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L'ignoranza regna sovrana

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  • L'ignoranza regna sovrana

    Buongiorno a tutti.
    Premetto che questa discussione potrebbe un po' rattristare dottore, perché mostrerebbe ancora una volta la sua corretta tesi sul fatto che dopo tantissimi anni non si sia compreso (solo in Italia, credo) una banalità come il funzionamento del sistema dei titoli di studio universitari.
    Ieri sera, mentre navigavo su Instagram, mi sono imbattuto nel commento di una tale che "rimprovera" una ragazza che affermava di aver conseguito due lauree, presumibilmente una laurea e una laurea magistrale, in Fisica. Questa squinternata nei commenti ha infatti scritto: "Possiamo normalizzare il fatto che laurea triennale e magistrale non vanno intese come doppia laurea? Grazie". A quel punto, non ho resistito e ho dovuto scrivere e dare manforte ai (pochi) utenti che la accusavano di dire una bestialità.
    Ecco il mio commento: "Come ho già commentato condividendo pienamente le parole di Irene Borghini, mi stupisco sempre del fatto che la maggior parte della gente, compresi studenti universitari o laureati, non abbiano ancora capito dopo quasi venticinque anni come funzioni il sistema universitario italiano, che è presente in tutta Europa e negli Stati Uniti. Innanzitutto, il termine "triennale" è gergale, in quanto il nome ufficiale che tutti dovrebbero utilizzare è quello di laurea (come da decreto ministeriale M.U.R.S.T. del 3/11/99 e poi da quello M.I.U.R. 270/2004). In secondo luogo, questo sistema fu introdotto sia per rendere uniforme l'ordinamento dell'istruzione superiore in Europa e anche per permettere in Italia di fare entrare i laureati molto prima del mondo del lavoro, dato che l'intenzione corretta dovrebbe essere quella di conseguire una magistrale in rari casi per ricoprire particolari ruoli specifici di elevata responsabilità (decreto M.I.U.R. 270/2004), poiché nel 1999 l'età media del conseguimento della laurea era circa 28-30 anni con la media di laureati tre anni fuori corso. Ciò nonostante, al contrario di quanto avviene nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti, la maggior parte dei laureati considerano la "triennale" un "pezzo di carta" totalmente inutile preso dando venti o più esami (quasi il doppio di quelli da dare durante l'eventuale magistrale) e non reputano di avere un titolo "completo" (perché? Mica i titoli dii studio di tre cicli diversi vanno presi per completarne uno già conseguito), a differenza dei paesi anglosassoni da cui il sistema universitario attuale trae origine in cui gli studenti di master's degrees (che sono un 30-40% dei laureati, mentre in Italia fra magistrali e master si arriva a oltre l'80%) si chiamano graduates, ovvero studenti laureati, che spesso lavorano già quando conseguono i master. Infine, molte magistrali sono una inutile ripetizione dei concetti già visti durante la laurea (spesso con gli stessi professori!), rendendoli quindi totalmente inutili.".
    Grazie a Dio, un altro ragazzo ha giustamente evidenziato l'assurdità del ragionamento della tizia in questione, nonostante questa continuasse a ribattere. A tal punto, mi sono sentito in dovere di scrivere un altro paio di cose: "Edoardo, mi dispiace ma credo sia quasi inutile continuare a discutere con alcuni che commentano con assurdità senza sapere cosa dica la legge, cosa sia il valore legale dei titoli di studio o cosa succede banalmente passato il confine di Stato. Viviamo in un paese dove dopo quasi venticinque anni la gente pensa che la magistrale sia una "specializzazione". Vorrei metterli a parlare coi miei parenti statunitensi che hanno studiato anche in grosse università oltreoceano dicendo loro di avere una sola laurea avendo un Bachelor e un Master per vedere che faccia farebbero.".
    Infine, ho concluso con: "Buonasera. Come le sta dicendo Edoardo Motta, i titoli di studio mica si "completano". La legge parla di laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca. Che senso ha il dire "3+2" quando manca un terzo ciclo? Perché allora non dovremmo considerare "incompleti" tutti i laureati magistrali visto che non hanno conseguito anche l'ultimo titolo universitario disponibile? Già la magistrale è così tanto diffusa in Italia che ha perso il valore eccezionale che avrebbe dovuto avere originariamente secondo l'intenzione corretta di Berlinguer e degli altri ministri europei. Basterebbe guardare fuori dall'Italia per vedere come funzionano le cose. Mio cugino, che lavora per l'O.M.S., ha un collega ex progettista all'Apple che ha conseguito solo un Bachelor (Laurea italiana).".
    In sintesi, la cosa che più mi rattrista è vedere che questa signora ha ricevuto non so quanti commenti di approvazione e condivisone, probabilmente da persone che hanno conseguito due titoli di studio universitari, pensando di averne uno.
    Povera Italia e povera Repubblica di San Marino (anche qui vige esattamente la stessa mentalità)...

  • #2


    Purtroppo non c'è nulla di nuovo in quello che scrivi e fai notare. I commenti su instagram della deficiente a cui ti riferisci mi fanno venire in mente quanto lungimirante e profetico è stato il sarcastico commento di un grande come Umbero Eco, quasi 10 anni fa:

    "I social network sono un fenomeno positivo ma danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Ora questi imbecilli hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel".

    Rattrista anche me scoprire che questa tizia, esponente di spicco della legione di imbecilli a cui Umberto Eco si riferiva, possa riscuotere approvazione per le idiozie che ha scritto, ma evidentemente il vecchio proverbio popolare "la madre dei cretini è sempre incinta" è più attuale che mai.

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    • #3
      Buonasera, @AC1000, chiedo perdono se ho visto il messaggio questa mattina e non sono riuscito a rispondere.
      Purtroppo, è proprio come dici tu e come affermava U. Eco.
      P.S. Per la cronaca, il messaggio della signora è arrivato a più di duemila "Mi piace".

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      • #4
        È anche colpa del fatto che le persone di questa era sono PC non dotati di senso critico e di capacità di analisi e pensano che sia tutto un susseguirsi di cose.
        ​​​​​​Ti faccio un esempio, fatti un giro su un gruppo per l'insegnamento e nota che domande vengono chieste.

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        • #5
          Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio

          Purtroppo non c'è nulla di nuovo in quello che scrivi e fai notare. I commenti su instagram della deficiente a cui ti riferisci mi fanno venire in mente quanto lungimirante e profetico è stato il sarcastico commento di un grande come Umbero Eco, quasi 10 anni fa:

          "I social network sono un fenomeno positivo ma danno diritto di parola anche a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Ora questi imbecilli hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel".

          Rattrista anche me scoprire che questa tizia, esponente di spicco della legione di imbecilli a cui Umberto Eco si riferiva, possa riscuotere approvazione per le idiozie che ha scritto, ma evidentemente il vecchio proverbio popolare "la madre dei cretini è sempre incinta" è più attuale che mai.
          Per la serie "la tocco piano".

          Bisogna anche considerare la possibilità che altre persone possano avere pareri diversi dai nostri senza per questo cadere nella tentazione di offenderli.
          Per quanto sbagliati possano essere questi pareri, se si passa alle offese allora la discussione finisce col trascendere e di sicuro non si riesce a convincere nessuno.
          Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
          digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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          • #6
            Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio

            Per la serie "la tocco piano".

            Bisogna anche considerare la possibilità che altre persone possano avere pareri diversi dai nostri senza per questo cadere nella tentazione di offenderli.
            Per quanto sbagliati possano essere questi pareri, se si passa alle offese allora la discussione finisce col trascendere e di sicuro non si riesce a convincere nessuno.
            Veramente nel mio post precedente non ho offeso nessuno: definire "deficiente" un o una "deficiente" non è un'offesa ma una semplice constatazione della realtà. Peraltro un qualsiasi dizionario della lingua italiana connota il termine "deficiente" (Persona totalmente o parzialmente minorata sul piano intellettuale) in modo generalmente non offensivo ed è stato questo anche il senso con cui io ho usato tale termine, senza contare che le affermazioni fatte da questa tizia rendono il termine che ho utilizzato particolarmente appropriato a descriverla.

            Riproporre poi quanto scritto da uno dei maggiori esponenti della cultura italiana, con una frase che andrebbe incisa nel bronzo tanto è vera e attuale, non è offensivo, come non lo è riportare un proverbio, nato dalla saggezza popolare, che si adatta alla perfezione al contesto a cui ci riferiamo.

            Hai perfettamente ragione quando scrivi "Bisogna anche considerare la possibilità che altre persone possano avere pareri diversi dai nostri senza per questo cadere nella tentazione di offenderli" però qui cadi in un errore di fondo: la tizia alla quale ci si riferisce, quando ha scritto "Possiamo normalizzare il fatto che laurea triennale e magistrale non vanno intese come doppia laurea? Grazie" non sta assolutamente esprimendo un proprio e rispettabilissimo parere personale, ma sta facendo, volendo usare un termine inglese, uno "statement" che proprio per il modo in cui è scritto non lascia spazio a margini di contradditorio (anzi volendo fare i sofisti, il "grazie" finale rafforza ulteriormente il concetto espresso, chiudendo ogni spazio di replica).
            Fatta questa doverosa precisazione, e dopo 30 anni che faccio il giornalista (regolarmente iscritto all'ordine) e verifico accuratamente ogni cosa che scrivo e ogni fonte che utilizzo, quando vedo come in questo caso fare "disinformazione" rispondo per le rime, proprio perché me lo impone la deontologia professionale. Senza per questo, come ho già detto e ora ripeto, offendere nessuno.
            E infatti le sciocchezze scritte, totalmente avulse dalla realtà, sono state apprezzate e probabilmente riproposte e condivise da duemila idioti (scomodo ancora Umbero Eco dicendo che ciò ha fatto un "danno alla collettività").

            Proprio per dare un'idea dei danni che certe idiozie fatte circolare in rete possono provocare agli stolti e agli sprovveduti faccio un esempio ampliamente discusso nella letteratura scientifica. Nel 2017 un notissimo cestista NBA, Kyrie Irving, ha affermato in diverse interviste che "la terra è piatta", notizia immediatamente ripresa da tutti i media Usa. Invito a verificare, dopo le affermazioni fatte da un personaggio pubblico con un tale seguito, quanti americani sono ora realmente convinti che la terra è piatta.




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            • #7
              Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio
              Veramente nel mio post precedente non ho offeso nessuno: definire "deficiente" un o una "deficiente" non è un'offesa ma una semplice constatazione della realtà. Peraltro un qualsiasi dizionario della lingua italiana connota il termine "deficiente" (Persona totalmente o parzialmente minorata sul piano intellettuale) in modo generalmente non offensivo ed è stato questo anche il senso con cui io ho usato tale termine, senza contare che le affermazioni fatte da questa tizia rendono il termine che ho utilizzato particolarmente appropriato a descriverla.
              Mah... ti sfido a dare del deficiente a un qualunque passante che vedi per strada e dopo vediamo che ne pensa dell'epiteto. Sarà lui a decidere se è un'offesa o meno.
              Nelle discussioni è meglio interagire con un "sei mal informato".
              Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
              digitalArs.it - Immagini digitali per persone reali

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              • #8
                Originariamente inviato da Bmastro Visualizza il messaggio

                Mah... ti sfido a dare del deficiente a un qualunque passante che vedi per strada e dopo vediamo che ne pensa dell'epiteto. Sarà lui a decidere se è un'offesa o meno.
                Nelle discussioni è meglio interagire con un "sei mal informato".
                Stai facendo un ragionamento decorrelato dal contesto.

                In questa discussione non stiamo parlando del "qualunque passante" a cui ti riferisci, il quale senza bisogno di dargli del deficiente potrebbe sentirsi offeso anche se gli dici "sei troppo basso", "sei troppo grasso", "sei troppo magro" o cose ancora più soft e insignificanti, tipo "sei vestito male".
                Stiamo invece parlando di un caso specifico e di un soggetto specifico, ben individuato nel post #1 e facilmente rintracciabile su instagram.
                Come ho già detto in precedenza e come torno a ripetere ora, con il termine "deficiente" da me usato, per conoscere il significato del quale invito nuovamente a consultare un qualsiasi dizionario della lingua italiana, non ho assolutamente offeso la tizia a cui ci riferiamo. Peraltro, anche da parte mia volendo farlo, non ce ne sarebbe stato neppure bisogno perchè ci ha già pensato la natura ad offenderla.

                Sarei però curioso di sapere cosa ne pensa dottore che di solito di fronte a queste situazioni di manifesta, palese e, purtroppo, contagiosa ignoranza è molto meno tenero di me.
                Io non posso che riconfermare e sottoscrivere quanto affermato a suo tempo da Umberto Eco, e da me già riportato, la cui frase, oltre ad inciderla nel bronzo la scolpirei pure nel marmo.

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                • #9
                  Originariamente inviato da AC1000 Visualizza il messaggio

                  Sarei però curioso di sapere cosa ne pensa dottore che di solito di fronte a queste situazioni di manifesta, palese e, purtroppo, contagiosa ignoranza è molto meno tenero di me.
                  Io non posso che riconfermare e sottoscrivere quanto affermato a suo tempo da Umberto Eco, e da me già riportato, la cui frase, oltre ad inciderla nel bronzo la scolpirei pure nel marmo.
                  Guarda che dottore è un pozzo di scienza ma quanto a tatto lascia molto a desiderare, non è da prendere a riferimento quando si parla di bon ton.
                  Quello che ho scritto te l'ho suggerito per quieto vivere; è vero che il reato di ingiuria è stato abolito, ma non è che si riesce a convincere la gente a forza di offese, anzi di solito è il contrario. E il termine "deficiente" è acclarato che è un'offesa, mica lo stai usando in un contesto medico parlando di un deficit cognitivo.
                  Un sito web da visitare se si hanno 5 minuti liberi:
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                  • #10
                    Concordo nella sostanza con Bmastro e se è sicuramente vero che la citazione summenzionata di Umberto Eco è quanto mai appropriata, è altrettanto vero che prendersela con uno stupido comporta il rischio di fare il suo gioco (emblematico è il numero di like che l'utente ha ricevuto), giacché i social sono colmi di questi individui. La situazione l'ha esposta più o meno ironicamente Carlo M. Cipolla nel suo The Basic Laws of Human Stupidity quando afferma, cito a un dipresso, che il numero degli stupidi è sempre sottostimato.
                    In conclusione, penso che al riguardo sia illuminante ciò che Schopenhauer scrive nel capitolo quinto de La saggezza della vita (il grassetto è mio):
                    23. Nessuno può vedere al di sopra di se stesso. Intendo dire che ognuno vede nell’altro soltanto quello che egli stesso è, poiché lo può considerare e comprendere solo secondo la propria intelligenza. Se ora essa è di infimo ordine, allora tutte le doti intellettuali, anche le più elevate, non avranno alcun effetto su di lui, poiché egli non scorgerà nella persona che possiede queste doti null’altro se non l’aspetto più basso della sua individualità, cioè scorgerà unicamente le sue debolezze, i suoi difetti di temperamento e di carattere. Questa persona, per lui, è fatta così. Le sue elevate capacità intellettuali esistono come i colori per un cieco. Resta infatti invisibile lo spirito a colui che non ne possiede affatto, e ogni valutazione è il risultato del valore di chi è valutato mediante il grado conoscitivo di chi valuta. Ne consegue che ci si mette necessariamente al livello di colui con il quale si parla, perché scompare tutta la superiorità che si può avere su di lui. Anche il proprio senso di abnegazione, indispensabile a tal fine, viene del tutto ignorato. Se si considera poi che la maggior parte degli uomini è fornita di bassi princìpi e scarse doti, poiché i più sono decisamente volgari, si capirà che è impossibile comunicare con loro, senza diventare al contempo volgari noi stessi (per analogia della distribuzione della corrente elettrica) e si comprenderà allora fino in fondo il vero significato dell’espressione «avvilirsi» e quanto essa sia appropriata. In tal caso si fuggirà volentieri quella compagnia con la quale si entra in comunicazione soltanto per la partie honteuse (la parte vergognosa) della propria indole. Inoltre si vedrà che con gli imbecilli e i pazzi vi è soltanto un’unica via d’uscita per mostrare la propria intelligenza, che è quella di non parlare affatto con loro. Certo, in mezzo a gente socievole qualcuno si troverà allora nello stato d’animo di sentirsi come un ballerino che è andato a un ballo di zoppi: con chi dovrà allora ballare?

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