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Agraria e scienze e tecnologie agrarie

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  • Agraria e scienze e tecnologie agrarie

    Salve,
    cerco informazioni riguardo ai corsi in agraria e in scienze e tecnologie agrarie, vorrei sapere:
    - Il corso di "scienze e tecnologie agrarie" è un corso triennale oppure magistrale? Informandomi in internet mi è sembrato di capire che alcune università  lo presentano come corso triennale e altre come corso magistrale, è possibile?
    - Nel corso di "scienze e tecnologie agrarie" si impara anche a potare le piante?
    - Com'è la situazione lavorativa per i laureati in "scienze e tecnologie agrarie"? Se una persona si laurea in tale settore verso i 30 anni, ha simili possibilità  di trovare lavoro rispetto ad una persona più giovane? Per i laureati in "scienze e tecnologie agrarie", quali sono le possibilità  di trovare lavoro all'estero? Se "scienze e tecnologie agrarie" è una laurea magistrale, con una laurea triennale in agraria (ad esempio in "scienze agrarie, forestali e ambientali") che possibilità  ci sono di trovare lavoro?

  • #2
    Benvenuto nel forum, Luigi1997.

    Faccio una premessa: a prescindere dai casi dei cicli unici, che sono eccezionali e come tali regolati da norme speciali, i corsi di laurea hanno durata di norma triennale e vi si accede con il diploma di scuola secondaria di secondo grado, mentre i corsi di laurea magistrale hanno durata biennale e vi si accede con laurea. Non è dunque possibile per un neodiplomato accedere direttamente a un corso di laurea magistrale, poiché a tal fine deve avere conseguito prima una laurea.

    Con la riforma universitaria, ogni singolo ateneo stabilisce le denominazioni che intende attribuire ai propri corsi di studio. Il valore legale dei titoli rilasciati è invece definito a livello centrale attraverso un sistema di classificazione. Benché le linee-guida ministeriali sconsiglino di attribuire a un corso di laurea una denominazione che richiami una classe differente da quello cui afferisce, in alcuni atenei potresti trovare corsi che hanno denominazioni simili o uguali a quelli che in altri atenei afferiscono a classe differente. Questo può accadere sia nell'à mbito dello stesso ciclo (ad esempio la laurea in Scienze della comunicazione scritta e ipertestuale che un tempo rilasciava l'Università  degli studi di Parma afferiva non alla classe di Scienze della comunicazione, bensì a quella di Lettere) sia tra cicli differenti (ad esempio il corso di studi in Scienze politiche della Università  Guglielmo Marconi di Roma non è un corso di primo ciclo afferente alla classe delle lauree in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, bensì un corso di secondo ciclo afferente alla classe delle lauree magistrali in Scienze della politica). Più raramente ciò accade all'interno dello stesso ateneo (ad esempio la Federico II di Napoli offre sia un corso di laurea sia un corso di laurea magistrale entrambi denominati Economia aziendale e sia un corso di laurea sia un corso di laurea magistrale entrambi denominati Economia e commercio).

    No, nei corsi di laurea non imparerai a potare le piante! L'università  non è un istituto professionale, né un centro di qualificazione professionale. Il suo scopo è quello di fornire una preparazione scientifico-metodologica.

    Per i risvolti occupazionali potresti consultare il database AlmaLaurea. Diciamo che potresti andare a lavorare nell'industria alimentare, ad esempio come responsabile del controllo qualità ; a tal fine la laurea è sufficiente e non è necessaria alcuna abilitazione. Se sostieni l'esame di Stato e ti abiliti alla professione di dottore agronomo e forestale iunior oppure, dopo la laurea magistrale, a quella di dottore agronomo e forestale, potresti anche svolgere la libera professione. Non credo che le carriere siano molto dissimili da quelle di un titolare di diploma di perito agrario, specie se quest'ultimo è abilitato alla professione e considerando che dal 2022 per l'abilitazione all'esercizio delle professioni di perito agrario e agrotecnico, per le quali attualmente occorro i titoli finali rilasciati rispettivamente dagli istituti tecnici per il turismo e dagli istituti professionali per l'agricoltura, occorrerà  una laurea, la stessa con cui è possibile diventare dottori agronomi e forestali iuniores.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      Benvenuto nel forum, Luigi1997.
      Già mi diede il benvenuto in questa discussione

      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      Con la riforma universitaria, ogni singolo ateneo stabilisce le denominazioni che intende attribuire ai propri corsi di studio. Il valore legale dei titoli rilasciati è invece definito a livello centrale attraverso un sistema di classificazione. Benché le linee-guida ministeriali sconsiglino di attribuire a un corso di laurea una denominazione che richiami una classe differente da quello cui afferisce, in alcuni atenei potresti trovare corsi che hanno denominazioni simili o uguali a quelli che in altri atenei afferiscono a classe differente. Questo può accadere sia nell'à mbito dello stesso ciclo (ad esempio la laurea in Scienze della comunicazione scritta e ipertestuale che un tempo rilasciava l'Università degli studi di Parma afferiva non alla classe di Scienze della comunicazione, bensì a quella di Lettere) sia tra cicli differenti (ad esempio il corso di studi in Scienze politiche della Università Guglielmo Marconi di Roma non è un corso di primo ciclo afferente alla classe delle lauree in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, bensì un corso di secondo ciclo afferente alla classe delle lauree magistrali in Scienze della politica). Più raramente ciò accade all'interno dello stesso ateneo (ad esempio la Federico II di Napoli offre sia un corso di laurea sia un corso di laurea magistrale entrambi denominati Economia aziendale e sia un corso di laurea sia un corso di laurea magistrale entrambi denominati Economia e commercio).
      Ho capito, ecco perché alcune università presentano il corso in scienze e tecnologie agrarie tra le lauree triennali e altre tra le lauree magistrali, praticamente tali corsi possono avere la stessa denominazione.

      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      No, nei corsi di laurea non imparerai a potare le piante! L'università non è un istituto professionale, né un centro di qualificazione professionale. Il suo scopo è quello di fornire una preparazione scientifico-metodologica.
      Mi chiedevo se si imparasse anche a potare le piante poiché in questa pagina al sottotitolo "vivai" al titolo "dove lavora" (non quello nella tipo tabella, ma più in basso), c'è scritto: "L‘AGRONOMO può operare presso vivai ricoprendo ruoli sia commerciali, sia di manutenzione delle piante e dei fiori, sia gestionali. A seconda del settore commerciale del vivaio vi possono essere delle specializzazioni di settore: piante officinali, frutticoltura, florovivaismo.", per "manutenzione delle piante e dei fiori" credevo che si trattasse di potatura, per questo mi chiedevo se a tale facoltà di agraria insegnassero anche a potare le piante.

      Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
      Per i risvolti occupazionali potresti consultare il database AlmaLaurea.
      Li ho consultati:
      - indagine riguardo i laureati in "scienze agrarie, forestali e ambientali", presso la Federico II di Napoli;
      - indagine riguardo i laureati in "scienze e tecnologie agrarie" (laurea magistrale), presso la Federico II di Napoli
      Spero, per l'indagine, di aver inserito i dati correttamente. Dal 2019 (non ho capito fino a quando), per quanto riguarda i laureati in "scienze agrarie, forestali e ambientali", il tasso di coloro che "non lavorano ma cercano" è del 20,5%; invece per quanto riguarda i laureati in "scienze e tecnologie agrarie", il tasso di coloro che "non lavorano ma cercano" è del 32,4%. Non sono sicuro se tali dati siano incoraggianti oppure no.
      Vorrei anche sapere se un laureato in agraria che si laura verso i 30 anni se ha possibilità simili di trovare lavoro rispetto a un laureato più giovane e con una laura in agraria che possibilità si hanno di trovare lavoro all'estero.
      Ultima modifica di Luigi1997; 02-11-2020, 18:35.

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      • #4
        Originariamente inviato da Luigi1997 Visualizza il messaggio
        Vorrei anche sapere se un laureato in agraria che si laura verso i 30 anni se ha possibilità  simili di trovare lavoro rispetto a un laureato più giovane e con una laura in agraria che possibilità  si hanno di trovare lavoro all'estero.
        Volevo scrivere "laurea".

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        • #5
          Originariamente inviato da Luigi1997 Visualizza il messaggio
          Già mi diede il benvenuto in questa discussione
          Chiedo venia. Meglio un saluto in più che uno in meno

          Ho capito, ecco perché alcune università presentano il corso in scienze e tecnologie agrarie tra le lauree triennali e altre tra le lauree magistrali, praticamente tali corsi possono avere la stessa denominazione.
          Esattamente. Ciò che rileva ai fini del valore legale è la classe. Ovviamente titoli di ciclo diverso afferiranno per forza a classi diverse.

          Mi chiedevo se si imparasse anche a potare le piante poiché in questa pagina al sottotitolo "vivai" al titolo "dove lavora" (non quello nella tipo tabella, ma più in basso), c'è scritto: "L‘AGRONOMO può operare presso vivai ricoprendo ruoli sia commerciali, sia di manutenzione delle piante e dei fiori, sia gestionali. A seconda del settore commerciale del vivaio vi possono essere delle specializzazioni di settore: piante officinali, frutticoltura, florovivaismo.", per "manutenzione delle piante e dei fiori" credevo che si trattasse di potatura, per questo mi chiedevo se a tale facoltà di agraria insegnassero anche a potare le piante.
          Tieni presente che l'Atlante delle professioni, per quanto sia uno strumento molto utile, va preso con le pinze. Quanto alla professione che svolgo io, dice che ci vuole per legge la laurea magistrale, ma questo non è vero perché la laurea è sufficiente.
          Tanto premesso, probabilmente in alcuni corsi di laurea dell'à mbito da te menzionato ci saranno delle attività pratiche ”“ tirocinà®, laboratorà® et similia ”“ in cui si poteranno anche piante, ma è alquanto riduttivo parlare di un corso di laurea come se fosse un corso per contadini. Se vuoi diventare coltivatore diretto, la laurea non è necessaria. Se vuoi invece svolgere consulenza in à mbito agricolo, dunque lavorare per gli agricoltori, allora il discorso è ben diverso.

          Li ho consultati:
          - indagine riguardo i laureati in "scienze agrarie, forestali e ambientali", presso la Federico II di Napoli;
          - indagine riguardo i laureati in "scienze e tecnologie agrarie" (laurea magistrale), presso la Federico II di Napoli
          Spero, per l'indagine, di aver inserito i dati correttamente. Dal 2019 (non ho capito fino a quando), per quanto riguarda i laureati in "scienze agrarie, forestali e ambientali", il tasso di coloro che "non lavorano ma cercano" è del 20,5%; invece per quanto riguarda i laureati in "scienze e tecnologie agrarie", il tasso di coloro che "non lavorano ma cercano" è del 32,4%. Non sono sicuro se tali dati siano incoraggianti oppure no.
          I dati che vedo io sono i seguenti.
          Per la laurea:
          - lavorano e non stanno proseguendo gli studi solo il 2.3%;
          - lavorano e stanno proseguendo gli studi 20.5%;
          - non lavorano e stanno proseguendo gli studi 77.3%;
          - non lavorano e non porseguono gli studi 0% sia tra quelli che cercano sia tra quelli che non cercano.
          Insomma lavorano il 22.7%, non lavorano ma cercano il 20.5%, infine non lavorano e non cercano il 56.8%, che però studiano tutti.
          Per la laurea magistrale:
          - lavorano il 44.1%;
          - non lvorano e non cercano il 23.5%;
          - non lavorano e cercano 32.4%.
          Insomma, non sono dati entusiasmanti, nel senso che non è esattamente uno dei titoli con cui più facilmente si trova lavoro.
          Va anche detto che l'incidenza degli studenti lavoratori è relativamente elevata: peggio mi sento, perché questo significa che molti non hanno trovato il lavoro grazie alla laurea e quasi sicuramente si tratta di un lavoro non pertinente.

          Vorrei anche sapere se un laureato in agraria che si laura verso i 30 anni se ha possibilità simili di trovare lavoro rispetto a un laureato più giovane e con una laura in agraria che possibilità si hanno di trovare lavoro all'estero.
          I titoli di studio concernenti discipline non vincolate alla cultura sono sicuramente meglio spendibili all'estero; la situazione occupazionale varia sicuramente in funzione del paese. Per la ricerca in à mbito agrario so che vanno abbastanza forte i paesi del nord Europa (forse anche l'UK e la Germania), ma parliamo di ricerca scientifica, non di occupazione 'normale'.
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #6
            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
            Chiedo venia. Meglio un saluto in più che uno in meno


            Originariamente inviato da dottore Visualizza il messaggio
            I dati che vedo io sono i seguenti.
            Per la laurea:
            - lavorano e non stanno proseguendo gli studi solo il 2.3%;
            - lavorano e stanno proseguendo gli studi 20.5%;
            - non lavorano e stanno proseguendo gli studi 77.3%;
            - non lavorano e non porseguono gli studi 0% sia tra quelli che cercano sia tra quelli che non cercano.
            Insomma lavorano il 22.7%, non lavorano ma cercano il 20.5%, infine non lavorano e non cercano il 56.8%, che però studiano tutti.
            Per la laurea magistrale:
            - lavorano il 44.1%;
            - non lvorano e non cercano il 23.5%;
            - non lavorano e cercano 32.4%.
            Insomma, non sono dati entusiasmanti, nel senso che non è esattamente uno dei titoli con cui più facilmente si trova lavoro.
            Va anche detto che l'incidenza degli studenti lavoratori è relativamente elevata: peggio mi sento, perché questo significa che molti non hanno trovato il lavoro grazie alla laurea e quasi sicuramente si tratta di un lavoro non pertinente.
            Anch'io ho visto quegli altri dati, solo però ho pensato di citare il dato che (forse erroneamente) ritenevo più importante al riguardo della questione. Non ci avevo pensato al fatto dell'incidenza degli studenti lavoratori (credo però che può darsi anche che alcuni di loro abbiano trovato impiego grazie alla laurea e proseguano gli studi per poter lavorare anche in altri campi).
            Il mio pensiero riguardo alle possibilità  di trovare lavoro con tale laurea è simile al suo, cioè non è uno tra i titoli con cui si trova più facilmente lavoro, però comunque credo che le possibilità  di impiego ci siano e non siano poche.

            Molte grazie per le risposte!

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