In effetti, a una prima ricerca su LinkedIn emerge chiaramente che la maggioranza relativa di coloro che lavorano nel settore della comunicazione a buoni livelli ha almeno un titolo universitario a indirizzo economico-aziendale. I titoli in comunicazione a naso non mi sembrano neanche al secondo posto, bendì dispersi nel mare magnum di variabili tra cui troviamo anche laureati in Scienze politiche, Giurisprudenza (questi soprattutto nell'area delle relazioni istituzionali e public affairs) e perfino lingue e lettere.
Vi segnalo pertanto l'elenco dei corsi di laurea e di laurea magistrale orientati al marketing o, più in generale, alla comunicazione d'impresa rispettivamente inquadrati nella classe L-18 e nella classe LM-77.
LAUREE
- Management dell'informazione e della comunicazione aziendale, UniTo
- Marketing e comunicazione d'azienda, UniBa
- Marketing e comunicazione d'azienda, UniUrb
- Marketing e organizzazione d'impresa, Unimore
- Digital marketing, Unimore
- Trade e consumer marketing, Unipr
- Management e comunicazione d'impresa, Unimore
- Marketing e comunicazione per le aziende, Uniurb
- Marketing management, Bocconi, Milano
- Marketing, Luiss, Roma
Sono in ogni caso corsi di taglio pratico-applicativo, molto operativo, che non forniscono grandi competenze di carattere teorico-metodologico. Se intendete arricchire il vostro curriculum scientifico nell'area delle scienze della comunicazione, magari per proseguire nella ricerca universitaria (auguri!), allora il discorso cambia.
Per quanto concerne l'area della comunicazione pubblica, a dire il vero nessun concorso fornisce strumenti adeguati (nemmeno quello della Unisob), tranne forse quello della UniFi. Ci sono piuttosto corsi LM-62 che li forniscono; tuttavia in quel caso si ha il problema del valore legale.
Un paio di considerazini finali: anche se ultimamente va di moda inserire nei corsi di àmbito comunicazione insegnamenti di corporate social responsibility, la responsabilità sociale d'impresa e la due diligence sono campi che richiedono forti competenze giuridiche. Attenzione, poi, a settori della comunicazione d'impresa in cui la concorrenza con persone che hanno alle spalle altri tipi di studi è più forte: mi riferisco in particolare al brand management, che spesso viene affidato alle stesse persone che si occupano di branding, cioè a livello basso i grafici pubblicitari (con diplomi o al massimo qualificazione professionale post diplomam), a livello medio a diplomati AFAM (ISIA e accademie di belle arti) e a livello alto ad architetti e laureati in Disegno industriale, che si occupano anche di progettazione del visual merchandising e delle aree di vendita, ma anche alle componenti creative della pubblicità, nonché a tutti gli aspetti tecnico-operativi. Inoltre, l'equiparazione forzata (e deontologicamente illogica per un palese conflitto di interessi) tra il giornalista e l'addetto stampa fa sì che l'area delle media relations sia appannaggio quasi esclusivo di giornalisti pubblicisti che magari hanno preso il tesserino col giornalino parrocchiale, spesso non laureati e quasi mai dotati di una formazione specifica.
