Uno degli argomenti preferiti dal signore de quo e dalla sua acritica claque è che la Costituzione italiana è «la più bella del mondo». Frase sempliciotta, infantile, banalizzante e riducente che vieppiù non tiene conto del fatto che il concetto di bello è una categoria estetica, non giuridica né politologica.
In realtà, la Costituzione della Repubblica italiana è un testo imbarazzante perché apre con un articolo di chiara ispirazione sovietica (ridondanza inclusa), sciatto, contraddittorio in quanto frutto della mediazione (sarebbe più opportuno chiamarla lottizzazione) in Assemblea costituente e immaturo, che non fa altro che confermare i rapporti di forza già previsti dallo Statuto albertino e garantire la conservazione delle relazioni di potere già consolidatesi in età liberale, introducendo però un po' di socialismo e illudendo le masse attraverso la scientifica confusione tra antifascismo (che comunque è richiamato espressamente solo tra le disposizioni transitorie e, come osservò la stessa Nilde Iotti, non era affatto centrale nel testo) e democrazia.
Qui di séguito una raccolta di illuminanti citazioni, al riguardo della nostra legge fondamentale, di illustri studiosi e altre eminenti personalità alle quali quello che ride sempre, non essendo evidentemente in grado di distinguere gli argomenti seri da quelli comici, al più potrebbe lustrar le scarpe. Molti dei personaggi citati hanno fatto essi stessi parte dell'Assemblea costituente.
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«Nel secondo dopoguerra [lo Stato Italiano] ha adottato una costituzione repubblicana, che tuttavia è risultata inadatta a risolvere i gravi problemi ereditati dal momento, e sopra tutto dalle modalità, della presunta "unificazione nazionale"». Gianfranco Miglio
«Questa verbosità della Costituzione, questo frequente ricorso a formule vaghe, non sono una semplice offesa al buongusto, ma riverberano su tutta la carta costituzionale una nota d'indeterminatezza, di pressappochismo, che certo non le giova». Arturo Carlo Jemolo
«Non è stata scritta né da filosofi né da poeti». Piero Calamandrei
«Raccolta di scempiaggini che ha subordinato il diritto individuale, cioè lo stato di diritto, al diritto dello stato, la proprietà privata a quella pubblica, la persona al popolo, la salute personale a quella pubblica». Gaetano Salvemini
«Manca di chiarezza». Piero Calamandrei
«Manca di coerenza e di armonia». Benedetto Croce
«Prolissa, confusa, mal congegnata; è nata da una coalizione di interessi elettorali». Arrigo Cajumi
«Fu lasciata così perché nessuno volle rinunziare al proprio elaborato, e questo è tipico degli italiani». Indro Montanelli
«Non è un capolavoro di arte giuridica; manca la certezza del diritto, ci sono gravi imperfezioni». Antonio Messineo
«Abbisogna di essere completata in parti essenziali». Vittorio Emanuele Orlando
«Frutto del timore reciproco dei partiti». Alfonso Tesauro
«Fu preparata da uomini che non avevano nessuna pratica di costituzioni, conoscevano assai poco gli argomenti che dovevano trattare, non erano quasi mai stati all’estero». Francesco Saverio Nitti
«Non amo la Costituzione perché piena di espressioni che non hanno nulla di giuridico; apprezzo di più la secchezza – oserei dire la serietà – dello Statuto Albertino». Arturo Carlo Jemolo
«Ho letto il progetto della nuova Costituzione. È una vera alluvione di scempiaggine. I soli articoli che meriterebbero di essere approvati sono quelli che rendono possibile emendare o prima o poi questo mostro di bestialità». Gaetano Salvemini
«Credono tutti che sia democratica solo perché è antifascista». Piero Calamandrei
«Questa Costituzione porta male gli anni da quando aveva un giorno». Indro Montanelli


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