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L/LM marketing / comunicazione d'impresa inquadrate in classi economico-aziendali

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  • L/LM marketing / comunicazione d'impresa inquadrate in classi economico-aziendali

    L'argomento è ricorrente: molti desiderano lavorare nel mondo delle relazioni pubbliche, della corporate communication, del marketing e della pubblicità, ma temono l'ineffacia dei corsi delle classi L-20 per quanto concerne il primo ciclo e LM-59 per quanto riguarda il secondo (figurarsi LM-19, LM-38, LM-92 e LM-93, che, del resto, sono orientati ad altri segmenti scientifici o applicativi degli studi sulla comunicazione).

    In effetti, a una prima ricerca su LinkedIn emerge chiaramente che la maggioranza relativa di coloro che lavorano nel settore della comunicazione a buoni livelli ha almeno un titolo universitario a indirizzo economico-aziendale. I titoli in comunicazione a naso non mi sembrano neanche al secondo posto, bendì dispersi nel mare magnum di variabili tra cui troviamo anche laureati in Scienze politiche, Giurisprudenza (questi soprattutto nell'area delle relazioni istituzionali e public affairs) e perfino lingue e lettere.

    Vi segnalo pertanto l'elenco dei corsi di laurea e di laurea magistrale orientati al marketing o, più in generale, alla comunicazione d'impresa rispettivamente inquadrati nella classe L-18 e nella classe LM-77.

    LAUREE
    • Management dell'informazione e della comunicazione aziendale, UniTo
    • Marketing e comunicazione d'azienda, UniBa
    • Marketing e comunicazione d'azienda, UniUrb
    • Marketing e organizzazione d'impresa, Unimore
    • Digital marketing, Unimore
    LAUREE MAGISTRALI
    • Trade e consumer marketing, Unipr
    • Management e comunicazione d'impresa, Unimore
    • Marketing e comunicazione per le aziende, Uniurb
    • Marketing management, Bocconi, Milano
    • Marketing, Luiss, Roma
    Se vi interessa comunque la classe LM-59 (se non altro per i requisiti di accesso, che in alcune sedi possono risultare particolarmente onerosi o impegnativi non tanto per i laureati L-20 quanto più per i laureati in discipline umanistico-letterarie), gli unici seri in Italia sono in Iulm a Milano (Marketing, consumer behaviour and communication; Marketing, consumi e comunicazione; Strategic communication) alla Unisob di Napoli (Comunicazione pubblica e d'impresa / Business and public communication). Gli altri hanno piani di studio immeritevoli di qualsivoglia considerazione (in particolare quelli interclasse con LM-19 o con LM-92 sono irricevibili). Fate attenzione perché in questo settore più che in altri c'è la tendenza a cambiare spesso le denominazioni degli stessi corsi.
    Sono in ogni caso corsi di taglio pratico-applicativo, molto operativo, che non forniscono grandi competenze di carattere teorico-metodologico. Se intendete arricchire il vostro curriculum scientifico nell'area delle scienze della comunicazione, magari per proseguire nella ricerca universitaria (auguri!), allora il discorso cambia.
    Per quanto concerne l'area della comunicazione pubblica, a dire il vero nessun concorso fornisce strumenti adeguati (nemmeno quello della Unisob), tranne forse quello della UniFi. Ci sono piuttosto corsi LM-62 che li forniscono; tuttavia in quel caso si ha il problema del valore legale.

    Un paio di considerazini finali: anche se ultimamente va di moda inserire nei corsi di àmbito comunicazione insegnamenti di corporate social responsibility, la responsabilità sociale d'impresa e la due diligence sono campi che richiedono forti competenze giuridiche. Attenzione, poi, a settori della comunicazione d'impresa in cui la concorrenza con persone che hanno alle spalle altri tipi di studi è più forte: mi riferisco in particolare al brand management, che spesso viene affidato alle stesse persone che si occupano di branding, cioè a livello basso i grafici pubblicitari (con diplomi o al massimo qualificazione professionale post diplomam), a livello medio a diplomati AFAM (ISIA e accademie di belle arti) e a livello alto ad architetti e laureati in Disegno industriale, che si occupano anche di progettazione del visual merchandising e delle aree di vendita, ma anche alle componenti creative della pubblicità, nonché a tutti gli aspetti tecnico-operativi. Inoltre, l'equiparazione forzata (e deontologicamente illogica per un palese conflitto di interessi) tra il giornalista e l'addetto stampa fa sì che l'area delle media relations sia appannaggio quasi esclusivo di giornalisti pubblicisti che magari hanno preso il tesserino col giornalino parrocchiale, spesso non laureati e quasi mai dotati di una formazione specifica.
    Ultima modifica di dottore; 16-07-2025, 08:00.
    BA Media & journalism BS Administration MPA Management & e-governance MBA General management LLM Law MA Political science MA Business & public communication PhD Digital law & economics
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