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Psicoterapia o odontoiatria a 50 anni: investimento sensato o salto nel buio?

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  • Psicoterapia o odontoiatria a 50 anni: investimento sensato o salto nel buio?

    Mi metto in discussione e chiedo un parere sincero, soprattutto a chi ha già fatto scelte simili.

    Ho 50 anni, sono docente a tempo indeterminato, con una LM in Ingegneria e da pochissimo anche una LM-51 in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni (non abilitante).

    Oggi il bivio è molto concreto:

    Percorso psicologia/psicoterapia
    • tirocinio → abilitazione → scuola di psicoterapia (4 anni)
    • possibilità di iniziare a lavorare già durante il percorso

    Percorso odontoiatria (vecchio sogno)
    • laurea da zero (6 anni) + eventuale specializzazione
    • investimento molto più lungo e impegnativo

    Quello che sto cercando di capire, senza illusioni, è:
    • Tempo reale: quanto passa prima di essere operativi davvero?
    • Soddisfazione personale: cosa dà di più nel lungo periodo?
    • Guadagno futuro: differenze concrete, non teoriche

    E poi c’è il fattore età: a 50 anni ha senso intraprendere un percorso lungo come odontoiatria o è più razionale costruire su psicologia?

    Terza opzione (che non escludo):
    continuare a fare il docente, lasciare la psicologia come arricchimento personale e lasciar perdere odontoiatria

    Mi interessa molto il confronto con chi:
    • ha scelto psicoterapia
    • ha intrapreso odontoiatria (anche da adulto)
    • oppure ha deciso di non cambiare strada

    Col senno di poi, cosa rifareste?
    E cosa invece evitereste?

    Pareri anche diretti: mi servono davvero.
    Grazie

  • #2
    Scusa ma con una LM in ingegneria non hai mai pensato di fare l'ingegnere, che è forse più redditizio e sicuramente darebbe più soddisfazioni rispetto al fare il docente? E con una LM-51 potresti ricavarti un profilo professionale abbastanza appetibile e fuori dal comune. (Che laurea o lauree "L" hai conseguito?)

    Se vuoi fare lo psicologo non è necessaria la scuola di psicoterapia a meno che tu non voglia fare lo psicoterapeuta (ma in questo caso l'indirizzo Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni non è proprio il punto di partenza ideale). Puoi sempre fare il tirocinio, l'esame di stato e poi iscriverti all'Ordine degli Psicologi, fermandoti qui e cercando di iniziare a lavorare, anche se è un settore dove avrai moltissima concorrenza e offre poche prospettive (e lo stesso vale anche dopo la scuola di psicoterapia).

    Odontoiatria lo scarterei immediatamente: se tutto va per il verso giusto (e non è detto che ciò accada) ti troveresti operativo alla soglia dei 60 anni, quando la quasi totalità delle persone inizia a pensare alla pensione (o magari ci sta già andando) e cerca di godersi la vita, tu invece saresti un neolaureato con esperienza vicina allo zero e un percorso professionale tutto da costruire.

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    • #3
      Grazie per il tuo punto di vista, molto interessante.

      Ti do qualche elemento in più sul mio percorso, così il quadro è più completo.

      Fino a circa 3 anni fa lavoravo per una multinazionale a Milano come ingegnere informatico. Poi, per motivi personali, mi sono trasferito nel Lazio, ho dato le dimissioni e ho accettato una supplenza nella scuola. Durante quell’anno ho partecipato al concorso e l’ho vinto, quindi oggi sono docente a tempo indeterminato.

      La mia formazione è in Ingegneria Informatica; durante il periodo del Covid ho conseguito anche una LM-26 in Ingegneria della Sicurezza presso l’Università Telematica Pegaso, e più recentemente una LM-51 in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso l’Università Telematica Unimercatorum.

      La libera professione da ingegnere, in realtà, non l’ho mai presa in considerazione: il mio percorso è sempre stato più orientato al lavoro dipendente in contesti strutturati, e oggi l’insegnamento mi dà una stabilità che considero importante.

      Il dubbio che sto cercando di sciogliere non è tanto “tornare a fare l’ingegnere”, quanto capire se abbia senso costruire qualcosa di nuovo sulla psicologia (abilitazione + eventuale psicoterapia) oppure fermarmi qui e considerarla come un arricchimento personale.
      Su odontoiatria condivido in parte la tua osservazione: è sicuramente la strada più lunga e impegnativa, ed è proprio questo che mi sta facendo riflettere.
      In sostanza, più che un cambio “di mestiere”, sto cercando di capire come evolvere il mio percorso in modo sensato e sostenibile.

      Grazie ancora per lo spunto

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