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Dubbi su un futuro sempre più incerto

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  • Dubbi su un futuro sempre più incerto

    Salve a tutti, sono una uova utente e cercherò di fornire una visione completa e coincisa insieme sulla mia situazione.
    Ho sempre cercato di non lasciarmi convincere da stereotipi o pregiudizi di sorta, soprattutto su tematiche così importanti, ma a volte la paura, le preoccupazioni su un presente incerto e un futuro assente, le pressioni sociali e le ansie confermate da aspettative tutt'altro che rosee e positive possono facilmente influenzarti e impressionarti, e di questo stato di vulnerabilità e insicurezza personale ne sono più che consapevole. Ho deciso di rivolgermi personalmente a questa piattaforma nella convinzione che, sebbene il "sentito dire" sia l'ultimo dei parametri di giudizio da considerare, è anche vero che ascoltare le parole di chi è più saggio, più esperto e in qualche modo "vissuto" possa avere risvolti potenzialmente positivi, anche solo aprendomi gli occhi su aspetti che, magari, fino a quel momento non avevo considerato. Detto questo, cercherò di essere il più coincisa possibile.

    Premessa: non intendo assolutamente offendere o incentivare visioni pregiudiziali negative e dispregiative nei confronti di nessuna delle facoltà citate, spero che le mie parole non vengano fraintese, essendo la necessità di coniugare l'utile con il dilettevole condivisa potenzialmente da molte persone.

    Frequento il primo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche e da un po' di tempo mi chiedo se sia questa la mia strada. Pur avendo da sempre avuto interesse per la materia, il non voler diventare psicoterapeuta e le incertezze lavorative che sembrano essere quasi scontate e congenite alla stessa facoltà mi hanno progressivamente indotto a considerare l'eventualità di cambiare facoltà. Ora, il mio secondo interesse, forse divenuto superiore a quello per la psicologia nel corso del tempo, è nei confronti dell'ambito giuridico-politico, storico e sociale, sicché avevo cominciato ad orientare lo sguardo verso scienze politiche. Ma, per ironia della sorte, ho constatato come anche questa facoltà non sembra passarsela meglio in termini di nomea e prospettive occupazionali post-laurea. Ho pensato che un'alternativa valida al solito percorso accademico con tragico epilogo da disoccupato permanente potesse essere la LM-56, ma non avendo mai masticato nozioni di economia e statistica in misura rilevante, ho il timore che non me ne appassioni così tanto da scegliere una laurea magistrale di questo tipo.

    Per fornire maggior contesto, ci tengo a dire che il mio genuino interesse per la politica, la storia contemporanea, le tematiche sociali, le ideologie, l'attualità e la giustizia è aumentato costantemente e senza sosta negli ultimi due anni, al punto da avermi indotto a guardare documentari e interviste, ascoltare podcast e leggere articoli ed essays su questi stessi argomenti (premetto di sapere bene quanto ancora sia ignorante su tantissime questioni, ma non demordo e continuo tutt'oggi a sfruttare quanto più possibile parti del mio tempo libero per dedicarmici). Al contrario, quello per la psicologia è rimasto pressoché immutato ma stabile. Per queste ragioni, stupita, ho cominciato a chiedermi se, per caso, mi fossi buttata a capofitto nel mondo della sola facoltà di psicologia ignorando, accantonando più o meno controvoglia o tentando perfino di soffocare il mio interesse per politica e giustizia sociale perché, magari, non mi credevo all'altezza di queste materie? Perché non sufficientemente portata e intelligente, troppo illusa o troppo spaventata all'idea di dovermi ritrovare, un futuro, a sostenere e argomentare, difendere e appoggiarmi esclusivamente sulle mie opinioni? Non so ancora bene come rispondere, ma credo che un nucleo di verità in questi quesiti ci sia. Mentre la sessione invernale iniziava, e mentre tentavo di prepararmi agli esami (che sì, ho effettivamente dato e superato), continuavo a leggere vogliosa i piani di studio di Scienze Politiche, realizzando quindi che in me serpeggiava il dubbio relativo alla facoltà scelta. Da me. Nonostante avessi tempo per maturare una decisione ponderata. Inutile dire che questi dubbi perdurano tutt'ora.

    I miei parenti, da nonni a zie, mi hanno fortemente sconsigliato di scegliere un percorso orientato sul diritto e la politica, in quanto, a loro avviso, mi converrebbe di più puntare a una laurea che mi garantisca, in futuro, di insegnare: tradizionale porto sicuro per ogni donna intenzionata a maritarsi, ottenere le garanzie di un mestiere come questo dovrebbe essere la mia sola premura, puntando in particolar modo al mestiere di docente di sostegno. Ora, lungi da me soffermarmi sulle radici di una simile concezione e premesso che non intendo sposarmi (a loro non l'ho ancora detto per non spezzare i loro cuori prima del tempo), mi chiedevo:
    1. La laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche non sembra avere come sbocco diretto l'insegnamento, per cui quale dovrebbe essere il percorso magistrale più coerente a tal scopo?
    2. Diventare insegnate sembra essere un'epopea all'insegna di lunghi tragici anni di precariato, sebbene una volta diventati di ruolo si riesca effettivamente a conseguire una relativa stabilità. Chi mi garantisce che riesca a passare al primo colpo i concorsi, a svolgere e superare più o meno brillantemente gli esami richiesti per totalizzare i famosi 24/60 CFU abilitanti? Non vedo come le incertezze di una laurea in scienze politiche siano maggiori rispetto a quelle delineate da questa strada...
    3. L'insegnamento mi sembra qualcosa di estremamente affascinante e coinvolgente, ma mentirei se dicessi che è da sempre stato il mio sogno, perché non è così: l'idea non mi dispiace più di tanto, ma non è la mia primaria ambizione e non penso sia un elemento completamente indifferente nel discorso, perché scegliere qualcosa per ripiego non mi è mai parsa una mossa vincente ed efficace.
    Se continuassi per questa strada, inoltre, dovrei trasferirmi a un ateneo vicino casa per una lunghissima serie di motivi e problemi familiari e personali, ma ormai è una decisione che ho già preso dopo una lunga meditata riflessione (ho frequentato il primo anno lontano da casa, sto rinunciando a un sogno che coltivavo da tempo, ma lo faccio per il mio stesso benessere, seppur malvolentieri in parte). Il solo problema sarebbe il fatto che, non sapendo quali esami mi convalideranno, ho deciso di iscrivermi eventualmente al primo anno con riconoscimento della carriera pregressa, per cui dovrei sostenere nuovamente il test di ingresso nel nuovo Ateneo e ho il serio timore di non farcela, specie nella parte logico-matematica. Ma suppongo che questo sia un problema di cui dovrò occuparmi una volta presa la mia decisione principale.

    Ho fatto già vari post a riguardo, quindi no, non sto per chiedervi se la laurea in Scienze Politiche qualunque magistrale venga dopo sia utile, fruttuosa ecc. Però, a netto proprio di tutte queste considerazioni, sono stanca: stanca di sentirmi dire che le facoltà umanistiche siano tutte sostanzialmente inutili e rischiose, stanca di provare a cercare un compromesso passione-certezze lavorative che non implichi il buttarmi sulle tanto famigerate facoltà STEM (DISCLAIMER: non intendo in nessun modo offendere o pavoneggiarmi contro chi frequenta queste facoltà, anzi avete tutta la mia sincera stima e ammirazione, però spero possiate capire la frustrazione di chi, non avendo alcuna passione rilevante per queste discipline, si sente con le spalle al muro in virtù di un inspiegabile senso di colpa per le proprie passioni perché non soddisfacenti i criteri imposti dal mercato del lavoro). Non ho autostima, non ho fiducia in me, ho vissuto il mio primo anno di università in uno stato mentale ed emotivo messo a dura prova anche da queste destabilizzanti incertezze che non sembrano trovare soluzione, cosa che ha influito anche sul mio rendimento (il mio voto più basso è quello nella materia che un anno fa mi appassionava di più, sebbene siano stati complici una docente tanto pigra quanto pignola e lunghe settimane di umore sotto i piedi per problemi in casa e in famiglia).

    Se siete arrivati fin qui, innanzi tutto vi ringrazio per la pazienza e mi scuso per il tono essenzialmente deprimente e tedioso di questo post. Mi trovo di fronte a un bivio: proseguo con Scienze e Tecniche Psicologiche, per la quale ho ancora interesse, scegliendo o l'insegnamento o un ambito più allettante come Risorse Umane e quindi Psicologia del Lavoro, sebbene al momento non so se potrà piacermi davvero? Cambio facoltà, scegliendo qualcosa che mi interessa profondamente pur non conoscendola appieno come Scienze Politiche, a netto dei plurimi rischi sopracitati? Cambio del tutto strada, puntando esclusivamente a ambiti che mi diano relativa certezza e solidità, quindi lauree che vertano all'insegnamento? O mi butto dal quarto piano di casa (l'edificio in cui vivo ha 3 piani, il quarto è quello dell'odio verso me stessa. No ok, scherzo, però insomma lo stato generale in cui verso è quello che è e un po' di autoironia mi aiuta a digerire meglio la pillola).

    Come avrete potuto intuire è tutto un gran pasticcio. Sono sulla soglia dei 20 anni eppure mi sembra di essere già al capolinea prima ancora di cominciare. Il punto è che io per prima non so come vedermi tra 10 anni in termini di carriera lavorativa: vorrei sicuramente essere economicamente indipendente ma anche soddisfatta, eppure non faccio altro che pensare alla vita di stenti che condurrei una volta terminati gli studi, ammesso che ci riesca, in un modo o nell'altro. Banalmente, ma nemmeno così tanto, io vorrei lasciare un contributo utile per questa nostra società in fiamme, e non intendo indelebile perché famoso o d'impatto, ma in quanto prezioso, anche nel suo piccolo, per un lento ma deciso miglioramento, o forse sarebbe più corretto dire "risorgimento" dalle ceneri che si stando accumulando ai suoi piedi. Vorrei contribuire al cambiamento del nostro Paese, delle sue istituzioni e politiche, micro e macro realtà. Ma ho paura, tanta, paura di aggiungermi al troppo vasto insieme di giovani e futuri coetanei non abbastanza apprezzati, riconosciuti e valorizzati e che si ritrovano a brancolare nel buio, senza presente, men che meno un futuro. E penso ai soldi spesi in test, affitti, cibo e altri beni a netto di una futura scelta che potrebbe aver reso il tutto completamente inutile e sprecato. Eppure, un'altra parte di me mi ricorda che in fondo a studiare e a cercare un lavoro, sia esso psicologo penitenziario, perito/psicologo giuridico, dipendente del Ministero dell'Interno o degli Esteri, o anche dell'UE, giornalista d'inchiesta freelance, sono e sarò sempre io, di fatto contano la mia soddisfazione, la mia felicità. Credo.

    Chiedo scusa per la lunghezza di questo post e spero di non avervi annoiato, ringrazio chiunque abbia anche solo letto e chi sceglierà magnanimamente di rispondermi, ogni consiglio e critica sono ben accetti, anche se spero in un po' di clemenza :')

  • #2
    Ciao,

    sicuro che intendessi «coincisa» e non, semmai, «concisa» (ripetuto due volte)?

    Detto questo, Scienze e tecniche psicologiche (e non «Scienze e Tecniche Psicologiche»), che non è una facoltà (termine che hai usato a sproposito), in termini di risvolti occupazionali è dieci spanne sotto Scienze politiche, che nemmeno è una facoltà e che non sarà ai primi posti per esiti occupazionali, ma nemmeno all'ultimo come la citata Scienze e tecniche psicologiche.

    Non si «premette» alla fine del periodo.
    1. Nessuna laurea semplice consente di insegnare. Solo le lauree magistrali consentono di farlo. Per gli insegnamenti tecnico-pratici invece serve un diploma di istituto tecnico o professionale, che dall'anno prossimo, fatte salve ulteriori proroghe, dovrà essere accompagnato da una laurea qualsiasi.
    2. Per insegnare non serve superare concorsi. L'insegnamento è l'unico settore della pubblica amministrazione cui possono accedere porci e cani e permanervi anche per trent'anni senza aver superato uno straccio di selezione. I concorsi, che spesso sono delle farse (hanno abolito le sanatorie stabilendo che il concorso è la via maestra, ma hanno trasformato i concorsi in sanatorie mascherate), servono per entrare in ruolo, non per accedere all'insegnamento in re ipsa. Certo, senza ruolo si è precari, ma spesso e volentieri si lavora lo stesso (poi dipende dalla classe).
    Quale sarebbe la tua primaria ambizione? A me sembra di capire solo che hai un elenco di cose che non vuoi fare, ma non hai alcuna idea circa ciò che vorresti fare.

    Scienze politiche, oltre a non essere una facoltà, c'entra poco o niente con l'area umanistica (anche l'approccio alla storia e alle lingue, che di per sé sono discipline umanistiche, non è di tipo umanistico).
    Le facoltà STEM non esistono. Esistono i corsi STEM.

    Se siete arrivati fin qui, innanzi tutto vi ringrazio per la pazienza e mi scuso per il tono essenzialmente deprimente e tedioso di questo post.
    In realtà il post più che tedioso mi pare stucchevole: ho come l'impressione che tu stia cercando, se non commiserazione, solidarietà rispetto a un tentativo di attribuire ad altri i tuoi fallimenti. Il primo passo per crescere è assumersi le proprie responsabilità, strafottendosene degli altri (e se ci sono riuscito io ci può riuscire chiunque), prendere delle decisioni e portare a termine i propositi conseguenti.

    Mi trovo di fronte a un bivio: proseguo con Scienze e Tecniche Psicologiche, per la quale ho ancora interesse, scegliendo o l'insegnamento o un ambito più allettante come Risorse Umane e quindi Psicologia del Lavoro, sebbene al momento non so se potrà piacermi davvero?
    Comincia con l'evitare tutte le maiuscole inutili.

    Cambio facoltà, scegliendo qualcosa che mi interessa profondamente pur non conoscendola appieno come Scienze Politiche, a netto dei plurimi rischi sopracitati?
    Comincia col capire cosa è una facoltà, perché non è ciò che pensi tu. Detto questo, cambiare o non cambiare dipende dal punto al quale ti trovi con Scienze e tecniche psicologiche: se sei a 140 crediti ti conviene finire, il che a differenza di quel che pensi non implica il proseguimento degli studi in àmbito psicologico. In verità non sarebbe neanche obbligatorio proseguirli, ma con una laurea così inutile è necessario: anziché buttarti sulla psicologia del lavoro, come fanno tutti coloro che vorrebbero fare i clinici ma fanno psicologia del lavoro perché pensano di avere i famosi «sbocchi», salvo poi accorgersi che tali sbocchi sono inesistenti e buttarsi comunque sulle ancora più inutili scuole di psicoterapie per poi aprirsi la partita IVA ed emettere due fatture all'anno (e non perché lavorano in nero), potresti abbinare alla (inutile) laurea in Scienze e tecniche psicologiche una bella magistrale in Relazioni di lavoro (classe LM-77) della Università di Modena e Reggio Emilia, che ti apre le porte dell'amministrazione e della selezione del personale (per la formazione in teoria ci sarebbe la LM-50, ma non te la consiglio affatto) e, senza richiedere particolari competenze economiche, aziendali e statistiche per conseguire il titolo (i cui esami sono perlopiù giuridici e qualcuno psicologico), ti consente anche, ovviamente se riesci a compensare le lacune con studio personale, di accedere, previo praticantato, a ben tre professioni regolamentate: dottore commercialista, revisore legale e consulente del lavoro. Se invece sei interessata all'insegnamento secondario di discipline letterarie (latino escluso), filosofia e scienze umane, proseguire gli studi su LM-1, LM-50, LM-65, LM-85, che consentono di accedere a quasi tutte le classi di concorso umanistiche (integrando crediti in funzione della singola classe, ad esempio attraverso esami singoli). Con LM-87 potresti insegnare addirittura sulla classe A-18 e sulla A-45 (è l'unica LM a consentire questa combinazione). E ho considerato solo le classi delle lauree magistrali che annoverano in almeno un paio di università la possibilità di accedere senza obblighi formativi aggiuntivi con una laurea di classe L-24. Alla UniBo sono disponibili anche un corso LM-88 e uno LM-62 accessibili con L-24. Con LM-51 puoi insegnare solo su A-18.

    Cambio del tutto strada, puntando esclusivamente a ambiti che mi diano relativa certezza e solidità, quindi lauree che vertano all'insegnamento?
    Con qualsiasi laurea magistrale si può insegnare; il problema è che alcune classi sono sature.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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    • #3
      Gentile dottore,
      la ringrazio per aver risposto. Mi scuso sia per il ripetuto errore di battitura, del quale non mi sono accorta avendo digitato il testo su smartphone, sia per l'utilizzo improprio del termine "facoltà" e delle maiuscole non necessarie, errori non compiuti intenzionalmente e consapevolmente e che provvederò a evitare in futuro grazie alla sua zelante cura ortografica, indubbiamente apprezzabile di questi tempi. Non avendolo probabilmente specificato nel messaggio precedente, sottolineo che ho appena terminato il primo anno del corso di laurea in questione, conseguendo un totale di 56 CFU. Sono prossima a compiere 20 anni e purtroppo non sono ancora in grado di definire con certezza la mia primaria ambizione: sicuramente ho sogni e mi ritrovo a fantasticare di tanto in tanto, in virtù proprio dei miei interessi personali, ma l'attuale panorama lavorativo e l'odierna situazione economica che interessano l'Italia mi riportano coi piedi per terra. Banalmente, ma nemmeno così tanto, io vorrei lasciare un contributo utile a questa nostra società in fiamme, e non intendo indelebile perché famoso o di grande nomea, ma in quanto prezioso, anche nel suo piccolo. Vorrei contribuire al cambiamento del nostro Paese, delle sue istituzioni e politiche, micro e macro realtà. Ma ho paura, tanta, paura di aggiungermi al troppo vasto insieme di giovani e futuri coetanei non abbastanza apprezzati, riconosciuti e valorizzati e che si ritrovano a brancolare nel buio, senza presente, men che meno un futuro. So che questi timori non devono in alcun modo rappresentare un alibi o un lasciapassare che giustifichino una condotta eccessivamente pigra, inadempiente o negligente, ma in verità non credo siano attributi che mi appartengono: pur non reputandomi una persona particolarmente brillante, sono estremamente consapevole di personali difetti e mancanze di ogni genere, e quotidianamente cerco di compensare a essi e di migliorarmi, per quanto mi sia difficile a causa di una bassa autostima e della totale mancanza di fiducia in me stessa (spero di non risultare una falsa modesta).

      Sono molto affascinata dalle questioni politiche, giuridiche e sociali, pur non avendo mai studiato le numerose discipline annesse e non sapendo se ne sarò mai all'altezza, motivo per il quale tutt'ora sono incerta se cambiare, di fatto radicalmente, il mio percorso. Tento ogni giorno di informarmi attraverso la lettura di giornali, la consultazione di saggi e articoli nel limite delle mie capacità, sebbene accolga con piacere nuove sfide in tal senso, mettendo a frutto le competenze e le conoscenze acquisite durante gli anni liceali (i miei docenti, nella fattispecie quello di filosofia e storia, hanno sempre spronato la nostra classe ad applicare le nozioni impartite e insegnate alla comprensione dei fenomeni e degli eventi d'attualità, affinando il senso critico già inspessito e incentivato dalla lettura delle opere letterarie greche e latine, dei manuali e dei saggi filosofici ecc.). Eppure, non so ancora quale possa essere "il lavoro più adatto a me": forse diventare qualcuno come Sigfrido Ranucci oppure lavorare per le istituzioni pubbliche, ma ho ancora una visione piuttosto confusa. Lei, sulla soglia dei 20 anni, aveva già un'idea sufficientemente chiara del futuro al quale avrebbe voluto ambire? (non intendo essere offensiva e provocatoria, è una genuina curiosità, però può anche non rispondermi se preferisce).

      Vi ringrazio per le dettagliate delucidazioni fornite in merito ai percorsi prospettati dalle varie lauree magistrali da lei citate, mi hanno fornito un quadro di partenza molto chiaro sul quale mi informerò ulteriormente.

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      • #4
        Carissima chiomadiberenice,

        tu sei ancora molto giovane e hai tutta la vita davanti, però devi vivere questa vita come persona adulta e non rimanere aggrappata con la mente a quel periodo di transizione che è l'adolescenza, un limbo tra l'infanzia e l'età adulta che già in Italia è eccessivamente dilatato.

        56 crediti sono tanti; significa che hai seguìto gli studi con diligenza. Se la media è alta, io ti consiglio di portare a termine questo percorso e dopo proseguire gli studi tenendo conto delle mie indicazioni (magari puoi anche abbinare un master in HR alla LM-77 in Relazioni di lavoro e così in 5 anni conseguire tre titoli che delineano un profilo idoneo a una carriera nelle risorse umane.

        Quanto alle discipline giuridiche e politico-sociali, sappi che sino al 1969 l'iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza, alla quale afferiva anche la maggior parte dei corsi di laurea in Scienze politiche, era riservata per legge a chi avesse una licenza liceale, poi trasformata in maturità, classica, corrispondente all'attuale diploma di secondo ciclo di indirizzo classico. I pochi corsi di laurea in Scienze politiche attivati al di fuori di facoltà di Giurisprudenza (ad esempio quello dell'istituto Cesare Alfieri di Firenze, che nel 1969 era oramai da tempo divenuto facoltà di Scienze politiche in seno all'Università degli studi di Firenze, istituita nel periodo fascista) erano accessibili anche a chi provenisse dal liceo scientifico. Dunque non ti preoccupare perché sono corsi calibrati per chi non ha affrontato le medesime materie prima e – anzi – i galletti che provengono dagli istituti tecnici (per non parlare dei professionali) i quali credono di capire qualcosa di diritto ed economia devono presto ricredersi e sono tra quelli che maggiormente abbandonano, anche perché tutte le scienze sociali hanno origine dalla filosofia (in realtà anche le scienze dure, che però se ne sono distaccate già nel Medioevo, mentre dall'Età classica sino all'età contemporanea il concetto di scienza sociale neanche esisteva, tant'è che ancora ci sono persone che confondono le scienze sociali con le materie umanistiche) e per poterle affrontare servono solide basi filosofiche. Il liceo delle scienze umane con opzione economico-sociale è un'invenzione recente e rappresenta quattro gatti.

        Tento ogni giorno di informarmi attraverso la lettura di giornali, la consultazione di saggi e articoli nel limite delle mie capacità
        Scusami ma non ti seguo: vista l'infima qualità dell'informazione italiana, quali sarebbero questi articoli al limite delle tue capacità?
        Repubblica, Corriere della sera, La Stampa, Il Mattino e Il Messaggero sono illeggibili per le cavolate che scrivono, la disinformazione giuridica che fanno, il lecchinaggio politico, per non parlare dell'ignoranza che i giornalisti televisivi non perdono occasione per manifestare. Poi sono specializzati nel creare, in collaborazione con la politica, false emergenze, o forse tu credi che esista il femminicidio? No perché in quest'ultima ipotesi io con te neanche voglio parlare, perché per credere che esista il femminicidio bisogna essere proprio dei minorati mentali.

        sebbene accolga con piacere nuove sfide in tal senso, mettendo a frutto le competenze e le conoscenze acquisite durante gli anni liceali (i miei docenti, nella fattispecie quello di filosofia e storia, hanno sempre spronato la nostra classe ad applicare le nozioni impartite e insegnate alla comprensione dei fenomeni e degli eventi d'attualità
        Un consiglio: dimentica tutte le sciocchezze che ti hanno insegnato. Comprendere la realtà senza avere competenze giuridiche, politologiche, sociologiche e statistiche non è possibile, e gli ultimi che hanno queste competenze sono i laureati in materie umanistiche, che tipicamente credono di sapere tutto senza sapere un caxxo. Peggio di loro ci sono solo i medici e i laureati in ingegneria. Sarebbe il caso che queste persone si occupino di ciò che sanno, senza invadere i campi disciplinari altrui, cosa che sembra il loro sport preferito.
        I giornalisti, poi, sono il peggior esempio da cui si possa trarre conoscenza. Se per saggi intendi pubblicazioni scientifiche, allora è diverso. Se vuoi imparare veramente, sta' lontana dal mondo del giornalismo.

        Eppure, non so ancora quale possa essere "il lavoro più adatto a me": forse diventare qualcuno come Sigfrido Ranucci
        Certo che tu ti vuoi veramente male.
        Bisogna avere veramente scarsa stima di sé per prendere a modello gente come Ranucci o come magari il suo predecessore Milena Gabanelli
        Stiamo parlando proprio della crema della crema della crema della ********* del giornalismo italiano, che è già quello che è. Peggio, forse, c'è solo Travaglio.
        Mamma mia. Mi vengono i conati di vomito.

        Lei, sulla soglia dei 20 anni, aveva già un'idea sufficientemente chiara del futuro al quale avrebbe voluto ambire?
        Innanzitutto sui fora telematici ci si dà del tu; in secondo luogo, io a vent'anni facevo il giornalista, e già da tempo (l'ho fatto anche durante il liceo), poi quando la mia carriera aveva ingranato e stava raggiungendo un discreto livello mi sono reso conto che il disgustoso mondo del giornalismo non merita una persona come me.

        Edit di Bmastro: ho usato gli asterischi (come giustamente vanno usati) per eliminare un termine che potrebbe dare problemi.
        Ultima modifica di dottore; 05-07-2023, 13:36.
        BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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        • #5
          In quello che scrivi rivedo tanto di quello che pensavo io. Questo sistema produttivo non rende le cose facili a chi vuole apportare un cambiamento positivo alla propria comunità. Farlo da soli non è possibile, bisogna associarsi ad altre persone che condividono i nostri stessi valori per raggiungere obiettivi comuni. Ti consiglio di unirti ad un’associazione o a un gruppo che rispecchi i tuoi valori
          Se ti posso dare un altro consiglio, la paura del futuro (che io comprendo perfettamente, essendo più o meno della stessa generazione) può essere esacerbata ad esempio dal fatto di trovarsi in una situazione in cui si è insoddisfatti del presente e non lo si vive con molta “presenza”. Se vuoi aiutare qualcuno, parti dalle persone vicine a te, come i tuoi amici. Ascoltali e sii presente per loro. Oltre a colmare il
          tuo bisogno di avere un impatto positivo nel mondo, avere relazioni sociali forti è fondamentale per il proprio benessere

          Riguardo alla scelta dell’università, a scienze politiche si studia poco della giustizia sociale come la intendiamo noi. Scienze politiche, se usiamo dei sinonimi, significa discipline del governo. Praticamente è una specie di scienze della (pubblica) amministrazione ma con meno diritto e più storia. Forma dei funzionari della pubblica amministrazione, con un’impronta più “internazionale”.

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          • #6
            Benvenuto nel forum, frances.

            Il corso di laurea in Scienze politiche fu "inventato" sotto il Fascismo proprio per formare pubblici funzionari. All'epoca la dirigenza pubblica non esisteva e il pubblico impiego, a ordinamento pubblicistico, era suddiviso in quattro carriere: ausiliaria, esecutiva, di concetto e direttiva. Queste carriere sono state mantenute sino a poco tempo fa nei comparti delle autonomie territoriali, della sanità e dell'università e ad esse corrispondevano le lettere A, B, C e D.
            Occorre tenere presente che la riforma Gentile concepiva solamente l'area umanistica e l'area scientifica, ritenendo che l'università potesse essere solo luogo di formazione alla ricerca e, dunque, relegando le materie "tecniche" a istituti superiori che non potevano fregiarsi del titolo di università: le regie scuole di applicazione per ponti e strade, le regie scuole di commercio, le accademie di architettura etc.. In un certo senso l'attuale sistema elvetico, in particolare del cantone Ticino, sebbene sviluppatosi molto più tardi, ricalca quel modello. Va anche detto che all'epoca il concetto di scienza sociale era proprio in fase embrionale. In questo contesto i corsi di laurea in Scienze politiche nascono, in seno alle facoltà di Giurisprudenza e all'istituto Cesare Alfieri di Firenze, in maniera totalmente avulsa dalla scienza politica, che all'epoca come disciplina accademica neanche esisteva (in Italia, anche se il suo fondatore è considerato il tardo-ottocentesco Gaetano Mosca, si è sviluppata come disciplina autonoma molto più tardi, tanto che il primo insegnamento ufficiale di questa materia fu istituito nel 1957, cattedra affidata a Giovanni Sartori; nel mondo di lingua inglese, invece, la disciplina si è sviluppata come branca della sociologia), con lo scopo di cui sopra dichiarato esplicitamente. All'epoca il corso aveva un impianto unitario. Solo qualche decennio più tardi fu suddiviso in 5 indirizzi di specializzazione:
            • storico-politico;
            • politico-sociale;
            • politico-internazionale;
            • politico-economico;
            • politico-amministrativo.
            Il primo biennio era comune, il secondo biennio di indirizzo. Sennonché il primo spin off nacque dopo i moti del famigerato 1968 e fu Sociologia, dopodiché nacque Economia politica (attivato in pochissimi atenei), quindi verso la fine degli anni '90 vennero istituiti Scienze internazionali e diplomatiche (UniTs, UniBo, Orientale di Napoli) e Scienze dell'amministrazione (Firenze, Napoli Parthenope, Reggio Calabria Mediterranea).

            Con la riforma universitaria sono state create le seguenti classi:
            • 15, poi L-36, per Scienze politiche e delle relazioni internazionali;
            • 36, poi L-40, per Scienze sociologiche / Sociologia;
            • 28, poi L-33, per Scienze economiche;
            • 35, poi L-37, per Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace;
            • 38, poi L-16, per Scienze dell'amministrazione / Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione.
            A parte qualche originale eccezione sulla quale non sto ad approfondire, la maggior parte degli atenei ha puntato, per la classe 15/L-36, all'area internazionalistica, assecondando un trend previsto e che in effetti è stato confermato dai fatti; qualcuno ha rafforzato l'area politologica, paradossalmente trascurata nel previgente ordinamento, mentre l'indirizzo storico e quello economico si sono praticamente estinti e quello sociologico è presente solo a Firenze e Bologna. Anche l'area giuridica è assai trascurata (in molti corsi sono presenti solo due esami giuridici, talvolta perfino uno solo, e quasi mai è previsto un esame obbligatorio di diritto amministrativo) e quindi per avere un corso che ricalchi il vecchio indirizzo amministrativo bisogna per forza dirigersi sulla classe 38/L-16, rinunciando alle due lingue. Nella classe 36/L-40 ci sono corsi uguali a Sociologia v.o. o più simili a Scienze politiche con indirizzo di specializzazione politico-sociale a seconda che la sede di attivazione avesse o meno Sociologia con il previgente ordinamento (vedasi al riguardo Trento, Milano Cattolica, Napoli Federico II, Milano Bicocca, Roma Sapienza da un lato e tutte le altre dall'altro). Anche l'indirizzo politico-economico e il vecchio corso di laurea in Economia politica sono pressoché estinti, dacché sulla classe 28/L-33 vengono attivati perlopiù corsi che potrebbero essere tranquillamente inquadrati sullla classe 17/L-18.
            La L-37, invece, rappresenta una novità che ha costretto gli atenei a progettare su di essa corsi di laurea ex novo anziché a forzare su di essa corsi di laurea vetero-ordinamentali appositamente trasformati. Questo ha creato maggiore eterogeneità nell'offerta, con corsi di impronta più umansitica (antropologia, filosofia, storia, psicologia, pedagogia), come ad esempio il corso di laurea in «Operatori di pace: gestione e mediazione dei conflitti» interfacoltà tra Scienze della formazione, Scienze politiche "Cesare Alfieri", Lettere e filosofia e Medicina e chirurgia dell'Università di Firenze, e corsi di impronta più marcatamente politico-economica, come Sviluppo e cooperazione internazionale sempre all'Università di Firenze, ma presso la facoltà di Economia. L'Università della Calabria aveva inquadrato in detta classe il proprio corso di laurea in Discipline economiche e sociali, trasformato dal vecchio ordinamento, oggi disattivato, che rappresentava un unicum tra le università statali italiane (ce n'era solo un altro alla Bocconi, soppresso; esiste un corso di laurea magistrale omonimo). Anche con la classe 39/L-15, Scienze del turismo, è accaduta la stessa cosa: basti pensare alla differenza tra il corso di laurea in Scienze del turismo a indirizzo manageriale istituito dalla facoltà di Economia dell'Università Federico II e ai vari corsi di laurea in Economia del turismo che con il nuovo ordinamento sono stati ascritti a questa classe da un lato e il corso di laurea in Scienze del turismo per i beni culturali della facoltà di Lettere dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con sede in Pomigliano d'Arco. Parlo di facoltà perché sto parlando del passato (alcuni dei corsi nominati neanche esistono più), comunque sempre a Napoli sono attivi corsi di laurea in Scienze del turismo anche alla facoltà di Giurisprudenza della Pegaso e al dipartimento di Scienze politiche "Jean Monnet" (già facoltà di Studi politici europei e mediterranei "Jean Monnet"), con sede in Caserta, della Vanvitelli; questi ultimi hanno un'impronta più giuridica (il primo più economico-giuridica e il secondo giuridico-politica).
            BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics

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            • #7
              Sto preparando l’esame di scienza politica quindi ho presente ciò che hai scritto sulla storia di questo insegnamento. Eppure l’opinione comune è che a scienze politiche di studi “la politica”, mentre ad esempio nel mio ateneo al CdS in Scienze politiche l’esame prettamente politologico è solo uno, quelli storico-politologici quattro (storia delle istituzioni politiche, storia delle dottrine politiche, delle relazioni internazionali e dell’integrazione europea).

              Anche nel mio corso non era presente l’insegnamento di diritto amministrativo, è stato introdotto solo quest’anno, sostituendolo a diritto privato (cosa che trovo sensata, dato che come abbiamo detto Scienze politiche forma funzionari pubblici).

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