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Sarebbe così difficile raddoppiare i posti a scienze della formazione primaria?

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  • Sarebbe così difficile raddoppiare i posti a scienze della formazione primaria?

    Sarebbe così difficile raddoppiare i posti a scienze della formazione primaria e dimezzarli a scienze dell'educazione e pedagogia?

    Nonostante circa 8000 posti a livello nazionale, sono soltanto 4000/5000 all'anno gli studenti che riescono a laurearsi in scienze della formazione primaria.

    Infanzia e primaria generano complessivamente 15000 pensionamenti circa all'anno.

    Pertanto non sono sufficienti i laureati in scienze della formazione primaria e in tutto il Nord va di moda nominare docenti senza titolo di studio.

    Teoricamente, ci sarebbero anche i vecchi diplomati magistrali, ma nel Nord Italia sono ormai esauriti e le autorità stanno anche scoprendo che alcuni diplomi magistrali sono falsi.

    Scienze dell'educazione e pedagogia in alcune università sembrano essere diventate quasi delle fabbriche di disoccupati. Molti studenti si iscrivono a questi corsi per poter poi un giorno trasferirsi a scienze della formazione primaria, quando riusciranno a superare il numero chiuso.

    Ai test d'ingresso di scienze della formazione primaria partecipano circa 24000 persone all'anno.

    Calcolando che gli SSD delle materie che si studiano sono quasi gli stessi, si potrebbe anche riciclare i docenti universitari.

    Allora perché non si procede?

  • #2
    Ciao.

    Non sarebbe molto più semplice abolire Scienze della formazione primaria e prevedere che per l'accesso all'insegnamento nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, come in tutto il resto d'Europa, sia sufficiente un bachelor's degree, senza considerare che in moltissimi ordinamenti (tra cui la Spagna) l'università non è stata necessaria sino a ieri mattina? In Italia siamo sempre pionieri nell'allungare i percorsi di studio e proprio ci rifiutiamo di capire che non saranno gli anni di scuola o università in più o le mille materie in più a compensare l'analfabetismo funzionale endemico e strutturale in questo paese, perché ciò che conta è la qualità, non la quantità.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Se si riducesse scienze della formazione primaria da 5 a 3 anni perderebbero il posto tanti docenti universitari, quindi ciò non si farà mai...

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      • #4
        L'articolo 10 del DPR 382/1980, non impattato dalle successive riforme, prescrive per i professori di ruolo (sia di prima sia di seconda fascia) un impegno didattico non inferiore a 350 ore se a tempo pieno, 250 se a tempo definito. L'articolo 1 della legge 158/1987 prevede invece, per i ricercatori a tempo indeterminato (ad esaurimento), un impegno massimo di 350 ore per i ricercatori se a tempo pieno e 200 se a tempo definito. L'art. 24, c. 4, della legge 240/2010 prevede, per i ricercatori a tempo determinato di cui al comma 3, un impegno fisso di 350 ore se a tempo pieno e 200 se a tempo definito. Solo per i ricercatori a tempo determinato di cui alla legge 230/2005 non esiste una specifica previsione, ma si ragiona ovviamente in via analogica, e comunque la figura è ad esaurimento.

        Consegue da quanto sopra che è estremamente improbabile che i docenti universitari perdano il posto (a parte il fatto che essendo dipendenti pubblici in regime pubblicistico è proprio impossibile); al massimo si farà minor ricorso agli incarichi di diritto privato, il che potrebbe essere solo un bene (e infatti già ci avevano dato un drastico taglio prima la Moratti stabilendo che almeno il 50% degli insegnamenti di ciascun coro dovesse essere tenuto da personale strutturato e poi la Gelmini attraverso l'art. 23 della legge 240/2010, in séguito alla quale, se non altro, sono automaticamente decaduti tutti i contratti di insegnamento con porci e cani che avevano solo un diploma di ragioneria se non la licenza media e a volte neanche quella).

        Ricordo che con il passaggio al nuovo ordinamento, malgrado l'offerta formativa si sia perlomeno triplicata e gli insegnamenti siano aumentati a dismisura, il numero di docenti universitari è rimasto stabile. Con l'istituzione di nuovi atenei si è avuto un incremento ma, per quelli telematici, ancora si fa molto ricorso a docenze a contratto in deroga alla disciplina generale (fortunatamente i docenti a contratto sono qualificati in base alla riforma Gelmini).
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