, che parli della qualità  del lavoro svolto, in termini di contenuti e posizione funzionale oltre che di retribuzione (e già  su quella ci sarebbe da dire molto, visto che un quadro della pubblica amministrazione, per il quale la laurea è obbligatoria, percepisce quanto un operaio specializzato nell'impresa privata e talvolta anche meno), anche per le oggettive difficoltà  di raccogliere dati del genere (per il loro carattere marcatamente qualitativo).

              è pure il caso di non mostrare al titolare che hai l'istruzione adatta per fare, probabilmente, meglio di lui o per riconoscere ed esigere i tuoi diritti in caso di "compromessi".
              Attenzione: contrariamente a quanto comunemente si creda, non costituisce un diritto soggettivo essere assunti a un livello richiedente il più alto titolo di studio conseguito.
              Costituisce un diritto soggettivo, invece, essere inquadrati al livello formale al quale afferiscano le mansioni effettivamente svolte, indipendentemente dal titolo di studio posseduto (visto che la contrattazione collettiva del settore privato, a differenza di quella del settore pubblico, è derogabile nella contrattazione individuale, perlomeno finché la deroga è a vantaggio del lavoratore e non lede i diritti di altri lavoratori).

              Il mercato del lavoro è, sì, bloccato, rallentato ma è oramai globale e bisogna accettare l'idea di doversi spostare e che si combatte con una realtà  che, spesso, non premia il merito.
              Sì, ma non credere che se vai in Inghilterra con una laurea italiana vai a fare il manager.
              I nostri laureati a Londra lavorano nei ristoranti. Dove, tipicamente, lavano i piatti. Altro che fuga di cervelli.
              Sicuramente ad una certa età  è proibitivo anche laurearsi ad una "triennale"
              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

              Commenta


              • #22
                Originariamente inviato da Sconfortato Visualizza il messaggio
                Non dipende da me...
                Sì che dipende da te. Potresti provare con la procedura di riconoscimento del titolo estero; le università  in cui la pratica è più semplice credo siano Bologna e Firenze. Con tale procedimento amministrativo tu ottieni un corrispondente titolo italiano, come se avessi studiato in quella università ; tuttavia per far ciò devi tenere occupata l'iscrizione per un anno, cioè non puoi essere contemporaneamente iscritto ad altro ateneo nel medesimo anno accademico. E ovviamente devi pagare.

                Per il concorso al MAECI, il limite di età  è 35 anni.
                Quelli sono i concorsi per l'accesso alla carriera diplomatica (con il grado iniziale di segretario di legazione in prova), non i concorsi per il MAECI. Per le carriere ordinarie al MAECI, si applicano le regole valide per tutti i ministeri; tale comparto afferisce al CCNL Funzioni centrali. E limiti di età  non sono previsti.
                La carriera diplomatica è una carriera speciale e i diplomatici non sono dipendenti della P.A. in regime privatistico, ma dipendenti pubblici propriamente detti, cioè con stato giuridico pubblicistico. In quel caso effettivamente sussiste il limite di età .

                Non lo so. Stigma sociale?
                Guarda che nel settore pubblico conta solo il valore legale. Se i titoli ti servono per fare concorsi, del prestigio dell'ateneo poco ti deve importare. E il prestigio associato ad altissime carriere come quella diplomatica (e anche quella prefettizia e quella in magistratura) compensa ampiamente questo supposto stigma sociale dovuto all'aver studiato in atenei telematici, anche perché vincere concorsi del genere dimostra di per sé che si era tutt'altr oche impreparati.

                Come è vista la JCU in Italia?
                Semplicemente non esiste
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                Commenta


                • #23
                  Ammetto che mi sono riferito alla Laurea col termine "triennale" spesso solo perché ho assimilato, almeno questo punto, quanto sia erronea (o reputi erronea) questa espressione.

                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Questa roba è illegale. La legge 69/1963 esclude completamente una cosa del genere. L'Ordine come al solito abusa del suo potere, eccedendo, e di gran lunga, rispetto alle funzioni attribuitegli dalla legge. Mi aspetto che nei prossimi anni ci sarà  giurisprudenza che metterà  fine a questo scempio. Tra l'altro anche le scuole di giornalismo sono illegali, ancorché ampiamente tollerate.
                  Questo esula dal mio discorso e dalle mie competenze.

                  Infatti ne ho parlato io.
                  Ok; non vedevo il nesso con le mie argomentazioni e mi sono perso nel ricercarlo.


                  Un corso di laurea non è un percorso breve. Si tratta del percorso universitario ORDINARIO. I cicli unici di durata quinquennale ed esennale rappresentano l'eccezione, non la norma.
                  Se la poni così, hai ragione. Io parlavo di "brevità " e anche "percorso facile" perché probabilmente, considerato ciò che Sconfortato ha scritto, la scelta un ciclo unico quinquennale sarebbe da scartare se non in vista di un mirato percorso lavorativo.

                  E continui. La laurea non è uno step per arrivare alla laurea magistrale.
                  Sì ma questo lo abbiamo capito. Il ragionamento è un altro. Non esiste possibilità  di accedere alla LM senza la L.
                  Alcuni concorsi, come quelli per docenti richiedono la LM... Insomma, tutto deve essere calibrato su quello che il ragazzo vorrà  "fare da grande".
                  Per questo motivo bisogna, secondo il mio punto di vista, valutare la possibilità  di scegliere una Laurea e solo in un secondo momento, come dici tu, valutare il proseguimento degli studi.

                  In quest'ottica, dicevo, evitare - per quanto possibile - le lauree quinquennali a ciclo unico. Tu dici che sono ben poche. Tanto meglio.

                  Quindi, siamo d'accordo che sono impreciso e sicuramente ignorante. Tanto più se mi paragono a te che sei un'enciclopedia con svariati Testi Unici allegati (è un complimento). Non riusciamo a convergere in questo Topic perché, per quanto io possa essere impreciso, cerco di allinearmi alle esigenze che il ragazzo ha espresso. Tu, con precisione e cognizione, parli in termini generali.
                  Il punto è, però, secondo me, sgrassare il discorso e finalizzarci al punto: un consiglio utile a Sconfortato.

                  Dobbiamo toglierci dalla testa l'idea ”“ balorda, malsana e incoerente con lo spirito del processo di Bologna ”“ secondo cui la laurea magistrale porta a compimento un percorso parziale. Non è così.
                  Difatti su questo punto ho già  detto che sei stato tu ad aprirmi gli occhi.


                  Qui la neogrammatica robustellian-boldriniana non è adottata, e quella da centro sociale è particolarmente sgradita, perlomeno da parte mia.
                  Non credevo di infrangere il regolamento o di venire meno alla netiquette del forum. Ti invito a non farne un discorso di colore politico. Mai.
                  Non ho camicie. Nè nere nè tantomeno rosse.

                  Ci sono molti studi che dimostrano che mediamente un laureato ha più facilità  di trovare lavoro...
                  Già .

                  ...ma quasi niente, perlomeno di serio, che parli della qualità  del lavoro svolto, in termini di contenuti e posizione funzionale oltre che di retribuzione
                  Non saprei. Io pensavo che le statistiche fossero da prendere con le pinze ma qui mi è parso che fossero assunte con un grande valore, addirittura utilizzate per l'orientamento alla scelta del corso di studi. Sospendo il mio giudizio.

                  (e già  su quella ci sarebbe da dire molto, visto che un quadro della pubblica amministrazione, per il quale la laurea è obbligatoria, percepisce quanto un operaio specializzato nell'impresa privata e talvolta anche meno)
                  Sono d'accordo. In più trovo a dir poco scorretto e fuorviante ogni stereotipo che grava sulla figura dell'impiegato pubblico.



                  Attenzione: contrariamente a quanto comunemente si creda, non costituisce un diritto soggettivo essere assunti a un livello richiedente il più alto titolo di studio conseguito.
                  Condivido e rilancio: non è neanche un diritto soggettivo trovare il lavoro "dei propri sogni" sotto casa o in un posto che più piace. Così come credo che chi ha le idee chiare sul lavoro che vuole svolgere dovrà  accettare diversi compromessi, il più semplice potrebbe essere quello di allontanarsi da casa.

                  Costituisce un diritto soggettivo, invece, essere inquadrati al livello formale al quale afferiscano le mansioni effettivamente svolte, indipendentemente dal titolo di studio posseduto (visto che la contrattazione collettiva del settore privato, a differenza di quella del settore pubblico, è derogabile nella contrattazione individuale, perlomeno finché la deroga è a vantaggio del lavoratore e non lede i diritti di altri lavoratori).
                  Esatto. Perciò una persona competente, una persona "non disperata" sono piuttosto "pericolose" per il datore di lavoro che vuole operare, in un modo o nell'altro, nelle zone d'ombra della normativa. Se non addirittura in frode.
                  Hai avvalorato la mia tesi.

                  Sì, ma non credere che se vai in Inghilterra con una laurea italiana vai a fare il manager.
                  I nostri laureati a Londra lavorano nei ristoranti. Dove, tipicamente, lavano i piatti. Altro che fuga di cervelli.
                  Credo che se il mio sogno fosse diventare grande manager avrei più possibilità  candidandomi ad ogni posizione aperta su tutto il globo piuttosto che le sole posizioni nel mio paesetto... diciamo "Pizzo calabro" perchè mi piace come suona.

                  Scusa! Non lo faccio più! Speravo in questa reazione (scherzosamente, eh).

                  Commenta


                  • #24
                    Originariamente inviato da Threepwood Visualizza il messaggio
                    Ammetto che mi sono riferito alla Laurea col termine "triennale" spesso solo perché ho assimilato, almeno questo punto, quanto sia erronea (o reputi erronea) questa espressione.
                    Non sono io a reputarla erronea. Si tratta proprio di una questione giuridica.

                    Questo esula dal mio discorso e dalle mie competenze.
                    Per leggere la legge non bisogna avere chissà  quali competenze. Il significato è abbastanza chiaro. Le competenze servono per mettere in relazione la legge con altre fonti del diritto e dunque vedere come essa si atteggia nell'ordinamento.

                    Ok; non vedevo il nesso con le mie argomentazioni e mi sono perso nel ricercarlo.
                    Te la faccio breve: la giurisprudenza nel tentativo (a volte patetico) di salvare capra e cavoli ha stabilito che l'esigenza dell'Ordine dei giornalisti è legittima dal punto di vista costituzionale in quanto non impedisce a nessuno di manifestare il proprio pensiero anche a mezzo stampa come garantito dall'articolo 21 della Costituzione, ma persegue la mera finalità  di distinguere chi lo fa professionalmente da chi non lo fa professionalmente. Non è dunque corretto asserire che per esercitare attività  giornalistica è obbligatorio essere iscritti all'albo, poiché non è tecnicamente possibile perseguire chi la svolgerla senza esservi iscritto, potendo peraltro, per il solo fatto di svolgerla da almeno due anni, richiedere l'iscrizione all'albo stesso in qualità  di pubblicista, senza che a tal fine siano richieste ulteriori formalità ; è certamente invece applicabile l'art. 384 cod. pen. nei confronti di coloro che assumano la funzione di direttore responsabile senza un giornale senza essere iscritti all'albo, poiché la legge medesima prevede espressamente che per l'incarico di direzione responsabile tale iscrizione sia obbligatoria, e non v'è dubbio che la direzione responsabile costituisca un'attività  professionale, fatti salvi quei casi specifici per i quali la legge consente l'iscrizione all'elenco speciale dell'albo.

                    Se la poni così, hai ragione. Io parlavo di "brevità " e anche "percorso facile" perché probabilmente, considerato ciò che Sconfortato ha scritto, la scelta un ciclo unico quinquennale sarebbe da scartare se non in vista di un mirato percorso lavorativo.
                    Il ciclo unico quinquennale rappresenta esattamente quell'eccezione alla norma che i DD.MM. stessi correlano alla formazione a specifiche professioni. E non è questo il caso di Sconfortato.

                    Sì ma questo lo abbiamo capito. Il ragionamento è un altro. Non esiste possibilità  di accedere alla LM senza la L.
                    Appunto, fatti salvi i casi dei cicli unici.

                    Alcuni concorsi, come quelli per docenti richiedono la LM... Insomma, tutto deve essere calibrato su quello che il ragazzo vorrà  "fare da grande".
                    Proprio per questo la laurea non va vista come uno step per arrivare alla laurea magistrale, a meno che non si abbia l'intenzione di arrivare laddove la laurea magistrale è necessaria (e si tratta di una minoranza di casi). Altrimenti si finisce solamente con il ritardare l'ingresso nel mercato del lavoro e perdere opportunità .
                    Per lo stesso motivo, sconsiglio di scegliere corsi di laurea magistrale che sono la riproduzione in piccolo, cioè la fotocopia rimpicciolita, di quanto si è già  studiato in precedenza.

                    Per questo motivo bisogna, secondo il mio punto di vista, valutare la possibilità  di scegliere una Laurea e solo in un secondo momento, come dici tu, valutare il proseguimento degli studi.

                    Tu, con precisione e cognizione, parli in termini generali.
                    Non proprio. Io consiglio a Sconfortato semplicemente quello che, per ragioni generali, consiglio a chiunque non sia intenzionato a diventare sicuramente infermiere, ostetrico, fisioterapista, medico-chirurgo, odontoiatra, architetto. Al di fuori di questi casi e pochi altri il percorso non è predeterminato per legge o, se lo è, non è comunque univoco (insegnamento compreso). O comunque, se pure lo fosse, bisogna cominciare da un corso di laurea.
                    Giurisprudenza rappresenta un'eccezione dell'eccezione in quanto il ciclo unico lì fu attivato per assecondare le lamentele del Consiglio nazionale forense e non per una reale esigenza, visto che la formazione di futuri avvocati e magistrati non è l'unico scopo degli studi giuridici. A chi fosse appassionato di studi giuridici, a meno che non sia sicuro al 100% di fare l'avvocato (il che ”“ converrai con me ”“ sarebbe una velleità  piuttosto che una certezza) consiglio sempre di spezzare il percorso.

                    Non saprei. Io pensavo che le statistiche fossero da prendere con le pinze ma qui mi è parso che fossero assunte con un grande valore, addirittura utilizzate per l'orientamento alla scelta del corso di studi. Sospendo il mio giudizio.
                    Stiamo parlando due lingue diverse.
                    Non sto parlando dell'efficacia di determinati corsi di studio rispetto ad altri, ma dell'efficacia della laurea rispetto al diploma di scuola secondaria di secondo grado. E questo in particolare non in termini quantitativi (cioè quanti laureati trovano lavoro rispetto a quanti diplomati), ma in termini qualitativi (cioè quanti laureati trovano un lavoro per il quale la laurea è necessaria).
                    Tanto per dire, quasi nessuno dei miei compagni di classe al liceo che ha un lavoro stabile svolge un lavoro per il quale è richiesta la laurea, eppure quasi tutti hanno una laurea magistrale. Io svolgo un lavoro che richiede la laurea per legge, ma ho un reddito inferiore alla pensione di mia madre, diplomata. Nella mia amministrazione siamo circa tremila dipendenti e tra il personale di concetto, che teoricamente dovrebbe avere il diploma, c'è più personale laureato che tra il personale direttivo (in passato ”“ poi la corte costituzionale ha dichiarato incompatibile con l'art. 97 Cost. la norma che lo consentiva ”“ è stato possibile accedere alla carriera direttiva tramite procedure interne di «progressione verticale» con deroga sul titolo di studio richiesto per l'accesso tramite concorso pubblico). Questo perché agli ultimi concorsi per il personale della carriera di concetto, pur essendo richiesto solo il diploma, si sono presentate orde di laureati, magari con lauree che ratione materiঠnon consentivano l'accesso alla carriera direttiva amministrativa né a quella tecnica, e i posti sono stati tutti vinti da loro (qualche diplomato ha ottenuto l'idoneità ). Quando questi rispondono ai questionari, risultano laureati che hanno trovato lavoro.
                    Al momento, negli studi statistici al riguardo, gli unici timidi tentativi che rinvengo tesi a indagare sulla correlazione tra il titolo di studio e il lavoro svolto sono domande del tipo «Ritieni che le competenze acquisite per conseguire il tuo titolo siano utili nel lavoro che svolgi?». Ora, una persona di intelligenza media capisce che questa domanda vuol dire tutto e non vuol dire niente. Anche io posso ritenere che le mie enne lauree siano state utili per il lavoro che svolgo, nel senso che gli insegnamenti cui ho dovuto attendere per conseguirle mi hanno fornito un bagaglio di competenze, conoscenze e nozioni che applico nel lavoro quotidiano. Ma questa è una cosa ben diversa dal dire che questi titoli mi sono stati utili per trovare lavoro ed è una cosa ancora diversa dal dire che questi titoli erano necessari. Non so se mi sono spiegato.
                    Anche per l'elemento reddito entrano in gioco troppe variabili.

                    In più trovo a dir poco scorretto e fuorviante ogni stereotipo che grava sulla figura dell'impiegato pubblico.
                    Circolano molte leggende che corrispondono a un modello di amministrazione che è stato completamente superato con le riforme Bassanini (in particolare il d.lgs. 29/1993), ma sorvoliamo perché questo è off topic (come una decina di righe che ho scritto sopra e ho poi cancellato).

                    Condivido e rilancio: non è neanche un diritto soggettivo trovare il lavoro "dei propri sogni" sotto casa o in un posto che più piace.
                    Si definisce diritto soggettivo la situazione giuridica soggettiva attiva attribuita a un soggetto di diritto nel suo interesse. Essa sorge in capo a un individuo sulla base di una fonte normativa (legge, regolamento, contratto). Non è un'opinione, dunque il «credo» e il «condivido» non esistono.
                    Così come credo che chi ha le idee chiare sul lavoro che vuole svolgere dovrà  accettare diversi compromessi, il più semplice potrebbe essere quello di allontanarsi da casa.

                    Credo che se il mio sogno fosse diventare grande manager avrei più possibilità  candidandomi ad ogni posizione aperta su tutto il globo piuttosto che le sole posizioni nel mio paesetto... diciamo "Pizzo calabro" perché mi piace come suona.
                    Innanzitutto si chiama solo Pizzo, poi tu non tieni conto delle variabili giuridiche e linguistiche.
                    Il mondo non è aperto e se io alla mia età  volessi andare in Australia non potrei andarci se non per motivi di turismo, a meno che non sposassi una cittadina australiana. Negli Usa sarebbe un pochino più semplice, ma ottenere il permesso di residenza permanente (la cosiddetta green card) è estremamente complicato.
                    L'Unione europea non ha confini ma ha barriere culturali, a cominciare da quella linguistica. L'idea che basti parlare inglese per avere le porte aperte è completamente campata in aria.
                    Senza considerare che, al di là  del fatto che gli studi svolti non sono automaticamente validi in altri ordinamenti, c'è anche un oggettivo limite qualitativo: a differenza dell'ingegneria, della fisica, della chimica, della biologia e della medicina, il diritto (tanto per fare un esempio chiaro) non è uguale dappertutto.
                    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                    Commenta


                    • #25
                      Grazie! Probabilmente per lavorare come operai*, commess*
                      Puoi tranquillamente utilizzare il plurale generico, cioè maschile con valore semantico di neutro, secondo le regole tradizionali della lingua italiana. Qui la neogrammatica robustellian-boldriniana non è adottata, e quella da centro sociale è particolarmente sgradita, perlomeno da parte mia.
                      Io mi chiedevo cosa volessero dire quegli asterischi...

                      Commenta


                      • #26
                        Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio

                        Per leggere la legge non bisogna avere chissà  quali competenze. Il significato è abbastanza chiaro. Le competenze servono per mettere in relazione la legge con altre fonti del diritto e dunque vedere come essa si atteggia nell'ordinamento.
                        É retorico, ma se effettivamente è contra legem lo stabiliranno gli organi preposti.

                        Te la faccio breve: la giurisprudenza nel tentativo (a volte patetico) di salvare capra e cavoli ha stabilito che l'esigenza dell'Ordine dei giornalisti è legittima dal punto di vista costituzionale in quanto non impedisce a nessuno di manifestare il proprio pensiero anche a mezzo stampa come garantito dall'articolo 21 della Costituzione, ma persegue la mera finalità  di distinguere chi lo fa professionalmente da chi non lo fa professionalmente. [
                        Mi sembra che essere giornalista abbia delle conseguenze anche a livello procedurale per le indagini penali, ma tu che ne sai più di me e stai sostenendo questa tesi, sicuramente mi dirai che una persona pagata per svolgere l'attività  giornalistica ha le stesse garanzie che l'ordinamento garantisce al professionista.

                        Per lo stesso motivo, sconsiglio di scegliere corsi di laurea magistrale che sono la riproduzione in piccolo, cioè la fotocopia rimpicciolita, di quanto si è già  studiato in precedenza.
                        Per questo motivo bisogna, secondo il mio punto di vista, valutare la possibilità  di scegliere una Laurea e solo in un secondo momento, come dici tu, valutare il proseguimento degli studi.

                        bisogna cominciare da un corso di laurea.
                        Per me stiamo dicendo la stessa cosa ma tu trovi utile puntualizzare. Ben venga ma non mi sembra ci sia un'aggiunta al punto - su cui, ripeto, concordiamo.

                        Su questo, piuttosto, è utile la tua capacità  di correlare i corsi di studi abbinando L e LM. Un'abilità  che non trovo comune.


                        Non sto parlando dell'efficacia di determinati corsi di studio rispetto ad altri, ma dell'efficacia della laurea rispetto al diploma di scuola secondaria di secondo grado. E questo in particolare non in termini quantitativi (cioè quanti laureati trovano lavoro rispetto a quanti diplomati), ma in termini qualitativi (cioè quanti laureati trovano un lavoro per il quale la laurea è necessaria).
                        Posso solo darti ragione. Nel privato, col solo diploma, ci sono meno possibilità  che con la laurea. Almeno se facciamo riferimento a determinate mansioni.
                        Da qui, poi, hai ragione: fare il paninaro al McDonald è sicuramente più remunerativo che tentare di fare l'architetto saltando da un tirocinio all'altro o, per riprendere il tuo esempio, nel tentativo di affermarsi come avvocato.

                        (come una decina di righe che ho scritto sopra e ho poi cancellato).
                        Peccato. Adoro leggerti. Mi apri la mente.
                        Si definisce diritto soggettivo la situazione giuridica soggettiva attiva attribuita a un soggetto di diritto nel suo interesse. (...)
                        Innanzitutto si chiama solo Pizzo, poi tu non tieni conto delle variabili giuridiche e linguistiche.
                        Retorica. Penso superflua, ma grazie per la precisazione. Più utile a conoscerci che ad aggiungere contenuti e qualità  al discorso. Perciò di maggior valore.

                        L'idea che basti parlare inglese per avere le porte aperte è completamente campata in aria.
                        Senza considerare che, al di là  del fatto che gli studi svolti non sono automaticamente validi in altri ordinamenti, c'è anche un oggettivo limite qualitativo: a differenza dell'ingegneria, della fisica, della chimica, della biologia e della medicina, il diritto (tanto per fare un esempio chiaro) non è uguale dappertutto.
                        Non conosco molte persone che sono all'estero ma delle persone che conosco, lavano i piatti (in realtà  no, ma possiamo semplificare in questi termini) le persone che sono partite col diploma. Le persone laureate hanno trovato lavori "più coerenti" al titolo di studio (hai ragione però nel dire che non sono lavori dirigenziali ma impiegatizi).

                        Io mi chiedevo cosa volessero dire quegli asterischi...
                        Gli asterischi così utilizzati non hanno una connotazione politica, come erroneamente credeva dottore. La lingua è un elemento vivo, la grammatica si presta a cambiamenti e l'utilizzo degli asterischi è un elemento con cui ci si confronta quotidianamente. É segnale, questo sì, di una nuova "politica" ma nel senso di una nuova relazionalità  tra i membri della civiltà , società .
                        Conoscere come muta o tenta di mutare la lingua è un modo semplice di stare al mondo con consapevolezza.
                        Puoi fare una ricerca veloce in internet, tipo leggere questo o quest'altro.

                        Commenta


                        • #27
                          Originariamente inviato da Threepwood Visualizza il messaggio
                          É retorico
                          É diritto, non retorica.

                          se effettivamente è contra legem lo stabiliranno gli organi preposti.
                          Ne procedat iudex ex officio et no eat ultra petita partium.

                          Mi sembra che essere giornalista abbia delle conseguenze anche a livello procedurale per le indagini penali, ma tu che ne sai più di me e stai sostenendo questa tesi, sicuramente mi dirai che una persona pagata per svolgere l'attività  giornalistica ha le stesse garanzie che l'ordinamento garantisce al professionista.
                          Non esistono reati propri del giornalista, anzi il giornalista accusato di diffamazione o di altri reati commessi col mezzo della stampa a determinate condizioni può invocare l'esercizio del diritto-dovere di cronaca (art. 51 cod. pen.). Tale scriminante (cioè causa di non punibilità ) è ampiamente riconosciuta dalla giurisprudenza per chiunque scriva sulla stampa periodica, senza proprio entrare nel merito se sia iscritto all'albo o meno, in quanto è correlata alla natura informativa della pubblicazione, che si realizza anche attraverso il contributo di persone non iscritte all'albo.
                          L'unica differenza è che in un procedimento penale il giornalista professionista non è tenuto a deporre quanto appreso da fonte fiduciaria nell'à mbito di un procedimento penale (art. 200 c.p.p.). Il diritto al segreto professionale non è cioè riconosciuto indistintamente a qualsiasi tipologia di iscritto all'albo unico, ma solo i professionisti. I pubblicisti e gli iscritti agli elenchi speciali non godono del segreto professionale, così come gli iscritti al registro dei praticanti. L'elenco degli aspiranti pubblicisti non ha alcun valore legale; è solo l'ennesima scemenza che si è inventato l'Ordine in palese violazione di legge.

                          Per me stiamo dicendo la stessa cosa ma tu trovi utile puntualizzare.
                          Certo che stiamo dicendo la stessa cosa, ma se rileggi l'intera discussione ti accorgerai che inizialmente tu mi rispondevi come se io avessi espresso il contrario, eppure avevo espresso il concetto più e più volte (e in generale lo esprimo spesso sul forum, come riconosciuto da te stesso).

                          Su questo, piuttosto, è utile la tua capacità  di correlare i corsi di studi abbinando L e LM. Un'abilità  che non trovo comune.
                          Certo, perché io ho capìto la riforma. La maggior parte delle persone no.

                          Posso solo darti ragione. Nel privato, col solo diploma, ci sono meno possibilità  che con la laurea.
                          Mica vero.
                          In Italia abbiamo una marea di partite IVA cui corrisponde una persona fisica senza dipendenti. Poi le società  maggiormente rappresentative sono società  di persone con meno di cinque addetti. Secondo te questi svolgono mansioni da laureati?
                          Ci sono più dottori commercialisti che managers e il giurista d'impresa è una figura mitologica. Suvvia. Con questo modello produttivo sottosviluppato è un miracolo se siamo diventati la settima potenza industriale del mondo (in realtà  il miracolo ha un nome: si chiama Iri e drenava denari pubblici, che nelle casse erariali non esistevano e venivano creati facendo debito, verso pseudo-imprenditori e verso imprese decotte che passavano sotto il controllo statale. I pentecatti vogliono ripetere la storia).

                          Almeno se facciamo riferimento a determinate mansioni.
                          Ed è quello che sto dicendo.
                          Io da laureato aspiro a svolgere mansioni da laureato, non ad avere maggiori opportunità  di essere selezionato rispetto a un diplomato o a uno con licenza media per svolgere lo stesso lavoro. Questo ragionamento, peraltro, inflaziona il titolo.

                          Peccato. Adoro leggerti. Mi apri la mente.


                          Retorica.
                          No, non retorica. Sempre diritto.

                          Penso superflua
                          Niente affatto.

                          Non conosco molte persone che sono all'estero ma delle persone che conosco, lavano i piatti (in realtà  no, ma possiamo semplificare in questi termini) le persone che sono partite col diploma. Le persone laureate hanno trovato lavori "più coerenti" al titolo di studio (hai ragione però nel dire che non sono lavori dirigenziali ma impiegatizi).
                          Tra l'impiegato e il dirigente c'è un mondo, comunque la tua esperienza non corrisponde alla mia. Ma, siccome generalizzare l'esperienza individuale è il principale segnale di analfabetismo funzionale, ti invito a guardare i dati in giro. I 'taliani a Londra sono praticamente considerati schiavi, guarda. E il problema che i 'taliani vanno prevalentemente lì, per svariate ragioni.
                          Poi ovviamente dipende anche questo da molte variabili. Una cosa è una laurea in Biologia, Chimica o Fisica, altro una laurea in Scienze della comunicazione e altro ancora una laurea in Giurisprudenza. E torniamo al discorso di partenza.
                          I 'taliani hanno poi il viziaccio brutto di considerare la laurea magistrale come se fosse parte di un unico percorso insieme con la laurea, per cui non riescono nemmeno a valorizzarla a livello curriculare. I britannici non sono fessi e a mio avviso ”“ ma questa è mia percezione personale ”“ hanno capìto che il peso che noi attribuiamo alla laurea magistrale non è quello, ben più importante, che loro assegnano al master's degree, che oltremanica costituisce veramente il quid che fa la differenza, tant'è che l'unica persona che io conosco che si sia molto ben sistemata in UK ha ottenuto la propria posizione non grazie alla laurea italiana (in Giurisprudenza v.o.), bensì grazie al master of arts in Marketing communications che ha conseguito lì mentre faceva lavori molto umili. Non appena ha conseguito quello, gli si sono letteralmente aperti dei portoni.

                          Gli asterischi così utilizzati non hanno una connotazione politica, come erroneamente credeva dottore.
                          Sì che la hanno.

                          La lingua è un elemento vivo, la grammatica si presta a cambiamenti e l'utilizzo degli asterischi è un elemento con cui ci si confronta quotidianamente.
                          Proprio perché la lingua è viva, non ha bisogno di essere modificata a colpi di circolari e decreti, leggi regionali per finanziare la riscrittura della grammatica in chiave «di genere» (vedi questa porcata, a sua volta ispirata a questa; cfr. qui ma, sorpattutto, la madre di tutte le porcate, questa specie di manifesto, per non dire pamphlet, femminista, che all'epoca in cui uscì fu preso per quello che era: ridicolo).

                          É segnale, questo sì, di una nuova "politica" ma nel senso di una nuova relazionalità  tra i membri della civiltà , società .
                          É segnale solo del fatto che il delirio psico-ossessivo dei collettivisti statolatri pretende di normare anche l'unico à mbito dell'attività  umana che era rimasto libero: la lingua.
                          Sono migliaia di anni che le lingue mutano in maniera naturale (e oltretutto si semplificano secondo il criterio dell'economia linguistica, lo stesso a causa del quale nel passaggio dal latino alle lingue romanze si è perso il genere neutro: ciò non significa che non esista un neutro semantico, o forse tu pensi che una tigre, una guida turistica, una guardia giurata, una sentinella debbano essere per forza femmine oppure che un cucchiaio e un bicchiere siano maschi e una forchetta sono femmine? O magari che il lenzuolo è maschio al singolare e femmina al plurale?).

                          Conoscere come muta o tenta di mutare la lingua è un modo semplice di stare al mondo con consapevolezza.
                          Appunto.

                          Puoi fare una ricerca veloce in internet, tipo leggere questo o quest'altro.
                          A parte che Internet è cosa diversa da internet, ti invito a leggere meglio le fonti che tu stesso hai citato.
                          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                          Commenta


                          • #28
                            L'unica differenza è che in un procedimento penale il giornalista professionista non è tenuto a deporre quanto appreso da fonte fiduciaria nell'à mbito di un procedimento penale (art. 200 c.p.p.).


                            L'elenco degli aspiranti pubblicisti non ha alcun valore legale; è solo l'ennesima scemenza che si è inventato l'Ordine in palese violazione di legge.
                            Diciamo che è il tentativo di evitare tante PORCATE che purtroppo avvenivano prima di questa riforma.
                            Sarebbe interessante (a livello sociologico) scoprire le porcate che si faranno adesso...

                            In Italia abbiamo una marea di partite IVA cui corrisponde una persona fisica senza dipendenti.
                            ...Se è per questo capita spesso che la partita IVA sia una maschera per chi lavora, sostanzialmente, in modalità  che un tempo sarebbero state tipiche del dipendente.

                            Secondo te questi svolgono mansioni da laureati?
                            Io penso che una laurea possa concederti il lusso di ambire a posizioni lavorative a cui non potresti aspirare col semplice diploma.
                            Che poi, in un modo o nell'altro, sarai spremuto come un limone e gettato... questo è un altro discorso.

                            Con questo modello produttivo sottosviluppato è un miracolo se siamo diventati la settima potenza industriale del mondo


                            I pentecatti vogliono ripetere la storia.
                            Questo per esempio mi interesserebbe approfondirlo.
                            Personalmente vedo in questa nuova compagine politica la fotografia di un'Italia che non è capace di assumersi le sue responsabilità , che odia il merito come se fosse in qualche modo "classismo", che... sì, che è in tutto e per tutto un'Italia analfabeta funzionale.

                            Però qui rischio il ban per off topic.


                            Io da laureato aspiro a...
                            Va bene, hai ragione ma:
                            1. da laureato, naturalmente, aspiri a mansioni inerenti al tuo corso di studi;
                            2. quando dici che aspiri a "non ad avere maggiori opportunità  di essere selezionato rispetto a un diplomato o a uno con licenza media per svolgere lo stesso lavoro" dimentichi che ci sono posizioni lavorative in cui sono richieste specifiche Lauree, se non LM. Certo, avvalora la tua riflessione quello che scrisse un utente del forum (forse proprio BMastro?) dicendo che fu contattato per una posizione lavorativa senza però che il suo titolo contasse per la posizione lavorativa offerta.

                            Allora sì, hai ragione nel dire che spesso il laureato è ricercato giusto perchè ha un titolo 'in più' e non per le sue competenze. Tuttavia è sufficiente dare una scorsa alle offerte lavorative delle banche, delle assicurazioni per vedere che è ricercato il laureato in "X" e il diplomato non può proprio entrarci.

                            Su questo punto, mi pare evidente, non riesco ad essere chiaro.
                            Riconosco sia un errore mio ma non riesco a capire dove sbaglio.


                            No, non retorica. Sempre diritto.
                            Retorico nel contesto. Penso fosse ovvio che la mia risposta volesse esprimere il tuo stesso punto di vista.

                            I 'taliani a Londra sono praticamente considerati schiavi, guarda.
                            Penso che questa sia la storia di chi è "diverso".
                            Comunque, quando avrò tempo e voglia, darò un occhio ai laureati che si accontentano di lavare i piatti a Londra e scoprirne i motivi.

                            Gli asterischi così utilizzati non hanno una connotazione politica, come erroneamente credeva dottore.
                            Sicuro che gli imbecilli provano a politicizzare l'uso dell'asterisco in luogo del plurale ma resto dell'idea che sia un elemento su cui e con cui confrontarsi per comprendere al meglio il cambiamento e il desiderio di cambiamento di cui è segnale.

                            Quindi posso concordare con te nel fatto che - come tutto ciò che è nuovo! - possa essere stato usato come strumento di campagna elettorale ma ti invito anche a riconoscere che si tratta un fenomeno che neanche Treccani ha potuto ignorare (nel mio link ci sono, ad esempio, i contro) ed è un fenomeno farcito, comunque, di ottime intenzioni (altro link che ho postato).

                            Se pensi che abbia scelto link a sproposito, aiutami a capire dove sia l'errore.
                            Non credo di dover specificare che fossero puramente indicativi e finalizzati alla sola comprensione del fatto che ci troviamo di fronte ad un'increspatura del linguaggio che ha un valore, un significato. A prescindere dalla posizione di ciascuno e dall'uso che ne farà  chicchessia.


                            Comunque, abbiamo perso Sconsolato

                            Commenta


                            • #29
                              Originariamente inviato da Threepwood Visualizza il messaggio
                              Diciamo che è il tentativo di evitare tante PORCATE che purtroppo avvenivano prima di questa riforma.
                              Non è una riforma. L'Ordine non ha il potere di riformare niente.
                              L'Ordine è un ente della pubblica amministrazione (più precisamente, un ente pubblico non economico) e come tale è titolare di mera potestà  amministrativa. Il potere esecutivo in Italia è esercitato dalla Camera dei deputati, dal Senato della Repubblica, dall'Assemblea regionale siciliana, dai consigli regionali e dai consigli delle province autonome di Trento e Bolzano.

                              ...Se è per questo capita spesso che la partita IVA sia una maschera per chi lavora, sostanzialmente, in modalità  che un tempo sarebbero state tipiche del dipendente.
                              Non è questo il punto.

                              Io penso che una laurea possa concederti il lusso di ambire a posizioni lavorative a cui non potresti aspirare col semplice diploma.
                              Questo per esempio mi interesserebbe approfondirlo.
                              Personalmente vedo in questa nuova compagine politica la fotografia di un'Italia che non è capace di assumersi le sue responsabilità , che odia il merito come se fosse in qualche modo "classismo", che... sì, che è in tutto e per tutto un'Italia analfabeta funzionale.
                              Degli ******** ******* (nota dell'Amministratore: adesso li ho messi io gli asterischi )

                              1. da laureato, naturalmente, aspiri a mansioni inerenti al tuo corso di studi
                              Non è solo una questione qualitativa, ma anche quantitativa.

                              2. quando dici che aspiri a "non ad avere maggiori opportunità  di essere selezionato rispetto a un diplomato o a uno con licenza media per svolgere lo stesso lavoro" dimentichi che ci sono posizioni lavorative in cui sono richieste specifiche Lauree, se non LM.
                              Non lo dimentico affatto; stiamo ragionando su piani diversi.
                              C'è gente che si prende la laurea magistrale per andare a fare concorsi pubblici in cui la laurea è sufficiente; questo non ha senso. Poi magari li perde e si butta su concorsi per diplomati (che sono la maggioranza), il che ha ancora meno senso.
                              Considerando peraltro che è ancora in vigore il c.d. blocco del turn over (patto di stabilità  interno) e dunque può essere coperto un solo posto per ogni quattro o cinque (a seconda del comparto e della singola amministrazione) che vanno in pensione, aspettare e rimandare è proprio da folli, perché tra un concorso e un altro potrebbero passare decennà®.

                              Penso che questa sia la storia di chi è "diverso".
                              Comunque, quando avrò tempo e voglia, darò un occhio ai laureati che si accontentano di lavare i piatti a Londra e scoprirne i motivi.
                              Esigenza di sopravvivenza e poi tutte le implicazioni psicologiche che comporterebbe il tornare indietro.

                              Sicuro che gli imbecilli provano a politicizzare l'uso dell'asterisco in luogo del plurale ma resto dell'idea che sia un elemento su cui e con cui confrontarsi per comprendere al meglio il cambiamento e il desiderio di cambiamento di cui è segnale.
                              Ma quale cambiamento. Per cortesia. La lingua è sessista solo nella mente degli ossessi. Una donna se si fa chiamare «avvocato» o «medico» o «magistrato» (non a caso cito professioni in cui le donne sono largamente rappresentate, se non maggioritarie) non è sminuita nel suo ruolo; anzi, quel maschile che ha valore di neutro la parifica esattamente ai suoi colleghi di sesso maschile e questo è il vero senso della parità  di genere: il resto è delirio misandrico-femminista.

                              si tratta un fenomeno che neanche Treccani ha potuto ignorare
                              Ho conseguito un perfezionamento in Politiche di genere e delle pari opportunità  in tempi non sospetti, quando tu probabilmente frequentavi ancora le scuole elementari. Non ho bisogno di lezioni in argomento. Conosco benissimo la storia del movimento femminista e lo considero un cancro; soprattutto considero pericolosi i maschi che avvalorano certe tesi paranoiche come le giurie di genere, il diritto penale differenziato, il femminicidio, le quote rosa e l'imprenditorialità  femminile, che stanno colpendo a picconate secoli di civiltà  giuridica. Le donne intelligenti sono dalla mia parte, perché non hanno bisogno di essere trattate come se fossero degli animali in via d'estinzione. Sarò più chiaro: gente come la Raggi, la Fedeli, la Azzolina, la Bellanova ha bisogno di essere «sindaca» e «ministra» perché altrimenti non sarebbe nessuno. Personaggi come Nilde Iotti (per quanto politicamente siamo agli antipodi), Irene Pivetti, Mara Carfagna, Nunzia de Girolamo, Margaret Thatcher (e va bene che in inglese non hanno questo problema ) non hanno bisogno di metterti sul piatto ciò che hanno in mezzo alle gambe per dimostrarti quanto valgono.
                              BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                              Commenta


                              • #30
                                Non è una riforma.
                                Come potrei essere più preciso? Grazie per la risposta che vorrai darmi.

                                Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                                Degli ******** *******.
                                Esseri... umani


                                In Italia abbiamo una marea di partite IVA cui corrisponde una persona fisica senza dipendenti. Poi le società  maggiormente rappresentative sono società  di persone con meno di cinque addetti. Secondo te questi svolgono mansioni da laureati?
                                Ci sono più dottori commercialisti che managers e il giurista d'impresa è una figura mitologica. Suvvia. Con questo modello produttivo sottosviluppato è un miracolo se siamo diventati la settima potenza industriale del mondo (in realtà  il miracolo ha un nome: si chiama Iri e drenava denari pubblici, che nelle casse erariali non esistevano e venivano creati facendo debito, verso pseudo-imprenditori e verso imprese decotte che passavano sotto il controllo statale. I pentecatti vogliono ripetere la storia).
                                ...Se è per questo capita spesso che la partita IVA sia una maschera per chi lavora, sostanzialmente, in modalità  che un tempo sarebbero state tipiche del dipendente.
                                Era un modo per dire che spesso dietro la partita IVA c'è un dipendente a cui, giocoforza, è richiesta una cultura, un grado di competenze e cognizioni che si possono ottenere tramite un percorso universitario.

                                Quindi sì, siamo sottosviluppati e non abbiamo neanche una cultura del lavoro, del rispetto. Dietro quelle partite IVA c'è un mondo di precari che tentano di sopravvivere, galleggiando e a volte galleggiando male.


                                C'è gente che si prende la laurea magistrale per andare a fare concorsi pubblici in cui la laurea è sufficiente; questo non ha senso. Poi magari li perde e si butta su concorsi per diplomati (che sono la maggioranza), il che ha ancora meno senso.
                                Considerando peraltro che è ancora in vigore il c.d. blocco del turn over (patto di stabilità  interno) e dunque può essere coperto un solo posto per ogni quattro o cinque (a seconda del comparto e della singola amministrazione) che vanno in pensione, aspettare e rimandare è proprio da folli, perché tra un concorso e un altro potrebbero passare decennà®.
                                Certo. Però torniamo al mio desiderio di fare domande che ci portano off topic e quindi... "impacchetto e porto a casa".




                                Ma quale cambiamento.
                                Il cambiamento è nel domandarsi del proprio ruolo nella società  e nel peso e nel valore che, nelle dinamiche relazionali, riveste il sesso per ciascun individuo.


                                movimento femminista e lo considero un cancro
                                Opinioni personali che esulano dall'argomento del post. Personalmente credo che siano deleterie certe persone ma non basta la loro pochezza per sminuire la portata e il valore di certi movimenti.

                                Hai nominato tante persone e in qualche misura posso anche condividere la disistima per alcune o non condividere la stima per altre ma qui devo tacere perchè usciamo dal topic e mi bannano.
                                Però, sottolineo una cosa per concludere l'off topic: a riguardo mi interesserebbe immensamente di più parlare di concorsi pubblici. Ci vorrebbe una sezione apposita nel forum.

                                Commenta

                                Sto operando...
                                X