annuncio

Comprimi
Ancora nessun annuncio.

L36 o L33?

Comprimi
X
 
  • Filtro
  • Ora
  • Visualizza
Elimina tutto
nuovi messaggi

  • L36 o L33?

    Buongiorno, premessa doverosa, sono uno studente giunto al quinto anno di un liceo delle scienze umane economico-sociale, e, vista la mia passione, oltre che interesse maturato nel tempo, sia nelle materie economiche che in quelle umanistiche, sono imbattuto in un dilemma dal quale fatico ad uscire, pertanto vi saró grato se riuscirete anche solo a dirmi la vostra opinione :)

    Dunque, il dilemma é il seguente:
    É meglio fare sin da subito un corso di laurea in Economia (L18 o L33) per poi specializzarsi sempre in ambito economico-statistico, oppure é meglio dedicare la triennale alle Scienze Politiche con curriculum economico (la Cattolica di Brescia e l'Universitá di Pisa offrono questa opportunitá) e specializzarsi poi in ambito economico o di altra natura (penso alla sociologia o alla comunicazione)?

    Insomma, meglio fare un percorso limpido e marcatamente economico (consapevole del fatto che vi siano anche esami di diritto, lingue e matematica) oppure variegarlo, dapprima con la multidisciplinare L36 a sfondo economico e poi specializzandosi?

    Nel futuro vorrei lavorare come contabile o commercialista, anche se la carriera diplomatica e la sociologia m'incuriosiscono assai ????????

    Scrivetemi la vostra e... grazie infinite! :)))

    Ps: si, sono lo stesso che ha posto questo quesito nell'area Economia ;)

  • #2
    Aggiungo, di particolare interesse é anche il campo giornalistico :)

    Commenta


    • #3
      Ciao,

      ma non eri indeciso tra L-36 e L-5? xD

      Dunque, premesso che la Cattolica è di Milano (a Brescia ha una sede, ma è smepre la stessa), devi tenere presente che la laurea magistrale non costituisce una specializzazione.
      Fatta questa doverosa precisazione, ti chiedo di concentrarti su obiettivi professionali poiché è possibile fornirti una risposta unicamente in base ad essi.

      Infatti, devi tener presente che la laurea da sola consente di fare già un sacco di cose che si facevano con la vecchia laurea di 4 anni (quella che forse hanno i tuoi genitori o addirittura i tuoi nonni), ma la laurea magistrale consente di fare anche cose che si possono fare con la laurea semplice indipendentemente dalla laurea conseguita precedentemente.
      Ti faccio un esempio: con la laurea di classe L-18 e con la laurea magistrale di classe LM-77 puoi fare il consulente del lavoro, il revisore legale e l'esperto contabile. Con la LM-77 puoi fare il dottore commercialista. Se per esempio prendi una laurea di classe L-20 o di classe L-5 e poi una laurea magistrale di classe LM-77, potrai fare sia il dottore commercialista sia l'esperto contabile sia il revisore legale sia il consulente del lavoro. Se però consegui una laurea di classe L-18 e successivamente una laurea magistrale LM-59 (Scienze della comunicazione pubblica e d'impresa e pubblicità), LM-92 (Teoria della comunicazione) o LM-88 (Sociologia e ricerca sociale), non potrai fare il dottore commercialista. Insomma, nonostante la norma principale sugli ordinamenti universitari (DM 270/2004) dica che il titolo principale su cui basare tutto è la laurea, di fatto non è così e quindi laddove serve la laurea va bene anche la laurea magistrale; laddove invece ti viene richiesta una laurea magistrale, conta solo quest'ultima, non la laurea precedentemente conseguita (che tutt'al più può essere valutata come secondo titolo).

      La carriera diplomatica è estremamente complicata; il concorso diplomatico è il concorso più impegnativo che ci sia ed è più selettivo di quello per uditore giudiziario (magistratura). Vi si può accedere con la laurea magistrale e in particolare con una lunghissima serie di classi, tra cui perfino LM-16 (Finanza) e LM-87 (Servizio sociale e politiche sociali), ma tieni presente che per superarlo sono indispensabili competenze avanzate di tipo giuridico, economico e storico (queste fondamentali) e biosgna conoscere due lingue straniere alla perfezione (anche con riferimento ai gerghi specialistici giuridici, politologici e diplomatici; tra l'altro se non sbaglio l'inglese da diversi anni è obbligatorio ed è meglio specificarlo dato ciò che hai detto a proposito di questa lingua nell'altra discussione).

      Per fare il giornalista la laurea non serve. Ancora oggi la maggior parte degli accessi alla professione giornalistica avviene con il metodo "classico", cioè l'unico previsto dalla legge: assunzione da parte di un editore; una volta che hai stipulato uno dei contratti riconosciuti dall'Ordine (CNLG, UsirgRai, AerAnti Corallo), dopo 18 mesi potrai sostenere la prova di idoneità professionale e, superandola, passare automaticamente da praticante a redattore ordinario. Chiaramente farsi assumere è molto difficile ma certamente sono più utili le conoscenze che i titoli di studio, tant'è vero che dei laureati in Media e giornalismo dell'Università di Firenze e in Scienze politiche per il giornalismo dell'Università di Messina, corsi di laurea entrambi soppressi da anni, quasi nessuno fa il giornalista, mentre l'albo continua ad annoverare uno zoccolo duro di non laureati in oltre il 70% dei suoi iscritti, malgrado la generosa distribuzione di titoli accademici avvenuta in passato con il famigerato progetto "Laureare l'esperienza". Certamente se non ti conosce nessuno puoi cominciare con collaborazioni qua e là, che non sono difficili da ottenere; dopo 24 mesi di collaborazioni continuative, se sono retribuite anche un minimo (molti non pagano se non sulla carta, ahinoi), puoi iscriverti all'albo come pubblicista, che non è che serva a molto ma spesso gli editori sono più propensi ad assumere come praticanti professionisti persone che siano già pubblicisti.
      Una strada alternativa è collaborare a oltranza con una redazione strutturata, o anche un ufficio stampa, e poi chiedere all'Ordine il riconoscimento d'ufficio del praticantato, cosa che oramai non richiede più un pronunciamento giudiziale.
      Infine ci sono le scuole di giornalismo, alle quali è possibile accedere oramai facilmente perché hanno più posti rispetto agli aspiranti. Però sono piuttosto costose e non garantiscono niente. Di quelle storiche, non universitarie, sono rimasti solo l'Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino e la Scuola di giornalismo radio televisivo (SGRTV), situata a Ponte Felcino, una frazione del comune di Perugia, promossa da un'associazione di cui fa parte Rai Spa. Le altre sono tutte universitarie e rilasciano master universitario di primo livello, ad eccezione di quella della Libera università internazionale degli studi sociali di Roma "Guido Carli" (Luiss), la quale rilascia un diploma di specializzazione. A tutte è possibile accedere con una laurea qualsiasi (non serve la laurea magistrale) e durano due anni, comprensivi di stages non retribuiti in redazione durante i due periodi estivi e di un praticantato in una testata-laboratorio, generalmente interna alla struttura e non distribuita all'esterno ancorché regolarmente registrata. Le scuole di giornalismo sono riconosciute dall'Ordine come sostitutive del praticantato. Il problema è che costano care e non garantiscono alcun risvolto sul fronte occupazionale: anzi, a parte la SGRTV e il master della Iulm, il cui corso si tiene presso il Campus multimedia in.formazione, gestito da un consorzio del quale fa parte anche Mediaset, hanno oramai tutte, ad anni, risultati in tal senso molto deludenti.
      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

      Commenta


      • #4
        Rieccomi! ????
        Grazie infinite per le preziose informazioni ????
        Si, l'indecisione é su due piani, spero di spiegarmi bene:
        Su un piano, l'indecisione verte tra la carriera umanistica (filosofia) e quella economico-giuridica.
        Il secondo piano vede la scelta, nel campo economico-giuridico, della laurea in economia o in scienze politiche.

        In ogni caso é riuscito a fare maggior chiarezza, di nuovo, grazie mille! ????

        Commenta


        • #5
          Noto ora che le emoji si traducono con quattro punti di domanda... ops! Haha

          Commenta


          • #6
            Originariamente inviato da Davide di Brescia Visualizza il messaggio
            Noto ora che le emoji si traducono con quattro punti di domanda... ops! Haha
            Stai scrivendo dal cellulare? Dal PC dovrebbero vedersi solo le emoji che possono essere inserite nel forum.
            Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
            digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

            Commenta


            • #7
              Eh si

              Commenta


              • #8
                Ciao Davide,
                mi sento di risponderti, pur non avendo grandissime conoscenze nell'ambito come dottore, ma mi sento di dirti la mia. Ho letto alcuni dei tuoi messaggi, e mi è abbastanza chiaro che tu abbia le idee abbastanza confuse, quindi ti consiglio di avere quanto prima un'idea di cosa tu voglia studiare. Nel privato, parliamoci chiaro, una L-36 serve a poco. Ritengo che sia una bellissima laurea, senza ombra di dubbio, multidisciplinare ma anche interdisciplinare (ergo, quello che studi in Storia contemporanea lo ritrovi anche in insegnamenti come Sociologia generale ed Economia politica, per capirci, e viceversa) e ottima per i concorsi pubblici in quanto onnipresente nei bandi, ma nel privato è poco richiesta, al pari della semplice laurea in Giurisprudenza senza essersi abilitati all'esercizio della professione forense. Qualora tu volessi renderti più concorrenziale nel mondo del lavoro o non ti interessino i concorsi pubblici, dovresti poi intraprendere una magistrale economica (cosa non sempre possibile, in quanto devi vedere i singoli bandi di ammissione) oppure intraprendere un master altamente professionalizzante in determinate discipline.
                Tieni a mente che sì, puoi indicare il curriculum scelto nel CV, ma non è assolutamente obbligatorio, oltre al fatto che puoi benissimo personalizzare il percorso inserendo nel piano di studi esami di stampo economico qualora tu non scegliessi una laurea in Scienze politiche ad indirizzo economico di cui tu parli; a Roma Tre, solamente a titolo di esempio, gli esami economico-statistici sono sempre tre, al di là del vari curricula proposti (alla Sapienza invece tali esami si limitano solamente a Statistica e ad Economia politica), oltre al fatto che hai la possibilità di scegliere un esame economico nel paniere economico-giuridico e la possibilità di scegliere due esami opzionali a scelta totalmente libera, e dunque afferenti anche ad altri dipartimenti dell'ateneo; tutto ciò senza dimenticare che in un colloquio di lavoro è praticamente impossibile che ti vengano chiesti gli esami sostenuti, quindi tanto vale sostenere esami che quanto minimo interessano al singolo e che permettono di alzare la media, senza complicarsi la vita.
                È chiaro, Davide, che una L-18 o una L-33 (e direi più la prima che la seconda) sono sempre e comunque preferibili nel privato, a maggior ragione se vuoi prendere la sola laurea e non intraprendere una magistrale, ma se cerchi lavoro nel privato mettiti in testa di toglierti l'avversione per l'inglese in quanto al giorno d'oggi senza inglese non si va davvero da nessuna parte (frase sentita e risentita, ma non per questo un cliché).
                Nel caso in cui tu puntassi alla laurea in Scienze politiche, onestamente eviterei di spendere fior di quattrini per un'università non statale come la Cattolica: alla fine parliamo di corsi di laurea a forte base qualitativa (e non quantitativa) che si fanno tranquillamente senza frequentare e che privilegiano lo studio autonomo. Piuttosto che andare a lezione e perdere tempo sentendo il docente che nella migliore delle ipotesi si limita a ripetere quello che c'è scritto sul manuale, sempre che non parli del nulla (quest'ultima ipotesi l'ho notata soprattutto da parte dei docenti che insegnano diritto), tanto vale starsene a casa o in biblioteca a studiare per l'esame facendo riferimento ai testi indicati nel programma, ergo io mi iscriverei ad un'università statale, e ti dico questo con cognizione di causa.
                Per quanto riguarda il giornalismo, come ti ha riferito dottore, per fare il giornalista non serve una laurea, e la stragrande maggioranza dei giornalisti non sono laureati.
                Parlando di magistrali umanistiche, con Scienze politiche puoi attingere a moltissime magistrali, quindi non credo che debba essere un problema riuscire ad essere ammessi ad una magistrale in ambito storico, ma anche qui bisogna poi vedere i singoli bandi di ammissione.

                Commenta


                • #9
                  Gentile gnugno,
                  grazie per aver condiviso la sua l'opinione :)

                  Diciamo che se dovessi seguire la mia passione, dovrei fare filosofia per diventare insegnante, se invece guardassi la fruibilità quasi immediata (con buona pace dell'inglese) della laurea, opterei per economia.

                  A questo pro le chiedo, poi magari aprirò una discussione in merito, a Suo avviso, quali lauree (in italiano) ritiene "migliori" da conseguire in ambito filosofico?
                  So di Pavia che permette di accedere alla magistrale in Psicologia (almeno così c'è scritto sul sito), Verona (sempre sul sito, 100% di occupazione, poi non specifica l'ambito), Venezia Ca Foscari è considerata una delle migliori (e ha gli esami di scienze umane integrati col curriculum) e la Uni Upo con Filosofia e Comunicazione, della quale avevo già aperto una discussione.

                  Un'altra domanda: gli esami aggiuntivi permettono di "eludere" esami obbligatori o a scelta, oppure si "aggiungono" appunto ai 180 cfu necessari?
                  Mi spiego ancora meglio: oltre ai 180 cfu aggiungo quelli degli esami oppure raggiungo i 180 cfu anche attraverso gli esami aggiuntivi?

                  Grazie!

                  Commenta


                  • #10
                    Davide, ti chiedo di darmi del "tu" in quanto sono poco più che tuo coetaneo. :)
                    Tieni a mente che, se parliamo di Scienze politiche o Filosofia, parliamo di corsi di laurea con scarso impiego nel settore privato (Filosofia poi non ne parliamo, ma di questo credo tu ne sia conscio), quindi un'università vale l'altra e opterei per un'università statale a misura d'uomo (insomma, eviterei quegli atenei mastodontici come Sapienza o Federico II, ma vedo che appunto hai menzionato tutte università del nord più o meno piccole, essendo tra l'altro tu di Brescia). Non ci troviamo in un paese anglosassone in cui esistono "ranking" delle università e sono del parere che le uniche eccezioni le facciano le lauree in economia prese in atenei come Luiss e Bocconi e quelle in ingegneria prese al Politecnico di Milano o al Politecnico di Torino, per tutti gli altri corsi di laurea alla fine della fiera un'università vale l'altra, tanto vale scegliere quella che torna più comoda e con il piano di studi che si considera più proficuo, fermo restando che in questo caso parliamo di corsi di laurea in cui frequentare serve a poco e niente.
                    Per quanto riguarda l'Università di Verona, sono andato a controllare e le fonti si rifanno ad Almalaurea, che va presa sempre con le pinze e, per quel che mi riguarda, poco in considerazione in quanto l'intervistato può tranquillamente mentire, oltre al fatto che può anche fare un qualcosa non correlato alla laurea, se non addirittura un lavoro in cui non serve la laurea (per capirci, si è laureato in Filosofia e al momento fa il cameriere). Penso sia abbastanza notorio che Filosofia sia la laurea che sforni più disoccupati, quindi leggere a carattere cubitali "100% tasso di occupazione" lascia perplessi.

                    Non ho capito cosa intendi con gli "esami aggiuntivi". All'università tu non puoi "aggiungere" esami. Devi attenerti al piano di studi scelto (in quanto i corsi di laurea sono solitamente divisi in curricula), che puoi personalizzare nella scelta degli esami opzionali. Il tutto consta necessariamente di 180 crediti, e non puoi eludere proprio nessun esame (tuttalpiù, come ti dicevo, puoi scegliere un esame opzionale piuttosto che un altro, ma non è che puoi evitare un esame obbligatorio nel piano di studi). Forse non hai capito quando parlavo degli esami opzionali nella laurea in Scienze politiche.

                    Commenta


                    • #11
                      Non ho tempo per affrontare tutto, ma vorrei precisare una cosa: attualmente il titolo su cui si basa l'accesso all'insegnamento secondario è la laurea magistrale, quindi se Davide di Brescia ci dice cosa vorrebbe insegnare possiamo individuare le classi di laurea magistrale adeguate e sulla base di esse definire quale laurea può conseguire. Se studia economia adesso non è detto che un domani non possa studiare filosofia.

                      gnugno, sono diversi gli atenei che consentono di sostenere esami fuori piano; alla Università di Pisa e all'Università degli studi di Firenze questo è possibile addirittura senza acluna formalità aggiuntiva (basta prenotarsi all'esame e sostenerlo).
                      BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

                      Commenta


                      • #12
                        Grazie a entrambi per le risposte :)

                        Beh, insegnare Filosofia e Scienze Umane.

                        Ecco, le chiedo in merito dottore se può delucidarmi sul tema degli esami aggiuntivi o singoli (credo li chiamino così all'Università di Parma), significa che ai 180 crediti della laurea se ne aggiungono altri?

                        Commenta

                        Sto operando...
                        X