— Ciao! Tu ti sei iscritta? Io sono ancora indecisa! Come specialistica hanno solo Psicologia del lavoro?
— Sì. Hanno semprea avuto solo quella. Non so perché.
— E mi sai dire se in futuro attiveranno anche Psicologia clinica?
Mi infilo nella discussione e ho conferma di quanto sospettavo: sono due tizie che stanno accedendo per la prima volta al sistema universitario e si vogliono iscrivere al corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche.
Ora, tralasciando il fatto che si chiedono come mai un ateneo che si chiama "Universitas Mercatorum", cioè università dei mercati, e in base a un accordo con UnionCamere può fregiarsi del titolo di università ufficiale del sistema camerale, abbia un'offerta formativa spiccatamente rivolta al mondo delle imprese, a voi sembra normale che la scelta di un corso di laurea si fondi sull'ipotesi di poter proseguire gli studi nel secondo ciclo nello stesso ateneo?
Allora chi, come me, ha fatto ingresso nell'università nell'anno accademico 2001-2002 o nel 2002-2003, quando sulle lauree specialistiche (che all'epoca si chiamavano effettivamente così) si potevano formulare solo ipotesi?
Questa storia spero vi faccia rendere conto del motivo per cui io insisto spesso sulla terminologia. Così come una certa parte politica vorrebbe educarci all'"inclusione" mediante artificiose modificazioni lessicali e sintattiche, io batto molto sull'uso corretto del gergo del diritto universiario: è importante capire che al superamento con esito positivo del primo ciclo ci viene conferita la laurea e la nostra carriera cessa, quindi per proseguire gli studi, in un corso di laurea magistrale o in un corso di master di primo livello che sia (o anche in un corso di specializzazione accessibile con laurea), dobbiamo ripetere ex novo l'iter di immatricolazione. Quindi se vogliamo conseguire un'eventuale laurea magistrale in altro ateneo non è necessario effettuare nessun transito. Ecco perché quando qualcuno utilizza i termini "passaggio" e "trasferimento" lo bacchetto.

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