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Situazione ingarbugliata

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  • Situazione ingarbugliata

    Salve, sono percettore di una pensione di reversibilità  per studenti universitari.
    Lo scorso anno mi sono immatricolato all'università  di Messina, per varie cause non ho potuto dare esami, ne tantomeno frequentato l'ateneo, quindi non ho svolto nessun atto di carriera, ora volendo presentare la rinuncia agli studi l'università  chiede le tasse arretrate indietro pur appunto, non aver potuto frequentare, non avendo neppure fornito l'isee (e qui è colpa di mio padre che mi ha detto "basta che non vai e alla fine dell'anno fai la rinuncia" ) sono finito nella fascia massima e dovrei pagare 1800€ per un servizio di cui non ho minimamente usufruito, inoltre a conferma della malafede dell'università , per la rinuncia agli studi, diritto di ogni studente, c'è pure una tassa di 100 euro oltre ai classici 16 euro di marca da bollo da pagare praticamente in tutte le altre università .

    Intendiamoci che a me non frega nulla di queste tasse arretrate e nemmeno della carriera in questa università  che potrei benissimo lasciar decadere, però per iscrivermi ad un'altra università  e conseguentemente continuare a percepire la pensione per studenti dovrei dare cumunque la rinuncia agli studi, stavo pensando di contattare il mio avvocato per far presente del regio decreto del testo unico n149 del 1933, in cui con la rinuncia agli studi non si è tenuti alla corresponsione degli arretrati, la maggior parte degli atenei infatti esonera dal pagamento senza aver compito atti di carriera... So che iscriversi in due università  contemporaneamente è illegale, però se ci sono dei cavilli (visto che se presentassi la richiesta di rinuncia certificherei inequivocabilmente la volontà  di chiudere una carriera) o sentenze note che affermano diversamente fatemelo sapere, ringrazio in anticipo chi mi aiuterà 

  • #2
    Benvenuto nel forum, Saul badman.

    Innanzitutto colgo l'occasione per scrivere per la settordicesima volta, visto che è un argomento assai ricorrente nel forum, che quando si decide di interrompere gli studi universitari non bisogna limitarsi a smettere di pagare le tasse. Questa è una cosa che noi ripetiamo in continuazione, ma purtroppo, a giudicare dalle richieste di aiuto che pervengono al forum, si tratta di un errore che commettono ancora in tanti.

    Purtroppo negli ultimi anni si sta diffondendo (inizialmente, a quanto ci risulta, era comportamento tipico delle università  telematiche, ma apprendo ogni giorno di università  statali che le stanno imitando, forse con lo scopo di lucrare sulle defezioni di molti fuoricorso storici che cercano di recuperare le loro carriere portandosele altrove) l'abitudine di richiedere contributi aggiuntivi per la rinuncia agli studi. Premetto subito che a mio avviso tali contributi sono illegittimi e non per l'art. 149 del testo unico approvato con R.D. 1592/1933 (immagino tu ti riferisca a quello), ma per il semplice fatto che la rinuncia agli studi costituisce un atto amministrativo a discrezionalità  vincolata immediatamente esecutivo, e che dunque producei suoi effetti, una volta entrato nella sfera di conoscibilità  del destinatario, se ad esso notificato a termini di legge (dunque se inviato tramite posta raccomandata con avviso di ricevimento o posta elettronica certificata la sua conoscenza è presunta decorsi i termini noti e non può essere successivamente disconosciuto). Per fare un parallelo con il diritto privato, potremmo dire che è come un atto unilaterale recettizio.
    Esiste molta giurisprudenza amministrativa sul divieto di conseguire due titoli contemporaneamente, ma nulla al riguardo della legittimità  di una richiesta di un corrispettivo per la rinuncia; oltretutto la richiesta di pagamento investe la sfera di cognizione e sindacato del giudice ordinario (in quanto si tratta di questione civilistica: non si tratta di un'imposta, che sarebbe soggetta al giudice tributario, ma di una vera e propria tassa, in quanto richiesta quale prestazione corrispettiva; ma la prestazione in cosa consisterebbe, esattamente? La registrazione della volontà  manifestata dal richiedente?), a differenza del diniego di eseguire un atto amministrativo (che consiste nella mera presa d'atto della volontà  esplicitata dall'istante). E da questo punto di vista posso dire che la scissione dei due elementi viene in tuo favore, poiché se esprimi la tua volontà  in forma scritta in una modalità  comprovabile tu hai cessato in questo modo la tua carriera e sono loro che sono inadempienti; poi semmai volessero dei soldi dovrebbero recuperarli attraverso le modalità  che la legge mette loro a disposizione per il recupero del credito. Infatti è quello che ho consigliato in passato, raccomandando di tenere traccia vita natural durante dell'atto in maniera tale da poterlo esibire in caso di futura contestazione. Il problema è che da quando esiste l'Anagrafe nazionale studenti universitari gli atenei sono in grado di verificare in tempo reale eventuali altre carriere pendenti, sicché anche se dici loro di avere rassegnato le dimissioni, per così dire, non ti immatricolano.

    Per le ragioni di cui sopra, credo che tu possa provare a forzare il comportamento dell'ateneo in parola con una nota scritta, dopodiché devi necessariamente rivolgerti a un avvocato (fagli leggere quello che ho scritto).
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Innanzitutto ti ringrazio per l'utile e precisa risposta, la questione, come si può comprendere non è di semplice trattazione.

      Per quanto mi riguarda il nodo della vicenda non sono tanto le tasse, perché come detto, non avendo neppure dato esami in questa università  o essermi mai anche solo presentato per seguire le lezioni per mie vicende personali, potrei benissimo non pagare in attesa della decadenza della carriera, il nodo è la reimmatricolazione in un altro ateneo, che se non facessi porterebbe a perdere il diritto all'assegno a me spettante, (e già  l'INPS si è dimostrato una fucina di problemi in passato, ma questa è un'altra storia), infatti la reversibilità  per gli studenti ha un tempo di erogazione limitato, fino a 26 anni al massimo, e giocandomi un anno senza iscrizione universitaria, difficilmente potrò recuperare il maltolto, quindi anche il fattore tempo in questi due mesi di immatricolazioni è fondamentale, sarei anche tentato di presentare comunque la rinuncia agli studi, iscrivermi subito ad un'altra facoltà  e presentare altrettanto celermente la domanda all'INPS, però l'istanza di rinunzia potrebbe subire rigetto dall'università  proprio perché per essere perfezionata richiedono le tasse arretrate.
      Con l'anagrafe degli studenti questa doppia immatricolazione potrebbe essere notata e potrebbe decadere la seconda immatricolazione, diventando causa ostativa per l'erogazione dell' assegno previdenziale (perché immagino probabilmente anche l'INPS lo verrebbe a sapere e risulterei non iscritto a corso di studi per l'anno accademico), nel peggiore dei casi potrei pure essere indagato per dichiarazioni mendaci.

      Pensi che provare una mediazione anche telefonica, appena riapriranno i call center, con l'istituto possa essere proficuo?
      Altrimenti il piano sarebbe portare la rinuncia agli studi è indipendentemente dall'esito comunque immatricolarmi da un altra parte, facendo subito la richiesta all'INPS, sperando che tutto vada liscio...

      Incredibile come anche gli istituti universitari siano diventati al pari di aziende, sfruttando cavilli e mettendoci conseguentemente a nostra volta alla ricerca di cavilli da eludere, per cercare di soperchiare lo studente sprovveduto o poco attento, se con il tacito rinnovo avessi voluto chiudere la carriera tra 5 anni avrei dovuto pagare decine di migliaia di euro di tasse arretrate per servizi non usufruiti? Sono ridicoli.

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      • #4
        Non vorrei fare il guastafeste, però il regolamento in materia di contribuzione studentesca dell'Università  stabilisce espressamente l'obbligo di sanare qualunque debito pregresso (Art. 1 comma 3)

        "In caso di chiusura o sospensione della carriera qualunque situazione debitoria deve essere sanata."

        Ammesso e concesso che la tua chiusura deve essere accettata in quanto atto amministrativo a discrezionalità  vincolata immediatamente esecutivo (come ha ricordato perfettamente Dottore), parlare di "malafede" dell'università  è un'accusa molto grave che deve essere valutata con attenzione (e lo dico nel tuo interesse, non in quello dell'università , intendiamoci).

        Iscrivendoti all'università  sei tenuto a conoscerne i regolamenti (che devono essere adeguatamente pubblicizzati - se sono sul sito internet, come in questo caso, non ti puoi appigliare a questo) che accetti al momento dell'iscrizione stessa.
        Il fatto che tu NON abbia compiuto alcun atto, qualora il regolamento NON disponga altrimenti (UNIVPM, ad esempio, chiarisce esplicitamente che non è necessario pagare quanto ancora non versato; lo stesso fanno UNINA, TOR VERGATA, SAPIENZA e UNIMIB), è del tutto irrilevante.
        E come UNIME fanno anche UNIMC, UNIPI, UNIMI, UNIPA e altre. UNITO e UNIBO addirittura legano la chiusura NON solo al pagamento di quanto dovuto a lei ma anche all'Ente per il diritto allo studio.

        Quindi il mio consiglio è di agire come ti ha consigliato Dottore; credo tuttavia che l'Università  sia nel giusto a richiedere quanto dovuto e che, qualora richiedesse il recupero di quanto dovuto, ci sia ben poco da fare. Non è detto che lo faccia, ovviamente. Ma ne avrebbe i presupposti.

        Altro consiglio, su cui premerei molto. Non parlare di malafede che, in termini giuridici, ha un significato specifico che NON si ritrova assolutamente nella situazione in essere. L'Università  non ha nascosto nulla, non si trattava di un codicillo inserito nel "Regolamento per l'uso degli spazi" o altro (ovvero dove nessuno lo avrebbe cercato con la dovuta diligenza: sarebbe un espediente per non farlo trovare) ma come primo articolo del Regolamento sulla contribuzione studentesca. La cosa quindi era esplicita e palese: sta agli studenti informarsi in proposito.
        L'Università  non ha cercato di ingannarti o di approfittare di te; scusa se te lo dico in maniera papale papale, ma sei tu che non hai letto tutto quanto o che hai tralasciato di occupartene.

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        • #5
          Originariamente inviato da andreav42 Visualizza il messaggio
          Non vorrei fare il guastafeste, però il regolamento in materia di contribuzione studentesca dell'Università  stabilisce espressamente l'obbligo di sanare qualunque debito pregresso (Art. 1 comma 3)

          "In caso di chiusura o sospensione della carriera qualunque situazione debitoria deve essere sanata."

          Ammesso e concesso che la tua chiusura deve essere accettata in quanto atto amministrativo a discrezionalità  vincolata immediatamente esecutivo (come ha ricordato perfettamente Dottore), parlare di "malafede" dell'università  è un'accusa molto grave che deve essere valutata con attenzione (e lo dico nel tuo interesse, non in quello dell'università , intendiamoci).

          Iscrivendoti all'università  sei tenuto a conoscerne i regolamenti (che devono essere adeguatamente pubblicizzati - se sono sul sito internet, come in questo caso, non ti puoi appigliare a questo) che accetti al momento dell'iscrizione stessa.
          Il fatto che tu NON abbia compiuto alcun atto, qualora il regolamento NON disponga altrimenti (UNIVPM, ad esempio, chiarisce esplicitamente che non è necessario pagare quanto ancora non versato; lo stesso fanno UNINA, TOR VERGATA, SAPIENZA e UNIMIB), è del tutto irrilevante.
          E come UNIME fanno anche UNIMC, UNIPI, UNIMI, UNIPA e altre. UNITO e UNIBO addirittura legano la chiusura NON solo al pagamento di quanto dovuto a lei ma anche all'Ente per il diritto allo studio.

          Quindi il mio consiglio è di agire come ti ha consigliato Dottore; credo tuttavia che l'Università  sia nel giusto a richiedere quanto dovuto e che, qualora richiedesse il recupero di quanto dovuto, ci sia ben poco da fare. Non è detto che lo faccia, ovviamente. Ma ne avrebbe i presupposti.

          Altro consiglio, su cui premerei molto. Non parlare di malafede che, in termini giuridici, ha un significato specifico che NON si ritrova assolutamente nella situazione in essere. L'Università  non ha nascosto nulla, non si trattava di un codicillo inserito nel "Regolamento per l'uso degli spazi" o altro (ovvero dove nessuno lo avrebbe cercato con la dovuta diligenza: sarebbe un espediente per non farlo trovare) ma come primo articolo del Regolamento sulla contribuzione studentesca. La cosa quindi era esplicita e palese: sta agli studenti informarsi in proposito.
          L'Università  non ha cercato di ingannarti o di approfittare di te; scusa se te lo dico in maniera papale papale, ma sei tu che non hai letto tutto quanto o che hai tralasciato di occupartene.
          No, non mi trovi d'accordo, la "malafede" per quanto concerne un'istituzione di rilevanza sociale come l'università , a mio avviso c'è eccome, qui non stiamo parlando di un rimborso di tasse già  versate dopo aver deciso di abbandonare e chiudere la carriera per mie motivazioni, qui stiamo parlando del diritto dello studente, ogni studente, di rinuncia allo studio, (già  menzionata la inspiegabile tassa di 100 euro, oltre ai classici 16 di marca da bollo, penso un unicum, nella istanza di rinuncia agli studi, come se venissi tassato per andare a votare o perché mi avvalgo della facoltà  di non rispondere ad un agente di polizia) come qualsiasi servizio di cui non ho usufruito, mi pare assurdo chiedere retroattivamente arretrati allorché manifestata la chiara volontà  di interrompere il servizio, come detto, per di più mai fruito.

          Non ci nascondiamo dietro ad un dito, gli atenei più "etici", la stragrande maggioranza degli atenei italiani, nel caso appurato di totale assenza di atti di carriera, consente, ed è una procedura piuttosto standard e veloce, la rinuncia con la semplice marca da bollo e l'invio della raccomandata.

          Ripeto se uno studente, cambia i suoi piani per qualche anno e poi vuole ricominciare, secondo questa attitudine di alcune università  dovrebbe trovarsi a pagare migliaia e migliaia di euro di arretrati per non aver nemmeno mai usato il bagno della facoltà .

          Come evidenziato da Dottore, è una chiaro intento di "approfittare" delle defezioni di uno studente.

          Peraltro attenendomi a quanto comunicatomi dall'infopoint, questa norma è stata inserita nemmeno due anni fa, da una delibera del senato accademico datata agosto 2018, menzione totalmente assente nel regolamento studentesco a cui fai riferimento, facente riferimento ad un generico "qualunque situazione debitoria" (addirittura il regolamento in materia di contribuzione studentesca aggiornato al 2018 è uguale a quello dell'anno precedente, quindi questa delibera pare ininfluente), e io lo scorso anno non ne ho avuto contezza, se non vado errato glielo chiesi esplicitamente addirittura, anche parlando con i funzionari al momento dell'immatricolazione.

          Comunque lunedì dovrei sentire l'avvocato del patronato che cura la mia pensione, in alternativa sentirò il mio avvocato personale, se avete qualche consiglio o esperienza fatemi sapere, vi ringrazio per le risposte

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          • #6
            Originariamente inviato da Saul badman Visualizza il messaggio
            No, non mi trovi d'accordo, la "malafede" per quanto concerne un'istituzione di rilevanza sociale come l'università , a mio avviso c'è eccome, qui non stiamo parlando di un rimborso di tasse già  versate dopo aver deciso di abbandonare e chiudere la carriera per mie motivazioni, qui stiamo parlando del diritto dello studente, ogni studente, di rinuncia allo studio, (già  menzionata la inspiegabile tassa di 100 euro, oltre ai classici 16 di marca da bollo, penso un unicum, nella istanza di rinuncia agli studi, come se venissi tassato per andare a votare o perché mi avvalgo della facoltà  di non rispondere ad un agente di polizia) come qualsiasi servizio di cui non ho usufruito, mi pare assurdo chiedere retroattivamente arretrati allorché manifestata la chiara volontà  di interrompere il servizio, come detto, per di più mai fruito.
            Tu hai diritto a farlo. Però loro hanno diritto a richiedere quanto tu con l'immatricolazione ti sei impegnato a pagare.

            Originariamente inviato da Saul badman Visualizza il messaggio
            Non ci nascondiamo dietro ad un dito, gli atenei più "etici", la stragrande maggioranza degli atenei italiani, nel caso appurato di totale assenza di atti di carriera, consente, ed è una procedura piuttosto standard e veloce, la rinuncia con la semplice marca da bollo e l'invio della raccomandata.
            Vediamo un po'... Stante la tua affermazione mi sarei aspettato che massimo 3-4 atenei minori facessero così, considerando il numero di università  italiane. Facciamo anche dieci, dai.

            Poi ho deciso di controllare, visto che le affermazioni vaghe mi piacciono poco.
            Atenei non etici sarebbero quindi (oltre a UNIME) UNIMC, UNIPI, UNIMI, UNIPA, UNITO, UNIBO, POLIBA, UNIGE, UNIBA.
            ROMA3 richiede il pagamento MA permette di consegnare l'ISEE anche se in ritardo.
            POLITO e POLIMI invece dice che sei esonerato dalla seconda rata solamente se presenti la rinuncia prima della sua scadenza. Se lo fai dopo devi pagar tutto. UNICT è simile, solo che è articolata su 4 date, ognuna con pagamento solo di una parte (ma se lo comunichi dopo il 31 maggio paghi tutto).
            UNISA chiede la metà  delle tasse non versate. UNIURB richiede di pagare le tasse dell'ultimo anno ma non di eventuali anni precedenti.
            UNIFI rinuncia alle tasse non pagate (ma quel che hai pagato non te lo ridà ) però richiede 100 € per la procedura di rinuncia.

            Stragrande maggioranza degli atenei? Ne ho trovati 17 (e non così piccoli, direi) in 10 minuti.
            E, PS: finora non ne ho trovato nessuno dove SENZA AVVIARE PROCEDURA DI COMUNICAZIONE, tu possa non far nulla e considerarla una RINUNCIA UFFICIALE.

            Originariamente inviato da Saul badman Visualizza il messaggio
            Ripeto se uno studente, cambia i suoi piani per qualche anno e poi vuole ricominciare, secondo questa attitudine di alcune università  dovrebbe trovarsi a pagare migliaia e migliaia di euro di arretrati per non aver nemmeno mai usato il bagno della facoltà .
            No. Se uno studente cambia i suoi piani presenta domanda di rinuncia nei tempi e nei modi stabiliti. Non comunicare nulla non equivale a dire che rinunci a qualcosa. E mi sembra evidente.
            Costa tanto notificarlo per tempo?

            Originariamente inviato da Saul badman Visualizza il messaggio
            Come evidenziato da Dottore, è una chiaro intento di "approfittare" delle defezioni di uno studente.
            Quanto si cita, si dovrebbe leggere tutto e con attenzione.
            Sembra che tu abbia saltato l'incipit, per esempio.

            Innanzitutto colgo l'occasione per scrivere per la settordicesima volta, visto che è un argomento assai ricorrente nel forum, che quando si decide di interrompere gli studi universitari non bisogna limitarsi a smettere di pagare le tasse.

            Secondariamente (e mi correggerà  Dottore se sbaglio) lui non sta dicendo che l'Università  NON ha diritto alle tasse che non hai pagato ma semplicemente 1) che NON può mantenere la tua iscrizione finché non paghi ma dietro tua richiesta deve comunque liberarti e 2) che, a suo parere, non sono legittimi i 100 € di aggravio.
            Ben diverso da quello che sostieni tu. Troppo facile prendere un'affermazione e riportarla senza il suo contesto.

            Originariamente inviato da Saul badman Visualizza il messaggio
            Peraltro attenendomi a quanto comunicatomi dall'infopoint, questa norma è stata inserita nemmeno due anni fa, da una delibera del senato accademico datata agosto 2018, menzione totalmente assente nel regolamento studentesco a cui fai riferimento, facente riferimento ad un generico "qualunque situazione debitoria" (addirittura il regolamento in materia di contribuzione studentesca aggiornato al 2018 è uguale a quello dell'anno precedente, quindi questa delibera pare ininfluente), e io lo scorso anno non ne ho avuto contezza, se non vado errato glielo chiesi esplicitamente addirittura, anche parlando con i funzionari al momento dell'immatricolazione.
            Il regolamento a cui faccio riferimento (D.R. n. 18 del 8 gennaio 2019) vale a partire dall'anno accademico 2019/20 quindi dall'anno scorso. Non so cosa dicesse quello precedente ma mi stai davvero dicendo che tu e gli altri vi siete iscritti a UNIME senza un regolamento delle tasse o che abbiano aggiunto questo successivamente retrodatandolo?

            Anzi, mi sono permesso di ricontrollare... Il regolamento precedente (D.R. n. 1434 dell‘11 luglio 2017) in vigore per l'anno 2017/18 e 2018/19 prevede esattamente le stesse cose.

            Riguardo al resto, secondo te se non riguarda le tasse cosa riguarda la dicitura "In caso di chiusura o sospensione della carriera qualunque situazione debitoria deve essere sanata."?
            A cosa si riferisce?

            Che l'InfoPoint ti abbia informato male è possibile. Che tu avessi il dovere e i mezzi per controllare autonomamente (l'ho fatto io in 5 minuti su internet, tu in un anno no?) anche.


            Detto questo, spero che tu abbia successo. Ma questo non implica che ti debba dare ragione, visto che secondo me sei dalla parte del torto.

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            • #7
              Comunque, a parte le dissertazioni sulla ragione o sul torto che ora come ora contano poco, mi confermate che qualora presentassi la rinuncia agli studi con la sola marca da bollo, sarebbero costretti ad accettare? Così intanto posso tranquillamente immatricolarmi in un nuovo ateneo rispettando le scadenze e senza rischiare doppie carriere ecc.? Così poi chiedere l'annualità  della pensione all'INPS senza intoppi.

              Il modulo di rinuncia agli studi di Unime presenta un trafiletto dove però fa presente che l'istanza, proprio perché un'istanza, può essere rigettata, voi che ne pensate?

              Per quanto riguarda le tasse proverò una mediazione, proverò a trattare in vari modi, accettando magari di pagare la tassa sulla rinuncia previa promessa di "abbuono" degli arretrati, o quantomeno provare a raggiungere l'accordo per un conguaglio non totale.

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              • #8
                Quando avrete smesso di litigare interverrò e metterò in chiaro alcune cose.
                BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                • #9
                  Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
                  Quando avrete smesso di litigare interverrò e metterò in chiaro alcune cose.
                  Non stiamo litigando, assolutamente, credo sia uno scambio di vedute, almeno per me, se ti va di darmi una strategia o indicazioni sui vari step da seguire, sul cosa pensi sia meglio fare prima o dopo, per sbrogliare questa matassa te ne sarei eternamente grato, grazie mille

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                  • #10
                    Originariamente inviato da Saul badman Visualizza il messaggio
                    Non stiamo litigando, assolutamente, credo sia uno scambio di vedute, almeno per me, se ti va di darmi una strategia o indicazioni sui vari step da seguire, sul cosa pensi sia meglio fare prima o dopo, per sbrogliare questa matassa te ne sarei eternamente grato, grazie mille
                    Concordo in pieno. Magari i toni sono sembrati fin troppo accesi ma credo che a volte attraverso internet sia difficile far capire cosa si pensa davvero (né si possono mettere emoji ogni tre per due ).
                    In ogni caso mi scuso se qualcuno ha percepito rabbia o comunque tensione in quanto ho scritto.

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                    • #11
                      Aggiornamento, provando una mediazione con l'università  ho scoperto che c'è una possibilità  di revisione dell'isee, pagando una penale, questo farebbe scendere le tasse e accorciare i tempi, ed evitare di mettere in mezzo avvocati, altrimenti vi è un pagamento forfettario di circa 300 euro per poter regolarizzare la posizione con l'obbligo di pagare tutte le tasse relative dell'anno accademico 20-21,non avendo intenzione di frequentare l'università  e non sapendo la eventuale posizione dell'INPS sulla iscrizione "regolarizzata", ho scartato subito questa ipotesi.
                      Per quanto riguarda la sovrattassa sulla rinuncia di 100 euro, se pago le tasse arretrate non mi andrebbe proprio giù di pagarla.

                      @dottore aspetto anche te, cosa volevi suggerirmi? Grazie

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