Il mercato del lavoro in Italia non sarebbe rigido? È talmente rigido che nel mondo occidentale più rigido è solo in Brasile. Dopodiché, nella prassi esiste di tutto; a Milano ad esempio tutti i grandi studi legali, fiscali e simili hanno stuoli di schiavi pagati dai 1200 ai 1600 euro al mese per lavorare 12 ore al giorno a orari prestabiliti, i quali però sulla carta sono avvocati, dottori commercialisti, revisori legali, consulenti del lavoro ed esperti contabili che nel momento in cui ricevono lo stipendio lo fatturano come se fosse una prestazione libero-professionale. I titolari di tali studi aggirano anche la legge Fornero sul committente unico perché ogni mese fanno intestare la fattura a un professionista diverso. Aggiungo peraltro che il dipendente stesso non ha interesse a fare emergere il rapporto di lavoro subordinato di fatto perché altrimenti verrebbe radiato dall'albo. Quindi quello che fanno è legale? Neanche per sogno, eppur lo si fa. Su larga scala, sotto gli occhi di tutti, con annunci trasparenti (sarebbero illegali anche quelli).
Nel pubblico non esiste la contrattazione individuale e dunque non è possibile avere stipendi diversi a parità di mansioni, se non nelle ipotesi previste dalla legge, vale a dire scatti di anzianità sino al 1993 (e per i comparti rimasti in regime pubblicistico) e progressioni economiche orizzontali a partire dal 1993. Viepiù, e' proprio nel privato che in caso di attribuzione di mansioni superiori si ha diritto all'adeguamento dell'inquadramento, mentre nel pubblico ti attacchi al tram (e infatti è proprio la norma che negli enti sprovvisti di dirigenza, che poi sono la stragrande maggioranza degli enti locali, il funzionario svolga, in aggiunta alle proprie, le mansioni del dirigente senza percepirne la retribuzione).
So perfettamente che gli stipendi nel privato non sono pubblici; il giochino del superminimo ad personam si regge proprio su quello. Infatti avevo scritto «se lo scopri». Tanto è vero che la giurisprudenza in materia è limitatissima, ma perviene alla conclusione cui sono pervenuto io. Dopodiché esiste una dottrina che propende per un'altra tesi, ma è la stessa dottrina che ritiene la non vincolatività dei confetti collettivi, fondamentalmente per mancata attuazione dell'articolo 39 della Costituzione, e in questo non mi addentro perché risulterei troppo tecnico.

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