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due domande sugli esami universitari

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  • due domande sugli esami universitari

    ciao a tutti volevo porvi due domande sugli esami universitari

    1) facciamo che io prenda un voto basso ad un esame e lo accetto, poi proseguo col corso di laurea e mettiamo che gli altri esami poi vanno bene con voti alti. visto che il primo esame dato anni prima rovina la media, è possibile rifarlo anche se già  fatto, confermato e verbalizzato?

    2) mettiamo che io passi un esame di una materia a caso, chessò di 6 CFU. poi mi trasferisco ad altra università  che ha la stessa materia ma più ampia facciamo da 9 CFU e devo integrare. in questo caso come funziona? fanno un esame ad hoc per me solo sulla differenza di contenuti, oppure mi devo fare tutto l'esame per intero?

    grazie mille

  • #2
    Originariamente inviato da theChemist Visualizza il messaggio
    ciao a tutti volevo porvi due domande sugli esami universitari

    1) facciamo che io prenda un voto basso ad un esame e lo accetto, poi proseguo col corso di laurea e mettiamo che gli altri esami poi vanno bene con voti alti. visto che il primo esame dato anni prima rovina la media, è possibile rifarlo anche se già  fatto, confermato e verbalizzato?

    2) mettiamo che io passi un esame di una materia a caso, chessò di 6 CFU. poi mi trasferisco ad altra università  che ha la stessa materia ma più ampia facciamo da 9 CFU e devo integrare. in questo caso come funziona? fanno un esame ad hoc per me solo sulla differenza di contenuti, oppure mi devo fare tutto l'esame per intero?

    grazie mille
    ecco... non ho la risposta a nessuna delle due ma mi interessano moltissimo...

    Aspetto anche io le risposte

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    • #3
      Originariamente inviato da theChemist Visualizza il messaggio
      ciao a tutti volevo porvi due domande sugli esami universitari

      1) facciamo che io prenda un voto basso ad un esame e lo accetto, poi proseguo col corso di laurea e mettiamo che gli altri esami poi vanno bene con voti alti. visto che il primo esame dato anni prima rovina la media, è possibile rifarlo anche se già  fatto, confermato e verbalizzato?

      2) mettiamo che io passi un esame di una materia a caso, chessò di 6 CFU. poi mi trasferisco ad altra università  che ha la stessa materia ma più ampia facciamo da 9 CFU e devo integrare. in questo caso come funziona? fanno un esame ad hoc per me solo sulla differenza di contenuti, oppure mi devo fare tutto l'esame per intero?

      grazie mille
      1) Se lo hai verbalizzato in carriera te lo tieni. In ogni caso mi pare che Tor Vergata scarti circa 50 creditii tra i più sfavorevoli della carriera nel computo del voto di laurea, ecco perché qualcuno in altri atenei ha voti mediamente più bassini...cosa che francamente non capisco perché una persona in un altro ateneo prende magari 100 con una media molto più alta (concorrendo al calcolo del voto per tutti i 180 crediti) di un'altra che prende 110 in Tor Vergata.
      (piccola polemica in generale, non assolutamente contro di te, ma che dovrebbe far capire agli atenei che dovrebbe essere uniformato il criterio, soprattutto perché atenei blasonati si trovano per esempio a scartare i propri laureati in sede di iscrizione alle lauree magistrali perché non sottostanno ai criteri di ammissione, ammettendo laureati da altri atenei con voti in centodecimi superiori, per il solo motivo di cui sopra.

      2)Dipende dal docente che vai trovando nell'ateneo di approdo, può essere che ti confermi il voto precedente, che ti faccia integrare una piccola parte, o che ti mascheri da integrazione l'intero esame, dipende.
      Ultima modifica di BeardedSnow; 20-12-2020, 08:24.

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      • #4
        Originariamente inviato da BeardedSnow Visualizza il messaggio
        1) Se lo hai verbalizzato in carriera te lo tieni. In ogni caso mi pare che Tor Vergata scarti circa 50 creditii tra i più sfavorevoli della carriera nel computo del voto di laurea, ecco perché qualcuno in altri atenei ha voti mediamente più bassini...cosa che francamente non capisco perché una persona in un altro ateneo prende magari 100 con una media molto più alta (concorrendo al calcolo del voto per tutti i 180 crediti) di un'altra che prende 110 in Tor Vergata.
        (piccola polemica in generale, non assolutamente contro di te, ma che dovrebbe far capire agli atenei che dovrebbe essere uniformato il criterio, soprattutto perché atenei blasonati si trovano per esempio a scartare i propri laureati in sede di iscrizione alle lauree magistrali perché non sottostanno ai criteri di ammissione, ammettendo laureati da altri atenei con voti in centodecimi superiori, per il solo motivo di cui sopra.

        2)Dipende dal docente che vai trovando nell'ateneo di approdo, può essere che ti confermi il voto precedente, che ti faccia integrare una piccola parte, o che ti mascheri da integrazione l'intero esame, dipende.
        grazie mille Bearded

        si sta cosa che vengono presi solo i voti dei 130 CFU migliori l'ho scoperta anche io ieri, e concordo con te che la votazione finale andrebbe standardizzata.

        purtroppo da noi a tor vergata in ingegneria non sono nemmeno standardizzati i voti che i docenti danno nei singoli esami. mi è capitato di vedere professori che a fronte di un buon orale (ma non perfetto) invece di dare 25 o 26 piazzano i 30.
        a me invece recentemente è capitato l'opposto in un'altra materia. a fronte di un esame andato bene che per me era da 26-27, mi è stato dato 18. e così anche ad altri, poi siamo andati a vedere gli esami passati dello stesso prof e questo mette max 22.

        cioè, penso che abbiano tentato di compensare e alzare i voti finali visti sti squilibri dei singoli voti, perchè sennò qua veramente escono tutti con 80.

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        • #5
          Originariamente inviato da theChemist Visualizza il messaggio
          1) facciamo che io prenda un voto basso ad un esame e lo accetto, poi proseguo col corso di laurea e mettiamo che gli altri esami poi vanno bene con voti alti. visto che il primo esame dato anni prima rovina la media, è possibile rifarlo anche se già  fatto, confermato e verbalizzato?
          In qualche università  è o è stato possibile; vedi ad esempio qui a pagina 28.

          2) mettiamo che io passi un esame di una materia a caso, chessò di 6 CFU. poi mi trasferisco ad altra università  che ha la stessa materia ma più ampia facciamo da 9 CFU e devo integrare.
          Devi integrare solo se non fanno la compensazione con altro esame.
          Ci sono varie tecniche di compensazione, che differiscono da ateneo ad ateneo; ad esempio dove sono iscritto io adesso si prendono gli esami dello stesso settore scientifico-disciplinare o di settori ritenuti congrui sino a computo dei crediti. Poi sul concetto di congruità  si apre un mondo perché la commissione è composta da tre persone e uno dei tre docenti ritiene congruo un qualsiasi esame afferente a un settore M-STO, o comunque un esame in cui sia presente la parola "storia", per convalidare un esame di del settore storico-giuridico (IUS/19), mentre altri docenti nello stesso ateneo in parola non considerano congrui nemmeno gli esami di settori affini (atteso che, ai sensi dell'art. 1 decreto MURST 04/10/2000 "Settori scientifico-disciplinari", l'affinità  determinata per decreto ministeriale rileva ai soli fini ed effetti del DPR 117/2000).
          In alcuni atenei un esame viene sempre convalidato per intero, anche se quello effettivamente sostenuto e utilizzato come fonte della convalida ha minor peso; tale comportamento è legittimo perché l'importante è che la somma dei crediti danti luogo a dispensa o convalida non risulti superiore a quella dei crediti effettivamente maturati (fatto salvo il combinato disposto tra l'art. 2, c. 147, del. D.L. 262/2006, così come convertito dalla legge 286/2006, e l'art. 14 della legge 240/2010, in materia di riconoscimento di crediti per abilità  o competenze professionali debitamente documentate). Attenzione, però: mi è capitato di leggere in qualche regolamento che gli esami si convalidano esclusivamente per intero con la tolleranza di massimo un certo numero di crediti (mi pare di aver letto sino a 3), dopodiché se i crediti in difetto sono più del limite non si dà  luogo a integrazioni ma l'esame va sostenuto ex novo (cioè non viene convalidato).
          Purtroppo non ti si può rispondere univocamente poiché regolamenti (ove approvati, perché molti atenei non adempiono al relativo obbligo, pur previsto dall'art. 5, c. 5, del decreto MIUR 270/2004), usi (cioè consuetudini) e prassi cambiano non solo da ateneo ad ateneo, ma anche da struttura di raccordo a struttura di raccordo e perfino tra i singoli corsi di studi, per non parlare del fatto che in alcuni atenei la competenza al riguardo è monocratica (tipicamente del presidente dell'organo collegiale competente per il corso di studi, la c.d. struttura didattica) e in altri collegiale, ma laddove è collegiale generalmente c'è una commissione composta da più docenti più o meno larghi di maniche e uno solo istruisce la pratica mentre gli altri si limitano a firmare senza neanche guardarla. Diciamo che ci possono essere situazioni di conservazione massima, nelle quali si cerca di salvaguardare il più possibile la carriera pregressa e pertanto si usano anche i crediti eccedenti per coprire le attività  a scelta libera, e, di converso, contesti in cui si cerca di fare il modo che lo studente, per conseguire il titolo in quell'ateneo, abbia lì svolto la maggior parte della sua carriera. Siccome la normativa obbliga a riconoscere almeno il 50% dei crediti maturati in settori scientifico-disciplinari comuni nel caso in cui corso di partenza e corso di arrivo afferiscano alla stessa classe, alcuni atenei si inventano di tutto per cercare di scoraggiare passaggi, trasferimenti e conseguimenti di secondi titoli. Mi è anche capitato di atenei in cui gli esami a libera scelta non vengono convalidati, o perlomeno non vengono convalidati se non sulla base di esami veri e propri e non di crediti eccedenti. Talvolta inoltre non vengono fatti spezzatini dei crediti convalidanti o dispensanti (cioè gli esami da cui origina la convalida o la dispensa), sicché un esame può dar luogo alla convalida solo di un altro esame, il che significa che se io ho fatto Diritto processuale civile da 14 crediti e l'ateneo ha Procedura civile I da 9 crediti e Procedura civile II da 6, anziché convalidarmeli entrambi e chiedermi una integrazione da 1 credito sul secondo l'ateneo mi convalida solo il primo e mi devo sostenere il secondo per intero; non parliamo poi di quegli atenei che convalidano solo esami interi senza margini di tolleranza, sicché se hanno un esame da 9 crediti e io ne ho sostenuto uno da 8 lo perdo completamente, e ancora quelli che effettuano una convalida modulare, cioè a blocchi, il che vale a dire che per esempio hanno una didattica organizzata a moduli da 3 crediti e io ho sostenuto un esame da 5 loro non mi convalideranno il corrispondente esame bimodulare, ma solo il relativo primo modulo con conseguente richiesta di integrazione non per 1 credito, ma per 3. Last but not least, come alcuni atenei non ammettono lo spezzatino dei convalidanti (o dispensanti), altri non ammettono lo spezzatino dei convalidati (o dispensati), il che vale a dire che in un caso all'inverso rispetto a quello di cui sopra, nel caso io cioè abbia sostenuto due esami separati uno da 9 e l'altro da 6 e l'ateneo di destinazione abbia sulla stessa materia (insegnamento con denominazione identica o sostanzialmente equivalente, medesimo settore) un unico esame da 14 o 15 crediti, l'esame unico da 14 o 15 crediti anziché essermi convalidato per intero mi viene convalidato per 9 crediti con richiesta di integrazione, o addirittura (per fortuna è raro), in ossequio alla regola secondo cui l'esame si convalida solo per intero, non mi viene convalidato affatto!
          Sono anche possibili distinzioni (mi riferisco sempre ai criteri didattici; per le differenze di carattere economico e amministrativo ci sarebbe da aprire un capitolo a parte), non solo terminologiche, tra carriere attive per trasferimento, carriere estinte per decadenza, carriere estinte per rinuncia e carriere concluse (cioè cessate per conseguimento del titolo). Rinuncia e decadenza non comportano più l'annullamento degli atti di carriera, ma alcuni atenei prevedono (perlomeno sulla carta; che poi lo facciano veramente è tutto da vedere ed è una cosa che malgrado una certa esperienza non mi è mai capitato) ulteriori accertamenti di merito (programmi) o eventuali giudizi di di obsolescenza (in alcuni l'obsolescenza non viene valutata caso per caso ma opera una presunzione di obsolescenza decorso un certo lasso di tempo, ad esempio). In qualche raro caso ho notato che gli atenei vogliono conoscere la tipologia di attività  formativa, ma poi non mi pare che all'atto pratico se ne tenga conto ai fini di operare decisioni in concreto; è anche vero che spesso certificazioni incomplete non vengono prese in considerazione (mi è capitato ad esempio con una delibera dell'Aldo Moro di Bari, la quale, in aperta violazione sia dei principà® di buon andamento, efficacia, efficienza e tempestività  dell'azione amministrativa sia dei criteri di finalità , pertinenza, adeguatezza, necessità  e non eccedenza del trattamento dei dati personali, si era rifiutata di prendere atto dell'esistenza di un esame sostenuto presso altra università  in quanto la dichiarazione resa ex art. 46 DPR 445/2000 difettava di un elemento del tutto inessenziale e ininfluente allo scopo; segnatamente mi pare che mancasse la data, peraltro desumibile con ragionevole approssimazione dall'anno accademico, che invece era specificato).
          Anche sui voti non c'è uniformità . Bologna ad esempio sia per trasferimenti sia per immatricolazioni con abbreviazione di carriera (con le tre relative sottospecie: carriera oggetto di rinuncia, carriera decaduta, secondo titolo) usa il termine "convalida" e non tiene conto dei voti originari; gli esami convalidati valgono come esami di idoneità , cioè senza voto, ergo non fanno media con quelli sostenuti in sede. Ci sono atenei nei quali invece viene fatta la distinzione tra convalida, che si riferisce alle carriere proseguite per trasferimento (o anche per passaggio, cioè cambio di corso interno all'ateneo), e dispensa, che si riferisce al riutilizzo di esami di altre carriere (cessate per estinzione, decadenza o conseguimento del titolo). Di solito la dispensa si riferisce all'intera attività  didattica, ma alla Suor Orsola Benincasa ho visto richiedere integrazioni anche per gli esami dispensati. Gli esami dispensati non hanno mai voto (la dispensa esonera/esenta dal sostenere quell'esame), ma questa cosa viene variamente interpretata nei vari atenei: alla stessa Sob, nonché alla scuola di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'Università  di Firenze (in cui hanno usato questo strumento finché c'era la mitica signora Quirini nel personale amministrativo; oggi come oggi non saprei), questi esami non fanno media (l'integrazione, qualora registrata come esame a parte, credo di sì), mentre alla GdA, perlomeno in alcuni corsi (vedi ad esempio questo, art. 11), il fatto che la dispensa non comporti attribuzione di voto viene interpretato come mantenimento del voto originario.
          Laddove gli esami convalidati o dispensati facciano media, essi riportano il voto dell'esame fonte della convalida quando l'esame convalidato o dispensato si presenti come tale sulla base di un'unica fonte. Quando ad esso concorrono frammenti di più esami, allora in assenza di regole scritte viene fatta media ponderata, altrimenti i regolamenti possono prevedere la media aritmetica semplice, il voto dell'esame da cui proviene la frazione di crediti maggiore, un voto attribuito d'ufficio sulla base della media generale dei voti”¦ Nei regolamenti si trova veramente di tutto; le università  si sbizzarriscono anche a modificarli. E purtroppo laddove non vi è un regolamento scritto molto dipende dall'arbitrio degli organi competenti, che possono giudicare diversamente in presenza di situazioni identiche. Direi che i casi più assurdi e paradossali sono quelli di Giurisprudenza alla Statale di Milano e alla Federico II di Napoli (ma qualcosa del genere è capitato anni fa anche a Medicina alla Sun, attuale Vanvitelli), in cui può essere richiesto di sostenere un colloquio di accertamento con il docente della disciplina, che può decidere di convalidare o meno l'esame e di tenerne il voto ovvero attribuirne un altro.

          in questo caso come funziona? fanno un esame ad hoc per me solo sulla differenza di contenuti, oppure mi devo fare tutto l'esame per intero?
          Generalmente ti devi rivolgere al docente o a uno dei docenti responsabili dell'insegnamento corrispondente (per titolarità , affidamento o supplenza), con il quale concorderai un programma integrativo, che lui ti assegnerà  sulla base di criteri personalissimi (alcuni docenti pretendano che tu sostenga l'esame da capo pur verbalizzandolo poi come parziale). Per gli atenei che adottano il software Esse3, vedrai proprio un esame separato rubricato come "Integrazione di" scritto in minuscolo seguìto dalla denominazione dell'insegnamento a caratteri tutti maiuscoli. Generalmente tale esame, che ovviamente avrà  il peso dei crediti che tu devi integrare, viene valutato con un voto in trentesimi che fa media come tutti gli altri esami; non ho mai riscontrato una diversa modalità  laddove venga, come oramai avviene pressoché dappertutto stante la diffusione dei sistemi Esse3 e Gomp, verbalizzato come esame a parte.

          Originariamente inviato da BeardedSnow Visualizza il messaggio
          In ogni caso mi pare che Tor Vergata scarti circa 50 crediti
          É la prima volta che sento una cosa del genere. Il correttivo della media (ponderata nella stragrande maggioranza dei casi, ma alcuni atenei per qualche corso adottano quella aritmetica) di gran lunga più utilizzato è eliminare l'esame con il voto più basso e quello con il voto più alto, oppure solo quello con il voto più basso. Anche questo metodo, che è di gran lunga quello più ricorrente, conosce molte varianti, ad esempio in alcuni atenei si scarta solo il voto più basso e in quasi tutti a parità  di voto si scarta l'esame più pesante, altrimenti il più leggero (vedi ad esempio questo regolamento e quest'altro corsi di studio dell'Università  di Palermo, questo di Roma Tre, questi due dell'ateneo trentino, questo dell'Università  degli studi di Perugia, questo dell'ateneo bergamasco, questo dell'Aldo Moro di Bari); niente esclude che si possano in futuro selezionare altri criteri (tiro a indovinare: quello più vecchio con il voto più basso e quello sostenuto più recentemente tra quelli con il voto più basso).

          piccola polemica in generale, non assolutamente contro di te, ma che dovrebbe far capire agli atenei che dovrebbe essere uniformato il criterio, soprattutto perché atenei blasonati si trovano per esempio a scartare i propri laureati in sede di iscrizione alle lauree magistrali perché non sottostanno ai criteri di ammissione, ammettendo laureati da altri atenei con voti in centodecimi superiori, per il solo motivo di cui sopra.
          Il problema non è la scelta dei crediti sui quali calcolare la media; del resto ci sono sedi in cui formalmente la media è computata su tutti gli esami che hanno un voto, ma poi mi si piazzano sei mesi o un anno di attività  formative senza voto e dunque alla fine è come a Tor Vergata.
          Il problema è l'intera modalità  di attribuzione del voto finale, poiché da un lato abbiamo la situazione estrema nella quale esso è determinato unicamente dalla media (semplice o ponderata, cioè pesata, sui crediti degli esami), nella quale magari viene attribuito un voto in trentesimi anche all'esame finale (rarissimo, ma visto all'Università  della Calabria), dall'altro abbiamo situazioni nelle quali concorrono tanti di quegli agenti correttivi che alla fine, pur essendo formalmente incrementabile il voto finale di massimo 5-6 punti o addirittura di massimo 3 punti (a tanto si limita solitamente laddove la prova finale non è una tesi oppure sia possibile per lo studente scegliere una modalità  alternativa alla tesi ovvero la meno impegnativa tra più tipologie di prova finale individuate dal regolamento), di fatto uno si ritrova a laurearsi con anche 10 punti di più rispetto a come sarebbe venuto fuori dalla media (cosa che peraltro con il previgente ordinamento era la norma).
          Teniate presente, comunque, che la maggior parte degli strumenti correttivi sono pensati per limitare il potere discrezionale delle commissioni e garantire dunque una uniformità  interna (non avendo il potere ovviamente la singola sede di intervenire su quella esterna). Mi riferisco in particolare ai vari bonus per conseguimento del titolo in corso o entro un certo periodo fuori, partecipazione a programmi di mobilità  internazionale, profitto (cioè un punteggio aggiuntivo fisso variabile in funzione della media), esami di teologia.
          Tutti questi punteggi aggiuntivi fissi e standardizzati sono sottratti alla discrezionalità  della commissione in quanto vengono rilevati e attribuiti d'ufficio direttamente dalla segreteria, in virtù degli anzidetti criteri predeterminati. La segreteria fornisce pertanto alla commissione il punteggio finale di partenza, al quale la commissione medesima dovrà  aggiungere punti incrementali, già  rivalutato.
          Per non parlare del fatto che la lode in molte sedi non vale niente, in altre vale da 1 a 3 punti per esame (cioè il voto 30 e lode viene computato come 31, 32 o 33 prima di essere convertito su base 110), in altre vale punti incrementali sul voto finale di partenza già  con denominatore 110 (ad esempio 0.1 punti aggiuntivi per esami da 3 crediti, 0.2 per esami da 6 crediti e 0.3 su esami da 9 crediti, oppure lo stesso punteggio per tutti gli esami).
          Insomma, uno che ha avuto 5 lodi, ha la media del 29 e si laurea in corso a seconda del suo ateneo potrebbe ritrovarsi dinnanzi alla commissione con voto di partenza 106.33 (e non entro nel merito di come vengono trattati i decimali nelle diverse sedi) e in un altro ateneo con voto di partenza (tra lodi, bonus media, bonus laurea in corso, bonus teologie, bonus Erasmus) 112 e dunque lode assicurata, indipendentemente dal fatto che la commissione alla prova finale possa assegnare 3, 6 o più punti.
          Tuttavia, se ci fate caso vi accorgete che la stragrande maggioranza dei correttivi adoperati è idonea a sostenere già  studenti particolarmente brillanti, mentre non ha efficacia o comunque produce scarsi effetti su sfaticati, fannulloni o poco dotati. Infatti i criteri correttivi più largamente utilizzati di fatto garantiscono il 110 e lode a chi ha la media del 29, poiché la commissione se lo ritrova già  con 110 (o addirittura 112 o oltre) e pertanto può solo decidere se attribuirgli la lode o meno, senza entrare nel merito della carriera (mentre senza questi correttivi potrebbe accadere che chi ha la media del 29 si laurei con 107). D'altro canto, in caso di risultati mediocri praticamente non agiscono, o comunque agiscono in misura non determinante. Anzi, in caso di scarsi profitti risultano addirittura punitivi, visto che una persona che ha la media del 22 e che pertanto, con tutto l'incremento, si presenta dinnanzi alla commissione con 82 come voto di partenza (che comunque non differisce molto da 80), pur ottenendo una valutazione brillante del suo elaborato non potrà  essere premiata più di tanto dalla commissione, che, avendo a disposizione solo pochi punti, ha le mani legate rispetto all'incidenza sul risultato finale. Del resto veniamo da anni in cui la giurisprudenza amministrativa ha affermato che il voto finale è teoricamente avulso da tutta la carriera e cioè la commissione può discrezionalmente assegnare il voto che le pare, sicché c'è gente laureata con 109 che ha perso i ricorsi. Quindi non è così negativo che le commissioni stesse si autolimitino mediante l'applicazione di regolamenti precisi.
          Preciso, infine, che gli atenei sono perfettamente consapevoli di questa situazione e infatti per l'ammissione a corsi di laurea magistrale e altre tipologie di corsi che richiedano almeno un titolo accademico spesso rileva la media e non il voto finale. Tuttavia a mio avviso siffatte disposizioni sono illegittime in quanto il voto finale ha valore legale. L'unico caso in cui una previsione di questo genere è quando alla procedura selettiva sono ammessi anche laureandi, sicché nel loro caso deve per forza esser presa in considerazione la media. Tuttavia proprio in questi casi ho trovato bandi che prevedevano che per i laureandi si considerasse la media e per i laureati il voto finale: un nonsense.

          da noi a tor vergata in ingegneria non sono nemmeno standardizzati i voti che i docenti danno nei singoli esami.
          Quello dappertutto.

          un esame andato bene che per me era da 26-27, mi è stato dato 18.
          Questa è veramente forte.

          e così anche ad altri, poi siamo andati a vedere gli esami passati dello stesso prof e questo mette max 22.
          Ah, vabbe', come la Gulluscio a Unitelma Sapienza. Ho detto tutto
          BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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          • #6
            grazie della risposta Doc

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