Le mie principali motivazioni per aver preso in considerazione il corso L-37 sono principalmente rivolte all’interesse che ho riguardo sviluppo internazionale e cooperazione politica ed economica tra nazioni, ma vorrei che la mia carriera lavorativa si concentrasse sulla diplomazia.
Essendo quindi indirizzata verso una carriera diplomatica (si spera MAECI, ONU o altri), quale tra i due mi conviene frequentare? I pregiudizi che ci sono colloquialmente riguardo Scienze della Comunicazione sono presenti anche nell’ambito lavorativo e/o di selezione? E poi, a livello di formazione, quale potrebbe essermi più d’aiuto considerando le mie aspirazioni? Grazie mille per le risposte


Gli spiego che la cosiddetta triennale in realtà si chiama laurea ed è una laurea ed è titolo sufficiente per partecipare ai concorsi per l'accesso a posti di funzionario; lui è molto scettico perché era convinto (e io mi chiedo sempre da cosa derivino queste convinzioni così bizzarre e vorrei avere un'immaginazione altrettanto fervida per elaborare pensieri così creativi e così darmi a una carriera nella pubblicità) che la «triennale» fosse un mero step per arrivare a un unico titolo di studio, non che fosse un titolo di studio a sé, tipo triennio e biennio delle scuole secondarie superiori dei tempi nostri per intenderci (in particolare il nostro caro vecchio liceo classico aveva il biennio iniziale che si chiamava "ginnasio superiore", con le classi quarta e quinta, e il triennio che si chiamava "liceo", con le classi prima, seconda e terza, ma alla fine il titolo conseguito era uno solo). A questa convinzione contribuiva il fatto che l'università dove si era laureata la moglie impiega anni per rilasciare le pergamene e dunque, non vedendo il titolo di studio materialmente, non si era proprio posto il problema della sua esistenza. Comunque alla fine si convince e mi chiede di segnalargli i concorsi. Io gli mando i bandi praticamente tutte le settimane per poi scoprire, dopo mesi, che lui alla moglie neanche li girava. Alla fine mi disse «eh, ma sai com'è, se quella si mette a partecipare a concorsi poi non si laurea più». Avrei dovuto mandarlo a quel paese se non altro per l'ingratitudine di fronte al mio aiuto e al tempo che mi aveva fatto perdere, ma ho lasciato correre. Oggi sua moglie ha conseguito la laurea magistrale e i concorsi non ci sono più; verrà il momento in cui gli dirò «te l'avevo detto!».
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