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Medicina o Tecniche di laboratorio biomedico?

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  • Medicina o Tecniche di laboratorio biomedico?


    Buongiorno a tutti,
    ho già scritto qualche tempo fa su questo forum chiedendo consigli in merito alla mia scelta universitaria. Tuttavia, ad oggi, mi ritrovo a rivalutare una possibilità che pensavo di aver ormai accantonato e sono nuovamente molto indecisa.

    Provo a riassumere la mia situazione.
    Ho 22 anni, sono laureata in Biotecnologie (L-2) e, conclusa la triennale, mi trovo a dover decidere cosa fare dopo. Paradossalmente, la strada che al momento considero meno è proprio quella di una magistrale strettamente conseguente a Biotecnologie.
    Il motivo principale è che, durante la triennale, ho avuto la sensazione che molte delle materie, pur piacendomi molto, fossero poco concrete rispetto a quello che immaginavo fosse il lavoro nel settore biotech. Non parlo delle materie più cliniche, come Anatomia e Fisiologia, che invece ho apprezzato moltissimo proprio per il loro contenuto teorico. Mi riferisco soprattutto all'ambito prettamente biotecnologico e laboratoristico: mi è mancato un approccio realmente pratico e la possibilità di capire concretamente come quelle conoscenze potessero tradursi in un lavoro.
    A questo si aggiungono i diversi racconti che ho sentito da persone che hanno proseguito con una magistrale in ambito biotech e che, dopo cinque anni di studi, si sono comunque ritrovate con possibilità lavorative non particolarmente ampie o con la necessità di ulteriore formazione.
    L'unico caso in cui prenderei seriamente in considerazione una magistrale sarebbe quello di proseguire poi verso una scuola di specializzazione per biologi, con l'eventuale obiettivo di tentare successivamente un concorso per dirigente biologo nel pubblico.
    Negli ultimi tempi, però, ho iniziato a valutare due strade molto diverse.
    La prima è quella di provare ad accedere a Tecniche di laboratorio biomedico. Da quello che ho capito, si tratta di un percorso molto più pratico e direttamente professionalizzante rispetto a Biotecnologie, pur avendo diversi punti di contatto con le materie che ho già studiato. E questo aspetto mi interessa molto, perché il problema che ho avuto con Biotecnologie non è stato tanto il contenuto delle materie — che anzi, in molti casi, mi è piaciuto — quanto la sensazione di eccessiva teoria e la poca concretezza soprattutto rispetto al lavoro di laboratorio.
    L'altra possibilità, che fino a pochi giorni fa pensavo fosse ormai quella definitiva, è Medicina.
    Durante la triennale, anche a causa di alcune vicende familiari, mi sono avvicinata molto al mondo della medicina e ho iniziato a maturare una curiosità e, forse, una vera aspirazione a diventare medico. L'idea di iniziare Medicina dopo Biotecnologie mi ha quindi iniziato a interessare sempre di più, anche considerando che alcune delle materie già sostenute potrebbero eventualmente essere convalidate, anche se naturalmente al momento non ho certezze né sul numero di convalide né sui tempi effettivi.
    Fino a pochi giorni fa ero convinta di aver chiarito la questione e di voler puntare esclusivamente su Medicina, perché la percepivo come una strada più appagante per me e con maggiori possibilità di crescita, varietà e dinamismo professionale.
    Ho quindi effettuato l'iscrizione al semestre filtro, ma proprio in questi giorni, invece di sentirmi più sicura, hanno iniziato a sorgermi molti dubbi.
    So benissimo che una parte di questi dubbi è inevitabilmente personale e, anzi, dentro di me mi sono anche chiesta se il fatto stesso di avere questi timori non significhi che forse Medicina non sia davvero la strada giusta per me.
    Il primo grande dubbio riguarda la lunghezza del percorso. Io ho già tre anni di università alle spalle e, anche qualora alcune materie venissero convalidate, mi aspettano comunque molti anni di studio prima di arrivare alla professione, e probabilmente ulteriori anni di specializzazione.
    Un altro aspetto che mi preoccupa molto è quello delle prospettive future. Si parla sempre più spesso della possibile pletora medica e del rischio che, negli anni in cui io terminerei il percorso, il mercato possa diventare molto più saturo. Non so quanto queste previsioni siano realistiche e quanto debbano realmente influenzare una scelta che dovrebbe essere innanzitutto personale, ma non riesco a ignorarle completamente.
    Il problema è che, nel mio caso, la questione economica non è secondaria. La mia famiglia dovrebbe sostenere per molti anni una parte importante dei costi legati al mio percorso universitario e non viviamo in una situazione economica tale da poter considerare questo aspetto irrilevante.
    Mi preoccupa quindi molto l'idea di affrontare ancora tanti anni di studio senza un vero compenso, continuando a dipendere economicamente dalla mia famiglia. Ma soprattutto mi spaventa la possibilità di arrivare tra nove o dieci anni alla fine di questo percorso e scoprire di avere difficoltà a trovare una collocazione professionale adeguata, oppure di non avere un riconoscimento economico proporzionato agli anni di studio e ai sacrifici fatti.
    Tengo però a precisare una cosa: non ho mai pensato a Medicina in termini di guadagno. Se la mia motivazione fosse esclusivamente economica, non prenderei nemmeno in considerazione questo percorso. So perfettamente che per arrivare a guadagnare bisogna affrontare molti anni di formazione e so anche che alcune specializzazioni, pur essendo economicamente interessanti, possono comportare stili di vita e sacrifici importanti.
    Quello che mi preoccupa è un'altra cosa: anche se sento una forte attrazione verso l'ambito medico, vorrei avere almeno una ragionevole sicurezza di riuscire, una volta concluso il percorso, a costruirmi una vita professionale dignitosa. La passione e l'iniziativa sono fondamentali, ma alla fine di qualcosa bisogna pur vivere.
    Al contrario, Tecniche di laboratorio biomedico mi appare come una strada più breve e maggiormente spendibile già dopo la laurea. E questo, in questo momento della mia vita, ha un peso importante.
    Tra l'altro, avendo già una laurea triennale in Biotecnologie, potrei eventualmente pensare di lavorare e, parallelamente o successivamente, conseguire una magistrale per poi tentare la strada della scuola di specializzazione per biologi. In termini di anni di studio potrei comunque arrivare a un percorso piuttosto lungo, ma cambierebbe molto il modo in cui ci arriverei: nel frattempo avrei già acquisito una professione, esperienza lavorativa e una certa indipendenza economica.
    Ed è proprio questo il punto su cui sono più combattuta.
    Da una parte c'è Medicina, che sento essere qualcosa che mi interessa profondamente e che forse rimpiangerei di non aver mai provato. Dall'altra c'è una professione sanitaria come Tecniche di laboratorio biomedico, che mi permetterebbe di entrare prima nel mondo del lavoro, avere una maggiore sicurezza e continuare eventualmente a formarmi negli anni successivi.
    Il problema è che ho ancora pochi giorni per decidere se iscrivermi anche ai test delle professioni sanitarie, che si svolgeranno tra circa un mese, e in questo momento non mi sento affatto lucida.
    Ho paura sia di rinunciare a Medicina per ansia e preoccupazioni legate al futuro, sia, al contrario, di intraprendere un percorso lunghissimo per poi scoprire tra molti anni che le mie paure erano fondate.
    Per questo vorrei chiedere soprattutto a chi ha vissuto una situazione simile, magari dopo una prima laurea o dopo aver già intrapreso un percorso universitario: come avete valutato il rapporto tra passione, durata degli studi, possibilità lavorative e necessità di raggiungere una certa stabilità economica?
    E, soprattutto, secondo voi sto dando troppo peso alle prospettive future e alla possibile pletora medica, oppure sono considerazioni ragionevoli da fare prima di investire altri 6-10 anni in un percorso del genere?


    Grazie a chi avrà avuto la pazienza di leggere tutto e di condividere la propria esperienza.

  • #2
    Medicina, per molti moltissimi anni, garantira' prospettive avorative e guadagni ben superiori alla media nazionale.
    Le valutazioni da fare sono relative ad altri fattori: impossibilita' di lavorare per buona parte del percorso di studi, mole di studio importante, rischio di essere collocati in sedi lontane dalla propria abitazione, durata del corso di studi, necessita' di medie elevate per accedere a corsi di specializzazione scelte, ecc..
    Se hai disponibilita' economiche tali da poter gravare sulla tua famiglia fino, praticamente, ai 30 anni non ci penserei due volte..
    Tutti i miei conoscenti che hanno frequentato il corso di tecnico di laboratorio biomedico hanno trovato lavoro a tempo zero, ma le loro RAL sono quelle da anni. Lavorano prevalentemente in strutture pubbliche.

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