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Consigli su carriera universitaria

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  • Consigli su carriera universitaria

    Ciao a tutti,
    non sono solita a scrivere su forum ma in questo caso lo sto facendo perché ho bisogno di alcuni consigli da gente più esperta di me.
    Sono al secondo anno del corso di laure in Scienze Linguistiche, curriculum Lingue per l'Impresa unicatt, studio inglese, francese e russo. Il motivo dopo questa scelta, dopo un'indecisione in cui economia e scienze politiche erano coinvolte, si basa sul fatto che,venendo da un linguistico, volevo migliorare ancora più il mio livello di lingue e ,non avendo come obiettivo l'insegnamento, affiancare ciò a materie più economiche, per avere competenze su materie mai studiate prime e che mi potrebbero aprire più porte un domani. La mia idea al momento sarebbe quella di conseguire una magistrale economica (lm-77 o perfino lm-56,dato che ho controllato e dovrei integrare solo un esame di statistica) che mi potrebbe dare più sbocchi,sia nel privato,sia nel pubblico(a cui non sono molto interessata al momento ma non si sa mai) dato che la L-12 mi pare aver capito abbia poca validità in ambito di concorsi pubblici.
    Ecco, dato che sto passando un periodo di forti dubbi circa il mio percorso accademico e il mio futuro e visto che le lauree umanistiche, da quel che leggo, sembrano promettere un futuro meno roseo rispetto alle STEM, vi chiedo se questo percorso può avere un senso e portarmi da qualche parte nel mercato lavorativo o se consigliate di rinunciare/scegliere un altro percorso

  • #2
    Benvenuta nel forum.

    Originariamente inviato da Junior6 Visualizza il messaggio
    non sono solita a scrivere
    Non sono solita scrivere *

    venendo da un linguistico, volevo migliorare ancora più il mio livello di lingue
    Per quello non serve l'università

    non avendo come obiettivo l'insegnamento, affiancare ciò a materie più economiche, per avere competenze su materie mai studiate prime e che mi potrebbero aprire più porte un domani.
    Nessuna materia ti apre le porte. Se se laureata in Lingue sei laureata in Lingue. Non aspettarti che i datori di lavoro vadano a verificare gli esami che hai sostenuto, ammesso e non concesso che ci capiscano qualcosa.

    La mia idea al momento sarebbe quella di conseguire una magistrale economica (lm-77 o perfino lm-56,dato che ho controllato e dovrei integrare solo un esame di statistica)
    Dipende dall'ateneo

    la L-12 mi pare aver capito abbia poca validità in ambito di concorsi pubblici.
    Anche nel privato.

    le lauree umanistiche, da quel che leggo, sembrano promettere un futuro meno roseo rispetto alle STEM
    LM-56 e LM-77 non sono né umanistiche né STEM.

    vi chiedo se questo percorso può avere un senso e portarmi da qualche parte nel mercato lavorativo
    Sicuramente se sei interessata al lavoro in àmbito privato una LM-56 o una LM-77 può aprirti più porte rispetto a una magistrale umanistica.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Ciao,
      Una Laurea in economia sicuramente ha un maggior appeal rispetto ai corsi umanistici (lingue, lettere, filosofia..). La formazione economica e' apprezzata per tante funzioni aziendali: contabilità, commerciale, logistica, acquisti, marketing, operations, persino nell'IT, nella data analysis enella Business Intelligence. Oppure ce' sempre la strada della consulenza (revisione, processi, technology). Ti consiglio di conseguire la Laurea in lingue e specializzati in economia (Lm-77 o Lm-56). Questo e' quello che posso dirti in ambito privato. Lato percorsi nel pubblico attendi l'intervento di qualche utente piu' ferrato.

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      • #4
        Condivido il consiglio di JMaskelyne, con l'invito, tuttavia, a non utilizzare il verbo "specializzare" a sproposito.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          Grazie delle risposte, avevo bisogno di qualche parere in merito. Peccato non aver saputo prima l'esistenza di questo forum...
          I dubbi che mi affliggono vertono maggiormente su un eventuale cambio di corso in una di quelle tre facoltà che avevo preso in considerazione prima di iscrivermi in questo corso, ovvero giurisprudenza, scienze politiche o economia, solamente che un corso che mi dia più certezze e di cui sono convinto al 100% di intraprendere tale per cui perdere un anno, lasciando il mio corso, non c'è.
          Mi spiego: scienze politiche mi interessava per le materie di cultura generale ma so che non gode di una buonissima reputazione e gli eventuali sbocchi nel pubblico non mi attirano molto. Giurisprudenza mi pare un corso infinito, con piani di studi pesantissimi, senza la tappa intermedia della triennale (contando anche che la inizierei un anno in ritardo) e con il probabile praticantato post-laurea. E anch'essa, negli ultimi anni, mi sembra avere un'offerta superiore alla domanda.
          Quello che mi sta facendo vacillare un po' di più è il corso in economia aziendale, per cui qualche esame mi verrebbe forse convalidato, che mi darebbe un titolo più spendibile già dalla triennale. Avendo,però,come scritto sopra, già in mente di indirizzare i miei studi verso una lm-77 (o lm-56 con un'integrazione), mi chiedo se ha senso iscrivermi nella l-18, perdendo un anno e andando di fronte a materie un pochino più ostiche per me, per poi ,probabilmente, ritrovarmi in una magistrale economica di pari livello.

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          • #6
            1. Corsi di studio, non facoltà.
            2. Perché prima parlavi al femminile e ora al maschile?
            3. Scienze politiche non è un corso di cultura generale, ma offre conoscenze specialistiche multidisciplinari e interdisciplinari, che è diverso.
            4. Gli sbocchi nella PA di Scienze politiche, Giurisprudenza ed Economia sono gli stessi.
            5. Giurisprudenza LMG/01 si può fare in 2 anni dopo essersi laureati in classe L-14 praticamente dappertutto oppure in classe L-16 in alcuni atenei (ad esempio Università di Torino, Università della Tuscia, Unitelma Sapienza).
            6. Il praticantato post lauream magistralem LMG/01 serve per fare l'avvocato o il notaio o il consulente del lavoro o il revisore legale, così come serve dopo la L-18 o la L-33 per fare il consulente del lavoro, il revisore legale o l'esperto contabile e serve dopo la LM-56 e la LM-77 per fare il dottore commercialista, il revisore legale o il consulente del lavoro.
            7. Tutte le magistrali sono di pari "livello".
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Originariamente inviato da Junior6 Visualizza il messaggio
              scienze politiche mi interessava per le materie di cultura generale ma so che non gode di una buonissima reputazione e gli eventuali sbocchi nel pubblico non mi attirano molto.
              Scienze politiche non dà "cultura generale". Nessun corso di laurea dà una cultura generale: a quello serve la scuola (lascia perdere che poi in Italia questo non avviene, nel senso che a 14 anni già dobbiamo decidere una formazione specialistica, infatti la cosa è un assurdo). Non mi pare che a Scienze politiche si studi la letteratura, le scienze naturali, la storia dell'arte o la matematica pura. Scienze politiche è un corso di laurea multidisciplinare e interdisciplinare, a tanti non piace non perché goda di "cattiva reputazione" (chi pensa questo su basi non fondate è cretino e basta) ma semplicemente perché, vedendo i piani di studio, dicono che studi diverse discipline senza approfondire nulla. Tutti i torti in realtà non è che li abbiano, nel senso che ne esci senza essere né uno statista, né un sociologo, né un giurista, né un economista, né uno storico, né un interprete. Non che serva una laurea o ci sia un albo per essere una di queste cose, sia chiaro, spero si sia inteso quello che intendo dire. Poi secondo me il problema è che ci sono troppi corsi di laurea fuffa in Scienze politiche, vedi quelli senza diritto privato, senza esami economico-statistici (oltre ad economia politica e statistica) e/o con la seconda lingua ridotta a mera idoneità.
              Giurisprudenza mi pare un corso infinito, con piani di studi pesantissimi, senza la tappa intermedia della triennale (contando anche che la inizierei un anno in ritardo) e con il probabile praticantato post-laurea. E anch'essa, negli ultimi anni, mi sembra avere un'offerta superiore alla domanda.
              Infatti, proprio per alcuni dei motivi che hai detto, io sconsiglio proprio a tutti Giurisprudenza, a meno che non si sia figli di avvocati affermatissimi da cui ereditare uno studio legale. Altre lauree le prendi in tre anni con eventuale possibilità di personalizzare il percorso con master o magistrale (che sia fotocopia o meno, ma pur sempre apprezzata secondo me), con Giurisprudenza devi fartene cinque e nel privato riesce ad avere un senso solo con un'abilitazione, ergo ti devi fare un minimo di un anno e mezzo di praticantato non pagato o mal pagato per diventare avvocato (sempre che ci diventi). Ah, sempre che parliamo di avvocatura, perché per magistratura e notariato funziona palesemente a raccomandazione.

              Poi, non ho ben chiaro il senso del tuo discorso. Mi preme dirti che non è per due o tre esami persi che crolla il mondo. Con Lingue secondo me non fai nulla, a meno che non ci si iscriva ad una scuola per interpreti e traduttori che è già un'altra cosa.
              Ah, nel pubblico con Scienze dei servizi giuridici-Economia-Scienze politiche credo che accedi agli stessi concorsi.

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              • #8
                Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                Scienze politiche non dà "cultura generale". Nessun corso di laurea dà una cultura generale: a quello serve la scuola (lascia perdere che poi in Italia questo non avviene, nel senso che a 14 anni già dobbiamo decidere una formazione specialistica, infatti la cosa è un assurdo). Non mi pare che a Scienze politiche si studi la letteratura, le scienze naturali, la storia dell'arte o la matematica pura. Scienze politiche è un corso di laurea multidisciplinare e interdisciplinare, a tanti non piace non perché goda di "cattiva reputazione" (chi pensa questo su basi non fondate è cretino e basta) ma semplicemente perché, vedendo i piani di studio, dicono che studi diverse discipline senza approfondire nulla. Tutti i torti in realtà non è che li abbiano, nel senso che ne esci senza essere né uno statista, né un sociologo, né un giurista, né un economista, né uno storico, né un interprete. Non che serva una laurea o ci sia un albo per essere una di queste cose, sia chiaro, spero si sia inteso quello che intendo dire. Poi secondo me il problema è che ci sono troppi corsi di laurea fuffa in Scienze politiche, vedi quelli senza diritto privato, senza esami economico-statistici (oltre ad economia politica e statistica) e/o con la seconda lingua ridotta a mera idoneità.

                Infatti, proprio per alcuni dei motivi che hai detto, io sconsiglio proprio a tutti Giurisprudenza, a meno che non si sia figli di avvocati affermatissimi da cui ereditare uno studio legale. Altre lauree le prendi in tre anni con eventuale possibilità di personalizzare il percorso con master o magistrale (che sia fotocopia o meno, ma pur sempre apprezzata secondo me), con Giurisprudenza devi fartene cinque e nel privato riesce ad avere un senso solo con un'abilitazione, ergo ti devi fare un minimo di un anno e mezzo di praticantato non pagato o mal pagato per diventare avvocato (sempre che ci diventi). Ah, sempre che parliamo di avvocatura, perché per magistratura e notariato funziona palesemente a raccomandazione.

                Poi, non ho ben chiaro il senso del tuo discorso. Mi preme dirti che non è per due o tre esami persi che crolla il mondo. Con Lingue secondo me non fai nulla, a meno che non ci si iscriva ad una scuola per interpreti e traduttori che è già un'altra cosa.
                Ah, nel pubblico con Scienze dei servizi giuridici-Economia-Scienze politiche credo che accedi agli stessi concorsi.
                Non è che magistratura e notariato funzionino a raccomandazione (sulla base di cosa lo dici poi?), più che altro sono concorsi dove passa una % fra il 15% e il 20% dei laureati, pescati in un pool di gente già a sua volta selezionata, almeno prima della riforma. Quindi, vai a competere con gente con i controcoglioni. Poi è chiaro che se sei ricco parti avvantaggiato, ma perché puoi permetterti di non lavorare fino a 30 anni ed accedere a formazione di qualità superiore.
                Quindi sono strade a cui puoi aspirare se proprio sei il top del top del tuo corso di laurea, ed essere il top del top a giurisprudenza non è semplice.

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                • #9
                  Originariamente inviato da gnugno Visualizza il messaggio
                  Scienze politiche non dà "cultura generale". Nessun corso di laurea dà una cultura generale: a quello serve la scuola
                  A quello secondo criteri internazionali serve la scuola di base, cioè la scuola primaria oppure, nei sistemi a tre cicli, la combinazione tra scuola primaria e scuola secondaria di grado inferiore.

                  (lascia perdere che poi in Italia questo non avviene, nel senso che a 14 anni già dobbiamo decidere una formazione specialistica, infatti la cosa è un assurdo).
                  È talmente assurdo che:
                  - nei paesi di lingua tedesca vieni predestinato da giudizi orientativi degli insegnanti, vincolanti, non a 14 anni ma a 10;
                  - in tutti gli altri paesi europei tranne che in UK (dove la scuola è notoriamente pessima) la scuola secondaria superiore è differenziata come e più che da noi, ma non esiste che un diploma valga l'altro ai fini dell'accesso all'università;
                  - i dati degli osservatóri internazionali, a cominciare dall'Ocse, certificano che l'Italia è campionessa di analfabetismo funzionale ma promuovono proprio gli istituti tecnici (guarda caso);
                  - in Germania la formazione professionale avviene nella fascia di età 15-17 anni mediante integrazione scuola-lavoro finanziata dalle imprese con contratti di apprendistato retribuito.
                  Che poi Scienze politiche non sia un corso di cultura generale, questa è una cosa che ho scritto io per primo e direi che il contrario sarebbe preoccupante.

                  ne esci senza essere né uno statista
                  Da quando in qua «statista» è una professione?

                  né un sociologo
                  Le società scientifiche riconoscono come sociologi i docenti e i ricercatori universitari in discipline sociologiche. Tra di essi, quelli che sono laureati in Scienze politiche non si contano. Da Giovanni Bechelloni a Carlo Sorrentino e sua moglie Laura Solito, passando Laura Leonardi, Paolo Jedwloski, Paolo Giovannini, Alberto Marradi, Luca Toschi e tantissimi altri più o meno famosi (Luciano Gallino non era proprio laureato: prima del 2010 era possibile anche se molto raro; un altro professore ordinario non laureato è stato Philippe Daverio, per me un genio).

                  né un giurista
                  Giuristi laureati in Scienze politiche quanti ne vuoi. Carlo Fusaro è stato anche presidente dell'Associazione italiana costituzionalisti e giudice costituzionale della Serenissima Repubblica di San Marino.

                  né un economista
                  Mi viene in mente Giuseppe Coco, laureato in Scienze politiche, attualmente professore associato di Economia politica e coordinatore del corso di dottorato di ricerca in Economia dell'Università di Bari "Aldo Moro". Ma ce ne sono un'infinità.

                  né uno storico
                  Un nome su tutti: Sandro Rogari. Credo che non abbia bisogno di presentazioni.

                  né un interprete.
                  Qui mi cogli impreparato, anche perché non esistono registri pubblici. Ma comunque non è la finalità dei corsi di laurea in Scienze politiche quella di formare interpreti.

                  con Giurisprudenza devi fartene cinque e nel privato riesce ad avere un senso solo con un'abilitazione, ergo ti devi fare un minimo di un anno e mezzo di praticantato non pagato o mal pagato per diventare avvocato (sempre che ci diventi). Ah, sempre che parliamo di avvocatura
                  Smettiamola di fornire informazioni fuorvianti. In Italia l'avvocato da dipendente non si può fare, a meno che non si sia dipendenti della PA iscritti a un elenco speciale dell'albo. Se un privato ti chiede l'abilitazione, bisogna vedere perché te la chiede, visto che se ti assume non la puoi utilizzare.

                  Ah, nel pubblico con Scienze dei servizi giuridici-Economia-Scienze politiche credo che accedi agli stessi concorsi.
                  Al 90% è così.
                  In qualche raro caso per profili specifici è diverso. Ad esempio negli ultimi concorsi dell'Agenzia delle dogane per il profilo amministrativo andavano bene L-14, L-16, L-18, L-33, L-36, per quello legale solo L-14 o L-16, per quello economico-contabile solo L-18, L-33, L-36. Ma è raro e comunque i profili concorsuali lasciano il tempo che trovano, specie se non corrispondono ai profili previsti dal CCNL del comparto, dalla specifica contrattazione di ente (CCDI) o dalla regolamentazione interna.
                  BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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                  • #10
                    dottore, non si comprende se rispondi mettendo i puntini sulle "i" a tutti effettivamente per precisare oppure per fare un'eventuale sfoggio della propria presunta cultura. Anche nella mia risposta avevo reso chiaro che non dovesse essere preso alla lettera quello che scrivevo. Ma ti rispondo punto per punto:
                    ​​​​​​
                    È talmente assurdo che:
                    - nei paesi di lingua tedesca vieni predestinato da giudizi orientativi degli insegnanti, vincolanti, non a 14 anni ma a 10;
                    - in tutti gli altri paesi europei tranne che in UK (dove la scuola è notoriamente pessima) la scuola secondaria superiore è differenziata come e più che da noi, ma non esiste che un diploma valga l'altro ai fini dell'accesso all'università;
                    - i dati degli osservatóri internazionali, a cominciare dall'Ocse, certificano che l'Italia è campionessa di analfabetismo funzionale ma promuovono proprio gli istituti tecnici (guarda caso);
                    - in Germania la formazione professionale avviene nella fascia di età 15-17 anni mediante integrazione scuola-lavoro finanziata dalle imprese con contratti di apprendistato retribuito.
                    E quindi? Io sono contrario alla differenziazione estrema che abbiamo in Italia, tra chissà quanti indirizzi tra licei, istituti tecnici e istituti professionali. Adesso, preso atto che a 13/14 anni direi che sia chiaro se una persona ha interesse a studiare e quindi eventualmente a proseguire con l'università oppure non ha voglia di studiare e quindi dovrebbe essere indirizzato a un mestiere, trovo assurdo (sì, ripeto l'aggettivo) che un quattordicenne presumibilmente volenteroso si ritrovi a dover scegliere se nei prossimi cinque anni della propria vita voglia stare per lo più a studiare greco e latino, per lo più discipline scientifiche, per lo più lingue, per lo più scienze umane (ex psicopedagogico), per lo più l'arte (lascia perdere che poi il liceo artistico de facto non è un liceo e si combini poco dato che ci vanno i più sfaticati, o meglio sfaticate essendo quasi tutte ragazze) e via discorrendo. Basterebbe fare un liceo unico e un istituto tecnico-professionale unico, a parer mio, con un liceo che preveda un biennio simile per tutti e i restanti due anni (non tre) con possibilità di personalizzare ulteriormente il curriculum con materie ben più difficili, seguendo il modello americano. E no, non tutte le scuole americane sono pessime, vedi certe scuole private. Il problema è che lì per l'appunto la scuola è una sola (non esistono istituti tecnici o professionali, o per lo meno non nel concetto che intendiamo noi), quindi le classi basilari (non le "advanced placement") tendono ad avere un livello molto basso proprio perché raccolgono tutti.
                    Da quando in qua «statista» è una professione?
                    Pardon, solo qui ti dò ragione: si tratta di un refuso, dato che intendevo "statistico".
                    Con Scienze politiche non ne esci né statistico, né storico, né giurista, né economista, né sociologo, né interprete. Come dicevo, non va preso alla lettera quello che intendevo: penso sia chiaro come il sole che intendessi dire che non dà una formazione specialistica in qualcosa, quindi non serve che riporti esempi su esempi discernendo quello che ho scritto, che era inteso come "modo di dire". Come da me detto, si tratta di una laurea multidisciplinare e interdisciplinare, che a molti non piace, ma va presa per quella che è. A me piace molto: è per questo che io stesso mi sono iscritto a Scienze politiche.
                    Smettiamola di fornire informazioni fuorvianti. In Italia l'avvocato da dipendente non si può fare, a meno che non si sia dipendenti della PA iscritti a un elenco speciale dell'albo. Se un privato ti chiede l'abilitazione, bisogna vedere perché te la chiede, visto che se ti assume non la puoi utilizzare.
                    Però non mi risulta proprio che un privato inteso come studio legale, o fosse anche un'azienda con un dipartimento legale, non permetta di esercitare la professione di avvocato. Magari non sei dipendente nel senso legale del termine, che è diverso.


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